28/07/2008,23:05

Dopo neanche una settimana da quando ho messo piede a Lampedusa, già mi sento fuori dal mondo. Non leggo i giornali, non guardo la televisione e soltanto stasera eccomi (finalmente) davanti ad un Pc connesso, cortesemente prestato da un collega.

Si lavora e tanto (grazie a Dio).

Lo sfondo di queste parole è l'orizzonte tracciato dal mar Mediterraneo, che si ammira chiaramente dalla stanza in cui dormo. Lo spazio ideale d'ispirazione per un poeta innamorato. In fondo, Lampedusa è un isola a misura di coppia, luogo conforme per gli innamorati. Ci sono spiagge solitarie, pub che ti offrono un cocktail in un tavolo che dà sulla spiaggia, via Roma che non si può non passeggiare mano per mano, l'isola dei Conigli che ti esorta a fare l'amore sotto le stelle. Essere single qui è davvero spiacevole.

La politica? Non la sto seguendo. Ci sarebbe da approfondire il tema dei precari, ad esempio. Ma non posso scrivere un post, basandomi sul titolo, senza leggere attentamente il pezzo a cui si riferisce. La prima impressione, comunque, è negativa.

Cosa mi manca dove sto? Mia madre e mio fratello, in primis: considero la famiglia un valore naturale ed una necessità esistenziale. E poi la scrittura, che è la mia droga, in relazione alla quale si fa sempre più forte il desiderio che possa presto essere il mio mestiere...

23/07/2008,12:06


Alle 20:15 partirà dall'aeroporto Falcone - Borsellino il boeing che mi condurrà a Lampedusa, dove starò a tempo indeterminato. Di conseguenza il blog non sarà aggiornato con la stessa cadenza. Come l'anno scorso, accadrà che scriverò spesso sull'ultimo lembo di terra a sud d'Italia, raccontandovi ciò che succede da quelle parti. Lì lavorerò ed al contempo mi godrò le bellezze naturali del luogo, che condividerò con i lettori di C'è Walter. Ad esempio, nella foto vi anticipo lo spettacolo che ogni sera si osserva da dove sto tornando ad abitare.

BUONE VACANZE!
22/07/2008,10:19
Quando ho scritto questo post con il quale ho espresso la mia profonda amarezza per quanto affermato due giorni fa da Umberto Bossi e Paola Goisis a Padova, sapevo che avrei corso il rischio di qualche bacchettata da chi la pensa politicamente in linea generale come me. Ma non mi sono curato di tale preoccupazione, in quanto questo blog non è militarizzato, equipaggiato per una battaglia quotidiana e costante con l'altra parte. Sono di destra, voto Pdl e seguo la politica di questo partito; ciò non significa che io debba sempre accettare tutto ciò che proviene dal centrodestra, enfatizzando il buono e standomene in silenzio quando accade qualcosa di storto. E poi io non ho votato per la Lega Nord. Prima di essere un blogger che sta a destra, io sono Walter Giannò, un uomo libero ed in quanto tale non partecipo al manicheismo del sistema politico, l'esasperazione di un bipolarismo che per il bene dell'Italia dovrebbe essere lestamente condotto al bipartitismo. Per me non esiste solo il bianco ed il nero: c'è anche il beige. E ieri Umberto Bossi andava criticato aspramente. Dispiace, tuttavia, aver notato che il dissenso è stato concentrato essenzialmente sul dito medio del Senatur; pochissimi, infatti, hanno palesato il razzismo perpetrato nei confronti degli insegnanti che non sono del nord e che lavorano nelle scuole della Padania. Siamo abituati ai toni da frangia estrema di Bossi: se ci fosse stato soltanto il suo gesto, forse nemmeno gli avrei dedicato un post. Però non ho potuto soprassedere di fronte a frasi del genere: "Non possiamo più lasciare martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord" (Bossi); "E non è possibile che vengano professori da ogni parte a togliere il lavoro agli insegnanti del Nord. Loro vogliono sentir parlare solo di Pirandello e Sciascia" (Goisis); "nella nostra proposta di riforma della scuola abbiamo previsto l’obbligatorietà" che gli insegnanti al nord devono essere del nord (Goisis). Come qualificare questi interventi? Folkrore? Toni alti? Comunicazione politica ad hoc? Per me è razzismo, giacché gli insegnanti non si giudicano in relazione alle origini. In questo caso, ho espresso il mio pensiero da Walter Giannò, siciliano ed italiano.

Non ritengo, inoltre, di essere stato strumentalizzato da Vittorio Zambardino, il giornalista che cura il Netmonitor di Repubblica. Anzi, mi ha fatto piacere che il mio post sia stato ripreso (precisamente qui), perché così si trasmette ai lettori abituali del sito del quotidiano romano che ci sono ragazzi di destra che non camminano coi paraocchi e che vanno al di là del manicheismo destra/sinistra ed in relazione a ciò consiglio sempre di ascoltare la celeberrima canzone di Giorgio Gaber, perché il bene comune è da perseguire da tutta la politica e non è una prerogativa né della sola destra né della sola sinistra. In una democrazia, poi, vince chi ottiene più voti ed oggi al governo c'è Silvio Berlusconi e la maggioranza parlamentare è di centrodestra e spetta ad essa il compito di mandare avanti il Paese nel tempo prestabilito dalla legge. L'opposizione, dal canto suo, ha il compito di essere tale: non gli si può chiedere di certo di assecondare ogni proposta dell'altra parte, perché sminuirebbe il suo compito; è anche vero che non dovrebbe dire sempre di no, così come la maggioranza non dovrebbe sempre voltare le spalle alla minoranza.

Il blogger, comunque, di norma non è un politico; è un libero cittadino che ha la fortuna di esprimere il proprio pensiero pubblicamente sul web, dove è possibile confrontarlo con quello degli altri. Lo scontro fa parte del gioco, così come il tono acceso ed io non mi sono mai tirato indietro, perché il bello sta anche in questo, giacché se un pensiero ne agita un altro, ciò significa che non è stato debole. Alla luce di ciò, non devo essere diplomatico; non devo considerare le alleanze tra i partiti; non devo fare piacere ad uno, anziché ad un altro. Ciò che mi preme fare è rispettare la mia opinione e dare dignità al mio pensiero: se non facessi ciò, mi sentirei un burattino ed io sono troppo innamorato della libertà e della verità per esserlo.

21/07/2008,13:56
Vittorio Zambardino, l'autore del Netmonitor di Repubblica, ha citato questo post di ieri, in cui ho palesato la mia intolleranza nei confronti di quanto è stato affermato a Padova da Umberto Bossi e Paola Goisis.

Il giornalista, nell'incipit dell'articolo, ha scritto che: "Lo scontro non è inedito: ma c’è un senso di amarezza in più in Walter C’è, blogger 27enne palermitano, cattolico e di destra che scrive: “Essere del Pdl non significa tollerare in silenzio quanto detto oggi da Bossi…”. No, non è proprio necessario. E però la maggioranza dei blog di destra, tutti in piena attività, glissa allegramente sull’esternazione del ministro, che trova anche qualche difensore".

Ciò che mi dispiace è il fatto che dovrei essere uno dei pochi blogger di centrodestra che ieri ha esplicato pubblicamente l'amarezza nei confronti delle dichiarazioni contro l'unità d'Italia e contro i professori che non sono del Nord. Mi auguro di essere smentito. Nei blog, infatti, non dobbiamo necessariamente atteggiarci alla Cicchitto, perché la diplomazia è proprio del politico e non potevamo di certo aspettarci (purtroppo) tuoni e fulmini contro un alleato fondamentale, decidendo di non ingoiare il rospo. Il silenzio del blogger di solito non vale come un rifiuto ma come assenso.

Io ho ritenuto opportuno sfogare la mia amarezza, perché se non l'avessi fatto, avrei tradito il mio orgoglio di essere sia italiano che siciliano. Ieri, infatti, sono stato attaccato due volte: da un lato, perché io mi riconosco nell'inno di Mameli; dall'altro, perché gli insegnanti del Sud preferirebbero lavorare a casa loro, anziché in quella degli altri. Stolto poi è stato il riferimento superficiale a Luigi Pirandello e Leonardo Sciascia, entrambi siciliani, due pietre miliari della letteratura ITALIANA.

Non difendiamo l'indifendibile, cari blogger di centrodestra.

P.S.: Ho appena aggiornato l'urban blog di Palermo con questo post.

Aggiornamento 16.36: Camelot ha pubblicato la notizia della proposta di Roberto Maroni di riconoscere la cittadinanza a tutti i bambini rom, nati in Italia e senza genitori. Tanto di cappello al Ministro, non solo per il giusto e civile provvedimento, ma anche per la tempestività della sua diffusione, cioé un giorno dopo le dichiarazioni padovane di Umberto Bossi. Come se Maroni volesse dirci: "La Lega Nord non è razzista e ve lo sto dimostrando". Ciò evidenzia che sa fare benissimo il suo mestiere, cercando subito di portare l'attenzione dell'opinione pubblica su un fatto di politica attiva. Il commentatore anonimo numero 4 del post di ieri ha avuto ragione, perché ha scritto "adesso, ci pensa Maroni a calmare un po' gli animi". Detto, fatto.

Ed è arrivata, intanto, l'attesa sgridata del Presidente della Camera, Gianfranco Fini: "Un ministro ha un dovere supplementare di rispetto. Nessuno, men che meno un ministro, deve pronunciare parole che possano offendere il sentimento nazionale. L'inno nazionale, al di là delle strofe e della parole, rappresenta per il popolo italiano l'elemento distintivo".

18.11: Consiglio per la lettura - Il Riso con la Grana Padana di Beppe Vicari.

18.27: Ed ecco l'intervento di Renato Schifani: "
I simboli dell’unità e della patria sono sacri, riassumono la nostra storia e sono parte costitutiva della nostra identità nazionale. Sono certo comunque che quanto accaduto sia frutto di un clima particolare che spesso si realizza nei convegni di partito. A mia memoria fatti del genere non si sono mai verificati in ambito parlamentare".

20/07/2008,15:02


Essere del Pdl non significa che bisogna tollerare in silenzio sempre cosa proviene dalla bocca degli alleati ed oggi Umberto Bossi, leader della Lega Nord, ha esagerato e molto.


Il senatur ha alzato il dito medio a proposito dell'inno di Mameli, dopo aver detto che  "Non dobbiamo più essere schiavi di Roma. L'Inno dice che l'Italia è schiava di Roma". Irritante, stucchevole: roba da denuncia per vilipendio.

Ma la dichiarazione che mi ha fatto sollevare dalla sedia è stata soprattutto questa: "Dopo il federalismo bisogna passare anche alla riforma della scuola. Non possiamo più lasciare martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord. Il problema della scuola è molto sentito perchè tocca tutte le famiglie. La Padania ormai è nel cuore di tutti. Noi ai bambini la insegnamo fin da quando nascono, insegnamo loro che non siamo schiavi e non lo siamo mai stati. tutto quello che dico è la verità. Un nostro ragazzo (suo figlio Renzo ndr) è stato bastonato agli esami perchè aveva portato una tesina su Carlo Cattaneo". E Paola Goisis, deputata, ha rincarato la dose in questo modo: "Dopo trent'anni di scuola di sinistra, di esami di sinistra, di professori di sinistra, di presidi di sinistra i nostri ragazzi sono disorientati. I nostri studenti hanno bisogno di essere guidati da uno come Umberto Bossi. E non è possibile che vengano professori da ogni parte a togliere il lavoro agli insegnanti del Nord. Loro vogliono sentir parlare solo di Pirandello e Sciascia e non di un federalista come Carlo Cattaneo".

Innanzitutto, io sono uno di quelli che ritiene assurdo che nelle scuole italiane ci sia poco spazio dedicato alle Guerre d'Indipendenza, perché si racconta male e velocemente il percorso storico che condusse al tricolore. E mi sa che questo pensiero non può garbare a Bossi, considerato il suo astio nei confronti del verde-bianco-rosso. Alle medie, inoltre, un giorno la professoressa di Lettere ci disse che i meridionali sono più colti dei settentrionali e per un motivo ben preciso: i primi, avendo difficoltà a trovare lestamente lavoro, occupano il tempo a studiare; i secondi hanno la possibilità di entrare più velocemente nel mondo del lavoro e preferiscono le fabbriche alle aule universitarie, perché possono soddisfare subito il richiamo del guadagno. La professoressa dimostrò la sua tesi, sostenendo che il sangue delle classi dirigenti del Paese era più del Sud che del Nord. Ritenendo non del tutto sbagliato questo pensiero, mi sa che ci sono più insegnanti meridionali che settentrionali in Italia. Ragazzi che sono costretti a lasciare la propria terra per trasferirsi altrove e di certo non lo fanno con il sorriso sulle labbra, perché preferirebbero insegnare a casa loro, anziché in quella degli altri. Essi non vanno al Nord perché "quant'è bello essere maestri in una scuola di Milano", ma perché "purtroppo non possiamo esserlo a Palermo".

Paola Goisis, inoltre, ha sostenuto che "nella nostra proposta di riforma della scuola abbiamo previsto l’obbligatorietà" che gli insegnanti al Nord devono essere del Nord. Per la deputata della Lega Nord sarà carta straccia, ma la Costituzione recita all'articolo 3 che "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale". E' una proposta insulsa e terribilmente sciocca. Ragionando per assurdo: se tale idea diventasse legge, io non rinnoverei la mia iscrizione a Forza Italia, perché il partito sarebbe concretamente alleato di una riforma palesemente razzista, che non tiene conto dell'unità della Nazione, per la quale nella seconda metà dell'800 migliaia di giovani persero la vita. La donna, inoltre, ha citato Pirandello e Sciascia, entrambi siciliani, come se fossero due personalità irrilevanti. Ebbene, Nella sua scheda si legge che è laureata in pedagogia ed insegna storia e filosofia. Per di più, è segretario della VII Commissione (Cultura, Scienza e Istruzione). Su internet ho trovato questo suo volantino elettorale, che dimostra ancora di più il suo spirito razzista:



Dovrebbe essere esortata alle immediate dimissioni per quanto ha affermato oggi. Una mano nella coscienza: nel passato ho criticato spesso Vladimir Luxuria, però meglio cento Luxurie che una Goisis!

P.S.: Ho deciso di pubblicare questo post anche sul sito di Forza Italia Palermo.

Aggiornamento, 17:30: E' il momento delle reazioni. Italo Bocchino, vicecapogruppo vicario del Pdl alla Camera, ha affermato: "Bossi e la Lega, negli anni, hanno dimostrato di avere a cuore il cambiamento e la modernizzazione del Paese, ma, qualche volta, come accaduto oggi, le loro manifestazioni sconfinano. Ci sono principi inviolabili in politica, fra i quali l'unità nazionale ed i suoi simboli, compreso l'inno di Mameli"; sul sito del Partito Democratico è stato pubblicato quest'articolo: l'occasione per la polemica è stata posta su un piatto d'argento. Per di più sono d'accordo con la conclusione del pezzo: "Poveri bambini lombardo-veneti…
".

17:47: Si è fatto sentire anche Arturo Parisi, il leader degli ulivisti: "Spero che la reazione di Italo Bocchino all'ulteriore oltraggio e alle inqualificabili espressioni di Bossi verso i simboli dell'unità della Repubblica apra una fase nuova da parte di tutto il centrodestra e dello stesso Presidente del Consiglio verso comportamenti assolutamente inaccettabili". Sottolineo, comunque, che bisogna reagire anche contro il razzismo di Paola Goisis, avendo sostenuto che al Nord devono insegnare solo gente del Nord. Io da siciliano, orgoglioso e fiero di esserlo, mi reputo offeso e bollente di rabbia.

17.57: Ignazio La Russa, Ministro della Difesa, ha tuonato così: "Se davvero Bossi ritenesse degno di insulto il sentimento d'identità nazionale e di amore per la patria che è alla base dell'impegno di tanti giovani in divisa che difendono la libertà e la sicurezza nelle missioni internazionali allora non mi sentirei di stare a fianco suo e degli altri ministri della Lega Nord nel consiglio dei ministri con cui invece voglio continuare a vivere lo sforzo comune per rilanciare la nostra nazione". Ben detto. Bisogna adesso fare chiarezza, una volta per tutte. Non ritengo di essere l'unico giovane del Pdl che non ne può più della superbia razzista degli oltranzisti della Lega Nord.

18.03: Repubblica ha appena pubblicato questo dossier sulla scuola del Nord, in cui ha esposto il medesimo concetto che ho espresso nel corso del post. Ecco l'incipit: "Bossi attacca gli insegnanti del Sud ma senza di loro la scuola "del Nord" non potrebbe neppure funzionare. Basta guardare gli ultimi numeri pubblicati dal ministero dell'Istruzione proprio pochissimi giorni fa sui precari per rendersene conto".

19.12: Fabrizio Cicchitto, coordinatore di Forza Italia, ha commentato così: "E' evidente che l'unità della nazione è fuori discussione, come anche la sacralità dell'inno nazionale. D'altra parte, Bossi ci ha abituato ad espressioni e a gesti inusitati che sono funzionali al rapporto con la parte estrema del suo popolo. Questi atti non sono condivisibili; va, però, considerato il nocciolo politico del suo discorso che è quello di voler realizzare la riforma della giustizia ed il federalismo con la maggioranza e addirittura ricercando l'intesa con l'opposizione. Il resto fa parte di un gesto che va respinto, ma che non muta il nostro giudizio positivo di fondo su Bossi e sulla Lega". Cicchitto è stato troppo diplomatico; politicamente non può essere altrimenti, considerato che Umberto Bossi è alleato di Silvio Berlusconi. Però non sono assolutamente d'accordo sulla giustificazione: la funzionalità dei discorsi del Senatur, mirati alla frangia estrema della Lega. Il fatto grave, inoltre, non è tanto l'offesa all'inno di Mameli (perché non è un fatto nuovo), quanto l'idea razzista della riforma della scuola. E qui che bisogna porre l'accento di condanna, perché non si può ammettere una simile considerazione: "Non possiamo far martoriare i nostri figli da gente non del nord".

21 luglio, 16:50: In questo post gli aggiornamenti ed un'ulteriore discussione.
20/07/2008,10:30
Ieri l'associazione iraniana per la difesa dei diritti umani, la Ong diretta dal premio Nobel Shirin Ebadi, ha duramente condannato una nuova proposta di legge del governo di Teheran che prevede la pena di morte anche per reati commessi su internet. Nel comunicato relativo dell'associazione si legge che "se il progetto verrà adottato  assiteremo sia a un notevole aumento delle violazioni alla libertà di stampa sia ad un ulteriore incremento delle esecuzioni capitali".

Il progetto incriminato si sta discutendo dall'inizio di luglio e tra le altre cose pervede l'introduzione della pena di morte anche per chi, tramite "blog o siti internet promuova la corruzione o l'apostasia". I reati su internet, denuncia l'associazione, vengono quindi equiparati a crimini "come lo stupro o il furto a mano armata".

Nel frattempo, nonostante la strana dichiarazione del vice presidente iraniano Esfandiar Rahim Mashai ("l'Iran è una nazione amica di Israele e Stati Uniti"), il governo di Teheran ancora non ha fornito una riposta chiara sul nucleare e da Wasghinton è giunto una sorta di ultimatum: "L'Iran deve fare una scelta fra cooperazione e confronto", dichiarazione proveniente dal portavoce del Dipartimento di stato, Sean McCormack.

Così come ho scritto il 3 luglio qui, la situazione tra Gerusalemme e Teheran è tesissima. Lo storico Benny Morris, intervistato dal Tg1, ha sostenuto che l'attacco israeliano "arriverà tra novembre e gennaio, prima dell'insediamento del nuovo presidente", prospettando che "se Israele attaccherà l'Iran causerà un'eruzione nel Medio Oriente, aumenterà il prezzo del petrolio, ci sarà un'ondata di terrorismo, ma l'alternativa è un Iran nucleare. Per noi l'incalcolabile è molto meglio del calcolabile, cioé la distruzione di Israele".

Io sto con Israele, non solo perché nel mio sangue scorre anche quello ebraico. Ma sto anche con la vera democrazia in Iran, che non coincide con quella teocratica e terroristica di Ahmadinejad. Costui di recente ha persino affermato che "L'ordine mondiale sta cambiando velocemente e noi dobbiamo prepararci all'abolizione dell'impero americano", dichiarando addirittura che l'Iran è "il centro della pace e della stabilità per la regione". Rinfresco la memoria:

18/07/2008,21:17


Domani è il 19 luglio
. Sedici anni fa in via D’Amelio persero la vita Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta: Agostino Catalano (caposcorta), Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cusina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto fu Antonino Vullo.

“Era un’estate in cui, come scrisse un attivista del movimento antimafia, a Palermo sembrava di vivere il copione di un dramma cruento e mal scritto: Viene voglia di uscire dal teatro, ma siamo chiusi dentro. […] Tra le innumerevoli indimenticabili immagini create dai molti sit-in e cortei di quel periodo ce n’è una di un ragazzino in una dimostrazione che dal centro della città arrivò al luogo della morte di Borsellino, e che indossava a mo’ di sandwich due minuscoli cartelli: quello sul petto diceva Voglio essere degno di Falcone, e quello sulla schiena Voglio essere degno di Borsellino” (da Cosa Nostra, John Dickie, pag. 434).

Sì, è vero. A pochi giorni dalla strage di Capaci, via D’Amelio finì di destare e di arroventare l’anima della Palermo onesta, che non ne poteva più né della mafia né dello Stato, perché si percepiva vittima della brutalità della prima e dell’assenza del secondo. Chi visse quei momenti, difficilmente dimenticherà ciò che accadde alla Cattedrale, durante i funerali degli agenti della scorta del giudice Borsellino:



Com’è Palermo oggi dopo sedici anni senza Giovanni e Paolo? Di certo è più vispa, socialmente nemica della mafia, così tanto che essa non può agire come prima alla luce del sole, però non è sconfitta, anzi. Impera e condiziona ancora le nostre vite, persino nella spesa di tutti i giorni, perché in certi posti noi paghiamo con il prezzo degli alimenti lo scotto del pizzo, a cui la maggioranza dei commercianti ha paura di dire di no. C’è ancora moltissimo da fare, perché la mafia è ancora radicata nel territorio e continua a succhiarci il sangue. Morirà prima o poi, è ovvio. Come tutte le cose umane, l’associazione criminale di cosa nostra  è destinata alla scomparsa. Il nostro compito è quello di accelerare questo processo, perché un giorno in più di mafia, è un giorno in meno di libertà. Sia chiaro: è il compito di ognuno di noi, dal macellaio all’avvocato, dal pescivendolo al medico, dallo studente al disoccupato, dal politico al prete, dall’impiegato all’imprenditore. I commercianti devono ribellarsi tutti insieme contro il racket, fidandosi dello Stato; i custodi della giustizia devono applicare la legge con rigore e celerità ed univocamente; lo studente deve approfondire la storia mafiosa, perché conoscendola saprà meglio lottare contro la cultura dei boss; il disoccupato non deve cadere nella tentazione di chiedere l'aiuto, accettando qualsiasi cosa pur di portare qualche spicciolo a casa; i partiti devono smettere di accettare in sé ancora chi media con cosa nostra per ottenere un voto in più dell'avversario; il prete deve urlare a squarciagola nei pulpiti, esortando le coscienze dei fedeli al rifiuto categorico della soccombenza mafiosa. 

Dobbiamo cambiare, inoltre, la nostra mentalità, appropriandoci della sicilianità, depurandola dalla mafiosità: dobbiamo inculcare nella testa di chi non vive nella nostra isola che da un lato c'è il siciliano, dall'altro (e lontanissimo) c'è il mafioso. Solo così possiamo essere degni di Falcone e di Borsellino, non limitandoci a fare il muso duro solo il 23 maggio ed il 19 luglio di ogni anno. Noi siamo siciliani: questa terra ci appartiene. Non è di loro, è nostra.





Aggiornamento 11.24, 19 luglio: Palermo.Blogolandia.It, l'urban blog del capoluogo siciliano, è oggi dedicato interamente al 16° anniversario della strage di via D'Amelio.

18/07/2008,11:35


Quando un giovane muore a causa di un incidente stradale m'impressiono, perché può capitare anche a me: soffro quando una vita si spezza all'improvviso ed artificialmente. Ma m'incazzo come una belva (e scusate il verbo, non trovandone un altro che renda meglio l'idea) quando leggo una notizia del genere "Un moldavo pregiudicato, già espulso dall'Italia, ha provocato un grave incidente stradale a Roma. Alla guida di un furgone rubato, non si è fermato all'alt della polizia: ne è nato un inseguimento che si è concluso tragicamente all'incrocio tra via Nomentana e via Regina Margherita, dopo il furgone ha travolto un'auto di passaggio uccidendo un 20enne e ferendo altri due giovani" (Tgcom).

Il nome della vittima è Rocco Trivigno, che guidava la sua C3, a bordo della quale c'era la sorella Valetina ed un altro ragazzo, Nicola Telesca, entrambi in gravi condizioni.

Il giovane è morto perché un moldavo pregiudicato, già espulso, eppure in giro, non si è fermato all'alt della polizia, alla guida di un furgone rubato.

Da ciò ne consegue che la rigidità proposta da Roberto Maroni, ministro degli Interni, è più che consona: è necessaria. Ben venga il Pacchetto Sicurezza, già approvato, e tutto quello che contiene. Lo Stato ha il dovere di garantire la protezione dei cittadini, anche a discapito di talune libertà individuali, perché il perseguimento del bene comune è essenziale e viene prima di tutto.

L'assassino ha 23 anni ed è accusato di omicidio colposo. Merita di marcire in galera, perché la sua delinquenza ha causato la morte di un ragazzo ed il ferimento grave di altri due. Senza se, senza ma.
17/07/2008,17:00


In questa foto eccomi insieme ai compagni di classe della prima elementare, anno scolastico 1986/87. Io sono il primo della seconda fila nell'estrema sinistra. Siamo tutti col grembiulino e con il colletto, chi ben allacciato, chi slacciato, però presente. Era obbligatorio non in teoria ma in pratica all'Aristide Gabelli: non averlo significava ricevere il rimprovero della maestra, che si temeva alla stregua di uno schiaffone ricevuto da mamma. C'erano giorni che non lo sopportavo, perché avrei voluto andare a scuola vestito più comodamente... non tolleravo il colletto, giacché mi dava fastidio al collo e tendevo o ad allargarlo o a slacciarlo o a girarlo fino a quando non trovavo la posizione meno stucchevole. Nonostante ciò, ho portato il grembiule quasi con costanza nel corso dei cinque anni della scuola elementare e me ne ricordo soprattutto uno: frequentavo la terza ed il grembiulino di allora aveva una G nella zona del petto sinistro. Una mia compagna, Danila (prima fila in basso, la quarta bambina da sinistra), che si accorgeva proprio di tutto, disse che lo indossavo perché era l'iniziale del mio cognome. Non era vero, però cominciai a crederci pure io e mi ci affezionai (egocentrico anche da bimbo).

Oggi non si usa più ma il ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini, ha dichiarato interessante la proposta di Gabriella Giammarco, deputata del Popolo della Libertà, secondo la quale il ritorno all'uso del grembiule sarebbe utile per dare "pari condizioni di partenza agli alunni". Nel Giornale di Sicilia di oggi, il professore Giuseppe Savagnone, che non so se ancora stia insegnando al liceo classico Umberto I, dove ho preso la maturità, ha scritto che il richiamo del ministro è "all'importanza delle forme esteriori, in una società che ha fatto del disprezzo nei loro confronti una prassi abituale [...] Si inquadra in questo contesto anche un vestiario che non rispetta la differenza tra un'aula e una spiaggia e che - specie d'inverno - non risulta affatto spiegabile con motivi di ordine pratico, ma solo con la cieca obbedienza alla dittatura delle mode". Questo è stato espresso da un professore di Storia e Filosofia che so essere di sinistra. E' favorevole anche Francesco Alberoni, il famoso sociologo: "Secondo le teorie pedagogiche in voga negli anni Settanta si pensava che i bambini andassero lasciati liberi il più possibile e il grembiulino è stato abbandonato perché sembrava l'eredità di una scuola vecchia, autoritaria, che vestiva i bambini tutti uguali, come dei soldatini, per metterli in riga. Ma c'è stata una conseguenza imprevista: le scuole, adesso, si sono trasformate in passerelle di moda, in cui i bambini ricchi esibiscono, trionfanti, i vestiti giusti, umiliando i compagni più poveri. E io credo che il ritorno a una divisa uguale per tutti potrebbe educarli, fin da piccoli, a non prendere certe abitudini consumistiche".

Sottoscrivo entrambi i commenti riportati, perché col grembiulino i bambini potrebbero andare a scuola con la comprensione che non è un luogo come tutti gli altri, bensì lo spazio in cui ci vuole il massimo della concentrazione ed un impegno diffuso. In questo modo si direbbe basta alle sfilate di moda già alle elementari, enfatizzando l'uguaglianza sociale tra i bambini, educandoli all'armonia di forma e sostanza.

Ma c'è chi non è d'accordo. Indovinate chi? L'Italia dei Valori, ovviamente! Il senatore Fabio Giambrone, capogruppo del partito di Antonio Di Pietro al Senato, ha affermato che "siamo ormai al discount dell'istruzione e il grembiule è proprio l'ultimo problema che può avere la scuola. Il ministro Gelmini, anziché pensare al look degli alunni, dovrebbe preoccuparsi di più della situazione in cui versa la scuola pubblica".
17/07/2008,12:08


Tra qualche giorno sarà a Lampedusa, un anno dopo ed ancora una volta a tempo indeterminato. Ritornare nell'isola di cui sono follemente innamorato è un toccasana al cuore, soprattutto dopo un anno intenso. Ritornerò a gustare i suoi sapori, ad immergermi nel suo mare a specchio e ad odorare i profumi intensi del Mediterraneo, distante dagli eccessi della società cittadina. Non ho ancora fissato la data precisa della partenza, ma avverrà di certo la prossima settimana. Lì incontrerò gente che ho imparato a conoscere l'anno scorso, con qualche sorpresa in più. Riprenderanno le passeggiate serali in via Roma, da percorrere avanti e indietro, rifocillandomi al Glenadin o mangiando un panino in piazza Brignone; ed ascolterò soprattutto quella stupenda forma di carezza verbale lampedusana: O' Scia! Ovviamente con la s aspirata, appena pronunciata. Tutto farcito dal dialetto del posto, genuino, scaltro e veloce. A Lampedusa ci si diverte con poco: figuratevi che non c'è neanche un cinema. Però ho saputo che Eleonora Giorgi si sta dando da fare a tal proposito e ci sarà una rassegna di opere inedite, provenienti dalla Russia (Nirvana di Igor Voloshin); dal Canada (In between days di So Yong Kim; Dans Les Villes di Catherine Martin); dall'Islanda (Noi albinoi di Dagur Kari); dalla Danimarca (Offscreen di Christoffer Boe), ecc. E poi una sezione notturna dedicata a film italiani di ultima produzione e saranno presentati 3 corti finalisti del concorso "La mia isola", riservato agli studenti di Lampedusa. Naturalmente a settembre non mancherà il tradizionale concerto di Claudio Baglioni, che è così innamorato dell'isola che l'anno scorso un comico disse che in fondo Lampedusa è provincia di Baglioni, non di Agrigento.

Lì si andrà per dare una mano (già è pienamente attivo mio padre nel Panificio di via Enna, La Spiga d'Oro - Pubblicità!), così come feci nell'estate scorsa per quattro mesi. Ci sarà da sudare, perché il pane palermitano piace, così come tutto il resto (e ciò non può che farmi piacere). Un sudore non inerte; una fatica che saprà esser persino dolce e divertente. E dopo una giornata lavorativa, una passeggiata in via Roma, di sera, prima di andare a letto, non mancherà ciò che amavo fare l'anno scorso: stare in terrazza e meditare, guardando le stelle, ascoltando il rumore del mare al contatto con la sabbia di Cala delle Palme, con nessuna luce artificiale attorno a me.

16/07/2008,20:18


Oggi ho ritirato il mio ultimo stipendio da lavoratore di Wind di Palazzo Gamma, con annesso il trattamento di fine rapporto. Domani compilerò il modulo per la richiesta del sussidio per la disoccupazione. E tra una settimana circa mi allontanerò a tempo indeterminato da Palermo.

In questo post c'è il mio ultimo rumoroso lamento su quanto successo: non credo che ce ne saranno altri, in quanto sarebbe spazio sprecato. I commenti che sono stati pubblicati fino ad ora segnalano un problema che va al di là dell'interesse dei lavoratori coinvolti e che fa riferimento all'ambito dei dissapori sindacali: da un lato ci sono i tre sindacati cosiddetti storici (Cgil - Cisl - Uil) e dall'altro l'Ugl.

In estrema sintesi, prendendomi tutta la responsabilità di quanto sto per esprimere, ecco cosa penso, rivelandovi il motivo della mia rassegnazione. Durante il secondo incontro con il sostituto del Prefetto, il dirigente di Wind ha sostenuto che non tutti di certo saranno stabilizzati e che i criteri di scelta saranno stabiliti durante le trattative tra le parti in causa. Ebbene, sono convinto (con la speranza di essere smentito) che già si sanno i nomi di chi avranno il posto alla Wind di Palazzo Gamma. Vi ometto tutte le motivazioni per cui penso ciò, perché non sarebbe rilevante ai fini del contenuto di questo post.

Ora, non so chi dei 120 ex interinali Wind di Palazzo Gamma sia riuscito già a trovare un lavoro (e quanto vorrei che fossero il 99,99%). Siamo in piena estate ed a Palermo il mercato dell'impiego offre davvero scarse possibilità (questo accade nelle altre stagioni, figuriamoci adesso). A chi sa di non avere la raccomandazione giusta, dico di lasciar perdere, di smetterla di sperare. Ci abbiamo provato: onore al merito ed abbiamo fatto un po' di rumore. Ma in Sicilia l'equità nel mercato del lavoro dignitoso è un miraggio: è sempre stato così e rimarrà tale fino a quando una nuova generazione di politici prenderà il posto di quella che oggi amministra la nostra terra.  Da noi, infatti, domina il clientelismo (o cuffarismo, così com'è chiamato da taluni). Io ho già i bagagli pronti, perché la speranza non riempie il frigorifero. Ed a tal proposito, Gianfranco Funari, quando nel 2006 fu intervistato da Paolo Bonolis, disse che i giovani di oggi sono sfortunati, perché non sono educati alla possibilità, bensì alla speranza (al contrario di quanto avviene, ad esempio, in Germania). E' verissimo. La nostra generazione è quella che non ha il diritto alla progettazione. Di chi è la colpa? Di Berlusconi? Di Veltroni? Mah... la colpa è di entrambi, cioé della destra e della sinistra, di chi è al Governo e di chi ci è stato... ma la colpa non è solo della politica, essendo rea anche la società in toto, un insieme di microcosmi che tende alla soddisfazione del bene individuale anziché di quello comune. E ci si sfoga di conseguenza nel manicheismo: o si sta da una parte o dall'altra; e ciò poi si riversa nello stato economico della società: i poveri stanno diventando sempre più poveri; i ricchi sempre più ricchi. Il ceto medio? Sta scomparendo. In una situazione del genere il precariato è una conseguenza naturale e non c'è modo di risolverlo, perché fa parte del divenire storico della società italiana. Bisogna stringere i denti così tanto da fare uscire per la pressione il sangue dalle gengive, con la consapevolezza che i giovani di oggi sono tali nel momento e nel posto sbagliato.

Un ultimo appunto: c'è stato/a un ex collega che si è divertito/a a creare questo blog, il cui titolo è Non c'è Walter, con uno scopo che non si comprende quale sia. Magari mi ritiene la sua valvola di sfogo per quanto accaduto. Visto che al momento della scrittura di questo post ha raggiunto appena 58 visite in 5 giorni (alcune delle quali sono mie), magari in questo modo avrà più letture così da accontentare la sua voglia di prendersela con il sottoscritto, perché ognuno di noi ha bisogno di un megafono in questa società in preda al desiderio morboso di protagonismo (ed anch'io faccio parte di essa, non sono mica diverso). A me non interessano le guerre tra poveri e poi non è di certo colpa mia se gli ex interinali di Wind sono tali. Io, ribadiscono, sugnu nuddu immiscatu cu nenti.
16/07/2008,14:35
Riprendo il discorso di quanto è accaduto durante il Festino di Santa Rosalia, durante il quale è stato criticato duramente il sindaco di Palermo, Diego Cammarata. Innanzitutto, la Polizia ha denunciato a piede libero i promotori delle manifestazioni improvvisate da senzatetto, precari e comitato “anti Ztl”, che hanno ritardato l’avvio del Festino. Tra i segnalati alla Procura c’è anche il leader del comitato di lotta per la casa, Tony Pellicane, accusato come gli altri di manifestazione non autorizzata.

Sul Giornale di Sicilia di oggi, a pagina 22, si legge in un articolo di F.C. che "il modo peggiore per porre l'attenzione su un dramma reale, quello di chi vive senza una casa, senza un tetto per la propria famiglia. La scena di insulti e violenze a cui hanno assistito migliaia di palermitani devoti di Santa Rosalia, lunedì sera in cattedrale non lascia spazi di giustificazione. Riassumiamo: il sindaco nel mirino costretto poi a non partecipare al corteo in onore della patrona, un gruppo di cittadini che inveisce contro di lui, l'immediato intervento della politizia e, la notizia di ieri, che tre persone sono state denunciate per manifestazione non autorizzata. [...] Non si può accettare che con una recita d'insulti e frasi ingiuriose contro un rappresentante delle istituzioni, si voglia strumentalizzare un problema in uno dei giorni più solenni e gioiosi per i palermitani". (Il titolo di questo post è il medesimo dell'articolo citato).

Segnalo, inoltre, questo post di Beppe Vicari, il cui incipit è il seguente: "Con la scusa delle ZTL hanno voluto fare "il festino" a Diego Cammarata. Non si ci crede, non si ci può credere ma succede anzi è successo. Succede che a Palermo, quinta città d'Italia, il Sindaco della città mette in atto un provvedimento che limiti l'inquinamento ambientale e scoppia il finimondo. Il tutto nasce da un elevato tasso di polveri sottili in città e da una delle tanto burocratiche direttive europee. Si zonizza la città e si paga il dazio per la circolazione".

Per di più, la protesta dei senzatetto era già insistente il 12 luglio, quando i Vigili del Fuoco, alla presenza del sindaco e dell'arcivescovo di Palermo, stavano omaggiando la Statua di Santa Rosalia del Palazzo Delle Aquile, ponendo sul suo capo una corona di rose. Giuseppe Romano, uno dei collaboratori di Palermo.Blogolandia.It, era lì ed ha effettuato questo scatto:



In evidenza alcuni contestatori che inveiscono contro il sindaco, durante una manifestazione solenne in onore della Santuzza, due giorni prima del Festino. In occasione della notte del 14 luglio, pareva che non dovevano esserci scontri, così come ha lamentato il vicesindaco, Mario Milone: "Li ho invitati a desistere con garbo ma non ne vogliono sapere. Hanno già avuto spazi con i cori; stamattina ho incontrato i manifestanti e abbiamo deciso di rincontrarci per riconvocare un tavolo per la ripresa del dialogo. Invece, questa sera, si sono presentati in cattedrale per manifestare. Non lo capisco". Il grassetto è mio, in quanto pongo all'attenzione che era stato stabilito un incontro tra le parti, eppure:



(foto di Giuseppe Pirrone da Rosalio.It)

In seguito a quanto stava accadendo, Diego Cammarata ha deciso giustamente di non partecipare al Festino: "La mia non è stata una scelta di mancanto rispetto, ma anzi di estremo rispetto nei confronti della festa, della Patronna e della città. Sono sicuro che la mia presenza avrebbe acutizzato la tensione e le polemiche, alle quali non ho voluto invece prestare il fianco. Il Festino è un momento di gioia e di festa per un'intera città e così andrebbe vissuto. Da tutti". E Davide Faraone, capogruppo del Partito Democratico al Comune, ha sostenuto che "Il Festino deve unire e non dividere e i politici partecipino da semplici cittadini. Propongo al sindaco dal prossimo anno di non salire più sul carro per la tradizionale frase liberatoria".

Infine, i ragazzi de' Il Grillo di Palermo, così come ho scritto ieri, hanno posto in essere un'azione politica gratuita, usando il Festino per diffondere una provocazione fine a se stessa. In questo loro post è stato sostenuto che: "L’assenza di Cammarata è stata giustificata adducendo motivi di sicurezza, dando la colpa ai disordini sopracitati, ma erano in tanti ieri, a voler esprimere la propria contestazione, a prescindere dal ceto sociale... forse il primo cittadino aveva già scelto di non presenziare, avendo intuito che “‘u privulazzu” dei giochi di artificio quest’anno non sarebbe bastato a coprire il polverone della sua gestione". Qui addirittura si avocano la verità che durante il Festino moltissimi avevano il cruccio di protestare contro Cammarata, anziché festeggiarsi, perché nella notte del 14 luglio Palermo intera celebra se stessa.


15/07/2008,11:23


Ieri sera il sindaco di Palermo, Diego Cammarata, non è salito sul carro di Santa Rosalia per deporre il tradizionale mazzo di fiori sui piedi della Santuzza e per urlare la tradizionale frase: "Viva Palermo e Viva Santa Rosalia!", che è stata invece pronunciata dall'attore Pino Caruso.

Il Festino non è cominciato subito col piede giusto, in quanto il corteo è partito con qualche minuto di ritardo per le proteste dei senzatetto del Comitato lotta per la casa 12 luglio, che avrebbero voluto leggere un volantino in cui c'era scritto: "siamo qui per contestare la logica falsa di chi organizza il festino di Santa Rosalia per ottenere facile consenso. Non vogliamo guastare la festa a nessuno ma denunciamo lo scandalo di un’amministrazione comunale che da 7 anni gestisce la città a colpi di immagine" (il grassetto è mio). I senzatetto hanno protestato, quantunque avessero parlato nel corso della giornata di ieri con il vicesindaco, Mario Milone, che a tal proposito ha dichiarato: "Li ho invitati a desistere con garbo ma non ne vogliono sapere. Hanno già avuto spazi con i cori; stamattina ho incontrato i manifestanti e abbiamo deciso di rincontrarci per riconvocare un tavolo per la ripresa del dialogo. Invece, questa sera, si sono presentati in cattedrale per manifestare. Non lo capisco". Ebbene, nonostante la promessa della ripresa del dialogo, i manifestanti hanno volutamente ritardato l'avvio del corteo (e per questo sono stati fischiati da molti cittadini), promuovendo altresì uno striscione in cui si leggeva: Santuzza, liberaci da Cammarata, rimosso dagli agenti della Polizia.

Comprendo il disagio dei senzatetto, però bisogna far notare che il Festino di Santa Rosalia, che è stato finanziato dalla Regione e non dal Comune, essendo le casse di quest'ultimo vuote, non è stato organizzato "per ottenere facile consenso", in quanto è da 384 anni che si celebra la Santuzza, la Patrona di Palermo: non è certo un'invenzione di quest'anno a carattere politico. Alla luce della loro manifestazione, ritengo che il sindaco abbia preferito non salire sul carro per evitare ulteriori proteste, anche per una questione di sicurezza, sia sua che altrui. A nulla serve un poliziotto se qualcuno ti lancia qualcosa in testa, essendo al di sopra degli altri, assiso su un carro.

Ma c'è stata anche e soprattutto la protesta politica dei ragazzi de' Il Grillo di Palermo, che hanno dimostrato di non avere imparato nulla da piazza Navona. Essi, infatti, hanno distribuito migliaia di falsi pass
con la scritta «A-!-B Abbiamo Babbiato […] Santa Rosalia, facci la grazia. CAMMARATA DIMETTITI!» per protestare contro le Ztl cancellate dal Tar. Non hanno saputo resistere alla tentazione di politicizzare la festa più importante di Palermo, palesando ancora una volta l'assuefazione dei grillini al protagonismo. Potevano risparmiarsi la protesta contro i pass; hanno dimostrato, invece, di non avere avuto alcun rispetto per il Festino, che ha anche lo scopo implicito di allontanare almeno per una notte la cittadinanza dai problemi dei rispettivi microcosmi, che in una scala di esigenze di certo le Zone a Traffico Limitato non si trovano neanche nella top ten. Pur essendo i grillini dichiaratamente anti-politici, tendono a fare politica in ogni occasione.

E nel giudicare quanto è accaduto ieri si sta palesando un esasperante superficialismo di comodo. Su Rosalio.it, ad esempio, è stato appena pubblicato un post telegrafico, di Davide Enia, con una sola frase: "Non è nemmeno salito sul carro". Come se Diego Cammarata fosse stato eletto (per due volte consecutive) dalla minoranza assoluta dei palermitani.

Nemmeno la Santuzza hanno lasciato in pace.

Aggiornamento 16:23. Il sindaco ha dichiarato la motivazione per cui ha deciso di non partecipare alla notta del Festino, che dà sostegno a quanto ho scritto in questo post:"Mi è sembrata questa la maniera migliore per onorare la nostra Santa Patrona. Questa è una giornata in cui occorre evitare polemiche e strumentalizzazioni, alle quali non si può e non si deve dare spazio, né prestare il fianco. Il Festino è la festa della città e della nostra Santa Patrona, e tale deve sempre innanzitutto essere".

Aggiornamento 20.12: Ritorno a scrivere su ciò che hanno combinato i ragazzi de' Il Grillo di Palermo, perché hanno dimostrato di avere il gusto della protesta fine a se stessa. Chi conosce gli avvenimenti politico-amministrativi del capoluogo siciliano, sa che le Ztl sono state abrogate dal Tar ed in relazione ad esse non c'è più alcuna battaglia sociale da combattere, giacché la questione è chiusa. Eppure ieri alcuni ragazzi, fieri ed orgoglioso di essere grillini, hanno voluto distribuire questo polemico pass:



Si può comprendere la protesta dei senzatetto, perché non avere una casa è un dramma... ma ciò non dovrebbe avvenire nel caso dei grillini. Su Rosalio.it, dove è in atto un'accesa discussione in merito, l'utente Ulma ha lasciato il seguente significatissimo commento: "Una nota a margine, che si usi un momento che é di unione, fra tutte le diverse componenti di questa città, come la festa di Santa Rosalia, per usarla come opportunità di proteste (giuste o meno giuste, ecomiabili o meno), e quindi quale momento di visione, mi é sembrato veramente inopportuno. Ci son cose che vanno rispettate come tregua, come momento di pacificazione,come rispetto del senso unitario, di condividere un culto, un rito, una tradizione, senza mescolarla, con cose ordinarie come queste, e senza considerare il festino come un’opportunità per essere visibili. Deprecabile". Pienamente d'accordo con quanto scritto da Ulma, perché i grillini hanno voluto condurre un'inutile protesta per una questione chiusa solo per il mero gusto di protestare e di ottenere la visibilità conseguente, perpetrando una palese azione politica in una notte che apparteneva all'intera cittadinanza che voleva festeggiarsi, immergendosi pienamente nella tradizione storica della città. Certo è che non hanno mica rovinato la celebrazione, così come ha attestato Pia Migliorino in questo post, in cui ha dato al sindaco Cammarata il massimo dei voti; però i fan palermitani di Beppe Grillo hanno chiarito una volta per tutte di essere assuefatti al protagonismo.

Aggiornamento 16 luglio 2008, 13:40. Scatta la denuncia per i promotori delle proteste durante il Festino. Per leggere la notizia,  cliccate qui.

14/07/2008,16:01


E' morta Olive Riley, la blogger australiana più anziana del mondo: aveva 108 anni. Il 18 aprile del 2007 le dedicai questo post, da cui ne scaturì una semplice riflessione sullo splendore della blogosfera. La donna, nel suo "blob" (come soleva chiamarlo affettuosamente) All About Live, raccontava quotidianamente se stessa, relazionandosi al presente con la nostalgia del passato, educandoci alla bellezza della vita.
13/07/2008,11:55


Eluana Englaro morirà
: lo ha deciso la Corte d'Appello di Milano. Il padre, Beppino, ha annunciato che la spina sarà staccata da Carlo Alberto Defanti, r
esponsabile del reparto neurologia degli Ospedali Riuniti di Bergamo, docente della Università Vita-Salute del San Raffaele di Milano, presidente della Consulta Bioetica di Milano.

E la condanna a morte (perché per me è tale) è stata emessa dai giudici in forza di una sentenza della Cassazione che ha stabilito che non serve un testamento scritto, una volontà ben definita, bensì lo stile di vita e qualche parola pronunciata davanti a testimoni.

Altro che testamento biologico! In Italia l'eutanasia rischia di essere applicata a quelle persone che hanno semplicemente detto, quando erano sani, di essere favorevoli alla "dolce morte", senza avere scritto nulla a riguardo.

Così come ha scritto Eugenia Roccella in quest'articolo, nel caso di Eluana, innanzitutto, non c'è alcuna spina da staccare, in quanto la ragazza respira da sola; inoltre, lancia l'allarme: "la sentenza si potrebbe impugnare, la procura potrebbe ricorrere, ma si rischia che sia troppo tardi, e che se mai un altro giudice decidesse diversamente, il danno non si potrebbe più riparare. Se Eluana viene lasciata morire, non sarà possibile attendere una ulteriore pronuncia giudiziaria, non saranno valide, per lei, le garanzie che valgono per gli altri cittadini italiani. È possibile che questo avvenga, e che si crei un precedente così pericoloso?".

Sia chiaro che comprendo il dolore del padre, però non ce la faccio ad essere d'accordo sulla sua scelta di pretendere la morte della figlia, giacché bisogna tutelare ogni forma della vita, essendo sacra, sia dal punto di vista religioso che laico. E poi: le suore, così come hanno sempre fatto, si occuperebbero costantemente di Eluana, perché non lasciarla a loro? Perché dovere decidere per forza per la morte?

Io sono Cristiano e so benissimo che il mio modo di approcciarmi al caso è ben differente di quello di un ateo. Basandoci su una posizione agnostica, comunque, nessuno può darci la certezza che Eluana in questo momento stia pensando; e se così fosse, siamo davvero sicuri che voglia abbandonare la vita? siamo certi che stia desiderando di morire? Ognuno può rispondere a queste domande come ritiene per sé giusto ma qui bisognerebbe abbandonare la sfera soggettiva per giungere ad un pensiero oggettivo, fondandolo sul concetto della verità relativa.

Il Cardinale di Milano, Luigi Tettamanzi ha detto: "Non possiamo spegnere la vita di nessuna creatura umana senza uccidere, insieme a lei, la speranza che vive in essa, quella di essere fatta per la vita e non per la morte". E che "anche qualora effettuata mediante vie artificiali, la somministrazione di acqua e cibo costituisce un mezzo ordinario e proporzionato di conservazione della vita". Sono d'accordo: l'uomo nasce per vivere, non per morire. Da credente, convinto dell'Onnipotenza di Dio, se Egli volesse, la prenderebbe a sé quantunque sostentata da una macchina. Se fossi ateo, penserei forse che Eluana non stia vivendo una vera vita, però come può l'uomo giudicare quale vita sia tale e quale non lo sia? E dal punto di vista legislativo, non è grave che si possa permettere di staccare la spina in relazione al caso di una ragazza che non ha dichiarato da nessuna parte con la forma scritta che non vuole vivere grazie al sostegno di una macchina? Eluana non ha posto in essere, infatti, alcun testamento biologico. E' vero: fu sconvolta dall'incidente di un suo amico che finì in un letto d'ospedale a tal punto che disse "Questa non è vita", ma da questo commento non può evincersi la sua autorizzazione a non esistere più. Il padre, Beppino, ritiene di essere nel giusto e vuole rispettare il "patto di sangue" che avrebbe stabilito con la figlia, quando parlavano di situazioni simili, così come ha dichiarato in quest'intervista, rilasciata al Messaggero. Ma i giudici possono accontentarsi di questo? A tutti capita di essere estremisti di fronte a determinate situazioni, perché il nostro pensiero sa essere spontaneo e frutto del momento. Ma la forma mentis non dovrebbe essere concepita come una giustificazione per dare ad altri la possibilità di scegliere sulle nostre vite.

Ad Eluana non bisogna dare una morte burocratica.

Il 21 aprile del 2005 scrissi questo post: Differenze di Giudizio, in cui feci riferimento alla sentenza con cui la Cassazione rifiutò di accogliere la decisione del padre con questa motivazione: "
lo stabilire se sussista l'interesse al provvedimento autorizzatorio, presuppone il ricorso a valutazioni della vita e della morte, che trovano il loro fondamento in concezioni di natura etica o religiosa, e comunche anche extragiuridiche, quindi squisitamente soggettive: con la conseguenza che giammai il tutore potrebbe esprimere una valutazione che, in difetto di specie di risultanze, nella specie neppure analiticamente prospettate, possa affermarsi coincidente con la valutazione dell'interdetta".

P.S.: So che questo post susciterà lo sgomento di chi non la pensa come me. Vi prego, tuttavia, di palesare il vostro parere in maniera civile, proprio perché il caso di Eluana è di coscienza.

Aggiornamento 16 luglio 2008: Ho riportato nei commenti integralmente questa lettera di Adriano Celentano, pubblicata sul Corriere della Sera. A mio avviso, il passaggio fondamentale dello scritto dell'artista è il seguente:

"Ammiro quindi Giuliano Ferrara per le sue battaglie a favore della vita e spero, pur comprendendo il suo stato d'animo, signor Englaro, che le bottiglie d'acqua in piazza del Duomo aumentino. Aumentino per far aumentare il dubbio. Il dubbio in coloro che credono di non avere dubbi e quindi di scartare a priori la possibilità di un'altra vita oltre quella terrena. Una vita diversa dove non ci sono bugie e incidenti ma solo gioco e Amore. Quell'amore che la sua amata figlia non ha fatto in tempo a conoscere. E qui, solo per un attimo, vorrei mettermi nei panni di chi non crede ed è amareggiato per la triste sorte di una figlia. Così mi chiedo se qualche volta, specie in casi come questi, a uno che non crede possa venire il dubbio, che magari potrebbe esserci davvero un qualcosa che va oltre l'aridità di questo attimo fuggente trascorso sulla terra. E allora, come padre, mi domando: forse Eluana vuol dirmi di non prendere in considerazione ciò che mi chiese in un momento di spensierata giovinezza?... Forse nei luoghi dove si trova ora non soffre e magari già intravede le meraviglie del cielo?... E se, contrariamente all'apparenza, si trovasse invece in uno stato di grande serenità, in attesa del trionfale ingresso nella vita celeste? O forse, chissà, di un ritorno a questa, di vita?... E poi ancora, la cosa che più di tutti mi domanderei: e se fossi proprio io a rattristare il suo animo, per il gesto che suo padre sta per compiere?... Certo mi rendo conto che è facile parlare per chi è al di fuori della tragedia, e io mi scuso per questo, signor Englaro. Ma la mia vuole essere in qualche modo una parola di aiuto, per chi si trovasse nella sua situazione. A volte i miracoli succedono proprio quando meno te l'aspetti. Forse Eluana ha bisogno della conversione di suo padre per far sì che la sua dipartita da questo mondo avvenga in modo spontaneo e senza alcuna interruzione. O addirittura che si svegli. Si dice che la fede è un dono. Perché solo attraverso la fede succedono le cose più grandiose, e io dirò una preghiera per lei".