
Roberto Cassinelli, deputato del Pdl, (nella foto) sul suo blog ha annunciato ieri che il famigerato emendamento D’Alia è stato abrogato. La decisione è stata presa durante una riunione delle Commissioni Riunite Affari Costituzionali e Giustizia, grazie al lavoro congiunto di Cassinelli e Barbara Mannucci, anch’essa deputata del Popolo della Libertà.
L’emendamento D’Alia, se approvato, avrebbe previsto la possibilità dell’oscuramento dei siti accusati di commettere il reato di apologia o istigazione a delinquere, nato sulla scia della scoperta della presenza su Facebook dei gruppi inneggianti ai boss mafiosi, il cui la fu dato dal sottoscritto il 26 dicembre dello scorso anno...

Tra le novità contenute nel disegno di legge che passa ora all'esame della Camera dei deputati la perequazione infrastrutturale. Il Senato ha, infatti, approvato il testo dell’emendamento proposto dal governo che sancisce un principio fondamentale di equità e di riequilibrio tra la Sardegna e le altre regioni italiane.
"Il riconoscimento dell’insularità e della sua compensazione nell’ambito del federalismo fiscale è per la Sardegna un fatto storico" - ha dichiarato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ed ha aggiunto: "Il progetto di riequilibrio varato oggi consentirà ai cittadini sardi e alle imprese isolane di avere pari condizioni di produzione e di trasporto considerato che tutti i divari socio-economici e infrastrutturali saranno misurati e compensati dallo Stato e dall’Unione Europea”.
Il federalismo fiscale, che stabilisce un nuovo fisco su misura per le autonomie territoriali, inizierà il suo regime tra cinque anni ed i punti fondamentali sono i seguenti:





Considerate le rubriche altrui, ho deciso di averne una pure io. Innanzitutto, è storica: il passato mi attrae, forse perché è certo che non può più tornare, perché si trova indietro a noi ed è di fatto inesistente (così come il futuro); forse perché nel passato c’è la chiave d’interpretazione del presente, perché questo preciso momento è frutto di ogni evento e di ogni scelta scaturiti nell’attimo precedente.
D’accordo, la pianto con la filosofia, anche perché è quasi mezzanotte (il presente dell’istante in cui sto scrivendo questo post) ed il letto comincia ad essere un’attrattiva per le mie stanche membra.
Dicevo: una rubrica storica… caratterizzata dalle prime pagine dei giornali. Ho, infatti, la mania di collezionarle, di catalogarle, di cellofanarle a seconda la testata di appartenza, di custodirle gelosamente dentro ad una grande valigia.

Ed oggi si comincia con Il Becco Giallo (dinamico di opinione pubblica). In particolare con l’edizione del 2 dicembre 1945, dunque a neanche 9 mesi di distanza dal 25 aprile. E ciò si nota con un richiamo che si legge a sinistra del titolo del giornale palermitano: “Imbecillità di Governo: lasciare dire alla Radio, ente governativo, tutte le fesserie che passano per il microcervello dei radio trasmittenti“. Durezza tale che Marco Travaglio al confronto è Madre Teresa di Calcutta.
E si sottolinea che: “Soppresso dal soppresso Mussolini nel 1925″.
Sono due gli elementi di quell’edizione che voglio porre alla vostra attenzione. Cominciamo con Lo Statuto della Repubblica del Becco Giallo:
In attesa che i 123.547 lettori che hanno votato per la Repubblica del Becco Giallo ci inviano la designazione del Presidente formuliamo lo Statuto che regolerà la nostra Repubblica.

Il Ponte di Messina è uno dei temi caldi del momento. C’è chi ritiene che sia una grande opera necessaria per lo sviluppo economico, c’è chi crede che sia solo uno spreco inutile di risorse.
Comunque la pensiate, pare che ormai ci siamo: lo Stretto dovrebbe essere unito tra una decina d’anni da una delle infrastrutture più imponenti mai realizzate dall’uomo. Scrivo “pare”, perché la storia ci insegna che si parla del Ponte di Messina da secoli e secoli.
Ed oggi vi riporto uno di questi esempi, proveniente dal mensile di attualità Giorni di Sicilia, diretto da Vito Maggio. Precisamente faccio riferimento al numero del gennaio del 1962 e all’articolo scritto da Giovanni Zanasi, intitolato “Tra Sicilia e Calabria: un ciclopico Ponte sullo Stretto“.
Buona lettura…
“I geologi affermano che risale a qualcosa come seicentomila anni addietro la frattura dell’odierna Sicilia dalla Penisola Italica. Una cifra che non ci sentiamo di discutere. Il geografo Strabone, molto più recente (soltanto la quisquilia di duemila anni fa) aveva notato che Punta Pezzo, sulla riviera calabra, e Punta del Peloro, sulla costa sicula, si contrappongono reciprocamente, quasi a conferma della remota frattura. Seimila secoli quindi ci guardano dalle acque dello Stretto, che hanno una mutevolezza prodigiosa di colori e di umori, e alternano alla dolce sinuosità delle ore suggestive e serene il minaccioso roteare vorticoso e la plumbea insidia dei periodi tempestosi.
Due sponde della stessa Patria si fronteggiano dalla sperduta notte dei tempi, e ora pare si tendano braccia amorose, ora pare si guardino in cagnesco, ringhiando come nemici in catene. Pur sempre fuse in sostanza inscindibile dalla possente linfa comune che non conosce fratture né barriere.
Fu nella seconda metà dell’800 che ebbero origine i primi concreti piani di riunione delle due rive separate dal mare. L’ing. Carlo Alberto Navone, nel 1876, ideò un tunnel sottomarino, e sempre per un collegamento simile si pronunziarono successivamente gli ingegneri Gabelli, Vismara, Santi, Sturiale e Tullio Russo.
Ma è nell’immediato decennio di ripresa, dopo la conclusione della seconda guerra mondiale, nel fervore di attività conseguente anche al sorgere dell’ordinamento autonomo regionale, che si vedono concretati i piani che in passato erano rimasti sporadici sogni.
Forse il più grande dei progettisti di ponti sospesi nel mondo, l’ingegnere americano David Steinman, vuole allora legare il suo nome a una opera colossale. Vuole levare tra mare e cielo il suo canto del cigno, dopo la creazione del colossale ponte di San Francisco, il Golden Gate, di 1280 metri. Vuole costruire il “Ponte della Umana Fratellanza”, tra l’Italia continentale e la Sicilia, lanciando tra Punta Pezzo e S.Agata sulla riviera messinese, una campata stupenda di ben 1524 metri, battendo il record mondiale nella tecnica dei ponti sospesi. Un sogno che ha del fantastico e che deve in seguito venire ridimensionato.
Intanto, nel 1953, si riunisce a Messina, nel pieno fulgore dell’agosto, un importante Convegno per il Ponte, ad iniziativa dell’allora Presidente della locale Camera di Commercio, commendatore Milio Cangemi. Vi partecipano tecnici di ogni settore interessato, ingegneri, architetti, geologi (anche stranieri).

Ecco riportata l’intervista che ho rilasciato a Lorenzo Tondo, giornalista della rivista canadese Maissonneuve. Oggetti dell’articolo sono i gruppi inneggianti ai boss mafiosi presenti su Facebook, di cui per primo ho dato la notizia il 26 dicembre scorso sul mio blog personale e sul Giornale di Sicilia.
- Ora, tu che di quegli account sei stato lo “scopritore”…qualche pentimento?
No, anzi. Essere stato il primo ad aver posto l’attenzione sulla presenza su Facebook dei gruppi inneggianti ai boss mafiosi è senza dubbio un motivo di “vanto”, in quanto da quel giorno si è aperta una seria discussione sul rapporto tra i giovani e la storia nera del nostro Paese: si è evidenziato che in Italia si corre il rischio di conoscere come sono andate realmente le cose solo attraverso fiction televisive che hanno lo scopo fondamentale di accaparrare ascolto più di approfondire veramente le dinamiche di un fenomeno negativo, com’è la mafia. Ho scoperto, contattandoli privatamente, che molti autori dei gruppi “incriminati” erano giovani, in larga parte non siciliani, mossi dal Totò Riina del Capo dei Capi, la serie andata in onda su Canali 5 pure nel periodo di Natale. Per loro Totò Riina non è il mandante di innumerevoli omicidi, uno dei fattori più rilevanti del malessere siciliano, ma una sorta di Robin Hood, che ha compensato l’assenza dello Stato, che ha dato lavoro, ecc.
- Che mi dici del senatore D’Alia?
Il senatore D’Alia ha subito compreso il grave fenomeno di distorsione della storia e dell’attualità in atto (su Facebook non ci sono solo gruppi inneggianti ai mafiosi, ma anche quelli dedicati alle Brigate Rosse, agli stupri di gruppo, agli autori della strage di Erba, ecc.); tuttavia, a mio avviso, non bisogna “colpire” il quaderno, bensì la penna e solo quella. Ovvero, il problema non è Facebook (o gli altri social network o strumenti di espressione libera sulla rete), bensì la superficialità della conoscenza storica e dell’approfondimento relativo dei giovani di oggi, soprattutto gli adolescenti. Non è l’oscuramento del sito la risposta, bensì bisogna entrare nelle scuole e cominciare ad insegnare la storia recente con realismo e immediatezza, magari a scapito di qualche nozione in meno sulla preistoria o su qualche battaglia delle guerre puniche. Ovvero, la politica dovrebbe impegnarsi ad esortare l’avvio di una battaglia culturale, soprattutto nelle zone a rischio, dov’è alto il concentramento della criminalità organizzata. Perché la mafia, la camorra, ecc. non si combattono solo nelle aule dei tribunali, ma anche nelle teste di chi dovrebbe assolutamente considerarle come erbacce da estirpare, e non come distributori di ciò che lo Stato fa mancare. D’accordo su D’Alia, dunque, sulla proposizione pubblica del tema che è scaturito dalla vicenda; ma contrario sulla scelta della sua metodologia di risposta.
- Se la sua legge passasse, come te lo immagini il futuro della rete in Italia?

