
Nel film Il Siciliano, diretto da Michael Cimino nel 1986, Salvatore Giuliano (Christopher Lambert) è descritto come un eroe, un Robin Hood che aveva a cuore il destino della Sicilia ed il sogno di fare divenire l'isola una stella della bandiera americana; a proposito di ciò egli fece girare un volantino, scritto e disegnato di proprio pugno, in cui si leggeva: " A morte i sbirri succhiatori del popolo siciliano e perché sono i principali radici fascisti, viva il separatismo della libertà". Per di più, Cimino fa intendere che la strage di Portella della Ginestra (1947) sarebbe stata causata da altri, mentre Giuliano avrebbe voluto che i suoi uomini sparassero mirando in alto, sopra le teste della folla. "Precisò che proprio il fatto che tra le vittime ci fossero dei bambini provava che s'era trattato di un incidente: credevano forse che avesse una pietra al posto del cuore? Ma gli ottocento bossoli trovati sul luogo della sparatoria ci dicono da soli che questa è una menzogna spaventosa" (John Dickie, Cosa Nostra, Laterza, pp. 278-279).
Il bandito di Montelepre, invece, non fu affatto uno stinco di santo ed un perseguitore del bene comune. Ed oggi si commemora il 59° anniversario dell'eccidio di Passo di Rigano, noto anche come la strage di Bellolampo, a causa di cui perirono 7 carabinieri: Pasquale Marcone, Armando Loddo, Gabriele Palandrani, Sergio Mancini, Giovanni Battista Aloe, Ilario Russo ed Antonio Pubusa.
Nel Giornale di Sicilia di oggi (articolo di Alessandro Bisconti) è raccontata la dinamica della strage: "Le prime avvisaglie dell'inferno erano apparse già nel pomeriggio quando altri 15 elementi della banda Giuliano avevano attaccato una caserma in aperta campagna, sede di squadriglie dell'Arma, nella zona di Bellolampo, dove il reparto del Battaglione Mobile era impegnato in un'azione di rastrellamento. L'area, assaltata con mitraglitrici e bombe a mano, era a dieci chilometri dal centro cittadino. Da Palermo partirono i rinforzi per una vasta quanto vana battuta, terminata intorno alle 21. Il rientro del piccolo contingente militare fu macchiato dal sangue. Un piano diabolico, quello di Giuliano, studiato nei minimi dettagli. Il bandito, prima nascose una grossa mina legata con un filo di ferro a bordo strada, per poi mimetizzarsi sul lato opposto della carreggiata in un folto boschetto, attendendo il rientro dell'autocolonna. L'arrivo dei mezzi dei carabinieri, a Passo di Rigano, fu annunciato dal rumore dei motori. Poi l'esplosione".
Ecco, per l'appunto: Salvatore Giuliano fu un bandito criminale e legato alla mafia, altro che eroe: in questo caso il romanticismo non può essere di casa, che ha velato la sua storia, soprattutto dopo la morte: per le strade di Palermo e per lungo tempo i cantastorie ne narrarono le vicende. Ed il già citato John Dickie sostiene che Giuliano "sigillò la rinascita della mafia dopo la repressione fascista, e potrebbe anche essere stata il punto di partenza della collusione dello Stato democratico italiano con atti terroristici rivolti contro la sua stessa popolazione".
- author: WG
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