05/12/2006
Sulla rivista universitaria palermitana Voice di questo mese, c’è un interessante articolo dedicato al mondo del lavoro giovanile cittadino, incentrato sui risultati di un sondaggio somministrato ad un campione rappresentativo di 100 studenti, 30% dei quali lavoratori. Vi propongo qui i risultati dell’intervista.
 
Domanda: Se dovesse puntare solo sulle proprie competenze e sul proprio impegno cercherebbe lavoro:
 
  • In Sicilia: 11%
  • Nel resto d’Italia 32%
  • Nel resto d’Europa 47%
  • Non so 10%
 
Qui possiamo notare come gli studenti palermitani abbiano poca fiducia nella Sicilia in qualità di territorio in cui dare produttività al proprio talento. E ritengono che ciò sia verificabile fuori della Regione, ma soprattutto al di là dei confini italiani. Questa sfiducia sta alla base della “fuga dei cervelli”, fenomeno sociale causato dallo scarso impegno, non sono di questo governo, di finanziare, ad esempio, la ricerca.
 
Domanda: Il successo del lavoro dipende da:
 
  • Impegno 45%
  • Raccomandazioni 31%
  • Non so 24%
 
Beh, a Palermo non si va da nessuna parte senza la raccomandazione. Ciò è sempre stato e ciò sempre sarà. Un dignitoso posto di lavoro si può trovare solo grazie alle amicizie importanti. Per i restanti sono a disposizione le più insulse offerte lavorative, come quella che è accaduta a me: dopo aver lavorato per un mese, non sono stato addirittura pagato, quantunque la retribuzione fosse irrisoria, poco meno di 150 euro guadagnate tra ottobre e novembre. Ed addirittura sono stato minacciato di denuncia per avere chiesto via e-mail “troppo insistentemente” la corresponsione di ciò che mi spetta. Ed io ho risposto con la denuncia all’ispettorato provinciale del lavoro. 
 
Domanda: Se la chiedessero di partecipare alla campagna elettorale di un politico lo farebbe per:
 
  • Avere agevolazioni per trovare lavoro 37%
  • Perseguire un fine politico rilevante per la Sicilia 47%
  • Aiutare la sua famiglia 3%
  • Perché la politica l’appassiona 13%
 
Se Voice mi avesse posto questa domanda, io avrei trovato serie difficoltà a scegliere una sola opzione di risposta, perché “patteggio” per tutte. Chi mi conosce, sa che sono un laureando in scienze politiche, appassionato di politica, convinto che la “scienza per eccellenza” serva più delle altre per migliorare la società, almeno potenzialmente. Partecipare alla campagna elettorale di un politico sarebbe anche un modo per aiutare la mia famiglia, non affatto agiata dal punto di visto economico, sempre se ne derivasse una spinta per trovare un posto di lavoro dignitoso. Non voglio essere ipocrita, infatti. A Palermo bisogna sperare che possa accadere di conoscere un influente uomo politico per “sistemare le cose” della propria esistenza, altrimenti si è destinati a sperare in un colpo di fortuna, che può non arrivare mai. Non esiste nella mia città, così come altrove, una vera e propria uguaglianza: c’è chi può e chi non può. E chi sta dall’altra parte ha il diritto di sperare di entrare tra coloro che possono. Così funzionane le cose, ahinoi. E non ci resta che adeguarci al sistema, almeno finché non si abbia una tale passione politica da cercare di cambiare le cose in maniera radicale. Ma i tempi sono tutt’altro che maturi per una simile reazione o rivoluzione.
 
Domanda: In Sicilia ci sono molti disoccupati perché (due risposte per intervistato):
 
  • C’è la mafia 20%
  • I politici non sanno governare 24%
  • Ci sono troppi raccomandati 32%
  • Manca un’adeguata cultura imprenditoriale 51%
  • Mancano le risorse per lo sviluppo 26%
  • L’Università non sa aprirsi al mondo del lavoro 24%
  • Non so 2%
 
Io avrei optato per la seconda e la quarta risposta. La terza è una conseguenza del problema presente nella domanda. C’è la Mafia? Beh, premettendo l’odio viscerale nei confronti di Cosa Nostra, la forza sociale dell’organizzazione criminale, ormai di grado minore rispetto agli anni precedenti gli attentati del 1992, deriva dall’insoddisfazione siciliana nei confronti dello Stato, che appare spesso troppo colpevolmente estraneo alle faccende dell’isola. E la Mafia da ciò che lo Stato non ha saputo dare: lavoro, più illegale che legale, ai giovani siciliani disoccupati ed impossibilitati a trovare un’occupazione. Anche la Mafia naturalmente provoca problemi al mondo del lavoro siciliano, soprattutto perché grava illecitamente sui costi delle piccole imprese, richiedendo il racket. I politici non sanno governare? Innanzitutto, gli elettori non sono mai soddisfatti dei loro rappresentanti: vorrebbero che facessero sempre di più di ciò che fanno. Ma è palese che in Sicilia la classe politica non fa abbastanza. Ad esempio, l’attuale sindaco di Palermo, Diego Cammarata (Forza Italia) avrebbe dovuto occuparsi di più dei giovani siciliani che dell’aspetto della città. Ho scritto al passato sul primo cittadino, perché non sarà rieletto nelle prossime elezioni comunali. Se non vi sarà un’altra proposta della Casa delle Libertà, Leoluca Orlando facilmente vincerà le elezioni, segnando il suo ritorno dopo tanti anni di assenza dalla scena politica palermitano, evidenziando il problema della mancanza di cambio generazionale nella classe politica. Manca un’adeguata cultura imprenditoriale? Più che altre la classe imprenditoriale siciliana è “sfruttatrice” delle esigenze dei lavoratori, specie dei più giovani. Ci vorrebbero contro di loro misure più rigide di controllo. Sono più che rare le realtà imprenditoriali siciliane positive, che sono soprattutto di grandi dimensioni. Bisogna, purtroppo, diffidare delle piccole imprese. Ha colpa l’Università? Non credo proprio. Anzi rappresenta la speranza per i giovani siciliani di ottenere grazie ad essa la cultura e la tecnica necessarie per emergere da questo “schifo” tutto siciliano.
 
Domanda: Al giorno d’oggi per riuscire nella vita è necessario:
 
  • Conoscere le persone giuste 43%
  • Studiare e lavorare con impegno 46%
 
Il sottile margina di distanza tra le due opzioni di riposta dimostrano quanto ho già scritto: a Palermo servono entrambe le cose, ma io sono più pessimista. Conta più il contenuto della prima risposta.
 
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categoria:politica, palermo ieri e oggi
04/12/2006

Ieri a Roma il popolo del centrodestra si è mobilitato. Non succedeva da tantissimi anni e bisogna “ringraziare” Romano Prodi, il quale ha affermato che, innanzi alla protesta di milioni di italiani, continuerà ad andare avanti, come se nulla fosse accaduto: un'altra gaffe di gravità inaudita, perché in quella piazza non c’erano solo i presenti, ma anche tutti i coloro che hanno vissuto la manifestazione da casa (come me), guardando con passione le immagini trasmesse da vari canali televisivi, da Rainews 24 a Canale 5. Ieri, dunque, si è protestato ad altissima voce contro il governo “stupefacente” e palesemente “comunista”, ostile con le piccole imprese e con la classe media. GLI slogan sono stati meravigliosi: “Tanto fumo e niente arrosto”; “Finanziaria 2007: mani in alto, questa è una rapina”; “Ladroni del mondo”, “TFR = ti freghiamo i risparmi”. E’ stata, poi, una manifestazione civile e democratica: nessuna vetrina distrutta, nessun urlo contro i martiri di Nassiriya (10, 100, 1000 grazie ai nostri soldati), nessun vagheggio bolscevico. A Roma vi è stata la rappresentanza di tutte le classi sociali ed economiche del Paese, tutte contrarie al governo prodiano, il peggiore dell’era repubblicana. Da applausi i discorsi di Berlusconi, Fini e Bossi. Il leader di Forza Italia e della Casa delle Libertà ha affermato i valori cardini dell’ideologia politica e sociale della destra: lo Stato Liberale (“amico dei cittadini”)e la Società Cristiana (“basata sui valori del cristianesimo, sulla famiglia naturale fondata sul matrimonio, formata dall’unione di un uomo e di una donna, nella quale far nascere e crescere i figli”). Gianfranco Fini, l’erede di Silvio Berlusconi, ha fieramente sostenuto davanti alla folla che: “Noi possiamo vincere la battaglia politica se ognuno crede nei propri filoni di cui è portatore, quello nazionale, quello liberale e quello cattolico. Oggi è il momento di unirci per dire che la sinistra è il passato e rappresenta la minoranza dell’Italia”. Umberto Bossi, il leader del Carroccio, ha detto: “Roma è ladrona, ma solo perché c’è la sede del governo Prodi”. Pierferdinando Casini? Ha preso una batosta più pesante della meteora che ha prodotto il Grand Canyon. Ieri l’UDC, manifestando a Palermo dentro al Palasport, preparato nei minimi particolari da Totò Cuffaro, ha dimostrato di essere fuori dalla Casa delle Libertà. Il suo elettorato è con lui, dopo la manifestazione di Roma? Non credo proprio…

La piazza s’è destra. Il governo non cadrà presto, purtroppo: il potere logora chi non c’è l’ha. Ma, pur sminuendo stucchevolmente e stoltamente la massa di ieri, Romano Prodi e Company suderanno freddo.

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categoria:politica