09/07/2009,19:24


PalermoBlog e Santa Rosalia: un binomio doveroso. E in occasione del 385° Festino, ad esempio, ci siamo inventati W Palermo e Santa Rosalia: chiedi la Grazia alla Santuzza, evento su Facebook.

Un'idea che vuole essere sia goliardica che seria, esortando gli utenti di Facebook a chiedere qualcosa alla patrona di Palermo.

Per partecipare, basta cliccare qui e scrivere il messaggio sulla bacheca. Faremo una selezione delle richieste più suggestive, simpatiche e curiose e le pubblicheremo sul blog il 14 luglio.

P.S.: A proposito della Santuzza, magari date un'occhiata anche a questo post, in cui ho scritto su Walter Zenga, il nuovo allenatore del Palermo.
06/07/2009,10:11


Da PalermoBlog:

Onorevole Vittorio Emanuele Orlando, partiamo subito dal suo discorso di martedì 28 luglio 1925, a cui L’Ora ha dedicato tutto il foglio della prima pagina. C’è stata, infatti, la proclamazione dell‘Unione Palermitana per la Libertà. Il convegno ha avuto uno straordinario successo di gente: non solo è stato strapieno il cinema Diana, ma anche tutta la zona di via Ruggero Settimo è stata attraversata da un intenso movimento di vetture e di automobili.

E sì, è stato un successo. I locali sontuosissimi del cinema Diana, infatti, si sono rilevati troppo piccoli per potere accogliere l’immensa folla che è accorsa alla cerimonia. Un successo che, comunque, mi aspettavo: la gente palermitana è stata molto attaccata a me e lo ha dimostrato anche nel futuro. Appena arrivato sul palco, commosso per il caloro applauso dei presenti, sono rimasto in piedi per cinque minuti, ringraziandoli. Con me c’erano tanti importanti amici, come il senatore Principe di Trabia, l’onorevole Scordia e l’onorevole di Cesarò.

Per continuare a leggere l'intervista, cliccate qui.

Altri post della giornata:

02/07/2009,08:29


Da PalermoBlog:

La Sicilia è l’isola più grande e densamente popolata del Mediterraneo, nonché la Regione più estesa d’Italia. Primati di grandezza che s’iperbolizzano “un po’ troppo“, dando un’occhiata ai tempi di collegamento ferroviario tra una città e l’altra:
  • Palermo – Trapani: 2 ore e 19 minuti (min.); 3 ore e 44 minuti (max.). Chilometri di distanza: 107.
  • Palermo – Agrigento: 2 ore e 10 minuti (min.); 2 ore e 12 minuti (max.). Chilometri di distanza: 130.
  • Palermo – Enna: 3 ore e 48 minuti (min.); 4 ore e 48 minuti (max.). Chilometri di distanza: 148.
  • Palermo - Caltanissetta: 1 ora e 59 minuti (min.); 3 ore e 15 minuti (max). Chilometri di distanza: 132.
  • Palermo – Messina: 2 ore e 55 minuti (min.); 3 ore e 47 minuti (max). Chilometri di distanza: 231.
  • Palermo – Catania: 4 ore e 39 minuti (min.); 5 ore e 58 minuti (max). Chilometri di distanza: 213.
  • Palermo - Siracusa: 6 ore e 32 minuti (min.); 8 ore (max). Chilometri di distanza: 264.
  • Palermo – Ragusa: 5 ore e 51 minuti (min.); 6 ore e 37 minuti (max.). Chilometri di distanza: 259.

Questi dati provengono naturalmente da Trenitalia e già da sé assumono un effetto scioccante, ma paragonati ai tempi di percorrenza del continente, la meraviglia aumenta. Bastano solo tre esempi:

  • MilanoTorino: 1 ora e 29 minuti (min.); 1 ora e 55 minuti (max.). Chilometri di distanza: 142 (ovvero poco meno della distanza tra Palermo e Enna).
  • Milano - Firenze: 2 ore e 9 minuti (min.); 3 ore e 19 minuti (max.). Chilometri di distanza: 305 (ovvero 41 km in più della distanza tra Palermo e Siracusa).
  • MilanoRoma: 3 ore e 30 minuti con la Freccia Rossa. Chilometri di distanza: 576.

D’accordo, ci sono le “scusanti”: unico binario, più treni per giungere a destinazione, ecc. Ma la Sicilia è Italia, no? Eppure, stando a ’sti orari…

Foto di Giuseppe Romano.

Altri miei post consigliati:

24/06/2009,09:03


- Giudice Falcone, parliamo subito di Palermo, la nostra città. Il suo amico e collega Paolo Borsellino ha detto una volta che “Non mi piace Palermo, ma la amo: e come tutto quello che si ama, voglio aiutarla a cambiare in meglio”. E cosa prova lei per la città di Santa Rosalia?

L’amo anch’io, non potrebbe essere altrimenti: Palermo è nel mio sangue, scorre nelle mie vene. Se così non fosse stato, non avrei lavorato per tentare di regalarle il dono della legalità. Avrei voluto, comunque, viverla di più. Nei miei ultimi dodici anni ho risieduto soprattutto nelle corti di giustizia, nelle carceri, negli uffici superprotetti. Sono uscito poche volte e ho goduto del sole palermitano soltanto attraverso i finestrini blindati dell’Alfa Romeo. Ma, come ha detto Paolo, amare significa anche sacrificarsi ed io ho scelto di comprimere la mia libertà per il senso del dovere, convinto che una società possa muoversi nel progresso, nell’esaltazione dei valori, della famiglia, del bene e dell’amicizia solo se ognuno di noi si comporta come si deve in relazione al prossimo. Giuseppe Mazzini, infatti, diceva: “La vita è missione ed il dovere è la sua legge suprema”.

Il resto dell'intervista su Palermo Blog (cliccate qui)

14/06/2009,11:09

Vilipendio allo Stato, manifestazione non autorizzata e resistenza a pubblico ufficiale sono i tre reati che avrebbe commesso un gruppo di docenti, aderenti al sindacato dei Cobas, essendosi opposti alla rimozione di uno striscione con la scritta: “La mafia ringrazia lo Stato per la morte della scuola“.

Questo fu esposto il 23 maggio scorso, davanti all’albero Falcone, durante la commemorazione del 17° anniversario della strage di Capaci.

Sulla vicenda è intervenuta la Cgil con una nota del segretario provinciale Maurizio Calà: “Abbiamo saputo che l’intervento contro l’esposizione dello striscione è stato richiesto dai promotori della manifestazione. E questo, dispiace dirlo, testimonia il fatto che mentre le figure di Falcone e Borsellino rimangono nel cuore dei siciliani e sono simboli di libertà, democrazia e giustizia, la manifestazione in loro ricordo si è sempre più irreggimentata, a tal punto da consentire e addirittura provocare censure. La lotta alla mafia è una lotta per le libertà, a partire da quelle di espressione e di pensiero ed è anche una lotta per la difesa dei diritti individuali e collettivi. Al di là della condivisione dei modi e dei termini utilizzati, non si può processare chi ricorda a tutti l’importanza e le centralità del ruolo della scuola pubblica, e quindi dello Stato, nella lotta alla mafia“.

A prescindere dalla condivisione o meno dello slogan e dalle parole di Calà, con le quali giustifica in maniera generale il gesto dei docenti, qui il punto focale appare un altro: il giudizio soggettivo dell’autorità pubblica.

Nel caso specifico, la Digos stabilì la contrarietà dello striscione allo spirito della manifestazione. Forse che sì, forse che no: questo è un giudizio soggettivo e non oggettivo e qui non stiamo a discutere su questo. Non conosco la posizione dello striscione incriminato, ma non credo si trovasse affisso sull’albero Falcone. E se così fosse stato, bastava esortare i docenti a spostarsi, trovandosi proprio sul fulcro emotivo della manifestazione. Ma da qui all’accusa di vilipendio allo Stato ce ne vuole, perché si dovrebbe configurare nei confronti di chiunque esprima il proprio pensiero in ogni manifestazione pubblica, con la deriva pericolosa del giudizio soggettivo dell’autorità sull’elemento dell’opinione.

Naturalmente ciò non significa che bisogna tollerare striscioni che contengano in sé elementi di apologia di reato o di associazioni criminali, ma in questo caso lo slogan è un pensiero decisamente politico (liberi di criticarlo o di sostenerlo).

 
09/06/2009,07:24

Avevo la mafia sotto casa. La incrociavo quando andavo a comprare il pane e il giornale, quando andavo in Chiesa per guardare negli occhi il Signore. Era lì, rilassata su una sedia in vimini che scrutava la piazza, giorno e notte. Accanto a sé altre sedie, sempre occupate. Ho visto la mafia camminare, ridere e salutare la gente con cortesia, ricambiata.

E sì, viveva a pochi passi da me, dove io spesso scrivo contro di lei peste e corna. Abbiamo persino respirato la stessa aria in quegli attimi in cui dovevo passarle accanto, perché si trovava in un percorso che spesso non potevo non fare. Ma non la guardavo mai negli occhi, perché io volevo dimostrarle la mia superiorità con l’indifferenza e l’altezzosità del mio sguardo e la sobrietà del mio passo. Sapevo che tutti sapevano che lei fosse lì, dominante. Lo sapevo non perché qualcuno me lo aveva detto, bensì perché certe cose si capiscono, essendo la stessa terra che te lo racconta.

Adesso la mafia si trova in galera, perché qualche giorno fa ho letto sul giornale che Cerbero ha deciso di farla alzare dalla sedia. La notizia non mi ha fatto né caldo né freddo, perché tanto fra qualche giorno quella sedia vuota sarà di nuovo occupata da un’altra mafia. Sarà al suo posto, orgogliosa nel dare e ricevere saluti: è solo una questione di tempo. Però sono un romantico e spero che un giorno possa assistere al trasloco.

06/06/2009,09:18

Da PalermoBlog

Quando il 26 dicembre dello scorso anno decisi di scrivere questo post su C’è Walter (e tre giorni dopo il Giornale di Sicilia pubblicò questa mia breve) non avrei mai potuto immaginare che la notizia della presenza su Facebook dei gruppi inneggianti ai boss mafiosi avrebbe fatto il giro del mondo, arrivando persino sulle pagine del New York Times.

Ebbene, a distanza di sei mesi che fine hanno fatto quei gruppi?

Già il 9 gennaio scorso, sempre sul Giornale di Sicilia, scrissi di aver notato la cancellazione di alcune pagine incriminate ma la notizia della chiusura non ebbe il medesimo eco di quella dell’apertura, in quanto la seconda era senza dubbio più gustosa.

Ma faccio brevemente il punto della situazione (con chicca finale).

Oltre al capostipite (Totò Riina, il vero capo dei capi), è sparito anche il Bernardo Provenzano fans club, mentre permane quello sempre dedicato a Binnu u’ tratturi ma con una sostanziale modifica di linea “editoriale”, essendo divenuto contrario al protagonista. Il gruppo intitolato Fans di Totò Riina, un uomo incompreso è sempre online però è diventato privato: si può farne parte solo previo invito degli amministratori. Sulla descrizione capeggia una scritta: CONTRO I FALSI MORALISTI.

Tornando a Provenzano, il gruppo dedicato a coloro che ne chiedono la beatificazione è attivo e pubblico ma il fondatore Alessandro Tortaniello ci tiene a precisare che la sua iniziativa è mossa dal desiderio di “ironizzare sulla rocambolesca latitanza di un uomo durata 43 anni, e nessuno (Stato compreso) aveva notato che non si era mai spostato da Corleone, tranne che per qualche crociera, vacanza o viaggio di salute“. Gli iscritti sono 478.

Concludo, infine, con il già citato Totò Riina. Su Facebook sono attive due pagine fan che lo riguardano. L’una consta di 2520 fan, l’altra di 1096. Nella prima il “boss” ha augurato il buon giorno a tutti i “picciotti” il 20 gennaio scorso: a due utenti il messaggio è piaciuto, mentre c’è stato anche chi ha commentato con la richiesta di informazioni sulla sua salute, esprimendo il desiderio d’incontrarlo e salutandolo affettuosamente.

Ironia o meno, accettare di diventare fan del boss corleonese è un piccolo segno di un immenso insulto.

27/05/2009,15:05
Magliette in Vendita
A sinistra il Padrino (don Vito Corleone), al centro baciamo le mani e  a destra non vedo-non sento-non parlo.

Foto di Giuseppe Romano.

 
24/05/2009,16:17


Dal blog dell'Associazione I-Generation:

23 maggio 1992, ore 17.58: tu dov’eri?” è la domanda che abbiamo posto venerdì scorso su internet, sia sul blog che su Facebook, creando un evento ad hoc. Le risposte non soltanto sono state tante (32 sul social network e 31 su questo sito, fino ad ora), ma anche significative, toccanti e decisamente partecipative.

Hanno risposto alla nostra iniziativa utenti di varie città italiane, blogger di fama nazionale, giornalisti e attori; molti hanno condiviso il link dell’evento sulle loro bacheche di Facebook, concepito come segno di condivisione del ricordo, pur decidendo di non pubblicare alcun commento. Di questo siamo più che contenti, soprattutto perché l’associazione I-Generation è nata appena tredici giorni fa, palesando così subito uno degli obiettivi fondamentali, ovvero l’esortazione alla partecipazione attiva sul web.

Premesso ciò, eccovi una selezione dei racconti più suggestivi:

Carmelo Sardo (giornalista del Tg5) - Quel giorno ero a pranzo a Caltanissetta a casa di Attilio Bolzoni, amico e collega di Repubblica. Nel tardo pomeriggio decidemmo di uscire per una passeggiata. Il tempo di scendere una rampa di scale e la moglie lo chiamò perché c’era “il giornale” al telefono. Risalimmo, Attilio rispose al telefono, erano le 18,10, lo vidi quasi immobile con la cornetta in mano: “c’è stato un attentato a Palermo, hanno fatto saltare qualcuno in aria, non si sa quanti morti ci siano”. Si versò un po’ di grappa, la mandò giù d’un fiato, sussurrò un nome “Falcone, potrebbe essere Falcone “. Si sedette alla scrivania, tirò fuori il block notes, si attaccò al telefono. Io accesi il televisore, presi carta e penna e cominciai a prendere appunti sulle prime concitate notizie che le prime improvvisate dirette fornivano. Non uscimmo più. Lavorammo fino a notte. Sconvolti, turbati. L’indomani Attilio pubblicò in prima su “Repubblica” un pezzo memorabile, che non avrebbe mai voluto scrivere.

Aldo Occhipinti: Io avevo 12 anni, quel pomeriggio del maggio 1992. Ero in casa mia, all’Addaura. Ricordo che appresi la notizia dalla Tv, lo sgomento che prese la mia famiglia fu notevole. Certo io a quella giovane età non avevo la coscienza adeguata a percepire l’entità dei fatti, ma ricordo che mi turbarono molto. Poi ricordo la reazione della città, lo stato di emergenza dilagante… l’indignazione della gente. Da allora la mafia è cambiata… è più subdola, nascosta, silente… ma c’è. Secondo me la mafia non è solo l’organizzazione criminale, è anche una componente caratteriale tipica della gente di Palermo. L’omertà, l’arroganza, la voglia di ottenere molto con poco, il menefreghismo ed il disprezzo dell’altro… E penso che questa componente caratteriale del popolo siciliano sia una cosa peggiore dell’organizzazione criminale in se. Comunque molte cose stanno cambiando, credo che le nuove generazioni abbiano mitigato - in parte - questo aspetto dell’essere siciliani.

Giorgia Cavera: Un bel sabato pomeriggio di primavera. Io e alcune compagne andammo a casa di una nostra amica, Luciana. La sera avevamo la festa di 18 anni di Giulio, un suo amico. Non sentii notizie alla tv, ma mia mamma mi chiamò al telefono per darmi la notizia a casa di Luciana. Avevo 16anni, la cosa mi scosse, ma poi andai alla festa. Solo alla fine della serata, quando vennero a prenderci mi resi conto di quello che era effettivamente successo. Tutto bloccato, una sensazione di smarrimento, angoscia, sconfitta. Ma la cosa più toccante fu il giorno del funerale. La mia prof d’Italiano (romana) forse si rese conto che noi dovevamo essere presenti ed essere testimoni di ciò che stava accadendo nella nostra città. E così andammo, mano nella mano, ci ripeteva…”teniamoci d’occhio, non ci perdiamo, mi raccomando attenzione!” Poveretta! Sarà stata in apprensione per quell’insolita mattinata. Eppure trovarci in piazza S.Domenico quel giorno fu una delle lezioni migliori che potessimo ricevere!

23/05/2009,10:35


Caro Giovanni,

17 anni fa, alle 17.58, io avevo 11 anni. Ero un bimbo che frequentava le elementari all’Aristide Gabelli. Era una giornata come le altre ed ero sdraiato sul letto di mia nonna, mentre lei stava guardando Ok, il Prezzo è Giusto, trasmesso allora su Canale 5.

Ad un tratto l'ascoltai leggere ad alta voce qualcosa… C’è stato un attentato a Palermo, con te coinvolto… Notai che era sbalordita, sorpresa e intimorita. Ed io, mosso dalla curiosità, lessi più volte quella scritta che scorreva in fondo allo schermo, mentre il gioco, condotto da Iva Zanicchi, andava avanti. Poco dopo ci furono i telegiornali e la notizia della strage di Capaci e la tua morte.

Quando vidi la tua fotografia, mi ricordai di quel giorno in cui c'incrociammo: io ero seduto dietro, a bordo dell’auto di mio padre; tu pure, in un’altra in cui c’era una sirena sopra. Il semaforo era rosso. Avevi la tempia poggiata sul vetro e guardavi senza guardare; avevi il pensiero altrove. Non sapevo chi tu fossi ma ti fissai, perché mi suscitasti tristezza. Ti accorgesti di me, mi guardasti e poi si accese la luce verde e la tua auto accelerò.

A distanza di 17 anni, il tuo ricordo è vivo ed è sacro: mette d'accordo chiunque abbia a cuore la legalità e soprattutto l'amore per la Sicilia, per la nostra Palermo. Sei l'eroe della città della Santuzza insieme al tuo amico Paolo e a tutti gli altri che diedero la vita per far sì che la mafia avesse l'esistenza difficile.

Ed oggi, caro Giovanni, ti do una bella notizia che al meglio rende omaggio al tuo lavoro: Rosario Gambino è in Italia, espulso dagli Stati Uniti. Al suo arrivo a Roma, gli agenti hanno notificato al boss il provvedimento che porta la tua firma, datato 21 giugno 1980. Un altro tuo successo, nostro allo stesso tempo. Chissà quanto sarà stata grande l'emozione di coloro che lo hanno atteso a Fiumicino, sapendo che stavano per compiere un'azione da te ordinata, proprio nel giorno in cui si ricorda con rabbia la violenza con cui i mafiosi decisero di sottrarti alla vita. Una consegna alla nostra giustizia che va al di là dell'atto in sé, pregno di simbolismo e di ringraziamento per il lavoro che tu ed i tuoi colleghi svolgeste in quei terribili anni 80.

Sono felice, dunque, di essere stato per 11 anni tuo contemporaneo: tu mi hai insegnato a non avere paura, giacché chi non ce l'ha muore una volta sola; a conoscere il senso del coraggio, ovvero sapere convivere col timore; a credere alla vincibilità della mafia, perché "è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una FINE".

Salutissimi.


21/05/2009,18:09


Avevo due anni quando si concluse la seconda guerra di mafia, soprannominata La Mattanza, che vide la vittoria dei Corleonesi e causò più di mille morti soltanto tra il 1979 ed il 1980. Fu terribile e furono uccisi non solo mafiosi (a qualunque orario della giornata, sotto gli occhi di tutti), ma anche e soprattutto uomini di cui oggi commemoriamo l'eroismo ed il forte senso dello Stato, a prescindere dalla reale presenza di esso attorno alla loro attività.

Dopo la vittoria del clan di Totò Riina e Bernardo Provenzano, fu stipulata la pax mafiosa ed il successivo scontro vide da un lato i Corleonesi e dall'altro lo Stato, nel quale i primi decisero di adottare una strategia terroristica, vincendo battaglie ma perdendo la guerra. Il 1992, infatti, fu l'anno di svolta di questo conflitto, cioé quando Riina decise di mandare a morte Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nei modi che noi tutti purtroppo conosciamo, subito dopo aver fatto fuori Salvo Lima, perché il politico siciliano promise ai corleonesi che le sentenze del Maxiprocesso non sarebbero state confermate dalla Cassazione. Lo Stato, allora, decise di fare sul serio (anche sostenuto dal risveglio della Palermo onesta, perché impaurita dalla tattica stragista mafiosa, a causa della quale nessuno era più sicuro) e nel giro di pochi anni sconfisse i Corleonesi. In carcere finirono non solo i due boss, ma anche altri uomini di spicco, come Giovanni Brusca di San Giuseppe Jato.

20/05/2009,09:42


Propongo oggi un'inchiesta dell'amico e giornalista Lorenzo Tondo, accogliendone l'invito, già pubblicata sull'edizione palermitana di Repubblica l'8 febbraio scorso, intitolata "Pallone amaro: truffe, intrighi e sogni infranti: così muore il calcio giovanile".

L'articolo merita di essere diffuso sul web (e discusso) in quanto sottolinea lo stato di degrado etico del calcio minore siciliano, caratterizzato da storie malinconiche (che suscitano ira) come quella di Alfonso Sclafani.


Pallone Amaro

Hanno le facce tristi di chi al pallone ha dato tutto. Pessime pagelle, ginocchia lacerate, caviglie a pezzi e un’adolescenza passata a tirar calci in un rettangolo di terra e polvere. Loro però dal calcio, vigliacco, non hanno avuto niente in cambio. E oggi, l’unica sfera che rincorrono, è quella stampata in rilievo sulle insegne dei Bar dello Sport.

Sono i “calciatori mancati”: sogni infranti, qui in Sicilia, di un mondo lontano dalle glorie azzurre. Tariffari gonfiati, certificati medici falsificati, stadi pericolanti, giovani talenti ostaggio di club pronti a tutto pur di speculare sui loro contratti: è la Sicilia del calcio giovanile, una Gomorra del pallone gestita e sponsorizzata da società senza scrupoli e spesso con lo zampino di Cosa Nostra.

Alfonso Sclafani ci aspetta seduto ad uno di quei bar, mentre davanti ad una birra sfoglia le pagine rosa della Gazzetta. Prima che la “guerra di religione” tra Uomo e Zona imperversasse anche nel calcio giovanile, Alfonso ricopriva il ruolo di libero in una rinomata società agrigentina. Una storia come tante altre: famiglia umile, la madre morta quando era ancora un bambino e un padre che vedeva in quel figlio la possibilità di un riscatto. A ragione, perché fino a 10 anni fa, nella provincia di Agrigento, il nome di Alfonso Sclafani era sulla bocca di tutti. Tecnica, tenacia, atletismo e una straordinaria visione di gioco.

Alfonso oggi ha 26 anni, la barba incolta e un’ampia stempiatura sopra una faccia da bambino. E fu proprio grazie a quell’aspetto da adolescente— Alfonso dimostrava 3 anni in meno rispetto ai suoi coetanei— che i dirigenti della Scuola Calcio per anni sperimentarono su di lui quello che in gergo viene chiamato “cartellino truccato”. Il “trucco” è presto svelato: sul cartellino del giocatore, grazie ad una raffinata tecnica artigianale, viene cambiato nome e data di nascita. In questo modo la società può schierare ragazzi di 14 anni di età (categoria giovanissimi) in una squadra di 11enni (categoria esordienti).

19/05/2009,15:05


L'11 maggio scorso a Palermo è nata l'associazione culturale Onlus I-Generation, di cui sono vice-presidente. Essa ha durata illimitata, è rigorosamente apolitica, apartitica, democratica e non si propone scopi di lucro.
Presidentessa dell’associazione è Eleonora Di Trapani; segreteria è Maria Abbate. Soci fondatori sono Veronica Femmino e Maurizio Zoppi.

L'associazione si prefigge come scopo l’esortazione alla partecipazione attiva dei giovani in azioni rivolte alla promozione dei valori fondamentali per la società civile come il dialogo interculturale, l’integrazione europea, le politiche ambientali e il protagonismo laborioso nella comunità di appartenenza.

Inoltre, consapevole della rivoluzione copernicana della comunicazione in corso, l’associazione punta alla promozione del territorio della Provincia di Palermo attraverso gli strumenti propri della trasmissione dell’informazione via web con particolare riferimento all’universo giovanile.

Come evidenzia il nome dell’associazione, infatti, il destinatario della nostra attività è la I-Generation, a cui appartengono i giovani contemporanei caratterizzati da ritmi di vita scanditi dalla tecnologia, che non è soltanto un mezzo ma anche (e soprattutto) uno strumento di comunicazione. Sono ragazzi, per di più, che creano autonomamente contenuti derivati da una riflessione personale (pubblicandoli sui blog), che si scambiano i punti di vista (attraverso i social network), che si mettono in discussione e che verificano le fonti di informazione (secondo la filosofia wiki). Essi hanno superato sia la visione olistica che individualista della società, sintetizzandone appieno i pregi di entrambe.

15/05/2009,20:01


È stato diffuso il video scioccante che documenta l'aggressione folle ed omicida di Fabio Conti Tozzo, che ha aggredito a colpi di martello una coppia di anziani, uccidendo Antonio Raccuglia. La tragedia è avvenuta a Palermo quattro giorni fa, nei pressi della stazione centrale, intorno alle 10 del mattino.

Ciò che emerge dalle immagini non è soltanto la ferocia con cui il folle si è scagliato contro le due vittime, colpite alle spalle e poi trascinate a terra, calpestate e prese a calci; ma anche il disinteresse vigliacco e per certi versi voyeuristico dei passanti.

Permettetemi la durezza degli aggettivi qualificativi, ma è inammissibile che la coppia non sia stata aiutata da nessuno. D'accordo, l'uomo aveva un martello in mano e stava commettendo qualcosa di così crudere da scioccare, ma la violenza non si è perpetrata in pochi attimi, come si evince dal filmato. È vero che è facile ragionare col senno del poi, tuttavia più persone avrebbero potuto fermare in qualche modo l'omicida, soprattutto quando la coppia era riversa a terra, nello spazio d'ingresso principale della stazione.

Il pazzo, libero di scappare, è stato poi bloccato da due nigeriani, a cui è stato concesso il permesso di soggiorno come premio. Lo hanno fermato senza pensarci due volte, di certo senza alcuna lauta prospettiva, per di più da clandestini, conducendo l'uomo all'ufficio della Polfer della stazione.

Ecco il video:

06/05/2009,19:21

Stamattina, a Palermo, in piazza Castelnuovo, c’è stata una manifestazione della comunità cingalese del capoluogo siciliano per sensibilizzare la cittadinanza sulla guerra in Sri Lanka.

Sono stati consegnati ai passanti due volantini. Il primo indirizzato ai cittadini italiani con il seguente titolo:

“Sri Lanka: 200.000 civili tamil sotto assedio in un’area di 10 chilometri quadrati solo negli ultimi tre giorni, 2500 civili tamil uccisi dagli sferrati attacchi governativi via aerea tramite bombardamenti a frammentazione”.

E si legge: “La guerra in Sri Lanka ha raggiunto in questo periodo una delle fasi più brutali degli ultimi 26 anni. [...] Nel gennaio 2008 il governo dello Sri Lanka si è ritirato unilateralmente dal cessate il fuoco del 2002, riprendendo l’offensiva militare in maniera intensiva contro le Tigri per la Liberazione del Tamil Eelam. Nel settembre 2008 il governo dello Sri Lanka ha espulso tutte le organizzazioni umanitarie dalla regione controllata di Tamil, imponendo severe restrizioni sull’invio degli aiuti umanitari ai civili, inoltre, continua ad usare armamenti proibiti come le bombe a frammentazione, colpendo spesso cambi profughi ed infrastrutture come scuole, ospedali, templi e chiese. [...] È un dato allarmante quello emesso dall’ONU, che lo Sri Lanka è al primo posto per il numero di delitti umani commessi negli ultimi tempi. La situazione dei Tamil oggi in Sri Lanka è la seguente, 300.000 civili in un’area di 10 KM2. Il Governo riporta alla stampa internazione un’altra situazione, e cioé: solo 70 mila civili sono bloccati nell’area di guerra senza protezione, invece ne ha catturati 100 mila. Adesso dichiara che ne sono rimasti solo 50 mila senza protezione. Questo significa che il restante numero di civili (200.000) saranno sterminati senza che il mondo ne sappia niente. Cari amici italiani, siamo stanchi di fare manifestazioni, sit-in, cortei, per attirare l’attenzione dei media e della rappresentanza politica. [...] Siamo qui a manifestare, per chiedere a questa Nazione di aiutare a salvaguardare la dignità, la libetà e la pace di un popolo, ma soprattuto di salvare le vite di migliaia e migliaia di civili Tamil in Sri Lanka [...]“.

Nel secondo volantino si raccontano in sintesi i fatti della guerra nello Sri Lanka, in cui si accusa il governo di genocidio del popolo Tamil. Si segnala, ad esempio, che nei primi 3 mesi del 2009 oltre 3.500 civili tamil sono stati uccisi, mentre i feriti sarebbero 10.000. Per di più, si rivela il programma di genocidio del governo dello Sri Lanka:

  • Distruzione della cultura e manipolazione della verità storica.
  • Eliminazione fisica degli individui tramite bombardamenti ed omicidi mirati.
  • Uso di cibo e di medicinali come armamenti di guerra.
  • Divieto di accesso agli operatori umanitari e giornalisti.
  • Silenzio dell’opinione pubblica mondiale.
  • Violenze su donne e bambini, 80.000 morti e circa 2.000.000 di rifiugiati.

È stato anche consegnato un Dvd, prodotto da T.Y.O. Italy, dal titolo: “Il genocidio contro il popolo Tamil“. Si tratta di un documentario di un’ora caratterizzato da immagini estremamente forti.

Eccovi un breve filmato, girato con un telefonino cellulare, della manifestazione odierna:

Infine tre scatti che riguardano il materiale utilizzato dai manifestanti durante il sit-in di sensibilizzazione:







Post pubblicato anche su YOUrban.net