
Innanzitutto, riporto l’incipit dell’articolo presente sul sito del Corriere della Sera: “Il pallottoliere sorride a Romano Prodi. Il Senato rinnova la fiducia al governo e il premier può ringraziare il santo che porta il suo nome (il 28 febbraio è San Romano di Condat), i senatori borderline (Follini, Pallaro, Rossi e Turigliatto) e quelli a vita che gli consentono di ottenere il quorum: 162 sì, 157 no”.
Non avevo dubbi: l’Unione continuerà a governare l’Italia, ma non si sa per quanto tempo ancora, se qualche anno o qualche mese. Il senatore Turigliatto, infatti, nel momento della sua dichiarazione di voto, ha sostenuto che non darà il suo consenso al governo quando si dovrà approvare il rifinanziamento della missione in Afghanistan,




Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha respinto le dimissioni di Romano Prodi ed ha inviato il governo alla verifica parlamentare. Questa notizia non è assolutamente a sorpresa. Si sapeva. Ed è anche giustificabile il motivo. Ora, però, la destra deve rispondere e non solo nel Parlamento. Se vi sarà la fiducia e se vi sarà soprattutto grazie alla campagna acquisti di qualche senatore eletto nel centrodestra, come nel caso ufficiale di Marco Follini, ci dovrà essere una risposta dura dell’intera opposizione unita, con la speranza che l’Udc possa capire che con le divisioni non si può arrivare lontano. E ci vorrebbe un’altra grandissima manifestazione di massa, tale da portare a Roma ben più dei due milioni dello scorso due dicembre. E’ vero, così come ho anche scritto io, che la piazza non può essere per forza rilevante nell’immediato nelle decisioni governative, però rappresenta una risposta a ciò che il governo combina, qualunque sia il suo colore. E se si organizzasse una manifestazione senza precedenti nella storia della Repubblica, si potrebbe accelerare di più l’agonia dell’Unione.
Aggiornamento, domenica 25 febbraio:
A proposito del post, ho realizzato un sondaggio sul forum di C'è Walter. Iscrivetevi e rispondete!
Non qualifichiamo Marco Follini come un mero traditore. Non facciamo, dunque, così come ha fatto la sinistra contro Rossi e Turigliatto. In una democrazia i parlamentari possono votare come vogliono, non hanno alcun vincolo, altrimenti saremmo in ben altra forma di governo. Ma c’è una profonda differenza tra Follini ed i due dissidenti. I secondi hanno peccato d’incoerenza politica, ma non di incoerenza ideologica. Il primo ha peccato di entrambe le cose. Rossi e Turigliatto, infatti, hanno deciso di non dare il proprio consenso alla politica estera del governo perché contrari alla guerra senza se e senza ma, non tradendo la loro base elettorale; Follini, invece, ha deciso che voterà per la fiducia a Prodi perché ha bisogno di sfogare il suo protagonismo politico e la sua voglia di centrismo. E ricordo che il leader dell’Italia di Mezzo, movimento nato in Parlamento, è stato eletto senatore da coloro che avrebbero voluto al vertice dell’esecutivo Silvio Berlusconi, quantunque abbia da troppo tempo ormai sempre dichiarato di essere contrario alla premiership del fondatore di Forza Italia. Ha tradito, pertanto, il contenuto del suo mandato elettorale. Non è traditore, dunque, nei confronti della CDL, ma è traditore (nel senso proprio del termine) nei confronti di chi lo ha votato, di chi ha messo la crocetta sul simbolo dell’Udc. Al momento in cui scrivo Giorgio Napolitano non ha ancora reso pubblico la sua decisione, ma è chiaro che rinvierà l’esecutivo alle Camere, così com’è giusto che sia. E si profila una situazione di status ante quo. Grazie anche all’apporto di Follini e di qualche senatore a vita, Romano Prodi riuscirà ad ottenere la maggioranza al Senato, ma i problemi ritorneranno, prima o poi, con buona pace della governabilità. Al prossimo passo falso, comunque, l’Unione se ne andrà a casa, e “senza passare dal Via”.
Ragazzi, bisogna avere ancora un altro po’ di pazienza.
Aggiornamento (11.47)
E' ufficiale, il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha rimandato il governo di Romano Prodi alle Camere. Nel forum ho realizzato un sondaggio.


Romano Prodi ha implicitamente optato per il premierato forte, bocciato dal referendum del 25 giugno dell’anno scorso. Il punto 12 del suo diktat senza se e senza ma, infatti, prevede che: “In coerenza con tale principio, per assicurare piena efficacia all'azione di governo, al presidente del Consiglio è riconosciuta l'autorità di esprimere in maniera unitaria la posizione del governo stesso in caso di contrasto”. Cioè, ad esempio, se Boselli è favorevole all’innalzamento dell’età pensionabile (punto 8), mentre

Qualcuno sa che faccia ha il lavoro? Qualcuno sa dove possiamo trovarlo? Qualcuno sa quale sia il giusto percorso che possa portare un giovane siciliano, senza possibilità di essere raccomandato, a scovarlo? Sia chiaro: non ci illudiamo mica che, una volta trovato, siamo capaci di convincerlo a darci una mano. Giammai! Non siamo così matti! Ma che scherziamo? Vogliamo solo provare il piacere di vederlo in faccia, guardarlo negli occhi ed avere la straordinaria possibilità di chiedergli: ma che ti abbiamo fatto di male noi poveri siciliani?

Facciamo il punto della situazione, ad un’ora dall’inizio delle consultazioni del Presidente della Repubblica ed alla luce delle reazioni ascoltate in televisione ieri sera a Ballarò, Matrix e Porta a Porta. Innanzitutto, che accadrà? Molto probabilmente dovremo rassegnarci alla tirannia della maggioranza, salvo che Napolitano non dia ulteriore prova della sua saggezza politica. Sarà chiesto a Romano Prodi di ripresentarsi alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica per verificare la presenza effettiva della maggioranza parlamentare dell’Unione. E’ vero che il dimesso Premier ha affermato che accetterà l’incarico solo se ha carta bianca, ma agli esseri umani piace il potere, anche nel caso della precarietà dell’esecutivo del centrosinistra, troppo poliforme ed eterogeneo da potere sopravvivere fino al 2011. Se dovesse rimanere al potere Romano Prodi con l’attuale maggioranza, sarebbe davvero un accanimento terapeutico ed i problemi si ripresenterebbero allorché si dovranno discutere i temi fondamentali non ancora presi in considerazione dal governo, quali il rifinanziamento della missione in Afghanistan, le pensioni, i Dico,