Il progresso corre sempre più velocemente e le risorse economiche sono direttamente proporzionali alla sua avanzata. Come si può spiegare, quindi, l'alto tasso di disoccupazione soprattutto giovanile? Bella domanda. Viviamo, in primo luogo, in una società in cui le classi sociali sono state sostituite da quelle economiche: i ricchi sono naturalmente di meno dei poveri, in base al classico trade-off della risorse (
più uno ha, meno un altro ha), ma i benestanti sono molto di più rispetto al passato. Ciò ha determinato una involuzione delle lotte sociali per gli interessi e le necessità dei non abbienti, non costituendo più una maggioranza con vera voce in capitolo. Il bene comune, inoltre, non è più concepito come un bene universale e separato dall'insieme dei beni individuali, ma è diventato
il bene della maggioranza. Ed essendo il bene comune storicamente il fine vero della politica, da ciò si può comprendere come sia la maggioranza il target del sistema politico. Questo lo viviamo quotidianamente: la destra e la sinistra non sanno più promuovere alcuna iniziativa politica finalizzata al raggiungimento della giusta misura nelle politiche pubbliche. Per ogni iniziativa, c'è sempre qualcuno che è più felice e qualcuno che è più scontento e difficilmente si trova qualcuno nella posizione centrale: ecco un altro aspetto della crisi politica, di cui ho scritto
qui qualche giorno fa. Ora, il mondo del lavoro è attraversato dalla
moda del precariato: non si trova più un posto di lavoro decente, con retribuzione fissa e con tutte le tutele del caso, almeno che non si abbia un'amicizia, sopratutto politica. Mosso dall'esperienza personale, la maggioranza delle offerte di lavoro sono pressocché ridicole, caratterizzate dall'abuso dello strumento retributivo della proviggione. Come si spiega questo? Non c'entra, senza dubbio, nulla la rilevanza del costo del lavoro sul capitale del datore, perché il mercato dei beni e dei servizi è florido ed in continua crescita dimensionale. Il problema sta nella mentalità di chi offre il lavoro, troppo dedito al proprio microcosmo.
Ma non c'è alcuna protesta vera in atto: ci vorrebbe un altro '68 ed ho già spiegato il motivo all'inizio; chi sta peggio è meno di numero rispetto a qualche decina di anni fa, e si è così incrementata l'ostilità politica che i partiti si affrontano soprattutto in chiave ideologica. Ci vorrebbe, pertanto, il risveglio dalla rassegnazione. Ci vorrebbe qualcuno che lottasse contro l'esasperazione e la degenerazione del principio di maggioranza. Sì, qualcuno. Ma dov'è? Esiste?
P.S.: Vi ricordo sempre la petizione per la difesa della dignità del giovane lavoratore