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E’ ufficiale: Roberto Mancini non è più l’allenatore dell’Inter. Sul sito ufficiale della squadra nerazzurra, infatti, si legge il seguente comunicato: “F.C. Internazionale ha comunicato al signor Roberto Mancini il suo esonero dall'incarico di allenatore responsabile della prima squadra, in particolare in ragione delle dichiarazioni rese dal tecnico all'esito dell'incontro Inter-Liverpool dello scorso 11 marzo 2008, di quanto ne è seguito, sino ai fatti più recentemente emersi nelle cronache giornalistiche”. Queste parole sono dure, anche perché non si fa alcun riferimento ai successi dell’allenatore di Jesi, quello più vincente dell’era di Massimo Moratti; dopo di lui c’è solo Gigi Simoni, con cui l’Inter ha vinto a Parigi

Ed ora tocca a José Mourinho, l’allenatore che ha stravinto con il Porto e con il Chelsea e che ha lo scopo fondamentale di portare l’Inter sul tetto del mondo, già a partire dalla prossima stagione e la lista della spesa è chiara a tal proposito: Ricardo Carvalho, Frank Lampard, Didier Droga e Samuel Eto’o, nomi che non fanno addormentare serenamente i tifosi delle altre squadre, in primis quelli milanisti. Inoltre, il forte carattere dell’allenatore portoghese, terrore dei giornalisti, senza dubbio potrà aiutare il recupero di Adriano, perché l’Imperatore non può essere diventato un giocatore mediocre tutto ad un tratto.
Aggiornamento 14:37. Ed è arrivata la replica durissima di Roberto Mancini, attraverso un comunicato Ansa in cui si legge, tra le altre cose, che l'Inter "ha abusato di vicende false ed illecite che hanno gravemente offeso il mio onore e la mia reputazione". Finisce malissimo, dunque, il rapporto di Roberto Mancini con la società nerazzurra, in un modo inimmaginabile fino a qualche giorno fa, considerato che è freschissima la conquista del 16° scudetto.

L'altro ieri ho partecipato per la prima volta ad una riunione presso la sede palermitana dell'Ugl, insieme ad altri miei colleghi, tutti agguerriti perché non ne possiamo più di essere destinati alla sopravvivenza nell'attimo, anziché sostenuti nella prospettiva di un futuro certo e progettualizzabile. Siamo figli, infatti, di un'epoca particolare del sistema economico, e di conseguenza del mercato del lavoro, però ciò non significa che dobbiamo subire le logiche derivanti, perché di vita ne abbiamo a disposizione una sola e non ci è data un'ulteriore possibilità. Siamo, inoltre, figli palermitani e come tali perché non dovremmo ottenere nella nostra città ciò che forse potremmo ottenere con meno difficoltà altrove? Non chiediamo, infatti, che essere liberi di morire nella nostra città, riprendendo il messaggio finale della canzone dei Combomastas. Ed eccoci, dunque, pronti ad essere tutelati all'interno di un sindacato, che di certo non ha alcuna intenzione di occultare nulla, perché tutti i lavoratori sono uguali. Riconducendo il post sul caso particolare, gli interinali della Wind, contrattualizzati il 13 novembre dello scorso anno, hanno la 2° proroga che scade il 30 giugno e scopo momentaneo dell'Ugl è quello di avere il 3° rinnovo (logico, se si pensa anche che siamo prossimi al periodo estivo ed occorrerà coprire gli spazi vuoti lasciati dalle ferie dei dipendenti) e magari con una durata superiore ai 3 mesi. Un giorno in più di lavoro, infatti, significa almeno avere qualche settimana in più di retribuzione nel portafoglio per campare, invece di ricercare un altro impiego, persino accontentandoci delle briciole delle offerte del mercato del lavoro del capoluogo siciliano, perché le migliori di esse sono esclusivamente per i raccomandati. Questo è lo stato delle cose e sarebbe da ipocriti sostenere il contrario, fomentando una speranza che ha bisogno di essere nutrita da chi ne ha la competenza politica. Inoltre, abbiamo chiesto al sindacato la possibilità di scoprire il nostro destino all'interno dell'azienda cinque giorni prima della scadenza della proroga del contratto, così come prevede la legge, in maniera tale da poterci comportare di conseguenza. Non vogliamo, infatti, aspettare l'ultimo minuto dell'ultimo giorno di giugno per sapere se l'indomani saremo nella nostra postazione a rispondere ai clienti di Infostrada: trattasi di una questione di umanità. Per quanto riguarda il resto di ciò che vorremmo, non è possibile ovviamente tentare di ottenerlo, se prima non abbiamo la sicurezza di essere ancora parte produttiva del servizio clienti della Wind. Staremo a vedere, infine, quel che accadrà e vi terrò aggiornati, perché il nostro desiderio di stabilizzazione del futuro coincide con quello di tutti i precari del Paese.

Troppo spesso ormai penso di andarmene via da Palermo, perché magari altrove potrei avere un lavoro che mi dia la possibilità di costruire il futuro, anziché dovermi concentrare soltanto sul presente, essendo un precario. Amo follemente la mia città, guai a chi me la tocca: ogni giorno, ad esempio, con passione, curo l’urban blog di Palermo, che è divenuto un altro modo per esplicare la mia passione per la scrittura creativa. Però, stando così le cose, qui per me non c’è alcuna possibilità di andare avanti e molto probabilmente sarò costretto presto a tentare la fortuna altrove, magari al Nord, laddove qualche spazio lavorativo dignitoso ci sarà per un altro siciliano, che non può campare dov’è nato. Ma vorrei morire qui, nella mia città, nel mio quartiere, nei pressi del mio castello della Zisa. E nel frattempo costruirmi qui una famiglia e crescere i miei figli, facendoli passeggiare in via Ruggero Settimo, vedendoli mangiare un cono gelato sull’erba del Foro Italico, portandoli al Renzo Barbera a tifare per il Palermo e a prendersi il sole nella spiaggia di Mondello, dandogli tutto quello di cui hanno bisogno per vivere (e non sopravvivere). Vedremo ciò che accadrà. Nel frattempo, eccovi il video musicale emblematico dei Combomastas, sottotitolato in italiano: ‘U Tagghiamu ‘Stu Palluni…?!
Quando io ed i miei amici d'infanzia sentivamo questa frase, intimoriti, prendevamo la palla e scappavamo… andavamo a giocare altrove ma poco dopo tornavamo laddove non volevano che noi giocassimo, perché era come se ci avessero tolto la libertà e noi la ritenevamo un bene inviolabile. V'invito vivamente, infine, a leggere questo post di Monica Demma, il cui titolo è: "Tornare a Palermo ma da vincente".


