13/11/2009

BlogSicilia - 1.000.000 di pagine visualizzate


Un milione di visualizzazioni dal primo post, una crescita esponenziale e progressiva dei visitatori. Questa è, in estrema sintesi, l’individuazione concreta del successo di BlogSicilia, il network di citizen journalism, la cui mission è diffondere la partecipazione dei siciliani al racconto della notizia, in perfetto stile 2.0.

Un’autorità crescente sottolineata anche dall’attenzione della cosiddetta informazione tradizionale, perché BlogSicilia è stata più volte negli scorsi giorni “una nota di agenzia”, ripresa da Adnkronos, Agi e Ansa, con citazioni su Repubblica, LiveSicilia e Giornale di Sicilia.

Ciò perché siamo stati protagonisti della cronaca, coerenti con la nostra filosofia che coincide con la splendida parola della libertà. Chiunque, ricordiamo, può scrivere su BlogSicilia: non applichiamo nessun vaglio redazionale e nessuna censura. E quanto accaduto con Massimo Ciancimino e con le repliche dell’avvocato Michele Costa (figlio del procuratore Gaetano) e dell’ex ispettore della Dia Pippo Giordano (che ha collaborato con il giudice Paolo Borsellino) dimostra la forza dell’idea che sottosta al network, su cui Qui News ha scritto: “Questo dialogo telematico può diventare veramente un giro di boa nella cultura siciliana“.

Un milione di pagine lette, dunque, che raccontano che BlogSicilia è in continua crescita. Ed ora comincia il bello. Pronti a continuare a fare ancora più rumore?

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30/10/2009

La festa dei morti

(Pubblicato anche su Palermo - BlogSicilia) Se non ci fosse la morte, non ci sarebbe la vita. Triviale ipotetica che racconta una verità inconfutabile, collocata tra la bellezza della nascita e la drammaticità della scomparsa, periodo entro cui ognuno pone in atto la propria filosofia e la propria concezione del tempo.

E noi siciliani abbiamo un rapporto particolare con la morte, la rispettiamo fino a commemorarla a contatto con l’individuazione concreta della gioia della vita, cioé il sorriso di un bambino.

Il 2 novembre, infatti, c’è la ricorrenza di regalare un dono, raccontando che proviene da un caro estinto: il nonno o la nonna che non ci sono più, che da lassù ti guardano ed una volta all’anno ti portano un regalo con cui giocare appassionatamente. Ma attenzione, bimbo! Non svegliarti di notte, non fare il furbetto: non puoi fare l’avventuriero per scoprire il momento in cui il dono viene fisicamente elargito. Si rischia il solletico ai piedi.

Ecco la morte che diventa tradizione, entrando in contatto con la vita. Altro che Halloween, che non ci appartiene. Lì la morte fa paura, si traveste di forme mostruose. In Sicilia, invece, essa ha un rapporto continuo con l’esistenza, che continua nel nero delle vedove dopo il suo compimento, perché il ricordo addolorato non può scomparire, perché il solo pensiero rende viva la stessa morte, perché abbiamo più paura dell’oblio.

E, quindi, il 2 novembre diventa non tanto la commemorazione dei defunti quanto la celebrazione del ricordo della vita di chi non abbiamo più fisicamente accanto, a cui vogliamo che i nostri bambini partecipino col sorriso.

Questa è Sicilia, signori miei.

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15/10/2009

Palermo 2020, e perché no?



È online il blog di "Palermo2020", dedicato alla candidatura del capoluogo sicilano ai giochi olimpici.

Per l'occasione, ecccovi un post che ho pubblicato su BlogSicilia ieri:


Siamo i soliti disfattisti e vittimisti.
L’esuberante Nino Strano candida Palermo alle Olimpiadi del 2020così ha raccontato Raffaele Lombardo) e come risposta scriviamo qua e là che è una cosa ridicola, che dovremmo pensare a togliere l’immondizia dalle strade, che la mafia si divertirebbe, che bisogna lasciare queste cose alle città più importanti. (

E perché no? Cos’ha Palermo meno di Venezia e di Roma? Volete voi le Olimpiadi in Padania? (sapete che il presidente della Regione Veneto non ha preso bene la nostra candidatura?); o volete voi che la fiaccola si faccia di nuovo il giro attorno al Colosseo? È così fastidioso immaginare la nostra città al centro del mondo per un mese intero?

E poi, quant’è fastidioso leggere da taluni su Facebook o sui blog che a Palermo le Olimpiadi non si possono neanche immaginare a causa della mafia. Questo è vittimismo. Sostenere questa candidatura sarebbe, infatti, una splendida risposta di rinascita e di distacco da chi vorrebbe che Palermo rimanesse nel suo isolazionismo per continuare a decidere il bello e il cattivo tempo. E poi… se continuiamo ancora a ragionare in questo modo, allora a Palermo non dovremmo neanche pensare di ospitare la coppa internazionale di bocce (ammesso che esista una cosa del genere).

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14/10/2009

E se lo Stato "scantasse" più della Mafia?

(Pubblicato anche su Palermo - BlogSicilia) La mafia c’è. Respira in mezzo a noi. Conosciamo il suo sguardo, percepiamo il suo alito. Partecipiamo al suo profitto quando andiamo a comprare un pezzo di pane o un gelato, anche se poi proseguiamo dritto allorché incrociamo uno di loro. Gli diamo da mangiare, paghiamo le sue armi, le sue auto, i suoi gioielli. Lo facciamo perché non possiamo fare altrimenti, perché chi non paga il pizzo a Palermo? E quei soldi che versiamo agli esercenti, che non possono non essere consenzienti, finiscono anche in parte nelle tasche della piovra mafiosa.

Magari c’è chi ha necessità di alzare il costo di ciò che vende così da compensare all’utile mancante a causa dell’imposta dei picciotti. Aumenta il costo del pane e aumenta il costo della carne? È colpa della crisi, diciamo. Era colpa della crisi anche quando la crisi non c’era. La parola “crisi”, infatti, è comoda: puoi nasconderci dietro ciò che vuoi. Anche la chiusura di un locale, che forse è stato serrato perché il titolare non riusciva a sostenere la gabella del boss del quartiere, a volte proprio espropriato da lui stesso, che in questo modo può farlo gestire da uno dei suoi fidatissimi compari.

Perché succede questo? Paura. E perché “mondo è, mondo sarà”. La mafia incute timore, passo dopo passo. Una scatola di fiammiferi, un bidone pieno di benzina, l’attak nella serratura, la telefonata intimidatoria, la rapina punitiva, e chi più ne ha, più ne metta. La mafia scanta, mentre lo Stato molto meno. Se non paghi la mafia, può ridurre ai minimi termini tutti i sacrifici che hai fatto in una vita, vederli in fumo in un batter d’occhio. Come dare torto a chi paga il pizzo?

Ma se lo Stato scantasse più della mafia? In Sicilia, infatti, è la paura che muove l’emozione del popolo. Da noi vince chi scanta di più: è qui l’essenza della lotta, il discrimine tra il bene e il male.

N.B.: Per i non siciliani, "scantare" significa "incutere timore".

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11/10/2009

Ite missa est

Ite missa est. E ora? Caliamo progressivamente il sipario dopo la tragedia messinese che è al contempo siciliana (e poi italiana, come ci ha ricordato coi suoi tempi il resto del Paese)?

Se è avvenuto ciò che ci ha sconvolto, non è stato di certo per colpa della pioggia. Sarebbe una giustificazione ipocrita, uno stolto tentativo di scaricare il barile alla Natura. Dovrebbe, invece, essere inconfutabile la causa umana: più propriamente sarebbe giusto focalizzare la nostra adirata attenzione (al momento non rassegnata) nei confronti dell’homus administrator, ovvero di colui che si dovrebbe occupare delle piccole cose (ad minus stare) con lo scopo di perseguire il bene comune, che non è affatto la somma dei beni individuali, perché in questo caso l’insieme è ben di più della somma degli elementi che lo costituiscono.

Insomma, di chi è la colpa della presenza di una casa nei pressi del letto di un fiume, ovvero zona in cui la legge proibisce di farlo? Non si tratta, infatti, di “abusivismo edilizio” (che ha pur sempre la sua consistenza nella tragedia siciliana), bensì di illecito nelle varianti dei piani regolatori generali. Cioé, c’è stato chi (e c’è ancora) approva ciò che andrebbe rifiutato. Per cambio di cosa?

Ricordiamoci, anzitutto, che in Sicilia c’è Cosa Nostra (impera, nonostante il valoroso associazionismo antimafioso, nonostante le belle parole di qualche politico). Quindi sul chi guadagna in primis da questa faccenda, dovrebbe essere chiaro. Non commettiamo, infatti, l’errore di pensare che “i sacchi” siano finiti, appartenenti agli anni 70 e 80. Ancora oggi si registrano, soprattutto a livello locale; serpeggiano sempre vari Ciancimino e Lima nella nostra amatissima terra siciliana.

E la domanda sorge spontanea: e chi vota questi qui? Naturalmente gli elettori, e chi sennò? Ma nell’analisi di questo interrogativo si commette un errore, cioé si tende a colorare. Non ci si concentra sull’individuo, bensì sul gruppo di cui fa parte: Udc e/o Pdl. Come se tutti i crapulenti fossero di centro e di destra. Non perdiamo di vista, infatti, la forza consensuale: la mafia sta con chi vince e non certo con chi perde, perché sono i primi che possono arrecare un interesse, in quanto aventi la facoltà di decidere, di porre in essere politiche pubbliche. Se fossimo in una terra di sinistra, Cosa Nostra non voterebbe per Dell’Utri o per Cuffaro.

Affermato ciò, è il politico in sé (l’homus administrator) il guaio, concepito nella sua unicità. Non prendiamoci in giro: nei comuni si sa chi è “oscuro”, chi ha “particolari amicizie”, chi ha “inchiappi” con il mammasantissima. Eppure, fanno il loro dovere: perseguire il bene oligarchico della mafia. Tutto ciò dopo essere stati democraticamente votati.

Quindi, se capitano simili tragedie, se una sfilata di bare è applaudita all’uscita del duomo di Messina (dov’è finito il silenzio e il R.I.P.?), volgiamo lo sguardo verso l’alto ed espelliamo un po’ di saliva…

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09/10/2009

Come i palermitani interpretano una notizia...

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01/10/2009

Palermo di nuovo invasa dalla munnizza

(da Palermo - BlogSicilia) Ritornano le strade palermitane ad essere invase dalla munnizza, segno che i problemi vanno risolti e non eliminati quando si presentano.

Conseguenza di questo ritorno al passato prossimo sono i roghi dei cassonetti. Si dice, in questi casi, che i fuochi siano appiccati dai cittadini stessi, esasperati della situazione. Può darsi, invece, che stia diventando un leitmotiv: l’Amia non raccoglie e taluni si dedicano alle vampate. Non mancano, inoltre, le strade bloccate per protesta.

Lavoro straordinario, quindi, per i vigili del fuoco in varie zone della città puzzolente: Mondello, Brancaccio, Bonagia, via Uditore e in viale delle Scienze.

In merito alla faccenda, Gaetano Lo Cicero, il presidente dell’Amia, non rassicura affatto: “Senza soldi non si possono garantire i servizi efficienti, come avveniva un anno fa. Io non ho intenzione di fare altri debiti. Non ho intenzione di seguire fin qui la strada da chi mi ha preceduto“. Sono i cittadini, infatti, che s’indebitano per volontà altrui.

Foto: Archivio.

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26/09/2009

A Palermo si aumenta l'Irpef

(Pubblicato anche su Palermo - BlogSicilia) La Giunta del Comune di Palermo ha approvato l’aumento dell’addizionale comunale Irpef che passa dallo 0,4 allo 0,8 per mille.

Un raddoppio che ha generato polemiche e scontri. Anche (e soprattutto) all’interno del Pdl. Il miccicheiano Franco Mineo, deputato regionale, ha dichiarato: “Daremo battaglia; faremo di tutto per impedire che i palermitani paghino questo ulteriore balzello. Palermo è forse l’unica grande città d’Italia che con gli anni ha visto inesorabilmente aumentare tutte le imposte comunali a fronte di un oggettivo impoverimento dei servizi“.

Prima di una brevissima considerazione sull’aumento, innanzitutto perché non dichiararsi stanchi di queste contrapposizioni intestine, a prescindere dall’appartenenza politica di ogni cittadino palermitano. Se dentro ad uno stesso partito, più correnti si contrappongono pubblicamente l’una con l’altra, allora la classe dirigente a livello nazionale faccia una scelta di coerenza e di tabula rasa. Il Pdl in Sicilia sta dando di sè un’impressione ridicola, fattrice della conseguente diminuzione del consenso, altamente giustificata.

Andiamo oltre: l’approvazione della delibera in giunta non è stata serena a causa dell’irruzione di un gruppo di consiglieri del centrosinistra a Palazzo Palagonia dove si erano riuniti gli assessori, dopo aver lasciato Villa Niscemi proprio per paura di interruzioni. Reazione: cos’è diventata la politica cittadina? affinché si possa dare almeno una parvenza di ordine al caos attuale. Bisogna ridare serenità alla discussione politica della città.

Infine, un commento lapalissiano sul raddoppio dell’Irpef: Palermo è diventata la città con l’addizionale più alta tra le grandi città, ovvero più di Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Reggio Calabria.

Il sindaco Diego Cammarata ha detto: “Spero che i palermitani mi capiranno“.

Conosciamo tutti la motivazione (”l’amministrazione utilizzerà le risorse aggiuntive per fronteggiare la crisi finanziaria dell’Amia, l’azienda per la raccolta dei rifiuti, che tra il 2008 e il 2009 ha cumulato debiti certificati per circa 150 milioni di euro“), ma il primo cittadino ci spieghi dettagliatamente la causa efficiente.

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23/09/2009

Il Cammaratagate su BlogSicilia e LiveSicilia



Il Cammaratagate ha monopolizzato ieri Palermo BlogSicilia. Io sono stato autore di due post, più alcuni di contorno. Ecco, comunque, cosa ha sfornato il network, in ordine cronologico decrescente:

Mentre su LiveSicilia stanotte è stato pubblicato questo mio articolo dal titolo: "Arrivano i nostri (un po' in ritardo)".

Di seguito i due video delle puntate di Striscia La Notizia, caricate sul canale di YouTube di BlogSicilia:

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categorie: politica, palermo ieri e oggi, blogsicilia, livesicilia
05/09/2009

Quale punizione per il branco di Palazzo Adriano?


Lo stupro è uno dei reati più crudeli e disumani, nei confronti del quale ho un atteggiamento così duro da essere propenso alla sanzione della castrazione chimica. Insomma, nessuna ricerca dell’emenda del reo.

Nel caso avvenuto ieri a Palazzo Adriano, poi, ci sono aggravanti che rendono la violenza ancora più insopportabile: la vittima, infatti, è una 13enne disabile, stuprata a turno da un branco di bestie composto da quattro elementi, tre minorenni e un maggiorenne.

Da LiveSicilia: “Raccapricciante e dettagliato  il racconto della violenza: dopo averla buttata a terra, uno degli aggressori le teneva le braccia bloccate, un altro le tappava la bocca per impedire che fossero udite le sue grida coperte anche dal rumore dei fuochi d’artificio della festa, e gli altri due a turno dopo averle tolto pantaloni e maglietta si sono denudati e l’hanno violentata. Dopo l’orrore le  minacce di morte e l’intimazione al silenzio. L’hanno lasciata in un lago di sangue“.

Parole che incrementano il disgusto e la rabbia.

Lo stupro è una malvagità aberrante: significa violare con violenza inaudita la dignità di una donna, uccidendola nell’intimo. Perché non trattare i colpevoli in maniera esemplare? Perché non copiare le modalità di punizione che sono in vigore negli Stati Uniti, in Germania (dal 1969), in Svezia, Danimarca e Norvegia? Anziché, magari, farli uscire di galera dopo poco tempo?

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03/09/2009

Cammarata, la nuova Giunta e il segno ics

Cammarata, la nuova Giunta e il segno ics

Il day after della nuova giunta di Diego Cammarata è naturalmente caratterizzato dai commenti, soprattutto dalle polemiche politiche di chi sta all’opposizione e di chi sta alla maggioranza oppositiva.

Cominciando dai primi, diamo la parola a Ninni Terminelli, il segretario cittadino del Partito Democratico: “Nessun elemento di vera novità, se non il fatto che Cammarata non ha più la maggioranza d’aula“. Ed ha aggiunto Davide Faraone, il capogruppo democratico: “L’unica nota positiva è la riduzione, anche se con colpevole ritardo, del numero degli assessori“, ovvero da 16 a 12. Tono da De Profundis, invece, per Fabrizio Ferrandelli (Italia dei Valori): “È stata varata la giunta anti-Cammarata, che lo porterà al declino“.

E passiamo ai miccicheiani, esclusi dalla nuova squadra di Cammarata. Tuoni e fulmini provengono da Franco Mineo: “Noi siamo all’opposizione. E il sindaco non ha più i numeri per governare, è al capolinea“. Tuttavia, sul blog di Gianfranco Micciché, ecco spuntare oggi questo breve post con la dichiaraizone del sindaco: “Non ho disatteso alcun impegno con Micciché. Del resto lui stesso in un’intervista rilasciata qualche giorno fa ha dichiarato che non gli interessava avere assessori in giunta ma programmi e qualità“. Ma la foto scelta è metaforica: tre cassonetti stracolmi d’immondizia.

L’altra esclusione riguarda l’Mpa di Raffaele Lombardo, al secolo presidente della Regione Siciliana. Anche in questo caso, si pensa che Diego abbia i giorni contati; Leanza, infatti, ha dichiarato: “La nuova giunta si muove nel segno della continuità verso il baratro“. Pare un film dell’orrore.

Ma perché si ritiene che la nuova Giunta avrà problemi “matematici”? Orbene, senza i cinque miccicheiani e i cinque autonomisti, al Consiglio Comunale c’è il segno ics; la maggioranza, infatti, può contare su 25 consiglieri su 50.

Donde per cui a Palermo la nuova linea politica sarà medicea: “Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza“.

Pubblicato anche su Palermo - BlogSicilia

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29/07/2009

Sgarbi sindaco di Palermo? Ecco la sua risposta

Vittorio Sgarbi, il sindaco di Salemi, ha risposto a questo mio post di ieri, nel quale l’ho identificato come il primo cittadino ideale per il capoluogo siciliano.

Intervistato da Veronica Femminino, Sgarbi ha parlato di Palermo e di cosa farebbe se fosse al posto di Diego Cammarata…

Le riprese sono di Davide Vallone.

 

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28/07/2009

Vittorio Sgarbi, sindaco ideale per Palermo



In attesa della pubblicazione della replica dell'assessore provinciale di Vicenza, Morena Martini, vi propongo il mio post che è stato pubblicato oggi sia su Palermo - BlogSicilia che su LiveSicilia.


Se il sindaco di Palermo fosse Vittorio Sgarbi, saremmo apposto. Con Zamparini e Zenga, la nostra città sarebbe la più vulcanica d’Italia. E poi, con uno che fa parlare di Salemi pure in Alaska, chissà che accadrebbe se fosse al posto di Diego Cammarata.

Non me ne voglia l’attuale primo cittadino, che ha le sue gatte da pelare (Irpef, in primis), però con uno come Sgarbi che succederebbe? Sarebbe capace di smontare e rimontare il Teatro Massimo, magari proponendo qualcosa che accade a Catania (non so, qualche concertino in piazza Verdi, per gradire); di fare in modo che cotanto ben di Dio (leggasi piazza Castelnuovo) possa essere in estate un degno palcoscenico per vari eventi e non un deserto, al cui confronto il Sahara sembra corso Buenos Aires il 1° maggio.

Cammarata, comunque, ci ha tentato. Avrebbe voluto che assessore alla cultura diventasse Philippe Daverio, ma la Rai ha detto niet (e chi lo ha annunciato? Ma sempre lui! Sgarbi).

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19/07/2009

19 luglio 1992, il giorno del dolore e della rabbia


Diciassette anni fa la mafia compì il suo secondo abominio nel giro di due mesi. Uccise il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Era domenica 19 luglio 1992, “Cosa Nostra dimostrò che lo Stato non sapeva neppure proteggere l’uomo che aveva preso il posto di Falcone come il nemico numero uno della mafia: Paolo Borsellino. L’esplosione che lo uccise insieme con i cinque poliziotti della scorta fu udita in mezza città” (John Dickie, Storia di Cosa Nostra). Giovanni Brusca guardava la televisione: “per me era una sorpresa. Dissi: presto ficiro, presto hanno fatto, hanno fatto all’antica” (Saverio Lodato, Ho ucciso Giovanni Falcone).

Era una domenica che sbalordì così tanto i palermitani da farli soffrire e adirare allo stesso tempo. Ma come? Due mesi dopo Falcone, pure Borsellino? E lo Stato? Lo sapevano pure cani e porci che il prossimo sarebbe stato Paolo, eppure non hanno fatto nulla per evitarlo?

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18/07/2009

Il Posteggiatore Abusivo, endemica bruttura di Palermo

Una città sfigurata dalla endemiche brutture, dall´incuria del territorio, dai rifiuti per strada. Non è questo il volto della Palermo che vogliamo vedere e far vedere“.

Queste sono le dure parole pronunciate dall’arcivescovo Paolo Romeo, durante il tradizionale discorso in onore di Santa Rosalia. Un messaggio forte, chiaro e pungente.

Tra le “endemiche brutture” come non inserire la piaga dei posteggiatori abusivi? È vero che spesso leggiamo notizie di blitz qua e là con fermi e multe, ma basta farsi una passeggiata serale di sabato sera al centro storico per rendersi conto che il problema persiste, perché forse non viene trattato come un insieme strutturato, bensì come una mera somma di parti distaccate.

I palermitani sono spesso costretti a sottostare a questa forma di pizzo per timori di ritorsioni. Un euro per evitare di trovarsi la macchina graffiata o il motorino con la sella danneggiata. C’è, infatti, una paura congenita nei confronti di questi tizi, molti dei quali non chiedono ma pretendono, con tanto di tariffario.

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