

Ho seguito entrambe le puntate della fiction “L’Ultimo Padrino”, trasmessa su Canale5 domenica e lunedì, diretta da Marco Risi, con Michele Placido nel ruolo di Bernardo Provenzano, il cui nome non è mai menzionato ma sostituito con “iddu” e “ziu”.
Innanzitutto, ho avuto la sensazione che Placido abbia interpretato il boss con gli stessi schemi recitativi utilizzati in “Tra cielo e terra”, dove ha interpretato la figura di Padre Pio. Il mafioso corleonese, infatti, è risultato eccessivamente bonaccione e non c’è stato quasi nulla che abbia fatto riferimento al reale alto tasso di criminalità del protagonista. Ricordo, a tal proposito, che uno dei soprannomi di Provenzano è binnu u tratturi, per la violenza con cui falciava le vite dei suoi nemici. L’azione del film è stata dosata col contagocce ed è risultato più un racconto della vita di un malato ricercato dalla giustizia piuttosto che di quella di uno dei corleonesi che ha causato così gravi danni alla Sicilia, che li stiamo ancora pagando. Patetica, inoltre, la stretta di mano finale tra il vice-commissario ed il boss: ammetto che non so se sia avvenuta o meno ma mi è sembrata una forzatura per palesare l’onore insito in iddu. Questa fiction, dunque, non merita di per sé alcuna polemica stile Il capo dei capi, che non ho seguito a parte qualche scena caricata su YouTube, giacché trattasi di un prodotto scadente, che non dovrebbe piacere nemmeno al diretto interessato (è stato più “fortunato” Totò Riina), che si trova meritatamente in regime di carcere duro. Però ho una brevissima considerazione da stillare: basta con ‘ste produzioni che hanno come protagonisti dei criminali. La fiction a carattere storico dovrebbe esaltare i personaggi positivi o demonizzare quelli negativi e non essere caratterizzata da simili congestioni.








Dopo l'annuncio di due giorni fa (C'è Walter a Chi Vuol Essere Milionario), oggi vi racconto che cosa ho fatto per potere finalmente partecipare come concorrente al seguitissimo quiz condotto da Gerry Scotti. Innanzitutto, nel novembre scorso, contattai il numero che viene fornito durante la trasmissione: 02.37057400. Dopo qualche giorno ricevetti la convocazione per le selezioni, che si tennero presso il Grand Hotel Federico II, sito in via Principe di Granatelli, a Palermo. Non ero ovviamente l'unico convocato. Una volta arrivato l'orario, io e gli altri aspiranti partecipanti fummo condotti in una piccola stanza per i convegni. Lì ci fornirono di un numero e poi ci somministrarono un test di 30 domande a risposta diretta da rispondere entro 15 minuti. Naturalmente le mie domande erano diverse dalle persone che avevo accanto. La loro difficoltà era variabile: ce n'erano di facilissime e di difficilissime. Dopo la conclusione del test ricevemmo il responso. Su 50 circa candidati passammo al turno successivo solo in 5. Dopo che furono invitati a lasciare la stanza i 45 esclusi, ci consegnarono un ulteriore foglio per l'inserimento dei dati fondamentali e per l'autorizzazione al trattamento dei dati; inoltre, ci scattarono una fotografia con la polaroid. E dopo poco tempo fu il turno dell'incontro con gli autori sul terrazzo dell'albergo. Sembrava di essere in una commissione di esami. Sulla mia sinistra c'era una piccola telecamera, invece davanti a me i due esaminatori, un uomo ed una donna: mentre si parlava del più e del meno mi facevano altre domande a tradimento. Dopo una decina di minuti di conversazione fui congedato così: "le faremo sapere". Ebbene, pensai di aver fallito ma almeno potevo dire di averci tentato. Qualche giorno dopo, invece, ricevetti la prima telefonata da Cologno Monzese: ero stato definitivamente selezionato. Ventiquattr'ore dopo fui richiamato per un'altra intervista e poi mi fu detto di attendere. Beh, ho atteso per ben cinque mesi. Ed ora è arrivato il momento di vivere questa graziosa esperienza con la speranza di tornare da Milano con qualche soldo davvero significante. 