
Mi preme approfondire il pensiero sulla Parentopoli Siciliana, dopo il post di 5 giorni fa, essendo un argomento che non può non essere protagonista nel blog di un palermitano di mestiere. Ebbene, come si legge su Repubblica, sono emersi altri casi che riguardano lo scandalo che sta travolgendo il sistema politico siciliano (ed era ora). Le ultime segnalazioni fanno capo a Michele Cimino, assessore regionale al bilancio, nel cui gabinetto hanno trovato spazio Pietro Merra, cognato di Gianfranco Micciché (ormai mi è caduto dal cuore), e due suoi cugini, Rino Giglione e Maurizio Cimino.
Sono convinto, innanzitutto, che il clamore sia da ridimensionare per quanto riguarda l'aspetto della novità, perché ogni siciliano sa che è sempre andata così. Alla Pubblica Amministrazione si accede tramite la chiamata diretta del parente o dall'amico politico che ci sta dentro. Alla luce di ciò, magari c'è in corso una vendetta da parte di qualcheduno ch non ha avuto ciò che voleva.
E' stato un immenso bene, comunque, che sia scoppiato lo scandalo di Parentopoli, soprattutto perché è morso dalla rivoluzione copernicana della comunicazione in atto, di cui la blogosfera ne è l'individuazione concreta.
Il danno della vergogna sta, in primis, nel fatto che viviamo in una terra in cui l'articolo 3 della Costituzione è carta straccia: non siamo tutti uguali, ma c'è chi è più uguale dell'altro. Se George Orwell fosse un contemporaneo, vincerebbe il premio Nobel della letteratura per un romanzo ambientato nella capitale politica della Sicilia. Palermo, infatti, non è soltanto una città immobile, che pensa più all'apparenza che all'essere, ma è anche corrotta dalla degenerazione dell'etica politica. L'amministrazione ha perso di mira l'obiettivo del perseguimento del bene comune della città (e di riflesso della Sicilia), essendo un sistema in cui si allocano risorse che rispondono alle questioni di famiglia.
Magari Giuliana Ilarda, la figlia di Giovanni, assessore alla Presidenza della Regione Siciliana, è una ragazza volitiva, promettente, in gamba. Non ce l'ho con lei e la considero una vittima. E' stata, infatti, costretta alle dimissioni, mentre tale opzione doveva essere presa in considerazione del padre, che ha dichiarato di avere commesso una "leggerezza", difendendo i titoli della laureata in discipline artistiche, conoscitrice di due lingue ed esperta d'informatica. Giuliana è stata sacrificata: il capro espiatorio che avrebbe dovuto tacere mettere un punto (e a capo) su Parentopoli.
Però, il silenzio non è calato. Anzi, le orecchie stanno fischiando a molti.
Ed ora ci vorrebbe una risposta coesa e forte soprattutto dai giovani siciliani, uniti per la salvaguardia del proprio futuro e per lottare contro la corrosiva logica della raccomandazione, che uccide la meritocrazia, che annienta la dignità degli homines novi. Se avessi la forza mediatica necessaria, organizzerei una manifestazione di protesta contro l'attuale sistema politico-amministrativo siciliano, facendo confluire in essa tutti coloro che vogliono che davvero le cose cambino nella nostra terra, a prescindere dal colore politico, passando dalle parole ai fatti. Io, infatti, ne ho abbastanza delle solite facce, dei politicanti nostrani, della necessità delle amicizie per vincere la sopravvivenza, degli abusi di potere, ecc. Io non ne posso più che in Sicilia si frigga aria, mentre vige lo strapotere del microcosmo ed il perseguimento dell'interesse privato, calpestando così l'essenza della politica. Insomma, sugnu schifiatu, e non voglio rimanere con le mani in mano.
- author: WG
- category: politica, palermo ieri e oggi
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