
Facciamo il punto della situazione sulla questione dei gruppi che inneggiano ai mafiosi su Facebook, cominciando dalle dichiarazioni di Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, a cui ho dedicato questo post poco fa su Palermo.Blogolandia.It.
Grasso, infatti, crede alla possibilità che la mafia vera e propria stia utilizzando il social network per lanciare messaggi. “Ci credo, è possibile. Non siamo più ai tempi del sasso in bocca. E se fino a qualche anno fa c’erano ancora capi mandamento di Palermo che nei loro salotti parlavano di contattare giornalisti importanti per sostenerli in una campagna propagandistica, perché dobbiamo escludere che i mafiosi oggi non sfruttino mediaticamente tutte le possibilità?“. Ed ha aggiunto: “I mafiosi si muovono nel mondo globale a grande velocità, sono sempre i più svelti ad adattarsi alle novità“. E sulla cancellazione dei gruppi, Grasso ha sostenuto: “Non sono d’accordo per una censura del sito, oscurare non serve. Contro chi inneggia a quei boss bisogna scatenare una grande reazione civile. E sommergere quegli altri con una valanga di messaggi di segno contrario“.
Non è d'accordo con quest'ultima affermazione di Grasso, Gianni Pittella, presidente della delegazione nel Pse al Parlamento Europeo: "Non è vero che è impossibile distinguere tra libertà di espressione e censura. Le istituzioni e le forze dell'ordine possono e devono intervenire per rimuovere dalla rete, e quindi anche da un social network così ricco di potenzialità come Facebook, i gruppi che inneggiano al capo dei capi di Cosa Nostra perché questo è un dovere per la nostra democrazia".
Io, come ho spesso ricordato nei tanti post di questi giorni sulla faccenda, ritengo che Facebook debba cancellare tutti i gruppi creati che inneggiano non solo ai boss mafiosi, ma anche a tutto ciò che tuona contro la coscienza civile. Ad esempio, sul social network c'è pure il gruppo dedicato agli ammiratori delle Brigate Rosse.
Ma non sono d'accordo con chi sostiene che bisogna abbandonare Facebook, in relazione soprattutto al fatto che il sito abbia deciso (per il momento) di non cancellare i gruppi "incriminati". Anzi, sono convinto che bisogna rimanerci, perché può essere un ottimo veicolo di battaglia culturale e di diffusione di messaggi positivi in chiave globale. Non è mai il silenzio la risposta a chi opera per il male comune (e noi siciliani dovremmo avere imparato la lezione).
La vicenda, nel frattempo, sta diventando anche una questione di politica nazionale, in cui i partiti stanno prendendo le proprie posizioni ufficiali a riguardo. Come nel caso del Partito Democratico di Walter Veltroni, la cui linea è stata annunciata da Laura Garavini, capogruppo in commissione antimafia: "Non può esserci spazio su Facebook per chi inneggia alla mafia", ed ha annunciato una interrogazione parlamentare al Ministro degli Interni.
Carlo Vizzini, senatore palermitano del Popolo della Libertà, ha dichiarato che "Migliaia di iscritti per dichiararsi amico di Totò Riina, decine di Provenzano fan club e 152 iscritti al gruppo Provenzano Santo subito, tolta una piccola minoranza di macabri burloni, non possono che rappresentare potenziali mafiosi. In ogni caso si tratta di soggetti che appartengo a quella che normalmente viene definita un'area grigia pronta a sostenere i boss e Cosa nostra. C'è in tutto questo il fatto incontestabile che sono persone che si offrono all'esterno con il loro nome e quindi consentono, se è ritenuto utile, agli investigatori di potersi fare un'idea di quanto drammatica sia realmente la situazione". Ed ha aggiunto: "assolutamente vero che allo stato non vi è notizia di reato ma prima di chiedere la chiusura di tutte queste pagine del social network Facebook meglio sarebbe acquisire tutta la documentazione possibile prima che il fenomeno venga cancellato e ridiventi sommerso".
Si è fatto sentire anche il presidente dei senatori dell'Udc, Giampiero D'Alia, il quale è anche membro della commissione antimafia: "Condividiamo l'allarme del procuratore Antimafia Pietro Grasso sul rischio concreto di una regia mafiosa dietro la presenza su Facebook di gruppi che inneggiano a Riina e agli altri boss. Dopo le significative parole di Veltroni, ci auguriamo che anche altri esponenti politici prendano posizione sulla vicenda, sostenendo le nostre prossime iniziative parlamentari. Bisogna impedire le infiltrazioni mafiose e criminali sulla rete, costringendo i gestori di Facebook a ripulire il social network da chi esalta e si mette, non solo virtualmente, a disposizione dei boss mafiosi".
In estrema sintesi, almeno in questo caso pare che ci sia coesione politica nell'intento di esortare Facebook a cancellare i gruppi inneggianti ai boss mafiosi. Ma sarebbe vera gloria? Intanto, sarebbe una risposta chiara e rigida; però poi bisognerebbe anche adoperarsi affinché tali situazioni non debbano poi ripresentarsi, quando saranno spenti i riflettori su questa storia. Sono convinto, perciò, che il social network debba seriamente pensare alle succursali da organizzare qua e là, perché dagli Stati Uniti non si può pretendere una percezione totale (e soprattutto culturale) su ciò che è contrario alla coscienza civile nei singoli Stati. I problemi non si risolvono con la loro eliminazione, bensì con la loro soluzione.
- author: WG
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