05/07/2008,14:57


E’ durata davvero poco la statua di cera di Adolf Hitler, perché un uomo l’ha decapitata all’apertura del museo di Madame Tussauds a Berlino. Questo dimostra che la Germania ha ancora una paura sfegatata del proprio passato nazista e cerca di eliminarlo, non provando neanche ad affrontarlo, ma la svastica non si cancella col silenzio. La statua aveva lo scopo di non glorificare il dittatore, ritraendolo da solo nel bunker, con la faccia affranta, crucciata perché c'è l'avvertimento del fallimento, nella stessa stanza in cui si suicidò il 30 aprile del 1945. Tuttavia, le polemiche sono state tante, anzi troppe, incentrate sul fatto che non bisogna permettere che la figura del dittatore nazista diventi un’attrattiva turistica. Ma in questo caso il valore simbolico della statua era quello di non dimenticare ciò che accadde in Germania e di conseguenza in tutto il mondo poco più di 60 anni fa. L’opera è stata ritenuta volgare dai politici tedeschi, palesando che non sanno ancora fare per bene i conti con la storia: bisogna guardarla negli occhi e con audacia. Da questo punto di vista, il nostro Paese è molto più avanti della Germania, perché il fascismo non fa più paura; conoscere Benito Mussolini e tutto ciò che ruota attorno alla sua figura ha permesso all’Italia del dopoguerra di arricchire il proprio spirito democratico. Il rapporto con il fascio non c'imbarazza, perché altrimenti faremmo come i tedeschi, che cercano di evitare in ogni modo d'imbattersi contro il nazismo, optando per il silenzio, concependo il passato come una mera categoria temporale che non può più tornare e su cui è inutile concentrarsi. E quando in Germania qualcuno tenta di rispolverare Hitler, altro che Sturm und Drang!

E’ già successo, ad esempio, con lo splendido film di Oliver Hirschbiegel, La Caduta, del 2004, in cui si raccontano gli ultimi giorni di Adolf Hitler, interpretato magistralmente da Bruno Ganz, che è riuscito a delineare i caratteri “demoniaci” del dittatore nazista. Molti hanno criticato quel film per lo stesso motivo per cui hanno giudicato negativamente la statua di cera del Fuhrer.

Una pubblicità di molti anni fa, su ben altro tema, diceva: “Se lo conosci lo eviti, se lo conosci non ti uccide”.

  • author: WG
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    Commenti
    #1   05 Luglio 2008 - 14:59
     
    http://fuffa

    [..] Decapitata la statua di cera di Adolf Hitler [..]
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    #2   05 Luglio 2008 - 15:18
     
    "... Noi non ci vergogniamo del Fascismo, perché altrimenti faremmo come i tedeschi, che cercano di evitare in ogni modo d'imbattersi contro il Nazismo, optando per il silenzio ..."

    giannò, c'è molto caldo per ora a palermo, vero !?!?!!
    utente anonimo

    #3   05 Luglio 2008 - 15:21
     
    @2) Sì, c'è molto caldo.

    C'è differenza tra Italia e Germania. I libri sul fascismo sono tanti, la filmografia è ricca. Guzzanti ha pure fatto sul fascismo un film ironico, ricalcando alcuni suoi sketch. Noi non ci vergogniamo del Fascismo, perché provare vergogna per una cosa, significa evitare di incontrarla.
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    #4   05 Luglio 2008 - 15:32
     
    io mi vergogno del nostro passato fascista eccome, così come mi vergogno che in Italia esistano ancora partiti o formazioni basati su quel pensiero...
    utente anonimo

    #5   05 Luglio 2008 - 15:39
     
    A scanso di equivoci (non si sa mai visto che c'è gente che travisa) ho modificato una frase del post. Avevo scritto "Non ci vergogniamo del Fascismo", spiegando che quando un uomo ha vergogna tenta di non avvicinarsi alla fonte d'imbarazzo. Spero di avere meglio reso l'idea con "il rapporto con il fascismo non c'imbarazza", giacché lo affrontiamo face-to-face.
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    #6   05 Luglio 2008 - 15:51
     
    n. 5,

    non è togliere una frasetta che modifica il giudizio su un post incredibile probabilmente figlio dell'afa palermitana come il precedente...

    noi siamo anni-luce indietro rispetto alla germania dove ad es il saluto romano è punito con il carcere.

    qui da noi accompagna il giubilo x l'elezione di alemanno in campidoglio.

    http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/politica/saluti-romani-alemanno/1.html

    e questo è solo un piccolissimo esempio.

    almeno IO mi vergogno di tutto questo e spero in tempi migliori, educando nel frattempo i miei figli al disprezzo senza riserve verso questa ideologia razzista e violenta che ha insanguinato l'italia x 2 decenni portandola allo sfascio totale.

    giannò, tra fascismo e carfagna marchiamo male ...
    utente anonimo

    #7   05 Luglio 2008 - 16:22
     
    Non ha alcun senso vergognarsi del fascismo come non ne ha vergognarsi del nazismo o di qualunque altra dittatura, come lo stalinismo (che non so perchè ma non viene mai accostato alle altre). Sono tutti parti di un periodo storico preciso, come lo sono stati altri grandi eventi come la rivoluzione francese, la scoperta dell'america, l'impero romano e via dicendo. Siamo tutti figli del passato e se qualcosa ci impedisce di fare gli stessi errori è proprio guardando al passato e confrontarlo col presente. Se una dittatura ha preso forma significa che ci sono state condizioni favorevoli, un grande insieme di condizioni, delle più disparate e concernenti qualsiasi ambito, non solo politico. Vergognarsene non ha senso ed è ridicolo, ci si può dissociare, questo si, ma com'è possibile dissociarsi da una qualunque idea? Conoscendola. E perciò conoscere il fascismo ci permette di non condividerlo. Ci sono nostalgici che lo rimpiangono e ancora lo perseguono? Che facciano! Purchè non infrangano la legge e purchè tenuti sotto controllo. Chi siamo noi per impedire alla gente di pensare quello che vuole?

    Sul discorso della vergogna... io allora in questo momento mi vergognerei di più ad essere americano se mi rendessi conto di come l'amministrazione Bush (come qualunque altra) fa quello che vuole prendendo per i fondelli l'elettorato e inventando scuse ridicole per lanciarsi in guerra. Questa dittatura mascherata da democrazia... di questa si mi vergognerei!
    utente anonimo

    #8   05 Luglio 2008 - 18:18
     
    non è esattamente un bene "non aver paura del fascismo", sai?
    si rischia di ricascarci dentro inconsapevolmente, grazie a coloro che consapevolmente (?) lo osannano indisturbati.
    la Germania (ci sono stata, e ne ho parlato tanto) non è fiera del suo passato, ma non dimentica. e questo è un presupposto fondamentale.
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    #9   05 Luglio 2008 - 18:22
     
    e non è vero che passa tutto sotto silenzio, non è PER NIENTE vero, anzi: c'è un senso di colpa che aleggia nell'aria così pesante che ti manca il respiro. anche nel ricco sudovest, dove ero io. la differenza è che i simboli istituzionali sono stati sostituiti da nuovi simboli democratici, e il passato è stato tenuto in considerazione a monito per il futuro, non come qui che è uguale e piatto, e lo si "affronta" senza nessun tipo di rapporto problematico, e quindi senza evoluzione.
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    #10   05 Luglio 2008 - 18:46
     
    L'Italia, fondamentalmente, non si è mai liberata dal fascismo. Lo vediamo nel potere esercitato dalle mille corporazioni di questo paese, nel lascito di tanti "enti" inutili molti dei quali nati nell'anteguerra. Vent'anni di dittatura autoritaria, con buona pace, di chi l'ha definita "all'acqua di rosa" non si cancellano tirando giù dai palazzi un po' di fasci littori o i busti del "capoccione".

    Detto questo, ad un popolo come il nostro, che storicamente non ha conosciuto alcuna riforma "liberale", dalla politica all'economia, credo non dispiaccia più di tanto.

    La cosa singolare è che quelli che erano fascisti oggi giocano a fare i liberali, loro malgrado, con risultati da peracottari. Allo stesso tempo, è solo grazie a quelli che erano comunisti o socialisti e quindi fieri avversari del pensiero liberale, che ci ritroviamo piccole (ed insufficienti) dosi di liberalismo.

    Questo, del resto, era un paese che fino a 20-30 anni fa produceva panettoni (do you rememeber Alemannia?), pelati (do you rememeber Cirio?) e automobili (do you remember Alfa Romeo?) di Stato. Un po' come nella DDR, un po', appunto, come nell'Italia mussoliniana. Con buona pace del povero Gobetti e della sua Rivoluzione liberale.

    Saluti,
    Leftorium, il blog Riformista
    utente anonimo

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