
“Ma rimango convinto che assaporare ogni goccia d’amore che la sorte ti riserva sia il modo migliore per non rimpiangere, alla fine del viaggio, di non aver vissuto“.
Parole di Salvo Toscano, il giornalista e scrittore palermitano, presenti sul suo terzo romanzo, Sangue del mio Sangue (Dario Flaccovio Editore); parole che parrebbero provenire da un libro esclusivamente romantico, eppure fanno parte di un giallo, ambientato in un paesino di montagna dell’entroterra siculo. Un giallo che fa anche (e soprattutto) da scenografia ai protagonisti e alle comparse, direttamente o indirettamente implicati nella vicenda.
Su tutti i fratelli Corsaro, Fabrizio e Roberto. L’uno giornalista, l’altro avvocato. Personalità opposte e al contempo contemplementari, perché non possono non cercarsi, condividendo il sangue. Entrambi fanno parte di una società in mutamento, la cui comunicazione ne è specchio.
Fabrizio, infatti, è un giornalista in crisi col proprio mestiere e di conseguenza col proprio ego, perché il giornalismo non è solo una professione ma uno stato d’animo. Non riesce ad essere più soddisfatto come un tempo, proprio perché la comunicazione dell’informazione ha preso una piega diversa, caratterizzata da internet, dal costruire le notizie seduti su una scrivania, anziché consumandosi le suole delle scarpe. A Fabrizio, infatti, manca il giornalismo di strada, fatto di inchieste, di citofoni da suonare, di birre da offrire agli informatori in cambio di una dritta.
Roberto, invece, è un avvocato caratterizzato dalla bidimensionalità sociale: la casa e lo studio. Sono questi i suoi microcosmi, quelli da cui non può prescindere e in cui individua concretamente se stesso nelle figure di marito, padre e legale penalista. Non è uno smorto, bensì è ricco di passione per i valori che lo costituiscono: giammai tradirebbe la moglie Monica, giammai tradirebbe l’eticità del suo mestiere. Roberto, poi, è un padre appassionato: tenere in braccio Rebecca è una panacea.
Fabrizio e Roberto, dunque, sono i fulcri centripeti della storia di Toscano, il cui motore è un delitto, che “rende incandescente l’elezione del sindaco in un suggesivo paese di montagna“. Ma non sono gli unici che rendono questo romanzo policromo (perché non è solo un giallo) un gioiello estivo, da gustare pagina dopo pagina, racconto dopo racconto.
Come non segnalare, ad esempio, il maresciallo Aldo Liberti, il cui dialogo con Fabrizio sa divertire: “Quant’è che sei in Sicilia?”, chiede il giornalista; “Solo ventott’anni. Ma un altro po’ e mi abituo“. Oppure la blogger Maria Librizzi, che se esistesse davvero, sarebbe una grillina d’assalto; o lo zio della ragazza, così appassionato del Grande Torino che…
Insomma, anziché comprare un best-seller americano, optate per Sangue del mio Sangue di Salvo Toscano, perché la nostra letteratura, diciamocelo, non ha nulla da invidiare alle altre.
P.S.: Un messaggio per l’autore… io utilizzo spesso ebbene…