
Naguib Sawiris è uno degli uomini più ricchi del pianeta, imprenditore egiziano, magnate delle telecomunicazioni. Nel marzo del 2005 la Weather Investments, una società finanziaria guidata da lui, acquisisce da Enel il 65% della Wind Telecomunicazioni s.p.a. e ne diventa Presidente. L’anno successivo l’Enel esercita l’opzione di vendita , permettendo alla Weather Investments di acquisire il 100% di Wind.
L’azienda italiana di telecomunicazioni, nata nel 1993, è il terzo operatore di telefonia cellulare del nostro Paese e il secondo di telefonia fissa. Ha chiuso il primo trimestre del 2008 con un utile di 39,6 milioni di euro, in crescita rispetto ai 6,6 milioni dell’anno precedente. L’Ebitda (margine operativo lordo) è salito del 6,6%, a 456 milioni, mentre l’Ebit ha registrato un incremento del 25,5%, a 197 milioni. I ricavi sono avanzati del 4,4%, a 1,3 miliardi di euro, mentre l’indebitamento finanziario è calato di 70 milioni, a 6,37 miliardi di euro. A proposito di ciò, in una intervista rilasciata al Sole 24 ore, Sawiris, alla domanda se pensa di vendere Wind, ha risposto così: “No, al momento non ce ne sono. Abbiamo dimostrato efficienza, Wind chiude in utile il bilancio e i giudizi delle agenzie di rating sono positivi. Amo questo business e non intendo lasciarlo”.
Alla Wind, dunque, le cose non vanno affatto male, anzi.
Eppure, oggi scade il contratto di 68 interinali di Palazzo Gamma, che si trova a Palermo nei pressi del velodromo Paolo Borsellino, dove l’azienda di telecomunicazioni cura l’assistenza tecnica dell’Adsl, della telefonia fissa; dove c’è la retention, il back-office (seppure in chiusura) ed altro. Durante una conversazione telefonica di cinque giorni fa, tra il rappresentante provinciale dell’Ugl, Antonio Vitti ed un dirigente di Wind, a cui ho assistito, l’azienda ha motivato il mancato rinnovo del contratto, sostenendo che il bilancio non lo permette. Incredibile, no? Mi sa che c’è qualcosa sotto…
Sempre oggi, intanto, a Palazzo Gamma ci sarà la visita di Alessio Calisti, responsabile del Customer Management di Wind. Nell’edizione di giugno di Voice Up, il giornalino aziendale, gli hanno chiesto se le cose vanno bene ed ecco come ha risposto: “direi proprio di si! abbiamo portato i livelli di servizio in area target”, raggiungendo risultati che non hanno mai avuto in passato. E non manca il ringraziamento per tutti coloro che lavorano nel customer care (interinali compresi), “che stanno facendo un lavoro di sempre maggiore qualità”. Se il ragioniere Ugo Fantozzi fosse stato uno di noi, avrebbe risposto così ad Alessio Calisti: “Quant’è umano lei!”.
E domani ci sarà l’incontro a Roma tra l’azienda ed i sindacati per discutere sulla nostra condizione di ex-precari, ora disoccupati in piena estate, a cui è stato negata la 3° proroga contrattuale. E noi siamo qui, in attesa ma non con le mani in tasca.
Per chi vuole saperne di più, eccovi i link degli ultimi post in merito:

L’Italia è il Paese delle Raccomandazioni: è stato sempre così e difficilmente potrà mutare tale stato di cose, soprattutto nelle città politiche, cioè quelle in cui ci sono le sorgenti dell’energia centripeta dell’amministrazione politica. Da palermitano, so che senza l’amicizia di un politico con enorme difficoltà si può avere il posto fisso per far sì che la vita non sia caratterizzata dalla necessità quotidiana della sopravvivenza. Il clientelismo è un dato di fatto, però attenzione: la colpa non è esclusiva del raccomandante ma anche (e soprattutto) del raccomandato (o del raccomandabile), perché la raccomandazione è il punto di equilibrio tra le rette dell’offerta e della domanda. Ogni qual volta in Sicilia c’è un’elezione, che sia europea, nazionale, regionale, provinciale o comunale, il cittadino s'avvicina al candidato per l’ottenimento di un favore, per sé o per chi gli sta direttamente accanto e non perché ritiene di avere innanzi chi meglio di un altro possa perseguire il bene comune. Il politico, infatti, è inteso dalla maggioranza della popolazione non come il rappresentante degli interessi comuni della società di riferimento, bensì come il fattore di un aiuto con lo scopo di migliorare la vita del singolo elettore, anche a discapito dell’altro, calpestando il criterio della meritocrazia. E se il candidato non fa intendere all’elettore di essere disponibile almeno alla promessa di tentare di fare qualcosa per lui, rischia concretamente di avere una manciata di voti e di avere speso inutilmente tempo e denaro, nonostante i buoni propositi. Attenzione: non sto facendo di tutta l’erba un fascio, perché ci sono politici e politici. C’è quello che incontra i cittadini tutti insieme o il cittadino a quattr’occhi, garantendogli che, se eletto, ce la metterà tutta per il raggiungimento del bene comune; ma c’è anche quello che approfitta del sistema della raccomandazione per accaparrare il consenso con la frase: “tu aiutami ad essere eletto ed io ti prometto che farò di tutto per trovarti un posto” o per la moglie, per il figlio, per il nipote, ecc.
Vanno così le cose, purtroppo: siamo dominati dall’esasperazione del microcosmo e di certo non si tratta di una situazione che è emersa con le intercettazioni delle conversazioni di Agostino Saccà con Silvio Berlusconi, con Francesco Rutelli, con Piero Fassino e compagnia bella. Eppure Antonio Di Pietro, dal basso del suo aplomb, ha definito “magnaccia” il Presidente del Consiglio dei Ministri ed ha confuso le veline con le prostitute. Se io fossi in Elisabetta Canalis, citerei in tribunale l’ex Ministro delle Infrastrutture del breve governo di Romano Prodi per diffamazione. E poi perché Di Pietro nel suo blog non scrive sull’assoluzione di Clementina Forleo, che chiese alla Camera l’autorizzazione ad usare le intercettazioni delle conversazioni tra Giovanni Consorte e Piero Fassino, Massimo D’Alema e Nicola La Torre nell’ambito dell’inchiesta sulle scalate bancarie? Giammai, perché criticherebbe indirettamente il Partito Democratico di Walter Veltroni, che, nel giorno in cui il Presidente della Repubblica si auspica “un clima più sereno nella vita politica”, ha dichiarato che il dialogo con Silvio Berlusconi è finito, dando a Giorgio Napolitano un regalo per l’83° compleanno coi fiocchi.
Ma ritorniamo al sistema delle raccomandazioni. Il Premier, così come Francesco Rutelli, Piero Fassino, Gianni Letta, ed altri, di certo non stanno facendo una bella figura… Già: sembra che a Saccà telefonava solo il Presidente del Consiglio, mentre, ad esempio, Ciccio ha telefonato ad Agostino per sollecitare una fiction sulla famiglia Loren. E’ un problema diffuso e riguarda sia destra che sinistra e di certo questo Silvio non mi piace, così come non mi piacciono gli altri (e la pensa così anche Giorgia Meloni). Io sono sincero, non ipocrita, né moralista esclusivamente con chi voglio esserlo, e non ce l’ho con uno solo, fermo restando che sono berlusconiano convinto ma ciò non significa che bisogna sempre essere d’accordo con il Premier o con tutto ciò che sforna il centrodestra: ho la mia testa e tendo a seguire ciò che penso piuttosto che quello che pensano gli altri. E mi “schifia” la ricerca della raccomandazione, anche perché irrita avere la consapevolezza che ci sia gente come me o meglio di me in un call-center, per giunta licenziato in piena estate dalla Wind, laureando o laureato, in piena lotta per restarci o per tornarci, mentre in altri posti ci sono persone che combinano guai a non finire, messi lì senza alcun rispetto del merito e grazie all’intercessione di un politico, a cui si dovrebbe chiedere essenzialmente l’obiettivo di perseguire il bene comune, il quale non è la mera somma dei beni individuali: è molto di più, essendo il tutto superiore all’insieme dalle parti.















