
(post pubblicato anche su Palermo - BlogSicilia) La Sicilia è staccata dalla Calabria da circa 600.000 anni ed uno dei primi ad accorgersi di tale separazione fu il geologo Strabone, che notò che Punta Pezzo, sulla riviera calabra, e Punta del Peloro, sulla costa sicula, si contrappongono reciprocamente.
Ebbene, dopo tutto ’sto tempo, ecco che siamo ad una manciata di anni dal Ponte di Messina. La Sicilia sarà unita alla Calabria grazie a tre chilometri di un’infrastruttura destinata ad entrare nella storia dell’ingegno umano.
Arrivati a Messina da qualunque parte dell’isola, quindi, accadrà che si potrà andare dritti. Niente traghetto, niente coda in estate, niente parolacce in inverno, quando per un nanosecondo perdi la traversata e devi attendere un’ora (se ti va bene). E poi niente puzza in bagno, niente arancini che sanno di cartone, nessun camionista allupato che guarda la tua zita mentre con lei stai condividendo il momento di essere tra Scilla e Cariddi. Soprattutto, niente treno che si spezza, che va avanti e indietro prima di scomporsi dentro ad un traghetto e che poi deve rimontarsi dopo una mezz’oretta. Il treno, infatti, perde più tempo a Messina Centrale e a Villa San Giovanni che nel percorrere un terzo di Calabria. Dal 2017, invece, occorreranno solo tre minuti per andare da una parte all’altra.
Si realizzerà il sogno di tanti ingegneri che avrebbero voluto anticipare i tempi di questa costruzione. Di Carlo Alberto Navone, ad esempio, che nel 1876 ideò un tunnel sottomarino, e sempre per un collegamento simile si pronunziarono successivamente gli ingegneri Gabelli, Vismara, Santi, Sturiale e Tullio Russo.
Ci provò pure David Steinman, colui che progettò il nientepopodimenoche Golden Gate di San Francisco: avrebbe voluto dare vita al “Ponte dell’Umana Fratellanza”, con una campata di 1524 metri. Roba da fare impallidire persino la Sfinge di Giza.
Detto ciò (e non detto molto altro), perché il Ponte di Messina fa antipatia?