Dopo l'intervista all'avvocato Michele Pivetti, oggi è il turno di Massimo Costa, candidato a sindaco di Palermo per conto dell'Altra Sicilia-Antudo.
- Se un elettore di 18 anni, per la prima volta al voto, le chiedesse di spiegargli il motivo della sua candidatura a sindaco, che cosa gli risponderebbe?
Che proprio perché è giovane non deve portarsi dietro logore distinzioni del passato. La vera alternativa non è oggi tra indistinguibili “destra” e “sinistra”, bensì tra “libertà” e “colonialismo”. Oggi
2. Quali sono i punti cardine del suo programma politico?
Cercherò di riassumere un progetto complesso in poche battute. Intanto c’è una condizione “preliminare” di pulizia morale e di generico buon governo che sembra poco ma che da noi non è ancora tanto di casa, ma questa è solo una precondizione iniziale. Il vero e proprio programma specifico de L’Altra Sicilia si basa su tre pilastri.
Il primo, il più “diverso” dagli altri, è la rottura definitiva con l’assistenzialimo: Palermo non ha bisogno di altri precari ma di imprese e di lavoro vero. Bisogna snellire il pachiderma pubblico e spendere i soldi per realizzare quelle infrastrutture che attirano investimenti e quindi sviluppo ovvero restituirle alla comunità sotto forma di servizi degni di una città civile o di defiscalizzazione (che serve anch’essa all’attrazione ed allo sviluppo delle imprese). Questo sviluppo passa soprattutto dal turismo, per una città d’arte che potenzialmente nulla ha da invidiare a Firenze, ma non solo dal turismo, con un progetto “industriale” integrato e con la liberalizzazione di ogni attività economica e sociale, oggi troppo debitrice per non dire schiava della politica. Gli altri ragionano sempre con la logica “soldi pubblici incambio di voti”, anche se quei soldi pubblici sono uno spreco che fa andare sempre più indietro la nostra città.
Il secondo pilastro è la progettualità: Palermo non ne può più di “arripizzamenti” vari, dalla viabilità, alla metropolitana, al rapporto con l’Università, alla qualità della vita. La nostra vittoria segnerebbe l’inizio di una grande stagione in cui verrebbe ridisegnato l’abito di una grande capitale.
Il terzo pilastro è l’identità: via dalle strade i nomi o le statue di coloro che hanno fatto massacrare migliaia di Siciliani (Francesco Crispi, Nino Bixio) o che ci hanno disprezzato (come quell’Alberto Amedeo che rifiutò
3. Cosa non le piace di Diego Cammarata, candidato della CDL? E cosa non le piace di Leoluca Orlando, candidato dell’Unione? E se non si fosse proposto per la carica di primo cittadino, avrebbe votato per uno dei due o si sarebbe astenuto?
Non mi piace quasi nulla della gestione di Diego Cammarata e spero di essere in buona compagnia di tanti palermitani, tanti anche fra i sostenitori dei “suoi” partiti. Ma ciò che trovo più disdicevole è l’arrogante trionfalismo compiaciuto del nulla. Mi sembra l’espressione vuota e sorridente di una razza padrona che vive lontana dai drammi veri di questa città. E poi, come ha detto Cuffaro, chi vota Cammarata è come se votasse per il Presidente della Regione…
Di Orlando, che sappiamo come ha amministrato questa città – non è certo una new entry - , dico che è totalmente superato. Ha dato, a suo tempo, un contributo all’immagine (solo a quella) di una città avvilita, ma non seppe riempire di contenuti e di sviluppo quell’immagine. È caduto poi nelle stesse pratiche democristiane del reclutamento di nuovi precari, ha buttato a mare l’esperienza della Rete, che poteva diventare quel soggetto politico siciliano che non c’era e che fu diluito nelle varie “margherite” che poi lo hanno sostanzialmente espulso. Poteva essere il candidato dei Siciliani, si è trasformato in un candidato di sinistra e questa scelta è stata perdente, alle Regionali del 2001 come molto probabilmente ora. Ma non impara la lezione: ha bisogno sempre di un “capo” nazionale, questa volta Di Pietro che, con tutto il rispetto, mi pare di statura politica inferiore a lui stesso. Basta con il cercare “capi” a Roma! Ragioniamo con la nostra testa! E se la sinistra italiana non sa chi candidare in fondo in fondo sono fatti che non ci riguardano. Anche qui, voti Orlando, e dietro ci sono Fassino, Padoa Schioppa, Prodi e compagnia bella…
Votare un candidato non sicilianista? Preferirei di no. Certo, se non avessimo avuto la forza di esprimerne uno nostro e se uno dei due avesse, sostanzialmente, ma davvero sostanzialmente, modificato il suo programma (cosa che entrambi non sono in grado di fare perché i loro capi al di là dello Stretto non vogliono), chissà… Ma è uno scenario del tutto ipotetico. Ad essere del tutto trasparente, però, col “coltello puntato”, tra i due farei una scelta, ma ormai sono competitori e non posso rivelarla in modo esplicito.
4. Vi sono molti giovani a Palermo che lavorano regolati dal contratto LAP, soprattutto nei call center, dove vige il principio “oggi ci sei, domani può darsi, dopodomani sicuramente no”. Questi non hanno l’opportunità economica di finanziarsi una propria attività. Cosa propone per loro? Quale politica pubblica metterebbe in pratica per permettere a questi giovani la possibilità di godere della piena dignità del lavoratore, ovvero anche dando loro l’opportunità di crearsi una famiglia?
Voglio essere drastico, non venditore di fumo. La responsabilità dei LAP è di quegli stessi partiti e del governo nazionale di 2 legislature fa, quello di Prodi, D’Alema e Amato. Il Comune da solo non può invertire questa rotta e chi dice il contrario dice soltanto menzogne. Però attiverei di certo personalmente dei contatti con le aziende di riferimento per proporre facilitazioni economiche e infrastrutturali in cambio di stabilizzazione, ma sarebbe una negoziazione, non starebbe tutto nei miei poteri di sindaco. Posso dire che è un’altra vergogna dei partiti italiani quella di aver condannato i giovani palermitani ad una vita da schiavi senza futuro. Intanto li invito a dare un voto di protesta nell’urna, dove chi li ha messi lì non può vederli, dando fiducia a noi. Noi soltanto possiamo davvero dare un lavoro dignitoso a tutti i Siciliani; i partiti tradizionali li abbiamo già provati e sappiamo cosa hanno fatto.
5. Nel suo programma presente sul web, c’è una parte in cui si fa riferimento a “Palermo Capitale”: in che senso?
Nel senso che Palermo è Capitale e non solo capoluogo della Sicilia. È capitale nel senso che
6. Quali sono i tre principali problemi del capoluogo siciliano ancora irrisolti?
La mancanza di un chiaro ruolo produttivo nella divisione internazionale del lavoro e la conseguente sottoccupazione e disoccupazione.
Il traffico urbano e non sembri una parafrasi del noto film di Benigni; è un vero cancro che stritola la nostra metropoli.
L’illegalità, diffusa e crescente, ad ogni livello, il più evidente segno di abbandono da parte dello Stato.
7. Ora, se dovesse vincere le elezioni, quale maggioranza alla Giunta preferirebbe, quella della CDL o quella dell’Unione?
Sa che le dico? Non ne posso più di partiti autonomisti che nemmeno nascono e già dicono “con chi ci schieriamo?” “con chi mangiamo?”. La serietà di una forza consiste nel sapere fare opposizione, a chiunque salga. Vedrà, vedrà, che opposizione e senza sconti per nessuno, sempre che non diventi sindaco io ovviamente.
8. A Palermo vi sono le zone blu, soprattutto al centro. Finito l’orario in cui l’automobilista deve pagare per parcheggiare, subentrano le figure dei “posteggiatori”, abusivi che pretendono una “mancia”, nonostante non siano di certo predisposti alla vigilanza delle vetture. Come risolverebbe questo stucchevole problema?
Con la legalità, ad ogni livello, cioè con la repressione. Capisco i “padri di famiglia”, ma il marciapiedi è demanio comunale. Il disagio sociale va risolto in altro modo. Nel frattempo non resta che la vigilanza della polizia municipale che trasformerei da anonima ripartizione di impiegati comunali a vero e proprio modernissimo corpo di polizia, con carriera separata e stipendi differenziati (ma anche con maggiori responsabilità).
9. Domanda siciliana: lei è per o contro il Ponte di Messina? Perché?
Contro.
10. Che cosa ne pensa del blog a carattere politico?
Che sono utilissimi per la maturazione del senso civico e per stimolare un dibattito più partecipato. Senz’altro non dipendono dai soliti concessionari di pubblicità che non danno mai spazio alle voci nuove. Sono cioè liberi ed oggi la libertà nell’informazione è merce rara.
























