
Facciamo il punto della situazione, ad un’ora dall’inizio delle consultazioni del Presidente della Repubblica ed alla luce delle reazioni ascoltate in televisione ieri sera a Ballarò, Matrix e Porta a Porta. Innanzitutto, che accadrà? Molto probabilmente dovremo rassegnarci alla tirannia della maggioranza, salvo che Napolitano non dia ulteriore prova della sua saggezza politica. Sarà chiesto a Romano Prodi di ripresentarsi alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica per verificare la presenza effettiva della maggioranza parlamentare dell’Unione. E’ vero che il dimesso Premier ha affermato che accetterà l’incarico solo se ha carta bianca, ma agli esseri umani piace il potere, anche nel caso della precarietà dell’esecutivo del centrosinistra, troppo poliforme ed eterogeneo da potere sopravvivere fino al 2011. Se dovesse rimanere al potere Romano Prodi con l’attuale maggioranza, sarebbe davvero un accanimento terapeutico ed i problemi si ripresenterebbero allorché si dovranno discutere i temi fondamentali non ancora presi in considerazione dal governo, quali il rifinanziamento della missione in Afghanistan, le pensioni, i Dico, la Tav, ecc. Per quanto riguarda il primo tema, stando alle dichiarazioni di voto di ieri mattina al Senato, alcuni parlamentari non dovrebbero votare la fiducia, in primis Mauro Bulgarella, che si è autosospeso dai Verdi pur di dare il proprio no. Ma il centrosinistra è convinto che possa già da oggi scoppiare l’amore tra le loro fila, quantunque già Antonio Di Pietro, da Bruno Vespa, ha affermato che non si può continuare a governare con le parti troppo distanti tra loro e senza l’effettività di un’adesione concreta al programma proposto agli elettori l’anno scorso. E l’Italia dei Valori non è un partito di poco conto, soprattutto nella logica dei piccoli numeri del Senato. I DS, comunque, vogliono far finta di nulla, vogliono prendere in giro gli italiani, che desiderano le elezioni più o meno anticipate. Ma la frittata è stata fatta. L’Italia ha perso la credibilità all’estero, perché un governo che perde in politica estera è un governo che si cosparge di ridicolo davanti agli occhi della politica internazionale, perché incapace di rapportarsi politicamente col resto del mondo. Ma ai comunisti non interessa questo, anzi non volevano che questo, perché sono contrari ad ogni patto internazionale, sono nemici della Nato, degli Stati Uniti d’America e di chi più ne ha più ne metta. E ieri Giordano, presente sia a Ballarò che a Porta Porta, ha dimostrato non solo di essere incavolato come un leone che non mangia da un mese, ma anche e soprattutto di essere incapace di rispondere davvero ai problemi dell’esecutivo prodiano, essendosi limitato a dire che Romano deve continuare a stare al suo posto, che l’importante è non permettere agli altri di sedersi sulla sua poltrona. E ciò non è affatto piaciuto, tra l’altro, a Di Pietro, che ha dimostrato di essere un uomo politico genuino, che sa mettersi in discussione senza alcun timore reverenziale nei confronti di chicchessia. Se Prodi dovesse tornare al governo, e non sarebbe un bis, in quanto non ci sarebbe un rimpasto dell’attuale maggioranza, sarebbe solo una squallida attuazione di ricopertura delle cariche del potere a tutti i costi. Ma l’esecutivo dell’Unione, così com’è, è destinato a rimorire tra un altro piccolo lasso di tempo, con buona pace della credibilità della politica italiana. E più decideranno di andare avanti e più gli elettori moderati del centrosinistra si staccheranno da loro. Giorgio Napolitano, comunque, potrebbe decidere di affidare il governo ai tecnici così da traghettare l’Italia a nuove elezioni il più presto possibile, magari rivedendo la legge elettorale, schifata dall’Unione ma che gli ha permesso di salire al potere, pur con quasi 25.000 voti in più alla Camera e con 200.000 voti in meno al Senato. Oppure si potrebbe subito votare, magari nella prossima settimana, giacché tutto è stato già preparato per allestire le elezioni amministrative. Ma le ultime due ipotesi sono per una vera democrazia. Ed essendo la maggioranza parlamentare italiana alla mercé della sinistra radicale, e sotto il ricatto del comunismo più intransigente, siamo destinati a Romano Prodi, all’Unione, che ha già nel nome la sua prima contraddizione. E la CDL? Se questo dovesse avvenire, Silvio Berlusconi e gli altri dovrebbero senza dubbio rimboccarsi le maniche e preparare la più grande mobilitazione di massa della storia della Repubblica. Perché l’Italia deve dimostrare al mondo di essere contraria alla tirannia della maggioranza.