05/05/2008


Oggi voglio mettere da parte la politica, l'attualità e la cronaca, perché semplicemente mi va di scrivere su ciò che rende la vita di un uomo tutta un fremito. Non faccio riferimento alla banconota da 500 euro ed alla Ferrari ma al motore che muove il sole e le altre stelle, che ha la capacità di occupare la mente con un solo pensiero, non concedendo agli altri alcun posto, perché sarebbe uno spreco. Di fronte all'Amore, infatti, non si può fare altro che lasciarsi travolgere, a prescindere dall'esito, dal tempo e dallo spazio. Non esiste tra l'altro per il sentimento il passato ed il futuro, ma esclusivamente l'attimo ed esorta l'amante all'impossibile e ad allontanare il cuore dalla ragione. E basta poco per infiammarlo, per dargli il ricordo della sorgente da cui attengere l'acqua per dissetarsi avidamente, anche dopo mesi e mesi di distanza; bastano due ore, la condivisione della stessa porzione d'aria ed un sorriso. Ed il cuore non ne vuole sapere nulla di tutto ciò che potrebbe limitare la sua volontà: è egoista ed assolutista, un tyrannus ex defectu tituli. Ciò perché, raggiunta la felicità, non ce la fa a starne senza, istaurando con essa un rapporto morboso di dipendenza. E come gli si può dare torto: mi annoia l'esistenza priva di sentimento, essendo come avere tra gli scaffali della propria stanza il libro più bello mai scritto dall'uomo e non sfogliato per pigrizia.  E poi, se voi doveste ricevere un regalo, messo da parte dopo averlo aperto, senza usarlo, non offendereste colui che ve lo ha donato con affetto? La vita, infatti, è un regalo da godere amando, altrimenti è mera sopravvivenza.

Concludo questo post con la riproposizione di un mio semplice componimento poetico in lingua siciliana, già pubblicato il 2 ottobre qui, dove in esso volli condensare la bellezza della comparsa dell'Amore.

'Nto U' Munti
accuminciò 'st'amuri novu:
Idda m'abbrazzò, mi vasò
e immiscati 'a natura
nasciu 'a spiranza

di viviri 'na storia ricca
di filicità, di ggioia, d'arduri:
vuliri beni è 'a cchiù bedda cosa 'ru munnu.
E io te vogghiu bene assai.
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categoria:la mia vita, cronaca
28/04/2008


Da bambino, a chi mi chiedeva qual era la donna più bella del mondo, io rispondevo senza pensarci due volte, dichiarando solennemente un solo nome ed un solo cognome: Marilyn Monroe. Sapevo che era morta da molto tempo, ed in relazione all'attrice americana di certo non avevo alcun desiderio sessuale, però la concepivo come l'individuazione concreta della bellezza. Se alla televisione trasmettevano un film su di lei, io stavo immobile davanti allo schermo per ammirarla, e la preferivo di gran lunga ai cartoni animati, al pane con la nutella ed alle partite a calcio con gli amici. Nel corso degli anni, naturalmente, ci fu l'approfondimento della sua vita e soprattutto di tutto ciò che caratterizza il mistero attorno alla sua morte, però non me ne sono mai fatto un assillo e Marilyn continua ad essere la donna più bella del mondo ed è in seguito a ciò che vi confesso di avere un debole incredibile per le bionde. E mi sa che andrà a finire che mi sposerò una mora...

Ora, Carlo Croccolo ha dichiarato di avere avuto una storia d'amore proprio con Norma Jean Baker ed "era pazzamente innamorato di lei, solo che stare con lei era un inferno e io, alla fine sono fuggito". Nonostante ciò, comunque, ha vissuto un sogno e magari ha pensato di rivelarlo al mondo, in quanto gli 81 anni l'avranno spinto ad analizzare la sua lunga ed intensa vita. Ha detto che "Lei era stupenda, ma aveva un po' di cellulite". Di certo il doppiatore di Totò non ci avrà fatto così tanto caso, anche perché la vera bellezza non è quella perfettibile ma è quella che conquista il desiderio di un uomo così com'è, senza ritocchi.

Jean de La Bruyère
, ad esempio, scrisse che la bellezza è qualcosa di più reale e di più indipendente dal gusto e dall'opinione. La bellezza, infatti, non è imponibile ma è naturale, perché l'uomo non giudica bella la donna che vuole apparire bella, bensì quella che lo è davvero e capita addirittura spesso che le belle non si ritengano tali, affermando che lo sono esclusivamente le altre ed è una missione impossibile convincerle! La bellezza, inoltre, è ineffabile: non si può descrivere ma si evince e basta. E' inconfutabile. C'è uno, ad esempio, che può sostenere davvero che Marilyn Monroe non sia stata una bellissima donna? Non si può mentire ai propri occhi e non si può soffocare il piacere estetico della bellezza, che fugge dal materialismo e s'insinua nel metafisico, giacché qui non si tratta di mera attrazione sessuale, bensì di superba contemplazione.

Ed a proposito, infine, di Andy Warhol e dei recenti murales palermitani, è questo quello che di gran lunga avrei preferito vedere su qualche parete:


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categoria:cinema, la mia vita, quotidianità
25/04/2008
"Buongiorno, sono Marco
come posso aiutarla?"

Oggi il contratto termina;
domani di nuovo in strada,
alla ricerca d'un altro lavoro, uno qualunque,
purché riempia il vuoto, non solo del portafoglio.

"Non riesco ad andare su internet".

Sono entrato qui un anno fa,
con la solita speranza:
chissà... magari ci sarà la stabilità...
forse una legge... un gesto di bontà dell'azienda...

"Qual è il suo numero di telefono?"
"06301422003"
"Intestato a?"
"Dottor Giuseppe Maria Florio"

Ma il primo mese nulla; il secondo idem.
E poi il terzo e dopo il quarto.
Ed ora ne son passati dodici:
altro violento schiaffo dell'illusione.

"Qual è il sistema operativo del suo PC?"
"Windows Vista: è un portatile, appena acquistato"

C'è stato, nel frattempo, chi ha promesso mari e monti,
il sindacato x, il sindacato y:
ce la faremo stavolta!
il politico di turno: votatemi e vi darò il futuro!

"E qual è il suo modem o router?"
"Nella scatola c'è scritto: NetGear DG834G:
ho comprato questo perché c'è il Wireless,
così ci sarà l'adsl anche per i computer dei miei figli:
si stanno laureando ed hanno bisogno d'internet"

Ed io, stolto, che ci ho creduto!
Manifestazione di qua, manifestazione di là;
incontro di qui, incontro di lì:
ero un numero e non me ne accorgevo

"Il led luminoso che indica la presenza della linea adsl è acceso? fisso o lampeggiante?"

E non ero solo ma parecchi:
tutti affamati di parole da cui estirpare
una speranza di certezza.
Macché! Che illusi!

"Acceso e fisso ma internet non va lo stesso"

Per un attimo ho pure pensato:
e se mandassimo tutti a quel paese?
e se ci coalizzassimo? Siamo tanti, giovani e forti:
altro che rumore, faremmo un boato!

"Mi risulta connesso:
ritengo che il suo router abbia bisogno di essere configurato".
"Mi può aiutare, vero?"
"Certo, è il mio lavoro".

Ed anche gl'altri l'hanno pensato:
ne abbiam parlato spesso:
chi ha proposto sciopero a oltranza, chi ha esortato: a Roma!
chi voleva far vertenza, chi era disposto ad incatenarsi al cancello.

"Apra una pagina d'internet explorer e scriva sulla barra degli indirizzi..."
"Dove?"
"Sulla striscia in cui digiterà www.google.it"
"Ah, ecco".
"Allora, scriva 192.168.0.1"

Peccato che il mondo non è un quaderno
e noi un'unica penna:
non siamo che matite di diverso colore:
microcosmi rassegnati, nonostante l'età.

"Mi è apparsa una finestra"
"Bene, scriva admin come user e password come password"
"Admin?"
"Ancona...  Domodossola... Milano.... Imola... Napoli"
"Ok, ho capito".

E nessuno vive al posto mio:
questo è il mio tempo, fatto solo di presente.
Ci vorrebbe una raccomandazione, un bel calcio
così da mettere fondamenta. Ma non conosco nessuno.

"Sul menù di sinistra, clicchi su impostazioni di base".
"Non lo trovo".
"A sinistra, signor Florio".
"Trovato... comunque, dottor Florio".

Vorrei sposarmi con lei, mettere su famiglia,
una casa nostra ed i nostri figli:
l'amore è più forte del precariato.
Ma poi penso all'affitto ed a tutto il resto ed evito l'argomento.

"Tipo di connessione: PPPoE".
"Fatto".
"Username: Benvenuto".
"Ok".
Password: Ospite"
"Ed alla fine della pagina clicchi su applica".
"Perfetto".

Un amico che abita a Trento mi ha detto di andare da lui:
qui c'è lavoro! qui ci sono le fabbriche!
qui 1500 al mese per te, buoni pasto pagati!
Magari... ma sono troppo attaccato alla mia terra: diamine.

"Adesso, dottor Florio, vada su impostazioni adsl"
"Dove, quindi?"
"Proprio sotto impostazioni di base, sempre nel menù a sinistra".
"Ecco, ci sono".

Non si può proprio rimanere in Sicilia e vivere,
anziché sopravvivere? Chissà quando.
Le cose non possono cambiare anche da noi,
nonostante la Peste? Sì, come no.

"VPI deve essere 8, VCI 35"
"Sono già così".
"Metodo di multiplazione: LLC".
"Già c'è".
"Ci siamo quasi allora. Apra un'altra pagina di internet explorer".

25 anni. Laureato in Giurisprudenza.
Dovrei volere spaccare il mondo:
entrare dentro la fessura ed essere parte attiva di esso.
Ma sono precario, uno stato d'animo.

"Perfetto! Navigo!"
"Bene, abbiamo risolto il problema".
"La ringrazio, buona giornata".
"Grazie per averci chiamato".

Finita l'ultima chiamata. Spengo il PC.
Libero la postazione. Metto la firma d'uscita.
Esco fuori. Eccomi in macchina.
E ora?

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categoria:la mia vita, quotidianità
20/03/2008
E' morto Capitan Findus ed io mi accorgo che gli anni ottanta cominciano ad allontanarsi sempre di più...



Da bambino mia madre mi costringeva a mangiare i bastoncini servendosi di lui, perché non mi sono mai piaciuti. Però Capitan Findus (John Hewer) sapeva essere convincente, capace di fermare i pirati con i filetti di merluzzo impanati, sorridendo sempre.

Se n'è andata, dunque, un'icona dello spot degli anni Ottanta, quelli durante i quali le mie passioni erano il calcio in strada con gli amici ed i cartoni animati di Bim Bum Bam con Paolo e Manuela. La notizia mi ha dispiaciuto, non solo perché la morte incute sempre tristezza, ma anche perché mi ha sbattuto prepotentemente in faccia che il tempo delle mele è sempre più distante: Parola di Capitan Findus!

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categoria:la mia vita, televisione
19/02/2008
Io nel 1981E sono 27...

Oggi è il mio compleanno, cioé si celebra il giorno d'inizio in cui è cominciata la mia partecipazione al mondo. Era il 1981 ed a Palermo c'era così tanto freddo che addirittura nevicò. Vidi per la prima volta la luce dopo molte difficoltà, in quanto il cordone ombelicale decise di stringersi attorno al mio collo, in quanto mi avrebbe voluto tutto per sé, non solo per nove mesi. Ma ce la feci e mia madre decise di affiancare al mio nome Walter, consigliato da mio zio Giuseppe ispirato dalla storia di questo ragazzo, quello della Madonna. Ed eccomi, dunque, grazie a Dio da 27 anni.
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categoria:la mia vita
07/01/2008




S'è destato l'estro: brama fervore.

La bionda ispiratrice l'esalta,
or il mondo vuole d'altro colore,
un castello da rafforzar col malta.

Ansa se non do la voce voluta,
a sognar si va quand'è acquietato,
certo che non c'è stata parol muta:
sì non spreca il volto anelato.

In sé la beltà con agio ha vita,
e lì gl'occhi posano pian le dita:
giammai ebbero tale diva sorte.

Perciò si sente com'il pioniere
che trova la terra con le miniere:
là pianta la tenda con mano forte.
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categoria:la mia vita, quotidianità
05/01/2008


Questo è uno di quei giorni in cui non ho nulla da scrivere di preciso, non perché mancano gli argomenti su cui stillare qualche pensiero (potrei pubblicare qualcosa, ad esempio, sullo scatafascio della maggioranza a proposito della legge elettorale). Mi piacerebbe fare altro, infatti. Tutto ciò in quanto stanno avvenendo sorrisi che monopolizzano la direzione della mia attenzione e non posso celare che la cosa non mi stia dispiacendo affatto, dimostrando che la vita sia davvero come una scatola di cioccolattini, non sapendo mai cosa ti capiti. Ci sono, tra l'altro, certe emozioni nei confronti delle quali non si può ergere alcun muro, soprattutto perché non c'è la volontà di farlo, anzi ci sarebbe quella di realizzare un lungo ponte. Ed essendo convinto assertore che non bisogna lasciare alcuno spazio al rimorso, elargendo respiro al desiderio, seguendo il comandamento vitale del carpe diem, io non freno l'attuale propensione del mio animo, in stretta combutta con la mente. L'esistenza, infatti, è una: non c'è un'altra possibilità e non si può toccare per due volte la stessa porzione d'acqua di un fiume che scorre. Bisogna lasciarsi andare alla sua forza e non temere che ad un tratto possa esserci la cascata, giacché può accadere anche che ci sia lo sbocco nell'oceano. Questo perché non sappiamo nulla del futuro, che è aspettativa, non una individuazione concreta di una parte del tempo, che non c'è. E non ascoltiamo gli echi del passato, che fanno parte dei ricordi: cogliamo l'attimo, non essendoci la certezza del domani. E non guardiamoci allo specchio ma cerchiamo il riflesso dei nostri occhi in quelli in cui possiamo ammirare il nostro desiderio di felicità, con la speranza che si possa trovare quel qualcosa di meraviglioso che rende la vita l'unico dono per cui vale la pena vivere.
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categoria:la mia vita, quotidianità
19/12/2007


Dal Giornale di Sicilia (a pagina 11): "La Guardia di Finanza sta effettuando in tutta Italia ispezioni in 80 call center dei maggiori gestori di telefonia fissa e mobile, per verificare il rispetto per la privacy [...] Per porre fine al crescente fenomeno delle telefonate di disturbo [...] il garante aveva imposto ai gestori una serie di obblighi, tra questi, in particolare, quello di interrompere l'uso indebito di numeri telefonici a scopi commerciali, senza il previsto consenso da parte degli interessati; insomma, quelle telefonate fatte possibilmente in orari impossibili - durante il pranzo, o peggio, in piena pennichella per offrire prodotti assolutamente competitivi e necessari dei quali molto spesso l'utente non ha alcuna voglia di conoscere i dettagli".

Grazie a Dio oggi sono un assistente tecnico Libero Infostrada, cioé lavoro in un call center e mi occupo del supporto per i clienti di Wind che hanno a casa l'Adsl. Sono, dunque, un tele-operatore call center in-bound con tutti i benefit del posto di lavoro dignitoso ed il mio datore è direttamente Sawiris
: non c'è, dunque, un outsourcer di mezzo. Ma nel mio curriculum vitae c'è stato anche il periodo in cui ho fatto pure out-bound, cioé contattavo io stesso i "potenziali" clienti per cercare di vendergli qualcosa che mi avrebbe procurato lo stipendio. Ho lavorato, ad esempio, per conto di una società di cui non faccio il nome ed avevo il compito di fissare appuntamenti per gli agenti che avrebbero dovuto terminare il lavoro, cioé convincere uno a sottoscrivere un abbonamento con Fastweb (tele-marketing); ho, poi, telefonato alle case dei palermitani per convincerli a fare iscrivere i figli ad una scuola d'informatica, eccetera. Ho fatto anche tele-selling. Naturalmente non ho accettato l'out-bound perché mi piace stressarmi al telefono ma perché non ho mai avuto nulla di meglio in quei determinati periodi. I vaffa erano all'ordine del giorno e quando mi capitava l'interlocutore davvero scortese, gli rispondevo che io stavo lavorando e che meritavo un benché minimo rispetto, in quanto non chiamavo di certo per hobby. Facevo quel lavoro per necessità economica ed ancora oggi migliaia di ragazzi lo fanno per il medesimo motivo, perché il mercato del lavoro non offre nient'altro. Da ciò ne deriva un profondo fastidio per la seguente proposizione dell'articolo suddetto del Giornale di Sicilia: "per offrire prodotti assolutamente competitivi e necessari". Leggo, infatti, in questa frase una celata ironia nei confronti del tele-operatore out-bound. D'accordo che è fastidioso essere chiamati al telefono in continuazione per un abbonamento o per una bottiglia di vino, però bisogna anche fermarsi a pensare a chi sta dall'altra parte della cornetta e perché.
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categoria:la mia vita, attualità, palermo ieri e oggi
03/12/2007


Sognare è un'azione che mi piace. Ci sono notti, infatti, in cui vado a letto non tanto perché ho sonno quanto perché ho voglia di lasciarmi andare ai sogni, in quanto mi divertono e lì si possono ottenere cose che nella realtà non possono accadere. Il sogno, per dirla alla Freud, è l'appagamento di un desiderio ed è un frutto della nostra mente affinché il nostro riposo vada liscio. Ma il sogno ha in sé un quid di magico e misterioso, il cui enigma compiutamente individuale intriga più dei rebus sociali, giacché al suo interno sono racchiusi le caratteristiche peculiari del nostro inconscio, ovvero la parte intima ed istintiva di ognuno di noi. Il sogno, dunque, è la chiave d'interpretazione del nostro essere ab solutus, cioé sciolto da qualsiasi variabile dipendente. Anche gli incubi sono interessanti, nonostante la paura ed anche in loro si possono scovare i nostri desideri più nascosti, spesso di carattere sessuale, più o meno esplicito. A volte ci si può accorgere di volere una persona proprio grazie all'esperienza onirica. Capitano, inoltre, sempre gli stessi ambienti che rappresentano astrattamente tutti gli altri. Ad esempio, quando sogno di essere a scuola, mi trovo sempre nelle strutture della mia scuola media, nonostante in quel preciso momento io possa credere di essere in un'altra. Però quando si sognano gli essere umani è del tutto diverso. Può accadere di sognare figure che non hanno un volto linearmente definito oppure che hanno un volto eccessivamente familiare ma raramente accade di sognare volti che non si sono mai visti (capita magari di sognare il viso di una persona che abbiamo visto di recente e che è ricordato solo dall'inconscio ma a noi non viene in mente una volta svegli). A mio avviso, infatti, non esiste l'ignoto nel sogno: tutto è conosciuto da chi vive l'esperienza onirica. Una cosa che vorrei fare, infine, ma che non ho mai cominciato, è quello di tenere accanto a me un quaderno, magari nei pressi del letto e scrivere su di esso quello che ho sognato in modo tale da conservarlo e di preservarlo dall'oblio o dal processo di razionalizzazione della nostra mente, una volta pensatoci un po' su circa quello che abbiamo vissuto nel sogno. Sarebbe un modo per conoscermi meglio, per comprendere cosa si cela dentro di me, magari per definire meglio quali siano i miei desideri, a cui dedicare poi l'esistenza da sveglio.
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categoria:la mia vita, quotidianità
26/11/2007


Grazie ad una stupenda e-mail ricevuta oggi, ho la possibilità di avere un albero genealogico meglio definito. Eccolo, partendo da me.

Walter Giannò (1981)
Vittorio Giannò (1955) - Giovanna Romano(1958)
Giuseppe Giannò (1909-1968) - Caden Ester Cori (1917)
Pietro Giannò - Angela Caliò
Giovanni Nepomuceno Giannò - Marianna Paternò di Sessa

Ho scoperto, inoltre, che mio nonno aveva tre sorelle, una di nome Maria Concetta, ancora in vita. E forse lo è anche Maria Teresa, che dovrebbe vivere a Bolzano. E' morta, invece, la terza, cioé Maria Cristina.

Una pagina interessante, infine, circa la storia della mia famiglia si trova qui, dove c'è una sfilza di personaggi autorevoli che hanno portato il mio cognome, che è raro, sicuramente imparentati.

P.S.: Chi mi ha inviato l'e-mail lo ha fatto perché mi ha beccato grazie a questo blog.  Egli è il nipote della sorella di mio nonno. Tutto questo fa comprendere, se ce ne fosse di bisogno, quanto sia bello e magico il mondo di internet.

Aggiornamento 14:51, 27 novembre: Fratello di Marianna Paternò di Sessa (dunque, la mia trisnonna), era Emanuele, nato nel 1847 e morto nel 1935. Il mio trisnonno, invece, era il Conte di Cartulano (ho discendenze nobili, dunque). Marianna e Giovanni ebbero otto figli. Oltre al mio bisnonno Pietro, infatti, ebbero Giuseppe, Emanuele, Caterina, Vincenzina, Luigia, Giuseppina e Francesca. Il mio bisnonno poi si sposò con Angela Caliò, da cui ebbe undici figli, tra cui mio nonno Giuseppe. Ora, il mio bisnonno Pietro ebbe un incarico di prestigio come gli altri fratelli al Banco di Sicilia ma fu costretto ad andare in pensione anticipatamente. Ebbe poi un modesto incarico all'anagrafe. Crebbe una famiglia umile, forse troppo umile rispetto a quelle nobili e ricche dei suoi fratelli (Giuseppe fu direttore generale del banco, cavaliere di Malta, Caterina sposò il barone Di Stefano, Giuseppina sposò il barone Prost De Royer, Emanuele divenne direttore del Casinò di Taormina, Luigia sposò il fratello della bisnonna Caliò ed emigrò in America). Il bisnonno Pietro non ebbe un trattamento alla pari rispetto agli altri e ciò si desume dal fatto che non è stato sepolto nella tomba di famiglia, ma ai Rotoli.

Quest'aggiornamento è nuovamente frutto dell'e-mail ricevuta, dunque, da un mio parente. Ho scoperto addirittura che il mio bisnonno è sepolto ai Rotoli, mentre la tomba di mio nonno si trova a Sant'Orsola ma non è quella gentilizia, che non so dove sia e che ora devo assolutamente ritrovare, non solo per curisosità storica.

Alla luce di queste novità, il Giuseppe di cui si parla qui è il fratello del mio bisnonno, che pare abbia ereditato i titoli e gli averi. Costui fu: "Doctor in Economics and Colonial Sciences, Driver's Captain and decorated with Red Cross gold medal, moved to Tripoli-Libya in 1916 as the General Manager of Banco di Sicilia and became a pioneer in the agrarian land reclamation".

Altri parenti illustri con cui condivido il cognome furono:
  • Nicolò, Captain of Justice in Catania (1400)
  • Ubertino, Justice of Magna Curia, Ambassador and Archibishop of Palermo (1500)
  • Giovanni, membro del Senato di Palermo (1591-1592)
  • Giacomo, Great Court Tribunal's Judge (1609)
  • Giovanni, Palermo's Pawnshop Governor (1700-1702)
  • Paolo, was invested with the baronage in 1731
  • Onofrio, got a marquisate title in 1751
Infine, i Giannò giunsero in Sicilia dalla Spagna al tempo della dominazione aragonese.
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categoria:storia, la mia vita
26/11/2007


Ho semplicemente incrociato i suoi occhi dopo cinque anni e ne è scaturito questo ricordo.

Era il 30 ottobre 1999: sabato. Non era un pomeriggio come tutti gli altri ma era quello del mio primo appuntamento fissato con una ragazza. Ero emozionatissimo e scelsi con cura il vestiario. Puntai sull'eleganza ed optai per un accoppiamento monocromo: camicia e pantaloni scuri. Decisi di portarla al cinema e scelsi un film horror, Haunting - Presenze, che allora era in programmazione al non più esistente Cinema Nazionalino (oggi al suo posto c'è una Sala Bingo). Durante quel film accadde qualcosa che non avevo mai provato prima, giacché sulla mia pelle scorsero i brividi che desideravo da troppo tempo, perché lei cominciò a stringermi la mano. Ed al momento delle scene più paurose ella si avvicinava per la paura. Alla fine del film, comunque, ero troppo sulle mie, a causa dell'emozione ed una volta giunti in via Dante, all'incrocio di via Antonio Veneziano, era arrivato il tempo del congedo. La guardai negli occhi e desideravo baciarla, desideravo fortemente che il mio primo bacio in assoluto avvenisse proprio lì ma non sapevo come chiederglielo. Però poi ebbi uno slancio di coraggio e le chiesi che forse era giunto il fatidico momento ma le premisi che non avevo mai baciato in vita mia. Ella rise, si avvicinò e mi baciò. Il mio cuore andava a mille mentre le nostre labbra erano le une sulle altre e riconosco che non fu un bel bacio dal punto di vista sostanziale però fu il primo, quello che non potrò mai più dimenticare, quello che racconterò ai miei figli e magari anche ai miei nipoti. Dopo quegli attimi che furono storia, ci salutammo ed io ce la ebbi aspramente con me perché ero stato così emozionato da non averle regalato un bacio degno di nota. Cominciai a rifarmi, comunque, dal giorno successivo...

La mia prima storia amorosa terminò il 16 gennaio 2001. 
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categoria:la mia vita
22/11/2007
C'è Walter. Che significa? Beh, si tratta di una proposizione forte, che rappresenta la voglia di entrare prepotentemente nel tour pubblico dei pensieri urlati o sussurrati al mondo. E spesso soltanto qui sono riuscito nell'intento di dare voce a chi sono davvero, trovando enormi difficoltà nel tentare di fare la medesima cosa altrove. Anche in alcuni post, tuttavia, ho dovuto a volte fingere di essere un altro, perché non ho potuto sempre mostrare il mio pensiero per quello che è ma ho dovuto fare i conti con quei lettori che vivevano non il mio essere, bensì la mia apparenza. Già, sono stato capace, solo per la contemporanea voglia di essere giudicato positivamente, di convincere gli altri di avere di fronte il cosiddetto bravo ragazzo. Ma io non sono né un bravo né un cattivo ragazzo, io sono me con il desiderio di essere orgoglioso di colui che sono. E so che è finito il tempo di credere che la cosa più importante sia piacere agli altri, giacché è fondamentale che io intraprenda la mia vita a stretto contatto con me stesso ed è il prossimo che deve accettarmi nella stessa misura in cui io lo accetto: basta con le gerarchie. Questo di conseguenza si dovrà ripercuotere in ogni tipo di interazione sociale, anche e soprattutto in quella amorosa. Al momento sono single ma spero di non restare solo per tanto tempo, però chi starà con me dovrà accettarmi per quello che sono e non per quello che dovrei essere perché così fan tutti. Ho sbagliato in passato proprio per questo motivo, avendo soffocato il mio io solo per mantenere un rapporto a cui ero troppo legato, ma che non poteva andare avanti per una divergenza naturale nelle prospettive di guardare il mondo. Ho il desiderio, dunque, di avere accanto a me una donna con la quale essere libero di essere me stesso ed orgoglioso e fiero dell'uomo che sono diventato, perché solo in questo modo potrò assicurarle la felicità che meriterà.

Buonanotte, mondo.
postato da: WG alle ore 23:29 | Permalink | commenti (6)
categoria:la mia vita
18/11/2007


Avevo dieci anni. Era il 2 giugno del 1991 e fu la mia prima volta allo stadio, la domenica successiva alla mia prima comunione. Mi fece quel regalo mio zio Giuseppe e ci sedemmo in gradinata. Era una partita importantissima, perché il Palermo si giocava la serie B non tanto nella sfida diretta con la Fidelis Andria, quanto in quella a distanza col Perugia, impegnato dentro casa con il Casarano. Tutto quello che vissi quella domenica accrebbe il mio amore per il gioco del calcio. Non solo fui affascinato dalla partita, ma anche e soprattutto dall'ambiente in sé, dal tifo genuino e assolutamente non violento, dalla gente tutt'unita sotto un'unica bandiera, quella rosanero. Il match terminò 1-1 ed il Palermo andò in serie B grazie alla sconfitta interna del Perugia. Quella promozione fu uno spettacolo magnifico, che ho rivissuto di nuovo quando la squadra rosanero riuscì a raggiungere la serie A dopo più di vent'anni. Da allora non riesco a stare senza calcio. Mi ricordo con gioia altre esperienze particolari avute allo stadio. Ad esempio mi viene in un mente un Palermo-Crotone, sempre in serie C-1, girone B. Vincemmo 2-1 e quando ci giunse la notizia della momentanea sconfitta della Juve Stabia a Battipaglia, io ed uno sconosciuto ci abbracciammo dalla contentezza, perché quel risultato significava la promozione in B. Addirittura feci l'invasione di campo, pacificissima e provai l'ebbrezza ineffabile di assaggiare l'erba del campo sotto alle mie scarpe e calciai un pallone in rete, così da potere dire che anch'io ho segnato un goal alla Favorita. Ma la Battipagliese perse e non ci fu la promozione.

Potrei scrivere un libro sul mio amore per il calcio ma sono quasi le due di notte ed il sonno mi impedisce di andare oltre. Concludo, tuttavia, affermando con veemenza che noi innamorati del pallone non possiamo permettere che gli ultras violenti ci distruggano la nostra passione, che ha un quid di romantico. Ed è per questo che insisto ancor'oggi sulla mia idea già ribadita in altri post: bisogna proibire l'ingresso del tifo organizzato negli stadi, perché le curve sono di tutti.

P.S.: Questo post è stato emotivamente ispirato dalla visione del film Goal.
postato da: WG alle ore 01:45 | Permalink | commenti (5)
categoria:calcio, la mia vita
20/10/2007


Era il 2000. Avevo da poco litigato aspramente con la mia ex-ex e prima di ritornare a casa, decisi di sedermi sul muretto nei pressi del giardino della Zisa, allora in costruzione, a pochi passi da dove abito. Stavo decidendo sul da farsi: se dovevo continuare quella relazione o farla finita (ma poi decisi di andare avanti) ed ero completamente assorto in quella sofferenza interiore. Ad un tratto si sedette accanto a me un uomo di mezz'età, con un berretto in testa, molto magro. Mi chiese come stavo ed io gli risposi che poteva andare meglio. Avrei voluto alzarmi subito, poiché mi dà fastidio di buona norma avere un estraneo accanto, però rimasi lì, in quanto era troppo forte quella delusione. E quell'uomo mi disse: "quando vedo giovani così tristi come te, non posso fare altro che dargli una mano" ed uscì dalla tasca una busta contenente della polvere bianca ed affermò questo: "qui ho qualcosa che ti solleverà di morale". Ed allora io mi alzai immediatamente in piedi, lo guardai con disprezzo e gli risposi: "Non è con la droga che un ragazzo risolve i suoi problemi, ma con l'intelligenza" e con passo veloce presi la strada del ritorno a casa, senza voltarmi indietro.

Io non ho mai fatto uso di alcuna droga, né leggera figuriamoci quella pesante. Non ho mai avuto il pensiero di scovarla da qualche parte, semplicemente perché ritengo totalmente stupido ricorrere a quello che distrugge per godere nell'attimo di chissà quale goduria. Ma ci sono purtroppo ragazzi che non hanno avuto la mia stessa volontà di allora e magari si sono fatti convincere proprio da gente come quell'uomo, approfittando di un loro momento di debolezza. Ed io voglio rivolgermi stanotte sia a loro che a quelli che potrebbero caderci. Io ho conosciuto un uomo che è stato infettato dall'Aids; si trattava di un cugino di mia madre, che conobbe durante la sua giovane vita le persone sbagliate. Me lo ricordo sia nei primi momenti della malattia, quando sembrava tutto a posto, sia in quelli in cui si muoveva solo con l'aiuto della sedia a rotelle, sia nella bara. Quando morì io avevo quindici anni, cioé accadde nel 1996. Andai alla veglia funebre per dare l'ultimo saluto a quell'uomo di appena trent'anni. E non potrò mai togliermi dagli occhi quel corpo consumato dall'Aids, scheletrico da fare paura. Con la droga, dunque, non si scherza. So che si tratta di un messaggio triviale, ma è la verità. Chi si fa, ha deciso di cominciare a morire, lentamente e dolorosamente. Non commettete questa grossa cavolata.
postato da: WG alle ore 01:36 | Permalink | commenti (5)
categoria:la mia vita, quotidianitÃ