
Dopo la vicenda Parentopoli, tutt'altro che conclusa, ecco spuntare un nuovo scandalo che riguarda la vita politica siciliana, e più precisamente palermitana. In questo post di mercoledì scorso su Palermo.Blogolandia.It, infatti, si legge: "Quattro persone sono finite agli arresti domiciliari questa mattina tra Palermo e Misilmeri per aver messo in atto brogli in occasione delle elezioni amministrative del maggio 2007: gli agenti della Digos hanno notificato i provvedimenti a Gaspare Corso, 43 anni, allora candidato al Consiglio Comunale; Silvana Lo Franco, 32 anni, cognata di Corso; Vito Potenzano, 58 anni, candidato ad un consiglio circoscrizionale; Francesco Paolo Teresi, 58 anni, consigliere alla sesta circoscrizione comunale". E su Repubblica, edizione Palermo, si racconta che "quattrocentocinquanta schede false sono finite nelle urne delle elezioni amministrative del maggio 2007: i tre candidati che ne avrebbero beneficiato si trovano da questa mattina agli arresti domiciliari". Qui, infine, potete leggere le dure reazioni del centrosinistra locale.
Il disgusto accresce, misto alla rabbia. Non solo in Sicilia la pubblica amministrazione è un'affare di famiglia (e Francesco Scoma è il number one della vicenda), ma anche saltano fuori scandali che mirano le fondamenta della democrazia. Lamentarsi è d'obbligo, agire è un diritto che bisogna che sia esercitato seduta stante, con la consapevolezza che non si può fare affidamento ai contemporanei politicanti siciliani, salvo qualche eccezione. Si avverte l'esigenza di qualcosa di nuovo e di distaccato dalle logiche clientelari (o cuffariste, che dir si voglia). Un nuovo movimento politico, costituito da homines novi, che abbiano a cuore la Sicilia, che siano letteralmente innamorati di questa terra, anziché essere stucchevolmente legati all'interesse microcosmico, calpestando l'essenza della politica, cioé il perseguimento del bene comune. Utopia? Stando ad oggi, sì. L'immobilismo sta corrodendo la volontà di cambiare le cose, la possibilità di non accettare passivamente l'amministrazione privatistica della cosa pubblica. Un miracolo potrebbe scaturire da assegnare maggiore responsabilità politica alle amministrazioni locali, non dando ad esse alcuna possibilità centripeta di risolvere i problemi (ed il federalismo fiscale potrebbe assurgere a questo compito). In questo modo, i siciliani sarebbero costretti a scegliere una nuova classe politica, efficiente, intelligente, abile nel ricercare la tutela e la garanzia dell'interesse pubblico, anziché votare per le solite facce con lo scopo di dare respiro al proprio sottoinsieme, fregandosene del prossimo. Sarebbe una rivoluzione in terra siciliana, riformista e radicale, ma ci vuole immane coraggio, perché significherebbe lottare contro il sistema che ha rallentato volutamente il progresso economico e sociale dell'isola, instaurando un regime di oligarchia, imbevuto di mafia, travestendo la democrazia con gli abiti dell'oclocrazia.
Avendo 27 anni, tuttavia, ci credo. Non ho ancora perso la speranza, non ho smarrito la voglia di vedere nel futuro una strada da percorrere per rendere i siciliani orgogliosi di esserlo, nonostante lo schifo contemporaneo che ci circonda.
- author: WG
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