
Dopo aver espresso per primo l'indignazione per la presenza su Facebook del gruppo dei fan dedicato a Totò Riina, pubblicando questo post il 26 dicembre scorso; dopo che il Giornale di Sicilia ha pubblicato questa mia breve nell'edizione di ieri mattina, ho seguito attentamente l'evolversi della vicenda, fomentata dalla diffusione dell'Ansa di questo comunicato, ripreso da Il Giornale e Tgcom.
Ed ho insistito, cercando di capire soprattutto il motivo che ha spinto alcuni giovani ad iscriversi al gruppo ed a pubblicare messaggi osannanti per il boss di Corleone, che ha contribuito negativamente al regresso della Sicilia, che ha diffuso il culto della morte nella mia terra.
Innanzitutto, così come è stato riportato nell'edizione del Giornale di Sicilia di oggi, nel tardo pomeriggio di ieri il creatore della pagina di Facebook dedicata a Totò Riina, i cui fan hanno superato abbondantemente il doppio migliaio, sta pensando di eliminarla. Lo ha rivelato sulla bacheca dei messaggi, affermando di avere creato la pagina “ingenuamente, senza nessuno scopo o qualche secondo fine”.
Ma cosa ha spinto, dunque, tutti gli altri ad iscriversi al gruppo del boss corleonese? Una ragazza che ha definito Riina un “mito”, contattata da me privatamente, ha dichiarato di averlo definito tale perché appassionata di film mafiosi e trova straordinario “il modo di fare a livello caratteriale di queste persone”. Chi, invece, si è scagliato contro la gente che ha rovinato "l'atmosfera del gruppo", ha sostenuto che “sarebbe bello parlare di come Totò, cresciuto nella miseria, è riuscito a diventare il più potente boss di Cosa Nostra”, perché “lui voleva inizialmente aiutare la sua gente, poi il potere gli ha dato alla testa". Un altro mi ha risposto di avere preso "lo zio Totò Riina come esempio da confrontare con tutti i politici e dico tutti i politici corrotti"; ed un altro ancora, che ritengo essere il creatore della pagina, ma ne nascondo volutamente il nome, perché non ne ho la prova certa, mi ha semplicemente ribadito la sua "stima" incondizionata per il boss mafioso.
Risposte non tanto adiranti, quanto desolanti. Causa di ciò (e lo sostengo a spada tratta) è la fiction di Canale 5 su Totò Riina, addirittura riproposta in questo periodo di feste. Ne è convinto anche Salvino Caputo, componente della commissione regionale Antifamia, che ha dichiarato che "il fenomeno è seriamente allarmante. Questo è il risultato di troppi film sui boss mafiosi".
Totò Riina è ritenuto da alcuni giovani un "mito", un "eroe che si è fatto da solo, mosso dalla fame", ecc. Definizioni che uccidono due volte tutti coloro che hanno dato la propria vita per combattere la mafia: Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Peppino Impastato, Rocco Chinnici, Ninni Cassarà, Natale Mondo, Libero Grassi, Pio La Torre, Giuseppe Fava e tutti gli altri.
Credevo di stare vivendo nel periodo di rinascita della mia terra, più convinta nel lottare duramente contro la peste mafiosa. Ma se ci sono giovani che diventano "fan" di Totò Riina, Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro, allora la strada da percorrere è tanto lunga quanto impervia e pregna d'ostacoli.
Un appunto finale, i miei eroi sono gente come loro:

Aggiornamento 11:03: Mentre i gruppi dedicati ai boss mafiosi sono sempre online (ed il numero dei fan accresce con costanza), paradossalmente Facebook ha deciso di censurare le immagini di donne che allattano naturalmente i propri bimbi. Il portavoce del social network, Barry Schnitt, ha sostenuto che "foto che mostrano un seno per intero (con capezzolo e aureola) violano queste condizioni (sul materiale osceno, pornografico e sessualmente esplicito) e possono essere rimosse". Ma una mamma americana, Kelli Roman, ha subito risposto con questa petizione online, dal titolo: "Hey Facebook, breastfeeding is not obscene!".
Insomma, un bimbo che si allatta attraverso il seno della madre è immediatamente da cancellare; pagine in cui si osannano i boss mafiosi rimangono lì dove sono (almeno per il momento).
Aggiornamento 12.04: Dei gruppi di Facebook dedicati ai boss mafiosi ne parla anche questo sito tedesco, riferendo che la notizia è stata data da Repubblica (sbagliato: è stato il Giornale di Sicilia). Poi è stato scritto sull'argomento anche qui e su Afp.com (in francese). Le tre fonti riportano una dichiarazione indignata di Maria Falcone, la sorella del giudice Giovanni.
Aggiornamento 12.38: E' stato appena creato sul social network il gruppo: Fuori la mafia da Facebook. L'obiettivo è uno solo: la chiusura delle pagine relative ai boss.
Aggiornamento 13.04: Alessandro Giloli ha appena pubblicato questo post su L'Espresso, in cui si fa riferimento all'insostenibile leggerezza di Facebook. Segnalo inoltre quest'articolo di Giovanna Maggiana Chelli su Antimafia Duemila.
Aggiornamento 15.28: Anche su questo blog sono stati pubblicamente commenti assai discutibili, naturalmente anonimi. Ieri sera, ad esempio, ecco cos'è stato scritto: "Riina è stato un uomo capace di portare avanti con successo l'istituzione di cosa nostra... come uomo ha sbagliato ma come boss lo stimo". Intanto, ho chiesto a Raffaele Bruina, creatore della pagina "Fuori i mafiosi da Facebook", il motivo che lo ha spinto a proporla. Il 18enne siciliano mi ha risposto così: "l'ho fatto per riscattare l'immagine di tutti coloro che hanno dato la vita per lottare contro la mafia".
Aggiornamento 17:20: Continuano le pubblicazioni di commenti sconcertanti sulla pagina dei fan di Totò Riina. Alessandro Montalto ha scritto: "Anch'io sono siciliano e non elogio ciò che ha fatto Riina, ma elogio la sua furbizia, scaltrezza e il coraggio assolutamente FUORI DAL COMUNE". Temo che questo mio conterraneo abbia una concezione vetusta di cosa nostra, cioé di associazione criminale che dava da mangiare agli affamati... non ha ben compreso che la mafia (da sempre) ha pensato a mangiare e basta. Furbizia, scaltrezza e coraggio... con queste qualità non si uccidono gli uomini, ma si salvano. Riina, invece, ha seminato morte in Sicilia, così come tutti gli altri boss.
Aggiornamento 17:47: La notizia è appena sbarcata anche in Brasile (Globo.com). Intanto crescono gli iscritti al gruppo degli indignati: 2.881.
Aggiornamento 18:20: Se ne parla anche sul sito del quotidiano belga De Standaard. Un amico blogger ha contattato l'autore del gruppo Totò Riina libero (165 membri). Si tratta di F. D.: il cognome di certo non sa di siciliano. Il ragazzo ha risposto di avere creato la pagina solo "perché gli andava".
Aggiornamento 18:40: In Cile, sul sito Cooperativa.cl, si paragona la scelta di Facebook di censurare le foto delle mamme che allattano al seno i propri figli con i gruppi dedicati ai boss mafiosi. L'accento è posto sull'indignazione da parte delle famiglie delle vittime di cosa nostra.
Aggiornamento 18:54: La madre degli stupidi è sempre incinta... Jolanda La Dolcetta sulla pagina "Totò Riina... il vero capo dei capi" (2590 fan), ha scritto qualche minuto fa: "Ma io non riesco a capire come mai fate commenti se non vi va giù quello che ha fatto totò??..nella sua ignoranza ci ha saputo fare!!..La MAFIA a noi della Sicilia, o per meglio dire della Sicilia Occidentale, ci aiuta!!!anzi VIVE IN NOI!!..". La mafia non di certo vive nei siciliani onesti, anzi muore.
Aggiornamento 19:40: C'è un articolo anche sul sito della svizzera Tsr. Non solo capeggia la foto di Totò Riina, ma anche quella dell'inventore del social network, Mark Zuckerberg, con la seguente didascalia: "non immagina le derive del suo Facebook".
Aggiornamento 9:20, 31 dicembre: Una breve sulla notizia è apparsa anche su El Pais (Uruguay).
Ho chiesto all'autore del gruppo di Totò Riina Libero il motivo della sua decisione di creare la pagina. Ecco come ha risposto il ragazzo: "all'inizio ho fondato questo gruppo per fare il coglioncello e lo sbruffone ma mi sto accorgendo che a molta gente ha dato veramente fastidio e quindi lo chiuderò al piu presto". Il ragazzo ha compreso di avere sbagliato e di certo non commetterà più un errore simile. Risposta poco conciliante, invece, è arrivata da Alessandro Tortaniello, creatore del gruppo per la santificazione di Bernardo Provenzano: "sarò libero di fare ciò che voglio?". Liberi di fare ciò che si vuole, anche dilettarsi con un boss mafioso che ha seminato morte in Sicilia. Liberi tutti gli altri di indignarsi, soprattutto i familiari delle vittime, che piangono ogni giorno i loro cari.
Il gruppo di protesta, infine, ha superato abbondantemente quota 6.000 iscritti. Riporto ciò che mi ha detto il fondatore della pagina, un 18enne di Grammichele (provincia di Catania), Raffaele Brunia: " Tutte le adesioni dimostrano che la coscienza civile, il rispetto per la memoria e la volontà di cambiamento sono più forti dell'arroganza e della volgarità di chi sostiene i mafiosi".
- author: WG
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