31/05/2008

Barzelletta Russa

Vladimir Putin ha detto, intervistato da Le Monde:

"L'Iran non sta cercando di dotarsi di armi nucleari e fino ad ora non ha violato nulla sul piano giuridico".

Ed ecco, in anteprima mondiale, la reazione di Ahmadinejad:



 
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categorie: politica
31/05/2008

Giulio Andreotti: non un mafioso, ma la personificazione dello Stato che ebbe rapporti con la Mafia




Ieri sera ho seguito con particolare interesse la puntata di AnnoZero, dedicata a Giulio Andreotti, prendendo le mosse dal film di Paolo Sorrentino, Il Divo, vincitore a Cannes del Gran Premio della Giuria. A parte l'attrice Anna Bonaiuto, di cui non mi è piaciuto, ad esempio, il breve intervento sui mali della Chiesa, confondendo Machiavelli con il Cattolicesimo nel "fine giustifica i mezzi", ogni altro discorso è stato interessante, ricordando che Michele Santoro, allorché si occupa di mafia, il suo lavoro lo sa fare molto bene. Peccato, innanzitutto, che Giulio Andreotti abbia deciso di non partecipare alla trasmissione, che sarebbe divenuta storica, perché ha affermato che il film di Paolo Sorrentino è inattendibile dal punto di vista biografico. Magari sarà grottesco, un romanzo come si suol dire, però lo vedrò al più presto con interesse, perché si sa che nella fantasia si cela sovente qualcosa di vero. Ora, quando penso al politico romano, dovendo agganciare sulla sua figura una parola, mi viene in mente subito il seguente termine: Potere. Giulio Andreotti, infatti, è l'incarnazione del potere politico, di quello che non appartiene alla logica manichea della divisione del mondo in buoni e cattivi, essendo elemento coordinatore della realtà statale, in cui il bene ed il male non sono nettamente separati da una rigida linea di demarcazione. Andreotti sembra uscito dal Principe di Niccolò Machiavelli, il celeberrimo trattato politico che l'illustre fiorentino dedicò a Lorenzo De' Medici. Con ciò non sto assolutamente giustificando chi è divenuto tutt'uno con la Democrazia Cristiana, il partito cardine della Prima Repubblica ma sto solo sottolineando sinteticamente quale sia la mia considerazione su Andreotti. Una delle domande fondamentali sulla sua vita politica, morbosamente shakespeariana, è: Mafioso o non mafioso? Questo è il dilemma.

Ebbene, di recente ho letto due libri dedicati a Cosa Nostra: il primo è di John Dickie, in cui si racconta la storia del fenomeno mafioso, dalle origini ai giorni nostri; il secondo è di Saverio Lodato e riguarda la testimonianza di Giovanni Brusca, colui che ha materialmente ucciso Giovanni Falcone, avendo premuto il bottone che ha provocato la strage di Capaci. Ad Andreotti Dickie dedica un paragrafo intero, intitolato Zio Giulio, di cui ho deciso di riportare qualche passo significativo. "Il dramma di Andreotti cominciò il 12 marzo 1992 con l'assassinio di Salvo Lima. E' altamente significativo che nella guerra di Riina contro lo Stato italiano la prima persona a cadere, con mesi di anticipo su Falcone e Borsellino, non fosse un magistrato o un uomo delle forze dell'ordine, ma un uomo politico democristiano. Lima - l'ex Giovane Turco che aveva presieduto al sacco di Palermo, e che usava procurare a Tommaso Buscetta i biglietti per l'opera - fu vittima di un'esecuzione compiuta con terrificante efficienza". "Il tutto che Lima assicurava si sarebbe risolto a Roma era la sentenza del maxiprocesso. Se Lima abbia davvero esplicitamente assunto un impegno così azzardato, non possiamo saperlo con certezza. Ciò che conta è che Riina aveva indotto i suoi a credere che le garanzie ci fossero. Molti dei pentiti emersi durante la campagna terroristica del 1992-93 confermarono l'ampiezza dei rapporti di Lima con la mafia". "Nella mente degli uomini d'onore, i funerali di Salvo Lima furono dunque anche i funerali del patto tra Cosa Nostra e la DC nato all''epoca di don Calò Vizzini e del bandito Salvatore Giuliano". "Quando fu ucciso, Lima stava recandosi all'Hotel Palace, dove doveva mettere a punto gli ultimi particolari di un grande ricevimento in onore di Andreotti. Fin dal 1968, quando era stato eletto alla Camera e aveva rotto con Giovanni Gioia, l'enorme seguito siciliano di Lima s'era raccolto sotto il vessillo della corrente democristiana". "Senza Lima dietro di lui, probabilmente Andreotti non sarebbe mai diventato presidente del Consiglio. Dopo aver ottenuto il sostegno di Lima, Andreotti diventò il più influente uomo politico del paese. Nessun governo poteva essere formato senza la sua approvazione". "Nell'ottobre del 1999 Andreotti fu giudicato innocente. Il Tribunale ritenne le indicazioni fornite dai pentiti di mafia troppo vaghe e troppo contraddittorie per potere costituire la base di una condanna. Ma non si può certo dire che la spiegazione della loro decisione fornita dai giudici del primo processo rappresenti una squillante apologia della moralità di Andreotti. Di più: essa solleva inquietanti domande sul passato dell'Italia. La difesa dell'uomo che era stato per sette volte presidente del Consiglio consisté in sostanza nel dire che personalmente non si occupava affatto di cose siciliane, lasciando al suo calunniato luogotenente Lima la cura della politica locale, mentre lui, Andreotti, si muoveva sulla scena nazionale e internazionale, ignaro del pericoloso ambiente in cui operavano Lima e i suoi simili. In altre parole, messo davanti alla Sicilia, uno dei più intelligenti e potenti statisti italiani dichiarava di capirne poco".

Ora, è davvero possibile che Giulio Andreotti non abbia mai saputo proprio nulla dei legami di Salvo Lima con la mafia? Se ne fu così amico, come può essere plausibile il fatto che ne capiva poco di quanto stava avvenendo in Sicilia, dove il rapporto tra Democrazia Cristiana e Cosa Nostra era sotto gli occhi di tutti? Non sono naturalmente in grado di rispondere con la verità assoluta a queste domande, perché non sono che un blogger di 27 anni, un osservatore esterno dei fatti, seppur siciliano e per di più palermitano. Ripropongo, comunque, cosa dichiarò Giulio Andreotti, quando seppe dell'assassinio di Salvo Lima (io ero un bimbo che andava alle elementari e quella notizia fece in pochissimo tempo il giro di Palermo e, quantunque piccolo, dai discorsi dei grandi compresi che era accaduto qualcosa d'incredibile).



Nel libro di Saverio Lodato, edito da Mondadori su Giovanni Brusca, spesso si legge il nome di Giulio Andreotti. A pagina 61 c'è scritto: "Riina e mio padre non gradiscono. Mandano a dire ad Andreotti, sempre attraverso i Salvo, di farsi i fatti suoi, perché noi gli avevamo dato tanto aiuto. Per aiuto s'intendono voti. Avevamo sempre votato e fatto votare sia Lima che Mario D'Acquisto, anche lui della corrente andreottiana e che diventò presidente della Regione Siciliana dopo l'uccisione di Piersanti Mattarella. Si intendeva anche l'eliminazione dei loro avversari politici. Per esempio Michele Reina, segretario provinciale della DC, che pur essendo andreottiano era contro l'operato di Vito Ciancimino; Piersanti Mattarella; Pio La Torre, segretario del PCI siciliano; tutti avversari politici che si opponevano alla corrente siciliana del senatore. Molti di questi favori Riina li aveva fatti ai Salvo, proprio in considerazione della loro particolarissima posizione. Non ho mai dubitato che loro sapessero e che sapesse Andreotti". A pagina 87 si legge: "Giulio Andreotti per ripulire la sua immagina ci provocò danni immensi: Salvo Lima e Ignazio Salvo sono stati uccisi per questo".

Infine, volendo scrivere la mia, ribadendo il pressuposto di essere un osservatore come tutti voi, non credo che Giovanni Andreotti sia un mafioso ma sono convinto che abbia avuto rapporti con i mafiosi, essendo stato uno statista e l'uomo con il potere tra le mani. L'Italia della Prima Repubblica era un Paese complesso e pieno di zone grigie, e tale situazione si rifletteva per forza nello Stato; in politica, inoltre, la morale non è una componente fondamentale, perché c'è la Ragione di Stato che spesso deve avere la prevalenza su di essa (l'assassinio di Aldo Moro docet). Ho la sensazione, inoltre, che il politico romano abbia deciso di farla finita coi compromessi con Cosa Nostra, quando ci fu l'avvento dei Corleonesi, che cercò davvero di frenare e da cui ne scaturirono gli omicidi eccellenti degli anni Novanta, che presero le mosse dal giorno in cui la Corte di Cassazione confermò le sentenze del Maxi-Processo. In poche parole: Giulio Andreotti non è né innocente né colpevole; non è stato un semplice uomo di Stato ma è stato lo Stato, reo di avere posto in essere compromessi con la criminalità organizzata e terroristica per salvaguardarsi e per sopravvivere. Giovanni Falcone aveva compreso naturalmente pure questo ed accettò l'invito di Claudio Martelli, allora Ministro della Giustizia, perché ritenne opportuno che bisognava lottare contro la mafia da quella posizione in cui si è sentita protetta per troppo tempo, dando e ricevendo.
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30/05/2008

Bimbo ucciso perché non si applicava nello studio del Corano



Muhammad Atif
era un bambino pakistano di 7 anni, studente di una scuola coranica, la cosiddetta madrassa, spesso accusata di essere il punto di contatto tra la popolazione musulmana e l'estremismo islamico. Ed è morto a causa delle violenti percosse subite dal suo maestro, Qari Ziauddin, che lo accusava di non volersi applicare nello studio del libro sacro dell'Islam. Il piccolo è stato appeso appeso a testa in giù ad un ventilatore da soffitto e picchiato ripetutamente con un bastone. La polizia del posto ha già fermato ed arrestato l'assassino per tortura ed omicidio.

Non è di certo il primo caso di una violenza estrema commessa in una madrassa, in relazione alla quale è stato riconosciuto da molti il fatto che al suo interno si instilla odio, esasperando il concetto del nazionalismo islamico. Ad esempio, vi consiglio di leggere quest'articolo, il cui titolo è "Madrasse, Islam e violenza". Nella blogosfera, inoltre, c'è anche questo blog che chiede la chiusura delle scuole coraniche.

Un'ultima precisazione sulla notizia della morte del piccolo pakistano: Muhammad Atif era cieco.
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30/05/2008

Roberto Mancini va, José Mourinho arriva

E’ ufficiale: Roberto Mancini non è più l’allenatore dell’Inter. Sul sito ufficiale della squadra nerazzurra, infatti, si legge il seguente comunicato: “F.C. Internazionale ha comunicato al signor Roberto Mancini il suo esonero dall'incarico di allenatore responsabile della prima squadra, in particolare in ragione delle dichiarazioni rese dal tecnico all'esito dell'incontro Inter-Liverpool dello scorso 11 marzo 2008, di quanto ne è seguito, sino ai fatti più recentemente emersi nelle cronache giornalistiche”. Queste parole sono dure, anche perché non si fa alcun riferimento ai successi dell’allenatore di Jesi, quello più vincente dell’era di Massimo Moratti; dopo di lui c’è solo Gigi Simoni, con cui l’Inter ha vinto a Parigi la Coppa Uefa del 1998. Non c’è alcun ringraziamento, ma solo la presenza della motivazione fondamentale dell’esonero di Mancini, dovuto soprattutto alle sue dichiarazioni dopo la gara di ritorno degli ottavi di finale della Champion’s League, persa con il Liverpool di Rafa Benitez. Di certo, comunque, c’è dell’altro per motivare nella maniera suddetta la fine del rapporto tra Moratti e il Mancio, a cui si deve di avere riportato l’Inter alla vittoria ed ai livelli che sono confacenti alla sua storia. Con lui in panchina, infatti, la Beneamata ha vinto 3 scudetti di fila, gli ultimi 2 sul campo, mentre il primo per l’onestà; nonché 2 coppe Italia e 2 Supercoppe Italiane. Almeno un grazie di comodo a Roberto Mancini, quindi, ci voleva, perché meritatissimo.

 

 

Ed ora tocca a José Mourinho, l’allenatore che ha stravinto con il Porto e con il Chelsea e che ha lo scopo fondamentale di portare l’Inter sul tetto del mondo, già a partire dalla prossima stagione e la lista della spesa è chiara a tal proposito: Ricardo Carvalho, Frank Lampard, Didier Droga e Samuel Eto’o, nomi che non fanno addormentare serenamente i tifosi delle altre squadre, in primis quelli milanisti. Inoltre, il forte carattere dell’allenatore portoghese, terrore dei giornalisti, senza dubbio potrà aiutare il recupero di Adriano, perché l’Imperatore non può essere diventato un giocatore mediocre tutto ad un tratto.

 

Aggiornamento 14:37. Ed è arrivata la replica durissima di Roberto Mancini, attraverso un comunicato Ansa in cui si legge, tra le altre cose, che l'Inter "ha abusato di vicende false ed illecite che hanno gravemente offeso il mio onore e la mia reputazione". Finisce malissimo, dunque, il rapporto di Roberto Mancini con la società nerazzurra, in un modo inimmaginabile fino a qualche giorno fa, considerato che è freschissima la conquista del 16° scudetto.

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29/05/2008

Sul campo del Renzo Barbera



Il 27 maggio ho avuto la possibilità di stare sul campo dello stadio Renzo Barbera, in occasione del 2° Memorial Filippo Raciti. Tutto ciò grazie al pass, avuto perché uno degli arbitri del quadrangolare (questura di Palermo, questura di Catania, rappresentanza delle altre questure della Sicilia, Vecchie Glorie del Palermo)  è stato mio cugino Giuseppe Lannino, che tra l'altro fa parte dello staff dei collaboratori di Palermo.Blogolandia.It. Essendo stato libero di andare dove volevo, ne ho approfittato ed oltre l'avere avuto la suggestiva opportunità di assaporare lo stadio dal punto di vista del giocatore, sono sceso negli spogliatoi, gustandomi ogni gradino delle scale che li dividono dal campo. Per un innamorato cronico del pallone, vi lascio immaginare quanto io sia stato emozionato due giorni fa.

Ovviamente sono state scattate molte fotografie, come quella scelta per il post, e sono stati girati alcuni video, pubblicati qui e qui. E tra tutti gli elementi del reportage, voglio proporre anche su C'è Walter l'intervista ai genitori dell'ispettore Raciti, morto durante gli scontri del derby Catania - Palermo del 2 febbraio 2007, a cui è stato dedicato l'evento, organizzato dall'UsAcli del capoluogo siciliano. La terza voce appartiene a Giuseppe Romano, il collezionista ed il fotografo dell'urban blog, sito che mi sta dando molte soddisfazioni, essendo già giunto nella top ten della blogosfera palermitana e prossimo ad esserlo anche in quella siciliana, così come si attesta nelle classifiche di Blogitalia.it.

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29/05/2008

Il diritto del cittadino alla sicurezza, il dovere dello Stato di garantirla

Ormai tutto il mondo si sta facendo gli affari dell'Italia, perché c'è il leitmotiv che nel nostro Paese ci sia ancora la similitudine tra la destra ed il fascismo, proprio come quella che lega la Sicilia alla mafia. E stavolta l'inglese Times ha realizzato questo reportage, in cui si legge, ad esempio, che: " The Berlusconi coalition combines his Forza Italia with the anti-immigrant Northern League and the post-Fascist Alleanza Nazionale". Ovvero per il giornalista inglese Richard Owen, la destra italiana è allo stesso tempo xenofoba e fascista, come dire che manca poco e presto al centro del tricolore comparirà il simbolo del fascio. Poi sul Times si osserva che gli italiani dovrebbero ricordarsi che appena mezzo secolo fa erano una nazione di poveri emigranti in America; in base a ciò, in altri termini, non dovremmo essere così duri coi clandestini, perché in loro si rispecchia il nostro passato. Nonostante questa cozzaglia di luoghi comuni, tuttavia, ecco oggi la dichiarazione del Capo della Polizia, Antonio Manganelli, il quale ha affermato che ci troviamo in una situazione di "indulto quotidiano", che non esiste più la certezza della pena da cui ne consegue l'inutilità della risposta dello Stato e per di più che "La criminalità diffusa in Italia ha un segmento di fascia delinquenziale ben identificato che si chiama immigrazione clandestina". Inoltre, dal primo gennaio a oggi, "le forze dell'ordine hanno fermato 10.500 immigrati clandestini per i quali è stata avviata la procedura di espulsione: ma solo 2.400 di loro hanno trovato posto nei Centri di permanenza temporanea. È un dato che io trovo inquietante, perché significa che oltre 8 mila clandestini sono stati perdonati sul campo essendosi visti consegnare un foglietto su cui c'è scritto devi andar via, che equivale a niente". Ebbene, quantunque ci siano questi dati, Guglielmo Epifani, il segretario generale della Cgil, ha affermato che: "Il disegno di introdurre il reato di immigrazione clandestina, che i sondaggi dicono essere molto condiviso dai cittadini, non ci trova d'accordo. E' contrario a tutte le norme europee, alla nostra costituzione, offende il buon senso perché rende reato una condizione, qualche volta scelta neanche liberamente". Premesso che meno male che gli italiani hanno deciso di affidare le sorti del Paese al centrodestra, giacché la sicurezza si può ottenere soltanto con la proposizione dell'immagine dello Stato caratterizzata dalla legalità e dalla forza necessaria per porla in essere e non con la politica perbenista e del vogliamoci bene del centrosinistra, ognuno di noi non ha più la percezione della sicurezza, sia a causa della cronaca nera che per colpa di quella giudiziaria. Non curiamoci, dunque, delle critiche spagnole, inglesi e della sinistra nostrana, perché sono soltanto voci che non hanno alcun potere decisionale. La nostra sicurezza viene prima di tutto, giacché è un nostro diritto, cittadini di uno Stato che ha il dovere di garantirla e tutelarla, a prescindere dalle considerazioni altrui.
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28/05/2008

Il desiderio di stabilizzazione degli interinali della Wind di Palermo coincide con quello di tutti gli altri

L'altro ieri ho partecipato per la prima volta ad una riunione presso la sede palermitana dell'Ugl, insieme ad altri miei colleghi, tutti agguerriti perché non ne possiamo più di essere destinati alla sopravvivenza nell'attimo, anziché sostenuti nella prospettiva di un futuro certo e progettualizzabile. Siamo figli, infatti, di un'epoca particolare del sistema economico, e di conseguenza del mercato del lavoro, però ciò non significa che dobbiamo subire le logiche derivanti, perché di vita ne abbiamo a disposizione una sola e non ci è data un'ulteriore possibilità. Siamo, inoltre, figli palermitani e come tali perché non dovremmo ottenere nella nostra città ciò che forse potremmo ottenere con meno difficoltà altrove? Non chiediamo, infatti, che essere liberi di morire nella nostra città, riprendendo il messaggio finale della canzone dei Combomastas. Ed eccoci, dunque, pronti ad essere tutelati all'interno di un sindacato, che di certo non ha alcuna intenzione di occultare nulla, perché tutti i lavoratori sono uguali. Riconducendo il post sul caso particolare, gli interinali della Wind, contrattualizzati il 13 novembre dello scorso anno, hanno la 2° proroga che scade il 30 giugno e scopo momentaneo dell'Ugl è quello di avere il 3° rinnovo (logico, se si pensa anche che siamo prossimi al periodo estivo ed occorrerà coprire gli spazi vuoti lasciati dalle ferie dei dipendenti) e magari con una durata superiore ai 3 mesi. Un giorno in più di lavoro, infatti, significa almeno avere qualche settimana in più di retribuzione nel portafoglio per campare, invece di ricercare un altro impiego, persino accontentandoci delle briciole delle offerte del mercato del lavoro del capoluogo siciliano, perché le migliori di esse sono esclusivamente per i raccomandati. Questo è lo stato delle cose e sarebbe da ipocriti sostenere il contrario, fomentando una speranza che ha bisogno di essere nutrita da chi ne ha la competenza politica. Inoltre, abbiamo chiesto al sindacato la possibilità di scoprire il nostro destino all'interno dell'azienda cinque giorni prima della scadenza della proroga del contratto, così come prevede la legge, in maniera tale da poterci comportare di conseguenza. Non vogliamo, infatti, aspettare l'ultimo minuto dell'ultimo giorno di giugno per sapere se l'indomani saremo nella nostra postazione a rispondere ai clienti di Infostrada: trattasi di una questione di umanità. Per quanto riguarda il resto di ciò che vorremmo, non è possibile ovviamente tentare di ottenerlo, se prima non abbiamo la sicurezza di essere ancora parte produttiva del servizio clienti della Wind. Staremo a vedere, infine, quel che accadrà e vi terrò aggiornati, perché il nostro desiderio di stabilizzazione del futuro coincide con quello di tutti i precari del Paese.

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26/05/2008

Arricriateci

Su Forzaitaliapalermo.org ho appena pubblicato questo post:
Arricriateci!
Forza Italia Palermo - lunedì 26 maggio 2008
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categorie: politica
26/05/2008

Voglio Morire a Palermo



Troppo spesso ormai penso di andarmene via da Palermo, perché magari altrove potrei avere un lavoro che mi dia la possibilità di costruire il futuro, anziché dovermi concentrare soltanto sul presente, essendo un precario. Amo follemente la mia città, guai a chi me la tocca: ogni giorno, ad esempio, con passione, curo l’urban blog di Palermo, che è divenuto un altro modo per esplicare la mia passione per la scrittura creativa. Però, stando così le cose, qui per me non c’è alcuna possibilità di andare avanti e molto probabilmente sarò costretto presto a tentare la fortuna altrove, magari al Nord, laddove qualche spazio lavorativo dignitoso ci sarà per un altro siciliano, che non può campare dov’è nato. Ma vorrei morire qui, nella mia città, nel mio quartiere, nei pressi del mio castello della Zisa. E nel frattempo costruirmi qui una famiglia e crescere i miei figli, facendoli passeggiare in via Ruggero Settimo, vedendoli mangiare un cono gelato sull’erba del Foro Italico, portandoli al Renzo Barbera a tifare per il Palermo e a prendersi il sole nella spiaggia di Mondello, dandogli tutto quello di cui hanno bisogno per vivere (e non sopravvivere). Vedremo ciò che accadrà. Nel frattempo, eccovi il video musicale emblematico dei Combomastas, sottotitolato in italiano: ‘U Tagghiamu ‘Stu Palluni…?!

Quando io ed i miei amici d'infanzia sentivamo questa frase, intimoriti, prendevamo la palla e scappavamo… andavamo a giocare altrove ma poco dopo tornavamo laddove non volevano che noi giocassimo, perché era come se ci avessero tolto la libertà e noi la ritenevamo un bene inviolabile. V'invito vivamente, infine, a leggere questo post di Monica Demma, il cui titolo è: "Tornare a Palermo ma da vincente".

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categorie: palermo ieri e oggi
25/05/2008

Per il bene comune di Napoli



Lo Stato ha lo scopo di tutelare gli interessi generali dei propri cittadini ed ha la finalità di perseguire il bene comune, che non è la mera somma dei beni individuali, essendo un tutto che ha sempre qualcosa di diverso e di superiore rispetto alle singole parti che lo costituiscono. Ed in relazione a ciò, lo Stato non può cedere di fronte alla protesta violenta dei "residenti" di Chiaiano, il quartiere napoletano dov'è prevista l'apertura di una delle discariche per risolvere il problema dei rifiuti, in maniera tale da evitare che la città partenopea sia soffocata dall'immondizia. Lo Stato, ad esempio, non può modificare la propria condotta in seguito ad una manifestazione popolare di dissenso, anche perché governare significa decidere per il bene comune, sacrificando un bene individuale con scelte che si oppongono anche ad esso. Non può esserci, inoltre, alcun dialogo con chi lancia bombe carta e molotov contro la polizia "che opera per riaffermare la legalità", come ha affermato Roberto Maroni, il Ministro dell'Interno. Lo Stato, infatti, non può piegarsi alla volontà della violenza di pochi e deve tendere al rispetto della legge ed a tal proposito ora c'è un decreto da concretizzare, che prevede pene severe nei confronti di chi si oppone alla risoluzione del dramma dei rifiuti napoletani. Già, ora c'è una legge, firmata dal Presidente del Consiglio dei Ministri e controfirmata dal Presidente della Repubblica e va rispettata. E così deve essere, perché altrimenti lo Stato perderebbe di legittimità (e la faccia). Infine, tra i protestanti ci sono i Verdi, quelli che hanno bloccato il progresso tecnologico del Paese durante l'esecutivo di Romano Prodi, perché hanno saputo dire soltanto di no; ci sono rappresentanze della sinistra estrema, che così possono inveire contro Silvio Berlusconi; e c'è, soprattutto, la Camorra, il nemico che usa la violenza da sopraffare con la forza.
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24/05/2008

Carlo Vizzini e Francesco Cascio: la bontà della mia scelta confermata dalle cariche



Alla vigilia delle elezioni del 13 e del 14 aprile, pubblicai questo post in cui dichiarai di sostenere soprattutto due personalità politiche: Carlo Vizzini
e Francesco Cascio, l'uno alle elezioni politiche nazionali, l'altro all'Assemblea Regionale Siciliana. In seguito al netto successo del Pdl, entrambi i palermitani  vinsero ciò che dovevano vincere e Cascio addirittura è stato il candidato che ha ottenuto più consensi nel capoluogo siciliano. Ebbene, la bontà di quella scelta è stata confermata dal fatto che Carlo Vizzini è stato eletto Presidente degli Affari Costituzionali al Senato, con un voto in più rispetto alla sua maggioranza e Francesco Cascio è stato eletto alla Presidenza dell'Assemblea Regionale Siciliana, succeduto così a Gianfranco Micciché, adesso Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega al Cipe. E se ci mettiamo pure la Presidenza del Senato della Repubblica a Renato Schifani e la Presidenza della Commissione Giustizia a Giulia Bongiorno, i palermitani hanno ben 5 concittadini in ruoli-chiave. Niente male per una città che ha bisogno di essere rappresentata al meglio ed ai massimi livelli per completare il processo di rinnovamento. Ed ora, col sorriso scolpito sulle mie labbra politiche, che non sarà mai una paresi, auguro buon lavoro al Senatore Carlo Vizzini ed al Presidente Francesco Cascio, consapevole del fatto che da elettore non sarò deluso.

P.S.: Eccovi l'intervista di Beppe Vicari.

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23/05/2008

Grazie

"Avevo 11 anni: ero un bimbo che frequentava le elementari all’Aristide Gabelli. Era una giornata come le altre ed ero sdraiato sul letto di mia nonna, mentre lei stava guardando Ok, il Prezzo è Giusto, trasmesso allora su Canale 5. Ad un certo punto la sento leggere ad alta voce qualcosa… c’è stato un attentato a Palermo, coinvolto il giudice Falcone… noto che è sbalordita, sorpresa, intimorita. Ed io, mosso dalla curiosità, leggo più volte quella scritta che scorreva in fondo allo schermo, mentre il gioco, condotto da Iva Zanicchi, era in corso. Poco dopo ci furono i telegiornali e la notizia della strage di Capaci e la morte del giudice Falcone. Quando vidi la sua fotografia, mi ricordai di quel giorno in cui incrociai il suo sguardo: io ero seduto dietro, a bordo dell’auto di mio padre; il giudice pure, in un’altra in cui c’era una sirena sopra. Il semaforo era rosso. Aveva la tempia appoggiata sul vetro e guardava senza guardare, cioé aveva il pensiero altrove. Non sapevo chi fosse ma lo fissai, perché mi mise tristezza. Si accorse di me, mi guardò e poi si accese la luce verde del semaforo e la sua auto accelerò. Ancora oggi è vivo il ricordo di quel momento, così come la sensazione che avvenne qualcosa di bruttissimo, quando lessi quella scritta in sovraimpressione. Avevo 11 anni".

Questo è il corpo del post che ho pubblicato due giorni fa su Palermo.Blogolandia.it, già riportato qui. Ho chiesto ai commentatori ed ai blogger di raccontare dov'erano il 23 maggio 1992 alle 17:58, cioé quando Giovanni Brusca fece esplodere il tritolo che si portò via Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonio Mortinaro. E la risposta è stata al di là delle aspettative. Fino ad ora, infatti, potete leggere 62 testimonianze, pensieri di chi c'era e anche di chi non era ancora nato o stava in un passeggino; 62 commenti che testimoniano l'eroismo di eroi come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, eroi per sempre. 62 racconti che lasciano il segno, che arrossiscono gli occhi e bagnano le gote. Ed allora, per chi non l'ha fatto e vuole partecipare a questo ricordo collettivo del 23 maggio 1992, affinché la memoria sia sempre viva e forte, cliccate qui e lasciate il vostro segno. Nel frattempo, io ho solo una parola da urlare e sussurrare allo stesso tempo per tutti coloro che hanno sacrificato l'esistenza per lottare contro la peste mafiosa: Grazie.

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22/05/2008

Su Anna Maria Franzoni, in carcere per aver ucciso il figlio



E la Cassazione ha messo giuridicamente la parola fine al Delitto di Cogne, confermando la sentenza di condanna a 16 anni di reclusione per Anna Maria Franzoni, rea di avere ucciso il figlio Samuele Lorenzi il 30 gennaio del 2002. Non ho mai seguito la vicenda con particolare enfasi, eccetto informarmi attraverso i servizi dei telegiornali sul caso, però ho sempre pensato che ci fosse un errore di fondo nell'interpretazione di questo fatto di cronaca nera. Partiamo dall'essenza del delitto, cioé una madre ha ucciso il proprio figlio e non per ragioni alla Medea, per intenderci. E' stato un momento di follia, un raptus, è stata lei ma non lo sa, però l'omicidio è avvenuto e la Cassazione lo ha confermato in ultima instanza. Ora, ho avuto sempre la sensazione che ci sia stata troppa concentrazione mediatica sulla madre, anziché sul figlio. Ieri, ad esempio, al Tg1 le immagini hanno mostrato le candele accese sui davanzali delle finestre del vicinato della Franzoni, poste per solidarietà ed il reporter giustamente, alla fine del servizio, ha ricordato che se tutto ciò è accaduto è perché il piccolo Samuele non c'è più, ucciso. Il senso comune, a proposito di ogni tipo di reato peale, dovrebbe esortare ognuno ad occuparci più delle vittime che dei colpevoli, eppure per quanto riguarda il Delitto di Cogne c'è stata eccessiva solidarietà per la madre che, essendo ora in carcere, non potrà più assistere i suoi due figli, Davide e Gioele. Ed è perciò, infine, che non comprendo "l'umana sofferenza" del sostituto procuratore Gianfranco Ciani, il quale ha chiesto che la condanna fosse confermata. Io soffro di più per una vita che non c'è più, piuttosto che per quella di una donna che ha ucciso il proprio figlio.
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22/05/2008

Legittimità dello scorrimento della gradutatoria

Riprendo ad informarvi, così come ho già fatto due volte (qui e qui), sulla situazione dei precari ausiliari socio-sanitari specializzati dell'A.O.U. "G. Martino", Policlinico di Messina. Incollo direttamente il testo, ricevuto via e-mail dal Comitato Precari Invisibili e di Serie B.

In data 19 maggio 2008 è stata depositata la sentenza dal Giudice del lavoro di Messina dott. Letterio Villari, RIGETTANDO il ricorso presentato dagli Ausiliari Socio Sanitari che erano in servizio fino al 31 dicembre 2007 iscritti con la CGIL DI MESSINA .
DECIDENDO: che la delibera di scorrimento della graduatoria E’ LEGITTIMA e che il CONTRATTO DI LAVORO DI 12 mesi stipulato in data 31 dicembre è valido a tutti gli effetti di legge. Possiamo evidenziare che è pienamente legittimo il provvedimento n. 882 del 28.12.2007 con cui il Policlinico Universitario di Messina ha deliberato lo scorrimento della graduatoria del concorso al quale abbiamo partecipato sia gli Ausiliari neo assunti sia gli Ausiliari che chiedono la proroga dei contratti scaduti, per i seguenti motivi: - I soggetti in cui i contratti sono scaduti il 31.12.2007 avevano stipulato un contratto di lavoro a tempo determinato per il periodo di un anno ed erano consapevoli che alla scadenza dell’anno sarebbe cessato il rapporto di lavoro. Essi, peraltro, nell’estate 2007, sono stati beneficiati di una proroga del rapporto di lavoro illegittimamente, tuttavia, non soddisfatti auspicavano ad una seconda proroga, a danno di tutti gli altri lavoratori, parimenti legittimati a stipulare un contratto di lavoro. - Il bando di concorso (al quale abbiamo partecipato sia i lavoratori neo assunti sia coloro che aspiravano alla proroga dei contratti), prevedeva espressamente che il rapporto di lavoro avrebbe avuto una durata non superiore all’anno. Peraltro, tale durata è stata stabilita anche da una delibera del Direttore Generale del Policlinico Universitario. - il decreto legislativo 368(2001, all’art. 4, al comma 3 stabilisce che “la proroga è ammessa solo una volta”. Pertanto, una seconda proroga dei contratti già in essere sarebbe stata doppiamente illegittima, sia perché non ricorrono i presupposti (come la prima volta) sia perché la legge, anche qualora in astratto fossero presenti i motivi, vieta una seconda proroga. - Alla delibera n. 882 del 28.12.2007, emanata dal Commissario Straordinario del Policlinico non si può applicare la legge 244/2007, (finanziaria per il 2008), perché quest’ultima è entrata in vigore l’1.1.2008, ossia successivamente all’adozione della delibera. - Ad ogni modo, la finanziaria per il 2008 non prevede l’impossibilità di procedere alla stipulazione di contratti di lavoro a tempo determinato con gli Ausiliari Socio Sanitari superiore ai 3 mesi. Da quanto sopra esposto deriva che lo scorrimento della graduatoria decisa dal Commissario Straordinario dott. Antonio Mira del Policlinico Universitario di Messina con deliberazione n. 882 del 28.12.2007 è pienamente legittimo. Anche noi abbiamo il diritto all’assunzione e non si comprende perché alcuni soggetti, che dovrebbero fare l’interesse di tutti, vogliano considerarci LAVORATORI INVISIBILI E DI SERIE B.
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categorie: attualità
21/05/2008

23 maggio 1992, ore 17:58. Tu dov'eri?



Su Palermo.Blogolandia.It, l'urban blog che gestisco, ho appena pubblicato questo post in cui vorrei che i commentatori raccontassero dov'erano quando la mafia uccise Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonio Mortinaro. Mi auguro che anche i lettori di C'è Walter possano rispondere in massa alla mia richiesta di commemorazione del sacrificio di chi ha lottato contro cosa nostra sino all'ultimo respiro.

postato da: WG alle ore 10:49 | link | commenti (34) | commenti (34)
categorie: storia, palermo ieri e oggi

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