Sono triste, profondamente triste. In questi giorni spesso i candidati alle elezioni politiche parlano di precariato, di cosa fare per rendere stabile il futuro di noi giovani. Ebbene, oggi è il 31 marzo, una data che al Palazzo Gamma di Palermo, dove la Wind ha il suo call center di assistenza, significa scadenza contrattuale. Una ventina dei miei colleghi ed amici domani non saranno in postazione, non indosseranno la cuffia, non risponderanno alla chiamata del cliente. Non si tratta di un melodramma ma di una tragedia reale. Sono ragazzi che hanno lavorato professionalmente per almeno un anno ed ogni giorno con la speranza rassegnata di avere anche la più piccola possibiltà di progettualizzazione del futuro. A causa del segreto aziendale, non posso rendere noto il contenuto delle e-mail che sono girate stamattina alla Wind ma la maggioranza di esse è davvero triste. Quelli che domani ci saranno, tra cui io, sanno benissimo che avranno la medesima sorte quando la legge non consentirà all'azienda di prorogare il contratto. Ma non è soltanto una questione di legge, anzi. Ed ora potrei fare il comunista, quello vero e forse mi riuscirebbe meglio di quelli che stanno nella sinistra estrema, nonostante io sia di destra. Però voglio urlarvi del fatto che il precariato è una piaga della nostra società ed è una peste che non ci permette di sperare nel futuro; questo stato delle cose vorrebbe che ci concentrassimo soltanto nell'attimo ma l'uomo ha l'inclinazione naturale al senso della certezza. Vi posso dire, comunque, che ho visto gli occhi rossi dei miei colleghi, non solo di quelli a cui è scaduto il contratto. A Palermo, infatti, tornare in cerca di lavoro è straziante poiché in giro ci sono scarse offerte di lavoro dignitose e la maggioranza di esse sono per i raccomandati ed essendo in periodo di elezioni con le promesse si potrebbero riempire le Fosse delle Marianne. Il guaio sta anche nel fatto che noi giovani subiamo tutto questo senza pensare all'azione, perché le parole non servono a nulla e soprattutto non abbiamo bisogno delle orazioni della politica, soprattutto di quella in cerca di consensi per la conquista delle poltrone. La rassegnazione ha raggiunto un livello così alto che quando noi giovani precari parliamo della nostra condizione spesso diciamo: "Tanto non possiamo fare nulla". Di chi è la colpa? Del pacchetto Treu, della legge Biagi? Beh, in quest'ultima è previsto lo staff-leasing e l'indennità d'indisponibilità ma quest'istituto è usato col contagocce dalle agenzie di lavoro. Sarebbe una soluzione al problema, creando un rapporto di lavoro a contratto a tempo indeterminato tra il precario e l'agenzia di lavoro. Comunque, al diavolo oggi le soluzioni... in questo momento ci sono ragazzi che piangono, che non sanno cosa dovranno fare domani mattina, una volta alzati dal letto. Sarà durissima cercare una nuova posizione lavorativa e molti inizieranno ad accettare le tante schifezze proposte dal mercato del lavoro siciliano. Per me e per gli altri che domani saranno in cuffia è solo una questione di tempo. Io già vorrei lottare da ora ma mi accorgo di non avere molta compagnia, di non essere accerchiato da gente che ha voglia di dare azione motrice alle parole di rinnovamento. Però non voglio mollare.
A Palermo c'è una lunghissima via intitolata a Giuseppe Pitré. Costui fu un importante scrittore e antropologo italiano e si suoleva definire un "demopsicologo". Nel capoluogo siciliano c'è anche un museo etnografico che ha il suo nome. Ora, sto "divorando" con passione ed interesse la Storia della mafia siciliana di John Dickie e lì si legge:
"Ecco come definiva la mafia nel 1889: La mafia non è setta né associazione, non ha regolamenti né statuti. Il mafioso non è un ladro, non è un malandrino... La mafia è la coscienza del proprio essere, l'esagerato concetto della forza individuale... Il mafioso vuol essere rispettato e rispetta quasi sempre. Se è offeso non ricorre alla Giustiizia, non si rimette alla Legge. [...] Per un lungo, lunghissimo periodo, Pitré fu un talismano per i criminali siciliani e i loro avvocati; a metà degli anni Settanta del Novecento la sua compiacente definizione della mafia fu addirittura citata in un'aula di giustizia da Luciano Leggio, il temutissimo boss corleonese. Non è probabilce che Pitré fosse propriamente un membro della mafia. Ma è un fatto che all'epoca della prima rappresentazione di Cavalleria Rusticana (1890) lavorava nel governo locale di Palermo a stretto contatto con un deputato da lui fervidamente proclamato "vero gentiluomo... correttissimo e onesto amministratore". Solo che "l'onesto amministratore" era il più famigerato mafioso della fine dell'Ottocento, un uomo che rappresentava una smentita vivente di qualunque possibile nozione della mafia come una realtà arretrata: don Raffaele Palizzolo". Ed a proposito del processo per l'omicidio diEmanuele Notabartolo, prima vittima eccellente della mafia, si legge: "Un teste la cui deposizione fu seguita con particolare interesse fu Giuseppe Pitré, il folcrorista. Il professore di demopsicologia fornì una dichiarazione entusiastica della personalità di Palizzolo (i due erano colleghi nell'amministrazione comunale palermitana). Pitré affermò che il fatto che in gioventù Palizzolo avesse scritto un romanzo dimostravfa che il suo era "un animo gentile, devoto alla virtù, avverso al vizio ed a qualsiasi turpitudine". Richiesto di definire la mafia, Pitré spiegò che le sue origini risalivano alla parola araba "mascias", la quale designava un'esagerata consapevolezza della propria personalità, una riluttanza a piegarsi alla prepotenza che nelle classi inferiori poteva condurre al crimine". Ora, per chi non lo conosce, Raffale Palizzolo fu il mandante dell'omicidio di Emanuele Notabartolo ma fu assolto dalla Cortedi Assise di Firenze per insufficienza di prove nel 1905, grazie ai suoi importanti appoggi, soprattutto politici. Quando quattro anni prima, tuttavia, fu condannato, "il demopsicologo Giuseppe Pitré si fece promotore della creazione di un Comitato Pro Sicilia allo scopo di esprimere la pubblica indignazione suscitata dalla condanna di Palizzolo, vista come un attacco contro l'isola nella sua totalità. Duecentomila persone vi aderirono per mostrare il loro sostegno all'iniziativa. [...] Non è affatto impossibile che l'annullamento della sentenza bolognese sia stata un'offerta di pace alle forze organizzate intorno al Comitato Pro Sicilia".
Ora, Giuseppe Pitré fu uno dei letterati palermitani più rilevanti, però questa macchia, poco conosciuta, pesa come un macigno. Brevemente ritengo che bisognerebbe cominciare ad approfondire per bene la storia della mafia, giacché per sconfiggerla occorre "sparare" anche con l'arma della cultura e della diffusione capillare di essa. E non sarebbe male se qualche via perdesse il suo toponimo, magari per assegnarlo a gente come il questore Ermanno Sangiorgi, il quale può essere considerato come l'antenato professionale di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
E non potevo anch'io non testare lo strumento di collocazione partitica di OpenPolis. Ed ecco il risultato:
Alla luce di questo test, il primo partito a cui sono più vicino è il Pdl, poi seguono La Destra, il Partito Socialista, la Lega Nord e l'Udc. Sono più lontano, invece, dalla Sinistra Arcobaleno, dalla Sinistra Critica ed dal Partito Comunista dei Lavoratori. Non posso, dunque, che essere soddisfatto dall'esito di questo test, anche se si evince che ho alcune idee davvero policrome.
Se volete anche voi partecipare a questo termometro, cliccate nel seguente banner:
Aggiornamento 19:11: Ho anche partecipato al test presente su Repubblica.it, chiamato Politometro. Ed ecco il risultato:
Fitna è il titolo del cortometraggio sull'Islam ed il Corano del deputato olandese Geert Wilders, il cui idolo è Oriana Fallaci. Ma è cosa nota che in Europa, o meglio Eurabia (sempre più colonia musulmana), tutto si può dire contro Gesù, nulla si può dire contro Maometto. Tutto perché il Cristianesimo non minaccia con la morte: nel Vangelo c'è scritto di porgere l'altra guancia, nel Corano invece c'è l'esortazione alla Jihad. In Eurabia, dunque, la libertà di manifestazione del pensiero è tale fino a che non si faccia riferimento negativamente all'Islam. A proposito del cortometraggio di Wilders, infatti, l'Unione Europea si è sbrigata ad affermare: "A nome del Parlamento europeo respingo in modo assoluto l'interpretazione contenuta nel film che l'Islam è una religione violenta" (Hans Gert Poettering). E poco prima persino Ban Ki-Moon, segretario dell'Onu, ha voluto dimostrare la sua contrarietà, appoggiando "gli sforzi del governo olandese per fermare la diffusione di questo film e chiede a chi è comprensibilmente offeso (da queste immagini) di rimanere calmo. La libertà deve sempre essere accompagnata da responsabilità sociale". Ebbene, siamo in un periodo in cui in Tibet accade quello che accade e l'Onu si diletta ad accaparrarsi il ruolo di censore: che tristezza! Alla luce di tutto questo e di molto altro, la domanda retorica è sempre la stessa: Sarebbe accaduta la medesima cosa innanzi ad un cortometraggio contro Gesù Cristo? Di certo, no. Ed il motivo è semplice: il Cristianesimo non gestisce mica il petrolio... E l'Onu e l'Ue abbassano la testa e permettono che l'Iran ed il Pakistan facciano la voce grossa... due Stati di cui si sa che la democrazia è un pasto quotidiano...
Uno dei capisaldi della Rivoluzione Francese fu la "liberté": dopo 219 anni, imperati dai microcosmi, siamo nell'era degli eccessi: a livello individuale confondiamo la licenza con la libertà, a livello sociale si ritiene che la libertà sia permettere tutto fuorché quello che molesta gl'interessi. E di questo non c'è da stupirsi: ricordo che l'Unione Europea decise di non inserire il riferimento alla tradizione cristiana nella costituzione e magari tra qualche tempo si porrà in essere una revisione per introdurre le nostre tollerantissime radici musulmane... Allah è grande!
Stanotte, disteso sul mio letto, ho riflettuto sul da farsi in relazione ai tre incontri che ho avuto ieri, due dal vivo ed uno al telefono. Ho dialogato, infatti, con Michele Pivetti, Carlo Vizzinie Beppe Vicari. Si trattano di tre uomini che politicamente stimo e con cui condivido i valori di base; nei loro confronti non ho alcun rimorso di coscienza politica, nel senso che non devo "turarmi il naso", anzi.
Di Michele Pivetti, Presidente del Circolo del Buon Governo di Palermo, conosco la passione ed il forte senso di parte: ho votato per lui nelle scorse elezioni comunali del capoluogo siciliano, collocato nella Lista di Vizzini: e purtroppo non ce l'ha fatta. Se tornassi indietro, lo rifarei. Mi ha rivelato genuinamente il suo pensiero ed il suo percorso politico: è consapevole della sua strada ed ha deciso di percorrerla con fierezza. Ci crede e non c'è niente di meglio che un nuovo politico che abbia fede in colui che è e che vuole essere.
Di Carlo Vizzini ammiro la professionalità politica, starei ad ascoltarlo per ore ed ore con gusto e sono fiero di essere stimato da uno che è parte attiva della storia politica del nostro Paese. E' stato il Senatore a sottoscrivere il mio modulo di iscrizione a Forza Italia ed è stato sempre lui che mi ha permesso di partecipare ai primi incontri di partito. Nel mio portafoglio, inoltre, conservo la tessera della mia appartenenza come socio ai Circoli d'Iniziativa Riformista, di cui Vizzini è il Presidente. A lui, inoltre, mi lega il ricordo di mio nonno Giuseppe e mi piace pensare che ora sia totalmente d'accordo con la scelta che ho preso, di cui vi scriverò tra poco.
Beppe Vicari ha una passione politica che, se fosse acqua, allagherebbe il Grand Canyon. Spesso l'ho ascoltato dire che non è un politico perché non riesce ad essere come gli altri politici. A mio avviso è più politico lui che altri che si definiscono politici. Crede nell'innovazione comunicativa della blogosfera, crede nella Politica 2.0 da attuare all'interno del Popolo delle Libertà, seguendo le tracce che ha lasciatodi recenteGianfranco Micciché nel suo blog. A Vicari devo un mese di marzo intenso, vivo, che sta segnando la mia svolta politica e che mi ha permesso di emergere un po'. Se il Pdl avesse avuto il coraggio di chiedergli di candidarsi all'Assemblea Regionale Siciliana, io gli avrei dato il voto senza pensarci due volte e sarei stato un megafono per condurre più consenso possibile intorno alla sua passione. Ma così non è. Ho parlato ieri con lui per quasi un'ora al telefono ed ancora una volta abbiamo capito che condividiamo gli stessi valori fondamentali e la stessa concezione della politica. Sa benissimo quale sia la sua strada da percorrere, consapevole che da soli non si va da nessuna parte e che occorre dare ordine alla propria esperienza in progress.
Ebbene, gli elogi a Pivetti, Vizzini e Vicari non sono adulazioni, perché io non so farlo. Ho scritto davvero ciò che penso di loro, tenendomi per me ancora di più. Però è giunto il momento che io prenda una decisione in merito al percorso politico da intraprendere. Il bisogno di ordine nasce dalla necessità di sentirmi parte, in primo luogo, del Popolo delle Libertà, nei confronti del quale ho fiducia. In secondo luogo, dall'esigenza di tranquillità. E ieri notte la mia passione mi ha detto che la mia strada vuole essere quella di Carlo Vizzini. Ciò non significa che io non stia anche con Pivetti e con Vicari, anzi. Facciamo tutti parte della stessa collocazione partitica, giacché la pensiamo fondamentalmente allo stesso modo. A proposito di ciò, infatti, se alle prossime elezioni provinciali il Partito ci desse la possibilità di scegliere la nostra candidatura, saremmo una squadra con potenzialità incredibili, costituita da tre facce nuove con la voglia di dare concretezza alla passione. La nostra terra, infatti, ha bisogno di novità per soffocare la rassegnazione e porre dinamismo pratico alle aspettative. Ed io sono certo che dalla parte giovane e siciliana del Popolo delle Libertà può provenire un'offerta che la gente non vorrà rifiutare, ponendo in essere una scelta di coraggio. Ai siciliani, infatti, dobbiamo presentare un programma entro la quale ci siano davvero le risposte che cercano, riguardanti il lavoro, la sicurezza e la libertà d'impresa, il rilancio culturale, la lotta a spada tratta contro l'infiltrazione della criminalità organizzata negli affari pubblici e privati. E ciò si può ottenere solo con la novità e con l'audacia, unite dalla concezione ateniese della politica.
Così come nota chi mi legge da molto tempo, ho tolto dalla colonna di sinistra del blog i banner politici, cioé quelli che graficamente informavano il visitatore sulla mia appartenenza politica. I motivi che mi hanno condotto a questa decisione sono stati due:
Delusione in seguito alla riunione del 3 marzo in cui si dovevano stabilire le direttive sulla @lista blog, tramontata a causa di questioni che ho spesso palesato qui e sul blog di Gianfranco Micciché.
Snellimento del template in maniera tale da concentrare il visitatore sul contenuto dei post, piuttosto che sulla grafica e per far sì che il tempo di caricamento della pagina sia il più inferiore possibile per ogni browser utilizzato.
Ma io resto un "cristiano di destra", oltre che "palermitano di mestiere" ed alla domanda "a quale partito appartieni?", io rispondo subito Pdl, anche se istintivamente direi Forza Italia, in quanto mi devo abituare al nuovo nome. Non ho alcun dubbio su questo ed auspico, così come credo, che il prossimo esecutivo sarà orientato da Silvio Berlusconi. Però sono uno che fieramente la pensa con la propria testa. Ascolto, magari costruisco nuove idee attorno alle riflessioni che mi esortano ad osservare il mondo con prospettive differenti, però rimango sempre io. Se c'è da criticare, critico. Se c'è da accusare, accuso. Se c'è da elogiare, elogio. E tra i tanti valori personali, tendo a seguire soprattutto quello della coerenza. Io sono così, prendere o lasciare. C'è chi mi stima questo e c'è chi preferisce mettermi da parte, in quanto sono ingestibile: come Antonio Cassano, per intenderci. Rispetto al fantasista pugliese, tuttavia, io pretendo di dare ordine al mio percorso politico e di seguire un'unica strada, quella che ritengo la migliore possibile per soddisfare la mia voglia di politica, intesa (e lo ribadirò fino alla nausea) come lo strumento per il perseguimento del bene comune, che non è la mera somma dei beni individuali. Ciò perché, in primo luogo, da soli non si arriva da nessuna parte: le idee hanno bisogno di un corpo per camminare e di un pulpito da cui esporle, altrimenti non sono che elementi costituenti l'aria fritta. In secondo luogo, la politica è un "gioco di squadra", una in cui essere sicuro che ci sono determinati valori che fanno da substrato essenziale. Infine, la politica ha una logica, la quale è costituita dal giusto mix tra cuore e ragione, tra passione e compromesso.
Da oggi C'è Walter è in lizza per il miglior blog della Sicilia. E' possibile votarlo, cliccando sul bottone che trovate nella colonna di sinistra. Nell'elenco c'è anche l'urban blog, di cui sono orgogliosamente il "sindaco". Mi raccomando... votatemi...
P.S.: Alla fine del concorso, tra i votanti, ne saranno estratti 3 a cui andranno 1 televisore LCD al 1°, una fotocamera digitale al 2° , un Ipod Shuffle al 3°.
Ieri Walter Veltroni è stato a Palermo e nell'urban blog ho pubblicato le fotografie della manifestazione elettorale. Il 29 marzo al Giardino Inglese ci sarà Beppe Grillo, così come informa Sonia Alfano attraverso il suo blog. Il 6 aprile, invece, sarà il turno di Silvio Berlusconi e la notizia di ciò è stata data dal sito di Carlo Vizzini. Anche nel capoluogo siciliano, stiamo entrando nel vivo delle elezioni del 13 e del 14 aprile e le urne sono ormai alle porte. I sondaggi sono pressocché d'accordo sul fatto che Silvio Berlusconi ritornerà ad essere il Presidente del Consiglio dei Ministri, giacché sono stati troppi i danni causati dall'esecutivo di Romano Prodi. E non si fa altro che parlare del voto utile, cioé di quello che il cittadino dovrebbe dare o al Pdl o al Pd, giacché ogni altro consenso sarebbe sprecato. Ed i media, in fondo, stanno facendo il gioco di Berlusconi e Veltroni, poiché l'attenzione data agli altri contendenti è obiettivamente minima e Fausto Bertinotti si è lamentato in questo modo: "Non è possibile che nei tg la Sinistra arcobaleno abbia un quinto degli spazi di un altro partito. Non è possibile che a tanta gente arrivi il messaggio che queste elezioni siano una corsa fra Pd e Pdl. Questo è distorcente, è una informazione lesiva della democrazia". Comprensibile l'ira dell'ex presidente della Camera dei Deputati che, se ci fosse una speranza di vittoria di Casini, la sosterrebbe pur di non vedere né Silvio né Walter a Palazzo Chigi. L'esortazione al voto utile, inoltre, ha una spiegazione tecnica: poniamo il caso in Sicilia l'Udc ottenga l'8% (cosa non improbabile vista e considerata la forza di Salvatore Cuffaro, nonostante tutto ciò che sappiamo); ebbene, il Partito di Casini toglierebbe senatori al perdente tra il Pdl ed il Pd. Ecco, dunque, perché sia Berlusconi che Veltroni hanno tutto l'interesse a spingere l'elettorato a scegliere tra uno dei due, anziché dare il voto a Santanché, Bertinotti o Casini. Il voto inutile, sotto quest'aspetto, ha quindi la funzione di rendere al meglio governabile il nostro Paese e l'idea dello "spreco" da affibbiare al consenso dato ad altri partiti che non siano quelli principali non è del tutto corretta.
Le elezioni del 13 e del 14 aprile si fanno sempre più vicine ed in Sicilia non si voterà solo per il rinnovo del Parlamento ma anche per quello dell'Assemblea Regionale. Le due tornate elettorali hanno un'anomalia, di cui ho già scritto qui. In estrema sintesi, PierferdinandoCasini e Silvio Berlusconi si fronteggiano per Roma e sono alleati per Palermo, in quanto entrambi hanno deciso di appoggiare la candidatura di Raffaele Lombardo.
Ora, ci sono candidati che utilizzano il simbolo delle elezioni politiche nazionali per quelle regionali, in cui è presente il candidato per la Presidenza del Consiglio dei Ministri, mentre non si fa alcuna menzione di Raffaele Lombardo. Ciò è soprattutto caratteristica dei candidati dell'Udc, sperando in questo modo di sviare l'attenzione dell'elettorato in modo tale da condurlo a porre in essere il medesimo voto sia nell'unica scheda per le regionali che in quelle per le nazionali. A dire il vero, ho notato la medesima cosa nel poster elettorale di un candidato del Pdl, proveniente da Alleanza Nazionale: lì il simbolo utilizzato è quello in cui si sostiene Silvio Berlusconi. Nelle scorse elezioni regionali, ricordo, la maggioranza assoluta dei poster elettorali del centrodestra aveva il riferimento a Salvatore Cuffaro.
Cominciamo con un esempio positivo, proveniente da un candidato della Sinistra Arcobaleno:
Teodoro La Monica ha nel simbolo il riferimento al candidato di riferimento, cioé Rita Borsellino. Lo stesso, dicasi, ad esempio per Alfio Foti e Giovanni Giuca.
Anche Patricia Tringali ha il poster elettorale corretto, in quanto c'è sottolineato il sostegno per Raffaele Lombardo:
Ed ecco la prima nota corretta dal Pdl, in cui il protagonista è Alberto Acierno:
Si nota come ci sia un doppio riferimento: l'uno per Silvio Berlusconi e l'altro per Raffaele Lombardo (nel footer). Con questo poster elettorale al votante vengono dati due consigli, cioé optare sia per il leader del Pdl che per quello dell'Mpa.
In relazione a questo post di ieri, nel blog di Gianfranco Micciché, un commentatore che si è firmato con Re Nudo ha scritto: "Cristianamente ti dico: “Molti i chiamati, pochi gli eletti”. Non saranno mai tra gli ultimi i falsi, i delatori anche inconsapevoli, gli inutili adulatori, i malvagi e mal pensatori, e quelli che tirano le priete per vedere l’effetto che fa. Il tuo peccato non può essere credere in ciò cui credi : La Libertà! Nonostante qui non sembri sei tra i pochissimi dei frequentatori di questo Blog che sa di cosa parla, (blog molto scarso di veri blogger, sarete in 3-4 compreso Miccichè, e avete fatto un terremoto sulla rete che non ha eguali al mondo segnando una tappa fondamentale nello sviluppo della blogosfera). Laicamente adesso ti dico: Non ti curar di loro ma guarda e passa. Ps. non rispondermi qui, non servirebbe, non leggerei la risposta. se proprio vuoi o devi rispondermi fai un post da te. Rispondermi qui potrebbe suscitare le ire dei tuoi denigratori".
Ed ecco, dunque, la risposta.
Il post sull'arte del lecchinaggio, così come ho sottolineato anche in un commento, mosso dalle reazioni costruttive, è naturalmente a carattere provocatorio, pregno di iperbolismi. Ho voluto in quel modo sottolineare che io ho la mia testa, a prescindere dalle simpatie politiche. Si può sostenere, infatti, il carisma di un politico ed allo stesso tempo non adularlo così tanto da sembrare ridicoli. Sono fiero, inoltre, di essere libero ed il blog è l'individuazione concreta di questa libertà. Qui potrei persino scrivere che il sole emana una luce di colore verde e nessuno potrebbe costringermi a non farlo ed i commentatori sarebbero altrettanto liberi di tentare di convincermi dell'errore posto in essere. Però ho scritto anche che nella politica contemporanea per provare a riuscire ad entrare nell'insieme che conta, cioé quello in cui ci si contrappone per porre in essere le decisioni rilevanti, occorre anche avere talvolta la schiena curva ed io non ne so essere capace ma non per superbia. E' caratteristica naturale, infatti, della mia personalità quella di non sapere adulare e ciò non avviene solo in politica ma in tutti quegl'altri ambiti in cui non sarebbe male qualche volta farlo. Ho il difetto, inoltre, di sparare le mie idee subito e di volere difenderle a spada tratta. Non ho ancora imparato l'arte del compromesso, nonostante Machiavelli sia uno dei miei maestri, e non credo che sarà facile per me fare in modo che essa entri a far parte del mio modus cogitandi, giacché mi conosco. Tutto questo, comunque, fa di me un vero blogger, anche se ho spesso commesso qualche errore di tracotanza; ed in relazione a tutto quello che è accaduto in questo mese, ho deciso di essere più libero possibile. E' vero che nel blog di Gianfranco Micciché c'è stato un terremoto, però avrei preferito che l'epicentro fosse stato localizzato al di là dei confini delle pagine dell'uomo politico palermitano, in quanto ci sono stati troppi litigi tra chi avrebbero dovuto pensarla allo stesso modo ed io non sono riuscito a calmare la mia rabbia nei confronti di chi ha sacrificato la novità della @lista blog per salvaguardare i candidati che avrebbero avuto di certo qualche voto in meno rispetto a quelli che avranno il 13 ed il 14 aprile. Ci sarebbe stata gente, infatti, che avrebbe optato per la faccia nuova anziché per la solita minestra riscaldata e non avremmo concesso l'esclusiva a Sonia Alfano del pregio di collocare nomi freschi nell'agone politico. E' vero che c'è la possibilità di ritentare la scommessa di Gianfranco Micciché nelle elezioni provinciali palermitane, però non ci credo più di tanto, in quanto ci saranno i medesimi problemi che sono sorti il 3 marzo. Si dovrebbero fare di nuovo i conti con i timori dei politici di mestiere, con le pressioni, con le invidie di chi attua in maniera eccezionale l'arte del lecchinaggio. Ovviamente sarebbe meglio tentare e non riuscire, anziché non tentare, però se non c'è il sostegno politico, è inutile che pensiamo di porre in essere le Rivoluzioni. Da soli non si va da nessuna parte.
Io non farò strada in politica e sapete qual è il fondamentale motivo che mi rende sicuro di questo? Non so leccare il culo. Non ce la faccio: è più forte di me. Vi confesso che ci ho provato ma con scarissimi risultati, perché non riesco ad annuire, a portare le borse, a dire che il culo che lecco ha sempre ragione. Dovrei seguire comizi, percorrere chilometri su chilometri per andare semplicemente a riscaldare una sedia, ascoltando quelle promesse che sfruttano l'apatia della gente, facendo numero. Dovrei consigliare a destra e a manca, cominciando dai miei amici, di votare per uno anziché per l'altro perché ci guadagneremo tutti... Ma non fa per me e non pensate che io sia tanto contento di questo, non pensate che io sia da lodare, perché in questo nostro mondo non si va avanti che così. Vuoi, infatti, un posto fisso tale da trasformare la sopravvivenza in dignitosa esistenza? Lecca e sorridi sempre, senza far notare che lo stai facendo perché hai una specie di paresi consapevole. Caspita, vorrei averla questa dote; vorrei sapere come si fa senza avere rimorsi di coscienza. Vorrei essere capace almeno di fingere così da giungere poi al momento giusto per dire davvero la mia, per proporre quello che farei per dare uno schiaffo violento al sistema in maniera tale da svegliarlo. Ad esempio, ho avuto una idea banale per risolvere il problema del lavoro interinale. Perché non concentrare l'attenzione sulle agenzie di lavoro anziché sulle aziende? Perché non incentivarle nell'essere loro dipendenti a tempo indeterminato anziché dei loro clienti? Per attuare ciò non servirebbe una nuova riforma del lavoro ma semplicemente perfezionare la legge 30/2003, sostenendo lo staff-leasing. E' una stronzata? Forse che sì, forse che no. Però di idee non ho solo questa, giacché ce ne sono delle altre ma le tengo per me, in quanto non so usare affatto la lingua. E' un difetto di cui sto pagando le conseguenze: sono in crisi per questo, riesco persino a non dormirci la notte ed a vivere il giorno con nervosismo. Vorrei che qualcuno m'insegnasse come si fa a dire sempre sì, a convincersi che il politico a cui lustrare le scarpe sia portatore dell'unica verità in merito a tutte le questioni, importanti ed inutili. Sono disposto a pagare questo maestro profumatamente, perché altrimenti rischio di non dare un senso comune alla mia permanenza sul pianeta. E ciò mi terrorizza più della morte. Con quale faccia, ad esempio, potrò guardare i miei figli, se mai Dio vorrà un giorno farmi prima marito e poi padre, se non potrò garantirgli un presente futurizzabile? Aiutatemi, per favore: ho bisogno di quella parte della conoscenza per apprendere il migliore modo possibile per essere il più bravo lecchino di tutti i tempi, almeno fino a quando non potrò permettermi di stare solo e dare così un corpo alle mie idee. Non sto facendo il qualunquista, bensì il realista. Oggi non si va più sulle strade per lottare contro i sopprusi: si tende ad accettare tutto, coinvolti passivamente nel nuovo manicheismo, non più cioé quello che separa nettamente il bene dal male, bensì quello che divide la gente in due categorie: i pochi che possono fare esclusivamente per loro ed i molti che non possono fare nulla se non piangersi addosso. Siamo un popolo passivo e permettiamo alla politica contemporanea di nutrirsi della nostra apatia. Per questo sono arrivato alla conclusione che ho bisogno di conoscere l'arte del leccare il culo. O questo o l'anonimato, perché è meglio tentare e non riuscire che non tentare. Allora, c'è qualcuno di voi che può darmi una mano?
Ieri notte le campane delle chiese hanno suonato a festa: Cristo è Risorto! Oggi, dunque, è la Santa Pasqua e si celebra il momento liturgico più alto del Cristianesimo, giacché si festeggia il ritorno in vita del Figlio di Dio, dopo la crocifissione. E la gente si fa gli auguri, non va al lavoro, le scuole sono chiuse... a pranzo tutti a tavola a mangiare la qualunque... Quanti, tuttavia, vivono la Pasqua per quello che davvero rappresenta? Pochissimi, naturalmente. Stessa risposta vale per le altre feste religiose, Natale in primis. Alla maggioranza assoluta interessa più che altro essere liberi dai doveri quotidiani e ad essere legittimati a strafogarsi più del solito. Se facessimo, infatti, un sondaggio in relazione a quanti porranno in essere almeno una preghiera di ringraziamento, prima del pranzo, la percentuale sarebbe bassissima. Sia chiaro: questo non vuole essere un post qualunquista ma esortante alla riflessione del valore della festa cristiana. Oggi stanno a casuccia, ad esempio, anche coloro i quali magari ogni giorno scrivono contro la Religione, perché un giorno di relax fa bene a chiunque ed invece dovrebbero avere la coerenza di pretendere di lavorare, poiché questa festa non gli appartiene. Però il laicismo in questo caso perde di significato, non è così? Perché coloro che non tollerano il Papa e la sua funzione di Guida a tal punto da desiderare di mettergli un bavaglio, non lottano per la laicizzazione del calendario? Sarebbe un'azione coerente, seppur di difficile attuazione nel concreto.
Perché il boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino non è accettato dalla politica internazionale, così come si nota dalle dichiarazioni pubblicate in quest'articolo di Tgcom? Di certo perché chi di potere non può prendere una decisione in tal senso, perché ciò significherebbe causare l'ira della Cina con tutte le conseguenze economiche derivanti. Un tempo, tuttavia, quando si era nel periodo dei giochi olimpici, le guerre venivano sospese (Ekecheira), mentre fra qualche mese si rischia seriamente di gareggiare da una parte e combattere dall'altra: questo è il primo motivo etico per cui le Olimpiadi a Pechino dovrebbero essere più annullate che boicottate ma ciò è utopistico. Gli Antichi Greci, infatti, avevano un così alto valore morale delle Olimpiadi che si impegnavano a non combattere e a salvaguardare la vita di chi doveva partecipare e assistere alle competizioni. In Tibet, invece, l'esercito cinese sta spargendo sangue e lo continuerà a fare finché la rivolta non sarà sedata, nascondendo al mondo la violenza ma grazie ad internet non ci riesce più come una volta. Nonostante ciò e nonostante il fatto che in Cina i diritti umani sono calpestati con la stessa facilità con cui si può calpestare una formica, i potenti sostengono che le Olimpiadi s'hanno da fare e che il boicottaggio non è concepibile. George Bush, ad esempio, andrà a Pechino ad assistere ai Giochi, palesando un amore tra gli Usa e la Cina nato per interesse. Eppure, non possiamo non ricordare che lo Stato a stelle e strisce boicottò le Olimpiadi del 1980 a Mosca, congiungendo politica e sport. Ma i tempi sono cambiati: l'economia è ben più importante della politica, soprattutto è ben più importante della vita. A casa nostra, Walter Veltroni ha lo stesso parere: "Sono contrario all'idea del boicottaggio, sono contrario a mettere i Giochi Olimpici fuori dalla dimensione che devono avere, e cioè essere un'occasione di pace e di dialogo. E poi non si possono caricare sullo sport cose che vanno fatte altrove". Al confronto del candidato del PD, Tommaso Moro è un neorealista. La questione cinese è irrisolvibile, perché Pechino è una potenza mondiale: boicottare i giochi olimpici sarebbe una individuazione concreta dell'indignazione internazione nei confronti di ciò che il governo cinese fa contro coloro che non vogliono sottostare alla sua oppressione. Daniela Santanché, invece, ha l'onestà intellettuale di condannare l'ipocrisia della politica: "Bisogna boicottare i Giochi. La nostra bandiera non può andare in un Paese dove non sono messi al centro i diritti umani e civili. La Destra è mobilitata ormai da giorni, assieme ad alcuni Premi Nobel per la pace, per promuovere il boicottaggio delle Olimpiadi e per denunciare l'atteggiamento complice su questo tema cruciale che riguarda i diritti umani dei due candidati premier Silvio Berlusconi e Walter Veltroni che preferiscono riempire gli italiani di balle sui brogli elettorali, voti utili e sondaggi, anzichè occuparsi di questo genocidio". Sostenendo ciò, la candidata della Destra ha acquisito molti punti nella mia personalissima classifica di gradimento politico. Le Olimpiadi di Pechino, dunque, hanno già perso il loro senso, essendo lontane dal senso originale dei giochi, avendo assunto esclusivamente un connotato economico, ormai parte essenziale della politica internazionale contemporanea. Bisogna ora sperare nei gesti degli atleti ma ci vuole tanto coraggio, forse troppo...
E' il Venerdì della Passione di Cristo: un giorno che dà tristezza ai fedeli cristiani, in quanto si commemora il momento in cui l'uomo ha messo sulla Croce il Figlio di Dio, provocandoGli la morte terrena. E' il fulcro centrale del Cristianesimo, poiché il nostro simbolo, infatti, è lo strumento attraverso il quale Gesù fu consegnato alla sofferenza. Egli morì alle 3 del pomeriggio sul colle del Golgota, in mezzo a due criminali, davanti agli occhi di Sua Madre, morsa dal dolore. Doveva andare in quel modo, perché tutto era scritto. Nulla poté arrestare gli effetti della sentenza del popolo di Gerusalemme, che lo volle morto perché blasfemo, convinto dal Sinedrio, dove fu processato. Fu anche una questione politica, di cui fece parte Ponzio Pilato, il Prefetto della Provincia di Roma della Giudea. Costui fece vincere in sé la necessità dell'ordine, giacché se avesse lasciato libero Gesù, avrebbe creato malumori non di poco conto in Caifa, il Sommo Sacerdote. Decise, tuttavia, di non decidere, lavandosene le mani, nonostante fosse il detentore del potere assoluto. Diede la scelta al popolo radunato in piazza, che optò per Barabba, acclamando a gran voce il suo nome. Tutto ciò, comunque, trova il tempo che trova perché doveva andare in quel modo. Ed oggi, dunque, si sta in meditazione, magari digiunando, rispettando in maniera drastica il dolore patito sulla Croce da Cristo. Egli insegnò in 3 anni di vita pubblica le norme fondamentali di comportamento dell'uomo in relazione all'altro uomo: ci spiegò il significato dell'Amore Assoluto, da cui discende la Carità, un concetto nuovo, perché prima di Lui non c'era. Pregno di libertà, Gesù cominciò a contagiare di altrettanta libertà tutti coloro che incrociarono il Suo cammino, tutti coloro che Lo seguirono anche per un solo minuto. Egli diede un nuovo corso alla Storia dell'umanità, quello orientato al Cuore.
In Canada 325.000 foche saranno uccise a partire dalla fine di questo mese e gli animalisti di tutti il mondo si stanno organizzando per alzare la voce contro questo scempio. In questo sito, ad esempio, è possibile firmare una petizione, indirizzata alla Commissione Europea, che sta decidendo se vietare nel Vecchio Continente l'importazione di prodotti derivanti dalla caccia alle foche.
Si può anche scrivere una e-mail di protesta all'ambasciata e ai consolati del Canada, indirizzando il vostro disappunto a: rome@international.gc.ca; cancons.nap@tiscali.it e consolatocanada.padova@virgilio.it
Eccovi, infine, un duro video che testimonia la crudeltà di questa caccia:
Questo è un periodo di riflessioni politiche, conseguenza di quello che è accaduto dopo il 3 marzo. Ho deciso, innanzitutto, di dedicarmi piuttosto alle elezioni nazionali che a quelle regionali, non solo perché le prime sono decisamente più importanti delle seconde, ma anche perché, se mi ostinassi sui problemi della composizione della prossima Assemblea Regionale Siciliana, darei acidità al mio sangue, rischiando di gettare al vento tutto quello che ho seminato negli ultimi tempi. A tal proposito, vi consiglio vivamente la lettura di questo post di Beppe Vicari, in cui mi rispecchio perfettamente. A Roma, dunque, ritornerà ad esserci un governo di centrodestra: Walter Veltroni non ha abbastanza consenso da impedire a Silvio Berlusconi di riappropriarsi dell'orientamento politico del prossimo esecutivo. L'ex sindaco di Roma sta tentando almeno di nascondere sotto al tappetino d'ingresso del Partito Democratico i cocci dell'Unione, la cui esperienza al governo è stata fallimentare a dir poco. Dall'altra parte il Pdl sa di essere forte (perché Romano Prodi ha offerto la vittoria su un piatto d'argento) e può fare benissimo a meno di Pierferdinando Casini, leader dell'Udc che ha deciso di regalare un seggio a Salvatore Cuffaroin maniera tale da garantirgli l'immunità parlamentare. Brutta faccenda questa ed in Sicilia è esasperata dall'anomalia delle elezioni regionali, in quanto Raffaele Lombardoè anche sostenuto politicamente e moralmente dall'ex governatore. In relazione a ciò, Gianfranco Micciché ha avuto l'onestà intellettuale di non essere stato d'accordo con quella scelta, dimostrando di essere un uomo politico coerente. Ma nell'isola hanno vinto le pressioni forti ed il timore berlusconiano che non siamo riusciti ancora a scrollarci di dosso la nostalgia per la Democrazia Cristiana. Micciché, a cui auguro possa avere la possibilità di ottenere quel Ministero attraverso il quale dare una scossa innovatrice a tutto il meridione, avrebbe voluto candidarsi in prima persona o avrebbe preferito che si optasse per Stefania Prestigiacomo, contro la quale è sceso in campo pubblicamente Francesco Musotto, di certo il prossimo Presidente dell'Assemblea Regionale Siciliana, giacché al Pdl spetta quella carica, considerata la candidatura del leader del Mpa, un catanese che potrebbe esasperare il concetto di decentralizzazione, a tutto discapito del capoluogo siciliano (Diego Cammarata, a tal proposito, ha già messo le mani avanti). Ritornando a Roma, se Silvio Berlusconi riuscisse ad avere una maggioranza parlamentare forte, così come dovrebbe accadere, potrebbe realizzare senza compromessi i punti programmatici, alcuni dei quali sono davvero interessanti. Faccio riferimento, ad esempio, a quello di abbassare il mutuo rispetto all'attuale costo degli affitti in maniera tale da esortare la gente all'acquisto della casa. Poi, mi auguro, possa porsi in essere un sistema di norme penali che siano davvero rigide nei confronti dei reati moralmente inaccettabili, come quello della pedofilia. Alessandra Mussolini di recente ha parlato di castrazione chimica, di cui spesso ho scritto in questo blog. Inoltre, mi attendo una sistemazione ulteriore della Legge Biagi, con lo scopo di eliminare l'abuso dell'utilizzo dei contratti tipici della precarietà. Ci sarebbero tante altre cose da scrivere sull'argomento, ma non mancherà tempo per farlo. A prescindere dal risultato elettorale, comunque, non bisogna commettere l'errore d'isolare il principale interlocutore dell'opposizione, in quanto la politica italiana ha bisogno di progredire, allontanando da sé drasticamente il sentimento degli anti. Non sarebbe male, ad esempio, assegnare la Presidenza del Senato della Repubblica o della Camera dei Deputati all'altra parte: sarebbe un gesto di grande maturità politica. Ciò perché l'Italia ha bisogno di ridurre le sue frammentazioni: solo così si può rinnovare e le riforme non possono essere di parte.
Ore 7 del mattino: pronto ad una nuova giornata lavorativa, felice così di avere la possibilità di potere campare, consapevole che non durerà per tanto tempo, salvo qualche miracolo, salvo un'offerta che non si può rifiutare. Tra poco sarà sulla strada: durante il cammino dovrò guardare negli occhi i poster di propaganda elettorale dei tanti politici che si candidano alle elezioni, soprattutto di quelli che lottano per un seggio all'Assemblea Regionale Siciliana. C'è chi dà il Buongiorno alla Sicilia, c'è chi promette un nuovo futuro, c'è chi pretende un voto utile, c'è chi dice che sia giunto il momento di andare anche all'Ars. Parole, solite parole: intanto, fra 13 giorni decine di miei colleghi dovranno cercarsi un altro lavoro ed accetteranno il primo che gli capita sotto mano, perché la sopravvivenza prima di tutto. Il loro contratto, infatti, scadrà e non potrà essere prorogato, perché la legge non vuole. Eppure, eccoli i politici che ci chiedono voti per il nostro futuro, dimenticandosi che a noi interessa soprattutto il presente futurizzabile. Ci sono luoghi in cui i giovani hanno avuto il contratto a tempo indeterminato, che equivale a possedere una Ferrari per chi ha il mito del Cavallino Rampante nel cuore. Alla Cos.Med, ad esempio, dove ho lavorato da Lap per due anni. Però lì si guadagna 600 euro al mese: uno stipendio irrisorio, che non permette certo di vivere serenamente, visto i prezzi di tutto. Eppure, i politici ci promettono che qualcosa può cambiare finalmente ma non tutti si dimenticano che le loro facce non sono cambiate e non si capisce perché non abbiano fatto prima ciò che si propongono di fare dopo. E' vero: non ci sono solo i giovani precari, quelli dei Call Center o di altri settori. Ci sono anche i pensionati che ogni mese vanno alle Poste per ritirare l'elemosina dello Stato, che non possono più fare il regalino ai propri nipoti, altrimenti non avrebbero nulla da tritare sotto ai denti. Ci sono i disoccupati che hanno cinquant'anni e giù di lì, che ritengono la loro vita un fallimento, che sono lasciati a loro stessi. A tutti questi e agli altri oggi i politici chiedono il voto e noi ricadremo ancora una volta nelle loro trappole, crederemo che ci sia almeno uno che ritenga più importante l'azione che la parola, che voglia dare un corpo all'idea di cambiamento. Ma chi? Dove sta? Prima o poi, però, il coperchio salterà della pentola per effetto della forte pressione dell'acqua bollente e ai soliti politici non sarà più permesso nemmeno di affiggere un piccolo poster nel balcone della loro casa, perché la storia ci insegna che il disagio, carico di sgomento, ad un certo punto conduce al punto di rottura. Io, intanto, ho deciso di smettere di illudermi, di concedermi alla fiducia nei confronti di chi pensa di ingannarmi con le parole ammalianti. Dentro di me ruggisce lo spirito guerriero e non ce ne sarà per nessuno. Sono le 7 e 20 minuti: ora indosserò il giubbotto, prenderò lo zaino in cui c'è la mia cuffia, spegnerò il PC ed andrò a lavorare e guarderò i sorrisi dei politici che vorrebbero il mio voto con sguardo sfidante.
Stavolta si chiama Friedrich Vernarelli: ha 32 anni ed ha ucciso 2 ragazze irlandesi, Elizabeth Anne Gubbins e Mary Clare Collins. La loro vita è stata spazzata via da un folle, figlio di un ufficiale della polizia municipale di Roma, che con la sua Mercedes ha scambiato le strade della capitale per un circuito di Formula 1. Era ubriaco: le analisi hanno attestato un tasso di alcool 4 volte e mezzo superiore al limite previsto della legge.
In Italia, comunque, si sa che a bordo di un'auto l'omicidio non garantisce la galera: a Friedrich, infatti, già sono stati assegnati gli arresti domiciliari. Poco conta che due ragazze non vivranno più per colpa di uno, di cui sulla rete c'è questo video: si nota con disgusto che l'assassino, infatti, si riprende con un videofonino mentre guida ed accenna persino un ballo. La giustizia italiana? Non pervenuta, anche stavolta. Se, dunque, avete in mente di uccidere qualcuno, bevete e poi salite a bordo della vostra auto...
Al lavoro per molti ormai sono "Houston, abbiamo un problema", giacché sono solito introdurre così le mie e-mail aziendali dirette a tutto il servizio tecnico Adsl di Libero Infostrada. Ed a proposito di ciò, un collega mi ha inviato il seguente video, subito pubblicato su Youtube, che mi auguro possa farvi ridere così come è accaduto a me, anche perché tutto il resto pare essere tendente sempre di più verso la noia angosciante e cronica: