
Innanzitutto facciamo un po’ di (tragica) cronaca. In Nigeria cresce l'odio anticristiano: è stato ucciso anche un sacerdote, padre Michael Ejere. Sono state bruciate fino a questo momento 11 chiese. In Pakistan si saccheggiano i luoghi di culto cristiani, anche perché è stata diffusa la voce che un ragazzo cristiano avrebbe profanato il Corano. In Turchia (che qualcuno vuole che entri nell'Unione Europea) è stata chiusa la Chiesa di Santa Maria di Trebisonda, cioè quella in cui è stato ucciso Don Andrea Santoro. In Libia, durante i funerali delle 11 vittime degli scontri di Bengasi, vi sono state altre situazioni di tensione. Mentre in Italia Romano Prodi dà la colpa a Berlusconi (reo di tutti i mali del mondo), il Vaticano ha finalmente alzato la voce, (per bocca del vescovo Rino Fisichella, rettore dell'Università Lateranense) affermando che: "Non è in gioco soltanto la sorte delle minoranze cristiane che vivono nel mondo musulmano, ma la libertà d'ognuno, i suoi modi di esercizio e la civiltà dei rapporti internazionali. Di fronte a questa posta in gioco non è accettabile l'attuale silenzio degli Stati e degli organismi internazionali: tocca a loro dare concretezza al principio di reciprocità. Che cosa stanno facendo la Lega Araba, l'Unione Europea, le Nazioni Unite?".
In questa situazione estremamente grave per la sicurezza mondiale, analizzata in maniera superficiale e pregiudizievolmente unilaterale dalla sinistra italiana, tutto sembra meramente stato causato dalle vignette su Maometto e dalla maglietta di Calderoli. Che stucchevole analisi semplicistica ed idiota dei fatti! Come ha affermato il direttore del giornale indipendente This Day di Lagos, Eniola Bello, nel precipuo caso nigeriano, "i musulmani fomentano i disordini per dimostrare che i cristiani non sono in grado di governare il Paese. Dunque il potere deve ritornare agli uomini dell'Islam. E le prossime elezioni sono alle porte". Come si può, dunque, pensare che le violente manifestazioni islamiche contro anche l'inviolabilità delle sedi diplomatiche siano soltanto prodotte da 12 raffigurazioni "comiche" di Maometto o dalla t-shirt di un ex Ministro della Repubblica Italiana? Questi due casus belli non sono che pretesti usati dagli estremisti islamici per fomentare la piazza contro la cultura occidentale e cristiana e contro i relativi governi. E gli estremisti islamici sono più forti laddove sono a capo del governo. In Libia, come ho già scritto, non è logicamente pensabile ad una manifestazione contro un'ambasciata italiana senza il beneplacito dell'amministrazione politica: lì non si muove foglia se non lo ordina Gheddaffi. E sono d'accordo con Emma Bonino che ha affermato: "Il rammarico di Gheddafi per i sanguinosi episodi suona un pochino in malafede, per non parlare della sospensione del ministro degli Interni. Come dice Magdi Allam, il presidente del Parlamento di Tripoli ha soffiato sul fuoco da subito, e la Libia non dimentichiamo è stata il primo Paese a chiudere l'ambasciata in Danimarca... Insomma tanti segni premonitori di voler cavalcare la situazione post vignette". Silvio Berlusconi, leader del partito di cui faccio idealmente parte, si è subito premurato a chiedere le dimissioni di Calderoli (giuste per ragionevolezza politica) e a chiedere scusa a Gheddaffi: ma di che? Per una maglietta con una vignetta fatta vedere durante una trasmissione trasmessa in una televisione italiana? Si è chiesto scusa ad un capo di uno Stato che è stato responsabile di attentati che hanno provocato centinaia di morti e ciò si è fatto soltanto per mere ragioni economiche ed energetiche, poiché se Calderoli non se ne fosse andato, si sarebbe senza dubbio rischiata la chiusura dei gasdotti in una situazione di per sé già drammatica. E' vero che il gesto di Berlusconi rientra anche nella ragionevolezza politica, ma è anche vero che bisogna stare attenti a non "calare troppo le braghe". A mio avviso è scandaloso il silenzio di una larga parte del mondo politico, ad esempio, per il massacro cristiano di gravità ascendente che si sta verificando in Nigeria: dove sono le condanne? Dove sono le intimidazioni contro un governo nigeriano che non sta facendo nulla per evitare in maniera dura quello che sta accadendo? Lì gente che ha solo la colpa di credere in Gesù Cristo sta morendo: è inammissibile! Perché non dovere appellarci al principio universale della reciprocità? Perché bisogna chiedere scusa a loro ed invece non si chiede scusa per le stragi attuali? Noi cristiani in tutto questo siamo lasciati umanamente soli a noi stessi ed indifesi: che interessa a quelli della sinistra se è impossibile professare il nostro credo nella penisola arabica? Che interessa a Gianfranco Fini, che ieri è entrato scalzo in una Moschea nel territorio italiano (mentre in molti Paesi, usando come fonte il Corano, non è possibile ergere un luogo di culto diverso da quello islamico), che i cristiani sono massacrati nello stesso momento in cui sto scrivendo? E quant'è stata patetica la manifestazione di ieri pro Palestina, in cui si è organizzato un corteo per un governo in cui il leader (di Hamas) ha sostenuto che non vi sarà alcuna diminuzione dell'intensità della lotta contro Israele? E si è sentito qualche stupido inneggiare in favore di coloro che hanno ucciso i carabinieri italiani a Nassiriya. E a quella manifestazione hanno partecipato deputati comunisti del Parlamento: Oliviero Diliberto e Marco Rizzo che meriterebbero la ineleggibilità. Ritornando all’esponente del Carroccio, Roberto Calderoli, pur avendolo criticato per il suo gesto troppo eccessivo e non conforme alla carica istituzionale che occupava, è stato giudicato più di quello che è effettivamente stato: il leghista non è stato colui che ha provocato i disordini, bensì la miccia di una bomba costruita a priori, e le sue dimissioni dovevano essere chieste non per l’assalto (premeditato) al consolato italiano a Bengasi, piuttosto per il fatto che un Ministro della Repubblica Italiana deve proporsi al pubblico con la dignità propria della carica, senza slacciarsi una camicia per far vedere la t-shirt. Ma, come ho già scritto, Berlusconi si è comportato in questo modo per ragioni economiche ed energetiche e la sua frase “gli scontri di Bengasi sono stati provocati da un atto di leggerezza del nostro ministro” non ha tenuto conto del fatto che il console italiano a Bengasi aveva già da qualche giorno (cioè prima della maglietta di Calderoli) manifestato pubblicamente la sua preoccupazione per la crescita della tensione anti-italiana. Questa proposizione machiavellica (nel senso più alto e dignitoso dell’aggettivo) non deve però essere seguita da altre che potrebbero rinchiudere nei cassetti della storia della filosofia politica il principio della reciprocità. Stiamo attenti, cioè, a non concedere troppo per non avere nulla o l’opposto in cambio.
- author: WG
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