16/10/2008,15:16
Ho realizzato questo video con le fotografie di Giuseppe Romano. Pubblicato anche su Palermo.Blogolandia.it, l'urban blog del capoluogo siciliano, di cui sono il "sindaco". La musica di sottofondo è la parodia di A te di Jovanotti, cantata da Sergio Friscia.



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    Commenti
    #1   16 Ottobre 2008 - 15:20
     
    Complimenti per il tuo blog...perché non mi inserisci tra i tuoi amici e mi linki?? Te ne sarò grata
    grazie!!!
    Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Giangi2803

    #2   16 Ottobre 2008 - 18:11
     
    buona l'idea di interrompere la tensione che si alza di tanto in tanto in questo blog,
    grazie a qualche persona ben educata!
    utente anonimo

    #3   16 Ottobre 2008 - 19:53
     
    Palermo, Napoli, se non ci fossero bisognerebbe inventarle... magari però senza mafia e camorra.

    O non sarebbe la stessa cosa?
    utente anonimo

    #4   17 Ottobre 2008 - 00:11
     
    Walter mi devi scusare se uso questi spazi non adatti per questa lettera. Ti chiedo di scrivere qualcusa su questo argomento.
    Ciao e grazie

    L’ultima lettera scritta dal professor Adolfo Parmaliana prima di suicidarsi, il 2 ottobre scorso, ci sono le accuse, le ragioni lucidamente espresse di un gesto ormai deciso, i rimpianti provocati dalla decisione presa. Di seguito riportiamo la trascrizione della lettera, trovata nel suo studio e diffusa con il consenso della famiglia.


    La Magistratura barcellonese/messinese vorrebbe mettermi alla gogna vorrebbe umiliarmi, delegittimarmi, mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati. Non posso consentire a questi soggetti di offendere la mia dignità di uomo, di padre, di marito di servitore dello Stato e docente universitario.

    Non posso consentire a questi soggetti di farsi gioco di me e di sporcare la mia immagine, non posso consentire che il mio nome appaia sul giornale alla stessa stregua di quello di un delinquente. Hanno deciso di schiacciarmi, di annientarmi.

    Non glielo consentirò, rivendico con forza la mia storia, il mio coraggio e la mia indipendenza. Sono un uomo libero che in maniera determinata si sottrae al massacro ed agli agguati che il sistema sopraindicato vorrebbe tendergli.

    Chiedete all'Avv.to Mariella Cicero le ragioni del mio gesto, il dramma che ho vissuto nelle ultime settimane, chiedetelo al senatore Beppe Lumia chiedetelo al Maggiore Cristaldi, chiedetelo all'Avv.to Fabio Repici, chiedetelo a mio fratello Biagio. Loro hanno tutti gli elementi e tutti i documenti necessari per farvi conoscere questa storia: la genesi, le cause, gli accadimenti e le ritorsioni che sto subendo.

    Mi hanno tolto la serenità, la pace, la tranquillità, la forza fisica e mentale. Mi hanno tolto la gioia di vivere. Non riesco a pensare ad altro. Chiedo perdono a tutti per un gesto che non avrei pensato mai di dover compiere.

    Ai miei amati figli Gilda e Basilio, Gilduzza e Basy, luce ed orgoglio della mia vita, raccomando di essere uniti, forti, di non lasciarsi travolgere dai fatti negativi di non sconfortarsi, di studiare, di qualificarsi, di non arrendersi mai, di non essere troppo idealisti, di perdonarmi e di capire il mio stato d'animo: Vi guiderò con il pensiero, con tanto amore, pregherò per voi, gioirò e soffrirò con voi.

    Alla mia amatissima compagna di vita, alla mia Cettina, donna forte, coraggiosa, dolce, bella e comprensiva: ti chiedo di fare uno sforzo in più, di non piangere, di essere ancora più forte e di guidare i ns figli ancora con più amore, di essere più buona e più tenace di quanto non lo sia stato io.

    Ai miei fratelli, Biagio ed Emilio, chiedo di volersi sempre bene, di non dimenticarsi di me: vi ho voluto sempre bene, vi chiedo di assistere con cura e amore i ns genitori che ne hanno tanto bisogno. Alla mia bella mamma ed al mio straordinario papà: vi voglio tanto bene, vi mando un abbraccio forte, vi porto sempre nel mio cuore, siete una forza della natura, mi avete dato tanto di più di quanto meritavo. A tutti i miei parenti, ai miei cognati, ai miei zii, ai miei cugini, ai miei nipoti, a mia suocera: vi chiedo di stare vicini a Gilda, a Basilio ed a Cettina. Vi chiedo di sorreggerli.

    Ai miei amici sarò sempre grato per la loro vicinanza, per il loro affetto, per aver trascorso tante ore felici e spensierate. Alla mia università, ai miei studenti, ai miei collaboratori ed alle mie collaboratrici sarò sempre grato per la cura e la pazienza manifestatemi ogni giorno. Grazie. Quella era la mia vita. Ho trascorso 30 anni bellissimi dentro l'università innamorato ed entusiasta della mia attività di docente universitario e di ricercatore.
    I progetti di ricerca, la ricerca del nuovo, erano la mia vita. Quanti giovani studenti ho condotto alla laurea. Quanti bei ricordi.

    Ora un clan mi ha voluto togliere le cose più belle: la felicità, la gioia di vivere, la mia famiglia, la voglia di fare, la forza per guardare avanti.

    Mi sento un uomo finito, distrutto. Vi prego di ricordarmi con un sorriso, con una preghiera, con un gesto di affetto, con un fiore. Se a qualcuno ho fatto del male chiedo umilmente di volermi perdonare.

    Ho avuto tanto dalla vita. Poi, a 50 anni, ho perso la serenità per scelta di una magistratura che ha deciso di gambizzarmi moralmente. Questo sistema l'ho combattuto in tutte le sedi istituzionali. Ora sono esausto, non ho più energie per farlo e me ne vado in silenzio. Alcuni dovranno avere qualche rimorso, evidentemente il rimorso di aver ingannato un uomo che ha creduto ciecamente, sbagliando, nelle istituzioni.

    Un abbraccio forte, forte da un uomo che fino ad alcuni mesi addietro sorrideva alla vita.


















    utente anonimo

    #5   17 Ottobre 2008 - 09:38
     
    non conosco la vicenda,ma mi pare una lettera scritta con estrema lucidita' mentale.
    L'accusa che rivolge alla Magistratura non puo' restare senza risposta.
    Chi risponde?
    utente anonimo

    #6   17 Ottobre 2008 - 11:25
     
    Leggete attentamente sotto:

    http://www.illume.it/index/
    Interrogazione Parlamentare del Sen. Giuseppe Lumia sul caso Parmaliana (unico firmatario)

    9 Ottobre 2008

    Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia

    Nella mattina del 2 ottobre 2008 il professore Adolfo Parmaliana, docente ordinario di Chimica industriale all'Università di Messina, cinquantenne, si è tolto la vita lanciandosi nel vuoto dal viadotto Patti Marina dell'autostrada Messina-Palermo, dopo aver lasciato la propria autovettura sulla corsia d'emergenza;

    il professor Parmaliana era nato e viveva a Terme Vigliatore, paese di circa 7.000 abitanti confinante con Barcellona Pozzo di Gotto (Messina);

    fin da ragazzo il professor Parmaliana aveva dispiegato un appassionato impegno politico, che lo aveva portato negli anni a militare nel Partito comunista italiano e poi, fino a pochi anni fa, ad assumere il ruolo di segretario della locale sezione dei Democratici di sinistra;

    la militanza politica e civile del professor Parmaliana è stata spesa sempre e coerentemente al servizio della difesa della legalità, della tutela del territorio, della ricerca della giustizia e della lotta contro la criminalità politica e le infiltrazioni della mafia in seno alle istituzioni;

    per il suo atteggiamento integerrimo e coraggioso, il professor Parmaliana si è spesso ritrovato isolato a lottare contro poteri forti che condizionano il corretto andamento delle pubbliche amministrazioni e perfino degli organismi di controllo, in primis l'autorità giudiziaria;

    in particolare, da molti anni e fino all'ultimo il professor Parmaliana ha lamentato l'inerzia di cui si è sempre resa responsabile la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto a fronte delle denunce che egli aveva nel tempo formulato circa i reati commessi da pubblici amministratori, professionisti e altri personaggi di rilievo di Terme Vigliatore;

    delle inerzie degli organi giudiziari competenti il professor Parmaliana investì anche il Consiglio superiore della magistratura, cui inviò un esposto in data 3 dicembre 2001, con il quale rappresentò di aver più volte segnalato alla Procura di Barcellona reati di pubblica amministrazione e cointeressenze mafiose relative alla gestione dell'ente Terme e di avere, preso atto dell'immobilismo della Procura di Barcellona, interessato invano la Procura generale di Messina, nelle persone dell'allora dirigente dell'Ufficio e del sostituto dottor Antonio Franco Cassata, per sollecitare l'avocazione, e riferì altresì che l'avvocato Nello Cassata, figlio del dottor Cassata, aveva ricevuto incarichi professionali tra il 1999 ed il 2000 dal Comune di Terme Vigliatore;

    in conseguenza di tale esposto, il professor Parmaliana l'11 marzo 2002 venne audito dalla Prima commissione del Consiglio superiore della magistratura nell'ambito del procedimento per incompatibilità ambientale allora pendente sul dottor Antonio Franco Cassata, poi - a parere dell'interrogante, con decisione errata - purtroppo archiviato, tanto che nella scorsa estate, pur a seguito di altro atto di sindacato ispettivo dell'interrogante (4-00105, Resoconto n. 13 del 4 giugno 2008), è stata deliberata la nomina del dottor Cassata il 29 luglio 2008 quale attuale Procuratore generale presso la Corte di appello di Messina;

    nel corso di quell'audizione al Consiglio superiore della magistratura, il professor Parmaliana ribadì le sue doglianze sulle disfunzioni dell'amministrazione della giustizia nel suo territorio, sulle inerzie della Procura di Barcellona a fronte delle sue documentate denunce, sulle inerzie della Procura generale di Messina a fronte delle sue sollecitazioni all'avocazione delle indagini e, infine, sugli incarichi fiduciari conferiti dall'amministrazione comunale di Terme Vigliatore al figlio del dottor Cassata, avvocato Nello Cassata;

    l'infaticabile attività di denuncia del professor Parmaliana sull'illegalità dominante nelle amministrazioni comunali succedutesi nel tempo a Terme Vigliatore trovò comunque positivo riscontro nel decreto del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, del dicembre 2005, con il quale venne disposto lo scioglimento dell'amministrazione comunale di Terme Vigliatore per il condizionamento mafioso accertato dalla commissione prefettizia all'esito, tra l'altro, proprio delle segnalazioni del professor Parmaliana;

    come risulta da plurime recenti fonti di stampa, in parallelo con l'inchiesta amministrativa sul Comune di Terme Vigliatore, si svilupparono delle indagini curate dai carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto, nel corso delle quali furono rilevate, in un'informativa denominata "Tsunami", insieme a innumerevoli irregolarità amministrative e penali nella gestione del Comune, allarmanti condotte poste in essere, fra l'altro, proprio da due dei magistrati dei quali il professor Parmaliana aveva lamentato inerzie e omissioni, il dottor Olindo Canali, sostituto procuratore della Repubblica a Barcellona Pozzo di Gotto, ed il dottor Antonio Franco Cassata, attuale Procuratore generale presso la Corte di appello di Messina;

    anche in epoca successiva, il professor Parmaliana ha formulato numerose puntuali denunce sulle pesanti irregolarità che continuava a registrare nella gestione della cosa pubblica a Terme Vigliatore;

    tuttavia, il professor Parmaliana fino all'ultimo ha continuato a registrare l'immobilismo della Procura di Barcellona;
    per converso, da ultimo il professor Parmaliana vide mutare la sua posizione da quella di indefesso ed integerrimo accusatore in quella di accusato;

    nel settembre 2008, infatti, gli venne notificato un decreto di citazione a giudizio emesso dalla Procura di Barcellona per il delitto di diffamazione aggravata in danno di tale Domenico Munafò, attuale Presidente del Consiglio comunale di Terme Vigliatore e già vicesindaco nell'amministrazione comunale sciolta per mafia nel 2005;

    le imputazioni di quel decreto sono tali e destano tale sgomento che ne è doveroso fare in questa sede una valutazione sostanziale al di fuori del competente ambito giudiziario e senza, quindi, intralciare l'autonomia e l'indipendenza degli organi competenti;

    in particolare, con quell'atto la Procura di Barcellona ha addebitato al professor Parmaliana di aver compiuto il delitto di diffamazione con tre successive condotte e precisamente: per aver esultato al decreto del Presidente della Repubblica Ciampi con il quale venne sciolta per mafia l'amministrazione comunale, facendo affiggere nella sua veste di segretario della locale sezione dei Democratici di sinistra un manifesto riportante il seguente testo:

    "Il Consiglio Comunale è stato sciolto per ingerenza della criminalità organizzata! Giustizia è stata fatta: la legalità ha vinto! Tanti dovrebbero scappare ... se avessero dignità";

    per aver esultato al provvedimento emesso dal Tribunale amministrativo regionale di Catania con il quale era stato rigettato il ricorso presentato da alcuni esponenti dell'amministrazione infiltrata dalla mafia per l'annullamento del decreto di scioglimento del Presidente della Repubblica Ciampi, facendo affiggere nella sua veste di segretario della locale sezione dei Democratici di sinistra un manifesto riportante il seguente testo:

    "Rassegnatevi non siete legittimati a rappresentare le istituzioni. Il Tar ha respinto il ricorso proposto da alcuni ex Consiglieri Comunali 'sciolti' e da ex amministratori rimossi dal Presidente della Repubblica. Il Tar ha attestato la necessità e la giustezza del decreto presidenziale. Il ns. Comune è stato oggetto di infiltrazioni della criminalità organizzata. La protervia, l'arroganza, il disprezzo delle leggi e le amicizie politiche non hanno fatto breccia. La legalità continua a vincere";

    infine, per un articolo del professor Parmaliana pubblicato sul sito Internet www.imgpress.it, nel quale, tra l'altro, era contenuto il seguente brano: "Sembra che stanti le palesi illegittimità tecniche e procedurali sia stato avviato il procedimento per l'annullamento in autotutela di alcuni piani di lottizzazione che vedono interessati ex
    amministratori rimossi e consiglieri sciolti sia come progettisti che come titolari dell'iniziativa edilizia. Pertanto qualche ex amministratore rimosso, coinvolto in tali lottizzazioni, ha partecipato all'Autorità Giudiziaria la vicenda biasimando anche la Commissione Straordinaria per non aver rimosso il Funzionario preposto. Sono evidenti l'imperizia e il disagio del tale; perché non ha promosso la rimozione del funzionario quando era in carica? Aveva evidenze di danno per la comunità e non è intervenuto? Perché sollecita la rimozione solo ora?";

    l'interrogante non può fare a meno di rilevare, peraltro, che per tale articolo l'imputazione è stata mossa solo al professor Parmaliana e non anche al giornalista responsabile della testata e gestore del sito, che materialmente aveva curato la pubblicazione dello scritto del professor Parmaliana, concorrendo nella divulgazione di esso e concorrendo quindi in ipotesi nell'eventuale reato;

    il professor Parmaliana ha vissuto quel decreto di citazione a giudizio non solo come un'infamia ma anche come l'inizio della rappresaglia giudiziaria avviata contro di lui proprio dall'ufficio, la Procura di Barcellona, che era stato oggetto della maggior parte delle sue denunce;

    come riportato dalla stampa, il professor Parmaliana, prima di togliersi la vita, ha lasciato in casa uno scritto nel quale ha spiegato le ragioni del suo drammatico gesto, fra le quali ci sarebbe, principalmente, proprio il decreto di citazione a giudizio...
    utente anonimo

    #7   17 Ottobre 2008 - 11:36
     
    http://www.illume.it/index/
    Interrogazione Parlamentare del Sen. Giuseppe Lumia sul caso Parmaliana (unico firmatario)
    9 Ottobre 2008

    Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia

    Nella mattina del 2 ottobre 2008 il professore Adolfo Parmaliana, docente ordinario di Chimica industriale all'Università di Messina, cinquantenne, si è tolto la vita lanciandosi nel vuoto dal viadotto Patti Marina dell'autostrada Messina-Palermo, dopo aver lasciato la propria autovettura sulla corsia d'emergenza;

    il professor Parmaliana era nato e viveva a Terme Vigliatore, paese di circa 7.000 abitanti confinante con Barcellona Pozzo di Gotto (Messina);

    fin da ragazzo il professor Parmaliana aveva dispiegato un appassionato impegno politico, che lo aveva portato negli anni a militare nel Partito comunista italiano e poi, fino a pochi anni fa, ad assumere il ruolo di segretario della locale sezione dei Democratici di sinistra;

    la militanza politica e civile del professor Parmaliana è stata spesa sempre e coerentemente al servizio della difesa della legalità, della tutela del territorio, della ricerca della giustizia e della lotta contro la criminalità politica e le infiltrazioni della mafia in seno alle istituzioni;

    per il suo atteggiamento integerrimo e coraggioso, il professor Parmaliana si è spesso ritrovato isolato a lottare contro poteri forti che condizionano il corretto andamento delle pubbliche amministrazioni e perfino degli organismi di controllo, in primis l'autorità giudiziaria;

    in particolare, da molti anni e fino all'ultimo il professor Parmaliana ha lamentato l'inerzia di cui si è sempre resa responsabile la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto a fronte delle denunce che egli aveva nel tempo formulato circa i reati commessi da pubblici amministratori, professionisti e altri personaggi di rilievo di Terme Vigliatore;

    delle inerzie degli organi giudiziari competenti il professor Parmaliana investì anche il Consiglio superiore della magistratura, cui inviò un esposto in data 3 dicembre 2001, con il quale rappresentò di aver più volte segnalato alla Procura di Barcellona reati di pubblica amministrazione e cointeressenze mafiose relative alla gestione dell'ente Terme e di avere, preso atto dell'immobilismo della Procura di Barcellona, interessato invano la Procura generale di Messina, nelle persone dell'allora dirigente dell'Ufficio e del sostituto dottor Antonio Franco Cassata, per sollecitare l'avocazione, e riferì altresì che l'avvocato Nello Cassata, figlio del dottor Cassata, aveva ricevuto incarichi professionali tra il 1999 ed il 2000 dal Comune di Terme Vigliatore;

    in conseguenza di tale esposto, il professor Parmaliana l'11 marzo 2002 venne audito dalla Prima commissione del Consiglio superiore della magistratura nell'ambito del procedimento per incompatibilità ambientale allora pendente sul dottor Antonio Franco Cassata, poi - a parere dell'interrogante, con decisione errata - purtroppo archiviato, tanto che nella scorsa estate, pur a seguito di altro atto di sindacato ispettivo dell'interrogante (4-00105, Resoconto n. 13 del 4 giugno 2008), è stata deliberata la nomina del dottor Cassata il 29 luglio 2008 quale attuale Procuratore generale presso la Corte di appello di Messina;

    nel corso di quell'audizione al Consiglio superiore della magistratura, il professor Parmaliana ribadì le sue doglianze sulle disfunzioni dell'amministrazione della giustizia nel suo territorio, sulle inerzie della Procura di Barcellona a fronte delle sue documentate denunce, sulle inerzie della Procura generale di Messina a fronte delle sue sollecitazioni all'avocazione delle indagini e, infine, sugli incarichi fiduciari conferiti dall'amministrazione comunale di Terme Vigliatore al figlio del dottor Cassata, avvocato Nello Cassata;

    l'infaticabile attività di denuncia del professor Parmaliana sull'illegalità dominante nelle amministrazioni comunali succedutesi nel tempo a Terme Vigliatore trovò comunque positivo riscontro nel decreto del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, del dicembre 2005, con il quale venne disposto lo scioglimento dell'amministrazione comunale di Terme Vigliatore per il condizionamento mafioso accertato dalla commissione prefettizia all'esito, tra l'altro, proprio delle segnalazioni del professor Parmaliana;

    come risulta da plurime recenti fonti di stampa, in parallelo con l'inchiesta amministrativa sul Comune di Terme Vigliatore, si svilupparono delle indagini curate dai carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto, nel corso delle quali furono rilevate, in un'informativa denominata "Tsunami", insieme a innumerevoli irregolarità amministrative e penali nella gestione del Comune, allarmanti condotte poste in essere, fra l'altro, proprio da due dei magistrati dei quali il professor Parmaliana aveva lamentato inerzie e omissioni, il dottor Olindo Canali, sostituto procuratore della Repubblica a Barcellona Pozzo di Gotto, ed il dottor Antonio Franco Cassata, attuale Procuratore generale presso la Corte di appello di Messina;

    anche in epoca successiva, il professor Parmaliana ha formulato numerose puntuali denunce sulle pesanti irregolarità che continuava a registrare nella gestione della cosa pubblica a Terme Vigliatore;

    tuttavia, il professor Parmaliana fino all'ultimo ha continuato a registrare l'immobilismo della Procura di Barcellona;
    per converso, da ultimo il professor Parmaliana vide mutare la sua posizione da quella di indefesso ed integerrimo accusatore in quella di accusato;

    nel settembre 2008, infatti, gli venne notificato un decreto di citazione a giudizio emesso dalla Procura di Barcellona per il delitto di diffamazione aggravata in danno di tale Domenico Munafò, attuale Presidente del Consiglio comunale di Terme Vigliatore e già vicesindaco nell'amministrazione comunale sciolta per mafia nel 2005;

    le imputazioni di quel decreto sono tali e destano tale sgomento che ne è doveroso fare in questa sede una valutazione sostanziale al di fuori del competente ambito giudiziario e senza, quindi, intralciare l'autonomia e l'indipendenza degli organi competenti;

    in particolare, con quell'atto la Procura di Barcellona ha addebitato al professor Parmaliana di aver compiuto il delitto di diffamazione con tre successive condotte e precisamente: per aver esultato al decreto del Presidente della Repubblica Ciampi con il quale venne sciolta per mafia l'amministrazione comunale, facendo affiggere nella sua veste di segretario della locale sezione dei Democratici di sinistra un manifesto riportante il seguente testo:

    "Il Consiglio Comunale è stato sciolto per ingerenza della criminalità organizzata! Giustizia è stata fatta: la legalità ha vinto! Tanti dovrebbero scappare ... se avessero dignità";

    per aver esultato al provvedimento emesso dal Tribunale amministrativo regionale di Catania con il quale era stato rigettato il ricorso presentato da alcuni esponenti dell'amministrazione infiltrata dalla mafia per l'annullamento del decreto di scioglimento del Presidente della Repubblica Ciampi, facendo affiggere nella sua veste di segretario della locale sezione dei Democratici di sinistra un manifesto riportante il seguente testo:

    "Rassegnatevi non siete legittimati a rappresentare le istituzioni. Il Tar ha respinto il ricorso proposto da alcuni ex Consiglieri Comunali 'sciolti' e da ex amministratori rimossi dal Presidente della Repubblica. Il Tar ha attestato la necessità e la giustezza del decreto presidenziale. Il ns. Comune è stato oggetto di infiltrazioni della criminalità organizzata. La protervia, l'arroganza, il disprezzo delle leggi e le amicizie politiche non hanno fatto breccia. La legalità continua a vincere";

    infine, per un articolo del professor Parmaliana pubblicato sul sito Internet www.imgpress.it, nel quale, tra l'altro, era contenuto il seguente brano: "Sembra che stanti le palesi illegittimità tecniche e procedurali sia stato avviato il procedimento per l'annullamento in autotutela di alcuni piani di lottizzazione che vedono interessati ex
    amministratori rimossi e consiglieri sciolti sia come progettisti che come titolari dell'iniziativa edilizia. Pertanto qualche ex amministratore rimosso, coinvolto in tali lottizzazioni, ha partecipato all'Autorità Giudiziaria la vicenda biasimando anche la Commissione Straordinaria per non aver rimosso il Funzionario preposto. Sono evidenti l'imperizia e il disagio del tale; perché non ha promosso la rimozione del funzionario quando era in carica? Aveva evidenze di danno per la comunità e non è intervenuto? Perché sollecita la rimozione solo ora?";

    l'interrogante non può fare a meno di rilevare, peraltro, che per tale articolo l'imputazione è stata mossa solo al professor Parmaliana e non anche al giornalista responsabile della testata e gestore del sito, che materialmente aveva curato la pubblicazione dello scritto del professor Parmaliana, concorrendo nella divulgazione di esso e concorrendo quindi in ipotesi nell'eventuale reato;

    il professor Parmaliana ha vissuto quel decreto di citazione a giudizio non solo come un'infamia ma anche come l'inizio della rappresaglia giudiziaria avviata contro di lui proprio dall'ufficio, la Procura di Barcellona, che era stato oggetto della maggior parte delle sue denunce;

    come riportato dalla stampa, il professor Parmaliana, prima di togliersi la vita, ha lasciato in casa uno scritto nel quale ha spiegato le ragioni del suo drammatico gesto, fra le quali ci sarebbe, principalmente, proprio il decreto di citazione a giudizio dal quale era stato raggiunto;

    come...
    utente anonimo

    #8   17 Ottobre 2008 - 11:38
     
    Interrogazione Parlamentare del Sen. Giuseppe Lumia sul caso Parmaliana (unico firmatario) seconda parte

    come detto, il professor Parmaliana ha posto in essere il suicidio in territorio di Patti Marina e quindi nel circondario di competenza della Procura di Patti, circostanza che fa credere all'interrogante che egli per il suo gesto si sia scientemente allontanato dal comune di residenza, ricadente nel circondario della Procura di Barcellona, per scongiurare la competenza territoriale di tale ufficio giudiziario;

    essendo stato, però, l'ultimo manoscritto del professor Parmaliana sequestrato nella sua casa di Terme Vigliatore, esso è stato immediatamente trasmesso per la convalida del sequestro alla Procura di Barcellona;

    così come risulta personalmente all'interrogante, in quell'ufficio il manoscritto del professor Parmaliana è giunto quindi a conoscenza del suddetto dottor Olindo Canali, magistrato di turno alla Procura di Barcellona il giorno 2 ottobre 2008;
    è con sconcerto, allora, che l'interrogante ha registrato nel pomeriggio del 3 ottobre scorso la comparsa sul sito giornalistico www.imgpress.it (lo stesso sul quale non raramente erano apparsi interventi del professor Parmaliana, ivi compreso quello per il quale era stato imputato) di una nota a firma del dottor Olindo Canali, con la quale lo stesso ha rappresentato ai lettori la propria versione sui suoi rapporti con il professor Parmaliana, affermando, tra l'altro, "ho fatto il possibile come magistrato per andare fino in fondo e cercare di capire le sue denunce" e "mi stimava";
    il giorno 5 ottobre il "Giornale di Sicilia" ha pubblicato un articolo sulla morte del professor Parmaliana dal titolo «Barcellona, la Procura sul caso Parmaliana - "Noi non facciamo inchieste sulla mafia"», nel quale sono state riportate le parole dell'attuale Procuratore capo di Barcellona (insediatosi da poco più di un mese e del tutto estraneo alle inerzie giudiziarie lamentate dal professor Parmaliana), che, al riguardo del decreto di citazione a giudizio che aveva colpito il professore, si è detto convinto - spiacevolmente, a parere dell'interrogante - che "il magistrato incaricato di valutare gli elementi a carico del professore, denunciato per diffamazione, abbia operato in massima serenità, prima di chiedere il rinvio a giudizio";

    l'immensa e commossa partecipazione popolare al funerale del professor Parmaliana, celebrato il 4 ottobre 2008, costringe l'interrogante a ritenere che i cittadini onesti hanno compreso e, seppure in modo postumo, condiviso le battaglie, le denunce e le valutazioni del professor Parmaliana sul malaffare nella politica locale, sulla complice inerzia praticata dai locali uffici giudiziari e sulla rappresaglia giudiziaria da lui subita,si chiede di sapere:

    se il Ministro in indirizzo, per quanto di propria specifica competenza, non ritenga che debba essere disciplinarmente valutato il comportamento del dottor Canali, il quale, dopo aver avuto contezza in ragione del suo ruolo di magistrato di turno alla Procura di Barcellona del manoscritto lasciato dal professor Parmaliana (che da quasi un decennio lamentava le gravissime inerzie della Procura di Barcellona e, tra gli altri, personalmente del dottor Canali), ha provveduto a far pubblicare sul sito internet www.imgpress.it, ovvero lo stesso sul quale comparve lo scritto per il quale il professor Parmaliana era stato rinviato a giudizio, una sua nota nella quale quel magistrato ricostruisce a modo proprio il tenore dei suoi rapporti con il professor Parmaliana, come nell'intento di precostituire una personale difesa;

    se non ritenga necessaria, improcrastinabile e doverosa l'adozione di attività ispettiva di propria competenza presso la Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto, al fine di poter assumere le eventuali necessarie determinazioni in materia disciplinare su tutti i fatti descritti in premessa.

    Sen. Giuseppe Lumia

    utente anonimo

    #9   17 Ottobre 2008 - 11:41
     
    http://www.altratrapani.it/index.php?option=com_content&task=view&id=906&Itemid=102
    MESSINA – Le agenzie di stampa hanno battuto la notizia venerdì: “Morto suicida Adolfo Parmaliana, ex segretario ds di vigliatore”. Ai più Parmaliana era uno sconosciuto. A Terme Vigliatore (ME), però, colle sue denunce, aveva fortemente contribuito a far sciogliere, per mafia, il Consiglio comunale. Ma la magistratura, anziché perseguire i rei delle sue denunce, aveva rinviato a giudizio, per diffamazione, proprio lui. Professore universitario, uomo di partito, ma anche uomo libero. Un moralizzatore. Aveva anche denunciato le malefatte del PD.
    Scrive di lui Claudio Fava, il deputato europeo della Sinistra Democratica (ex-DS): “Vivere intensamente, nella Sicilia malata di questo tempo, vuol dire assumersi il peso d’una terra che ha smarrito se stessa, la propria corda civile, il senso elementare delle regole. Quel peso, Parmaliana se l’era preso facendo politica nel suo paese, nel suo vecchio partito, tra la sua gente. E provando con disperata perseveranza a indicare i luoghi e i momenti in cui la politica si faceva affare, miseria, clientela: anche nel suo partito. Per questo non stava simpatico. Il punto è l’abitudine dei siciliani a ingoiare tutto, a digerire tutto e a considerare, alla fine della giostra, uno come Parmaliana un irriducibile rompicoglioni”.
    “Non so se Adolfo se ne sia reso conto e abbia deciso di farla finita per questo. So che faremmo bene a ricordarlo non come un morto di mafia ma come un vivo che si batté contro i nostri sguardi d’abitudine, contro le nostre agende troppo cariche d’appuntamenti per potergli dare ascolto, contro i tempi di una politica che è solo ribalta, applauso, finzione: mai verità. Anche di questo è morto Adolfo Parmaliana”, conclude amaramente Fava.
    Di contro l'on. Peppe Lumia (PD) ha commentato, con parole di circostanza: “una vittima della mafia”. Quanto di più falso, non è stata la mafia ad suicidare Adolfo, di quella lui non aveva paura, è stata la malapolitica (dei DS e del PD, in particolare) che l'ha lasciato ancora una volta solo.
    Che Adolfo Parmaliana, il professore antimafia, fosse per molti solo un rompicoglioni, lo si comprende leggendo il suo blog (“The polite warrior”) che è anche il suo testamento politico: “ ... La chiarezza, la legalità, la coerenza e l’etica non sono valori per la politica, piuttosto feticci da invocare alla bisogna in pubbliche manifestazioni o in comizi celebrativi, ... Ho sperimentato tutto questo in oltre 27 anni di attività politica e partitica: che delusione!”.
    Che la sua battaglia si rivolgesse, inascoltato, innanzitutto all'interno del suo partito, i DS e poi il PD, lo si comprende leggendo un altro passo del blog: “ ... al Congresso Regionale dei DS, ho proposto l’adozione di un codice etico ... nessuno si è mai peritato di farlo applicare. Eppure ho sollecitato al riguardo il Segretario Regionale dei DS, i Segretari degli altri Partiti dell’Ulivo, tanti Parlamentari Regionali e tra essi l’Onorevole Borsellino ...Motivi di opportunità, diciamo meglio di “opportunismo politico”, hanno impedito di agire o meglio hanno inibito nell’azione coloro che sui giornali si scagliano contro il Deputato o il Senatore che incontra esponenti di primo piano della mafia, magari nell’ ascensore di un albergo” (ogni riferimento all'on. Vladimiro Crisafulli non è causale, NdR) .
    Ma non mancavano, dal blog di IMG press, neanche i rifermenti pesantissimi al segretario regionale del PD di cui storpiava il nome in “Franzantonio” (dal nome dell'amico e socio Pietro Franza, discusso presidente del Messina, armatore, per il quale un PM ha chiesto il rinvio a giudizio per falso in bilancio, genero dell'on. Giulia Adamo, PDL) Genovese ovvero “il Bokassa dello Stretto”: “... il Centrosinistra è davanti a un bivio: restare schiavo di Franzantonio, che tradotto significa complicità in tutto quello che produce e decide o darsi una regolata scegliendo in fretta un altro candidato che più degnamente rappresenti quei valori e quegli ideali che Genovese neppure conosce per sentito dire. Come a esempio, combattere la mafia e il saccheggio del territorio che prevede, se lo avesse dimenticato, la salvaguardia dell'ambiente e la cacciata dei mercanti dal tempio ... uno che ha dimostrato di infischiarsene dei bisogni degli umili e dei senza padrini”.
    “... BoKassa Genovese si è dimostrato un mostro politico davanti al quale impallidisce anche Frankstein. A muovere questo cannibale dei sogni non è stato affatto l'interesse per la città di Messina. Voleva fare i programmi insieme ai cittadini, sempre buoni per tutti gli usi e per tutti i proclami, dopo aver partorito le intese più impensabili. Gli accordi più beceri. I compromessi più squalificanti. Da quando è tornato lui sono cambiate alcune cose: è scomparsa la Sinistra nello Stretto, i diessini lavorano per il padrone del vapore...”.

    Amaro era, infine, il riportare, nel blog, un passaggio di un'affermazione del Principe di Salina: “In Sicilia non importa far male o far bene: il peccato che noi siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di fare…Il sonno, caro Chevalley, il sonno è ciò che i Siciliani vogliono, ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare, sia pure per portare loro i più bei regali …. le novità ci attraggono soltanto quando le sentiamo defunte …”.
    Aveva ragione. Non ci mancherai, Adolfo rompicoglioni. I siciliani.
    utente anonimo

    #10   17 Ottobre 2008 - 11:43
     
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    Terme Vigliatore, 8 Giugno 2007

    On.le Piero Fassino
    Segretario Nazionale dei
    Democratici di Sinistra
    ROMA

    Oggetto: ….ecco perché lascio i Democratici di Sinistra

    Caro Fassino,

    ho deciso di lasciare i Democratici di Sinistra e da questo momento mi sento libero da ogni vincolo associativo con il Partito nel quale ho militato dal 1999 ad oggi ricoprendo gli incarichi di Segretario dell’Unità di Base “M. D’Antona” di Terme Vigliatore (ME) per oltre 7 anni, Componente della Direzione della Federazione DS di Messina e più recentemente Membro del Comitato di Reggenza della stessa Federazione.

    Mi sono iscritto al PCI nel 1981 e da allora fino ad oggi ho tentato di contribuire all’affermazione dei valori di libertà, democrazia, giustizia sociale e progresso.
    Ancora oggi non riesco a spiegarmi le ragioni che stanno determinando la costituzione del Partito Democratico: è una scelta, una strategia che a me appare illogica, immotivata, anacronistica e conservatrice. Sembra una scelta subita, una metamorfosi alla quale i DS devono sottoporsi per volere di altri, per cancellare la loro matrice culturale e la loro genesi ideologica.

    Che illogicità! Perché abbiamo dovuto svendere in forma subalterna un patrimonio di idee/conquiste/valori accumulato in 50 anni?

    Il Partito Democratico probabilmente nasce per ragioni di governabilità, per costituire un forte blocco in grado di governare con maggiore stabilità il Paese. Questo è un principio utilitaristico che i miei riferimenti politico-ideali ed il mio glossario politico non conoscono. Purtroppo, ahimè, anche i DS negli ultimi anni hanno perseguito sempre più una strategia che ha privilegiato la governabilità ed il compromesso politico, rispetto alle scelte di campo.

    Il Ns. Partito ha disatteso negli ultimi anni molti impegni - assunti solennemente - nel campo della lotta alla mafia, per l’affermazione della legalità, quale valore primario per la democrazia e la libertà di un Paese, e della questione morale, quale fattore primario per alimentare la fiducia dei cittadini nella classe politica. Questi temi oggi non sono più tra le priorità della politica dei DS.

    Si registra una preoccupante crescita di coinvolgimenti di esponenti DS in vicende illecite ed in fatti di “mala politica”: non possiamo più rivendicare la Nostra diversità rispetto agli altri Partiti e la Nostra superiorità in termini di concezione etica della politica.

    Negli ultimi 15 anni siamo stati al Governo per oltre 8 anni. É vero che la frammentazione e la litigiosità del quadro politico e le maggioranze risicate non hanno favorito la Ns. azione di Governo, comunque dobbiamo riconoscere di non essere stati in grado fino in fondo di dare una spinta forte, propulsiva e caratterizzante ai Governi di cui abbiamo fatto parte.

    Su questo fronte credo che sia mancata e manchi una necessaria riflessione ed analisi critica.
    Apprezzo molto la Tua abnegazione ed il Tuo impegno a difesa del ruolo e delle prerogative del Partito inteso come una forza politica che mai si deve identificare con il Governo di coalizione di cui fa parte. Ma debbo constatare la poca attenzione, a volte la sottovalutazione e/o il disinteresse, che Tu, e più in generale la Direzione del Partito, ha manifestato quando dalla base si segnalavano fatti e vicende che sono indice di malessere profondo e grave crisi del Partito e quindi della Sua immagine e della Sua politica.

    Mi sono rivolto a Te nel lontano Aprile 2003 (all.1) per chiedere un impegno maggiore da parte Tua, e quindi della Direzione Nazionale, per rigenerare la vita democratica ed organizzativa del Partito nella Federazione di Messina storicamente dominata da un gruppo che ha fatto della gerontocrazia, del familismo e dell'appartenenza al gruppo le sue uniche direttrici di azione.

    Questo gruppo, buono per tutte le stagioni, che non si fa scrupoli di ricollocarsi all’interno delle logiche congressuali del Partito, anche in funzione delle intese e/o accordi con altre forze politiche, opera nella logica di governare l’esistente, di gestire la quota parte di potere assegnato, di non scomodare i potenti e di non osare alcunché per tentare di cambiare il quadro politico di riferimento. Dopo alcune settimane ho risollecitato un Tuo intervento (Maggio ’03, all.2).

    A Novembre 2004 (all.3) Ti ho ulteriormente rappresentato la necessità di prendere coscienza della condizione di degrado della situazione politica e della vita democratica del Partito nella Federazione di Messina.

    A Febbraio 2006 (all.4) Ti ho messo al corrente di un grave episodio di minacce e violenze che ho subito durante una riunione della Direzione Provinciale da parte di alcuni soggetti, eufemisticamente chiamati Dirigenti Politici del Partito, che la stampa aveva sbeffeggiato perché nel mentre i DS erano impegnati a far sciogliere il Consiglio Comunale di Terme Vigliatore per ingerenza della criminalità organizzata, obiettivo centrato a Dicembre 2005, essi erano coinvolti in vicende “non sempre lecite”, come risulta dai fatti emersi successivamente, con l’Amministrazione Comunale “inquinata”.

    A fronte di tali segnalazioni, io non ho mai ricevuto da Te una riga di riscontro, assenso o non condivisione. Il silenzio più assoluto. Che dire? Un Partito che non ascolta la base è un Partito destinato ad una involuzione democratica. Quando non si interviene per ristabilire le regole e per ripristinare la credibilità di un Partito, quel Partito è destinato a svolgere un ruolo subalterno.

    Il deficit di credibilità ed immagine dei DS a Messina raggiunge il diapason a Dicembre 2006 quando il Corriere della Sera mette alla berlina il Ns. Partito che è risultato essere coinvolto, anche ai massimi livelli, in un affaire di consulenze/nomine/assunzioni senza concorso nell’ATO Rifiuti ME3. Assunzioni che hanno riguardato tralaltro Dirigenti del Partito e/o loro familiari, non sempre indenni da gravami giudiziari ancora pendenti, amministratori di Società Consortili, consulenti orali, segretari politici di mattina e consulenti di pomeriggio, insomma una macedonia siciliana caratterizzata da elementi diessini doc. Ne hanno parlato i giornali per settimane.

    Anche Tu ne sei al corrente. Io, per il tramite di un Compagno, Ti ho recapitato un plico con documenti e rassegna stampa relativi a tali fatti. Negli anni precedenti altre vicende poco edificanti avevano riguardato alcuni esponenti dei DS.

    Nella Federazione DS di Messina ci sono da risolvere problemi di questione morale e conflitti d’interesse grandi quanto il Colosseo. Ciò è noto al Partito ma tutto tace! Sono stati utilizzati cariche e ruoli per realizzare altre finalità che nulla hanno a che vedere con le ragioni della politica e del buongoverno.

    Come sai contribuiamo all’Amministrazione della Città di Messina con ben 3 Assessori, mentre abbiamo eletto solo 2 Consiglieri Comunali: uno ci ha lasciato dopo qualche mese per questioni di nomine e di potere, l’altro, “unico superstite”, dopo aver ricevuto tante angherie e vessazioni dalla lobby dominante, qualche settimana addietro Ti ha scritto una lettera per denunciare i fatti sopra richiamati ed è sul punto di lasciare il Partito. È l’occasione buona affinché Gian Antonio Stella possa scrivere sul Corriere un altro articolo dal titolo “I DS a Messina: una squadra di generali senza truppe”.

    Qualche mese addietro, in occasione del Congresso Regionale del Partito, ho proposto alla platea congressuale l’odg “Legalità, Questione Morale, Codice Etico e Rappresentanza Democratica" (all.5) che è stato approvato all’unanimità. Nei giorni successivi l’ho inviato ai Dirigenti Regionali del Partito affinché si attivassero per la Sua applicazione.

    Come puoi immaginare non è accaduto nulla. Quel documento è rimasto un foglio di carta a futura memoria che mai dovrà produrre alcun effetto.
    Io ero certo che tale Codice Etico non sarebbe stato mai attuato in Sicilia, né dai DS, né dalla Margherita e/o dall’Unione. Ne avevo consapevolezza, ma ho inteso regalare ai DS ed al Partito Democratico, a futura memoria, il tratto distintivo del mio impegno politico e della mia idealità.

    La Sicilia è una terra in cui la mafia, l’illegalità e gli affari sono fattori integranti del sistema politico: i DS in Sicilia non vogliono compiere scelte di discontinuità, non vogliono rischiare di essere estromessi dal quadro politico consolidatosi negli anni .

    Vivo questo momento e questo passaggio con molta amarezza e con indubbie difficoltà. Non si lascia con leggiadria, a cuor leggero e/o con atti formali un Partito nel quale ci si è identificati ideologicamente, un Partito al quale sono stati dedicati oltre 25 anni di battaglie, risorse e impegno civile per raggiungere obiettivi e conquiste per l’emancipazione e la modernizzazione di un Paese, di una Regione, di realtà locali ancora oggi dominate da lobbies politico-affariste che a volte sono supportate dalla criminalità organizzata e dalla mafia dei colletti bianchi che si annida in importanti istituzioni ed apparati dello Stato.

    Per questo Partito, per la Sua affermazione, ho trascurato a volte la famiglia, gli affetti e le amicizie. Ma questo impegno ormai è alle spalle: il mio Partito, e ciò che esso diverrà, non è molto interessato a questi temi, è tempo di lasciare ogni illusione.

    Oggi mi sento deprivato della mia casa ideale e del mio luogo politico di riferimento. É come se i Compagni che hanno deciso di aderire al Partito Democratico avessero...
    utente anonimo

    #11   17 Ottobre 2008 - 11:47
     
    http://precariinvisibilimessina.myblog.it/professor-adolfo-parmaliana/

    Oggetto: ….ecco perché lascio i Democratici di Sinistra
    .....Seconda parte ..

    Oggi mi sento deprivato della mia casa ideale e del mio luogo politico di riferimento. É come se i Compagni che hanno deciso di aderire al Partito Democratico avessero demolito la casa nella quale abbiamo vissuto ed agito insieme. É una grande sofferenza.

    Io continuerò il mio impegno civile e politico per contribuire al progresso della Società nella quale vivo ed opero. Non so ancora se aderirò a qualche Partito, comunque continuerò a battermi – spero con nuove energie, passioni e stimoli - per affermare i valori e le idealità della sinistra. Tra il governare, costi quel che costi, e la supremazia dei valori ideali preferirò sempre la seconda opzione.

    Chi ha partecipato ai comizi ed ai funerali di Enrico Berlinguer, chi ha vissuto il travaglio positivo dell’evoluzione PCI/PDS/DS, mantenendo ferma la sua posizione non lascia a cuor leggero, né sbatte la porta o rinnega la Sua storia e le Sue idee.
    La mia attività politica nel PCI, e dopo nel PDS e nei DS, mi ha aiutato molto nella vita e nel lavoro, questo impegno mi è servito a maturare esperienze ed a confrontarmi con donne e uomini ricchi di valori e di idee.
    Attraverso la Tua persona esprimo la mia gratitudine verso tutti i Compagni con i quali ho vissuto questa parte importante e ricca della mia vita.

    A Te ed al Partito Democratico auguro tante affermazioni e tanti successi e Ti assicuro che non vivrò questo distacco né con acredine, né con superiorità ideologica, bensì con la serenità dettata dal principio “opus est”.

    Io continuerò a remare per la sinistra!

    Un abbraccio affettuoso

    Adolfo Parmaliana

    Allegati
    1) e-mail 29 aprile 2003 “Ti prego di aiutare il Ns. Partito”
    2) e-mail 13 maggio 2003 “Ti prego di aiutare il Ns. Partito”
    3) lettera 28 novembre 2004 “Vogliamo garantiti i nostri diritti di iscritti ai DS”
    4) lettera 7 febbraio 2006 “Minacce, violenze verbali ed offese nel corso della riunione della Direzione Provinciale”
    5) 15 aprile 2007 odg “Legalità, Questione Morale, Codice Etico e Rappresentanza Democratica”
    utente anonimo

    #12   17 Ottobre 2008 - 11:50
     
    http://precariinvisibilimessina.myblog.it/professor-adolfo-parmaliana/

    Oggetto: ….ecco perché lascio i Democratici di Sinistra .......seconda parte ......

    Oggi mi sento deprivato della mia casa ideale e del mio luogo politico di riferimento. É come se i Compagni che hanno deciso di aderire al Partito Democratico avessero demolito la casa nella quale abbiamo vissuto ed agito insieme. É una grande sofferenza.

    Io continuerò il mio impegno civile e politico per contribuire al progresso della Società nella quale vivo ed opero. Non so ancora se aderirò a qualche Partito, comunque continuerò a battermi – spero con nuove energie, passioni e stimoli - per affermare i valori e le idealità della sinistra. Tra il governare, costi quel che costi, e la supremazia dei valori ideali preferirò sempre la seconda opzione.

    Chi ha partecipato ai comizi ed ai funerali di Enrico Berlinguer, chi ha vissuto il travaglio positivo dell’evoluzione PCI/PDS/DS, mantenendo ferma la sua posizione non lascia a cuor leggero, né sbatte la porta o rinnega la Sua storia e le Sue idee.
    La mia attività politica nel PCI, e dopo nel PDS e nei DS, mi ha aiutato molto nella vita e nel lavoro, questo impegno mi è servito a maturare esperienze ed a confrontarmi con donne e uomini ricchi di valori e di idee.
    Attraverso la Tua persona esprimo la mia gratitudine verso tutti i Compagni con i quali ho vissuto questa parte importante e ricca della mia vita.

    A Te ed al Partito Democratico auguro tante affermazioni e tanti successi e Ti assicuro che non vivrò questo distacco né con acredine, né con superiorità ideologica, bensì con la serenità dettata dal principio “opus est”.

    Io continuerò a remare per la sinistra!

    Un abbraccio affettuoso

    Adolfo Parmaliana

    Allegati
    1) e-mail 29 aprile 2003 “Ti prego di aiutare il Ns. Partito”
    2) e-mail 13 maggio 2003 “Ti prego di aiutare il Ns. Partito”
    3) lettera 28 novembre 2004 “Vogliamo garantiti i nostri diritti di iscritti ai DS”
    4) lettera 7 febbraio 2006 “Minacce, violenze verbali ed offese nel corso della riunione della Direzione Provinciale”
    5) 15 aprile 2007 odg “Legalità, Questione Morale, Codice Etico e Rappresentanza Democratica”


    utente anonimo

    #13   20 Ottobre 2008 - 12:58
     
    il fatto che nessuno commenta piu'
    oltre questo post
    dimostra la natura omertosa dei siciliani,e vile.
    Quando i temi si fanno difficili,si preferisce girare lo sguardo dall'altra parte,e tirare avanti.
    utente anonimo

    #14   21 Ottobre 2008 - 10:02
     
    .........''Adolfo Parmaliana - ricorda Lumia - era un uomo giusto, impegnato con serieta' contro la mafia con generosita' e competenza: per adesso e' il momento del dolore e della preghiera, ma nei prossimi giorni bisognera' fare una riflessione seria su cosa e' avvenuto in quel territorio, su quanto e' stato fatto dalla stessa Procura di Barcellona Pozzo di Gotto''.
    Lumia, quindi, segnala che ''Adolfo Parmaliana era stato in prima linea nella battaglia per richiedere lo scioglimento del Comune di Terme Vigliatore ed invece di svolgere indagini approfondite sulle sue denunce, era finito lui sul banco degli accusati. Adolfo Parmaliana - conclude - e' a tutti gli effetti un'altra vittima di Cosa Nostra e la sua fine non puo' che ricordarci quella di Rita Atria''................
    utente anonimo

    #15   21 Ottobre 2008 - 21:37
     
    la vicenda e' di quelle che fanno rabbrividire.
    Si legge sempre piu' frequentemente di DELINQUENZA infiltrata nelle PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI.
    In Italia i Comuni sono ben 8.500.
    Vi passano fiumi di soldi pubblici.
    utente anonimo

    #16   22 Ottobre 2008 - 09:17
     
    si cominci col mettere sotto i riflettori i beni patrimoniali
    utente anonimo

    #17   22 Ottobre 2008 - 10:33
     
    troppo spiritosa questa collezione di foto.
    che ridere!

    utente anonimo

    #18   22 Ottobre 2008 - 17:35
     
    adesso,ce ne e' una in piu'
    utente anonimo

    #19   23 Ottobre 2008 - 23:08
     
    http://www.illume.it/default/


    Codice Parmaliana PDF Stampa E-mail
    Venerdì 04 Maggio 2007 00:00

    Più etica nelle candidature per i DS. Ma solo sulla carta.
    Il congresso regionale approva il documento presentato dal dirigente di Terme Vigliatore.«Si dimostra scarsa attenzione per i temi della legalità»

    Palermo - II primo a sollevare la questione era stato Elio Veltri, prima delle elezioni politiche del 2006. Romano Prodi e Piero Fassino, però, all'epoca sembravano distratti. Dopo qualche mese, a riparlare di "codice etico" nell'impegno politico è stata Rita Borsellino, ma anche per le Regionali siciliane la "questione morale" è rimasta solo sulla carta.

    I tempi, evidentemente, non erano maturi. Fino al 15 aprile scorso, quando nel corso del IV congresso regionale dei Ds è stato votato all'unanimità un ordine del giorno presentato da Adolfo Parmaliana, dirigente dell'unità di base "D'Antona" di Terme Vigliatore.

    Il documento prevede di riprendere il codice etico approvato recentemente dalla Commissione nazionale antimafia. Tra i punti principali l'impegno a

    «non candidare soggetti rinviati a giudizio o già condannati o che abbiano patteggiato, per fatti e vicende connesse all'espletamento di cariche pubbliche (turbativa d'asta, falso in atto pubblico, peculato)»;

    chiedere le dimissioni di chi si trova in queste situazioni; «impedire la nomina o chiedere le dimissioni di dirigenti che ricoprono incarichi presso la pubblica amministrazione, enti, società o consorzi a prevalente partecipazione pubblica che per la loro responsabilità si possano trovare o si trovino in palese conflitto d'interesse».

    Protocollo d'intenti che, però, fino ad oggi non è stato applicato. Come nel caso della candidatura a sindaco di Misterbianco di Stefano Santagati, condannato per falso in atto pubblico.

    E, a far discutere (anche se il caso non trova riscontro nell'ordine del giorno Parmaliana) soprattutto i cespugli della sinistra, è stata anche la ricandidatura a Trapani di Mario Buscaino, attualmente indagato nell'ambito dell'inchiesta che ha visto al centro l'ex assessore regionale all'Ambiente, Bartolo Pellegrino. Ratificate dal congresso, poi, anche le incompatibilità tra incarichi di partito e pubbliche.

    Come nel caso dei messinesi Franco Barresi (dirigente del partito e presidente dell'Ato 3 rifiuti, il quale, per altro, è anche sotto processo per il periodo in cui ricopriva la carica di segretario dell'Autorità portuale di Messina), Marcello Scurria(che alla carica di segretario cittadino assomma i ruoli di consulente dell'Ato 3 e del viceministro Capodicasa) e dell'ex segretario provinciale e dirigente Tanino Santagati(assessore comunale all'Annona).

    «La questione morale è un argomento scomodo, chi la sostiene è considerato un diverso, un nemico da abbattere - dichiara il docente universitario Parmaliana - porto avanti battaglie di questo genere da anni, dagli interessi nell'area artigianale del mio paese dove sono coinvolti anche compagni di partito, ai corto circuiti che riguardano la giustizia nel distretto di Messina che ho sottoposto personalmente al Csm. II risultato è stato che in quindici anni la commissione di garanzia ha tentato per ben due volte di buttarmi fuori dal partito». A scorrere le liste elettorali dei Ds il documento sembra solo teorico....

    «E' stato approvato pochi giorni prima della presentazione delle liste, i tempi tecnici c'erano per apportare modifiche a candidature inadeguate, ma si presta poca attenzione alla "legalità"».

    Non ritiene troppo rigido il codice?

    «E' una questione di opportunità politica se voglio differenziarmi da altri partiti o schieramenti. Chi è coinvolto in qualche misura è giusto che chiarisca la sua posizione e poi ritorni alla politica attiva. Capisco, però, che si tratta di uno stile tutto siciliano quello di trovare sempre un alibi».

    Lei parla di morale e di codice etico, ma nel 2002, in qualità di esperto ambientale, ha accettato di fare il consulente dell'assessore Bartolo Pellegrino, il leader di Nuova Sicilia già chiacchierato all'epoca e recentemente arrestato a Trapani.

    «Si è trattato di un incarico che nulla aveva a che vedere con il ruolo di partito. Pellegrino ha ascoltato un mio intervento nel corso di un convegno di Legambiente a Santa Lucia del Mela e mi ha offerto l'incarico durato appena sei mesi».

    Ma in qualità di diessíno non ritiene di avere tradito i principi di coerenza che chiede agli altri negli interventi pubblici?

    «Ricordo che Capodicasa faceva il presidente della Regione con l'appoggio di Pellegrino. E uno degli assessori si chiamava, invece, Totò Cuffaro».

    [Gianfranco Cusumano]

    (Pubblicato su Centonove in data 4/5/2007)
    utente anonimo

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