
Il direttore della Specola del Vaticano, José Gabriel Funes, in un'intervista all'Osservatore romano, ha affermato che: "E' possibile credere in Dio e negli extraterrestri e si può ammettere l'esistenza di altri mondi e altre vite, anche più evolute della nostra, senza per questo mettere in discussione la fede nella creazione, nell'incarnazione e nella redenzione".
Non si tratta di una novità del pensiero cattolico, giacché lo stesso Funes ribadì il medesimo concetto nel giugno del 2000 ed il teologo padre Corrado Balducci lo disse al Giornale nel 1998, però oggi fa di nuovo notizia questa compatibilità tra fede in Dio e credenza nell'esistenza di altre forme di vita nel resto dell'Universo. Senza avere mai avuto bisogno del pensiero altrui, che sia teologico o scientifico, io non ho mai non creduto al fatto che siamo soli e sinteticamente posso fare mia la frase simbolo del film Contact, diretto da Robert Zemeckis ed interpretato da Jodie Foster nel 1997: "Se ci siamo solo noi, beh, mi pare un bello spreco di spazio".
Inoltre, ho sempre ritenuto che la maggioranza degli umani abbiano una visione ossigenocentrica della vita, nel senso che c'è chi crede che non sia possibile la vita al di là del pianeta Terra perché non ci sono altrove le condizioni affinché ci sia. Penso, infatti, che non ci può essere naturalmente causa di esistenza per gli esseri umani su Giove o su Venere, ma può teoricamente esserci per altre forme di vita, che non respireranno ossigeno, bensì azoto, idrogeno, ecc. Può anche darsi che gli extra-terrestri non debbano essere per forza più evoluti intellettualmente e tecnologicamente di noi: magari quelli più vicini a noi potrebbero essere in uno stato paragonabile a quello della pietra. Oppure sono così lontani da essere impossibile un contatto.
Ma passo brevemente al rapporto tra Dio e gli extra-terrestri, alla luce del mio modestissimo pensiero. Nella Genesi c'è scritto che Dio "creò i cieli e la terra" e "tutto l'esercito loro". Di conseguenza Egli è il creatore non esclusivamente del nostro pianeta e della vita in esso ma anche di tutto l'universo: nessun elemento ne è escluso. Sia chiaro: comprendo benissimo il messaggio allegorico del Vecchio Testamento, però da ciò ne scaturisce che il Cristianesimo, così come di riflesso l'Ebraismo, non esclude a priori l'inesistenza della vita altrove. Non c'è scritto da nessuna parte che siamo gli unici; c'è da dire, comunque, che neanche tanto tempo si fa si credeva che il nostro pianeta fosse piatto...
Approfondendo ulteriormente questo tema, concludendolo, l'astronomo gesuita George Coyne nel gennaio del 2002 rispose così alla domanda sulla posizione della Chiesa nei confronti della possibilità della vita extra-terrestre: " Immaginiamo dunque che ci sia. Questo ci dimostrerebbe che Dio ha ripetuto altrove ciò che esiste sulla terra e nello stesso tempo toglierebbe dalla fede quel geocentrismo, quell'egoismo, se posso dire, che ancora la caratterizza. Se io incontrassi un essere intelligente di altri mondi e mi rivelasse una sua vita spirituale e mi dicesse che anche il suo popolo è stato salvato da Dio mandando il suo unico figlio, mi domanderei come è possibile che il suo "unico" figlio sia stato presente in luoghi diversi. Pensieri simili sono una grande sfida. [...] La possibilità di vita extraterrestre intelligente e spirituale ci presenta molte domande. La scienza per un credente, comunque, non demolisce la fede ma la sprona".
- author: WG
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