L'Unione Europea ha deciso d'intromettersi con forza nel pacchetto sicurezza del governo italiano, soprattutto nell'aspetto che riguarda i Rom. Martedì prossimo a Strasburgo ci sarà un dibattito straordinario, voluto da Martin Schultz (Pse) e da Monica Frassoni (Verdi). La loro richiesta è stata approvata con 106 voti, mentre i contrari sono stati 100: il Ppe avrebbe preferito tenere prima un dibattito nella commissione Libertà pubbliche dell'Europarlamento. C'è, inoltre, l'accusa dell'eurodeputata Viktoria Mohacsi (Eldr), Rom di origine ungherese, che ha affermato che l'Italia ha violato i diritti fondamentali umani, sostenendo che ci sono bambini Rom di cui si sono perse le tracce e che la Polizia ha organizzato e realizzato razzie notturne. Altro che Cina! Ebbene, ho già scritto la mia sul pacchetto sicurezza in questo post, affermando tra l'altro che il rapporto con la comunità Rom dovrebbe essere instaurato all'insegna del do ut des: lo Stato dà tutela e riceve integrazione. D'altronde, come ha scritto Mattia Buttaqui, "l'Italia non ha alcun obbligo di ospitare i rom solo perché romeni: essi hanno il diritto di abitare in Italia solo se rispettano le regole d'immigrazione. Le stesse che tutti noi cittadini UE rispettiamo quando espatriamo in uno Stato UE". Si tende, infatti, ad inserire esasperatamente il razzismo nella questione della sicurezza e c'è una parte dell'Unione Europea che vorrebbe che l'Italia fosse meno rigida nel trattare il tema dell'immigrazione. Però come mai non c'è stata la medesima indignazione nei confronti del governo di Zapatero, che in 4 anni ha espulso 370.000 clandestini (e si permette per giunta di farci la predica)? La questione è molto più semplice di quanto si creda, e non riguarda solo i Rom ma tutti gli immigrati che vivono nel nostro Paese clandestinamente e con la difficoltà di essere parte attiva della società. Lo straniero vuole vivere in Italia? Roma di certo non gli vuole chiudere la porta in faccia, ma deve lavorare, anziché mendicare (e quanto dolore, ad esempio, mi suscitano i bimbi Rom che chiedono l'elemosina di notte nei pub) o peggio porre in essere azioni criminali, spesso conseguenza dell'impossibilità di avere introiti leciti, perché capita che un uomo, a prescindere dalla nazionalità, sia incline a violare la legge per campare. Giammai fare di tutta l'erba un fascio, però di fronte a tutta la cronaca nera quotidiana, dobbiamo soltanto lasciarci andare allo sgomento, senza porre in essere alcuna azione, sperando che prima o poi l'umanità sia invasa globalmente dall'amore per il prossimo? O è forse giunto il momento di mettere da parte il buonismo ipocrita, perché la società è in preda ad una degenerante crisi di valori, primo tra tutti quello della vita?
Su Palermo.Blogolandia.It, ho appena inaugurato la categoria dei sondaggi: ne pubblicherò uno ogni settimana. Quello di oggi ha lo scopo di testare l'indice di gradimento nei confronti dell'operato di Diego Cammarata, il sindaco di Palermo. Se vi va di dire la vostra, cliccate qui.
Spagna e Italia hanno fatto pace, resta però l'accusa di razzismo e di xenofobia della vice di Zapatero: "Il governo spagnolo respinge la violenza, il razzismo e la xenofobia e, pertanto, non può condividere ciò che sta succedendo in Italia. La Spagna lavora a una politica dell'immigrazione legale e ordinata, che permetta il riconoscimento di diritti e doveri". Allora, vediamo un po' da che pulpito proviene la predica. L'Italia storicamente non è un paese razzista, anche perché esserlo significherebbe fare la figura degli stupidi di fronte a tutte le dominazioni avute nel corso del tempo. Siamo un popolo "bastardo" e non esiste alcuna razza pura italiana. Anzi, siamo uno dei popoli europei più inclini al melting pot, però a tutto c'è un limite, giacché in cambio vogliamo integrazione e separare i buoni dai cattivi: la sicurezza, prima di tutto. La cronaca spagnola, invece, ci ha raccontato spesso scene incredibili di razzismo. Guardatevi, ad esempio, in fondo al post, il video in cui tranquillamente un filonazista prende a calci e a pugni una ragazza ecuadoriana in un vagone di una metropolitana di Barcellona ed il passeggero sta a guardare. Oppure, come non ricordare il razzismo della curva del Real Madrid, che nel 2005 intonò i versi della scimmia e cori inneggianti ad Adolf Hitler nei confronti di due giocatori del Levante, Congo ed Ettien. E come la mettiamo col Gran Premio di Spagna di qualche settimana fa, blindato per il razzismo nei confronti di Lewis Hamilton? Basta con gli esempi, adesso: potete trovarne degli altri con una semplice ricerca su Google. Passando, invece, alla politica di Zapatero, Abruzzo Liberale ci ricorda che nell'edizione di Repubblica del 6 ottobre 2005 si lesse questo: "Un nuovo massiccio assalto di migranti alla frontiera tra Spagna e Marocco è stato arginato dalle forze di sicurezza dei due Paesi. Sei migranti subsahariani sono rimasti uccisi negli scontri scoppiati con le forze marocchine per impedire l'assalto alla frontiera dell'enclave spagnola di Melilla. ... Si è trattato del quinto assalto di clandestini dell'ultima settimana ed è avvenuto mentre la vicepremier, Maria Teresa Fernandez de la Vega, si trovava a Melilla per valutare la situazione sul terreno. La vicepremier ha annunciato ieri dopo un'incontro alla Moncloa con Imbroda che i subsahariani clandestini saranno rimpatriati in Marocco e non nel loro Paese d'origine, come accadeva fino adesso". Ogni ulteriore commento sarebbe pleonastico.
Nei miei tanti post sul precariato, ribadendo il concetto spesso nei commenti, ho scritto varie volte quali potrebbero essere le vie per la risoluzione del problema e grazie ad una segnalazione di un lettore, presente qui, precisamente nel commento 23, eccomi stamattina "suffragato" da Maurizio Sacconi, Ministro del Welfare. Innanzitutto, riporto testualmente ciò che ho scritto io:
31 marzo 2008 (post): "Del pacchetto Treu, della legge Biagi? Beh, in quest'ultima è previsto lo staff-leasing e l'indennità d'indisponibilità ma quest'istituto è usato col contagocce dalle agenzie di lavoro. Sarebbe una soluzione al problema, creando un rapporto di lavoro a contratto a tempo indeterminato tra il precario e l'agenzia di lavoro".
31 marzo 2008 (commento 6): "Emanuele: la penso come te. La legge Biagi (o legge 30) ha in sé la possibilità di essere modificata in meglio o abrogata in talune parti, come quella del limite della 4° proroga. Dobbiamo lavorare noi in tal senso ed esortare la classe politica ad ascoltarci":
22 aprile 2008 (commento 8): "La legge Biagi è da risistemare ma non è da buttare (faccio riferimento ad esempio allo staff leasing ed all'indennità d'indisponibilità). La lotta si fa contro l'abuso dei contratti che pongono in essere il precariato, la cui unica stabilità sta nell'essere tale".
23 aprile 2008 (commento 2): "La legge Biagi è da sistemare, soprattutto incentivando le aziende allo staff-leasing":
24 aprile 2008 (post): "Precisamente non si tratta di un mancato rinnovo del contratto di lavoro, in quanto la fattispecie contrattuale utilizzata può essere prorogata solo 4 volte e gli ex colleghi hanno raggiunto questa soglia. Bisogna attaccare l'abuso di questa strategia, che si basa sulla legge in vigore".
Ed ecco il proposito di Maurizio Sacconi, sostenuto durante la registrazione della puntata di Economics: "Sto pensando a una norma per cui, ove le parti sociali concordano, si possa derogare a quel limite sotto l’ombrello del controllo sociale". Il limite, di cui fa riferimento, è quello dei 36 mesi per i contratti a termine, fissato dalla legge sul Welfare, che ha recepito il protocollo del 23 luglio. La deroga sarebbe prevista soltanto nei casi in cui c'è un accordo tra le parti, tra aziende e lavoratori, dove avrebbe un ruolo rilevante l'azione sindacale. Ebbene, se il pensiero di Sacconi fosse posto in essere, l'azienda non dovrebbe più non rinnovare il contratto al lavoratore "interinale" che ha usufruito di tutte le 4 proroghe, previste dalla legge, così da continuare la sua attività professionale. E' vero che si potrebbe così correre il rischio paradossale di un lavoro a termine senza termine, però al precario non interessa tanto questo, quanto l'eliminazione della certezza di non potere rimanere al suo posto dopo un tot di tempo, stabilito dalla legge. Il Ministro del Welfare, inoltre, avendo sostenuto che "l'ex Governo ha sbagliato a cancellare il lavoro intermittente" (staff leasing), potrebbe anche operare in relazione ad esso così da garantire la flessibilità ed al contempo chi è soggetto a tale meccanismo di lavoro con l'indennizzo d'indisponibilità nel momento del passaggio da un impiego all'altro, la cui competenza dovrebbe spettare all'Agenzia di Lavoro Temporaneo. Ora c'è da esortare il ministro a dare corpo al suo pensiero, giacché esso rappresenta un punto d'inizio di inestimabile valore per limitare i danni, economici ed esistenziali, del precariato. E come fare ciò? Magari già con l'invio di una e-mail, da spedire al seguento indirizzo di posta elettronica: centrodicontatto@lavoro.gov.it, che mi è stato comunicato dal Ministero, dopo aver chiamato il numero verde; e se volete, potete utilizzare il seguente semplice testo, aggiungendo o eliminando ciò che vi pare più opportuno:
Illustrissimo Ministro,
ho appreso stamattina da un articolo comparso sul sito de' "Il Giornale", la Sua volontà a porre in essere una deroga al limite dei 36 mesi per i contratti a termine. Ritenendo tale proposta un ottimo punto d'inizio per limitare i danni, economici ed esistenziali, dei tanti che sono immersi nel precariato, con la presente La esorto a dare un corpo a quanto affermato. Chi le scrive, infatti, è un lavoratore cosiddetto precario, soggetto al non rinnovo del contratto di lavoro somministrato a tempo determinato presso l'azienda in cui presto servizio, la Wind Telecomunicazioni s.p.a., dopo che sarà scaduto il termine della quarta proroga. AugurandoLe, infine, un buon lavoro, con la concreta speranza che Lei possa essere di sostegno ai giovani che chiedono allo Stato la sicurezza di potere guardare al futuro con certezza e con stabilità, La saluto e La ringrazio anticipatamente per il Suo impegno in favore della nostra causa.
Aggiornamento 11.38: Ho inviato l'e-mail alle 11:03 ed ho già ricevuto risposta dal back office del Ministero del Welfare. Mi è stato chiesto di riferire con quale agenzia di lavoro ho stipulato il contratto di somministrazione di lavoro a tempo determinato, cioé la Quanta s.p.a. Ho ricevuto, inoltre, il consiglio di leggere la circolare sul contratto a tempo determinato della fattispecie relativa a quello stipulato con l'agenzia di lavoro, che si trova in questa pagina. Da ciò che ne consegue che il Ministero risponde, evidenziando che l'esortazione via e-mail s'ha da fare.
Per scaricare la circolare ministeriale in oggetto, cliccare qui.
Aggiornamento 16.08: Dai commenti ricevuti fino ad ora, urge una semplificazione del mio appoggio al pensiero del Ministro del Welfare. Così come ho scritto, l'eliminazione dei limiti ai termini del contratto a tempo determinato non vieterebbe, perché è la legge che oggi lo impone, ad un'azienda di non rinnovare la proroga ad un lavoratore "interinale". Il Ministro, inoltre, fa esplicito riferimento allo staff-leasing, che di fatto trasformerebbe il lavoratore precario in lavoratore flessibile, perché nei momenti di vuoto avrebbe diritto all'indennità mensile di disponibilità. La differenza non è affatto di poco conto e faccio un esempio pratico, prendendo ad esempio un mio ex collega x, che non ha avuto il contratto rinnovato all'indomani del 31 marzo, perché ha esaurito le 4 proroghe. Ebbene, senza questo limite, la Wind avrebbe deciso per un'ulteriore proroga e se poi essa avesse scelto di non porne in essere un'altra, dopo un dato periodo temporale, al lavoratore in questione spetterebbe un indennizzo d'indisponibilità finché l'Agenzia di Lavoro non gli trova un'altra occupazione. Questo è ciò penso bisogna fare per limitare i danni del precariato, facendo incontrare offerta e domanda del mercato lavoro, arrivando ad un punto di equilibrio: da un lato ci sarebbe, infatti, la soddisfazione della flessibilità, dall'altro la certezza di una retribuzione (c.d. indennità mensile di disponibilità).
Ho deciso oggi di affiliarmi all'Ugl (Unione Generale del Lavoro), il sindacato che s'ispira ai valori sociali della destra, che ha una rappresentanza all'interno di Palazzo Gamma, dove lavoro. Ciò perché ho ritenuto opportuno essere rappresentato, una volta ascoltate le idee di fondo e le proposte, con la speranza che possa sbloccarsi in positivo la situazione dei precari della Wind, di cui vi terrò informati, così come ho sempre fatto negli ultimi tempi. In relazione a ciò, sono sempre più convinto che non esistono precari di serie A e di serie B e che non ci debba essere alcun muro tra chi sta fuori e tra chi sta dentro, giacché la stabilizzazione è un bene comune, da considerare come unico obiettivo, privo di ogni elemento utopistico, guardando in faccia la realtà. Mi fiderò, dunque, del sindacato in questione, verificando giorno dopo giorno la loro attività e l'efficienza della loro strategia, giacché non voglio essere mera parte passiva di esso.
L'esecutivo di Silvio Berlusconi sta dimostrando da subito di essere di ben altra natura rispetto a quello precedente.
Comincio con Angelino Alfano, il nuovo guardasigilli, nato ad Agrigento nel 1970. Contro di lui si è scagliato Antonio Di Pietro, facendo della sua giovinezza una colpa e considerandolo come un burattino di Silvio Berlusconi. Ecco come ha risposto il siciliano: "Siccome non possono darmi del noto mafioso e neppure del giuridicamente incolto, avendo un curriculum probabilmente migliore di quello di Di Pietro, mi attaccano dicendo che sono troppo giovane e troppo vicino a Berlusconi. Ma non credo che essere giovane sia una colpa; anzi. E della vicinanza a un leader che ha preso più di 20 milioni di voti sono orgoglioso e meno un gran vanto". Facendo riferimento, poi, alle riforme del sistema giudiziario, Alfano punta alla condivisibilità ed alla afflittività, perché si andrà verso un regime carcerario più stretto con la punibilità immediata e rigida nei confronti dei "pirati di strada e rapinatori", con accesso più difficile ai sconti di pena, processo per direttissima obbligatorio per chiunque venga colto in flagranza e poi l'introduzione del reato di immigrazione clandestina con relativa espulsione. Altro che indulti, infine: "occorre costruire nuove carceri, e ammodernare quelle che già ci sono".
Ed ora il riferimento a Giulio Tremonti, uno degli economisti più in gamba contemporanei, il quale ha posto la parola fine alla favola del tesoretto ("Basta guardare all'andamento dell'Iva sugli scambi interni che è negativo perché l'economia va male") ed ha affermato che i sacrifici saranno propri delle banche e dei petrolieri, le prime colpevoli di tenere alta la pressione dei mutui sulle famiglie, i secondi perché incassano una lauta rendita per l'aumento dei prezzi del petrolio. Ha anche affermato che i primi provvedimenti riguarderanno l'abolizione dell'Ici sulla prima casa e la detassazione degli straordinari. Al Ministro dell'Economia segue a ruota quello del Welfare, Maurizio Sacconi, il quale ha dichiarato che, nonostante la maggiore spesa, "Non rimetteremo mano alla definizione dell'etá minima pensionabile, anche se riteniamo che sia stato un errore farlo da parte del Governo Prodi".
Ed infine eccomi a Roberto Maroni, il Ministro degli Interni, a cui ho dedicato questo post del 21 aprile, dove ho scritto che il tema della sicurezza ha bisogno di essere trattato con rigidità e severità e di conseguenza non c'è uomo migliore che un leghista. In estrema sintesi, ecco il piano sicurezza, copiato ed incollato da quest'articolo di Repubblica: "Nuovo reato di immigrazione clandestina e carcere per chi tenta di entrare o si trova in Italia violando il testo unico sull'immigrazione del '98; chiusura delle frontiere e blocco del trattato di Shengen contro rom e rumeni; pattugliamenti, anche oltre le acque territoriali, per contrastare gli sbarchi; permanenza nei Cpt fino a 18 mesi; smantellamento definitivo dei campi rom abusivi ricorrendo inevitabilmente ad arresti ed espulsioni; inasprimento sulle richieste di asilo e sui ricongiungimenti familiari; permessi di soggiorno solo a chi garantisce un reddito". Sono d'accordo con quasi la totalità di quanto riportato. Scrivo quasi perché bisognerebbe evitare di fare di tutta l'erba un fascio, soprattutto a proposito della Romania, che ha risposto in questo modo: "L'unico modo per risolvere il problema sicurezza è quello di rinforzare la cooperazione bilaterale tra i due paesi, altrimenti ci saranno conseguenze negative". Io sono convinto che bisogna controllare i confini, perché mica possono entrare tutti indistintamente dalla nazione di provenienza. Concentrarsi solo sulla Romania sarebbe un errore, perché la criminalità non è solo rumena, ma anche cinese, marocchina, tunisina, egiziana, albanese, ecc, nel senso che non ha una bandiera preponderante sull'altra, senza dimenticare che la criminalità è anche italiana. Il fulcro dinamico della lotta all'immigrazione di massa dovrebbe essere che il permesso di soggiorno sia concesso solo a chi è parte attiva del mercato con un reddito certificabile. E poi c'è il capitolo dei Rom. Sono stato contattato da una ragazza rumena che vive in un campo nei pressi dello stadio della mia città, chiedendomi un parere. Ebbene, rispetto la loro cultura, così come tutte, però non riesco a convidere taluni cose, come l'uso dei bambini per chiedere l'elemosina: anche in questo caso faccio un esempio specifico, però non sopporto la vista di un bimbo che a mezzanotte va in giro per i tavoli di un pub all'aperto a cercare di vendere una rosa senza spine. E poi magari ci si accorge che nel campo in cui vive ci sono adulti con catenine d'oro al collo che guidano automobili di grossa cilindrata. Mi piacerebbe approfondire la loro cultura per non sprofondare nei luoghi comuni ed in relazione ai Rom non sarebbe male l'istituzione di un tavolo di dialogo, sia a livello centrale che periferico, tra le amministrazioni ed i loro rappresentanti, che abbiano lo scopo di cercare un punto armonico tra integrazione e tolleranza culturale. Non credo, tuttavia, che i Rom abbiano la propensione alla criminalità nel sangue. A proposito, comunque, del rapporto tra la cultura Rom ed i bambini, vi invito a leggere questo botta e risposta che ho trovato sul web. In linea di massima, comunque, il piano di sicurezza di Roberto Maroni è quello che ci voleva per l'Italia.
Ed ora i fatti.
P.S.: Per un'altra particolare differenza col passato, vi invito a leggere questo post di Camelot.
Aggiornamento 17.56: A Ponticelli è accaduto che una Rom di sedici anni ha tentato di rapire una bambina di sei mesi. Non c'è riuscita, scoperta in tempo dalla madre della piccola ed ha rischiato il linciaggio. Ecco i fatti di cronaca che arricchiscono i luoghi comuni sui nomadi. Sono di più quelli onesti, è chiaro, perché credo fermamente nella bontà naturale dell'uomo, a prescindere dalla cultura di appartenenza; è necessario, tuttavia, difendere la cittadinanza con misure rigide, scopo principale dell'imminente piano di sicurezza dell'esecutivo.
Così com'è avvenuto col primo post, rispondo anche oggi all'invito del "Comitato Precari Invisibili e di Serie B", copiando ed incollando il testo di una e-mail ricevuta ieri, senza aggiungere alcun commento:
Situazione dei precari Ausiliari Socio Sanitari Specializzati dell'A.O.U. "G. Martino" Policlinico di Messina
I nostri colleghi Ausiliari Socio Sanitari che hanno terminato il proprio contratto di lavoro a tempo determinato il 31 dicembre 2007 presso l’A.O.U. Policlinico di Messina (tramite il SINDACATO C.G.I.L. DI MESSINA) hanno presentato ricorso, presso il Giudice del Lavoro, in data 14 gennaio 2008 con provvedimento cautelare ex art. 700, chiedendo l’annullamento della delibera n. 882 del 28 dicembre 2007 di scorrimento della graduatoria e il relativo nostro licenziamento, o modificare il contratto di lavoro portandolo da 12 mesi a 3 mesi;
In data 18 aprile 2008 si è discusso presso il Giudice del lavoro di Messina del ricorso presentato dagli Ausiliari Socio Sanitari che erano in servizio fino al 31 dicembre 2007 supportati della presenza del Segretario della FP CGIL DI MESSINA Franco Di Renzo, in cui il legale del Sindacato avv. Vitarelli chiedeva al Giudice il nostro immediato licenziamento perché al suo dire la nuova finanziaria prevede che i contratti di lavoro non debbono essere superiori ai tre mesi.
Noi abbiamo iniziato a lavorare presso le Aziende Sanitarie già dal 1991 e siamo precari storici a tutti gli effetti.
Il SINDACATO NON DOVREBBE TUTELARE TUTTI I LAVORATORI??
Aspettiamo da un giorno all’altro l’esito della sentenza del Giudice del Lavoro di Messina, da quella data siamo di nuovo disoccupati????? la CGIL di Messina vincerà questo ricorso contro dei lavoratori??????
In Libia il Capo di Stato è Muammar Gheddaffi, quello che decise di lanciare due missili su Lampedusa, quello che rifiutò di consegnare due cittadini libici, coinvolti nell'attentato di Lockerbie, nel 1988, in cui persero la vita 270 persone, ecc. Nello Stato nordafricano, inoltre, non c'è il multipartitismo e vige il culto della personalità di Gheddaffi, che ha anche definito la democrazia come roba da asini. Eppure, il figlio del leader libico, Saif El Islam, una settimana fa si permise di minacciare il nostro Paese con "ripercussioni catastrofiche nelle relazioni", qualora Silvio Berlusconi avesse scelto come ministro Roberto Calderoli, resosi "colpevole" di avere mostrato in televisione la maglietta con le vignette anti-islamiche. In seguito a ciò ci furono 11 morti e 25 feriti a Bengasi nel febbraio 2006 durante la protesta davanti al nostro consolato e moltissimi ce la ebbero con l'esponente della Lega Nord, anziché esprimere lo sconcerto nei confronti di chi palesò gesti anti-democratici. Silvio Berlusconi, comunque, ha lo stesso scelto Calderoli come Ministro della Semplificazione ed il governo libico ha fatto sapere che non collaboreranno più sull'immigrazione, non proteggendo le nostre coste dall'arrivo degli immigrati. Così come la diplomazia richiede, il Presidente del Consiglio ha affermato che presto ci sarà un chiarimento con Gheddaffi e lo stesso Calderoli ha dichiarato di essersi pentito. Umberto Bossi, tuttavia, che non ha peli sulla lingua, ha rincarato la dose, dicendo ai quattro venti che è proprio il leader libico ha mandarci gli immigrati.
Dopo questa sintesi dei fatti, ecco il mio modestissimo pensiero a riguardo. Comprendo la diplomazia di Silvio Berlusconi e di Franco Frattini, in quanto non possono comportarsi altrimenti, però è chiaro che nessun esecutivo estero può imporci di scegliere un ministro, anziché un altro, giacché la sovranità dello Stato è inviolabile. Inoltre, senti da che pulpito proviene la predica! Ragioniamo in maniera spicciola, infatti. In Libia non c'è la democrazia, almeno come la intendiamo noi; lì si tratta Gheddaffi come se fosse una divinità in terra e non è garantita la presenza politica di schieramenti opposti a quello filogovernativo; ciò che fece lo Stato libico negli anni Ottanta, inoltre, è chiaro a tutti: basta sfogliare un libro di storia recente. Nella scorsa estate, ad esempio, quando lavorai per quattro mesi a Lampedusa, mi feci raccontare spesso lo stato d'animo terrorizzato del popolo dell'isola delle Pelagie nella notte del 15 aprile del 1986 in cui i vetri tremarono per i due missili Scud lanciati proprio per volontà di Gheddaffi, che impattarono a due chilometri di distanza dalla costa lampedusana. Quello fu un attacco ("provocatorio") alla base americana allora stanziata lì ma in territorio italiano. Senza alcuna diplomazia, dunque, da semplice cittadino siciliano, ecco come rispondo al governo libico:
Sono soddisfatto della squadra di Governo del Berlusconi IV. Da siciliano, ricordando che alla Presidenza del Senato della Repubblica c'è il palermitano Renato Schifani, non posso che compiacermi dei ministeri assegnati a Angelino Alfano (Giustizia), Ignazio La Russa (Difesa) e Stefania Prestigiacomo (Ambiente). Il primo, agrigentino, ha ottenuto quanto seminato negli ultimi anni, avendo lavorato benissimo come coordinatore regionale di Forza Italia: spesso e volentieri l'ho sentito parlare dal vivo e di lui sottolineo la forza prorompente con cui concretizza la propria passione politica. Il secondo, nato a Paternò nel 1947, raggiunge finalmente il meritato incarico ministeriale, dopo la sua lunga carriera partitica (MSI, AN e PDL). La terza, siracusana, ha dalla sua, nonostante la giovane età, una lunga carriera di politica attiva ed è stata per 5 anni Ministro delle Pari Opportunità. La Sicilia, dunque, è ottimamente rappresentata, perché i quattro garantiranno ciò che l'opposizione sottolineerà a più riprese, cioé che la Lega Nord farà di tutto per avvantaggiare la "Padania", a discapito del Sud. Abbiamo, infatti, un Presidente del Senato, cioé la seconda carica istituzionale più importante dello Stato e tre ministri con portafoglio. Alle ore 17 è previsto il giuramento. Buon Lavoro.
C'è chi ritiene che sia incompatibile il definirmi di destra ed al contempo lottare contro il precariato, come se la certezza del futuro giovanile sia una prerogativa solo di chi sta a sinistra. Questo pensiero dimostra come in Italia ci sia una concezione dualistica della politica, figlia del Novecento e soprattutto delle conseguenze della seconda guerra mondiale. Essere di destra, infatti, non significa disinteressarsi della difficoltà del giovane di potersi creare un futuro stabile, una volta incastrato nei meccanismi del lavoro precario. Ciò, comunque, non meraviglia più di tanto, se consideriamo anche il fatto che sono troppi quelli che ancora pensano che il ragazzo che sta a destra sia di conseguenza un ammiratore di Benito Mussolini e, dunque, fascista per natura. Questo è il limite del pensiero comune del sistema politico e sociale del nostro Paese. Si tende ad essere manichei in tutto: buoni e cattivi, belli e brutti, destroidi e sinistroidi, angeli e demoni, ecc. C'è l'esasperazione della divisione. Ed ecco, dunque, che un giovane che si definisce di destra ha senza dubbio un tornaconto nella sua lotta contro il precariato: non può essere così come sembra, ci sarà qualcosa sotto. Nulla di tutto questo, invece. Sono convinto, infatti, che il precariato sia un danno per il Paese, perché non solo conduce all'assenza di prospettive per il giovane, ma anche all'imposizione di uno stato d'animo rassegnato in maniera cronica. Se domani scoppiasse la terza guerra mondiale e l'esercito italiano avesse bisogno di più giovani possibili per le operazioni belliche, saremmo inefficienti, perché ci mancherebbe la motivazione fondamentale, cioé l'attaccamento alla Patria, perché nulla ci esorterebbe a sacrificare la nostra vita per uno Stato che non ha fatto niente per assicurarci la possibilità di guardare avanti. Ora, da giovane di destra, sono ovviamente propenso al liberismo economico, convinto che lo Stato debba intromettersi essenzialmente nella produzione dei sistemi necessari per favorire il commercio e trovare il modo a livello centrale per abbassare i livelli del precariato sarebbe uno dei mezzi per incrementare la produttività. Un giovane del nostro tempo, infatti, così desideroso di sentirsi parte di qualcosa, che non sia necessariamente un tutto, sarebbe più motivato ad offrire le proprie risorse per un'azienda che dimostra di averne bisogno attraverso il contratto a tempo indeterminato. Ci si impiega meglio per un'impresa entro la quale ci sente indispensabili che per un'altra in cui si sa di essere di passaggio. A che serve, infatti, dare il meglio di sé, non servendo a nulla? Il precariato, perciò, disturba la volontà individuale, non dandole il senso che necessita per raggiungere i migliori obiettivi possibili. Alla luce di questo discorso, lo Stato e più precisamente il potere esecutivo, sostenuto da quello legislativo, dovrebbe affrettarsi a porre in essere un sistema attraverso il quale incentivare l'azienda alla progressiva cessazione dell'abuso dei contratti precari, magari abbassando la pressione fiscale su di loro a patto che favoriscano la stabilizzazione. Oppure si potrebbe proporre l'uso di un solo contratto per regolare i rapporti di lavoro; o proporre contratti a tempo indeterminato con le agenzie di lavoro, incentivando gli staff-leasing, ecc. I modi non mancano per risolvere il problema del precariato, che è diventato di moda, giacché ad esempio Paolo Virzì ci ha fatto un film e Giorgio Panariello una canzone. Forse quello che manca non è tanto la volontà di superarlo ma il rumore, quello vero, non strumentalizzato dai partiti e dai sindacati ed organizzato con lo sventolio delle bandiere. Fino a quando, infatti, non si supera la visione dualistica della politica e fino a quando non si smette di pensare che la tutela del lavoro sia essenzialmente una questione di sinistra, allora non c'è alcuna fonte realistica di ottimismo. Il potere, in effetti, sta nelle aziende, essendo quest'ultime ad essere libere di scegliere se assumere e come, chi e per quanto tempo, perché sono esse che pagano gli stipendi ed i salari. Finché potranno ridurre i costi, lo faranno. Ed è qui che lo Stato deve intervenire, cioé diminuendo il prezzo del lavoro subordinato a tempo indeterminato, perché l'impresa sa benissimo che la produttività si basa sull'energia motivazionale prodotta da un lavoratore: più soddisfatto è, più produce, aumentando il profitto dell'azienda, in termini quantitativi e qualitativi.
Presidente del Consiglio dei Ministri: Silvio Berlusconi
Sottosegretario alla Presidenza: Gianni Letta
Affari Esteri: Franco Frattini
Interno: Roberto Maroni
Giustizia: Angelino Alfano
Difesa: Ignazio La Russa
Economia e Finanze: Giulio Tremonti
Sviluppo Economico: Claudio Scajola
Politiche Agricole: Lucio Zaia
Ambiente: Stefania Prestigiacomo
Infrastrutture e Trasporti: Altero Matteoli
Lavoro: Maurizio Sacconi
Beni Culturali: Sandro Bondi
Istruzione: Maria Stella Gelmini
Riforme: Umberto Bossi
Semplificazione: Roberto Calderoli
Attuazione del Programma: Gianfranco Rotondi
Politiche Comunitarie: Andrea Ronchi
Pari Opportunità: Mara Carfagna
Affari Regionali: Raffaele Fitto
Politiche Giovanili: Giorgia Meloni
Rapporti con Parlamento: Elio Vito
Innovazione: Renato Brunetta
Da segnalare 2 record del 4° Governo di Silvio Berlusconi: il primo riguarda il numero dei ministri con portafoglio, 12 (in ottemperanza alle nuove norme di legge); il secondo, per la prima volta nella storia della Repubblica, la lista dei ministri è stata resa nota subito dopo il conferimento dell'incarico da parte di Giorgio Napolitano.
"CHI SIAMO: Siamo lavoratori precari con mansione di "Ausiliario Socio Sanitario Specializzato operante nei servizi Socio-Assistenxiali" impegnati nella sanità pubblica e dal 1991 ricopriamo i posti vacanti in pianta organica presso l’A.O.U. Policlinico di Messina e in tutte le altre Aziende Sanitarie messinesi.
Noi siamo invisibili perchè non siamo tutelati da nessuno, ti chiediamo di visitare il nostro blog: precariinvisibilimessina.myblog.it, vai in lettere e ti fai una tua opinione su tutta la vicenda degli Ausiliari del Policlinico, leggi attentamente la lettera inviata all'on. Forgione e anche quelle inviate ad altri. Gli Ausiliari danneggiati da questa vicenda siamo noi, ci hanno tolto il nostro diritto al lavoro per favorire i loro amici, vogliono far credere che loro sono stati danneggiati ma non è così. La loro forza è l'omertà, noi siamo nel giusto, noi chiediamo un diritto al lavoro per tutti, abbiamo 800posti scoperti in pianta organica presso le Aziende Sanitarie di Messina e chiediamo di ricoprirli tutti, senza discriminazioni fra precari, ma la Cgil di Messina non è d'accordo non ti sembra strano? Che interesse hanno i Sindacati e i Politici specialmente Di SINITRA a non ricoprire questi posti?Anche noi vorremmo essere VISIBILI e lavoratori di serie AAAA".
Al termine del corteo del Primo Maggio di Torino, in piazza San Carlo, alcuni giovani dei centri sociali hanno dato alle fiamme due bandiere israeliane ed una americana, protestando così contro la decisione di designare Israele come Paese ospite della Fiera del Libro, che aprirà i battenti fra sei giorni.
Questa è una notizia che rende ancora più piacente la batosta della sinistra estrema alle scorse elezioni politiche nazionali, dalle quali è scaturita la scomparsa della Falce e del Martello dal Parlamento, giacché gente così non merita di avere alcun rappresentante. Mi dispiace per il popolo della sinistra che non ha il quid della violenza e dell'arroganza intellettuale, però questa lezione ci voleva. Così come ha ben detto Pierferdinando Casini, "Bruciare le bandiere di Israele è un atto di oltraggio non solo a quel popolo, alla sua storia e alle sue sofferenze ma all’intera civiltà occidentale, quindi anche a noi stessi".
E sono stati sempre i giovani dei centri sociali a contestare Fausto Bertinotti, per il fatto che andrà alla Fiera del Libro, come comunicato dal portavoce del politico. Da ciò ne deriva che quei centri andrebbero chiusi, perché sono luoghi in cui si concentrano una massa di idioti, che ritengono che l'idea sia assolutamente difendibile con la spraga, con il danno, con la superbia, con l'oltraggio: rappresentano il tumore maligno della democrazia. L'antisemitismo di questi centri sociali, inoltre, è paradossalmente fascista.
Io sto con Israele, non solo perché nel mio sangue c'è anche quello ebraico. Ma sto altresì con il desiderio di democrazia palestinese. Non sono estremista, non brucio le bandiere di alcun Paese, anche se ce ne sarebbe qualcuna che lo meriterebbe, tipo quella cinese (comunista), ma questo è un altro discorso. L'articolo 21 della Costituzione è sacro, però ciò non significa che taluni debbano confondere la libertà con la licenza, in quanto la prima esclude atteggiamenti abominevoli come quello dei centro sociali. Vogliamo un Paese moderno, figlio del nuovo vento che sta attraversando l'Europa? Allora cominciamo con l'estirpazione delle erbe cattive, mettendo al primo posto la difesa dell'idea della democrazia e del rispetto del principio di maggioranza, nonché dei valori, storici e morali, che stanno alla base della nostra società.
Ho voglia di devastare qualche luogo comune, dettato dal buonismo. Si suole ammirare un ragazzo che studia e che lavora sia per permettersi gli studi che per campare; che risparmia su tutto per pagarsi la rata della macchina di terza mano, perché di certo non può permettersene una nuova; che prende di petto il presente, così da spremerlo il più possibile per ricavare qualche goccia di speranza per il futuro. Tale giovane, che non è il tradizionale figlio di papà, è considerato un homo novus, uno che di certo farà strada, perché i sacrifici alla lunga daranno i risultati che gli spettano. E via con gli elogi, con il considerarlo un modello, ecc. Ma al ragazzo ammirato non gliene frega un tubo di tutto questo e avrebbe voluto nascere in una famiglia benestante; avere il guardaroba pieno di vestiti, così da perdere tempo a scegliere un capo anziché l'altro, piuttosto che disperarsi una volta aperto l'armadio; guidare una macchina appena uscita dalla concessionaria, acquistata grazie ai soldi del papino; laurearsi in dieci anni, prendendosela comoda, tanto alle tasse ci pensano i genitori, con la consapevolezza che dopo si apriranno i portoni degli studi o delle aziende più proficue del Paese, perché è il figlio di ..., amico di...; Evitiamo, infatti, i buonismi. Viviamo in una società egoista, in cui la vita non è più concepita come una esistenza bensì come una risorsa e la colpa non sta né a destra né a sinistra; non c'entrano nulla né Silvio Berlusconi né Walter Veltroni. I rei sono gli stessi soggetti che calcano i palcoscenici della quotidianità: l'apparenza è un fine, l'essere è una perdita di tempo, inutile. Non ci sono ideali che danno nutrimento ai valori; il livello della virtù è direttamente proporzionale alla disponibilità di utilizzo del denaro; la scarpa Hogan è un discriminante. C'è la tendenza a sentirsi più uguali degli altri e alla rassegnazione olistica dell'immobilità delle cose: è la società che plasma l'uomo e non viceversa. Abbiamo la morbosa curiosità d'intrometterci nella vita altrui, soprattutto senza dare l'impressione di farlo, perché godiamo della possibilità di assistere ad uno spettacolo esistenziale che sia controllabile e se potessimo, vorremmo modificarlo, trasformandoci in Deus Ex Machina. Tendiamo alla divinità antropomorfica. Una delle conseguenze di questa degenerazione della società contemporanea è l'incapacità di lottare, perché gli uomini, per natura, hanno in sé il quid della ribellione, che si trasmoda in rivoluzione quando si convoglia il bene individuale in quello comune. E la rivoluzione non deve essere per forza comunista, quando si fa riferimento alla politica, però ci sono taluni che non vogliono comprendere che il manicheismo post-bellico è finito da un pezzo. Rivoluzione, ad esempio, potrebbe essere quella che porrebbe termine al disagio giovanile, di cui tutti parlano ma nessuno fa concretamente nulla: il precariato. Sì, ci ritorno brevemente ancora una volta, perché è il mio chiodo fisso. Lo è in quanto il precario non è più soltanto colui che non ha un lavoro stabile ma è uno stato d'animo, una condizione di vita. E' un ostacolo alla fede nei confronti della possibilità di un futuro differente, ponendo in essere l'errore che l'attimo successivo sarà identico a quello che stiamo vivendo: non c'è più la sensazione dello scorrimento dinamico del fiume e dell'impossibilità di toccare per due volte, nel medesimo spazio e tempo, la stessa porzione d'acqua. Il precariato è un incidente che cristallizza l'esistenza del giovane, rendendola una massa inerte al cambiamento. Siamo, ad esempio, con le parole, tutti pronti a combinare casini: incatenamenti ai cancelli, manifestazioni cruente con lo scopo di immobilizzare la viabilità cittadina per tanto tempo, vertenze, lettere e controlettere da inviare al Presidente della Repubblica. Ma non diamo seguito a nulla di tutto questo ed abbiamo sempre bisogno dell'altro che, a livello macrosociale, sono rappresentati dal politico e dal sindacalista. Non siamo, infatti, capaci di fare qualcosa da soli, appropriandoci direttamente dei due sistemi. Siamo solo chiacchere e distintivo. Ed è per questo che il giovane-studente-lavoratore, per giunta precario, non se ne fa nulla degli elogi in virtù della sua volontà di cercare di andare avanti in qualche modo. Sa di presa per i fondelli.
Ed eccoci al Primo Maggio, festa dei lavoratori, un rosso nel calendario che più rosso non si può, coincidente con San Giuseppe Artigiano. Con questo giorno si vuole celebrare la solidarietà operaia, che condusse al 1866 alla conquista del diritto all'orario di lavoro quotidiano fissato in 8 ore. Ma anche oggi c'è gente che lavora. Naturalmente sono al loro posto coloro che devono assicurare i servizi fondamentali, però non hanno il giorno libero anche altre categorie di lavoratori, come gli operatori call-center. Io, ad esempio, assisterò i clienti di Libero Infostrada dalle 16 alle 21, perché bisogna assicurare il servizio sempre e comunque, giacché l'internauta non può stare senza internet neanche un giorno, anche se i guasti non possono essere lavorati, perché i tecnici sono in vacanza. Ma non mi lamento: meglio lavorare anche nei giorni di feste che non lavorare proprio, perché le molecole d'aria non si possono trasformare in denaro, necessario per dare alla cucina il proprio senso essenziale. Naturalmente sono al loro posto anche altri lavoratori: i Mc Donald's, ad esempio, sono aperti perché non si può negare un hamburger all'altro lavoratore che, invece, oggi si riposa. Certo è che se davvero si volesse festeggiare questa data per quello che è, i lavoratori riposanti dovrebbero avere solidarietà nei confronti dei lavoratori lavoranti. Non si chiama il 155, il 190, il 133, il 119, non si va da Mc Donald's, non si va al Carrefour (facendo la spesa il giorno prima), ecc. Ma, come ben si sa, in Italia si pensa esclusivamente al proprio microcosmo: tutto il mondo che interessa è quello racchiuso tra le quattro mura domestiche. Alle aziende, di certo, non si può rimproverare il fatto che il Primo Maggio sia in molti settori lavorativo (e si potrebbe fare un analogo discorso per gli altri giorni rossi del calendario: Natale, Pasqua, Ferragosto, ecc.). Esse hanno il mercato che li costringe a comportarsi in questo modo, perché se il Mc Donald's del Politeama, che si trova al centro di Palermo, è aperto, perché Spinnato, che gli sta accanto, deve rimanere chiuso? Poi c'è di mezzo anche l'industria del tempo libero: più gente è libera, più profitti ci sono da cogliere. Di conseguenza, oggi lavorano gli adetti ai cinema ed alle palestre, ad esempio. E non dimentichiamoci nemmeno dei personali dei pub, dei ristoranti, delle pizzerie, delle discoteche... Caspita, bisogna assicurare il divertimento altrui nel giorno della festa del lavoro! Beh, la chiudo qui. Buon Primo Maggio a tutti... io vado... a lavorare.
Una delle prime azioni di destra che l'esecutivo berlusconiano dovrebbe porre in essere è la proposizione della sanzione della castrazione chimica per chi si macchia del reato di abuso sessuale sulle donne e sui bambini. Non si può, ad esempio, rimanere semplicemente sgomenti di fronte all'ennesima notizia di oggi, che proviene dalla mia città, prontamente pubblicata qui sull'urban blog. E' accaduto, infatti, che 3 fratellini, tutti al di sotto dei 10 anni, sono stati vittime dei giochi sessuali di 4 adulti, tra cui c'è anche la loro madre. Gli abusi avvenivano in un appartamento della zona del mercato di Ballarò, dove si coinvolgevano i bimbi anche nel classico gioco della bottiglia: a conclusione del suo giro, la bottiglia indicava chi doveva subire la violenza sessuale. Terribile. I fratellini, inoltre, erano costretti a fumare le canne e a vedere i film pornografici. Spaventoso. Cosa fare, dunque, a questi orchi se non la peggiore pena possibile? Per gli uomini ci vorrebbe la castrazione chimica permanente, per le donne la sterilizzazione in maniera tale che non mettano più al mondo bambini nei confronti dei quali perpetrare la loro deformità mentale. Queste sanzioni, che avrebbero un carattere assolutamente afflittivo, fungerebbero più da punizione che da deterrente, in quanto ritengo che alla base degli abusi sessuali ci siano delle deficienze dell'intelletto che non possono però essere giustificate ma circoscritte e limitate. E' inaccettabile, infatti, che i pedofili e gli stupratori possano essere tranquillamente in libertà, definiti "predatori di vittime innocenti" dal presidente francese Sarkozy. Egli è convinto che "il crimine sessuale dovrà in primo luogo scontare intermanente la sua pena. Al termine della detenzione sarà esaminato da una commissione medica. Se i sanitari lo riterranno ancora pericoloso, il criminale sessuale dovrà andare nell'ospedale chiuso per farsi curare", cioé per sottoporsi alla castrazione chimica. Il primo ospedale per pedofili sarà aperto a Lione nel 2009. In Italia, tra i politici pubblicamente favorevoli alla castrazione chimica, ricordo Alessandra Mussolini, Antonio Di Pietro e Roberto Calderoli.
Renato Schifani è il nuovo Presidente del Senato della Repubblica. La nomina è arrivata al primo turno, dando così subito una nettissima prova di forza della nuova maggioranza parlamentare in quella Camera in cui l'esecutivo di Romano Prodi ci ha lasciato le penne (e ricordo che Franco Marini fu eletto alla terza votazione con tre voti in più del quorum previsto). Ciò che innanzitutto tengo a sottolineare è che Schifani è palermitano e la sua elezione alla seconda carica istituzionale più importante dello Stato è un motivo d'orgoglio per tutto il capoluogo siciliano, nonché un fattore di speranza più concreta della concentrazione dell'attenzione del prossimo esecutivo di Silvio Berlusconi sulla Sicilia. E le piacevoli sorprese potrebbero non finire qui, visto che si attende un ruolo degno di nota anche per Gianfranco Micciché e Angelino Alfano. Il primo dovrebbe essere il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per il Sud ed il Cipe (Comitato Interministeriale Programmazione Economica); al secondo potrebbe andare il Ministero alla Funzione Pubblica. Staremo a vedere; intanto ci godiamo l'elezione di Renato Schifani.
Domani, invece, sarà il turno di Gianfranco Fini, che sarà eletto alla Presidenza della Camera dei Deputati, sottolineando così sempre di più il protagonismo della destra nella nuova scena politica italiana, che coincide con il suicidio della sinistra estrema, aiutato dal Partito Democratico di Walter Veltroni, capace di fare in una manciata di mesi ciò che ha tentato inutilmente di fare la Cia in sessant'anni, cioé la scomparsa della falce e martello dal Parlamento. Non solo, attraverso la candidatura di Francesco Rutelli alla poltrona di sindaco di Roma, il leader del PD è riuscito pure a donare alla capitale il primo sindaco di destra dai tempi della caduta del fascismo: roba da Guinness dei Primati! Premettendo che i panni sporchi si lavano a casa, però il Partito Democratico dovrebbe discutere qualcosina circa la leadership, avendo decisamente toppato e non soltanto per i meriti del centrodestra ed i demeriti della DisUnione nella scorsa e breve legislatura. Problemi loro, comunque. Il Popolo della Libertà ha quelli del Paese.
Gianni Alemanno è il nuovo sindaco di Roma e la sua vittoria suggella quella del Popolo della Libertà a livello nazionale, avendo sconfitto nettamente Francesco Rutelli, candidato del Partito Democratico, il cui leader è il sindaco uscente: Walter Veltroni. Gli sconfitti hanno dato la colpa al tema della sicurezza, soprattutto alla luce dello stupro di qualche giorno fa, che sarebbe stato strumentalizzato dalla destra. La verità sta nel fatto che l'Italia ha dimostrato di non poterne più del centrosinistra e di quello che (non) ha combinato nella legislatura neanche biennale di Romano Prodi, di cui Francesco Rutelli ne era il vicepresidente. La vittoria di Alemanno è stata schiacciante e Silvio Berlusconi ha commentato semplicemente con l'affermare di essere strafelice, mentre Gianfranco Fini ha dichiarato che sta vivendo di certo la vittoria più bella. L'Italia, dunque, è un Paese con un chiaro orientamento politico, in cui il divario con l'altra faccia della medaglia è così ampio da garantire la stabilità necessaria per affrontare un periodo che si preannuncia difficilissimo a livello economico. Ciò non significa, comunque, che bisogna mettere da parte il Partito Democratico, seppur già in crisi esistenziale, perché l'opposizione ha il diritto di essere interpellata attivamente e di collaborare per il bene comune, dando così dimostrazione di essere un Paese davvero moderno, pur con tutto il rispetto del principio di maggioranza, elemento essenziale della democrazia. Quest'ulteriore successo dà all'imminente legislatura una responsabilità senza alibi: bisogna riformare ciò che è cristallizzato e puntare alla risoluzione dei problemi fondamentali, soddisfacendo la domanda dei cittadini, guardando in faccia la realtà, senza promettere miracoli, ma facendoli. Ci sono tutti i mezzi per dare una svolta al Paese, giacché il nord, il centro ed il sud parlano la stessa lingua e con la medesima forza. Noi sì che possiamo.
Ho trovato su YouTube il video della manifestazione del 24 aprile 2008 degli ex interinali della Wind di Palazzo Gamma, di cui ho abbondantemente scritto negli scorsi giorni, a cominciare proprio dal "difetto di comunicazione" del sindacato a proposito di questo evento, scoperto dai lavoratori in corso solo grazie ad una breve del Giornale di Sicilia. Nel video ho visto molte facce note, quelle per cui ho scritto questa lettera. In relazione a loro, ho saputo che qualcuno ritiene e diffonde la voce che io voglia mettere in pericolo la loro battaglia: assolutamente falso. Io sono uno di loro, solo che il mio contratto non è ancora scaduto, così come quello degli altri che attualmente prestano servizio a Palazzo Gamma. E' stato triste, ad esempio, che il primo ragazzo che si vede nel filmato, incrociato nel giorno della manifestazione, mi avrebbe passato avanti, se non l'avessi salutato. Tra l'altro la frase: "Houston, abbiamo un problema" è diventata celebre all'interno del call-center proprio per me, in quanto la uso come introduzione all'e-mail aziendali in cui rilevo un problema ad un sistema o ad una zona. Nessun diritto di copyright, per carità! Soltanto incomprensione del motivo per cui io sia considerato un nemico, invece che uno che ha voluto porre all'attenzione pubblica che la lotta per la stabilizzazione dovrebbe essere posta in essere da tutti e non solo da quelli che non hanno più un contratto attivo. Ho voluto rilevare che c'è stata una stucchevole mancanza di informazioni su incontri, manifestazioni ed altro, il tutto confermato da Rosario Faraone nella breve del Giornale di Sicilia del 22 aprile. Eppure, ho dovuto indirettamente, perché non c'è stato alcun face-to-face (chissà per quale motivo), sorbirmi le critiche di qualche rappresentante sindacale interno all'azienda e di certo il livello di tensione con qualche dipendente è aumentato a causa di questo, giacché è stato ad esempio frainteso un mio riferimento al premio della produttività durante uno scambio di e-mail aziendali, da me considerato come un chiaro segno del buon lavoro posto in essere dal Call Center della Wind. Ho avuto, infatti, la sensazione che il fraintendimento è stato voluto, come se qualcuno avesse cercato e finalmente trovato il momento giusto per avercela pubblicamente con me. Alla luce di questo e di altro, io ribadisco che più siamo e meglio è e che non si debba più rinunciare al coinvolgimento di chi attualmente lavora a Palazzo Gamma, anche perché la scusa del contratto in corso non regge. Così facendo, infatti, si rischia di diffondere il sospetto che ci sia del clientelismo, cioé di puntare esclusivamente al ritorno di taluni ex colleghi, usandone altri ex, nascondendo il tutto a quelli che ex prima o poi lo diventeranno ma al momento non lo sono. Il sindacato, comunque, ha perso credibilità all'interno dell'azienda: è un dato di fatto. Non ci si fida più di chi ha posto in essere il "difetto di comunicazione", che ho reso noto pubblicamente, ma evidente di certo altresì ai colleghi che hanno avuto il contratto scaduto il 31 marzo. Essendo un utopista alla Tommaso Moro, non sarebbe male lottare senza intermediari e sostegni, conducendo il tutto sul piano della legge, fomentando la Direzione Provinciale del Lavoro con una vertenza comune. Tutti insieme: gli ex interinali del 31 dicembre, gli ex interinali del 31 marzo e gli interinali in corso. Dalla nostra avremo, magari, la mediatizzazione della battaglia, che sarebbe una lotta contro tutto il sistema del precariato; a prescindere dal risultato, metteremmo su strada, senza bandiere, lo sdegno nei confronti di una società contemporanea in cui il futuro della maggioranza dei giovani non è progettualizzabile. Se, invece, si continua a lottare in questo modo, cioé dividendo gli ex da chi non lo è ancora, informando gli uni e disinformando gli altri, non si arriva da nessuna parte. E' uno spreco di tempo ed è proprio il tempo quello che vogliamo recuperare.