09/05/2008


Caro Peppino,

la mafia ti ha fatto saltare in aria 30 anni fa, sperando di cancellarti in quel modo con il tentativo di fare archiviare il tuo assassinio come non tale, bensì come suicidio. Ma tu amavi la vita, ne eri così attratto che non ci sei riuscito a farti gli affari tuoi, perché era forte in te la passione per il giusto e l’odio per l’ingiusto. Eri ostinato e folle, così come tutti gli uomini coraggiosi: avesti l’audacia, ad esempio, di scrivere un articolo nel giornale L’idea Socialista con il titolo “La mafia è una montagna di merda“. Eroismo allo stato puro, anche perché pensa che c’è gente che ancora oggi avrebbe il terrore di fare una cosa simile. Se tu avessi un’altra possibilità di vivere in questo mondo, sono certo che rifaresti tutto ciò che hai fatto, magari rischiando di nuovo di finire ridotto a pezzettini in quel maledetto binario ferroviario. La Sicilia, però, oggi è cambiata, grazie anche alla tua vita sacrificata ed a coloro che hanno deciso di combattere come te. Certo è che cosa nostra (utilizzo le minuscole perché non gli voglio dare importanza) cammina ancora in mezzo alla gente onesta, però lo fa in silenzio, perché non può più proporsi come faceva indisturbatamente prima. Se tu fossi ancora tra di noi, ti accorgeresti che in ogni balcone palermitano c’è vivo il ricordo delle lenzuola bianche, anche se sono sparite; in via Libertà si può persino ascoltare l’eco dei sorrisi dei bambini, che facevano le catene umane nel tempo successivo alle stragi che provocarono la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. La Sicilia non è più quella di prima ma deve ancora migliorare: la lotta contro la mafia non è finita e non bisogna correre il rischio di credere che sia sconfitta solo perché è in silenzio, anzi sta così perché significa che tutto il potere è al posto giusto. Chissà, se tu fossi nato negli anni Ottanta, saresti un blogger e di certo saresti uno dei più letti; registreresti le tue celeberrime parodie con tanto di faccia grazie ad una modesta webcam e pubblicheresti il tutto su YouTube. Ti sarebbe piaciuto questo modo di comunicare con la gente, lo so, ed avresti fatto ancora più rumore. Ma tu dovevi nascere quando sei nato e lottare nel tuo tempo contro la peste mafiosa. Ti ringrazio vivamente, dunque e lo faccio in nome di tutti i palermitani, di tutti i siciliani, di tutti gli italiani, di tutti i cittadini del mondo che hanno l’assillo del bene.

Con affetto e stima,

Walter Giannò

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categoria:palermo ieri e oggi
04/05/2008


Stamattina ho visitato la mostra estemporanea,
I Colori dell'Anima, organizzata dall'associazione MafiaContro, di cui oggi sono diventato socio ordinario. L'evento artistico è stato realizzato per rispondere ai murales con l'effigie del boss Matteo Messina Denaro ed hanno deciso di partecipare molti pittori siciliani, tra i quali menziono Rosalia Bono, Lorenza Laudicina, Aurelio Di Carlo, Gianni Castronovo, Claudio Pezzillo, Nino Sancarlo, Giuseppe Marchese e Pietro Tarantino. In relazione alla mostra, ho realizzato il seguente foto-documentario, concludendo volutamente la rassegna con le fotografie di alcune vittime di cosa nostra.

Ho scelto come sottofondo la colonna sonora del celebre film di Roberto Benigni, La Vita è Bella, cantata da Noa, perché chi ha dato la vita per lottare contro la mafia, lo ha fatto per donare alla Sicilia il bene fondamentale della serenità.



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categoria:attualità, quotidianità, palermo ieri e oggi
03/05/2008
Così come avviene ogni inizio mese, ho appena finito di realizzare il foto-documentario con le cartoline d'epoca della collezione di Giuseppe Romano e con altre immagini, pubblicate ad aprile su Palermo.Blogolandia.It. Niente di che dal punto di vista tecnico, spero di avere anche stavolta realizzato l'obiettivo, cioé muovere la nostalgia nei confronti di una Palermo che non c'è più, tolta di mezzo dall'abuso edilizio mafioso, ed esortare al rinnovamento, ponendolo al di fuori dell'ambito della speranza. Se vi va, potete vedere le puntate precedenti, sfogliando questa pagina.



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30/04/2008


Una delle prime azioni di destra che l'esecutivo berlusconiano dovrebbe porre in essere è la proposizione della sanzione della castrazione chimica per chi si macchia del reato di abuso sessuale sulle donne e sui bambini. Non si può, ad esempio, rimanere semplicemente sgomenti di fronte all'ennesima notizia di oggi, che proviene dalla mia città, prontamente pubblicata qui sull'urban blog. E' accaduto, infatti, che 3 fratellini, tutti al di sotto dei 10 anni, sono stati vittime dei giochi sessuali di 4 adulti, tra cui c'è anche la loro madre. Gli abusi avvenivano in un appartamento della zona del mercato di Ballarò, dove si coinvolgevano i bimbi anche nel classico gioco della bottiglia: a conclusione del suo giro, la bottiglia indicava chi doveva subire la violenza sessuale. Terribile. I fratellini, inoltre, erano costretti a fumare le canne e a vedere i film pornografici. Spaventoso. Cosa fare, dunque, a questi orchi se non la peggiore pena possibile? Per gli uomini ci vorrebbe la castrazione chimica permanente, per le donne la sterilizzazione in maniera tale che non mettano più al mondo bambini nei confronti dei quali perpetrare la loro deformità mentale. Queste sanzioni, che avrebbero un carattere assolutamente afflittivo, fungerebbero più da punizione che da deterrente, in quanto ritengo che alla base degli abusi sessuali ci siano delle deficienze dell'intelletto che non possono però essere giustificate ma circoscritte e limitate. E' inaccettabile, infatti, che i pedofili e gli stupratori possano essere tranquillamente in libertà, definiti "predatori di vittime innocenti" dal presidente francese Sarkozy. Egli è convinto che "il crimine sessuale dovrà in primo luogo scontare intermanente la sua pena. Al termine della detenzione sarà esaminato da una commissione medica. Se i sanitari lo riterranno ancora pericoloso, il criminale sessuale dovrà andare nell'ospedale chiuso per farsi curare", cioé per sottoporsi alla castrazione chimica. Il primo ospedale per pedofili sarà aperto a Lione nel 2009. In Italia, tra i politici pubblicamente favorevoli alla castrazione chimica, ricordo Alessandra Mussolini, Antonio Di Pietro e Roberto Calderoli.
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30/04/2008
Ho deciso di pubblicare anche qui un post che ho scritto per Palermo.Blogolandia.It, il cui tema è notevolmente scottante:

"In seguito ad una segnalazione da parte di una lettrice, che preferisce restare anonima, cerchiamo di raccontare una storia, la quale può essere più delicata del previsto. C’è un uomo, che chiameremo S., nato nel 1965 a Palermo, che all’età di due anni e mezzo fu condotto all’orfanotrofio di Baida dalle autorità competenti, perché pare che la madre biologica avesse deciso di vendere lui e sua sorella ad una coppia americana. La donna fu arrestata, così come raccontò a S. la madre adottiva. L’orfanotrofio di Baida, un ricovero per le ragazze madri, era gestito da una certa Mamma Apollonia.

S. ora cerca di saperne di più sulla sua permanenza in quel luogo ma non è riuscito a scoprire assolutamente nulla. Ha chiesto informazioni presso tutti gli orfanotrofi palermitani e moltissimi gli hanno risposto con la solita solfa: “Non so nulla“; “Non so dove sei stato“; “Non posso dirle nulla“. Utilizzando internet, S. ha scovato il gruppo su Msn dei “figli adottivi e genitori naturali“, grazie al quale ha beccato due persone che sono state in quell’istituto, entrambe convinte fermamente che lì accadeva qualcosa di molto strano e soprattutto illecito. Una di loro si è pure recata nei locali di quel rifugio, accorgendosi che erano sotto sequestro; ha affermato che lì c’era un mercato di bambini. Ha rivelato, infatti, di essere sicuro che il fratello è stato venduto il giorno dopo la nascita, così com’è successo anche alla sorella di S.

S. ha provato a chiedere informazioni presso l’anagrafe del Comune per ottenere il certificato di nascita integrale ma gli è stato sostenuto che serve un permesso speciale del Tribunale, da cui, interpellato, ha avuto come risposta che non esiste più alcun visto da richiedere, in quanto la legge è decaduta diversi anni fa: il cane che si morde la coda.

Tramite il web, sostenendo l’appello di S. e di altri, abbiamo deciso, dunque, di cercare di ottenere informazioni in merito a quel ricovero per le ragazze madri. Per chi sa qualcosa su questa faccenda, può lasciare un commento qui o inviare una e-mail a walter.gianno@email.it".

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27/04/2008
Non sopporto i posteggiatori abusivi ed a Palermo ce ne sono troppi, che spuntano come funghi soprattutto il sabato sera nei punti nevralgici della città. Non stanno lì di certo per "guardare la macchina", bensì per accaparrarsi l'euro, intimorendo anche senza dire una parola, giacché il cittadino pensa: "se non lo pago, mi fa lo sfregio alla macchina". E' un'attività illegale, eppure la polizia municipale non interviene come dovrebbe ma li lascia lì dove sono. Di mattina, dunque, ci sono le zone blu; di sera i posteggiatori abusivi e parcheggiare a Palermo è ormai un'uscita da preventivare nei bilanci mensili delle famiglie, già di per sé preoccupanti. Basterebbe semplicemente far rispettare la legge, riprendendo la sentenza 41462 del 2004 della Sezione Seconda Penale della Corte di Cassazione, ai sensi della quale i posteggiatori abusivi, che chiedono soldi in cambio della custodia dell'automobile, commettono reato e ciò indipendentemente dalla somma richiesta agli automobilisti. Carta canta, eppure nisba. Questo è un problema, una di quelle piaghe da Johnny Stecchino, per intenderci. Ma ora c'è ne pure un'altra: i lavavetri che ti minacciano se non li paghi dopo che ti hanno per forza "pulito" il vetro della macchina, anche se è splendido-splendente. Sembrava già abbastanza dovere tollerare le zingare che ti chiedono l'elemosina ai semafori e ti riempiono di maledizioni, se non dai retta alle loro richieste; ora è arrivato persino il momento dei lavavetri violenti. Ma almeno in questo la polizia si è mossa e ne ha arrestati sette all'incrocio di via Perpignano con la Circonvallazione, grazie al "coraggio" di qualche automobilista. Tutta questa lamentela, naturalmente, non è di stampo razzista (così metto le mani avanti a qualche commentatore che potrebbe pensarlo e scriverlo a più riprese), perché la superiorità della razza è un'assurdità che non ha nulla a che vedere con l'intelligenza; non è nemmeno anti-cristiana, in quanto la carità è tale se spontanea. E' solo frutto della rabbia nei confronti dell'inerzia del Comune in relazione a questi problemi storici ma come al solito tutti ci lamentiamo ma nessuno fa nulla. Ah, se fossi un miserrimo consigliere comunale!
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26/04/2008

Ed è apparso un nuovo murales con la faccia del boss di Castelvetrano Matteo Messina Denaro, latitante dal 1993, stavolta sulla parete che confina con la Facoltà di Giurisprudenza di Palermo, firmato sempre con “F.A.”. La cornice è nera e c’è un’unica effigie del boss, di colore giallo e rosso. Un commento a caldo: ritengo che l'autore abbia voluto sfruttare al meglio la pubblicità e non sarebbe male se rivelasse anche lo scopo del disegno: semplice arte? incitamento alla cattura? goliardata? segnale che vuole inquietare?

Sul luogo sono intervenuti i Carabinieri di Piazza Verdi.

Sembra, dunque, che il murales davvero sia recente, al contrario del primo, di cui è stata diffusa la notizia l'altro ieri, prontamente riportata qui e sull'urban blog, segnalando che l'effigie del boss era almeno presente da gennaio, in quanto pubblicai due foto il 23, scattate quattro giorni prima ed inserite su Flickr.

Così come già ribadito, ho la sensazione che F.A. (o chi per lui) abbia voluto cavalcare l'onda del successo, giacché il suo primo murales ha attirato l'attenzione dell'opinione pubblica e mi sa che ne vedremo degli altri nei punti nevralgici del capoluogo siciliano.

Nel suo blog, il senatore Carlo Vizzini ha risposto con questo post all'autore dell'effigie, sottolineando che si tratta di "un episodio inquietante e grave", "che la dice lunga sulla difficoltà a compiere il cambiamento di mentalità necessario per battere la mafia".

Per quanto mi riguarda, quando pubblicai la notizia il 23 gennaio, scrissi di essere stato "d'accordo con il messaggio del murales", in quanto la qualificazione "Ultimo" mi spinse a ritenerlo un incitamento all'arresto del boss, essendo ritenuto uno dei capi più rilevanti di Cosa Nostra. In relazione, tuttavia, a questo nuovo murales, penso che sia solo mosso dalla pubblicità e dalla voglia di continuare ancora a fare parlare più dell'autore che del messaggio. Certo è che F.A. magari avrebbe dovuto cambiare personaggio, non so... Giovanni Falcone, ad esempio.


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categoria:attualità, palermo ieri e oggi
24/04/2008


L'Apcom, in un'agenzia delle 10.15, ha divulgato questa notizia:

Un dipinto raffigurante il volto del boss mafioso latitante Matteo Messina Denaro è stato scoperto su un muro dietro la Cattedrale di Palermo. Il murales, ripreso da una vecchia foto del boss, è una immagine a colori, composta da quattro ritratti, dove alla base vi sono otto simboli del dollaro americano e una scritta: "Messina Denaro è L'ultimo!". In alto, invece, vi è anche una sigla "F.A.", che potrebbero essere le iniziali dell'autore del disegno. Sull'espisodio indaga la Questura di Palermo.

Ebbene, sull'urban blog di Palermo, di cui sono il "sindaco", ho pubblicato 2 foto del murales il 23 gennaio, presenti anche sull'account di Flickr che è collegato al sito ed ho appena riportato la notizia (cliccate qui).

Aggiornamento 13:27: Precisazione. La notizia e la foto sono state riportate sabato scorso sull’ultimo numero del mensile S… sempre tre mesi dopo...

Aggiornamento 17:23: E' uscito il seguente comunicato Ansa:

PALERMO, 24 APR - Le foto del murales che ritrae il volto del boss latitante Matteo Messina Denaro, dipinto sul muro di cinta dietro la cattedrale di Palermo, sono apparse su un blog il 23 gennaio scorso inserite da uno studente universitario di 27 anni Walter Gianno’. Dopo la notizia dell’ANSA di stamani, ripresa da diversi organi d’informazione e pubblicata sui siti internet, sul blog e’ cominciato il dibattito.
Rudy Bandiera scrive: ‘Walter sei sempre troppo avanti! questa e’ la dimostrazione che blogolandia ha una capillarita’ sul territorio, dannatamente superiore ai media tradizionali’. Orsetto lavatore commenta: ‘Secondo me e’ un semplice dipinto (deturpante senza dubbio) ma ha un intento artistico e non celebrativo nei confronti del latitante’. E Bibi Bianca scrive: ‘Molto rumore per nulla. Il murales e’ chiaro. I colori predominanti sono il giallo e il rosso : i colori della squadra del Messina. La lettera in alto a sinistra (F) e’ l’iniziale del nome del Presidente Franza e la ‘A’ a destra e’ il richiamo ad una serie A sempre piu’ lontana. Sotto ancora piu’ chiaro: ‘Messina-denaro’ e il segno dei dollari. Quindi ‘ultimo’, ultimo richiamo al Presidente Franza di mettere mano al portafoglio, rafforzare la squadra e puntare alla serie A. Il murales, non a caso, e’ stato fatto a gennaio quando il Messina rischiava addirittura di retrocedere in serie C. Mi resta solo da scoprire se il viso con gli occhiali e’ quello del mister o di un calciatore. Con buona pace di tutti’. (ANSA).



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categoria:websurfing, attualità, palermo ieri e oggi
17/04/2008


Dopo aver concluso la lettura della "Storia della Mafia Siciliana" di John Dickie (vivamente consigliato), da cui sono scaturiti due post, l'uno sul rapporto tra Forza Italia e Cosa Nostra e l'altro su Giuseppe Pitré, ho deciso ieri di acquistare il libro di Saverio Lodato, intitolato "Ho ucciso Giovanni Falcone", il cui protagonista è Giovanni Brusca, colui che azionato il telecomando che uccise il giudice palermitano nel maggio del 1992: ieri notte, prima di addormentarmi, ho letto i primi due capitoli. Nel primo si racconta il modo in cui il boss di San Giuseppe Jato fu arrestato, mentre nel secondo si narra la sua iniziazione a Cosa Nostra. Ciò che ho subito notato, tuttavia, è il riferimento al fatto che i proventi del libro saranno devoluti in beneficienza. Verso chi, mi chiedo. Quell'uomo, o bestia umana che dir si voglia, che dovrebbe uscire dal carcere quando avrà compiuto 64 anni, in virtù del fatto che si è pentito, ha ucciso "molto più di cento - persone -, di sicuro meno di duecento". E' stato colui che, ad esempio, ha sciolto nell'acido il corpo del piccolo Giuseppe Di Matteo. Conoscere la sua storia è importante, in quanto apre con ancora più forza e violenza gli occhi dei siciliani in relazione alla peste mafiosa e se avessi potere decisionale, proporrei l'inserimento della storia di Cosa Nostra nei programmi scolastici siciliani, giacché la lotta all'organizzazione criminale deve essere anche culturale. Non sarebbe affatto una cattiva idea, non pensate? Anche perché la mafia c'è: il silenzio non coincide con la sua assenza e fa più paura così che quando spara, giacché palesa ordine in corso. A Palermo si sa che il racket è pagato dalla maggioranza assoluta dei commercianti, nonostante i proclami, nonostante le associazioni, nonostante i tentativi istituzionali di soffocare il fenomeno del pizzo. Da ciò ne consegue che tutti sappiamo parlare ma pochi sappiamo agire. Ad esempio, c'è chi non si sognerebbe mai di scrivere un post del genere per paura di ritorsione ma io me ne frego del timore. Sono un pesce piccolo, ovviamente: non mi attendo mica una lettera minatoria con un proiettile allegato, però a Palermo c'è ancora troppa paura perché ci stanno loro, di certo non più forti come prima ma sempre influenti. A tal proposito sogno un esecutivo che possa tornare a combattere con rigidità il fenomeno mafioso, aumentando la durezza del pugno, portando il nemico alla visibilità per eliminarlo in maniera definitiva, in quanto Cosa Nostra non è uno stato d'animo, così come pensavano assurdamente molti intellettuali del secolo scorso, responsabili dell'uguaglianza siciliano = mafioso, bensì un'organizzazione umana e dunque destinata alla scomparsa così come tutte le cose che hanno a che fare con l'uomo. Si dovrebbero mettere da parte i proclami di eroismo su Mangano, giacché sono pericolosi e fuorvianti, derivanti da chi dovrebbe palesare tutt'altro che simili esternazioni e ci si dovrebbe concentrare sulle varie modalità della lotta alla mafia, che deve essere frontale, militare, sociale e culturale. Ci tengo a precisare, in relazione a ciò, che il precedente esecutivo di Silvio Berlusconi è stato quello che ha fomentato la caccia senza confini ai mafiosi: l'arresto eccellente fu Bernardo Provenzano; ricordo, inoltre, che il regime del 41bis divenne norma permanente proprio con il leader del Popolo della Libertà al governo e, a proposito del libro che sto leggendo, nell'indice dei nomi citati da Brusca non c'è quello di Berlusconi. Con ciò non voglio assolutamente sostenere che lo scorso governo di Prodi fu meno attento alla lotta contro Cosa Nostra, giacché essa non ha alcun colore politico. Ad esempio, furono catturati i Lo Piccolo. Però bisogna dare continuità a tutto questo, con estrema durezza ed unità. Io ho fiducia che le cose possano definitivamente cambiare.
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categoria:storia, cronaca, attualità, palermo ieri e oggi
11/04/2008
Accade spesso in questo blog, quando paleso la mia appartenenza politica a Forza Italia, che taluni commentatori mi esortano a scrivere la mia su Marcello Dell'Utri e, dunque, sul rapporto tra il partito di Silvio Berlusconi e Cosa Nostra. Ebbene, è arrivato il momento di soddisfare queste domande.

Innanzitutto, io non sono portatore della verità assoluta e non pretendo che la mia sia considerata primaria rispetto alle altre: ciò che leggerete è il mio commento che si basa sui fatti e non sul sentito dire, perché ho sempre ritenuto fondamentale che il pensiero debba essere fomentato dall'effettualità.

Cominciamo dalla mafia.

Ricordo a chi non mi conosce che io sono palermitano e che so benissimo cosa accadde nella mia città in seguito alle uccisioni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (nel 1992 avevo 11 anni). Ho anche qualche memoria su quello che avvenne prima, su com'era Palermo e su com'è diventata.

E la mafia è nata a Palermo, più che in Sicilia. Le premesse della criminalità organizzata sono da ricercare nel tessuto socio-politico-economico dell'Ottocento, soprattutto della sua seconda parte, quella che condusse all'Italia unita. E ciò che avvenne dopo l'unificazione non fu rose e fiori per la mia terra, anzi. Però non voglio scrivere sulle origini, bensì sulle caratteristiche di Cosa Nostra. E' uno Stato d'ombra, in primis e non un anti-Stato che ottenne consenso omertoso in una società senza Stato, cioé quella siciliana. E' uno Stato in quanto ha l'obiettivo di controllare il territorio; ha la sovranità sulla popolazione residente nel suo territorio ed il pizzo equivale alla tassa di un esecutivo legale. Ha un obiettivo economico, in quanto cerca di realizzare un profitto da ricavare da tutto ciò che si può spremere. All'inizio, una delle maggiore risorse per la mafia furono le coltivazioni dei limoni (la Conca d'Oro alimentava enormemente il mercato degli agrumi internazioni e gli inglesi ne sanno qualcosa in relazione al loro the), poi ci furono le zolfatare ed oggi c'è soprattutto il traffico degli stupefacenti, un business che ha reso gli uomini di Cosa Nostra ricchissimi.

E la mafia ha sempre avuto la necessità di non avere ostacoli e la migliore protezione in tal senso non può che non essere la politica. Se Cosa Nostra, infatti, non avesse avuto l'apporto di uomini politici influenti, già sarebbe scomparsa da quasi cento anni. Ci furono momenti, infatti, in cui poteva essere annientata ma non si volle dare credito a chi avrebbe potuto farlo e non si volle ascoltare chi urlava che a Palermo c'era qualcosa di storto e soprattutto di organizzato. Pochi miei concittadini, ad esempio, hanno sentito parlare di Gaspare Galati e di Ermanno Sangiorgi. Di Emanuele Notabartolo, inoltre, alcuni sanno che è semplicemente una via, nei pressi del Giardino Inglese, disconoscendo che fu la prima vittima eccellente di Cosa Nostra. E ci furono tanti altri uomini che cercarono di aprire gli occhi a coloro che riscaldavano le poltrone a Roma: Filippo Antonio Gualtiero, Diego Tajani, Giovanni Nicotera, ecc. La prima vera lotta alla mafia si fece quando al governo c'era Benito Mussolini, che decise d'inviare in Sicilia Cesare Mori, il prefetto di ferro per toglierla di mezzo, che ottenne alcuni successi storici, come quello che derivò dall'assedio di Gangi, in cui furono arrestati 130 latitanti e 300 complici. Il fascismo decise di dichiarare guerra alla criminalità organizzata perché le due forze erano incompatibili. Il pentito Antonino Calderone dichiarò che il regime fascista di Benito Mussolini aveva reso la vita dei mafiosi "dura", perché "molti venivano mandati all'Isola dall'oggi al domani... dopo la guerra non c'era quasi più mafia". Il fascismo pretese di avere risolto il problema ma non era così: indusse al silenzio Cosa Nostra, gli mise paura ma non ce la fece a dare il colpo di grazia. La mafia respirò quando fu rovesciato Mussolini e tornò di nuovo in carreggiata. Ancora oggi si dice in giro che uomini d'onore aiutarono gli americani a sbarcare in Sicilia ed in relazione a ciò c'è la leggenda di Don Calogero Vizzini e il foulard giallo.

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categoria:politica, storia, palermo ieri e oggi
30/03/2008


A Palermo c'è una lunghissima via intitolata a Giuseppe Pitré. Costui fu un importante scrittore e antropologo italiano e si suoleva definire un "demopsicologo". Nel capoluogo siciliano c'è anche un museo etnografico che ha il suo nome. Ora, sto "divorando" con passione ed interesse la Storia della mafia siciliana di John Dickie e lì si legge:

"Ecco come definiva la mafia nel 1889: La mafia non è setta né associazione, non ha regolamenti né statuti. Il mafioso non è un ladro, non è un malandrino... La mafia è la coscienza del proprio essere, l'esagerato concetto della forza individuale... Il mafioso vuol essere rispettato e rispetta quasi sempre. Se è offeso non ricorre alla Giustiizia, non si rimette alla Legge. [...] Per un lungo, lunghissimo periodo, Pitré fu un talismano per i criminali siciliani e i loro avvocati; a metà degli anni Settanta del Novecento la sua compiacente definizione della mafia fu addirittura citata in un'aula di giustizia da Luciano Leggio, il temutissimo boss corleonese. Non è probabilce che Pitré fosse propriamente un membro della mafia. Ma è un fatto che all'epoca della prima rappresentazione di Cavalleria Rusticana (1890) lavorava nel governo locale di Palermo a stretto contatto con un deputato da lui fervidamente proclamato "vero gentiluomo... correttissimo e onesto amministratore". Solo che "l'onesto amministratore" era il più famigerato mafioso della fine dell'Ottocento, un uomo che rappresentava una smentita vivente di qualunque possibile nozione della mafia come una realtà arretrata: don Raffaele Palizzolo". Ed a proposito del processo per l'omicidio di Emanuele Notabartolo, prima vittima eccellente della mafia, si legge: "Un teste la cui deposizione fu seguita con particolare interesse fu Giuseppe Pitré, il folcrorista. Il professore di demopsicologia fornì una dichiarazione entusiastica della personalità di Palizzolo (i due erano colleghi nell'amministrazione comunale palermitana). Pitré affermò che il fatto che  in gioventù Palizzolo avesse scritto un romanzo dimostravfa che il suo era "un animo gentile, devoto alla virtù, avverso al vizio ed a qualsiasi turpitudine". Richiesto di definire la mafia, Pitré spiegò che le sue origini risalivano alla parola araba "mascias", la quale designava un'esagerata consapevolezza della propria personalità, una riluttanza a piegarsi alla prepotenza che nelle classi inferiori poteva condurre al crimine". Ora, per chi non lo conosce, Raffale Palizzolo fu il mandante dell'omicidio di Emanuele Notabartolo ma fu assolto dalla Cortedi Assise di Firenze per insufficienza di prove nel 1905, grazie ai suoi importanti appoggi, soprattutto politici. Quando quattro anni prima, tuttavia, fu condannato, "il demopsicologo Giuseppe Pitré si fece promotore della creazione di un Comitato Pro Sicilia allo scopo di esprimere la pubblica indignazione suscitata dalla condanna di Palizzolo, vista come un attacco contro l'isola nella sua totalità. Duecentomila persone vi aderirono per mostrare il loro sostegno all'iniziativa. [...] Non è affatto impossibile che l'annullamento della sentenza bolognese sia stata un'offerta di pace alle forze organizzate intorno al Comitato Pro Sicilia".

Ora, Giuseppe Pitré fu uno dei letterati palermitani più rilevanti, però questa macchia, poco conosciuta, pesa come un macigno. Brevemente ritengo che bisognerebbe cominciare ad approfondire per bene la storia della mafia, giacché per sconfiggerla occorre "sparare" anche con l'arma della cultura e della diffusione capillare di essa. E non sarebbe male se qualche via perdesse il suo toponimo, magari per assegnarlo a gente come il questore Ermanno Sangiorgi, il quale può essere considerato come l'antenato professionale di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
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categoria:storia, palermo ieri e oggi
03/03/2008
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categoria:storia, palermo ieri e oggi
29/02/2008


Ecco Giuseppe Salvatore Riina, figlio terzogenito del Capo dei Capi, che sta uscendo dal carcere, dopo la liberazione.



Ecco, invece, la Mercedes Nera che lo aspetta: dentro ci sono la madre, un'altra donna ed il cognato.

Uhm... Mercedes... il figlio di Totò Riina vestito alla moda...

Quando gli chiediamo i danni?
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categoria:palermo ieri e oggi
07/02/2008
Ho appena pubblicato nell'urban blog di Palermo un post che merita di essere letto, dal titolo: "Ora in cielo c'è un angelo in più" racconta il gesto di amore di un figlio che ha perso la vita per assicurare quella del padre.
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categoria:attualità, palermo ieri e oggi
05/02/2008
Ho appena pubblicato su Youtube questo foto-documentario in cui racconto con le immagini, le quali sono state messe a disposizione da Daniele Romano, com'era Palermo ai tempi della storica promozione in serie A. Su Palermo.Blogolandia.It troverete anche la premessa di Carlo Brandaleone, firma illustre del Giornale di Sicilia.


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categoria:calcio, palermo ieri e oggi
30/01/2008
Ho appena pubblicato nell'urban blog di Palermo questo video che ho realizzato oggi. Buona visione.


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categoria:storia, palermo ieri e oggi
30/12/2007
Ed ora un video che ho realizzato oggi, utilizzando tutte le cartoline su Palermo della collezione di Giuseppe Romano finora pubblicate nell'urban blog del capoluogo siciliano, di cui sono "sindaco".
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categoria:palermo ieri e oggi
19/12/2007


Dal Giornale di Sicilia (a pagina 11): "La Guardia di Finanza sta effettuando in tutta Italia ispezioni in 80 call center dei maggiori gestori di telefonia fissa e mobile, per verificare il rispetto per la privacy [...] Per porre fine al crescente fenomeno delle telefonate di disturbo [...] il garante aveva imposto ai gestori una serie di obblighi, tra questi, in particolare, quello di interrompere l'uso indebito di numeri telefonici a scopi commerciali, senza il previsto consenso da parte degli interessati; insomma, quelle telefonate fatte possibilmente in orari impossibili - durante il pranzo, o peggio, in piena pennichella per offrire prodotti assolutamente competitivi e necessari dei quali molto spesso l'utente non ha alcuna voglia di conoscere i dettagli".

Grazie a Dio oggi sono un assistente tecnico Libero Infostrada, cioé lavoro in un call center e mi occupo del supporto per i clienti di Wind che hanno a casa l'Adsl. Sono, dunque, un tele-operatore call center in-bound con tutti i benefit del posto di lavoro dignitoso ed il mio datore è direttamente Sawiris
: non c'è, dunque, un outsourcer di mezzo. Ma nel mio curriculum vitae c'è stato anche il periodo in cui ho fatto pure out-bound, cioé contattavo io stesso i "potenziali" clienti per cercare di vendergli qualcosa che mi avrebbe procurato lo stipendio. Ho lavorato, ad esempio, per conto di una società di cui non faccio il nome ed avevo il compito di fissare appuntamenti per gli agenti che avrebbero dovuto terminare il lavoro, cioé convincere uno a sottoscrivere un abbonamento con Fastweb (tele-marketing); ho, poi, telefonato alle case dei palermitani per convincerli a fare iscrivere i figli ad una scuola d'informatica, eccetera. Ho fatto anche tele-selling. Naturalmente non ho accettato l'out-bound perché mi piace stressarmi al telefono ma perché non ho mai avuto nulla di meglio in quei determinati periodi. I vaffa erano all'ordine del giorno e quando mi capitava l'interlocutore davvero scortese, gli rispondevo che io stavo lavorando e che meritavo un benché minimo rispetto, in quanto non chiamavo di certo per hobby. Facevo quel lavoro per necessità economica ed ancora oggi migliaia di ragazzi lo fanno per il medesimo motivo, perché il mercato del lavoro non offre nient'altro. Da ciò ne deriva un profondo fastidio per la seguente proposizione dell'articolo suddetto del Giornale di Sicilia: "per offrire prodotti assolutamente competitivi e necessari". Leggo, infatti, in questa frase una celata ironia nei confronti del tele-operatore out-bound. D'accordo che è fastidioso essere chiamati al telefono in continuazione per un abbonamento o per una bottiglia di vino, però bisogna anche fermarsi a pensare a chi sta dall'altra parte della cornetta e perché.
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categoria:la mia vita, attualità, palermo ieri e oggi
17/12/2007


Di pomeriggio ho passeggiato con mio padre per via Ruggero Settimo e ad un tratto ho incrociato il magistrato e politico Giuseppe Ayala. Era da solo, aveva il volto ridente e camminava liberamente come tutti gli altri. Già, la nostra Palermo è cambiata. Prima quell’uomo, che lavorò con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, camminava sotto scorta con il pericolo costante di una ritorsione della mafia. Ma oggi è tutta un’altra storia. Quelli ci sono sempre però non fanno più paura e dobbiamo ringraziare per questo i nostri due eroi, che sacrificarono le loro vite per la libertà della nostra terra. E continuiamo a lottare e a guardare avanti, fieri ed orgogliosi della nostra palermitanità.
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categoria:palermo ieri e oggi
15/12/2007


Prendendo spunto dal libro di Ignazio Sucato sulla Lingua Siciliana, edito da La Via nel 1975, ho deciso di regalarvi alcuni tra i più famosi modi di dire in siciliano, che ancora oggi si possono ascoltare per le strade di Palermo.

  • Ammuccia ammuccia cà tuttu pari (Per quanto nascondi, tutto apparirà lo stesso).
  • C'amuri ti pigghiu e cu' sdegnu ti lassu (Si comincia per piacere e si smette per sdegno).
  • 'Un avi nè amuri nè sapuri (Persona e pietanza scipita).
  • Acqua assuppa viddanu (Pioggerella sottile, tanto gradita al contadino).
  • Arrunchiari li spaddi (Non c'è niente da fare; bisogna rassegnarsi).
  • L'arvulu pecca e la rama ricivi (Il padre ne fa una grossa, ma chi la piange è il figlio).
  • Si la vitti di l'astracu (Neanche ha mosso un dito per aggiustare la faccenda e gli è andata bene).
  • Mancu li scarpi ci pozz'allustrari (Lui è molto più distinto e istruito di me).
  • Bonanotti a li sunatura (La cosa è andata così; mettiamoci il cuore in pace).
  • 'A mal'erva 'un sicca mai (Il male ed i cattivi non sono facile sradicarli).
  • Fatti fama e va curcati (Ti sei fatto un buon nome, puoi dormire tranquillo, anche se sbaglierai).
  • Comu un cani vastuniatu (Come un cane bastonato; avvilito, confuso).
  • Manciari cu la testa nu saccuni (Vivere allegramente, senza preoccupazioni).
  • Cacciari muschi (Quel negozio non fa affari).
  • Lu picca m'abbasta e l'assai mi suverchia (Non ho troppo pretese: il poco mi basta, del troppo non ho che farmene).
  • Pigghiarisi lu itu cu tutta la manu (Abusare della fiducia degli altri).
  • Fari d'un pilu un travu (Esagerare, fare succedere un putiferio, per niente).
  • Dopo lu lampu veni lu tronu (Dop la minaccia attendi il castigo; dalle parole ai fatti).
  • Ogni lassata è pirduta (Non ti lasciare sfuggire la buona occasione).
  • Nun si vitti chiù lustru (Poveraccio, non ebbe più pace).
  • La matinata fa la iurnata (Nelle ore mattutine va fatto il maggiore lavoro).
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