In questo post delle 11 e 30 ho annunciato che è imminente il mio trasferimento a Sciacca, in provincia di Agrigento, a tempo indeterminato. Ebbene, non avverrà lunedì ma domani.
La blogger Emti ha lasciato il seguente commento: "Non puoi dire che te ne vai e non dire perché...". Ha ragione.
Innanzitutto, la connessione adsl è tornata proprio alla vigilia della mia partenza, dopo due settimane di assenza, in cui ho sofferto di crisi d'astinenza: meglio tardi che mai, anche perché in questo modo posso dedicarmi a rispondere ad Emti.
Andrò a Sciacca perché mio padre, fornaio, ha trovato lavoro in un panificio che aprirà tra qualche giorno, gestito da palermitani, la cui intestazione è "RosaNero". Finalmente. Un'offerta di lavoro che non poteva rifiutare, considerato che nel capoluogo siciliano vantava da troppo tempo lo status di disoccupato. Considerato, dunque, che la mia famiglia si trasferirà nella città saccense, io ho deciso di seguirla; anche perché a Palermo non ho alcun motivo per restare, soprattutto non ho un lavoro che mi permetterebbe di avere le entrate necessarie per vivere da solo. Per troppo tempo l'ho cercato nella mia città, ma senza trovarlo. Stare qui significherebbe continuare a lamentarsi, accettare le briciole del mercato del lavoro e tutto questo senza il sostegno familiare. Bamboccione per forza di cose, quindi. Magari avrò la fortuna di trovare qualcosa di dignitoso a Sciacca, l'impiego che mi possa permettere uno stipendio sufficiente per andare giusto un po' al di là della sopravvivenza quotidiana; una retribuzione tale con la quale un giorno potrò pure pensare di mettere su famiglia (al momento rifiuto ogni possibilità di relazione stabile, avendo il futuro che mostra il cartello: work in progress). Certo è che se si presentasse l'occasione della vita, mi trasferirei pure in Lapponia; nel frattempo, da domani sarò a Sciacca. Da lì aggiornerò questo blog, così come l'urban di Palermo ed ho già avvertito Blogolandia dell'intenzione di curare quello saccense, perché potrebbe essere un bel biglietto da visita e poi ho troppa fame di scrittura.
Palermo dista soltanto un'ora e venti minuti di pullman, ma dal balcone di casa mia vedrò già un mare diverso: il Mediterraneo, anziché il Tirreno. Ed io speriamo che me la cavo.
Esprimo solidarietà a tutti i bamboccioni d'Italia che non possono essere altrimenti, che hanno voglia di spremere al massimo la propria vita ma al momento non hanno i mezzi per poterlo fare. Siamo giovani, belli e forti: il mondo è nostro. Non dobbiamo arrenderci, non dobbiamo lasciarci prendere dalla rassegnazione che scaturisce dall'immobilismo. Possiamo cambiare le cose, a patto che ci nutriamo della volontà necessaria per farlo e prendiamocela non con noi stessi bensì con chi non fa nulla per aiutarci, perché essere giovani non è una colpa. Non so voi, ma io sono stanco del pessimismo economico, del pericolo della recessione, dei miliardi bruciati dalle Borse... se ciò sta avvenendo, è colpa del bamboccione? è colpa del precario? è colpa del ragazzo che lavora in nero? è colpa del laureato che non riesce a trovare un lavoro degno del suo tempo passato sui libri se non in Svezia? Macché! Noi siamo vittime di una società globalizzata in cui aumenta sempre più il divario tra i ricchi e i poveri: più ricchezza per i primi, meno sicurezza economica per i secondi. La colpa sta in chi non ha saputo prevenire il collasso in corso e di certo non se n'è occupato il tele-operatore del call-center che per avere qualche euro fa tele-marketing per fissare appuntamenti gestiti da agenti che devono vendere cuscini ed il tutto retribuito a proviggioni (e l'out-bound ormai è praticamente illegale). Dunque, forza e coraggio. Non siamo noi la causa del nostro male... e dovremmo causare il male di chi ci costringe ad essere bamboccioni.
La blogger Emti ha lasciato il seguente commento: "Non puoi dire che te ne vai e non dire perché...". Ha ragione.
Innanzitutto, la connessione adsl è tornata proprio alla vigilia della mia partenza, dopo due settimane di assenza, in cui ho sofferto di crisi d'astinenza: meglio tardi che mai, anche perché in questo modo posso dedicarmi a rispondere ad Emti.
Andrò a Sciacca perché mio padre, fornaio, ha trovato lavoro in un panificio che aprirà tra qualche giorno, gestito da palermitani, la cui intestazione è "RosaNero". Finalmente. Un'offerta di lavoro che non poteva rifiutare, considerato che nel capoluogo siciliano vantava da troppo tempo lo status di disoccupato. Considerato, dunque, che la mia famiglia si trasferirà nella città saccense, io ho deciso di seguirla; anche perché a Palermo non ho alcun motivo per restare, soprattutto non ho un lavoro che mi permetterebbe di avere le entrate necessarie per vivere da solo. Per troppo tempo l'ho cercato nella mia città, ma senza trovarlo. Stare qui significherebbe continuare a lamentarsi, accettare le briciole del mercato del lavoro e tutto questo senza il sostegno familiare. Bamboccione per forza di cose, quindi. Magari avrò la fortuna di trovare qualcosa di dignitoso a Sciacca, l'impiego che mi possa permettere uno stipendio sufficiente per andare giusto un po' al di là della sopravvivenza quotidiana; una retribuzione tale con la quale un giorno potrò pure pensare di mettere su famiglia (al momento rifiuto ogni possibilità di relazione stabile, avendo il futuro che mostra il cartello: work in progress). Certo è che se si presentasse l'occasione della vita, mi trasferirei pure in Lapponia; nel frattempo, da domani sarò a Sciacca. Da lì aggiornerò questo blog, così come l'urban di Palermo ed ho già avvertito Blogolandia dell'intenzione di curare quello saccense, perché potrebbe essere un bel biglietto da visita e poi ho troppa fame di scrittura.
Palermo dista soltanto un'ora e venti minuti di pullman, ma dal balcone di casa mia vedrò già un mare diverso: il Mediterraneo, anziché il Tirreno. Ed io speriamo che me la cavo.
Esprimo solidarietà a tutti i bamboccioni d'Italia che non possono essere altrimenti, che hanno voglia di spremere al massimo la propria vita ma al momento non hanno i mezzi per poterlo fare. Siamo giovani, belli e forti: il mondo è nostro. Non dobbiamo arrenderci, non dobbiamo lasciarci prendere dalla rassegnazione che scaturisce dall'immobilismo. Possiamo cambiare le cose, a patto che ci nutriamo della volontà necessaria per farlo e prendiamocela non con noi stessi bensì con chi non fa nulla per aiutarci, perché essere giovani non è una colpa. Non so voi, ma io sono stanco del pessimismo economico, del pericolo della recessione, dei miliardi bruciati dalle Borse... se ciò sta avvenendo, è colpa del bamboccione? è colpa del precario? è colpa del ragazzo che lavora in nero? è colpa del laureato che non riesce a trovare un lavoro degno del suo tempo passato sui libri se non in Svezia? Macché! Noi siamo vittime di una società globalizzata in cui aumenta sempre più il divario tra i ricchi e i poveri: più ricchezza per i primi, meno sicurezza economica per i secondi. La colpa sta in chi non ha saputo prevenire il collasso in corso e di certo non se n'è occupato il tele-operatore del call-center che per avere qualche euro fa tele-marketing per fissare appuntamenti gestiti da agenti che devono vendere cuscini ed il tutto retribuito a proviggioni (e l'out-bound ormai è praticamente illegale). Dunque, forza e coraggio. Non siamo noi la causa del nostro male... e dovremmo causare il male di chi ci costringe ad essere bamboccioni.
- author: WG
- category: politica, la mia vita
- comments: commenti (9)(popup) | commenti (9)
Commenti












