La visita del Papa in Turchia va a gonfie vele. Il Pontefice stamane è stato nella chiesa di San Giorgio, per la celebrazione ecumenica con il Patriarca Bartolomeo I in occasione di San Andrea apostolo. Al Qaeda si è fatta sentire: “Questa visita del Papa in Turchia ha lo scopo di preparare una campagna crociata contro i Paesi islamici, in seguito al fallimento di capi crociati come Bush, Blair, Berlusconi e Howard, nel tentativo di spegnere la fiamma dell’Islam accesa dai fratelli musulmani in Turchia”. Messaggio ridicolo, che evince lo stato mentale confuso (e conseguentemente pericoloso) di chi fa parte dell’organizzazione terroristica di Bin Laden. Al Qaeda è rimasta al Medioevo, ma il mondo è cambiato, però non vuole (deliberatamente) accorgersene. L’UE, intanto, ha capito finalmente che

Ho deciso di ripristinare il servizio dei commenti, ma solo a chi chiederà di essere abilitato. Coloro i quali volessero partecipare a questo blog, dunque, in qualità di commentatori, lo devono richiedere all'indirizzo e-mail: walter.gianno@tiscali.it
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E' ufficiale: parteciperò alla trasmissione "Chi vuol essere milionario"!
In bocca al lupo a me!


Mi piacerebbe lottare contro l’arroganza dei potenti che ritengono la loro posizione economica tale da decidere il destino delle risorse altrui. Già, perché comincio ad essere stanco di questa società. Troppe volte, infatti, mi ha sbattuto che i soldi stanno al primo posto, parametro della distribuzione del lavoro. Occorrerebbe una dimostrazione di forza politica, giovane e dinamica, mossa dall’esigenze strutturali di chi sta peggio. Ma nessuno, pare, è capace di prendersi questa responsabilità, perché non conviene, perché è rischiosa. Nel frattempo, comunque, tutto è diventato valutabile economicamente; tutto può essere soggetto alla volontà; sta per non esistere più alcuna inviolabilità. E’ questa l’Italia in cui ci piace vivere? E’ questa la Sicilia in cui noi giovani dobbiamo sopravvivere? Non possiamo proprio far nulla, se non covare sempre la speranza che un giorno le cose possano cambiare grazie all’estro di un personaggio politico, capace di realizzare ciò per cui la politica è nata, cioè il perseguimento del bene comune? In fondo non si chiede tanto, ma solo ciò che la Costituzione definisce un diritto: il lavoro, onesto e dignitoso. Ciò è ormai una chimera, anche a causa della flessibilità ricercata ed ottenuta dagli imprenditori, piccolissimi e grandissimi, che così possono consolidare i loro profitti, pagando di meno ai lavoratori, non più sufficientemente tutelati e garantiti. Ed allo Stato fa comodo perché così l’economia avanza. Già, allo Stato interessano più i conti che i cittadini. Tasse di qua, tasse di là, tasse a destra, tasse a sinistra. Se lo Stato si facesse un giro per le strade di Palermo, se ascoltasse le voci de giovani, forse potrebbe capire che parte del suo popolo e della sua risorsa, ormai in preda alla rassegnazione cronica, ha bisogno di sentirsi parte attiva di una società che la mette ai margini, che la costringe alla sopravvivenza. A noi, dunque, non rimane che la speranza. Non siamo capaci alla lotta, non ne abbiamo l’altezza morale, la forza ideologica, che sia di destra o di sinistra. Ci vorrebbero, forse, uomini come mio nonno, Giuseppe Giannò, morto nel 1968, che “ha lottato per i lavoratori più deboli”, (così come ha scritto il senatore Carlo Vizzini nel forum del suo sito ufficiale) che “ha portato l’UIL in Sicilia”, dopo che nella CGIL non piacquero le sue idee. Ci vorrebbero più politici di strada, non di piazza. Altro che vandali che piantano marijuana nelle aiuole del Parlamento. Altro che transgender. Ma ci siete? Se sì, battete un colpo. Alzate la voce, fatevi sentire, fatevi vedere in giro per le vie, fate capire ai giovani siciliani che non sono soli, che possono avere la possibilità di sognare una vita normale, che possono avere la possibilità di realizzare il progetto fondamentale della famiglia. Uscite dalle vostre segreterie, armatevi di coraggio, mettetevi in discussione. Ma ormai la rassegnazione sta giungendo alla raccolta del suo frutto principale, cioè la rabbia che cova dentro.Un’altra offesa, l’ennesima. Ed ormai ho smesso di farmi illusioni sulla possibilità di trovare a Palermo un posto di lavoro onesto, sufficientemente retribuito, dignitoso e contrattualmente a posto. Di certo non ho sperato di trovare queste caratteristiche nella mia ultima esperienza lavorativa, maturata presso un call center poco organizzato di una microscopica azienda palermitana di telecomunicazioni. Ma lì ho avuto l’ulteriore conferma di ciò che già so, cioè del crescente e conseguentemente preoccupante tasso di calpestamento della dignità del giovane che vuole lavorare per ottenere in cambio una retribuzione tale da permettersi di sopravvivere normalmente nella società. Non bisogna perdere la speranza, essendo l’ultima a morire, però lo scenario del mondo lavorativo palermitano è agghiacciante per la sua scarsità congenita di offerte dignitose. Ma su chi porre la speranza? In primo luogo, naturalmente su Dio. Poi sulla politica. Già, nonostante che il problema oggetto di questo post sia ormai elemento essenziale e storico del Meridione, non riesco a smettere di confidare anche sulla politica, quantunque la mia pazienza rada ormai la linea di demarcazione che la separa dalla rassegnazione iraconda. Se davvero volesse, infatti, la politica potrebbe dare una scossa al lavoro, purché parta dalle sue fondamenta costitutive, purché voglia rigidamente incidere sulla parte forte del rapporto di lavoro. Essendo, comunque, un venticinquenne privo di esperienza politica, è inutile che io esponga ripetutamente come risolverei il problema. Sarebbe uno spreco di spazio ed un abuso di materia grigia. Però sono anche (e soprattutto) un cittadino della Repubblica italiana fondata sul lavoro ed ho il diritto di chiedere che qualcosa d’importante cambi, una volta per tutte. Ci deve essere un modo lecito per potere vivere con dignità al Sud, no? Ci deve essere un modo dignitoso di occupare una postazione lavorativa confacente ad ognuno di coloro che vagano da un posto all’altro alla ricerca di un “salario” che sia giusta conseguenza del sistema economico dell’attuale società italiana, no? Non riesco a credere, quindi, che nessuno stia facendo qualcosa di concreto; non riesco a credere che tutto si esaurisca in discussioni parlamentari sul modo migliore possibile per diminuire il problema, anziché di annullarlo. Ma almeno che lo si diminuisca! C’è da dire che non siamo più nel tempo delle rivoluzioni sociali. Le ideologie sono morte, perché la società è divenuta un mero insieme di microcosmi, le cui relazioni e comparazioni sono fondate sulla ricchezza. Non c’è più la destra, non c’è più la sinistra. Non sono più due densi concetti politici, ma due mere classificazioni. Non c’è più il socialismo. Non ci sono più (e per fortuna) il comunismo rossissimo ed il fascismo nerissimo. La società italiana è frammentata non più ideologicamente, ma economicamente e si parla solo in termini di “più ricchi di”. Il Nord è più ricco del Sud;
Per il periodo natalizio le Poste inglesi non metteranno in circolazioni francobolli che fanno riferimento alla religione cristiana per non offendere la sensibilità dei musulmani. E’ solo l’ultimo esempio dell’esasperato anticristianesimo che si sta diffondendo in Europa. Guai ad offendere l’islamico, ma via all’offesa del cristiano. In Italia, ad esempio, è ormai dilagante la satira religiosa, ciò perché la satira politica non è più praticata, essendoci il centrosinistra al governo. Dario Fo, il premio Nobel, qualche giorno fa alla Dandini ha detto: “fare satira contro la sinistra è pericoloso, non si possono offendere i compagni”. E poi: Crozza perché non ti travesti da Maometto? Perché non fai satira su Allah? E dove sono finiti

Saddam Hussein è stato condannato all’impiccagione fino alla morte dal giudice Rauf Rahman. Innanzitutto, ho già altre volte espresso il mio pensiero negativo circa la pena capitale, non solo in quanto cristiano, ma anche in quanto essere umano convinto che lo Stato può togliere solo ciò che dà, non la vita quindi. Ora, l’ex tiranno dell’Iraq è stato giudicato colpevole di aver perpetrato crimini contro l’umanità per l’arresto, la tortura e la deportazione di 399 uomini, donne e bambini sciiti, e la morte di 148, dopo un tentativo di assassinarlo nel 1982. Si trattano dei cosiddetti crimini di Dujail. E non è questa naturalmente l’unica accusa mossa a Saddam Hussein, poiché egli è imputato anche per altri crimini commessi contro l’umanità, per crimini di guerra e per genocidio. Preme sottolineare adesso che il Raìs è stato sanzionato con la pena prevista dall’ordinamento giuridico iracheno da lui posto in essere. Ma Saddam Hussein non è Socrate. E durante il processo egli ha chiesto non tanto di non essere ucciso, ma di essere fucilato anziché impiccato, perché quest’ultimo modo di togliere la vita non si addice all’immagine del martire, così come vuole presentarsi agli occhi del mondo islamico. Farà, dunque, la fine “tipica” del tiranno, la stessa fine che è stata progettata ed eseguita contro altri tiranni della storia di tutti i tempi. Mi viene in mente, per pensare alla storia contemporanea, a Benito Mussolini, ucciso comunque senza regolare processo; ai coniugi Ceausescu fucilati nella Romania post comunista del 1989. Ma dall’Unione Europea si è sollevato un forte no nei confronti della decisione del tribunale iracheno, dimostrandosi sempre più in una posizione paradossale nei confronti del valore della vita. Però non voglio stare qui a fare polemiche sulle “solite cose”, quali eutanasia e ricerche sugli embrioni, ecc. E la sentenza del giudice Rauf Rahman è presa come pretesto dagli estremisti di sinistra (e non solo) per mostrare la loro superiorità nei confronti degli Stati Uniti, a proposito dei quali George Bush ha affermato, a proposito della pena di morte inflitta a Saddam, che “è un giorno importante per l’Iraq”. Non mi piacciono le strumentalizzazioni della giustizia, specie in un caso come questo, dove la sentenza di condanna non mira soltanto all’uomo, bensì a tutto ciò che ci sta dietro all’uomo. Io a Saddam Hussein avrei dato il carcere durissimo a vita, solitario, in mezzo al deserto. E’ stato deciso, tuttavia, in quel modo. E giustizia, comunque, è stata fatta.
Già, ho voluto cominciare il post con un titolo ad effetto, che ricalca quello che usò Peppino Impastato molti anni fa per un suo articolo contro la Mafia. Ora, a Napoli c’è una gravissima situazione di emergenza, ma per Romani Prodi non è ancora il momento di leggi speciali. Il Premier ha affermato che l’esercito non serve. Beh, a mio avviso sì e per un semplice motivo: a Palermo è servito. Certo la Camorra non è la Mafia, quantunque entrambe le organizzazioni criminali siano la feccia della nostra società civile. La prima è più “abbastardata” della seconda e pare meno strutturata dal punto di vista delle regole interne, ma non conosco affatto i meccanismi della Camorra e tantomeno ho l’interesse a conoscerli. Però, forse, ciò che sta accadendo a Napoli è proprio dovuto alla mancanza di una vera organizzazione all’interno della criminalità campana, dove molti delinquenti sono lasciati a loro stessi e compiono conseguentemente illeciti gravi quotidianamente a tal punto che a Napoli non si può vivere bene, non si può passeggiare con sicurezza. Nel capoluogo campano, dunque, la Camorra regna esplicitamente, mentre a Palermo la Mafia esiste sottostrutturalmente: è questa una differenza non da poco. Ciò è dato soprattutto dall’evoluzione della coscienza civile palermitana dopo gli attentati del 1992, che costarono la vita a Giovanni Falcone, a Paolo Borsellino, a Francesca Morvillo e ai loro agenti della scorta. A Napoli, invece, non mi accorgo che vi sia una simile prospettiva, perché non sono purtroppo, ad esempio, spettatore di manifestazioni cittadine contro la Camorra, così come si registrarono da quell’anno in poi nella mia città. Non c’è traccia, infatti, nei Media di tali dichiarazioni pubbliche di disgusto della cittadinanza dei napoletani nei confronti di chi sta spargendo quotidianamente sangue e seminando paura nel loro campo di vita. Anzi, si apprende il contrario, come la polizia che non può entrare in determinate zone, come gli episodi in cui gli agenti vengono pestati quando devono andare ad arrestare i delinquenti. Romano Prodi, comunque, ritiene che non sia ancora il tempo delle leggi speciali. E cosa bisogna attendere? Non basta che la Polizia non può fare la Polizia? E davvero il Governo pensa che la situazione possa cambiare con l’incremento numerico delle forze dell’ordine? Beh, al momento si è trovata una soluzione troppo superficiale al problema, che non è nuovo, ma ciò non significa che debba continuare ad essere tale. Oggi, parlando dell’argomento nel luogo in cui lavoro, un mio collega mi ha risposto che non devo prendermela solo con Prodi, ma con Berlusconi, perché nemmeno lui ha fatto nulla. Beh, il governo di centrodestra non ha mica promosso l’indulto, che ha messo sulle strade napoletani ancora più delinquenti, senza uno stralcio di programma di reinserimento sociale. Tengo a sottolineare, comunque, che sono contrario alle parole di Calderoli della Lega Nord, che ha definito “fogna” la città partenopea. Napoli è una fantastica città, che ha bisogno di essere salvata dallo Stato, perché le amministrazioni locali hanno da sempre fallito, le ultime delle quali sono state e continuano ad essere di centrosinistra, più legati all’aspetto emendante che all’aspetto afflittivo del diritto penale per loro costituzione ideologica. Ma Napoli si può aiutare con una dimostrazione di forza e con l’aiutare l’unità civile dei napoletani attraverso anche programmi sociali e culturali, oltre che amministrativi. Basta con i ragazzini che non vanno a scuola: diamogli i maestri. Basta con i ragazzini che vanno in giro senza casco nelle moto o coi automobilisti che passano con il rosso: diamogli una polizia municipale più rigida ed intransigente. Basta con il contrabbando e la pirateria: diamogli una Guardia di Finanza più coraggiosa. Aiutiamo, in estrema sintesi, la città partenopea di annullare i suoi luoghi comuni. E poi dico allo Stato: copiate il modello usato per la mia città, che ora è lontana anni luce da quella della fine dello scorso secolo. La Mafia esiste, ma non regna. La Mafia fa schifo, la Camorra pure.