Essere contrari al precariato è di sinistra o di destra? Se questa domanda fosse proposta in un sondaggio, il risultato sarebbe scontato. Ed a molti pare strano, quindi, che un ragazzo dichiaratamente di destra stia lottando con insistenza in favore degli ex interinali Wind di Palazzo Gamma, facendone parte.
StatoMinimo è un blogger: nella colonna di sinistra del suo sito c'è il logo del Popolo della Libertà e nel blogroll si trova pure un link che conduce qui. In linea generale, dovremmo pensarla allo stesso modo. Eppure ha commentato così nel post di ieri Se questo è un ragazzo, in cui in maniera "artistica" ho voluto aprire gli occhi sullo stato d'animo del precario, ricalcando la famosa composizione di Primo Levi:
Ma il blogger in questione qui ha chiesto:
La colpa non è di chi fomenta il precariato, ma di chi accetta passivamente lo stato di cose.
Però: perché un siciliano non può lavorare dignitosamente nella sua terra, anziché doverlo fare altrove, guadagnando lì ciò che potrebbe guadagnare qui?
Vi ricordo, inoltre, che la flessibilità ha senso in un mercato del lavoro in cui ci sono varie offerte. A Milano, magari, esci da un'azienda e entri poco dopo in un'altra, sviluppando professionalità, aiutato dall'agenzia di lavoro. A Palermo, invece, esci da una di quelle pochissime aziende che ci sono e sei disoccupato, ammesso che tu non sia amico di Tizio, Caio o Sempronio.
Ora: essere contro il precariato è di destra o di sinistra? Ho la presunzione di rispondere che non è né l'uno né l'altro. La politica ha un compito: il perseguimento del bene comune, che non è la mera somma dei beni individuali, perché il tutto ha un valore superiore all'insieme delle parti che lo costituiscono. Ed il precario ha un bisogno: non esserlo più, perché è stanco di esserlo. Non si tratta di un interesse di parte, bensì di un interesse comune, giacché il precario di norma è un giovane; ed i giovani sono tutti uguali. Non lo sentenzio io, ma la Costituzione, che si rivolge sia alla destra che alla sinistra. Non è una questione di principi ma di valori.
Infine: oggi sono stato intervistato, assieme a Rosaria Vitale, da una emittente televisiva locale. Il servizio è già stato trasmesso nel primo pomeriggio su TeleOne, VideoOne e Antenna Uno. Io ho puntato l'accento brevemente sul fatto che è illogico che la Wind non abbia concesso la terza proroga al contratto degli interinali in piena estate, considerato il piano ferie dei (pochi) dipendenti, che si sono lamentati per questo. Tre mesi in più avrebbero concesso da un lato tre stipendi in più, dall'altro avremmo avuto più tempo attivo per discutere sul nostro futuro in azienda. Rosaria Vitale, invece, ha sottolineato il disagio di chi da una vita è precario.
StatoMinimo è un blogger: nella colonna di sinistra del suo sito c'è il logo del Popolo della Libertà e nel blogroll si trova pure un link che conduce qui. In linea generale, dovremmo pensarla allo stesso modo. Eppure ha commentato così nel post di ieri Se questo è un ragazzo, in cui in maniera "artistica" ho voluto aprire gli occhi sullo stato d'animo del precario, ricalcando la famosa composizione di Primo Levi:
- Se tu avessi un'azienda in Italia dove non si può licenziare neanche se hai un dipendente fannullone, forse faresti anche tu come la Wind: assumeresti a tempo determinato per non essere limitato dalla rigidità del mercato del lavoro.
- Secondo me bisogna darsi da fare nella vita ... bisogna anche avere il coraggio di prendere le valigie (se necessario) non ci si può aspettare che qualcuno ci porti il lavoro. La Wind è un'azienda, non una associazione di beneficienza.
Ma il blogger in questione qui ha chiesto:
- Comunque, io non so cose tu ne pensi di questo blog (il mio) ma io sono allucinato, schifato, arrabbiato per come questa gente si dice liberale per comodo. Chiedono l’intervento dello stato? Anche la ghigliottina lo era …
- Invisigoth (il cui blog ha come sottotitolo una frase di Thomas Jefferson):
"non vale neanche la pena tentare di discuterci seriamente come hai cercato di fare (io non discuto, insulto)… io lo ripeto da sempre: per cambiare mentalità a questo paese ci vogliono le maniere forti, altrimenti non si cambierà mai niente". Di certo tale commentatore non è incline all'uso costruttivo della parola e meno male che nelle sue pagine scomoda Jefferson, colui che con uno scritto ha dichiarato l'indipendenza della prima democrazia della storia moderna, esaltando i concetti di libertà, di uguaglianza e di fraternità qualche anno prima dei francesi.
- J1nz0: rivolgendosi a me, "Tu parli di leggi che tutelino la gente garantendole privilegi, cioè parli di diritto positivo e bene comune. Che cosa c’entri questo con il liberalismo non è realmente chiaro". Da notare la confusione del commentatore: confonde il liberismo con il liberalismo, il primo è la teoria economica che prevede la libera iniziativa ed il libero commercio, con l'intervento dello Stato limitante alla costruzione delle infrastrutture che favoriscono il commercio; il secondo è un'ideologia politica che ruota attorno al concetto di uguaglianza formale, nel senso che tutti siamo uguali davanti alla legge.
- Ancora StatoMinimo: "Sul precariato e le menate sulla vita senza futuro: quando i miei conterranei decenni fa non avevano ne lavoro ne pane da mettere sotto i denti non hanno aspettato che qualcuno li “sfamasse”, hanno preso le valigie di cartone e sono andati in America Latina, in Usa, ecc. Quindi se uno ha fame si da da fare e non ha il tempo di piagnucolare, ne di tenere un blog, ne di essere il sotto pancia di Miccichè … vuoi un lavoro Walter? Mandami il curriculum che te lo trovo io". Il precariato per questo blogger di destra è un falso-problema e la soluzione è semplice: andarsene dalla Sicilia. Non sono, inoltre, il sotto-pancia di nessuno (altrimenti sarei un ex interinale, ora disoccupato?); chi "tiene" un blog, poi, non è mica un pusillanime.
- Spero per te, caro Walter, che tu possa svegliarti e capire che se vuoi essere uno che vota Berlusconi non può fare campagne a favore di questo tipo di precariato. Ecco il nocciolo della questione: sono di destra e non posso perciò dedicarmi alla lotta contro il precariato. Già il termine lotta è tipicamente di sinistra. Alessandro, che ha dichiarato di non aver votato per il Pdl, si augura che io mi svegli così da capire che io sto alla destra così come la panella sta alla polenta. Eppure il ministro Giorgia Meloni, che di certo è lontana anni luce dalla sinistra, ha affermato qualche giorno fa che: "Bisogna fare un lavoro complessivo che riguarda la possibilità di operare per strumenti che possano distinguere la flessibilità dal precariato. Ciò vuol dire utilizzare la flessibilità come porta d'ingresso nel mondo del lavoro e non come una condizione ad libitum, adeguare la società ad un mercato del lavoro che cambia in termini di flessibilità e soprattutto evitare le storture che al contrario spesso sono utilizzate riguardo la legge Biagi. La legge Biagi inseriva una serie di garanzie, tuttavia viene spesso elusa. Quindi maggiore severità affinché ci sia l'applicazione corretta di una legge intelligente come la Biagi". Anche il ministro Meloni deve destarsi dal ritenere che la precarietà è un danno, che deriva dalla degenerazione della flessibilità e dall'abuso dei contratti atipici? E' questo il punto, infatti: non sono contrario alla flessibilità, però bisogna fare in modo che si evitino le furbate delle aziende. Esse hanno come obiettivo (sacrosanto) il profitto; finché potranno, tireranno avanti, configurando più precariato, travestito da flessibilità.
- Alessandro prosegue così: "Non volete essere più precari? Non volete più i contratti da 3-6 mesi. Bene, la Wind vi assume, a 800 euro al mese 8 al giorno per fare i centralinisti tutta la vita. Se questa è la tua visione del futuro, del tuo futuro, prego si accomodi il mondo è pieno di posti "fissi" (anche fare i camerieri c'è sempre penuria) a quelle cifre. Però non dirmi che ti garantirebbe un futuro guadagnare quelle cifre, anche eccessive se paragonate alla professionalità di alzare un telefono e ripetere poesie a memoria". Innanzitutto, un interinale di Wind, impiegato 5 ore al giorno per 5 giorni alla settimana, ha una paga base di quasi 800 euro, a cui si aggiungono le maggiorazioni per i giorni festivi, per le ore serali, per gli straordinari, ecc. Un dipendente (sia a 6 ore che a 8 ore) guadagna di più e non se la passa male, soprattutto perché non è a scadenza. L'assistenza tecnica (sia ULL che ADSL) non è un lavoro da centralinisti. Gli addetti sono istruiti per risolvere, nel possibile, i problemi dei clienti, nonché hanno la conoscenza globale di tutti i sistemi che servono per la gestione dell'esigenza. Un assistente tecnico ADSL, ad esempio, sa come si configurano quasi tutti i modem ed i router in circolazione; ha una conoscenza approfondita di Windows; sa com'è fatta la rete; spreme al meglio i test di linea per capire dove sta il problema (se è in locale o in centrale); ecc. Non è un centralinista, bensì un tecnico a tutti gli effetti, formato dall'azienda con corsi ad hoc. L'assistente tecnico non lavora con la memoria, bensì con l'elasticità mentale. E' un posto "fisso" che ha il suo perché e che permette ai dipendenti di vivere, anziché di sopravvivere. Tra gli ex interinali di Wind ci sono, inoltre: ragazzi che si sono sposati da poco o che vorrebbero sposarsi, ma non possono farlo; madri e padri di famiglia; persino una ragazza che ha un bimbo in grembo; ragazzi che hanno a casa una situazione economica pessima. E' tutta gente che deve prepararsi i bagagli ed andare altrove? E soprattutto: i loro problemi sono solo di sinistra? La sicurezza di un lavoro può essere trattata solo da Veltroni e non assolutamente da Berlusconi? Eppure la nostra Costituzione dice che la Repubblica è fondata sul lavoro.
- Ed Alessandro conclude così il suo primo commento: "Non lottate per ottenere quello che non avrete mai, il posto fisso come centralinista. Vergognatevi di questo e rimboccatevi le maniche per diventare professionisti di un settore. Poi, a limite, nel caso non abbiate trovato lavoro dopo aver cercato insistentemente ed aver mostrato le vostre professionalità, allora potrete dire: questo Stato non mi è amico. Prima, no". Non mi vergogno, innanzitutto, di lottare contro il precariato consapevole di Wind. E quale prospettiva di vita è quella che può giungere alla percezione del fallimento, colpevolizzando alla fine lo Stato? Non ho mai scritto che lo Stato ha il compito di trovarmi un lavoro, ma che ha il dovere di garantire che sia consono alla sopravvivenza dignitosa di un cittadino. A proposito di ciò l'articolo 3 della Costituzione afferma con forza che "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese". E' o non è il precariato un ostacolo all'ordine economico e sociale? E' o non è il precariato una condizione che limita la libertà e l'eguaglianza dei cittadini? Non soffoca forse il precariato il pieno sviluppo della persona umana? Ancora una volta chiedo: perché uno di destra non può occuparsene? Forse per assuefazione al manicheismo politico, tipico del nostro Paese?
- Ora non venitemi a raccontare che i lavori nei call center (sia di tipo in bound che out bound) sia professionalizzanti o specializzati, fanno dei corsi di qualche ora (tra l'altro - nella stramaggioranza dei casi finanziati da Regioni o Provincie) e poi via, allo sbaraglio. Il lavoratore del call center non acquisce nessuna professionalità, questa la triste realtà. Jacare di certo non sa che gli ex interinali di Wind hanno fatto un corso di 3 settimane, da lunedì al venerdì, 8 ore al giorno. E non sa che la Wind forma i suoi assistenti con e-mail dettagliate e con corsi di formazione ad hoc, ogni qual volta c'è un nuovo rilascio. Ciò dovrebbe bastare affinché si possano evitare certi leitmotiv su chi lavora nei call-center delle grandi aziende di telecomunicazioni, senza outsourcing di mezzo.
La colpa non è di chi fomenta il precariato, ma di chi accetta passivamente lo stato di cose.
Però: perché un siciliano non può lavorare dignitosamente nella sua terra, anziché doverlo fare altrove, guadagnando lì ciò che potrebbe guadagnare qui?
Vi ricordo, inoltre, che la flessibilità ha senso in un mercato del lavoro in cui ci sono varie offerte. A Milano, magari, esci da un'azienda e entri poco dopo in un'altra, sviluppando professionalità, aiutato dall'agenzia di lavoro. A Palermo, invece, esci da una di quelle pochissime aziende che ci sono e sei disoccupato, ammesso che tu non sia amico di Tizio, Caio o Sempronio.
Ora: essere contro il precariato è di destra o di sinistra? Ho la presunzione di rispondere che non è né l'uno né l'altro. La politica ha un compito: il perseguimento del bene comune, che non è la mera somma dei beni individuali, perché il tutto ha un valore superiore all'insieme delle parti che lo costituiscono. Ed il precario ha un bisogno: non esserlo più, perché è stanco di esserlo. Non si tratta di un interesse di parte, bensì di un interesse comune, giacché il precario di norma è un giovane; ed i giovani sono tutti uguali. Non lo sentenzio io, ma la Costituzione, che si rivolge sia alla destra che alla sinistra. Non è una questione di principi ma di valori.
Infine: oggi sono stato intervistato, assieme a Rosaria Vitale, da una emittente televisiva locale. Il servizio è già stato trasmesso nel primo pomeriggio su TeleOne, VideoOne e Antenna Uno. Io ho puntato l'accento brevemente sul fatto che è illogico che la Wind non abbia concesso la terza proroga al contratto degli interinali in piena estate, considerato il piano ferie dei (pochi) dipendenti, che si sono lamentati per questo. Tre mesi in più avrebbero concesso da un lato tre stipendi in più, dall'altro avremmo avuto più tempo attivo per discutere sul nostro futuro in azienda. Rosaria Vitale, invece, ha sottolineato il disagio di chi da una vita è precario.
- author: WG
- category: politica, attualitÃ
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