
Il Presidente della Cina, Hu Jintao, ha affermato che le tensioni in corso in Tibet sono "un affare interno" e dunque nessuno deve immischiarsi. Stando a ciò, dunque, i cinesi possono compiere i loro porci comodi tranquillamente e pensano di tappare la bocca anche al di là dei loro confini. La polizia di Hu Jintato, ad esempio, ha arrestato 9 monaci perché avrebbero pianificato attentati suicidi ed uno di loro ha confessato (chissà come) e stando alla legge penale cinese non avranno scampo: è come accusare Ghandi di istigazione alla rivolta armata. A questo punto altro che boicottaggio delle Olimpiadi! Ci sarebbe da boicottare qualsiasi cosa proveniente dalla Cina ed impedire agli occhi a mandorla di aprire i loro negozi, che compaiono come funghi, in cui si vende roba o incredibilmente scadente o d'indubbia provenienza. Il loro mercato, infatti, sta conseguentemente mettendo in crisi quello nostro, soprattutto di stampo artigianale. Il bello è che non facciamo nulla! Essi aprono le loro attività commerciali con tanto di lanterne rosse e tendono a ghettizzarsi, così come ad esempio è progressivamente avvenuto nella zona del Corso dei Mille a Palermo. E noi passivamente lo permettiamo: come al solito ci lamentiamo ma non agiamo. In Cina, ricordo, si uccide anche per reati che in Italia non meritano nemmeno gli arresti domiciliari. A livello internazionale ci dilettiamo a fare i moralisti, a porre in essere moratorie che all'atto pratico non hanno alcuna funzionalità, giacché laddove si condanna a morte, si continua e si continuerà a farlo. Visto, dunque, che il Tibet è una questione cinese e noi non dobbiamo immischiarci, concentriamoci su ciò che i cinesi combinano nel nostro territorio: boicottiamoli in nome della libertà e della democrazia.
- author: WG
- category: politica, attualitÃ
- comments: commenti (1)(popup) | commenti (1)
Commenti












