29/09/2008

Parentopoli Siciliana: sugnu schifiatu

Mi preme approfondire il pensiero sulla Parentopoli Siciliana, dopo il post di 5 giorni fa, essendo un argomento che non può non essere protagonista nel blog di un palermitano di mestiere. Ebbene, come si legge su Repubblica, sono emersi altri casi che riguardano lo scandalo che sta travolgendo il sistema politico siciliano (ed era ora). Le ultime segnalazioni fanno capo a Michele Cimino, assessore regionale al bilancio, nel cui gabinetto hanno trovato spazio Pietro Merra, cognato di Gianfranco Micciché (ormai mi è caduto dal cuore), e due suoi cugini, Rino Giglione e Maurizio Cimino.

Sono convinto, innanzitutto, che il clamore sia da ridimensionare per quanto riguarda l'aspetto della novità, perché ogni siciliano sa che è sempre andata così. Alla Pubblica Amministrazione si accede tramite la chiamata diretta del parente o dall'amico politico che ci sta dentro. Alla luce di ciò, magari c'è in corso una vendetta da parte di qualcheduno ch non ha avuto ciò che voleva.

E' stato un immenso bene, comunque, che sia scoppiato lo scandalo di Parentopoli, soprattutto perché è morso dalla rivoluzione copernicana della comunicazione in atto, di cui la blogosfera ne è l'individuazione concreta.

Il danno della vergogna sta, in primis, nel fatto che viviamo in una terra in cui l'articolo 3 della Costituzione è carta straccia: non siamo tutti uguali, ma c'è chi è più uguale dell'altro. Se George Orwell fosse un contemporaneo, vincerebbe il premio Nobel della letteratura per un romanzo ambientato nella capitale politica della Sicilia. Palermo, infatti, non è soltanto una città immobile, che pensa più all'apparenza che all'essere, ma è anche corrotta dalla degenerazione dell'etica politica. L'amministrazione ha perso di mira l'obiettivo del perseguimento del bene comune della città (e di riflesso della Sicilia), essendo un sistema in cui si allocano risorse che rispondono alle questioni di famiglia.

Magari Giuliana Ilarda, la figlia di Giovanni, assessore alla Presidenza della Regione Siciliana, è una ragazza volitiva, promettente, in gamba. Non ce l'ho con lei e la considero una vittima. E' stata, infatti, costretta alle dimissioni, mentre tale opzione doveva essere presa in considerazione del padre, che ha dichiarato di avere commesso una "leggerezza", difendendo i titoli della laureata in discipline artistiche, conoscitrice di due lingue ed esperta d'informatica. Giuliana è stata sacrificata: il capro espiatorio che avrebbe dovuto tacere mettere un punto (e a capo) su Parentopoli.

Però, il silenzio non è calato. Anzi, le orecchie stanno fischiando a molti.

Ed ora ci vorrebbe una risposta coesa e forte soprattutto dai giovani siciliani, uniti per la salvaguardia del proprio futuro e per lottare contro la corrosiva logica della raccomandazione, che uccide la meritocrazia, che annienta la dignità degli homines novi. Se avessi la forza mediatica necessaria, organizzerei una manifestazione di protesta contro l'attuale sistema politico-amministrativo siciliano, facendo confluire in essa tutti coloro che vogliono che davvero le cose cambino nella nostra terra, a prescindere dal colore politico, passando dalle parole ai fatti. Io, infatti, ne ho abbastanza delle solite facce, dei politicanti nostrani, della necessità delle amicizie per vincere la sopravvivenza, degli abusi di potere, ecc. Io non ne posso più che in Sicilia si frigga aria, mentre vige lo strapotere del microcosmo ed il perseguimento dell'interesse privato, calpestando così l'essenza della politica. Insomma, sugnu schifiatu, e non voglio rimanere con le mani in mano.

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24/09/2008

Parentopoli siciliana: scoperchiata la pentola (con l'acqua calda)

E’ scoppiato lo scandalo di Parentopoli, che sa di scoperta dell’acqua calda, perché dalla notte dei tempi si sa che per entrare nella pubblica amministrazione siciliana bisogna avere l’amicizia giusta, essere parenti di Tizio, Caio e Sempronio. Il coperchio della pentola è stato tolto dalla Cgil (chi ha peccato scagli la prima pietra). Ed ora sappiamo che Giovanni Ilardi, assessore regionale alla presidenza della Sicilia, aveva (essendosi dimessa) la figlia che era dirigente dell’ufficio del gabinetto del collega Antonello Antinoro, assessore regionale ai beni culturali; sappiamo che Piero Cammarata, il figlio del sindaco, lavora presso una partecipata della Regione; sappiamo che l’ex autista di Gianfranco Micciché, Ernesto Davola, è stato assunto all’assessorato al bilancio; sappiamo che la sorella di Francesco Scoma è impostata con Ilardi ed il cugino omonimo lavora con lui (ufficio di controllo strategico); e sappiamo che ce ne sono molti altri…

In Sicilia, insomma, l’amministrazione pubblica è un fatto privato, una questione di famiglia. I concorsi? Ma che sono? Qui conosciamo solo quelli che servono per vincere i premi alla televisione.

E poi: sei laureato con 110 e lode in Scienze Politiche? Sei laureato in ingegneria, in lettere moderne, in geologia, in beni demoentnoantropologici? E ti sei fatto un mazzo a tarallo per potere camparti gli studi? Ebbene, caro dottore siciliano, hai perso tempo e denaro, perché in questa nostra terra raccomandata non conta il merito, non conta se sei un giovane valido e di belle speranze, ma il cognome...

Il dramma è che parentopoli non è di certo una novità, anzi. E per di più siamo sadici, perché quella gente lì è la stessa che votiamo e rivotiamo: coloro che ci amministrano hanno sempre le medesime facce. Insomma, la colpa è anche nostra. Votiamo non chi potrebbe perseguire il bene comune, bensì chi potrebbe soddisfare il nostro interesse privato, chi potrebbe sistemarci o impostare nostro figlio, nostro cugino, nostra moglie. Qualunquismo? Macché! Un esame di coscienza, please. Noi siamo vittime della concezione clientelare della politica, che appoggiamo con il nostro consenso al momento delle elezioni.

P.S.: La mia partecipazione politica all'attuale centrodestra siciliano è seriamente in discussione.

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20/09/2008

Aeroporto di Comiso: sconcertante togliere l'intitolazione a Pio La Torre



Pio La Torre, politico palermitano del PCI, fu ucciso dalla mafia nel capoluogo siciliano il 30 aprile del 1982, precisamente in via Turba. Insieme a lui, i killer spararono anche all'autista Rosario Di Salvo. Venticinque anni dopo fu intitolato a Pio La Torre l'aeroporto di Comiso, che si trova in Provincia di Ragusa: la decisione fu presa dalla giunta di sinistra, mossa da un'appello firmato da migliaia di cittadini siciliani per il suo impegno contro la militarizzazione dell'aeroporto e della Sicilia in generale. Ma il 26 agosto scorso la giunta, che nel frattempo ha cambiato coloro politico, ha deciso di togliere l'intestazione al politico palermitano e di ritornare al precedente nome: Vincenzo Magliocco, brigatista anche lui palermitano, morto durante la guerra d'Etiopia del 1936.

Dal punto di vista del colore politico, si è passati da un comunista ad uno che combatté per l'impero fascista.

Naturalmente moltissimi sono andati contro alla decisione della Giunta del Comune di Comiso, il cui primo cittadino è Giuseppe Alfano, in carica dal 16 settembre scorso. Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Partito Democratico ed avversaria di Raffaele Lombardo alle scorse elezioni regionali, ha affermato che si tratta di un episodio gravissimo e preoccupante. Inoltre, ha dichiarato che "sarebbe una scelta politicamente intelligente se il sindaco di Comiso ritirasse quella delibera. Comunque per centinaia di migliaia di persone quell’aeroporto, e non solo per il suo partito, resterà l’aeroporto Pio La Torre". Contro questo oltraggio, sta agendo Articolo 21, che ha raccolto oltre 20 mila firme.

Sono sconcertato per ciò che sta avvenendo a Comiso. Pio La Torre è uno dei martiri laici siciliani, che ha dato la vita per lottare contro la mafia, e decidere di togliere l'intitolazione dell'aeroporto è un fatto che inquieta. Per di più, si è tornati al vecchio nome, cioé di un fascista. Ora bisogna interrogarsi sul motivo della decisione della Giunta. E' stata presa per spirito di conservatorismo toponomastico? Perché dava fastidio che l'aeroporto fosse intitolato ad un comunista? Perché l'antifascismo anche lì non è inteso come un valore? Perché la mafia non esiste?

Infatti, non abbiamo soltanto il caso di un politico palermitano che è stato ucciso da cosa nostra (il minuscolo è voluto), perché scomodo. Ma anche il fatto che si si vuole tornare ad intitolare l'aeroporto a Vincenzo Magliocco, come si decise quando fu realizzato, cioé tra il 1937 ed il 1939, in pieno regime fascista. Ed il pensiero va all'ideologia comunista di Pio La Torre e la decisione è stata presa dalla Giunta di centrodestra, annullando quella che fu posta in essere da chi ha amministrato precedentemente Comiso, cioé il centrosinistra. Anche stavolta, dunque, si assiste ad una stolta strumentalizzazione della storia che va a confluire pure nella lotta contro la mafia, la peste siciliana. E ribadisco che una volta per tutte bisogna mettere i puntini sulle i sulla questione dell'antifascismo, così come ho già scritto due giorni fa a proposito della lettera di Federico Iadicicco sull'impossibilità di essere contrario al regime di Benito Mussolini (ecco il link). La fase costituente del Pdl è alle porte e ci sono valori che non possono non essere discussi alla luce dell'attualità ed ai fatti che riguardano direttamente esponenti del Popolo della Libertà. La nuova destra deve essere pienamente tale, altrimenti sarebbe un mero surrogato di quella che è scaturita dalla fine del secondo conflitto mondiale.

Ritornando a Comiso, è intervenuto anche il senatore Carlo Vizzini, Presidente della Commissione Affari Istituzionali e Rappresentante speciale Osce per la lotta alle mafie transnazionali. Il politico palermitano ha dichiarato che "
non ho capito e non capisco che logica a rimuovere la memoria di un eroe che è morto combattendo la mafia ed appartiene alla più nobile storia della nostra terra insieme agli altri siciliani caduti per restituire la libertà dal cancro mafioso alla nostra società. Pio La Torre e la sua storia non possono essere trattati in questo modo che offende la Sicilia ed i suoi martiri mentre, probabilmente, i suoi carnefici, dovunque siano, ringraziano". Per l'appunto: una delle battaglie fondamentali per sconfiggere la mafia è quella che si svolge nell'ambito culturale, di cui fa parte l'approfondimento storico. Altro che togliere agli aeroporti i nomi di chi ha sacrificato la propria vita per lottare contro cosa nostra! Si dovrebbero cambiare le toponomastiche delle strade assegnate a coloro che hanno avuto la fierezza di dire pubblicamente di essere orgogliosi di essere mafiosi! (accade a Palermo, ad esempio in piazza Vittorio Emanuele Orlando, dove si trova il Palazzo di Giustizia, in cui operarono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino).
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categorie: politica, palermo ieri e oggi
19/09/2008

C'è Walter su Facebook



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categorie: comunicazioni di servizio
19/09/2008

L'Alitalia affossata dalla Cgil e dalla casta dei piloti



Alitalia è sull’orlo del fallimento: la Cai ha ritirato l’offerta a causa del mancato accordo con la Cgil e i piloti, mentre avevano dato il loro assenso la Uil, la Cgil e l’Ugl. Ed ora rischiano il posto di lavoro non solo quelli che hanno esultato ieri a Fiumicino dopo la notizia della chiusura negativa delle trattative, ma anche quelli che dipendono direttamente o indirettamente da Alitalia. Ad esempio, a Palermo ora rischiano il posto ben 1500 persone.

L’assessore regionale al Lavoro, Carmelo Incardona, ha incontrato una delegazione dei lavoratori del call center Alicos di Palermo, guidata dai responsabili di Cgil, Cisl e Uil aziendali e di categoria. Alicos, società per il 60% di proprietà di Almaviva e per il 40% di Alitalia, fornisce servizi alla clientela alla compagnia di bandiera. Lo stato di crisi di Alitalia, che ha un debito con Alicos di svariati milioni di euro, allarma i 1.500 lavoratori sulla continuità aziendale e, quindi, sulle prospettive occupazionali.

“Ho già scritto - ha detto Incardona ai lavoratori - al presidente del Consiglio Berlusconi e ai ministri dei Lavoro e dei Trasporti, al commissario straordinario di Alitalia Fantozzi per porre la questione del futuro del call center Alicos”. Per Incardona “il preoccupante evolversi degli scenari rischia di coinvolgere anche i lavoratori di questa importante realtà occupazionale che è strategica nelle politiche commerciali della compagnia, perchè gestisce il principale canale di vendita della azienda”. “La Sicilia - dice l’assessore - non può permettersi di vedere svanire 1.500 posti”.

”Si è parlato tanto, e giustamente, del destino dei lavoratori del call center della Magliana, ma mai - ha aggiunto l’assessore al lavoro della Regione Sicilia- di quelli di Alicos. Non possiamo essere sempre trattati come figli di un dio minore. Per questo- ha concluso- ho segnalato al Governo nazionale questo problema e creare le condizioni, con la nascita della nuova compagnia, per confermare, ed anzi rafforzare, il ruolo e l’organico del call center palermitano”.

“Meglio falliti che in mano ai banditi” si leggeva ieri in qualche cartellone a Fiumicino. Ma non è meglio un lavoro anziché la disoccupazione?

Ieri ha vinto il ricatto della casta dei piloti e l'arroganza della Cgil, sindacato a servizio della politica dell'opposizione, strumento di partito, indegno rappresentate degli interessi dei lavoratori. Naturalmente alcuni membri del Partito Democratico stanno usando il fallimento di Alitalia per attaccare Silvio Berlusconi. Lo ha fatto Fassino ieri sera durante la trasmissione di Bruna Vespa, lo ha fatto Pierluigi Bersani, il quale ha dichiarato che "se siamo arrivati fin qui Berlusconi non cerchi colpevoli. Il colpevole è lui". Un altro del PD, tuttavia, ha sostenuto che "hanno perso tutti. Per l'Italia è un altro passo in giù. Non c'è niente da applaudire e niente di che rallegrarsi. Ora c'è da tenere solo i nervi saldi" (Enrico Letta).


Nulla, comunque, sembra definitivamente perduto: Lufthansa ha dichiarato di essere pronta ad evitare il fallimento di Alitalia: "noi siamo pronti, attendiamo il Governo". A prescindere da come andrà a finire, di certo cambieranno gli equilibri ed i rapporti tra i sindacati, perché è evidente che ci sia in atto una rottura tra la Cgil ed il trio Cgil-Uil-Ugl. Se fosse stato per questi ultimi, oggi la notizia sarebbe stata ben diversa. Ma la Cgil ha voluto fare la voce grossa, mettendo in campo tutta la sua politicità, rinnegando gli elementi fondamentali del sindacato, cioé il dover essere estraneo ai discorsi politici e il concentrarsi esclusivamente sull'interesse dei lavoratori, soprattutto sulla salvaguardia del loro posto di lavoro.

 

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categorie: politica, attualità
18/09/2008

C'è lavoro a Palermo?



Cliccando sulla sezione degli annunci di Repubblica dedicata a Palermo ed al lavoro ecco il messaggio che ne scaturisce: nessun risultato della ricerca. Facendo lo stesso esperimento con il TrovoLavoro di Corriere.it, utilizzando la ricerca avanzata, il risultato è altrettanto scarso, perché trova soltanto alcune offerte davvero palermitane. Su Kijiji ci sono 686 annunci, mentre sullo stesso portale e cambiando città si nota che a Milano ci sono 6596 offerte, a Roma 3739, a Napoli 1693: stessa solfa su Bacheca.it. Il dramma aumenta se si analizza la qualità delle richieste, perché riguardano per lo più aziende che cercano agenti di vendita e tele-operatori call-center out-bound, le cui retribuzioni sono caratterizzate dal sistema della provvigione (e da un rimborso spese, quando è previsto, di qualche centinaio di euro al mese).

Eppure, Palermo è la quinta città più grande d’Italia ed ha un’area metropolitana che raggruppa più di un milione di abitanti.

Dove sta il problema? Ecco le solite risposte, anche quelle banali:

  • Cosa Nostra: l’associazione criminale non mangia e dà da mangiare (così come vuole un leitmotiv storico che riguarda le presunte positività della mafia), ma pensa ad ingoiare tutto quello che le capita sotto tiro, sottomettendo, sfruttando, abusando. E’ la causa principale del restio degli imprenditori non siciliani di investire denaro nella nostra terra, perché non vogliono avere problemi, non vogliono dovere inserire nelle uscite la voce del pizzo. Come dargli torto?
  • Il Sud: Palermo è il capoluogo della Sicilia, la Regione più estesa d’Italia, l’isola più grande del Mediterraneo, ma è pur sempre una città del Mezzogiorno, cioé della parte più povera dell’Italia. La disoccupazione, il lavoro sommerso, il lavoro mal retribuito fanno parte del DNA del Sud. La storia lo dice e tale questione esiste dall’unità italiana. Non si capisce perché, ma pare che sia destino che le cose debbano andare in questo modo.

  • La politica: per definizione naturalmente la colpa sta anche nei politici. Essi, infatti, devono perseguire il bene comune; sono i rappresentanti degli interessi dei rappresentati in virtù del mandato elettorale. Se le cose vanno male, è di conseguenza anche colpa loro, perché significa che non sanno svolgere al meglio il lavoro politico.
  • Gli elettori: conseguenza diretta della colpa della politica. Considerato che il problema del lavoro siciliano è anche dovuto ai politici e ciò certo non avviene da un anno ma da molti di più, gli elettori sono altrettanto responsabili della scarsità dell’offerta del mercato degli impieghi. Hanno votato e votano le persone sbagliate (spesso sempre le stesse). Lo fanno per sadismo? No: l’errore, in primis, sta nel ritenere il politico colui che persegue l’interesse privato e non il bene comune. Si vota Tizio, Caio e Sempronio perché magari dà il posto di lavoro fisso al Comune al figlio, al nipote, al cugino… In secondo luogo, gli elettori nostrani sono affezionati alla faccia vecchia e hanno diffidenza nei confronti di quella nuova. Paradossale applicazione del concetto della saggezza, confuso con quello dell’esperienza (negativa).
  • La rassegnazione: i giovani siciliani sono rassegnati. Sfido a non trovarne uno che non dica: "tanto non cambia nulla". Tale atteggiamento provoca pigrizia ed inerzia e soprattutto il sì alle proposte di lavoro più insulse. Non c’è voglia di combattere insieme per un futuro migliore e si accetta di tutto, anche perché “se non accetto io, quello dopo di me dirà di sì“: il bisogno in questo caso uccide la volontà di distruggere l’immobilismo e d’insudiciare chi sfrutta tale rassegnazione. Quando questa diventa cronica, allora il giovane siciliano è spacciato. Comincia a diffidare di tutto e di tutti, comincia ad avercela con il mondo, in nome del pensiero che “sono sempre gli altri ad avere la colpa della mia disfatta“. L’offerta di lavoro approfitta di ciò per massimizzare il profitto di chi la crea (lavoro sommerso a go go, retribuzioni penose, contratti a progetto persino nei panifici). E mica sono stupidi? Fino a che possono tirare, tirano. Scopo dell’imprenditore è guadagnare il più possibile e visto che non c’è reazione dall’altra parte, allora perché dovere dare ciò che non si pretende che si dia? Magari talvolta accade che uno si ribella: se è solo, non va da nessuna parte. Ma se diventono venti, allora il datore di lavoro s’impunta e rinuncia ai suoi privilegi e dà a Cesare quel che è di Cesare. Esempio lampante? La Cos.Med: non c’è ragazzo palermitano che non sa cosa sia. Fino a quando ha potuto, ogni tele-operatore ha avuto il contratto LAP; poi alcuni hanno cominciato a far rumore, qualche legge è intervenuta a favore ed ecco che molti sono stati assunti a tempo indeterminato. Ciò significa che la Cos.Med poteva farlo anche prima. Peccato, tuttavia, che il medesimo trattamento non ha favorito tutti quelli che sono passati da lì evidentemente nel momento sbagliato. Retroattività? Suvvia, non babbiamo… (scherziamo per gli altri).
  • L’egoismo: se Tommaso Buscetta ha rivelato a Giovanni Falcone che la mafia non chiama se stessa in quel modo, ma si definisce Cosa Nostra, questo fa capire che ai mafiosi non glien’è mai fregato un fico secco della Sicilia (eppure magari ancora oggi si trova qualcuno che dice che c’è la mafia buona, quella che dà il lavoro, quella che si è sostituita allo Stato assente, ecc.). L’egoismo, poi, è una brutta bestia, perché rende la società spezzettata in tanti microcosmi, ognuno dei quali vuole vivere di luce propria, magari spegnendo quella degli altri, se è necessario. Cosa volete che interessi ad un principale di un negozio di libri di corso Vittorio Emanuele se dà al commesso 300 euro al mese? Meno soldi dà, più ne tiene. Non gl’importa se il commesso con 300 euro a malapena campa 3 settimane, mangiando pane e burro tre volte alla settimana e carne solo la domenica. Questo è egoismo, signori miei. Mancanza di rispetto del bisogno altrui. Non è un pensiero comunista, ci mancherebbe. Qui non è questione di potere al popolo o simili motti di chi segue la falce e martello. Difetto del capitalismo? Macché! Viviamo in una società in cui ci sono da un lato i lupi e dall’altro gli agnelli (se fossimo tutti lupi sarebbe grandioso, almeno avremmo la medesima possibilità di vincita). Basterebbe seguire l’insegnamento più innovativo di un certo Gesù Cristo, basato sulla Carità. Per chi dice di crederci, sarebbe gradito tenerlo meno nei portafogli e di più nel cuore. Per chi è ateo, l’amore per il prossimo non è di certo un’esclusiva.
Buona lettura del Giornale delle Pulci
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categorie: politica, palermo ieri e oggi
17/09/2008

La sinistra critica pure Valentina Vezzali



Nella puntata di Porta a Porta di ieri sera, la medaglia d'oro di Pechino 2008, Valentina Vezzali, è stata attaccanta da alcuni esponenti della sinistra per questa frase indirizzata al Presidente del Consiglio: "da lei mi farei davvero toccare". Rosy Bindi (Partito Democratico) ha affermato che "l'intreccio tra politica e sport non è mai buono", Anna Paola Concia (sempre PD) ha detto che "la sceneggiata con Berlusconi è stata l'immagine della prostrazione femminile al potere maschile, inutile e dannosa perché arriva da un simbolo vincente delle Olimpiadi". Ermete Relacci (indovinate a quale partito appartiene) ha sostenuto che "mi pare che la Vezzali abbia la schiena più dritta quando tira di scherma".

La risposta della diretta interessata non si è fatta attendere, intervistata da Antonello Caporale di Repubblica: "Toccare è un'espressione tecnica", e "si vede proprio che di scherma i giornalisti sono ignoranti". Lo sono anche i politici del Partito Democratico, a quanto pare.

E poi... che c'è di male se Valentina Vezzali stima Silvio Berlusconi? Gli sportivi hanno il diritto di esprimere pubbicamente le proprie simpatie politiche solo quando sono di sinistra, mentre devono stare in silenzio se la pensano diversamente? Si nota, inoltre, che taluni politici non sanno cosa fare nel tempo che dovrebbe essere occupato per contribuire agli interessi dell'intero Paese. Sottoscrivo, a tal proposito, il commento di Giorgio Lainati, deputato del Pdl: "È deprimente commentare in quel modo una cosa simpatica, ormai si danno letture politiche a qualsiasi respiro, è maniacale"
. Letture e strumentalizzazioni politiche che spuntano come funghi ogni giorno, come nel triste caso dell'omicidio di Abdul Wiliam Guibre, usato da Piero Fassino e Paolo Ferrero per attaccare la Lega Nord e di riflesso l'esecutivo.

La sinistra si attacca a tutto pur di criticare il governo, così come ha sempre fatto da quando Silvio Berlusconi è entrato in politica. Le elezioni per il rinnovo del Parlamento sono lontanissime (il 2013 non è dietro l'angolo) e certe frasi da clima da campagna elettorale dovrebbero essere abbandonate e sostituite da proposizioni con gli ingredienti della responsabilità politica e della volontà di dialogare per il perseguimento del bene comune. Liberi, comunque, di fare come vogliono... anzi, più la sinistra si comporta così, più fa il gioco di Silvio Berlusconi, offrendogli il consenso della gente su un piatto d'argento. Il popolo (che taluni definiscono bue, perché non ha votato per Walter Veltroni) pretende un governo forte, sicuro e stabile ed è stanco dei cortili della sinistra contemporanea, in cui si pensa più a come attaccare il Presidente del Consiglio, sfruttando tutto quello che passa il convento, che ad occuparsi del cittadino: basta dare un'occhiata ai risultati elettorali di ogni livello degli ultimi tempi per comprendere ciò.

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categorie: politica
16/09/2008

Iadicicco (Azione Giovani Roma): "Mai antifascista"



Essere antifascista dovrebbe essere l'elemento essenziale dell'italiano democratico: chi sta a destra, chi sta al centro, chi sta a sinistra, chi sta da nessuna parte, non dovrebbero avere alcun dubbio sul fatto che il fascismo è stato il male assoluto dell'Italia dello scorso secolo, avendo non solo provveduto all'eliminazione delle libertà democratiche, ma altresì avendo condotto il nostro Paese alla Seconda Guerra Mondiale al fianco di Adolf Hitler, il nazista che sconvolse la storia dell'umanità più di ogni altro.

Eppure, c'è chi non la pensa così. Il presidente di Azione Giovani Roma, e consigliere provinciale del Pdl, Federico Iadicicco, ha pubblicato in questo sito una lettera aperta ad ogni italiano, in cui dichiara che "Ce l’ho messa tutta per trovare un motivo valido per essere antifascista ma non l'ho proprio trovato anzi ne ho trovati molti per non esserlo" e si congeda così (a nome di tutti i ragazzi di Azione Giovani): "non vogliamo essere e non saremo mai antifascisti".


Si tratta della risposta di Iadicicco alle recenti dichiarazioni di Gianfranco Fini: "La destra politica italiana deve riconoscersi nei valori costituzionali di libertà, uguaglianza e giustizia sociale che sono valori a pieno titolo antifascisti".

Ribadisco ciò che scrissi a proposito di Giuseppe Ciarracipio il 10 marzo scorso sul sito di Forza Italia Palermo (oggi in manutenzione). In quel post chiesi il ritiro della candidatura del politico romano, perché dichiarò che "il fascismo mi ha dato sofferenze e gioie. Mai rinnegato, mai confuso, mai intorpidita la mente da pensieri sconclusionati e antistorici". Sostenni che "a questo punto, è auspicabile che venga ritirata al più presto la candidatura di Ciarrapico, perché non farlo sarebbe accettare esplicitamente un fascista in un partito che ha la parola libertà nel nome, dunque che fa a pugni con la dittatura che condusse l'Italia alla seconda guerra mondiale, a fianco di Adolf Hitler. Sarebbe un controsenso assolutamente da eliminare". Ebbene, uno che è consigliere provinciale del Pdl, che ha scritto che non vuole e non sarà mai antifascista, non dovrebbe essere cacciato dal partito ed esortato a chiedere le dimissioni dal suo incarico amministrativo? Se non accadono simili provvedimenti, il Pdl come può avocarsi lo scopo di riformare la destra italiana? Ed il noi di Iadicicco è pluralis maiestatis o davvero è indice che il suo pensiero è condiviso da tutti i simpatizzanti di Azione Giovani? Attendiamo risposte, a cominciare da quella di Giorgia Meloni, Ministro della Gioventù e Presidente di Azione Giovani. Bisogna mettere, infatti, i puntini sulle i.
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categorie: politica
15/09/2008

Breaking News

Rimango a Palermo.
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categorie: comunicazioni di servizio
15/09/2008

Francesco Caruso: "Facciano le riforme che credono..."



Il disobbediente Francesco Saverio Caruso, che si è seduto in Parlamento durante il rovinoso e fugace governo della DisUnione di Romano Prodi, nel suo blog ha cominciato così il suo ultimo post: "Facciano le riforme che credono, basta che non vengano poi a lamentarsi se qualcuno di loro si ritrova con un proiettile conficcato in una gamba". Non potevo non lasciargli il seguente commento: "Q
uesto riferimento al rischio del ritorno del terrorismo brigatista potevi risparmiartelo. La tua giustificazione della violenza è un’altra boccata d’ossigeno per il fatto di non averti più in Parlamento".

P.S.: Gli consiglio vivamente di correggere il template del suo blog su Wordpress in chiave Firefox, perché la colonna di destra è sballata.
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categorie: politica, websurfing
14/09/2008

A Milano un 19enne è stato ucciso e Fassino e Ferrero subito lo strumentalizzano



A Milano è stato ucciso a colpi di sprangate Abdul William Guibre, un giovane italiano di 19 anni, originario del Burkina Faso. E' stato aggredito all'alba da 2 uomini con l'accusa di avere rubato una scatola di biscotti dal bar degli aggressori. Lo hanno picchiato, lanciandogli insulti razzisti: "Sporchi negri vi ammazziamo".


Il gravissimo fatto di cronaca è stato strumentalizzato subito da Piero Fassino e Paolo Ferrero. L'esponente del Partito Democratico ha affermato: "Riflettano coloro che ogni giorno alimentano un'isterica fobia contro gli immigrati, e si rendano conto di quale tremenda responsabilità si assume chi rappresenta ogni immigrato come un pericolo e un nemico, creando così un clima di intolleranza e di odio in cui ogni orrore può accadere". Il segretario nazionale del Prc, invece, ha sostenuto che "la Lega la deve smettere, con le sue campagne xenofobe e razziste", assegnando così la responsabilità oggettiva di quanto avvenuto al partito di Umberto Bossi.

Fermo restando che l'accadimento è di una gravità inaudita ed il vice sindaco di Milano, Riccardo De Corato, ha assicurato che "gli organi inquirenti, magistratura e polizia, sapranno, come sempre, fare piena luce", ritengo fastidiose e fuori luogo le strumentalizzazioni politiche in atto dal PD e dal PRC. Sarebbe stato meglio il silenzio, anziché attaccare l'avversario politico, abusando dell'uccisione di un ragazzo di 19 anni da parte di due criminali razzisti. Essere contrari all'invasione dei clandestini, proponendo serie misure di controllo a riguardo, non significa essere razzisti: si tratta di un ossimoro forzato e da campagna elettorale. In questo modo il centrosinistra e la sinistra estrema divulgano un pensiero sbagliato ed altrettanto pericoloso, perché di certo non è colpa di Roberto Maroni se Abdul William Guibre è stato ucciso. Concordo, dunque, con le parole di Mario Baccini, presidente dei Cristiano Popolari: "Questo episodio può essere sintomo solo di un diffuso malessere sociale, ma non di un'ondata di xenofobia vera e propria che investe il nostro Paese. I due aggressori, che speriamo siano presto assicurati alla legge, sono solo schegge impazzite in un sistema che cerca nell'integrazione sociale e nel dialogo una risposta concreta al melting pot". Per l'appunto, il povero ragazzo italiano è stato assassinato da due criminali e terribilmente ignoranti (perché il razzismo è una delle conseguenze più infime della deficienza mentale), che meritano la prigione per tutta la vita.

Aggiornamento 18:57. Dal Corriere della Sera: "Sono stati fermati i due presunti aggressori del giovane di colore di 19 anni morto dopo essere stato assalito a colpi di spranga a Milano. Secondo quanto spiegato dagli agenti della Squadra Mobile, il giovane sarebbe stato aggredito nell'ambito di una lite in quanto, con due suoi amici, avrebbe rubato dei biscotti dal furgone bar di cui sono proprietari i due fermati. Non si sarebbe quindi trattato di un episodio a sfondo razzista, ma di una lite per futili motivi poi degenerata".
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categorie: politica, attualità
14/09/2008

La Sicilia è pur sempre Italia



Non sono esagerato se ritengo che a quasi ogni siciliano sia venuta in mente almeno una volta l’idea dell’indipendenza della Sicilia con Palermo ovviamente capitale. E sul web si possono individuare molte tracce di questo pensiero. Cominciamo con www.siciliaindipendente.org, in cui capeggia l’esortazione a realizzare il desiderio dello Stato Siciliano, dove addirittura è stato realizzato un parallelismo con il Tibet, invitando la popolazione a boicottare i prodotti ed i negozi cinesi. Tra i molti link, ce n’è anche uno che rimanda ad una petizione online (Free the Sicilian People), indirizzata al popolo americano, le cui firme sono 42. Ideata da Jeannette Bonanno, lo scopo è sensibilizzare gli statunitensi sulla situazione siciliana e sul rapporto negativo con il resto dell’Italia (“Il Nord non aiuta il sud affatto, i Siciliani vivono nella povertà, mentre il Nord è in salute”). Non è possibile visionare la lista dei firmatari per decisione dell’autrice. Www.fns.it è, invece, il sito ufficiale del Fronte Nazionale Siciliano, il cui segretario è Giuseppe Scianò, palermitano, ex dirigente superiore dell’Amministrazione Regionale Siciliana, in pensione dal 1995. Il movimento è stato fondato nel 1964. Naturalmente lì domina di recente la condanna al Ponte di Messina, ma non per motivi ambientali o perché bisogna dare priorità ad altre infrastrutture, bensì perché “mortificherebbe” e “cancellerebbe l’identità anche geografica”. Insomma, legare la Sicilia alla Calabria renderebbe ancora più complicata la causa indipendentista. Proseguendo il nostro viaggio sul web, si scova un’altra petizione online, registrata il 21 febbraio di quest’anno e realizzata da Domenico Letizia. Anche in questo caso le firme sono irrisorie, soltanto 9. Nello Statuto si legge una feroce critica alla politica ed al giornalismo nazionale, sentenziando che “la Sicilia per costoro (è) solo una terra da sfruttare, inquinare, violentare”. Ed il firmatario Paolo Lucio Calabrese dalla provincia di Ragusa commenta così: “la Sicilia non si difende con questi ingenui diversivi statistici; al contrario, scendendo in piazza, unendoci, coalizzandoci, organi... e proclamando l'Indipedenza dell'Isola: Tutto ciò, se necessario, con qualsiasi mezzo”.

Io non sono affatto per l’indipendenza della Sicilia: ci ho pensato talvolta, così come moltissimi, ma è un’idea che se fosse realizzata, causerebbe più danni che privilegi. Per di più, io sono fiero ed orgoglioso di essere italiano, consapevole tuttavia che non tutti gli italiani sono fieri ed orgogliosi di esserlo insieme ai siciliani. L’isola più grande del Mediterraneo, comunque, dovrebbe essere avvantaggiata dall’autonomia sancita dall’articolo 116 della Costituzione, essendo la Sicilia una Regione a Statuto Speciale, decisione che peraltro fu presa alla fine dell’epoca monarchica, cioè con l’emanazione dello Statuto da parte di Re Umberto II il 15 maggio 1946. La Storia della seconda metà del 1900, però, ci insegna che con l’Autonomia la Sicilia non ha avuto alcuno sviluppo significativo, anzi. Ovviamente il regresso è stato anche (e soprattutto) generato dall’infiltrazione della mafia, che ha cercato sempre di dare di sé l’immagine dell’Anti-Stato che dà da mangiare, che sopperisce alle mancanze di Roma; ha pensato, tuttavia, sempre a mangiare. Cosa Nostra è un’organizzazione criminale, che ha il fine della massimizzazione del proprio profitto. Ma l’altra faccia della medaglia della colpa è da assegnare alla politica della Prima Repubblica, esasperatamente centralizzatrice. E la politica attuale non è che stia facendo tanto per non commettere gli errori del passato, soprattutto a livello locale. E’ vero che il Presidente della Regione Siciliana è Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l’Autonomia, però ancora siamo nella fase del tutto fumo e niente arrosto, tante parole e pochi fatti. Il federalismo fiscale potrebbe essere una svolta economica per la Sicilia, a patto che non ci faccia diventare più poveri e che ci permetta di dare di meno e di conservare di più. Non deve essere un modo per dare al Nord ciò che è del Nord e togliere al Sud ciò che non è del Sud. Fino a prova contraria, infatti, la Sicilia è pur sempre Italia.
postato da: WG alle ore 12:17 | link | commenti (25) | commenti (25)
categorie: politica, websurfing
13/09/2008

Palermo in un Click



In cima alla colonna di destra ho inserito il badge flash di Flickr del nuovo album di Giuseppe Romano (mio zio): lì saranno pubblicate le sue fotografie, nonché le cartoline di Palermo che appartengono alla sua collezione storica.

Ed io gli ho regalato un semplice blog: Palermo in un Click. Il titolo fa riferimento alla protagonista di questo sito personale, ma ci saranno anche immagini che provengono dal resto della Sicilia. Già presenti 2 post: il primo è un documentario fotografico, pubblicato il 30 dicembre dello scorso anno su Palermo.Blogolandia.It; il secondo, invece, è una rassegna di 9 immagini scattate ad agosto al famoso tempio di Segesta, la storica città che si trova in provincia di Trapani.
postato da: WG alle ore 21:27 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: websurfing
13/09/2008

Priebke al concorso di bellezza: una subdola mossa pubblicitaria da punire



Il 12 maggio scorso scrissi questo post a proposito della partecipazione di Erich Priebke al concorso di bellezza di Gallinaro, località che si trova in provincia di Frosinone, a pochi chilometri da Cassino. Ebbene, il fatto è avvenuto ieri sera: l'ex capitano delle SS, condannato all'ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine, è intervenuto alla manifestazione in videoconferenza, in qualità di presidente onorario della giuria di Stars of the Year, il concorso di bellezza per le ragazze ciociare. Ha dichiarato che "mi avrebbe fatto piacere intervenire di persona e ringrazio gli organizzatori per l’invito che considero un atto umanitario".

Innanzitutto, metto sul banco degli imputati l'organizzatore di questa farsa pubblicitaria, cioé Claudio Marini, che ha offeso la memoria di 335 italiani, uccisi dall'esercito nazista il 24 marzo 1944, avendo invitato Erich Priebke, il capitano delle SS durante la seconda guerra mondiale in Italia, che partecipò alla pianificazione e alla realizzazione dell'eccidio delle Fosse Ardeatine. L'impresario ha affermato che "invitare Priebke è un gesto di pacificazione. Io ammiro il popolo ebraico. Ma ormai sono passati 60 anni e Priebke ne ha più di 95. Che senso ha non permettergli di venire qui?". Dichiarazione davvero fastidiosa: come può pacificare un nazista? e soprattutto perché bisogna pacificare in questo caso? Il nazismo fu l'espressione politica più diabolica della storia dell'umanità, che scatenò la Seconda Guerra Mondiale, che generò la Shoah, provocando milioni di morti. Cosa diamine c'è da pacificare? Da notare poi che Marini ha affermato di ammirare il popolo ebraico... bel modo di dimostrarlo! Ovviamente la partecipazione di Priebke è stata richiesta per dare risalto mediatico ad un evento che, senza questo clamore, avrebbe avuto al massimo una breve in una pagina interna di un quotidiano locale... però poteva benissimo fare altro per ottenere pubblicità e non certo bisogna infangare la memoria di tutte le vittime del nazismo (perché di questo si tratta). Non sarebbe male, dunque, se i familiari delle vittime delle Fosse Ardeatine chiedessero il risarcimento del danno a Claudio Marini.

Il messaggio di Priebke è durato qualche minuto: "Un abbraccio e un bacio a tutte le giovani donne del concorso". Mi piacerebbe sapere chi ha vinto... un gesto grandioso sarebbe stato il rifiuto della fascia.


Per di più, oltre al danno anche la beffa, perché Gallinaro è una località fortemente religiosa, in quanto lì c'è la Culla di Gesù Bambino, la cui protagonista, Giuseppina Norcia, è scomparsa il 5 luglio scorso.


P.S.: Sul sito Articolo21.info, a proposito di questa vicenda, Giuseppe Giulietti ha scritto: "
Quanti in questi giorni hanno tentato di mettere sullo stesso piano gli antifascisti e i nazifascisti dovrebbero riflettere sui veleni che rischiano di mettere in libertà". Non sono d'accordo: la partecipazione di Erich Priebke non è figlia dei tempi e per di più non deve essere strumentalizzata (ed oggi Gianfranco Fini ha giustamente esortato i giovani di destra a riconoscersi nei valori dell'antifascismo). E' una subdola mossa pubblicitaria che dovrebbe essere punita.


postato da: WG alle ore 15:12 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: storia, attualità
13/09/2008

Prima settimana saccense



La prima settimana saccense è terminata e non è andata affatto male. E' cominciata la fase dell'ambientazione, della novità dei luoghi, delle passeggiate per scoprire cosa ci sta attorno a dove abiterò. Sono rimasto colpito dal centro, dalla struttura e dalla pulizia delle strade, dalla massiccia presenza di negozi dediti all'artigianato della ceramica, dalla vivacità di piazza Scandaliato, ecc. Abituato ad una città in cui il quartiere dove sono nato ha lo stesso numero degli abitanti di Sciacca, vivere lì sarà interessante, innovativo e disintossicante.

Una nota stonata è internet: non ho l'adsl a casa (prima bisogna solidificare l'insediamento) e l'unico access point si trova allo Stazzone, dove "giovani tardoadolescenti che bivaccano all'uscita da scuola o nei pomeriggi assolati passando ore ed ore in ozio o in fenomeni di dipendenza da gioco d'azzardo e giochi di società", così come si legge nella pagina di Wikipedia dedicata a Sciacca. Descrizione naturalmente esagerata e chissà perché non c'è stato ancora alcun saccense che l'ha modificata. Comunque, lo Stazzone si trova ad una decina di minuti a piedi da casa, sita nei pressi di piazza Carmine, e lì c'è un locale polifunzionale che fornisce la possibilità di collegarsi ma ad un prezzo salato: 5 € all'ora. Per un blogger è ovviamente un costo esoso. Ad onor del vero, è previsto anche un abbonamento mensile flat, ma non ho chiesto informazioni a riguardo. Essendoci, a quanto pare, solo questo internet point, ciò dovrebbe significare che non dovrebbe servire più di tanto, magari in quasi tutte le case saccensi c'è un computer collegato alla rete... a proposito di ciò, ho comunicato a Blogolandia l'intenzione di gestire l'urban blog di Sciacca, tentando di raggiungere gli stessi splenditi risultati che ho ottenuto con Palermo, al momento assegnato a Beppe Vicari in qualità di vice-sindaco, di cui mi fido ciecamente. Di certo sarà il modo migliore per incrementare il mio affiatamento progressivo con Sciacca. Vi terrò aggiornati su questo nuovo progetto e se c'è qualche saccense che è finito da queste parti, può già inviarmi un'e-mail per la collaborazione, con la promessa che ci sarà da divertirsi.

Oggi, tuttavia, sono a Palermo e ci rimarrò fino a mercoledì mattina: ho alcune cose da sistemare (ecco perché sono a pieno regime sul web).
postato da: WG alle ore 14:02 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: la mia vita, quotidianità

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