19/05/2008
L'Unione Europea ha deciso d'intromettersi con forza nel pacchetto sicurezza del governo italiano, soprattutto nell'aspetto che riguarda i Rom. Martedì prossimo a Strasburgo ci sarà un dibattito straordinario, voluto da Martin Schultz (Pse) e da Monica Frassoni (Verdi). La loro richiesta è stata approvata con 106 voti, mentre i contrari sono stati 100: il Ppe avrebbe preferito tenere prima un dibattito nella commissione Libertà pubbliche dell'Europarlamento. C'è, inoltre, l'accusa dell'eurodeputata Viktoria Mohacsi (Eldr), Rom di origine ungherese, che ha affermato che l'Italia ha violato i diritti fondamentali umani, sostenendo che ci sono bambini Rom di cui si sono perse le tracce e che la Polizia ha organizzato e realizzato razzie notturne. Altro che Cina! Ebbene, ho già scritto la mia sul pacchetto sicurezza in questo post, affermando tra l'altro che il rapporto con la comunità Rom dovrebbe essere instaurato all'insegna del do ut des: lo Stato dà tutela e riceve integrazione. D'altronde, come ha scritto Mattia Butta qui, "l'Italia non ha alcun obbligo di ospitare i rom solo perché romeni: essi hanno il diritto di abitare in Italia solo se rispettano le regole d'immigrazione. Le stesse che tutti noi cittadini UE rispettiamo quando espatriamo in uno Stato UE". Si tende, infatti, ad inserire esasperatamente il razzismo nella questione della sicurezza e c'è una parte dell'Unione Europea che vorrebbe che l'Italia fosse meno rigida nel trattare il tema dell'immigrazione. Però come mai non c'è stata la medesima indignazione nei confronti del governo di Zapatero, che in 4 anni ha espulso 370.000 clandestini (e si permette per giunta di farci la predica)? La questione è molto più semplice di quanto si creda, e non riguarda solo i Rom ma tutti gli immigrati che vivono nel nostro Paese clandestinamente e con la difficoltà di essere parte attiva della società. Lo straniero vuole vivere in Italia? Roma di certo non gli vuole chiudere la porta in faccia, ma deve lavorare, anziché mendicare (e quanto dolore, ad esempio, mi suscitano i bimbi Rom che chiedono l'elemosina di notte nei pub) o peggio porre in essere azioni criminali, spesso conseguenza dell'impossibilità di avere introiti leciti, perché capita che un uomo, a prescindere dalla nazionalità, sia incline a violare la legge per campare. Giammai fare di tutta l'erba un fascio, però di fronte a tutta la cronaca nera quotidiana, dobbiamo soltanto lasciarci andare allo sgomento, senza porre in essere alcuna azione, sperando che prima o poi l'umanità sia invasa globalmente dall'amore per il prossimo? O è forse giunto il momento di mettere da parte il buonismo ipocrita, perché la società è in preda ad una degenerante crisi di valori, primo tra tutti quello della vita?

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17/05/2008


S
pagna e Italia hanno fatto pace, resta però l'accusa di razzismo e di xenofobia della vice di Zapatero: "Il governo spagnolo respinge la violenza, il razzismo e la xenofobia e, pertanto, non può condividere ciò che sta succedendo in Italia. La Spagna lavora a una politica dell'immigrazione legale e ordinata, che permetta il riconoscimento di diritti e doveri". Allora, vediamo un po' da che pulpito proviene la predica. L'Italia storicamente non è un paese razzista, anche perché esserlo significherebbe fare la figura degli stupidi di fronte a tutte le dominazioni avute nel corso del tempo. Siamo un popolo "bastardo" e non esiste alcuna razza pura italiana. Anzi, siamo uno dei popoli europei più inclini al melting pot, però a tutto c'è un limite, giacché in cambio vogliamo integrazione e separare i buoni dai cattivi: la sicurezza, prima di tutto. La cronaca spagnola, invece, ci ha raccontato spesso scene incredibili di razzismo. Guardatevi, ad esempio, in fondo al post, il video in cui tranquillamente un filonazista prende a calci e a pugni una ragazza ecuadoriana in un vagone di una metropolitana di Barcellona ed il passeggero sta a guardare. Oppure, come non ricordare il razzismo della curva del Real Madrid, che nel 2005 intonò i versi della scimmia e cori inneggianti ad Adolf Hitler nei confronti di due giocatori del Levante, Congo ed Ettien. E come la mettiamo col Gran Premio di Spagna di qualche settimana fa, blindato per il razzismo nei confronti di Lewis Hamilton? Basta con gli esempi, adesso: potete trovarne degli altri con una semplice ricerca su Google. Passando, invece, alla politica di Zapatero, Abruzzo Liberale ci ricorda che nell'edizione di Repubblica del 6 ottobre 2005 si lesse questo: "Un nuovo massiccio assalto di migranti alla frontiera tra Spagna e Marocco è stato arginato dalle forze di sicurezza dei due Paesi. Sei migranti subsahariani sono rimasti uccisi negli scontri scoppiati con le forze marocchine per impedire l'assalto alla frontiera dell'enclave spagnola di Melilla. ... Si è trattato del quinto assalto di clandestini dell'ultima settimana ed è avvenuto mentre la vicepremier, Maria Teresa Fernandez de la Vega, si trovava a Melilla per valutare la situazione sul terreno. La vicepremier ha annunciato ieri dopo un'incontro alla Moncloa con Imbroda che i subsahariani clandestini saranno rimpatriati in Marocco e non nel loro Paese d'origine, come accadeva fino adesso". Ogni ulteriore commento sarebbe pleonastico.





Per chi conosce, invece, lo spagnolo, nel 2006 Ruth Vedia, immigrata legale nel Paese di Zapatero, raccontò i maltrattamenti posti in esseri dal governo iberico.

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15/05/2008


L'assassinio brutale di Lorena e l'ennesimo caso di stupro di gruppo, stavolta avvenuto a Palermo e ai danni di una tredicenne, sottolineano ancora di più il monito di Papa Benedetto XVI, che cinque giorni fa ha affermato: "In una cultura sottoposta alla prevalenza dell'avere sull'essere - ha osservato Benedetto XVI - la vita umana rischia di perdere il suo valore. Se l'esercizio della sessualità si trasforma in una droga che vuole assoggettare il partner ai propri desideri e interessi, senza rispettare i tempi della persona amata, allora ciò che si deve difendere non è più solo il vero concetto dell'amore, ma in primo luogo la dignità della persona stessa. [...] Si assiste sempre più spesso, purtroppo, a vicende tristi che coinvolgono gli adolescenti, le cui reazioni manifestano una non corretta conoscenza del mistero della vita e delle rischiose implicanze dei loro gesti". Non penso che ci sia nessuno che possa essere contrario con queste parole del Pontefice, che sottolineano l'esistenza di un disagio negli adolescenti e di una progressiva corruzione dei valori fondamentali, a cui ho già dedicato questo post nove giorni fa. Il sesso, infatti, ormai è concepito come mero appagamento fisico ed è allontanato dal sentimento; appartiene, inoltre, al gruppo ed ha perso di conseguenza la sfera dell'intimità. La televisione e soprattutto talune pubblicità di certo esasperano questa visione assolutamente materiale del rapporto sessuale e si dà sempre di più poco spazio al "non c'è sesso se non c'è amore". Naturalmente la società in sé non è direttamente responsabile dei minorenni che hanno ucciso la ragazza di Niscemi o dei giovani che hanno violentato quella di Palermo, però lo è dal punto di vista morale, perché in entrambi i fatti di cronaca è forte la presenza dell'elemento sessuale ed i giovanissimi, essendo nel periodo della formazione e della definizione del proprio modus vivendi e cogitandi, si conformano agli input che la comunità gli offre. E visto che non tutti siamo buoni, ci sono poi quelli che rispondono alle sollecitazioni in maniera criminale. Proprio così, in questo ho una visione olistica del rapporto tra uomo e società. I rei, pertanto, meritano una pena dura e certa, però la società deve cominciare ad interrogarsi anche sulle proprie responsabilità, che sono più che evidenti. E chi deve concretamente occuparsi della questione non è solo il sociologo, che ha il compito di evidenziare analiticamente il problema, ma anche il politico, che ha le capacità per influenzare la società almeno dal punto di vista dell'ordine legislativo. Non sarebbe male, ad esempio, istituire una commissione parlamentare ad hoc, con lo scopo di trovare le strade migliori per offrire agli adolescenti una visione più uniforme possibile del giusto e del lecito, ponendo in essere politiche pubbliche condivise a carattere morale. Perché ogni qual volta accadono fatti di cronaca, come quello di Niscemi, non possiamo limitarci allo sgomento ma dobbiamo interrogarci sui perché e sui come tentare di evitare che possano riaccadere.
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13/05/2008
Rieccomi a scrivere sui precari della Wind di Palazzo Gamma, partendo dalla notizia, pubblicata su questo blog, in cui si annuncia che lunedì 19 maggio ci sarà una manifestazione in via Cavour, davanti alla Prefettura, a partire dalle 10. La decisione è stata presa in seguito all'incontro di ieri presso i locali della Cisl, in cui "TUTTI" erano invitati a partecipare. Innanzitutto, mi auguro che ci possano essere più partecipanti rispetto all'ultima manifestazione, che è stata un fallimento. Per quanto mi riguarda, io sarò al lavoro, giacché il mio turno non mi permetterà di essere nel luogo dell'appuntamento per la manifestazione, a cui avrei voluto partecipare per chiarire alcune cose in merito ai miei interventi su questo blog ed altrove. So che l'informazione dovrebbe essere trasmessa non solo agli ex interinali, ma anche a quelli che sono attualmente in corso d'opera, il cui contratto scade il 30 giugno, arrivato alla seconda proroga (ne rimangono altre due, stando alla legge). A quanto pare ciò perché non si vuole che si dica che il sindacato non abbia informato tutti, così com'è accaduto nel caso che ho denunciato con il rumoroso post sul "difetto di comunicazione", che ha scatenato le ire dell'inferno, soprattutto su di me, concepito come guerrafondaio tra poveri e malato di acido protagonismo. Nessun rancore, comunque, ed oggi voglio scrivere brevemente sulla paura di quelli che come me al momento sono con la cuffia a disposizione. Anche se mi auguro di sbagliarmi, alla Prefettura non ci sarà la "massiccia presenza" augurata dal blog dei precari della Wind. Non ci sarà, ad esempio, una risposta comune da parte di chi attualmente ha il contratto nel pieno dei suoi effetti. Il motivo è semplice e racchiudibile in una sola parola: timore. Ciò nonostante ci sia lo Statuto dei Lavoratori (l. 300/1970) e precisamente l'articolo 15, comma b, che garantisce la nullità di qualsiasi atto o patto diretto a licenziare un lavoratore e "discriminarlo nell'assegnazione di qualifiche o mansioni, nei trasferimenti, nei provvedimenti disciplinari, o recargli altrimenti pregiudizio a causa della sua affiliazione o attività sindacale ovvero della sua partecipazione ad uno sciopero". Il problema del timore, tuttavia, permane, rafforzato dal fatto che il sindacato ha scelto di tutelare chi non ha il contratto in corso (secondo il quale l'ex interinale non è assolutamente considerabile come licenziato, bensì come non rinnovato, il che è non è una differenza di poco conto) ed il motivo è stato quello che l'interinale in corso ha un lavoro e la sua partecipazione alle manifestazioni ed agli incontri potrebbe compromettere la sua presenza in azienda. Ora, da studente di scienze politiche ed in particolare di diritto sindacale e della storia conseguente delle lotte, ritengo che non sarebbe stato male da subito coinvolgere tutti coloro che hanno in comune il precariato-interinale, a prescindere dal fatto che gli effetti contrattuali siano in corso o cessati. Il precario, essendo tale, non ha nulla da perdere, perché sa che è soggetto ad una data di cessazione del contratto di lavoro ed in linea di massima la migliore pressione ad un'azienda si mette con il lavoratore in corso, perché può scioperare, fermare l'attività e costringere al dialogo tra le parti in causa, evidenziando la necessità nella produttività della forza lavoro. Inoltre, ritengo che la funzione essenziale del sindacato sia quella di intervenire, tutelando gli interessi collettivi di cui è portatore e rappresentante, nel momento del rinnovo del contratto e non quando questo è cessato. Sia chiaro, comunque, che non sto accusando la Wind, in quanto ad essa devo il pane che sto mangiando per sopravvivere ed un mese in più di lavoro mi aiuterebbe ad avere un altro mese di certezza di un frigorifero con qualcosa dentro. Il mio riferimento è generale e riguarda il motivo per cui non ho digerito il "difetto di comunicazione", da cui hanno preso le mosse tutti gli altri post. Questo non è stato compreso, purtroppo, da molti dei miei ex colleghi, nei confronti dei quali non ho assolutamente nulla, anzi esprimo stabilmente tutta la solidarietà possibile ed in fondo sto contribuendo a fare rumore attorno alla nostra situazione. Con il sindacato, inoltre, non ho avuto alcun contatto e ciò è comprensibile, perché io non sono che un tele-operatore call-center in-bound come gli altri, però blogger da molti anni e dunque abituato a scrivere e a prendermi le responsabilità delle mie parole. Non ci so stare zitto, perché penso che il silenzio sia il nemico dell'azione.

Ecco, infine, il riferimento alle puntate precedenti:

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12/05/2008


Gallinaro
è una piccola località in provincia di Frosinone, a pochi chilometri da Cassino. Lì c'è la Cappellina di Gesù Bambino, luogo di pellegrinaggio per migliaia di fedeli all'anno, che accorrono da tutta Italia per venerare la Culla. Fino a dodici mesi fa, io andavo lì almeno una volta al mese e devo a quel posto la mia fede: sull'argomento gestivo pure un blog su Splinder. Ma non ci vado più da quando è finita la mia relazione con Margherita, durata poco più di sei anni. Ma questa è un'altra faccenda. Ciò di cui voglio scrivere è la notizia che ho ricevuto oggi sulla mia casella di posta, essendo abbonato al Google Alert con la parola chiave: Gallinaro. Ebbene, a settembre nella località ciociara ci sarà un concorso di moda, Star of Year, a cui è stato invitato come membro della giuria Erich Priebke, l'ex capitano delle SS, che partecipò alla pianificazione e alla realizzazione della strage delle Fosse Ardeatine. Non si è fatta attendere la risposta del nazista, intervistato dal TG5: "non credo che andrò però mi sarebbe piaciuto molto, spero di tornare almeno per un giorno alla vita normale, cosa che non ho fatto per 14 anni". Intanto un appunto: io sono cristiano ma ho anche origini ebraiche e mi ritengo un sopravvissuto indiretto del genocidio nazista, in quanto mia nonna Ester è riuscita a scampare alla deportazione, grazie anche all'eroismo di mio nonno Giuseppe. Ed un nazista che "spera di tornare almeno per un giorno alla vita normale", mi dà più che fastidio, perché avrebbe meritato la galera a vita, con nessuna speranza di vedere su di sé la luce del sole. La Storia ci ricorda che cosa sono state le Fosse Ardeatine, eppure l'impresario Claudio Marini, l'organizzatore del concorso di bellezza e colui che ha inviato la lettera d'invito a Priebke, si è difeso sostenendo che non lo ha fatto per un intento pubblicitario ma perché "a distanza di 63 anni quest'uomo di 95 anni subisce ancora le conseguenze dell'ultimo conflitto mondiale. Almeno per un giorno sarebbe libero e sarebbe davvero un modo per fare la pace davvero". Innanzitutto, dubito fortemente che non sia stata una mossa pubblicitaria e poi mi provoca un fastidioso ghigno la giustificazione storicista dell'impresario. Il tempo, infatti, non ha cancellato l'abominio nazista e di certo non lo potrebbe fare una sfilata di bellezza con l'ex capitano delle SS tra i membri della giuria, magari con il compito di assegnare la fascia alla vincitrice. Non c'è da fare alcuna pace con la storia del nazismo, anzi nei confronti di essa bisogna sempre stare in guerra: non c'è alcuno spazio per il revisionismo nei confronti di Adolf Hitler e della dottrina diabolica conseguente. E tutto ciò, a livello personale, è più irritante perché il luogo in cui sarebbe dovuto accadere questo insulto alla memoria di quanti hanno perso la vita per colpa della svastica nazista, è quello in cui ho avuto il dono della fede; persino a pochi chilometri di distanza da Cassino, dove ci fu una delle battaglie più dure della seconda guerra mondiale in Italia. 
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11/05/2008
Così com'è avvenuto col primo post, rispondo anche oggi all'invito del "Comitato Precari Invisibili e di Serie B", copiando ed incollando il testo di una e-mail ricevuta ieri, senza aggiungere alcun commento:

Situazione dei precari Ausiliari Socio Sanitari Specializzati dell'A.O.U. "G. Martino" Policlinico di Messina

I nostri colleghi Ausiliari Socio Sanitari che hanno terminato il proprio contratto di lavoro a tempo determinato il 31 dicembre 2007 presso l’A.O.U. Policlinico di Messina (tramite il SINDACATO C.G.I.L. DI MESSINA) hanno presentato ricorso, presso il Giudice del Lavoro, in data 14 gennaio 2008 con provvedimento cautelare ex art. 700, chiedendo l’annullamento della delibera n. 882 del 28 dicembre 2007 di scorrimento della graduatoria e il relativo nostro licenziamento, o modificare il contratto di lavoro portandolo da 12 mesi a 3 mesi;

In data 18 aprile 2008 si è discusso presso il Giudice del lavoro di Messina del ricorso presentato dagli Ausiliari Socio Sanitari che erano in servizio fino al 31 dicembre 2007 supportati della presenza del Segretario della FP CGIL DI MESSINA Franco Di Renzo, in cui il legale del Sindacato avv. Vitarelli chiedeva al Giudice il nostro immediato licenziamento perché al suo dire la nuova finanziaria prevede che i contratti di lavoro non debbono essere superiori ai tre mesi.

Noi abbiamo iniziato a lavorare presso le Aziende Sanitarie già dal 1991 e siamo precari storici a tutti gli effetti.

Il SINDACATO NON DOVREBBE TUTELARE TUTTI I LAVORATORI??

Aspettiamo da un giorno all’altro l’esito della sentenza del Giudice del Lavoro di Messina, da quella data siamo di nuovo disoccupati????? la CGIL di Messina vincerà questo ricorso contro dei lavoratori??????

Cordiali Saluti Messina, 9 maggio 2008

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09/05/2008

Sul sito di Repubblica  si legge la notizia che sono stati trovati gli autori dei murales con la faccia del boss Matteo Messina Denaro, di cui ho scritto abbondantemente, ad esempio qui. Si dovrebbero trattare di Filippo Bartoli ed Alessandro Giglio, entrambi studenti universitari di 22 anni. Hanno affermato di avere realizzato i murales di Giurisprudenza e della Cattedrale nella notte del 20 gennaio. Si legge nell’articolo, infatti, questo: “Siamo in zona, siamo proprio dove loro due - la notte del 20 gennaio - hanno disegnato su un muro vicino alla facoltà di Giurisprudenza e poi davanti al Duomo quattro volti del Padrino. Il segno del dollaro accanto, la “misteriosissima” sigla A. F e una scritta ancora più “inquietante”: L’Ultimo“.
 Uhm… su Flickr ho caricato il mural del boss il 19 gennaio, così come si evince dalla data di upload, ed era presente già da alcuni giorni. Mi sa che c’è qualcosa che non va.

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categoria:attualitĂ 
05/05/2008
Ho ricevuto oggi una e-mail dal Comitato Precari Invisibili di Messina, di cui incollo il testo, senza aggiungere alcun commento:

"
CHI SIAMO: Siamo lavoratori precari con mansione di "Ausiliario Socio Sanitario Specializzato operante nei servizi Socio-Assistenxiali" impegnati nella sanità pubblica e dal 1991 ricopriamo i posti vacanti in pianta organica presso l’A.O.U. Policlinico di Messina e in tutte le altre Aziende Sanitarie messinesi.

Noi siamo invisibili perchè non siamo tutelati da nessuno, ti chiediamo di visitare il nostro blog:  precariinvisibilimessina.myblog.it, vai in lettere e ti fai una tua opinione su tutta la vicenda degli Ausiliari del Policlinico, leggi attentamente la lettera inviata all'on. Forgione e anche quelle inviate ad altri. Gli Ausiliari danneggiati da questa vicenda siamo noi, ci hanno tolto il nostro diritto al lavoro per favorire i loro amici, vogliono far credere che loro sono stati danneggiati ma non è così. La loro forza è l'omertà, noi siamo nel giusto, noi chiediamo un diritto al lavoro per tutti, abbiamo 800 posti scoperti in pianta organica presso le Aziende Sanitarie di Messina e chiediamo di ricoprirli tutti, senza discriminazioni fra precari, ma la Cgil di Messina non è d'accordo non ti sembra strano? Che interesse hanno i Sindacati e i Politici specialmente Di SINITRA  a non ricoprire questi posti?Anche noi vorremmo essere VISIBILI e lavoratori di serie AAAA".

Per maggiori informazioni, cliccate qui.


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categoria:politica, attualitĂ 
04/05/2008


Stamattina ho visitato la mostra estemporanea,
I Colori dell'Anima, organizzata dall'associazione MafiaContro, di cui oggi sono diventato socio ordinario. L'evento artistico è stato realizzato per rispondere ai murales con l'effigie del boss Matteo Messina Denaro ed hanno deciso di partecipare molti pittori siciliani, tra i quali menziono Rosalia Bono, Lorenza Laudicina, Aurelio Di Carlo, Gianni Castronovo, Claudio Pezzillo, Nino Sancarlo, Giuseppe Marchese e Pietro Tarantino. In relazione alla mostra, ho realizzato il seguente foto-documentario, concludendo volutamente la rassegna con le fotografie di alcune vittime di cosa nostra.

Ho scelto come sottofondo la colonna sonora del celebre film di Roberto Benigni, La Vita è Bella, cantata da Noa, perché chi ha dato la vita per lottare contro la mafia, lo ha fatto per donare alla Sicilia il bene fondamentale della serenità.



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categoria:attualitĂ , quotidianitĂ , palermo ieri e oggi
01/05/2008
Ho voglia di devastare qualche luogo comune, dettato dal buonismo. Si suole ammirare  un ragazzo che studia e che lavora sia per permettersi gli studi che per campare; che risparmia su tutto per pagarsi la rata della macchina di terza mano, perché di certo non può permettersene una nuova; che prende di petto il presente, così da spremerlo il più possibile per ricavare qualche goccia di speranza per il futuro. Tale giovane, che non è il tradizionale figlio di papà, è considerato un homo novus, uno che di certo farà strada, perché i sacrifici alla lunga daranno i risultati che gli spettano. E via con gli elogi, con il considerarlo un modello, ecc. Ma al ragazzo ammirato non gliene frega un tubo di tutto questo e avrebbe voluto nascere in una famiglia benestante; avere il guardaroba pieno di vestiti, così da perdere tempo a scegliere un capo anziché l'altro, piuttosto che disperarsi una volta aperto l'armadio; guidare una macchina appena uscita dalla concessionaria, acquistata grazie ai soldi del papino; laurearsi in dieci anni, prendendosela comoda, tanto alle tasse ci pensano i genitori, con la consapevolezza che dopo si apriranno i portoni degli studi o delle aziende più proficue del Paese, perché è il figlio di ..., amico di...; Evitiamo, infatti, i buonismi. Viviamo in una società egoista, in cui la vita non è più concepita come una esistenza bensì come una risorsa e la colpa non sta né a destra né a sinistra; non c'entrano nulla né Silvio Berlusconi né Walter Veltroni. I rei sono gli stessi soggetti che calcano i palcoscenici della quotidianità: l'apparenza è un fine, l'essere è una perdita di tempo, inutile. Non ci sono ideali che danno nutrimento ai valori; il livello della virtù è direttamente proporzionale alla disponibilità di utilizzo del denaro; la scarpa Hogan è un discriminante. C'è la tendenza a sentirsi più uguali degli altri e alla rassegnazione olistica dell'immobilità delle cose: è la società che plasma l'uomo e non viceversa. Abbiamo la morbosa curiosità d'intrometterci nella vita altrui, soprattutto senza dare l'impressione di farlo, perché godiamo della possibilità di assistere ad uno spettacolo esistenziale che sia controllabile e se potessimo, vorremmo modificarlo, trasformandoci in Deus Ex Machina. Tendiamo alla divinità antropomorfica. Una delle conseguenze di questa degenerazione della società contemporanea è l'incapacità di lottare, perché gli uomini, per natura, hanno in sé il quid della ribellione, che si trasmoda in rivoluzione quando si convoglia il bene individuale in quello comune. E la rivoluzione non deve essere per forza comunista, quando si fa riferimento alla politica, però ci sono taluni che non vogliono comprendere che il manicheismo post-bellico è finito da un pezzo. Rivoluzione, ad esempio, potrebbe essere quella che porrebbe termine al disagio giovanile, di cui tutti parlano ma nessuno fa concretamente nulla: il precariato. Sì, ci ritorno brevemente ancora una volta, perché è il mio chiodo fisso. Lo è in quanto il precario non è più soltanto colui che non ha un lavoro stabile ma è uno stato d'animo, una condizione di vita. E' un ostacolo alla fede nei confronti della possibilità di un futuro differente, ponendo in essere l'errore che l'attimo successivo sarà identico a quello che stiamo vivendo: non c'è più la sensazione dello scorrimento dinamico del fiume e dell'impossibilità di toccare per due volte, nel medesimo spazio e tempo, la stessa porzione d'acqua. Il precariato è un incidente che cristallizza l'esistenza del giovane, rendendola una massa inerte al cambiamento. Siamo, ad esempio, con le parole, tutti pronti a combinare casini: incatenamenti ai cancelli, manifestazioni cruente con lo scopo di immobilizzare la viabilità cittadina per tanto tempo, vertenze, lettere e controlettere da inviare al Presidente della Repubblica. Ma non diamo seguito a nulla di tutto questo ed abbiamo sempre bisogno dell'altro che, a livello macrosociale, sono rappresentati dal politico e dal sindacalista. Non siamo, infatti, capaci di fare qualcosa da soli, appropriandoci direttamente dei due sistemi. Siamo solo chiacchere e distintivo. Ed è per questo che il giovane-studente-lavoratore, per giunta precario, non se ne fa nulla degli elogi in virtù della sua volontà di cercare di andare avanti in qualche modo. Sa di presa per i fondelli.
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categoria:politica, attualitĂ , quotidianitĂ 
01/05/2008


Ed eccoci al Primo Maggio, festa dei lavoratori, un rosso nel calendario che più rosso non si può, coincidente con San Giuseppe Artigiano. Con questo giorno si vuole celebrare la solidarietà operaia, che condusse al 1866 alla conquista del diritto all'orario di lavoro quotidiano fissato in 8 ore. Ma anche oggi c'è gente che lavora. Naturalmente sono al loro posto coloro che devono assicurare i servizi fondamentali, però non hanno il giorno libero anche altre categorie di lavoratori, come gli operatori call-center. Io, ad esempio, assisterò i clienti di Libero Infostrada dalle 16 alle 21, perché bisogna assicurare il servizio sempre e comunque, giacché l'internauta non può stare senza internet neanche un giorno, anche se i guasti non possono essere lavorati, perché i tecnici sono in vacanza. Ma non mi lamento: meglio lavorare anche nei giorni di feste che non lavorare proprio, perché le molecole d'aria non si possono trasformare in denaro, necessario per dare alla cucina il proprio senso essenziale. Naturalmente sono al loro posto anche altri lavoratori: i Mc Donald's, ad esempio, sono aperti perché non si può negare un hamburger all'altro lavoratore che, invece, oggi si riposa. Certo è che se davvero si volesse festeggiare questa data per quello che è, i lavoratori riposanti dovrebbero avere solidarietà nei confronti dei lavoratori lavoranti. Non si chiama il 155, il 190, il 133, il 119, non si va da Mc Donald's, non si va al Carrefour (facendo la spesa il giorno prima), ecc. Ma, come ben si sa, in Italia si pensa esclusivamente al proprio microcosmo: tutto il mondo che interessa è quello racchiuso tra le quattro mura domestiche. Alle aziende, di certo, non si può rimproverare il fatto che il Primo Maggio sia in molti settori lavorativo (e si potrebbe fare un analogo discorso per gli altri giorni rossi del calendario: Natale, Pasqua, Ferragosto, ecc.). Esse hanno il mercato che li costringe a comportarsi in questo modo, perché se il Mc Donald's del Politeama, che si trova al centro di Palermo, è aperto, perché Spinnato, che gli sta accanto, deve rimanere chiuso? Poi c'è di mezzo anche l'industria del tempo libero: più gente è libera, più profitti ci sono da cogliere. Di conseguenza, oggi lavorano gli adetti ai cinema ed alle palestre, ad esempio. E non dimentichiamoci nemmeno dei personali dei pub, dei ristoranti, delle pizzerie, delle discoteche... Caspita, bisogna assicurare il divertimento altrui nel giorno della festa del lavoro! Beh, la chiudo qui. Buon Primo Maggio a tutti... io vado... a lavorare.
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categoria:politica, attualitĂ , quotidianitĂ 
30/04/2008
Ho deciso di pubblicare anche qui un post che ho scritto per Palermo.Blogolandia.It, il cui tema è notevolmente scottante:

"In seguito ad una segnalazione da parte di una lettrice, che preferisce restare anonima, cerchiamo di raccontare una storia, la quale può essere più delicata del previsto. C’è un uomo, che chiameremo S., nato nel 1965 a Palermo, che all’età di due anni e mezzo fu condotto all’orfanotrofio di Baida dalle autorità competenti, perché pare che la madre biologica avesse deciso di vendere lui e sua sorella ad una coppia americana. La donna fu arrestata, così come raccontò a S. la madre adottiva. L’orfanotrofio di Baida, un ricovero per le ragazze madri, era gestito da una certa Mamma Apollonia.

S. ora cerca di saperne di più sulla sua permanenza in quel luogo ma non è riuscito a scoprire assolutamente nulla. Ha chiesto informazioni presso tutti gli orfanotrofi palermitani e moltissimi gli hanno risposto con la solita solfa: “Non so nulla“; “Non so dove sei stato“; “Non posso dirle nulla“. Utilizzando internet, S. ha scovato il gruppo su Msn dei “figli adottivi e genitori naturali“, grazie al quale ha beccato due persone che sono state in quell’istituto, entrambe convinte fermamente che lì accadeva qualcosa di molto strano e soprattutto illecito. Una di loro si è pure recata nei locali di quel rifugio, accorgendosi che erano sotto sequestro; ha affermato che lì c’era un mercato di bambini. Ha rivelato, infatti, di essere sicuro che il fratello è stato venduto il giorno dopo la nascita, così com’è successo anche alla sorella di S.

S. ha provato a chiedere informazioni presso l’anagrafe del Comune per ottenere il certificato di nascita integrale ma gli è stato sostenuto che serve un permesso speciale del Tribunale, da cui, interpellato, ha avuto come risposta che non esiste più alcun visto da richiedere, in quanto la legge è decaduta diversi anni fa: il cane che si morde la coda.

Tramite il web, sostenendo l’appello di S. e di altri, abbiamo deciso, dunque, di cercare di ottenere informazioni in merito a quel ricovero per le ragazze madri. Per chi sa qualcosa su questa faccenda, può lasciare un commento qui o inviare una e-mail a walter.gianno@email.it".

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categoria:attualitĂ , palermo ieri e oggi
27/04/2008
Non sopporto i posteggiatori abusivi ed a Palermo ce ne sono troppi, che spuntano come funghi soprattutto il sabato sera nei punti nevralgici della città. Non stanno lì di certo per "guardare la macchina", bensì per accaparrarsi l'euro, intimorendo anche senza dire una parola, giacché il cittadino pensa: "se non lo pago, mi fa lo sfregio alla macchina". E' un'attività illegale, eppure la polizia municipale non interviene come dovrebbe ma li lascia lì dove sono. Di mattina, dunque, ci sono le zone blu; di sera i posteggiatori abusivi e parcheggiare a Palermo è ormai un'uscita da preventivare nei bilanci mensili delle famiglie, già di per sé preoccupanti. Basterebbe semplicemente far rispettare la legge, riprendendo la sentenza 41462 del 2004 della Sezione Seconda Penale della Corte di Cassazione, ai sensi della quale i posteggiatori abusivi, che chiedono soldi in cambio della custodia dell'automobile, commettono reato e ciò indipendentemente dalla somma richiesta agli automobilisti. Carta canta, eppure nisba. Questo è un problema, una di quelle piaghe da Johnny Stecchino, per intenderci. Ma ora c'è ne pure un'altra: i lavavetri che ti minacciano se non li paghi dopo che ti hanno per forza "pulito" il vetro della macchina, anche se è splendido-splendente. Sembrava già abbastanza dovere tollerare le zingare che ti chiedono l'elemosina ai semafori e ti riempiono di maledizioni, se non dai retta alle loro richieste; ora è arrivato persino il momento dei lavavetri violenti. Ma almeno in questo la polizia si è mossa e ne ha arrestati sette all'incrocio di via Perpignano con la Circonvallazione, grazie al "coraggio" di qualche automobilista. Tutta questa lamentela, naturalmente, non è di stampo razzista (così metto le mani avanti a qualche commentatore che potrebbe pensarlo e scriverlo a più riprese), perché la superiorità della razza è un'assurdità che non ha nulla a che vedere con l'intelligenza; non è nemmeno anti-cristiana, in quanto la carità è tale se spontanea. E' solo frutto della rabbia nei confronti dell'inerzia del Comune in relazione a questi problemi storici ma come al solito tutti ci lamentiamo ma nessuno fa nulla. Ah, se fossi un miserrimo consigliere comunale!
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27/04/2008


Ho trovato su YouTube il video della manifestazione del 24 aprile 2008 degli ex interinali della Wind di Palazzo Gamma, di cui ho abbondantemente scritto negli scorsi giorni, a cominciare proprio dal "difetto di comunicazione" del sindacato a proposito di questo evento, scoperto dai lavoratori in corso solo grazie ad una breve del Giornale di Sicilia. Nel video ho visto molte facce note, quelle per cui ho scritto questa lettera. In relazione a loro, ho saputo che qualcuno ritiene e diffonde la voce che io voglia mettere in pericolo la loro battaglia: assolutamente falso. Io sono uno di loro, solo che il mio contratto non è ancora scaduto, così come quello degli altri che attualmente prestano servizio a Palazzo Gamma. E' stato triste, ad esempio, che il primo ragazzo che si vede nel filmato, incrociato nel giorno della manifestazione, mi avrebbe passato avanti, se non l'avessi salutato. Tra l'altro la frase: "Houston, abbiamo un problema" è diventata celebre all'interno del call-center proprio per me, in quanto la uso come introduzione all'e-mail aziendali in cui rilevo un problema ad un sistema o ad una zona. Nessun diritto di copyright, per carità! Soltanto incomprensione del motivo per cui io sia considerato un nemico, invece che uno che ha voluto porre all'attenzione pubblica che la lotta per la stabilizzazione dovrebbe essere posta in essere da tutti e non solo da quelli che non hanno più un contratto attivo. Ho voluto rilevare che c'è stata una stucchevole mancanza di informazioni su incontri, manifestazioni ed altro, il tutto confermato da Rosario Faraone nella breve del Giornale di Sicilia del 22 aprile. Eppure, ho dovuto indirettamente, perché non c'è stato alcun face-to-face (chissà per quale motivo), sorbirmi le critiche di qualche rappresentante sindacale interno all'azienda e di certo il livello di tensione con qualche dipendente è aumentato a causa di questo, giacché è stato ad esempio frainteso un mio riferimento al premio della produttività durante uno scambio di e-mail aziendali, da me considerato come un chiaro segno del buon lavoro posto in essere dal Call Center della Wind. Ho avuto, infatti, la sensazione che il fraintendimento è stato voluto, come se qualcuno avesse cercato e finalmente trovato il momento giusto per avercela pubblicamente con me. Alla luce di questo e di altro, io ribadisco che più siamo e meglio è e che non si debba più rinunciare al coinvolgimento di chi attualmente lavora a Palazzo Gamma, anche perché la scusa del contratto in corso non regge. Così facendo, infatti, si rischia di diffondere il sospetto che ci sia del clientelismo, cioé di puntare esclusivamente al ritorno di taluni ex colleghi, usandone altri ex, nascondendo il tutto a quelli che ex prima o poi lo diventeranno ma al momento non lo sono. Il sindacato, comunque, ha perso credibilità all'interno dell'azienda: è un dato di fatto. Non ci si fida più di chi ha posto in essere il "difetto di comunicazione", che ho reso noto pubblicamente, ma evidente di certo altresì ai colleghi che hanno avuto il contratto scaduto il 31 marzo. Essendo un utopista alla Tommaso Moro, non sarebbe male lottare senza intermediari e sostegni, conducendo il tutto sul piano della legge, fomentando la Direzione Provinciale del Lavoro con una vertenza comune. Tutti insieme: gli ex interinali del 31 dicembre, gli ex interinali del 31 marzo e gli interinali in corso. Dalla nostra avremo, magari, la mediatizzazione della battaglia, che sarebbe una lotta contro tutto il sistema del precariato; a prescindere dal risultato, metteremmo su strada, senza bandiere, lo sdegno nei confronti di una società contemporanea in cui il futuro della maggioranza dei giovani non è progettualizzabile. Se, invece, si continua a lottare in questo modo, cioé dividendo gli ex da chi non lo è ancora, informando gli uni e disinformando gli altri, non si arriva da nessuna parte. E' uno spreco di tempo ed è proprio il tempo quello che vogliamo recuperare.
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26/04/2008

Ed è apparso un nuovo murales con la faccia del boss di Castelvetrano Matteo Messina Denaro, latitante dal 1993, stavolta sulla parete che confina con la Facoltà di Giurisprudenza di Palermo, firmato sempre con “F.A.”. La cornice è nera e c’è un’unica effigie del boss, di colore giallo e rosso. Un commento a caldo: ritengo che l'autore abbia voluto sfruttare al meglio la pubblicità e non sarebbe male se rivelasse anche lo scopo del disegno: semplice arte? incitamento alla cattura? goliardata? segnale che vuole inquietare?

Sul luogo sono intervenuti i Carabinieri di Piazza Verdi.

Sembra, dunque, che il murales davvero sia recente, al contrario del primo, di cui è stata diffusa la notizia l'altro ieri, prontamente riportata qui e sull'urban blog, segnalando che l'effigie del boss era almeno presente da gennaio, in quanto pubblicai due foto il 23, scattate quattro giorni prima ed inserite su Flickr.

Così come già ribadito, ho la sensazione che F.A. (o chi per lui) abbia voluto cavalcare l'onda del successo, giacché il suo primo murales ha attirato l'attenzione dell'opinione pubblica e mi sa che ne vedremo degli altri nei punti nevralgici del capoluogo siciliano.

Nel suo blog, il senatore Carlo Vizzini ha risposto con questo post all'autore dell'effigie, sottolineando che si tratta di "un episodio inquietante e grave", "che la dice lunga sulla difficoltà a compiere il cambiamento di mentalità necessario per battere la mafia".

Per quanto mi riguarda, quando pubblicai la notizia il 23 gennaio, scrissi di essere stato "d'accordo con il messaggio del murales", in quanto la qualificazione "Ultimo" mi spinse a ritenerlo un incitamento all'arresto del boss, essendo ritenuto uno dei capi più rilevanti di Cosa Nostra. In relazione, tuttavia, a questo nuovo murales, penso che sia solo mosso dalla pubblicità e dalla voglia di continuare ancora a fare parlare più dell'autore che del messaggio. Certo è che F.A. magari avrebbe dovuto cambiare personaggio, non so... Giovanni Falcone, ad esempio.


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24/04/2008
Avrei dovuto fregarmene; avrei dovuto soprassedere sulla notizia pubblicata sul Giornale di Sicilia del 19 aprile, acquistato perché sapevo che a pagina 4 avrei letto un mio articolo: è stato un caso, una goccia che ha fatto traboccare il vaso; avrei dovuto dare più energia alla mia rassegnazione di giovane senza un futuro certo; avrei dovuto non essere un blogger, uno di quelli che ha sempre scritto ciò che ha pensato per la voglia di comunicare al mondo ciò che ritengo vada storto. Ma dentro di me rugge uno spirito guerriero che non ne vuole sapere di starsene zitto, a prescindere dalle conseguenze, purtroppo. Ed è scoppiato il finimondo: ciò che avete o leggerete nei commenti dei post in cui ho fatto riferimento ai precari che prestano per ora servizio a Palazzo Gamma è molto ma non è tutto. Dovrebbe essere il momento della calma e dell'organizzazione, della coesione e dei chiarimenti, eppure è in atto il paradossale scontro tra giovani che dovrebbero pensarla allo stesso modo e lottare per il bene comune, che nel nostro caso equivale alla conquista di un futuro senza contratti di lavoro con una scadenza. La cosa tremenda di ciò è che qualcuno sta girando voce che io sia quello che ha voluto tutto questo, dandomi una importanza che non merito. Vi confesso che sono mentalmente sfinito ed avverto un clima di antipatia accrescente su di me. Tutto ciò perché sono stanco, in quanto giovane e precario, di non avere la possibilità di progettualizzare una vita normale. Questa è una colpa? E non mi sento tutelato da un sindacato che ammette "difetti di comunicazione" su manifestazioni, incontri e tavoli di trattative, mentre non li ha quando manda una e-mail aziendale per segnalare ai dipendenti che avrebbero avuto il premio di produzione. Sia chiaro, non ce l'ho con chi ha un contratto a tempo indeterminato; conosco la maggioranza di loro e lavorano ottimamente e poi beati loro che non hanno il tormento del futuro instabile. E non ce l'ho affatto col premio di produttività, giacché è meritato, considerati i risultati ottenuti. Ma perché il sindacato ha mandato tranquillamente quell'e-mail, mentre non l'ha fatto per dare comunicazioni su incontri, manifestazioni e altro per gli interinali? Sarà un altro interrogativo stupido di Walter Giannò, colui che vuole la guerra tra poveri per mania di protagonismo. Non ce l'ho nemmeno con la Wind: anzi sono grato a quest'azienda che mi sta permettendo di vivere per il momento con la possibilità di partecipare attivamente al mercato dei beni e dei servizi da consumatore a tutti gli effetti con uno stipendio più che dignitoso. Però so che non durerà a lungo, anzi è una questione di mesi e poi di nuovo in edicola a comprare quei maledetti giornali per sperare di cercare una misera offerta di lavoro tra gli annunci. Ed ho 27 anni ed il tempo di certo non mi aspetta: quello va e non guarda in faccia a nessuno. E la società diventa sempre di più microcosmica ed egotista, soffocando la voglia di cambiamento. E chi me lo fa fare? Sarebbe stato meglio starsene zitto, continuare ad attendere, vivendo al giorno, la data di scadenza del contratto. Forse davvero nulla può cambiare.

P.S.: Non ce l'ho nemmeno con gli ex colleghi, altrimenti non avrei scritto quest'articolo, che è finito sul Giornale di Sicilia: non ve lo dimenticate.
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categoria:politica, attualitĂ 
24/04/2008


L'Apcom, in un'agenzia delle 10.15, ha divulgato questa notizia:

Un dipinto raffigurante il volto del boss mafioso latitante Matteo Messina Denaro è stato scoperto su un muro dietro la Cattedrale di Palermo. Il murales, ripreso da una vecchia foto del boss, è una immagine a colori, composta da quattro ritratti, dove alla base vi sono otto simboli del dollaro americano e una scritta: "Messina Denaro è L'ultimo!". In alto, invece, vi è anche una sigla "F.A.", che potrebbero essere le iniziali dell'autore del disegno. Sull'espisodio indaga la Questura di Palermo.

Ebbene, sull'urban blog di Palermo, di cui sono il "sindaco", ho pubblicato 2 foto del murales il 23 gennaio, presenti anche sull'account di Flickr che è collegato al sito ed ho appena riportato la notizia (cliccate qui).

Aggiornamento 13:27: Precisazione. La notizia e la foto sono state riportate sabato scorso sull’ultimo numero del mensile S… sempre tre mesi dopo...

Aggiornamento 17:23: E' uscito il seguente comunicato Ansa:

PALERMO, 24 APR - Le foto del murales che ritrae il volto del boss latitante Matteo Messina Denaro, dipinto sul muro di cinta dietro la cattedrale di Palermo, sono apparse su un blog il 23 gennaio scorso inserite da uno studente universitario di 27 anni Walter Gianno’. Dopo la notizia dell’ANSA di stamani, ripresa da diversi organi d’informazione e pubblicata sui siti internet, sul blog e’ cominciato il dibattito.
Rudy Bandiera scrive: ‘Walter sei sempre troppo avanti! questa e’ la dimostrazione che blogolandia ha una capillarita’ sul territorio, dannatamente superiore ai media tradizionali’. Orsetto lavatore commenta: ‘Secondo me e’ un semplice dipinto (deturpante senza dubbio) ma ha un intento artistico e non celebrativo nei confronti del latitante’. E Bibi Bianca scrive: ‘Molto rumore per nulla. Il murales e’ chiaro. I colori predominanti sono il giallo e il rosso : i colori della squadra del Messina. La lettera in alto a sinistra (F) e’ l’iniziale del nome del Presidente Franza e la ‘A’ a destra e’ il richiamo ad una serie A sempre piu’ lontana. Sotto ancora piu’ chiaro: ‘Messina-denaro’ e il segno dei dollari. Quindi ‘ultimo’, ultimo richiamo al Presidente Franza di mettere mano al portafoglio, rafforzare la squadra e puntare alla serie A. Il murales, non a caso, e’ stato fatto a gennaio quando il Messina rischiava addirittura di retrocedere in serie C. Mi resta solo da scoprire se il viso con gli occhiali e’ quello del mister o di un calciatore. Con buona pace di tutti’. (ANSA).



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categoria:websurfing, attualitĂ , palermo ieri e oggi
24/04/2008
Io sono nessuno immischiato col niente: non ho mai pensato di avere trovato la bacchetta magica in seguito a ciò che ho scritto riguardo all'assenza d'informazione delle manifestazioni sindacali all'interno di Palazzo Gamma. Non sono stato populista, qualunquista e demagogo e di certo non lo sarò mai. Ho solo polemicamente sottolineato con coraggio che c'è qualcosa che non va nel meccanismo della rappresentanza sindacale nell'azienda in cui lavoro ed il mio lamento è stato così fondato che Rosario Faraone ha ammesso il "difetto di comunicazione". Tutto qui e nonostante ciò, sono stato tacciato di avere mosso una guerra tra poveri (interinali da un lato ed ex interinali dall'altro); di avere infangato l'operato del sindacato; di avere testimoniato il falso. Caspita! Nemmeno io riesco a darmi tutta questa importanza! Non sono, infatti, che un tele-operatore call-center in-bound con contratto a tempo determinato, nel pieno della 2° proroga. Con ciò significa che al massimo potrò stare dove sono fino al 31 dicembre, termine della eventuale 4° proroga, con possibilità (concreta) di trovarmi in una strada o il 1° luglio o il 1° ottobre. E poi? Di nuovo a cercare lavoro; di nuovo ad accontentarmi di ciò che offre il convento per trovare i soldi che non mi servono per pagarmi la rata della macchina nuova; che non mi servono per riempire il vestiario con gli abiti all'ultima moda ma per mangiare e per contribuire alle spese della mia famiglia. In seguito a ciò ho avuto il sacrosanto diritto di arrabbiarmi quando ho letto sul Giornale di Sicilia che era stata organizzata una manifestazione per la stabilizzazione degli ex interinali... e mi sono chiesto: ed io che non sono (almeno per ora) un ex non conto nulla? dov'è stata l'informazione a riguardo? Ed ecco dunque questo post, quest'altro e quest'altro ancora. E dire che c'è stato chi ha scritto qui e chi ha detto con astio a Palazzo Gamma che ho fatto tutto questo per mania di protagonismo. No, l'ho fatto per rabbia e lo rifarei. Però vorrei non essere l'unico che si espone, che ci mette il nome ed il cognome. Da soli non si arriva da nessuna parte. In poche ore ho sentito molte voci, la maggioranza delle quali preoccupanti circa il futuro degli attuali interinali della Wind di Palermo. Ma non posso accollarmi la responsabilità di renderle note, perché non sarei altro che un trasmettitore indiretto. Chiedo, dunque, ai miei colleghi che sanno notizie che devono essere note agli altri di avere il coraggio di esporsi, anche perché a quanto pare non abbiamo nulla da perdere. Io ho fatto la mia parte, basandomi su informazioni certe e dirette; vorrei che anche gli altri facessero la loro, altrimenti tutto questo rientra nella categoria delle urla nel deserto. Ci vuole una coesione d'intenti ed una strategia comune; magari non raggiungeremo l'obiettivo fantasioso della stabilizzazione a breve termine(è molto più probabile che un asteroide impatti sulla terra), però si può fare più che rumore. E se io, con un solo post, sono riuscito a "infangare il lavoro del sindacato" ed "a smuovere una guerra tra poveri", cosa si potrebbe fare con più gente che partecipa per la difesa del futuro? Si genererebbe un boato, il cui eco si sentirebbe a migliaia di chilometri di distanza dalla fonte. Eppure noto rassegnazione e timore e ciò mi dà rabbia e non faccio solo riferimento al caso specifico degli interinali di Palazzo Gamma, in quanto il precariato è una piaga nazionale. Domani, comunque, ci sarà la manifestazione degli ex colleghi davanti ad un negozio della Wind di via Libertà. In bocca al lupo, a tal proposito, ai partecipanti, giacché tutti quanti condividiamo il medesimo problema, cioé quello dell'incertezza. E non è la differenza tra contratto in corso e contratto in scadenza che ci pone su due piani diversi, perché chi oggi risponde all'assistenza tecnica di Wind, domani sarà di nuovo alla ricerca di un altro impiego. Peccato, tuttavia: in questi casi conta il numero e la pressione che ne deriva. Da soli, ribadisco, non si va da nessuna parte...

Aggiornamento 13:16: ITALPRESS: Un centinaio di lavoratori interinali della Wind sta manifestando a Palermo in via Libertà, davanti ad un punto vendita dell'azienda. L'iniziativa è stata organizzata per protestare contro il mancato rinnovo del contratto di lavoro. La maggior parte di questi giovani ha prestato servizio per più di 24 mesi nei call center della società di telecomunicazioni. "L'azienda - dicono all'ITALPRESS i rappresentanti di Slc Cgil, Rosario Faraone, Fistel Cisl, Francesco Assisi, e di Uilcom Uil, Giuseppe Tumminia - ha utilizzato i lavoratori in maniera strutturata. Ha chiuso il 2007 con un bilancio in attivo, ma non ha confermato questi dipendenti. Lunedì abbiamo presentato alla  Wind una piattaforma di rinnovo del contratto aziendale e chiesto di aprire un confronto sugli organici. I lavoratori - concludono i sindacalisti - chiedono di essere stabilizzati. Questo è l'inizio di una vertenza più ampia che vede il coinvolgimento anche dei lavoratori a tempo indeterminato".

Ecco riportata l'agenzia stampa delle 12:46. Precisamente non si tratta di un mancato rinnovo del contratto di lavoro, in quanto la fattispecie contrattuale utilizzata può essere prorogata solo 4 volte e gli ex colleghi hanno raggiunto questa soglia. Bisogna attaccare l'abuso di questa strategia, che si basa sulla legge in vigore. La stabilizzazione, inoltre, è un bene di tutti e mi auguro che davvero ci sia il coinvolgimento dei dipendenti, giacché paiono ancora troppo restii: una solidarietà da parte loro sarebbe più che auspicabile, sempre per il medesimo concetto del più siamo, meglio è. A Palazzo Gamma, nel frattempo, tutto tranquillo.
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categoria:politica, attualitĂ , quotidianitĂ 
22/04/2008


Ritorno doverosamente sul post "Il sindacato che occulta", il quale ha ottenuto una risposta da Rosario Faraone attraverso il Giornale di Sicilia, partendo dalla riproposizione della breve di Salvo Ricco, pubblicata a pagina 22 dell'edizione palermitana:

"
La vertenza per la stabilizzazione degli operatori call center Wind interessa sia gli ex interinali che gli attuali lavoratori di Palazzo Gamma". Lo dice il segretario della Sic Cgil, Rosario Faraone, per spegnere le polemiche del mancato coinvolgimento alle proteste del personale che attualmente presta servizio. "Si è trattatato di un difetto di comunicazione - spiega Faraone -. Ci siamo concentrati prima verso coloro che non hanno contratto, ma è logico che i benefici che scaturiranno dalla contrattazione di secondo livello interessaranno tutti".

Il grassetto è mio e sottolinea che il contenuto del post è stato fondato, nonostante sia stato ritenuto disinformante da alcuni ex colleghi, che hanno pubblicato il loro commento in forma anonima. Il "difetto di comunicazione", per l'appunto, fa riferimento al fatto che io ed i miei colleghi non siamo stati informati sugli incontri, sulle manifestazioni e sulle trattative in progress in merito alla stabilizzazione e la colpa è stata imputata ai rappresentanti sindacali in seno a Palazzo Gamma. I benefici che scaturiranno dalla contrattazione di secondo livello è chiaro che dovranno beneficiare su tutti ed allo stesso tempo però spero che questa polemica raggiunga l'effetto del discutere costantemente con tutti e non solo con una parte, cioé quella che non ha un contratto attivo. La visibilità della questione, infatti, ha come obiettivo quello di rendere trasparente l'attività del sindacato all'interno dei call center della Wind, sfuggendo dal timore che in questo modo l'azienda possa mettere il bastone alle ruote degli interinali in corso d'opera, perché non siamo mica agli inizi del '900, allorché i datori di lavori potevano fare la qualunque, vista e considerata l'assenza di mediatizzazione degli avvenimenti. Dalla nostra parte, infatti, c'è lo Statuto dei Lav