22/11/2009

Il Caso Brenda, un noir degno di James Ellroy



(Post pubblicato anche su Palermo - BlogSicilia) 
Pare una trama scritta da James Ellroy: uno scandalo sessuale che tocca la politica con morto bollente a seguito, la transessuale Brenda che ha messo nei guai l’ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo.

Un giallo noir in piena regola col finale incerto e attorno al quale si moltiplicano le ipotesi. La prima, quella che è saltata in mente a milioni e milioni di scioccati, è la seguente: Brenda sapeva troppo e c’erano altri potenti coinvolti. Morale della storia: uccisa perché scomoda.

La scena del delitto (perché è tale secondo i Pm) è da Cluedo: il cadavere (seminudo – ogni vittima a sfondo sessuale non è mai vestita integralmente) è stato trovato in un seminterrato andato a fuoco (e così niente tracce); il computer nel lavandino (gesto volontario per renderlo inutilizzabile); nessun medicinale nelle vicinanze (niente suidicio); appartamento chiuso a chiave (l’assassino conosceva Brenda).

Per Miss Marple (tanto per citare un altro mostro sacro del giallo) non ci sarebbero dubbi: trattasi di omicidio bell’è buono, perché tre sospetti fanno un indizio e qui ne abbiamo più di uno.

Chi è l’assassino? O chi sono? Eccoci al caso Brenda, che già fa parte della storia dei misteri del nostro Paese.

postato da: WG alle ore 11:16 | link | commenti | commenti
categorie: attualità
20/10/2009

Sull'ora di religione islamica

(Pubblicato anche su Palermo - BlogSicilia) Ai miei tempi (e non ho neanche trent’anni) l’ora di religione alle scuole medie riguardava la storia delle varie confessioni, quindi non solo Cattolicesimo, Ebraismo e Islam, ma anche Induismo, Buddismo e Confucianesimo. Sessanta minuti piacevoli (c’era anche la bravura dell’insegnante), grazie ai quali ho conosciuto le fondamenta delle altre religioni e ho approfondito i particolari del Cristianesimo.

Ciò per dire che l’ora di religione dovrebbe essere strutturata in questo modo, perché non solo avrebbe un ruolo formativo ma anche integrativo, anziché specificarle in ora di religione cattolica e islamica.

E poi… Perché bisogna necessariamente aprirsi alla cultura islamica in questo modo? Sto per scrivere qualcosa che non piacerà a molti… Le radici della nostra storia sono inconfutabilmente cristiane, per di più non è l’Italia che dovrebbe conformarsi ai musulmani ma dovrebbero essere questi ultimi a integrarsi. Non credo che debba approfondire le motivazioni storiche e sociali che stanno alla base di questa convinzione personale, perché basta farsi un giro per le nostre città o prendere tra le mani una guida turistica.

L’istituzione dell’ora di religione, insomma, avrebbe l’effetto contrario di quello superficialmente riconosciuto dai suoi fautori: separare anziché unire.

Foto: AgrigentoOggi.

postato da: WG alle ore 09:13 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: attualità, religione e società
14/10/2009

Non ho dimenticato quand'ero precario

(Pubblicato anche su Trapani - BlogSicilia) Non ho dimenticato cosa significa essere precario. Non ho dimenticato la mancanza della percezione del futuro, la sensazione di essere un numero e  non una persona, una risorsa con una scadenza.

Non ho dimenticato la solitudine del precario. Non ho dimenticato la sua immersione nell’attimo, l’assenza della possibilità di sognare un’esistenza in cui vivere e non sopravvivere.

Non ho dimenticato lo shock di quel giorno: tutti a casa, tutti in strada. E poi? Ricominciare a cercare un lavoro, qualunque esso sia. Un altro precariato. La rincorsa agli annunci di tre righe sulla carta.

Non ho dimenticato la lotta successiva, inutile. Non ho dimenticato quel colloquio coi pezzi che contano di quell’azienda, con il Prefetto a capo tavola. Non ho dimenticato le mie parole, la trasmissione dell’impotenza. Non ho dimenticato il muro che ebbi di fronte: Amen.

Con tutto il cuore mi auguro che voi non viviate l’incubo a cui ho dovuto partecipare, perché il precariato ha un pericolo: sentirsi precari dentro, nell’animo.

postato da: WG alle ore 08:18 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: attualità
14/10/2009

E se lo Stato "scantasse" più della Mafia?

(Pubblicato anche su Palermo - BlogSicilia) La mafia c’è. Respira in mezzo a noi. Conosciamo il suo sguardo, percepiamo il suo alito. Partecipiamo al suo profitto quando andiamo a comprare un pezzo di pane o un gelato, anche se poi proseguiamo dritto allorché incrociamo uno di loro. Gli diamo da mangiare, paghiamo le sue armi, le sue auto, i suoi gioielli. Lo facciamo perché non possiamo fare altrimenti, perché chi non paga il pizzo a Palermo? E quei soldi che versiamo agli esercenti, che non possono non essere consenzienti, finiscono anche in parte nelle tasche della piovra mafiosa.

Magari c’è chi ha necessità di alzare il costo di ciò che vende così da compensare all’utile mancante a causa dell’imposta dei picciotti. Aumenta il costo del pane e aumenta il costo della carne? È colpa della crisi, diciamo. Era colpa della crisi anche quando la crisi non c’era. La parola “crisi”, infatti, è comoda: puoi nasconderci dietro ciò che vuoi. Anche la chiusura di un locale, che forse è stato serrato perché il titolare non riusciva a sostenere la gabella del boss del quartiere, a volte proprio espropriato da lui stesso, che in questo modo può farlo gestire da uno dei suoi fidatissimi compari.

Perché succede questo? Paura. E perché “mondo è, mondo sarà”. La mafia incute timore, passo dopo passo. Una scatola di fiammiferi, un bidone pieno di benzina, l’attak nella serratura, la telefonata intimidatoria, la rapina punitiva, e chi più ne ha, più ne metta. La mafia scanta, mentre lo Stato molto meno. Se non paghi la mafia, può ridurre ai minimi termini tutti i sacrifici che hai fatto in una vita, vederli in fumo in un batter d’occhio. Come dare torto a chi paga il pizzo?

Ma se lo Stato scantasse più della mafia? In Sicilia, infatti, è la paura che muove l’emozione del popolo. Da noi vince chi scanta di più: è qui l’essenza della lotta, il discrimine tra il bene e il male.

N.B.: Per i non siciliani, "scantare" significa "incutere timore".

postato da: WG alle ore 08:08 | link | commenti | commenti
categorie: attualità, palermo ieri e oggi
11/10/2009

Ite missa est

Ite missa est. E ora? Caliamo progressivamente il sipario dopo la tragedia messinese che è al contempo siciliana (e poi italiana, come ci ha ricordato coi suoi tempi il resto del Paese)?

Se è avvenuto ciò che ci ha sconvolto, non è stato di certo per colpa della pioggia. Sarebbe una giustificazione ipocrita, uno stolto tentativo di scaricare il barile alla Natura. Dovrebbe, invece, essere inconfutabile la causa umana: più propriamente sarebbe giusto focalizzare la nostra adirata attenzione (al momento non rassegnata) nei confronti dell’homus administrator, ovvero di colui che si dovrebbe occupare delle piccole cose (ad minus stare) con lo scopo di perseguire il bene comune, che non è affatto la somma dei beni individuali, perché in questo caso l’insieme è ben di più della somma degli elementi che lo costituiscono.

Insomma, di chi è la colpa della presenza di una casa nei pressi del letto di un fiume, ovvero zona in cui la legge proibisce di farlo? Non si tratta, infatti, di “abusivismo edilizio” (che ha pur sempre la sua consistenza nella tragedia siciliana), bensì di illecito nelle varianti dei piani regolatori generali. Cioé, c’è stato chi (e c’è ancora) approva ciò che andrebbe rifiutato. Per cambio di cosa?

Ricordiamoci, anzitutto, che in Sicilia c’è Cosa Nostra (impera, nonostante il valoroso associazionismo antimafioso, nonostante le belle parole di qualche politico). Quindi sul chi guadagna in primis da questa faccenda, dovrebbe essere chiaro. Non commettiamo, infatti, l’errore di pensare che “i sacchi” siano finiti, appartenenti agli anni 70 e 80. Ancora oggi si registrano, soprattutto a livello locale; serpeggiano sempre vari Ciancimino e Lima nella nostra amatissima terra siciliana.

E la domanda sorge spontanea: e chi vota questi qui? Naturalmente gli elettori, e chi sennò? Ma nell’analisi di questo interrogativo si commette un errore, cioé si tende a colorare. Non ci si concentra sull’individuo, bensì sul gruppo di cui fa parte: Udc e/o Pdl. Come se tutti i crapulenti fossero di centro e di destra. Non perdiamo di vista, infatti, la forza consensuale: la mafia sta con chi vince e non certo con chi perde, perché sono i primi che possono arrecare un interesse, in quanto aventi la facoltà di decidere, di porre in essere politiche pubbliche. Se fossimo in una terra di sinistra, Cosa Nostra non voterebbe per Dell’Utri o per Cuffaro.

Affermato ciò, è il politico in sé (l’homus administrator) il guaio, concepito nella sua unicità. Non prendiamoci in giro: nei comuni si sa chi è “oscuro”, chi ha “particolari amicizie”, chi ha “inchiappi” con il mammasantissima. Eppure, fanno il loro dovere: perseguire il bene oligarchico della mafia. Tutto ciò dopo essere stati democraticamente votati.

Quindi, se capitano simili tragedie, se una sfilata di bare è applaudita all’uscita del duomo di Messina (dov’è finito il silenzio e il R.I.P.?), volgiamo lo sguardo verso l’alto ed espelliamo un po’ di saliva…

postato da: WG alle ore 11:16 | link | commenti | commenti
categorie: politica, attualità, palermo ieri e oggi
05/10/2009

Alluvione di Messina: lutto solo siciliano



(Pubblicato anche ieri sera su LiveSicilia) Morti di serie A e morti di serie B. Questa la distinzione che è venuta fuori dalla domenica calcistica: nessun minuto di silenzio. Le tragedie non si comparano ma gli atteggiamenti in relazione ad esse sì. Quando accadde il terremoto che scatenò morte e distruzione in Abruzzo, non ci fu stadio in cui non furono dedicati sessanta secondi alle vittime, con i giocatori abbracciati attorno al centrocampo, con gli spalti silenziosi e commossi.

Ma per i morti siciliani niente, almeno al di là dello stretto di Messina. La Federcalcio, infatti, ha autorizzato, su proposta del Comitato Regionale Sicilia e della Lega Nazionale Dilettanti, l’osservanza di un minuto di silenzio prima di tutte le partite dilettantistiche e giovanili della regione in programma nel fine settimana. Cioé, sì alla commemorazione a Palermo e non a Roma, sì al minuto di silenzio a Caltanissetta ma non a Cagliari.

Ma questa diversa attenzione nazionale per i “nostri” morti non è stata avvertita solo sui campi di calcio. Avete visto voi uno speciale sul fango messinese in televisione nella giornata di culmine della tragedia? Avete visto voi la Tim, Vodafone, Wind e Tre adoperarsi con un numero di telefono comune per gli sms di solidarietà? Ecc.

Domande che sono comuni, ad esempio, a più di 2000 iscritti al gruppo su Facebook: “Per l’Abruzzo lutto nazionale, per Messina indifferenza generale”, dove ci si chiede: Cos’è la Sicilia per l’Italia?

Foto di Davide Billa, collaboratore di Messina - BlogSicilia.

postato da: WG alle ore 08:46 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: attualità, blogsicilia
04/10/2009

Le immagini del disastro di Messina

postato da: WG alle ore 09:37 | link | commenti | commenti
categorie: attualità, blogsicilia
03/10/2009

Alluvione di Messina, non ha ucciso la natura ma l'uomo

(Pubblicato anche su Messina - BlogSicilia) “Alla fine i morti saranno 50“, ha dichiarato Silvio Berlusconi. Un numero impressionante, che sottolinea ancora di più l’imponenza della tragedia che riguarda soprattutto le località di Briga Marina, Giampilieri, Molino, Altoli e Scaletta Zanclea. Una catastrofe siciliana, in cui la causa efficiente è la natura ma l’uomo ci ha messo molto del suo, poiché c’è stato un uso scellerato del territorio. Una relazione risaputa, che già nel 2007 causò danni ma non morti e nella nostra terra quando non ci sono i secondi, si suole soprassedere.

Una “tragedia annunciata“, dunque. Una constatazione che mette ancora più rabbia, macchiata dal sangue, soffocata dal fango.

La polemica derivante, pertanto, non può essere sottaciuta, ma deve essere lamentata, affiancata alla disperazione di chi ha perso un familiare e un amico, alla devastazione emotiva di chi non ha più una casa.

Dopo il terremoto de’ L’Aquila e dopo l’alluvione del messinese, dovrebbe essere definitivamente chiaro che l’Italia è un paese vecchio, soprattutto quando ci si allontana dalla pianura padana. E non solo è un paese retrogrado, struttualmente legato al passato, ma è anche malato di superficialità amministrativa, soprattutto a livello locale, dove i riflettori mediatici sono spesso spenti, dove è l’interesse privato a fare da padrone.

La Sicilia, infine, è una terra infettata dal cemento, dall’abusivismo edilizio: così è perché c’è chi da questo ne guadagna profitto. Costruire qua e là, non badando agli assetti naturali, alle disfunzioni idrogeologiche, al rispetto per le bellezze siciliane, è terrorismo. E ieri c’è stato un attentato alla vita.

postato da: WG alle ore 10:42 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: attualità, blogsicilia
26/09/2009

Le Interviste di BlogSicilia

Eccovi tre video che riguardano le ultime interviste di BlogSicilia. Nell'ordine: Marco Lo Bue, uno dei fondatori di Città2.0; Angelo Di Girolamo, presidente della Confederazione Sindacale "La nuova tutela del cittadino" di Marsala; il senatore del Pdl Enzo Galioto.



postato da: WG alle ore 09:10 | link | commenti | commenti
categorie: attualità, blogsicilia
17/09/2009

Le interviste di BlogSicilia

Eccovi le due ultime interviste di BlogSicilia. La prima riguarda il tema dei precari della scuola, la seconda il rinnovo del consiglio dell'ordine degli ingegneri della provincia di Palermo.
postato da: WG alle ore 18:10 | link | commenti | commenti
categorie: attualità, blogsicilia
14/09/2009

Su LiveSicilia



Da oggi parte la mia collaborazione con il quotidiano online LiveSicilia.

Il mio primo articolo s'intitola: "Riina su Facebook piace. Ha già 3000 fan".



postato da: WG alle ore 17:48 | link | commenti | commenti
categorie: attualità, livesicilia
06/09/2009

Come ti giustifico uno stupro di gruppo


Ritorno a scrivere sullo stupro di gruppo di Palazzo Adriano, dopo questo post di ieri, perché è stato pubblicato un commento che non può rimanere tale. L’autore si è firmato con “esaltati!!!”.

“ciao a tutti ankio sn di palazzo adriano e sn pienamente daccordo con la mia compaesana … ma vorrei aggiungere una nota a favore dei 4 ragazzi ke conosco benissimo…. nn vorrei essere brutale con le parole ma la realtà dei fatti è questa…intanto il lago di sangue in cui versava la ragazzina nn era sangue di verginità xsa ma mestruazioni…seconda cosa la ragazza nn era vergine da un bel pò x scelta sua ovviamente e terza cosa e ke alla ragazzina piaceva farsi notare indossando abitini succinti e aveva il vizietto di provocare i ragazzi molto spesso + grandi di lei…x ultimo vorrei aggiungere la situazione familiare della ragazza ke come tutti sanno in paese … nn è davvero delle migliori… scusate il mio sfogo ma ki nn sa nn può giudicare… cn questo nn voglio assolutamente difendere i 4 ragazzi accusati, in quanto quello ke hanno fatto rimane comunque orribile nei confronti di una 13enne ma come vedete c’è tanta differenza tra quello ke hanno divulgato i media è la realtà pura e semplice ke solo noi palazzesi conosciamo…ecco adesso la sapete anke voi……”

Il grassetto è mio.

Questa dichiarazione mi ha lasciato basito, perché si legge il tentativo nauseabondo di giustificare uno stupro, con alcune motivazioni sessiste e sociali che inquietano. Quando accade una violenza carnale, soprattutto ai danni di una minore e di una disabile, non può esserci alcuna possibilità di attenuante.

Inoltre, prendendo per buone le confessioni del commentatore, cos’è l’uomo? Un animale che non sa arrestare i propri istinti sessuali davanti alle provocazioni di una ragazzina, liberissima di vestirsi come vuole? Nel caso specifico di Palazzo Adriano, il contesto familiare, la condotta di vita della 13enne disabile, non possono essere elementi giustificativi di un aberrante stupro.

Ecco come Luca Marotta, collaboratore di Caltanissetta – BlogSicilia, ha risposto a “esaltati!!!”:

“Confido nella tua buona fede, quando scrivi di non voler difendere i quattro ragazzi che conosci bene dai loro gesti orribili; ma allora ti consiglio di rileggere bene il tuo commento. Le parole che usi non sono brutali ma agghiaccianti. Davvero credi che per giudicare uno stupro – e ancor di più, uno stupro ai danni di una 13enne – io abbia bisogno di sapere che la ragazza amava indossare abiti succinti e provocare? O che il lago di sangue non era dovuto alla deflorazione (o dalle ferite causate dalle percosse, come io – e mi auguro chiunque altro – ho subito pensato) ma alle mestruazioni? Per non parlare dell’accenno alla situazione familiare.
Ogni parola nel tuo commento lascia passare il concetto che in fin dei conti la ragazza se la sia andata a cercare. Che i quattro delinquenti non siano giustificabili, certo, ma tutto sommato qualche attenuante ce l’abbiano.
Se pensi che esistano livelli di succintezza degli abiti e di provocazione tali da spingere a un qualunque gesto
violento, hai un’idea (e un’esperienza) del genere umano piuttosto triste.

Lascia che ti faccia un esempio (e mi scuso anticipatamente per la banalizzazione di una vicenda così dolorosa come uno stupro che il mio esempio comporta). Immagina che per via del caldo soffocante una sera tu lasci aperta qualche finestra di casa tua (supponiamo che il condizionatore sia rotto, se ne hai uno) e che da una di queste finestre entri un ladro e, dopo averti immobilizzato, rubi tutto ciò che ti è più caro. Non proveresti una grande (ulteriore) rabbia se sentissi qualcuno dire che alla fin fine a lasciare le finestre aperte queste cose prima o poi accadono?

In conclusione, se il tuo scopo era quello di rimettere in buona luce Palazzo Adriano temo tu abbia proprio fallito“.

postato da: WG alle ore 10:25 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: attualità
05/09/2009

Quale punizione per il branco di Palazzo Adriano?


Lo stupro è uno dei reati più crudeli e disumani, nei confronti del quale ho un atteggiamento così duro da essere propenso alla sanzione della castrazione chimica. Insomma, nessuna ricerca dell’emenda del reo.

Nel caso avvenuto ieri a Palazzo Adriano, poi, ci sono aggravanti che rendono la violenza ancora più insopportabile: la vittima, infatti, è una 13enne disabile, stuprata a turno da un branco di bestie composto da quattro elementi, tre minorenni e un maggiorenne.

Da LiveSicilia: “Raccapricciante e dettagliato  il racconto della violenza: dopo averla buttata a terra, uno degli aggressori le teneva le braccia bloccate, un altro le tappava la bocca per impedire che fossero udite le sue grida coperte anche dal rumore dei fuochi d’artificio della festa, e gli altri due a turno dopo averle tolto pantaloni e maglietta si sono denudati e l’hanno violentata. Dopo l’orrore le  minacce di morte e l’intimazione al silenzio. L’hanno lasciata in un lago di sangue“.

Parole che incrementano il disgusto e la rabbia.

Lo stupro è una malvagità aberrante: significa violare con violenza inaudita la dignità di una donna, uccidendola nell’intimo. Perché non trattare i colpevoli in maniera esemplare? Perché non copiare le modalità di punizione che sono in vigore negli Stati Uniti, in Germania (dal 1969), in Svezia, Danimarca e Norvegia? Anziché, magari, farli uscire di galera dopo poco tempo?

Pubblicato anche su Palermo - BlogSicilia

postato da: WG alle ore 10:31 | link | commenti (4) | commenti (4)
categorie: attualità, palermo ieri e oggi
01/09/2009

Nessuna piazza per chi si disse orgoglioso di essere mafioso

 

Il 6 luglio scorso intervistai Vittorio Emanuele Orlando, il politico palermitano a cui fu intitolata la piazza dove si trova il Palazzo di Giustizia. Utilizzai per l’occasione la prima pagina in mio possesso dell’edizione de’ L’Ora del 28 luglio 1925, nella quale fu raccontato l’intervento di Orlando al cinema Diana di via Ruggero Settimo.

Egli disse: “Se per mafia, infatti, si intende il senso dell’onore portato fino all’esagerazione, l’insofferenza contro ogni prepotenza e sopraffazione, portata sino al parossismo, la generosità che fronteggia il forte ma induge al debole, la fedeltà alle amicizie, più forte di tutto, anche della morte; se per mafia s’intendono questi sentimenti, e questi atteggiamenti, sia pure con i loro eccessi, allora in tal senso si tratta di contrassegni individuali dell’anima siciliana, e mafioso mi dichiaro io e sono fiero di esserlo“.

Vittorio Emanuele Orlando allora fece un gioco subdolo, avendo confuso in maniera deliberata la mafia e la cultura siciliana. Nel libro Storia della mafia siciliana, a tal proposito, John Dickie ha scritto che “la sua clamorosa strizzatina d’occhio ai boss è entrata nella storia come uno dei momenti più bassi nella lunga e spudorata coabitazione tra assassini e rappresentanti eletti del popolo. Molto tempo dopo, Tommaso Buscetta avrebbe sostenuto che Orlando era lui stesso un uomo d’onore“.

Giuseppe Carlo Marino, in Storia della Mafia, ha affermato che quel comizio “svelò, in maniera inequivocabile, con una pubblica esaltazione della mafia, con quali e sentimenti e preoccupazioni per l’immediato futuro egli collegasse la sua opposizione al fascismo alle minacce che incombevano sui suoi nemici”.

Eppure, paradossalmente, il Palazzo di Giustizia di Palermo si trova proprio nella piazza a lui intitolata, edificio in cui lavorarono, ad esempio, Rocco Chinnici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Di conseguenza ecco una provocazione: perché non togliere alla strada il nome di Vittorio Emanuele Orlando, realizzando così un concreto segnale storico e culturale contro Cosa Nostra?

Ebbene, ho creato su Facebook il seguente gruppo: “Nessuna piazza per chi si disse orgoglioso di essere mafioso“. Se siete d’accordo, iscrivetevi, cliccando qui.

Post pubblicato anche su Palermo - BlogSicilia.

 

postato da: WG alle ore 00:02 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: storia, attualità
11/08/2009

Sangue del mio sangue, letteratura italiana da gustare

Ma rimango convinto che assaporare ogni goccia d’amore che la sorte ti riserva sia il modo migliore per non rimpiangere, alla fine del viaggio, di non aver vissuto“.

Parole di Salvo Toscano, il giornalista e scrittore palermitano, presenti sul suo terzo romanzo, Sangue del mio Sangue (Dario Flaccovio Editore); parole che parrebbero provenire da un libro esclusivamente romantico, eppure fanno parte di un giallo, ambientato in un paesino di montagna dell’entroterra siculo. Un giallo che fa anche (e soprattutto) da scenografia ai protagonisti e alle comparse, direttamente o indirettamente implicati nella vicenda.

Su tutti i fratelli Corsaro, Fabrizio e Roberto. L’uno giornalista, l’altro avvocato. Personalità opposte e al contempo contemplementari, perché non possono non cercarsi, condividendo il sangue. Entrambi fanno parte di una società in mutamento, la cui comunicazione ne è specchio.

Fabrizio, infatti, è un giornalista in crisi col proprio mestiere e di conseguenza col proprio ego, perché il giornalismo non è solo una professione ma uno stato d’animo. Non riesce ad essere più soddisfatto come un tempo, proprio perché la comunicazione dell’informazione ha preso una piega diversa, caratterizzata da internet, dal costruire le notizie seduti su una scrivania, anziché consumandosi le suole delle scarpe. A Fabrizio, infatti, manca il giornalismo di strada, fatto di inchieste, di citofoni da suonare, di birre da offrire agli informatori in cambio di una dritta.

Roberto, invece, è un avvocato caratterizzato dalla bidimensionalità sociale: la casa e lo studio. Sono questi i suoi microcosmi, quelli da cui non può prescindere e in cui individua concretamente se stesso nelle figure di marito, padre e legale penalista. Non è uno smorto, bensì è ricco di passione per i valori che lo costituiscono: giammai tradirebbe la moglie Monica, giammai tradirebbe l’eticità del suo mestiere. Roberto, poi, è un padre appassionato: tenere in braccio Rebecca è una panacea.

Fabrizio e Roberto, dunque, sono i fulcri centripeti della storia di Toscano, il cui motore è un delitto, che “rende incandescente l’elezione del sindaco in un suggesivo paese di montagna“. Ma non sono gli unici che rendono questo romanzo policromo (perché non è solo un giallo) un gioiello estivo, da gustare pagina dopo pagina, racconto dopo racconto.

Come non segnalare, ad esempio, il maresciallo Aldo Liberti, il cui dialogo con Fabrizio sa divertire: “Quant’è che sei in Sicilia?”, chiede il giornalista; “Solo ventott’anni. Ma un altro po’ e mi abituo“. Oppure la blogger Maria Librizzi, che se esistesse davvero, sarebbe una grillina d’assalto; o lo zio della ragazza, così appassionato del Grande Torino che…

Insomma, anziché comprare un best-seller americano, optate per Sangue del mio Sangue di Salvo Toscano, perché la nostra letteratura, diciamocelo, non ha nulla da invidiare alle altre.

P.S.: Un messaggio per l’autore… io utilizzo spesso ebbene…

postato da: WG alle ore 09:23 | link | commenti | commenti
categorie: attualità, quotidianità

Chi sono

Utente: WG
Nome: Walter Giannò



BlogSicilia




Profilo Facebook di Walter Giannò

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading*volte

Clicky Web Analytics