
In Libia il Capo di Stato è Muammar Gheddaffi, quello che decise di lanciare due missili su Lampedusa, quello che rifiutò di consegnare due cittadini libici, coinvolti nell'attentato di Lockerbie, nel 1988, in cui persero la vita 270 persone, ecc. Nello Stato nordafricano, inoltre, non c'è il multipartitismo e vige il culto della personalità di Gheddaffi, che ha anche definito la democrazia come roba da asini. Eppure, il figlio del leader libico, Saif El Islam, una settimana fa si permise di minacciare il nostro Paese con "ripercussioni catastrofiche nelle relazioni", qualora Silvio Berlusconi avesse scelto come ministro Roberto Calderoli, resosi "colpevole" di avere mostrato in televisione la maglietta con le vignette anti-islamiche. In seguito a ciò ci furono 11 morti e 25 feriti a Bengasi nel febbraio 2006 durante la protesta davanti al nostro consolato e moltissimi ce la ebbero con l'esponente della Lega Nord, anziché esprimere lo sconcerto nei confronti di chi palesò gesti anti-democratici. Silvio Berlusconi, comunque, ha lo stesso scelto Calderoli come Ministro della Semplificazione ed il governo libico ha fatto sapere che non collaboreranno più sull'immigrazione, non proteggendo le nostre coste dall'arrivo degli immigrati. Così come la diplomazia richiede, il Presidente del Consiglio ha affermato che presto ci sarà un chiarimento con Gheddaffi e lo stesso Calderoli ha dichiarato di essersi pentito. Umberto Bossi, tuttavia, che non ha peli sulla lingua, ha rincarato la dose, dicendo ai quattro venti che è proprio il leader libico ha mandarci gli immigrati.
Dopo questa sintesi dei fatti, ecco il mio modestissimo pensiero a riguardo. Comprendo la diplomazia di Silvio Berlusconi e di Franco Frattini, in quanto non possono comportarsi altrimenti, però è chiaro che nessun esecutivo estero può imporci di scegliere un ministro, anziché un altro, giacché la sovranità dello Stato è inviolabile. Inoltre, senti da che pulpito proviene la predica! Ragioniamo in maniera spicciola, infatti. In Libia non c'è la democrazia, almeno come la intendiamo noi; lì si tratta Gheddaffi come se fosse una divinità in terra e non è garantita la presenza politica di schieramenti opposti a quello filogovernativo; ciò che fece lo Stato libico negli anni Ottanta, inoltre, è chiaro a tutti: basta sfogliare un libro di storia recente. Nella scorsa estate, ad esempio, quando lavorai per quattro mesi a Lampedusa, mi feci raccontare spesso lo stato d'animo terrorizzato del popolo dell'isola delle Pelagie nella notte del 15 aprile del 1986 in cui i vetri tremarono per i due missili Scud lanciati proprio per volontà di Gheddaffi, che impattarono a due chilometri di distanza dalla costa lampedusana. Quello fu un attacco ("provocatorio") alla base americana allora stanziata lì ma in territorio italiano. Senza alcuna diplomazia, dunque, da semplice cittadino siciliano, ecco come rispondo al governo libico:
Cu parrò, m'arricriò
- author: WG
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