28/08/2008

L'immobilismo politico siciliano

In Cu Nesci, arrinesci, ho scritto che se potessi, me ne andrei subito da Palermo, perché il capoluogo siciliano non offre nulla di dignitoso ad un giovane, che sia di brutte o di buone speranze. E la domanda sorge spontanea: si può fare qualcosa? Strano che debba chiederselo un normalissimo cittadino, un 27enne, consapevole che la città è morsa dall’immobilismo nell’animo, mentre tenta al contempo di farsi bella nell’apparenza. E’ vero: rispetto a qualche anno fa, c’è qualche giardino in più, si può passeggiare al Foro Italico, la squadra rosanero è in serie A. Segnali di una ripresa, non c’è dubbio. Però un uomo non si cura solo nell’abito. La città ha bisogno di una scossa, di cambiare e non di dare l’immagine di essere cambiata, perché l’imitazione non coincide con la realtà (Platone docet). Non si tratta di un’accusa generica all’attuale amministrazione comunale, capeggiata da Diego Cammarata, ritengo ancora per una manciata di mesi. Sarebbe ipocrita scagliarsi contro una parte politica anziché contro un’altra, perché se una città non va avanti, la colpa è di tutti coloro che rivestono una posizione rappresentativa e dirigenziale.

Palermo avrebbe bisogno di una serie di rigide ordinanze comunali, con il sostegno di tutta la Giunta e di tutto il Consiglio, ad esempio. Ordinanze contro i posteggiatori abusivi, contro i mercanti abusivi, contro i lavavetro che minacciano, contro i genitori che nei quartieri più poveri non portano i propri bimbi a scuola (preferendogli la strada anziché l’educazione), contro tutto ciò che è palesemente illegale e che si tenta di risolvere con qualche azione delle forze dell’ordine ogni tanto, così per mostrare all’opinione pubblica che non si cala la testa proprio a tutti. Ordinanze con lo scopo di dare, innanzitutto, alla sicurezza una sensazione percettiva, lottando alla luce del sole ed al chiarore delle stelle contro la peste mafiosa, casus malis. Ma dal Comune giungono essenzialmente provvedimenti che mirano all’aspetto: le agenzie di stampa quasi ogni giorno danno notizia di un qualche appalto dato per aumentare il verde cittadino. Ci sta, ovviamente. A Palermo c’è troppo cemento, innalzato vergognosamente nel famoso sacco degli anni 70, durante i quali la mafia ha speculato con l’inquinamento edilizio, innalzando palazzoni in ogni dove, distruggendo spesso le tracce dell'antica Balarm, che fu anche capitale dello stile Liberty. Però in questo modo si risolvono solo i problemi che fanno riferimento all’abito, ma si fa poco per curare l’anima e per darle l’energia di cui ha bisogno per guardare negli occhi, con fierezza e coraggio, chi la vuole succube della paura della prepotenza e dell’arroganza. La politica palermitana, inoltre, ha bisogno di essere resettata e rinnovata: le solite facce devono lasciare il posto a quelle nuove, perché se le cose non cambiano, la logica ti conduce all’idea che la colpa sta in coloro che avrebbero potuto fare qualcosa, anziché in coloro che non hanno avuto la possibilità di farlo. Nonostante ciò, ogni qual volta c’è un’elezione, sulle pareti cittadine si scorgono gli slogan con gli stessi volti a tal punto che ci sono candidati che mostrano sempre la stessa foto nel corso degli anni. E la colpa sta anche (e soprattutto) negli elettori, che continuano a votarli, perché i palermitani hanno nel DNA la considerazione positiva verso l’esperienza (anche se infruttuosa) e negativa verso la novità. Si dice: quando si lascia la cosa nuova per la cosa vecchia, si sa cosa si lascia, ma non si sa cosa si trova. Ecco, il difetto dei palermitani sta nel considerare questo proverbio un comandamento.

Sono certo che tra le strade c’è gente che ha la capacità di smuovere le acque, di agire per il perseguimento del bene comune, tralasciando la cura delle amicizie e la pratica delle raccomandazioni da attualizzare per compensare un voto di preferenza ricevuto. C’è gente che disprezza (e sputa sopra) sul benché minimo legame con quelli lì, mentre ci sono politici che ancora non ne sanno fare a meno, magari gli stessi che poi vanno alle commemorazioni per ricordare una vittima della montagna di merda mafiosa. C’è gente che sa di potere essere capace di montare sull’onda del rinnovato coraggio dei palermitani onesti, consapevoli che la forza sta nel lottare uniti, giacché la storia insegna che cosa nostra uccide quando gli eroi sono lasciati soli, così come accadde nel caso di Libero Grassi, l’imprenditore che si rifiutò di pagare il pizzo e che cercò, senza successo, di unire nella battaglia tutti i commercianti della città (e nessuno si fece avanti, a parte qualcuno ma da Capo d’Orlando, in provincia di Messina). Ebbene, occorrerebbe che questa gente sia candidata alle elezioni, fregandosene del potere di Tizio o di Caio, che invece vorrebbero ancora riscaldare la propria poltrona e godersi dello stipendio a gettoni, facendo panza e presenza.

Sulla mia pelle, tuttavia, ho vissuto una situazione che mi ha fatto capire che questo processo non è affatto semplice da realizzare: una lista, che avrebbe portato gente nuova alle scorse elezioni regionali, è stata messa al bando da chi ha avuto paura che gli avrebbe tolto qualche voto. Sto parlando, ovviamente, della @lista blog di Gianfranco Micciché ed io dovevo essere uno dei candidati. Molto probabilmente la lista avrebbe avuto pochi voti, ma sarebbe stato un modo per far capire alla gente che a Palermo (e nel resto della Sicilia) c’era voglia di qualcosa di nuovo e di contrario alle vecchie logiche d'immobilismo politico. Tutto avvenne in un locale di via Mariano Stabile il 3 marzo scorso e lì compresi (e non perché me lo dissero gli altri) che in Sicilia le cose non cambiano, perché c’è chi non vuole che cambino. E’ una questione di volontà e non di mancanza di facce nuove, ma non perché la classe dirigente della politica siciliana è affetta dalla sindrome di Oblomov, bensì perché non può fare a meno del potere accumulato nel corso della Prima Repubblica (e la Seconda a Palermo è arrivata solo di facciata). Ebbene, se non fossi morso dal germe della rassegnazione (che per fortuna non è ancora cronica), cercherei in ogni dove gli appoggi necessari per dare alla mia città qualcosa di nuovo, già alle prossime elezioni comunali; metterei su una lista con gente nuova e giovane (politicamente parlando), stillando un programma basato sullo scopo del cambiamento e del rinnovamento, tentando di dare a Palermo un’anima ricca d’energia che vada di pari passo con un corpo robusto. Ma questa è fantapolitica: io ho 27 anni e sono nuddu immiscatu cu nenti.

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27/08/2008

Mosca a Washington: Ti spiezzo in due

Mi piacerebbe sapere cosa stia pensando un semplice cittadino della Russia, magari abitante in una sperduta cittadina ai confini con la Mongolia, sulle tensioni tra il governo di Mosca e gli USA, la NATO, l’ONU, l’UE, e chi più ne ha, più ne metta (il ministro degli esteri francese, Bernard Kouchner, ritiene che ora i russi vogliono pure l'Ucraina, la Crimea, la Moldavia). Insomma, Dmitri Medvedev è riuscito nell’ardua impresa di avere tutti contro. Motivazione? Avere riconosciuto unilateralmente l’indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud, regioni che si trovano in Georgia, la cui integrità territoriale non si tocca, come si sostiene fermamente a Washington e dintorni. Per di più, Mosca ha deciso in tal senso per motivi umanitari, giacché ritiene che Tbilisi faccia pulizia etnica nelle zone che ha deciso di tutelare, forse avendo nostalgia del celeberrimo epiteto della “Grande Madre Russia”.

L'(ex) URSS, quindi, non sta sconvolgendo la politica internazionale per il gas ed il petrolio, bensì per filantropia e per la difesa dei diritti dell’uomo abkhazo e osseto. Lasciamo perdere, tuttavia, se il medesimo trattamento non vale per altri esseri umani, tipo quelli che vivono in Cecenia, repubblica autonoma della federazione russa - e che mi significa? Per la serie “tutti gli uomini sono uguali ma ci sono uomini più uguali degli altri”. A tal proposito, un consiglio: perché non fare uno sgarbo a Mosca? Il Cremlino ha riconosciuto l’indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud? Ebbene: l’Occidente riconosca l’indipendenza assoluta della Cecenia, così occhio per occhio, dente per dente (e vediamo poi come se la pensa Medvedev). Quest’ultimo ha fatto sapere che non ha paura della guerra fredda (magari tra poco Sylvester Stallone farà un Rocky 7 con la rivincita tra Balboa ed Ivan Drago, a che ci siamo). Staremo a vedere quel che accadrà: lo scopriremo solo vivendo.

Nel frattempo le tensioni tra Usa e Urss (e già, son tornati i sovietici; anzi ci sono sempre stati, ma hanno dovuto vivere in sordina perché senza piccioli) tirano acqua al mulino di John McCain, il candidato repubblicano alla Casa Bianca, perché falco, perché ci vuole un’America che fa la voce grossa all’estero, anziché una che si preoccupa “solo” dei problemi interni (questo pensano i commentatori a proposito delle elezioni a stelle e strisce). Ed i democratici, che sono riusciti nell’impresa di far credere al mondo mediatico del Vecchio Continente che ci sia un solo vero candidato, adesso se la fanno un po’ addosso. Chissà: magari Medvedev è un amicone di McCain ed ha realizzato tutto questo per farlo vincere… E dopo le elezioni, parlerà alla Nazione Sovietica, si ricrederà e regalerà una matrioska al nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America. See you later.

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25/08/2008

Cu nesci, arrinesci

Chi va fuori, fa fortuna. Scrive Gaetano Savatteri, nel libro I Siciliani, (substrato di questo post) che “in dialetto la frase assume ambiguo significato: da una parte, a voler dire che in condizioni di vita meno soffocanti, in contesti più sereni, il siciliano riesce a esprimere le proprie virtù e il proprio talento; dall’altra, la frase è non solo l’alibi per i fallimenti o gli insuccessi di chi ha preferito o ha dovuto rimanere in Sicilia, ma nello stesso tempo la conferma che il senso di sé di ogni siciliano è tale da non permettere a nessun altro di primeggiare”. Per quanto mi riguarda, vorrei andarmene da Palermo non per avere successo, bensì per potermi garantire una sopravvivenza costante. Mi accontenterei di poco: un lavoro da commesso, un posto in una fabbrica, purché non sia precario e capace di darmi a fine mese un salario che mi possa aiutare a campare. Il periodo dei sogni è finito, il tempo del “che cosa vuoi fare da grande” è ormai dietro alle spalle. Eccomi disoccupato ed alla ricerca di un posto di lavoro, consapevole che a Palermo c’è solo immondizia per uno che non ha a disposizione alcuna raccomandazione: agenti di vendita, tele-operatori call-center out-bound, ecc. Tutte occupazioni che non prevedono un fisso ma un compenso a provvigioni. E si può andare avanti così? Certo che no, perché a 27 anni ho voglia di qualcosa di duraturo, un lavoro che mi possa permettere di guardare il futuro negli occhi. Ed in Sicilia ciò non può accadere ed è per questo che la odio (ma la amo allo stesso tempo. Non chiedetemi il perché, è così; e me ne cruccio). Diceva Leonardo Sciascia: “né con te né senza di te”. Però in me è forte la voglia di andare via: se solo avessi la possibilità di farlo, prenderei già oggi un treno per attraversare lo Stretto. Si sa che la vita è difficile per tutti, sia al Sud sia al Nord, ma Milano non è Palermo; Torino non è Trapani; Verona non è Agrigento; Bologna non è Messina. Potete dirmi che è difficile dappertutto trovare lavoro, che la vita è più cara in Lombardia che in Sicilia, però vi assicuro che nell’isola si sta da schifo e nessuno fa niente per migliorare la situazione, perché c’è a chi conviene. Qui un giovane, senza amicizie di un certo peso, non ha alcuna possibilità di farsi una famiglia ed è succube della noia, la stessa che colpì Domenico Vannantò, uno dei personaggi di Vitaliano Brancati: “Insomma non gli restava che annoiarsi, annoiarsi nei modi più strani e diversi, ma unicamente annoiarsi. E questo egli faceva, passando da una noia avida e feroce, che divorasse quanto c’era all’intorno di odioso, a una noia sorda e plumbea, in cui si spegnesse, come grido nella nebbia, quanto c’era di vanitoso e petulante, a una noia lugubre e nera che avvolgesse, nel pensiero castigatore della morte, quanto c’era di stupidamente giulivo”. Già sono annoiato, perché non mi diverto e la felicità pare trovarsi all’orizzonte. Cu nesci, arrinesci: potrebbe succedere anche a me, forse. Può darsi che a Roma o a Milano o a Torino possa esserci la possibilità di sconfiggere l’angoscia della noia ed il pessimismo per un futuro che esiste solo in qualità di categoria temporale. Sarei persino disposto a passare da uno a nessuno, liberandomi da me stesso, dal fardello di essere nato e cresciuto in una Palermo che non fa niente per i suoi giovani. Magari avrei fortuna, se mi facessi chiamare Marco Brambilla, nato a Rho. In fondo, non ho altra vita che questa e devo darmi una chance di viverla, anziché di lasciarla passare così come viene. E nessuno vive al posto mio. Tradotta dal dialetto, in siciliano si dice che “sappiamo che ci siamo svegliati stamattina, ma non sappiamo quello che ci capiterà prima che scuri”. “Qui siamo e potremmo da un momento all’altro non esserci”. Se morissi oggi, la mia vita sarebbe un fallimento, una comparsa, le cui tracce si perderebbero nel giro di qualche anno. Eppure a Palermo ciò non importa; alla Sicilia non interessa dei giovani che soffrono per l’incapacità di godere d'una vita tranquilla; a Roma non aggrada l’uguaglianza e ritiene che tutto possa risolversi col federalismo fiscale, che piace tanto a Umberto Bossi e non si capisce perché piace anche a Raffaele Lombardo. A volte mi viene il desiderio folle di andare da Silvio Berlusconi per dirgli: “Spettabile Presidente, son qui per dimostrarle semplicemente ch’esisto, in qualità di giovane siciliano che è stanco di passare dal precariato alla disoccupazione e dalla disoccupazione al precariato. Con tutta sincerità: il problema si può risolvere oppure ci dobbiamo rassegnare alla colpa di essere nati in Sicilia?”. Già: può darsi che l’errore non stia in chi ha la facoltà di porre in essere una soluzione alla questione della dignità del futuro del giovane meridionale, bensì nei nostri genitori, nei nostri nonni, nei nostri antenati, che hanno deciso di rimanere dove sono, anziché farci nascere altrove. Chissà come sarebbe stata la mia vita, se fossi nato a Vercelli, a Asti o a Ivrea. “Ad ogni uccello il suo nido è bello”, scrisse Giovanni Verga. Ne siamo sicuri? Il mio di certo è sfilacciato e guardo gli altri con invidia: per fortuna, almeno sono civile e rispettoso della legalità, altrimenti avrei potuto pure desiderare di prenderne uno con la forza. Ciò perché sono nato in una famiglia che non mi ha cresciuto in un ambiente difficile. Ci sono ragazzi, invece, che si sono formati in nuclei malavitosi e che hanno colmato la loro noia con l’illecito: la crudele ed egoista mafia concepita come un datore di lavoro, come un padre adottivo che ha a cuore il destino dei propri figli, strappati allo Stato che non ha voluto curarsi di loro. Insomma, eredi di Salvatore Giuliano, il bandito di Montelepre, che interpretò per alcuni anni l’individuazione mitizzata dei sussulti di rivolta di ogni siciliano, vittima dello Stato e della povertà. In realtà, era un delinquente, uno che uccise a destra e a manca, uno spietato, seppur ingenuo. Ma sulla Sicilia si nota spesso un denso e spinoso Velo di Maya ed i potenti non hanno alcun interesse a toglierlo, perché se le cose non cambiano, non è perché non possono cambiare, bensì perché non si vuole che cambino. Ecco il senso dell'immobilismo siciliano. Ma io, che sono nuddu immiscatu cu nenti, non posso di certo aspettare che una nuova Santa Rosalia spunti dal Monte Pellegrino e salvi la città dalla peste. Il tempo, infatti, passa e la mia vita scorre. Diamine! Quand’ero bambino non immaginavo che a quasi 30 anni non avrei avuto alcun punto fermo! Allora sognavo che alla mia età avrei avuto almeno la possibilità di coltivare il futuro con un seme costante e proficuo! Allora credevo nelle parole degli insegnanti, che mi profetizzavano un avvenire di sicuro interesse! Ma l’intelligenza da sola non basta. In Sicilia (e non mi stancherò mai di ripeterlo) se non hai le amicizie, se non hai i piccioli, sei destinato ad essere ingoiato dal nulla. Di te non ha cura nessuno, neanche Dio. E perché allora dovrei io pensare agli altri? Fottersene è l’imperativo categorico, così come il rispettare il consiglio che Alfredo diede a Salvatore: “Tu non ci devi più tornare qui, promettimelo!” (Nuovo Cinema Paradiso).
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22/08/2008

Avviso

La connessione ad internet di casa è assente a e mi auguro che si possa risolvere al più presto questo fastidiosissimo problema.

Aggiornamento, 25 agosto: Il problema permane e potete immaginare quanto sia nervoso...
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21/08/2008

Il disastro aereo di Madrid e la paura di volare



Io non riesco a star tranquillo quando sono in aereo: è più forte di me. Cerco di trascorrere il tempo nel miglior modo possibile, spesso senza ottenere il risultato cercato. Quest'anno ho viaggiato una volta con AirOne (andata e ritorno da Lampedusa, un volo di 40 minuti con il boeing); nel 2008 ho preso l'aereo sempre per l'isola delle Pelagie e per Milano e Roma: in uno di questi viaggi ho beccato persino il maltempo e da Malpensa a Punta Raisi è stato un tragitto in mezzo alle nuvole nere ed ai fulmini. Riconosco che l'aereo è un mezzo di trasporto eccezionale, che ti fa andare da un capo all'altro del pianeta in dieci ore e che quotidianamente i cieli sono percorsi da migliaia di velivoli: da qualche parte ho pure letto che è molto più probabile che un asteroide colpisca la terra, piuttosto che avvenga un incidente aereo. Una considerazione che mi sono ripetuto sempre al momento dei decolli. Fifone? Può darsi. La paura di volare, tuttavia, non m'impedirà mai di prendere l'aereo, perché ho troppa voglia di conoscere il mondo e di realizzare un giorno il mio desiderio di visitare gli Stati Uniti d'America.

Chissà quanti saranno stati ieri i passeggeri del volo JK 5022 della compagnia SpanAir, diretto alle Canarie, che hanno avuto la mia medesima paura e si sono fatti la solita domanda: "Tanto mica deve capitare a me". La dinamica dell'incidente, la cui fonte è il sito del Corriere della Sera, dimostra che le vittime hanno avuto la consapevolezza dell'incidente, prima di morire carbonizzati. Uno di loro è di nazionalità italiana: Domenico Riso e lavorava come steward per l'Air France. Non ce l'hanno fatta in 153, mentre i feriti sono stati 19, molti dei quali sono in gravissime condizioni. Uno solo è stato classificato come leggero. Il decollo dall'aeroporto di Madrid era previsto alle 13 con l'arrivo allo scalo di Las Palmas di Gran Canaria alle 14.55. Dopo 5 minuti dalla partenza, il decollo viene sospeso per l'anomalia a un reattore. Alcuni passeggeri telefonano ai familiari per avvertirli di un possibile ritardo dovuto a un disguido tecnico ed a un eventuale cambio di velivolo. Se l'aereo fosse stato davvero cambiato, la catastrofe si sarebbe evitata. Eppure, dopo la revisione (e si dovranno stabilire le responsabilità di chi l'ha fatta), alle 14.25 l'apparecchio si dirige di nuovo in pista ed inizia il decollo. Quando l'MD82 è a 10 metri da terra si verifica un'esplosione del motore sinistro, che si stacca e cade lontano 200 metri. Segue una brusca virata a sinistra, ma mentre il pilota cerca di correggerla, l'ala destra tocca il suolo e l'aereo precipita. Il velivolo cade tra due piste, va in frantumi e s'infiamma.

Il ministro delle infrastutture del governo spagnolo, Magdalena Alvarez, ha detto che "il pilota era partito ed è rientrato dopo aver avvertito qualcosa, qualcosa che sarà la commissione d'inchiesta a stabilire". Non sono di certo io quello che può sparare sentenze a riguardo, però la catastrofe mi puzza di negligenza della SpanAir.  Sul sito di Repubblica, a tal proposito, si legge un'intervista a Pietro Pallini, esperto pilota di voli intercontinentali. Egli ha sostenuto che è impossibile che l'incidente sia stato provocato dal solo incendio di uno dei motori dell'MD82, ma da un concorso di cause, come avviene in tutte le sciagure aeree. Ed a proposito del velivolo il comandante ha affermato che è "vecchia, oltre ad essere particolarmente avida di carburante e, per questo, assai costosa".

Tra i sopravvissuti dell'incidente ci sono 2 fidanzati, respinti al check-in 3 minuti dopo la chiusura del volo, alle 14. 180 secondi di ritardo che gli hanno salvato la vita. Di certo non si dimenticheranno mai l'accaduto.

L'aereo, stando alle statistiche, è il mezzo di trasporto più sicuro in assoluto. 27 volte più dell'automobile e 2 in più del treno. Qui si legge che "ogni anno milioni di persone si muovono per il mondo in tutta comodità e sicurezza e come scrive una rivista, la possibilità di morire è uguale a quella di far uscire testa per 21 volte di seguito lanciando una moneta in aria". Ciò è vero ma la paura è irrazionale, fomentata per di più da eventi catastrofici del genere.
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categorie: attualità
21/08/2008

Il MySpace di Palermo.Blogolandia.It



Ho appena creato il MySpace di Palermo.Blogolandia.It, l'urban blog del capoluogo siciliano, di cui sono il "sindaco". Obiettivo è intensificare la community del sito ed avere amicizie significative. Dunque, aggiungetevi!
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categorie: comunicazioni di servizio
20/08/2008

E se si togliesse la patente agli anziani?



Premetto il post con due fatti di cronaca: Il 7 agosto scorso ha perso la vita in un incidente stradale Andrea Pininfarina, investito da una Ford Fiesta di colore rosso, guidata da un uomo di 78 anni. Ieri un'anziana di 82 anni è morta in un incidente su viale Regione Siciliana, a Palermo: ha perso il controllo della sua auto e si è schiantata contro un muro, molto probabilmente a causa di un malore.

Notizia di oggi è che il Governo ha intenzione di rivedere il codice della strada, così come ha anticipato il Sottosegretario alle Infrastrutture, Bartolomeo Giachino. Dovrebbero essere in arrivo, entro la fine dell'anno, nuove regole e multe più salute per automobilisti e centauri. Si prevede una stretta sui limiti di velocità e sull'uso improprio dei telefoni cellulari. Cambierà anche la segnaletica: di notte, nei punti critici, i segnali stradali diverranno luminosi.

Ora, un recente studio sul rapporto tra gli anziani e le auto, ha rilevato che ogni anno sulle strade dell'Unione Europea oltre 8.000 persone di età superiore ai 65 anni restano uccise a causa degli incidenti stradali, il che significa una vittima su cinque. I dati relativi all'Italia dal 1997 al 2006 parlano di una percentuale di mortalità tra gli over 65 in calo di appena il 2,27% e le proiezioni al 2020 preannunciano una crescita del fenomeno che alzerà la media dei decessi portandola ad una vittima su cinque.

Gli anziani, si sa, non possono avere la medesima accortezza in strada rispetto ad uno che ha alcuni anni in meno. Ciò, ad esempio, perché la vista non è più buona come un tempo e l'udito viene meno. Ebbene, il nostro codice stradale non prevede un limite al di là del quale un cittadino non può più guidare una normale autovettura (l'art. 115 vieta agli over 65 la guida degli autotreni ed autoarticolati, la cui massa complessiva a piena carico sia superiore a 20 tonnellate e agli over 60 di guidare autobus, autocarri, autotreni articolari, autosnodati, adibiti al trasporto di persone, anche se tale limite può essere innalzato ai 65 se ci sono i requisiti fisici e psichici). Cambiano solo i termini della validità della patente: scadono dopo 10 anni fino all'età di 50, poi dopo 5 sino al raggiungimento dei 70, in seguito ai quali la patente deve essere rinnovata ogni 3 anni (art. 126). In base a tale norma è possibile che sulle strade italiane ci sia al volante un uomo di cent'anni.

Nessuna discriminazione, naturalmente. Però sarebbe socialmente opportuno stabilire un limite superato il quale si tolga la possibilità guidare, perché garantirebbe più sicurezza sulle strade. Ciò varrebbe sia per l'anziano al volante che per gli altri.
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categorie: politica, attualità
19/08/2008

59 anni fa l'eccidio di Passo di Rigano: Salvatore Giuliano uccise 7 carabinieri



Nel film Il Siciliano, diretto da Michael Cimino nel 1986, Salvatore Giuliano (Christopher Lambert) è descritto come un eroe, un Robin Hood che aveva a cuore il destino della Sicilia ed il sogno di fare divenire l'isola una stella della bandiera americana; a proposito di ciò egli fece girare un volantino, scritto e disegnato di proprio pugno, in cui si leggeva: " A morte i sbirri succhiatori del popolo siciliano e perché sono i principali radici fascisti, viva il separatismo della libertà". Per di più, Cimino fa intendere che la strage di Portella della Ginestra (1947) sarebbe stata causata da altri, mentre Giuliano avrebbe voluto che i suoi uomini sparassero mirando in alto, sopra le teste della folla. "Precisò che proprio il fatto che tra le vittime ci fossero dei bambini provava che s'era trattato di un incidente: credevano forse che avesse una pietra al posto del cuore? Ma gli ottocento bossoli trovati sul luogo della sparatoria ci dicono da soli che questa è una menzogna spaventosa" (John Dickie, Cosa Nostra, Laterza, pp. 278-279).

Il bandito di Montelepre, invece, non fu affatto uno stinco di santo ed un perseguitore del bene comune. Ed oggi si commemora il 59° anniversario dell'eccidio di Passo di Rigano, noto anche come la strage di Bellolampo, a causa di cui perirono 7 carabinieri: Pasquale Marcone, Armando Loddo, Gabriele Palandrani, Sergio Mancini, Giovanni Battista Aloe, Ilario Russo ed Antonio Pubusa.

Nel Giornale di Sicilia di oggi (articolo di Alessandro Bisconti) è raccontata la dinamica della strage: "Le prime avvisaglie dell'inferno erano apparse già nel pomeriggio quando altri 15 elementi della banda Giuliano avevano attaccato una caserma in aperta campagna, sede di squadriglie dell'Arma, nella zona di Bellolampo, dove il reparto del Battaglione Mobile era impegnato in un'azione di rastrellamento. L'area, assaltata con mitraglitrici e bombe a mano, era a dieci chilometri dal centro cittadino. Da Palermo partirono i rinforzi per una vasta quanto vana battuta, terminata intorno alle 21. Il rientro del piccolo contingente militare fu macchiato dal sangue. Un piano diabolico, quello di Giuliano, studiato nei minimi dettagli. Il bandito, prima nascose una grossa mina legata con un filo di ferro a bordo strada, per poi mimetizzarsi sul lato opposto della carreggiata in un folto boschetto, attendendo il rientro dell'autocolonna. L'arrivo dei mezzi dei carabinieri, a Passo di Rigano, fu annunciato dal rumore dei motori. Poi l'esplosione".

Ecco, per l'appunto: Salvatore Giuliano fu un bandito criminale e legato alla mafia, altro che eroe: in questo caso il romanticismo non può essere di casa, che ha velato la sua storia, soprattutto dopo la morte: per le strade di Palermo e per lungo tempo i cantastorie ne narrarono le vicende. Ed il già citato John Dickie sostiene che Giuliano "sigillò la rinascita della mafia dopo la repressione fascista, e potrebbe anche essere stata il punto di partenza della collusione dello Stato democratico italiano con atti terroristici rivolti contro la sua stessa popolazione".
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categorie: storia, palermo ieri e oggi
18/08/2008

E' morto Franco Sensi



E' morto Franco Sensi, il presidentissimo della Roma: aveva 83 anni ed era malato da tempo.
Nel 2000 acquistò il pacchetto di maggioranza del Palermo, ottenendo nell'anno successivo la promozione dalla C1 alla B, fino alla cessione definitiva del club rosanero nel luglio del 2002 all'attuale presidente Maurizio Zamparini.

E chi si dimentica la stagione 2000-2001, quando il Palermo militava in serie C-1, girone B e l'allenatore era Giuliano Sonzogni! Il capocannoniere fu Elia Firmino (13 reti) e nella squadra giocava il mitico Massimiliano Cappioli. Soprattutto mai sbiadirà il ricordo del 13 maggio 2001. Ero in Curva Sud e lo stadio era gremito in ogni ordine di posto. Si trattava dell'ultima partita del campionato e l'avversario di turno era l'Ascoli. Prima del triplice fischio dell'arbitro, nessuno sperava nella promozione diretta in serie B e serpeggiava la rassegnazione
e la paura, perché dovevamo giocarcela ai play-off. Il Messina, oggi scomparso dal calcio che conta, prima di quel giorno in cima alla classifica, era impegnato ad Avellino, che non aveva da chiedere più niente al campionato.

Eppure...

Il Palermo vinse 1 a 0 con l'Ascoli ed il Messina non solo sbagliò un calcio di rigore sullo 0 a 0 a pochi minuti dalla fine della partita, ma la perse poco dopo grazie ad un goal irpino che fece esplodere di gioia l'allora stadio della Favorita, come documenta il video che si trova in chiusura del post.

Di Franco Sensi, dunque, a Palermo c'è uno splendido ricordo, perché ha contribuito attivamente alla promozione in serie B, cominciando quel percorso che ha condotto i RosaNero nella massima serie. Requiescat in pace.

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categorie: calcio
17/08/2008

Sesso e Cristianesimo



Sesso e Cristianesimo
: un rapporto difficile, esclusivo ed avverso.  La regola fondamentale è che non bisogna farlo fuori dal matrimonio ed all'interno di esso l'amplesso è ammesso solo per procreare.

Nell'Antico Testamento, eppure, ci sono molti passi in cui i rapporti carnali non sono poi così celati. Si anticipa, comunque, che il sesso nella Bibbia non è edonistico, bensì funzionale all'assicurazione di una discendenza ed alla sopravvivenza della specie. Un esempio di ciò è presente nella Genesi (19; 31-36): "Ora la maggiore disse alla più piccola: «Il nostro padre è vecchio e non c'è nessuno in questo territorio per unirsi a noi, secondo l'uso di tutta la terra. 32 Vieni, facciamo bere del vino a nostro padre e poi corichiamoci con lui, così faremo sussistere una discendenza da nostro padre». 33 Quella notte fecero bere del vino al loro padre e la maggiore andò a coricarsi con il padre; ma egli non se ne accorse, né quando essa si coricò, né quando essa si alzò. 34 All'indomani la maggiore disse alla più piccola: «Ecco, ieri io mi sono coricata con nostro padre: facciamogli bere del vino anche questa notte e va' tu a coricarti con lui; così faremo sussistere una discendenza da nostro padre». 35 Anche quella notte fecero bere del vino al loro padre e la più piccola andò a coricarsi con lui; ma egli non se ne accorse, né quando essa si coricò, né quando essa si alzò. 36 Così le due figlie di Lot concepirono dal loro padre". Naturalmente coricarsi significa accoppiarsi e qui abbiamo addirittura un caso d'incesto, giustificato perché occorre continuare la stirpe e "non c'è nessuno in questo territorio", essendo entrambe le donne scampate alla distruzione di Sodoma e Gomorra.

Il sesso è protagonista anche nel libro di Ruth, la cui miseria la spinse ad unirsi agli spigolatori in un campo di grando e qui incontrò Booz. Ecco il passo della seduzione: "Booz mangiò, bevve e aprì il cuore alla gioia; poi andò a dormire accanto al mucchio d'orzo. Allora essa venne pian piano, gli alzò la coperta dalla parte dei piedi e si coricò. 8 Verso mezzanotte quell'uomo si svegliò, con un brivido, si guardò attorno ed ecco una donna gli giaceva ai piedi". Il gesto di Ruth fu poi immediatamente seguito (e riparato) dal matrimonio: "Le disse: «Chi sei?». Rispose: «Sono Rut, tua serva; stendi il lembo del tuo mantello sulla tua serva, perché tu hai il diritto di riscatto»".

Allungando il succo, dovremmo anche citare la storia del Re Salomone e di Betsabea, però le figlie di Lot e Ruth bastano per comprendere che il sesso non è condannato nell'Antico Testamento ed è funzionale. Insomma, gli uomini hanno bisogno naturalmente di accoppiarsi, perché senza l'amplesso non può esserci la continuazione della specie. In estrema sintesi: il sesso è vita.

Nel Nuovo Testamento non c'è traccia di una posizione netta di Gesù in relazione all'eros. Secondo Remo Cacitti, docente di Cristianesimo antico all'Università di Milano, ciò avviene perché l'attenzione di Cristo è "rivolta altrove: sta per realizzarsi la venuta del Regno dei cieli, di fronte alla quale i vecchi metri di giudizio non hanno valore. Contava solo la fede".

Da ciò ne consegue che per i primi cristiani il sesso non era un peccato al 100%, ma la religione fu poi contaminata dalla contrapposizione netta tra corpo e anima, tra la vita di quaggiù e la vita di lassù ed il valore della verginità deriva proprio da questo: fare sesso distoglie dalla dedizione alla divinità. Il matrimonio è concepito come il modo per rimediare alla concupiscenza, perché così limita il danno della lussuria, riconducendola alla necessità della procreazione. Così si pensò almeno fino al XX secolo, cioé quando la Chiesa ha dovuto essere meno rigida nei confronti della sessualità. Papa Pio XI nell'enciclica Casti Connubii del 1930 indicò, accanto all'obiettivo principale della procreazione, quello secondario del "rafforzamento del reciproco amore" tra i coniugi. Insomma, il sesso tra sposati non è solo vita ma è anche amore. E Giovanni Paolo II esplorò spesso il tema dell'unione sessuale e sostenne che il piacere femminile se manca "può generare complessi estremamente gravi".

N.B.: Il mio personalissimo commento è presente nell'apposito spazio. Sarebbe interessante leggere il rapporto tra religione e sesso di qualche lettore...

Fonti: Focus Storia di agosto ed il sito del Vaticano.
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categorie: la mia vita, religione e società
16/08/2008

La Compagnia La Belle Epoque: una piacevolissima scoperta



Sono tornato stamattina da Sciacca, dove ho trascorso il Ferragosto, trascorrendo le serate in compagnia di ottima musica. Ieri ho divorato il concerto di Francesco De Gregori, che ha presentato sia le sue nuove canzone che i suoi cavalli di battaglia. Ma soprattutto ho assistito con estremo gusto due sere fa all'esibizione della Compagnia "La Belle Epoque", presso il suggestivo scenario del Collegio dei Gesuiti, che ha proposto il Gran Galà dell'Operetta.

Questo gruppo, formatosi nel 1982 e fondato da Giorgio Tazzari, ha la mission di tenere viva l'Operetta "non solo come revival, ma come una peculiare dimensione di spettacolo da tenere viva". A Sciacca, oltre al citato Tazzari, che ha suonato il pianoforte (unico strumento utilizzato), c'erano il soprano Dianora Marangoni (nella foto), il tenore Franco Fornarelli, la soubrette Annamaria Orsi, il brillante Alessandro Tampieri ed il caratterista e conduttore Vittorio Regina, che ha storicamente presentato i vari brani di Operetta proposti durante la serata.

Essi hanno generato due ore di straordinaria musica, proponendo canti tratti dalla Vedova Allegra, il Paese dei Campanelli, Cin Ci La, Scugnizza, La principessa della Czarda, ecc. Strabilianti gli artefici della serata (e sensualissime entrambe le donne); suggestivo Tazzari che ha concluso con un assolo lo spettacolo, suonando un mix di celeberrimi brani al pianoforte.

Con il mio Lg ho ripreso il tenore Fornarelli ed il soprano Marangoni mentre hanno cantato Granada.


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categorie: musica
16/08/2008

Che cosa fareste se vi trovaste davanti alla culla di Hitler?



Quest'immagine proviene dalla rivista Focus - Storia di questo mese ed il bambino è Adolf Hitler, colui che causò la Seconda Guerra Mondiale ed il genocidio che condusse alla morte 6 milioni di ebrei (nonché l'uccisione di zingari, omosessuali ed avversari politici).

Se la macchina del tempo vi portasse davanti alla culla del piccolo Hitler, che cosa fareste? Compiereste un infanticidio, provvedereste alla sua scomparsa o lascereste immutato il corso della storia?

Questa domanda è vecchia perché sono certo che molti se la sono posta, anche in relazione ad altri personaggi che hanno macchiato di sangue gli eventi del passato, però sono curioso di conoscere la vostra risposta.

La mia è la seguente:

Se io mi trovassi davanti alla culla di Adolf Hitler, senza nessuno attorno, sono certo che non ce la farei ad ucciderlo, perché avrei di fronte pur sempre un bambino. Certo è che sarebbe il modo più immediato per evitare al mondo le disgrazie che produsse, però opterei per un'altra scelta. Rapirlo per abbandonarlo lontano da casa? Qualcuno potrebbe ritrovarlo e riportarlo dove stava. Toglierlo dalla culla e lasciarlo in un convento, spacciandolo per orfano? Anche in questo caso non ci sarebbe la certezza della riuscita del ratto. Lo porterei con me e lo crescerei.
postato da: WG alle ore 14:22 | link | commenti (12) | commenti (12)
categorie: storia
13/08/2008

Buon Ferragosto!



Questo blog non sarà aggiornato da oggi al 16 agosto, in quanto sarò a Sciacca, splendida località in provincia di Agrigento.

Buon Ferragosto!
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categorie: comunicazioni di servizio
12/08/2008

Davide contro Golia



La scorsa notte il presidente degli Stati Uniti, George Bush, ha affermato che le azioni della Russia in Georgia sono "inaccettabili" ed hanno "danneggiato in maniera sostanziale" la posizione di Mosca nel mondo. Ha sottolineato, inoltre, che non sta in cielo ed in terra che nel XXI secolo sia in atto un'offensiva mirata a deporre un governo eletto democraticamente dal popolo. Ecco il video:



Le affermazioni di George Bush sono state implicitamente confermate dalle dichiarazioni di stamane del ministro degli esteri russo, Serghei Lavrov, il quale ha detto che "la Russia non ha più nessuna fiducia nell'attuale dirigenza della Georgia". E quindi? E' una motivazione valida per scatenare una guerra ed invadere la sovranità territoriale georgiana?

E la Georgia non ne vuole sapere di arrendersi: Mikhail Saakashvili ha sostenuto che "noi combattiamo per la nostra libertà e il prezzo da pagare tornando indietro sarebbe troppo alto. Vorrebbe dire la perdita della libertà, un sentimento che i georgiani hanno conosciuto per decenni e che non possono sopportare. Per questo dico che la Georgia non si arrenderà mai".

Sul fronte della battaglia, i russi stamane hanno bombardato Gori, la più importante città georgiana, che si trova in prossimità del confine con l'Ossezia del Sud. Si registrano numerosi feriti tra i civili e la morte di un corrispondente della tv olandese. Quest'azione bellica dimostra che la Russia sta dicendo una bugia dopo l'altra. Appena ieri, infatti, il Cremlino aveva dichiarato che non era vero che le truppe russe avevano occupato Gori. E' stata segnalata, inoltre, una forte esplosione al centro della capitale Tbilisi. A tal proposito, su Le Figaro si legge che la maggioranza degli analisti e dei politici della Georgia ritiene che lo scopo di Putin sia quello di sbarazzarsi del regime pro-occidentale di Saakashvili e di ristabilire la dominazione russa sul Caucaso.  L'esercito dell'Abkhazia, infine, sostiene di aver circondato le truppe georgiane nelle gole di Kondori ma si stanno difendendo.

Aggiornamento 11.25: Il presidente russo, Dmitry Medvedev, ha annunciato di aver ordinato lo stop alle operazioni militari in Georgia, ciò perché "l'obiettivo di costringere alla pace Tbilisi è stato raggiunto". Ah sì? Medvedev ha aggiunto che "l'aggressore in Ossezia del Sud è stato punito e vi ha subito perdite molto significative". La Georgia è un aggressore... su Wikipedia, ad esempio, si legge che l'Ossezia del Sud è una "provincia autonoma della Georgia", non è uno Stato indipendente.



12.22: L'Alto Commissariato dell'Onu per i rifugiati ha stimato in almeno 100.000 le persone sfollate a causa del conflitto. Le truppe russe sono ferme nelle loro posizioni, ma pronte ad intervenire in caso di violazione della tregua e Mosca da vincitrice ha dettato a Tbilisi i termini della resa: "le truppe georgiane tornino in posizione e siano smantellate". Il numero 2 dello stato maggiore russo, Anatoly Nogovizin, ha affermato che non c'è stato alcun bombardamento a Gori. Eppure lì è morto Stan Storimans, l'operatore della rete televisiva olandese Rtl. Altra bugia. Nel sommario di Studio Aperto, la guerra in Georgia è in terza pagina: prima ci sono le Olimpiadi e poi gli incidenti stradali.

12.34: Il ministro georgiano della Reintegrazione, Temour Iakobachvili ha confermato che le truppe russe hanno fermato la loro avanzata ma non si sono ritirati. In una intervista rilasciata a France-2, il presidente
Mikhail Saakashvili ha dichiarato che: "E' una questione di sopravvivenza. La Georgia è un Paese moderno, che si è sviluppato molto velocemente, con molti investimenti stranieri, un livello di violenza molto basso e con tanti successi. La Russia vuole distruggere il governo georgiano eletto democraticamente dal popolo".

17.05: E' stato raggiunto un accordo tra il presidente Russo Medvedev e quello francese Sarkozy sulla base di sei punti:
  1. Non ricorso alla forza.
  2. Cessazione immediata di tutte le ostilità.
  3. Libero accesso agli aiuti umanitari.
  4. Ritorno delle forze armate georgiane alle caserme.
  5. Ritiro delle forze russe alle posizioni precedenti al conflitto. Per la creazione di meccanismi internazionali, le forze di interposizione russe prendono misure supplementari di sicurezza.
  6. Inizio di un dibattito internazionale sul futuro status di Ossezia del Sud e Abkhazia, e dei mezzi per garantire stabilità e sicurezza.
Le forze russe, tuttavia, resteranno in Ossezia del sud e in Abkhazia, ha sottolineato il presidente Dmitri Medvedev, perché "rappresentano un fattore chiave di sicurezza nel Caucaso". E sarebbero forze di pace? Ho i miei dubbi.
La Casa Bianca valuterà la portata delle dichiarazioni di Mosca, che ha annunciato che fermerà le azioni militari in Georgia. "Cercheremo di capire esattamente che cosa significhi questa decisione e se sarà effettivamente messa in atto", ha detto il portavoce di Washington Tony Fratto.
postato da: WG alle ore 11:43 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: politica
11/08/2008

Russia Occupates Georgia and the World sleeps



La tensione è sempre altissima in Georgia e dintorni. Tbilisi, infatti, ha respinto l'ultimatum russo di ritirare le truppe presenti nella zona d'interposizione vicina al confine con l'Abkhazia. La capitale georgiana è stata bombardata nella notte dall'aviazione russa, così come Gori, dov'è nato Stalin. A proposito di quest'ultima, dodici aerei avrebbero colpito anche obiettivi civili e secondo la Croce Rossa Internazionale 40.000 persone sono state costretto a lasciare le proprie case.

George Bush, nel frattempo, rincara la dose contro Mosca. In un'intervista rilasciata a Pechino dall'emittente NBC, il Presidente degli Stati Uniti ha definito "inaccettabile" la violenza della Russia nei confronti della Georgia. Anche la Gran Bretagna ha condannato gli attacchi russi: il ministro degli esteri, David Miliband, ha affermato che gli ultimi bombardamenti hanno portato il conflitto ben oltre l'Ossezia del Sud.

Silvio Berlusconi ha chiamato due volte Vladimir Putin, chiedendo una tregua immediata nella martoriata provincia separatista filo-russa, soprattutto dopo il ritiro ordinato da Tbilisi alle sue truppe. La risposta non è stata delle migliori, perché il russo ha sostenuto che Mosca ha avuto tutto il diritto di intervenire in Georgia. Il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha comunicato la posizione italiana: "L’Italia ritiene che non si possa creare una coalizione europea anti-russa, e in questo siamo vicini alla posizione di Putin. Ma Mosca deve comprendere che il peacekeeping oggi affidato esclusivamente alle sue forze militari dovrà essere discusso con la comunità internazionale". Inoltre, ha affermato che è in gioco la credibilità dell'UE, affermando che l'Europa "deve essere il ponte tra Stati Uniti e Russia". La posizione italiana, dunque, è assolutamente diplomatica e tende a non condannare, al contrario di quanto fatto da Stati Uniti, Gran Bretagna e Svezia: così come già raccontato in questo post di due giorni fa, infatti, da Stoccolma si paragona il comportamento di Mosca a quello di Adolf Hitler. Silvio Berlusconi, tuttavia, dovrebbe mettere da parte l'amicizia con Putin ed affrontare la questione ufficialmente e senza il telefono di mezzo. Così come ha detto Pierferdinando Casini, "se un amico sbaglia, bisogna farglielo notare".

La guerra in corso, intanto, pone inquietudini per il petrolio che transita attraverso la Georgia. In quest'articolo, Le Figaro sostiene che ciò che sta accadendo "potrebbe mettere in pericolo il percorso del petrolio. L'Azerbaijan ha annunciato la sospensione delle sue esportazioni di petrolio attraverso i porti georgiani di Koulevi e Batumi" ed "il primo ministro georgiano ha dichiarato che l'aviazione russa ha bombardato alcune zone in prossimità dell'oleodotto di Bakou-Tbilisi-Ceyhan, che tuttavia non è stato toccato". Sull'importanza dell'oro nero in questa guerra, ne è convinto anche il già citato leader dell'Unione di Centro: "In Georgia passa un oleodotto che porta il petrolio fino alla costa turca del Mediterraneo senza attraversare il territorio della Russia. Se Putin ci mette le mani acquista un'egemonia energetica molto pericolosa. Ricordiamoci di come ha cercato di piegare l'Ucraina chiudendo i rubinetti del gas".

Ecco i link dei post precedenti:

  1. Tregua olimpica già violata: è guerra tra Georgia e Russia
  2. Sta scoppiando la seconda guerra fredda?
  3. Io sto con Tbilisi perché non sto con Mosca
  4. Palermo è gemellata con Tbilisi
Aggiornamento 13:00. Il presidente della Francia, Sarkozy, sarà domani a Mosca e a Tbilisi per cercare di mediare, soprattutto alla luce della tregua sottoscritta da Saakashvili. Vladimir Putin, tuttavia, ha annunciato che porterà avanti la missione di peacekeeping (strano costringere alla pace con la guerra) in Ossezia del Sud fino "alla sua logica conclusione" (e quale sarebbe?). Il russo, inoltre, ha attaccato duramente gli Stati Uniti d'America, colpevoli di aver aiutato la Georgia a portare a casa i soldati impegnati in Iraq. Un portavoce del Cremlino, per di più, ha annunciato che è stato respinto il cessate il fuoco sottoscritto unilateralmente da Tbilisi, perché "la Georgia combatte ancora". Il presidente dell'Estonia, infine, ha chiesto all'Unione Europea di rivedere l'insieme delle sue relazioni con Mosca, alla luce del conflitto in corso.

Aggiornamento 15:30. I ministri degli Esteri dei Paesi del G7 hanno raggiunto l'accordo per esortare la Russia ad accettare il cessate il fuoco immediato chiesto dalla Georgia per quanto riguarda il conflitto in Ossezia del Sud. Lo ha annunciato il Dipartimento di Stato americano. Ma gli scontri proseguono. I soldati russi hanno fatto irruzione nelle caserme di polizia georgiane a Zugdidi, località che si trova al confine con l'Abkhazia e ne hanno preso possesso per un breve arco di tempo.  L'esercito georgiano, stando alla portavoce del governo dei secessionisti dell'Ossezia del Sud, ha ripreso i bombardamenti nel territorio, "usando diversi tipi di armi e di artiglieria". Qui, infine, si può leggere l'intervista realizzata da Le Figaro a James Goldgeier, specialista delle relazioni russo-americane, secondo il quale l'Occidente ha come unica opzione la negoziazione, mentre Mosca sta cercando di raggiungere lo scopo di non permettere l'adesione della Georgia alla Nato.



Aggiornamento 19:50. La situazione è sempre più incandescente. Secondo il presidente georgiano, Mikhail Saakashvili "le truppe russe hanno occupato e controllano la maggior parte della Georgia"
. Di conseguenza il ministro degli esteri di Tbilisi domani non sarà a Bruxelles all'incontro con il segretario della Nato e gli ambasciatori del Consiglio Atlantico. Le truppe georgiane stanno ripiegando sulla capitale per difenderla dall'invasione dell'armata russa, che ha già preso Gori. Sul versante della politica italiana, Roberto Calderoli, il ministro per la semplificazione, chiede che "Berlusconi e il governo italiano intervengano subito per una pace immediata". All'Ansa il ministro degli esteri, Franco Frattini, ha dichiarato che Silvio Berlusconi sta esercitando una pressione morale su Putin al fine di condurre alla tregua i contendenti.

Aggiornamento 20:39. Questo video è stato pubblicato 15 minuti fa su YouTube, in cui si racconta che l'intera Tbilisi è in preda al panico per l'imminente invasione dell'esercito di Mosca. Si legge che Vladimir Putin vuole distruggere il governo georgiano e "the world sleeps".




Nonostante questo filmato, il Cremlino ha annunciato che non ha intenzione di conquistare la capitale della Georgia e che "la leadership di Tbilisi è chiaramente nel panico". In una guerra, si sa, la veridicità delle informazioni è messa a dura prova dall'effettualità delle circostanze.

postato da: WG alle ore 11:20 | link | commenti (4) | commenti (4)
categorie: politica

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