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Il Partito Socialista Democratico Italiano nacque il 18 gennaio 1947, ma per i primi due anni si chiamò PSLI (Partito socialista dei lavoratori), frutto della scissione di Giuseppe Saragat (nella foto)ed il suo gruppo dal PSI, al termine di una riunione a Palazzo Barberini a Roma, dove si riunirono i delegati di “Iniziativa Socialista” e la maggioranza dei rappresentanti di “Critica Socialista”. Il motivo della scissione bisogna trovarlo nel fatto che questa parte di socialisti, guidati dal Presidente dell'assemblea Costituente, Saragat, non accettò la linea frontista coi comunisti voluta da Pietro Nenni nell'immediato dopoguerra, preferendo la collaborazione con la Democrazia Cristiana e gli altri partiti laici (Partito Liberale Italiano e Partito Repubblicano Italiano). Partito rigidamente anticomunista, negli anni successivi alla sua fondazione il PSDI è stato sostenuto finanziariamente dal sindacato americano Afl-Cio e poi dalla Confindustria. E ha rappresentato per lungo tempo il lato sinistro del blocco centristra, e in tale posizione ha cercato di sottrarre settori della classe lavoratrice all'influenza dei partiti di opposizione (Partito Comunista Italiano e Partito Socialista Italiano), non solo in campo politico, ma anche in quello sindacale. In quest'ultimo campo hanno operato una scissione dalla CGIL istituendo l'organizzazione socialdemocratico-repubblicana della UIL. E poi si sono proposti di essere un ponte fra la DC ed il PSI, per isolare i comunisti e allargare sulla sinistra l'area dei partiti governativi, arrivando anche all'unificazione con il Partito Socialista, costituendo il PSU (Partito Socialista Unificato), durato dal 1966 al 1969. Il 5 luglio di quest'ultimo anno, infatti, vi fu una nuova scissione della componente socialdemocratica e nel 1971 comparve sulla scena nuovamente ed autonomamente il PSDI. Un anno difficile per il PSDI fu il 1975, quando vi fu la scissione di 30.000 iscritti diretta a fondare il Movimento unitario di iniziativa socialista (MUIS), e soprattutto perché anche il PRI chiedeva una partecipazione del PCI al governo, in netto contrasto con l'impianto ideologico del partito allora diretto da Mario Tanassi. Ora, benché la media dei suoi suffragi si aggirasse sul 5,1%, fra il 1946 ed il 1976, il PSDI ha fatto parte di 16 governi su 29 e ciò è avvenuto non solo per la sua funzione di collegamento fra DC e PSI, ma anche grazie al fatto d'appartenere al gruppo dei piccoli partiti di centro che i democristiani hanno sempre considerato adatti a far parte delle coalizioni e che essi stessi hanno rinvenuto la loro ragion d'essere nello stare al governo. Il PSDI fu sciolto nel 1998, ma fu ricostituito nel 2004. Ed il 7 ottobre del 2005 hanno firmato un patto politico con i Democratici di Sinistra, per cui sono presenti nella coalizione di centrosinistra, dimenticandosi che uno dei pilastri del vecchio PSDI fu proprio la volontà di governare senza i comunisti.
Fonti:

Nel linguaggio comune si suole implicitamente attribuire al termine "democrazia" il significato di "libertà" ma non è assolutamente così. Quantunque sia vero che uno degli elementi della democrazia sia la libertà, è altrettanto vero che quest´ultima non è un tratto distintivo esclusivo di questa forma di governo. Basti pensare, ad esempio, alla monarchia costituzione spagnola e inglese, laddove non si può assolutamente sostenere che non vi sia libertà. Ciò che voglio sostenere, dunque, è il fatto che la democrazia è una mera forma di governo, che non è l´unico obiettivo e la sola conclusione di un percorso storico basato sull´esercizio della libertà. Inoltre, bisogna anche stabilire che non vi è nemmeno uguaglianza di significato tra "democrazia" e "repubblica", poiché la prima è una forma di governo, la secondo è una struttura: l´Italia è, ad esempio, una "repubblica democratica parlamentare" e i Romani solevano definire il loro sistema di governo, ai tempi di Cicerone, come res publica, ma di certo non si può sostenere che fosse democratica. Infine, ricordo che non esiste un´unica categoria di democrazia, poiché vi è la diretta e l´indiretta: nell´una è direttamente il popolo che governa se stesso, nell´altra il potere (separato in esecutivo, giudiziario e legislativo) è esercitato dai rappresentanti scelti dal popolo: il referendum, ad esempio, è un istituto di democrazia diretta, il Parlamento è anche un´istituzione di quella indiretta.




