
Mara Carfagna, Ministro delle Pari Opportunità, ha cominciato con il botto, avendo dichiarato che non ci sarà alcun Patrocinio al Gay Pride. Niente di strano, di alternativo, di scandaloso, anzi rientra perfettamente nei valori che stanno alla base della gente di destra. Naturalmente è esplosa la polemica, mossa dai diretti interessati nonché dalla sinistra radicale (o estrema, che dir si voglia), la quale può permettersi di dichiarare persino che l'Italia è sempre più un Paese "talebano" (Manuela Palermi), visto che non ha alcuna rappresentanza parlamentare, per effetto della decisione della maggioranza del popolo italiano. Gli spagnoli ci dicono che siamo razzisti ed i comunisti ci dicono che siamo nazisti (manco fascisti) e questo perché? 1) Vogliamo più sicurezza, perché l'italiano ha la legittima percezione di essere sempre in pericolo; 2) Difendiamo la famiglia (un uomo, una donna ed i figli conseguenti). La Carfagna ha motivato la sua dichiarazione, sostenendo che bisogna lottare contro le discriminazioni nei confronti degli omossessuali (e ci mancherebbe altro, considerato che tutti i cittadini sono uguali), però questi non possono pretendere "riconoscimenti simili a quelli garantiti alla famiglia né il patrocinio del governo a manifestazioni che rispondono più a logiche esibizionistiche che ad altro". Il Gay Pride? E' una carnevalata, infatti, che non può avere il patrocinio ministeriale. E non c'entra nulla "l'omofobia ed il non amore per la diversità della destra", così come ha detto Franco Grillini (ex candidato del costituente Partito Socialista). Tra poco ci sarà qualcuno che affermerà che i bambini li mangiamo noi. Una delle dichiarazioni più incredibili, a proposito di questa vicenda politica, è quella dell'ex parlamentare Vladimiro Guadagno, che ha definito "inutile" il Ministero delle Pari Opportunità, dimenticandosi che Mara Carfagna deve dedicarsi ai veri discriminati, cioé le madri lavoratrici, i minori, gli anziani e i portatori di handicap. E poi ci si chiede perché la Sinistra Arcobaleno ha avuto il tracollo, di cui sappiamo benissimo: gli operai hanno preferito votare per chi vuole tutelare i loro interessi, piuttosto per chi ritiene che il problema fondamentale della società italiana sia il mancato riconoscimento pubblico di una coppia di gay o di lesbiche. Il Gay Pride, infine, è un diritto degli omosessuali, perché è una manifestazione e la Costituzione non la vieta ma il Governo non ha il dovere di assecondarla, come ha giustamente affermato Marco Follini del Partito Democratico, eppure c'è chi confonde il diritto con il privilegio.


























