Spesso mi sono lamentato in questo blog del problema del lavoro al Sud, specie in Sicilia, essendone anch’io vittima. E mi rammarica che tutti i politici di ogni colore sostengono spesso che bisogna fare qualcosa, ma non accade mai nulla. Perché? Di certo, in primo luogo, per l’incapacità congenita della politica italiana di non saper attuare, perché impossibilitati strutturalmente ed umanamente, ciò che promette durante le campagne elettorali. È facile, infatti, addolcirsi le labbra con belle frasi del tipo: “combatteremo la sommersione del lavoro”, “daremo più occupazione ai giovani”, ecc. Ed a proposito non ho mai sentito alcun politico affermare: “ridaremo la dignità lavorativa persa dal giovane meridionale”. Già, non è più ormai una questione di lavoro non c’è, perché non è poi così, ma di dignità del lavoratore giovane. È non è nemmeno una questione di tipologia contrattualistica, perché il problema non è posto in essere dal Lap, dal Co.Co.Co. o da altre eventuali creature simili, passate o future. Ciò perché il datore di lavoro fa un uso discrezionale di questi strumenti, perché ciò che conta al lavoratore non è la garanzia dell’emersione, piuttosto la certezza della retribuzione dignitosa, così com’è prevista dalla Costituzione. Si assiste, infatti, a prestazioni lavorative regolate contrattualmente con corrispettivi irrisori, che non risolvono alcunché al lavoratore. Si assiste, inoltre, a posizioni lavorative non solo precarie, perché meno che determinate, ma indegnamente retribuite che colpiscono la tranquillità psicologica del lavoratore. A mio modestissimo parere, lo Stato dovrebbe smetterla di occuparsi del modo migliore per permettere l’emersione, ma del modo migliore per ridare dignità al lavoratore, specie a quello giovane, che, permettetemi il luogo comune, rappresenta il futuro. Bisognerebbe che incentivasse la vigilanza sui datori di lavoro, magari costituendo una sorta di polizia del lavoro col compito di girare da impresa all’altra, da quella piccolissima a quella grandissima, e verificare lo stato psicologico, sociale ed economico dei lavoratori. Bisognerebbe che questa polizia scovasse tutti quei datori di lavori che usano lo stratagemma del patto di prova per non mettere in regola i propri lavoratori, dicendo loro di sostenere, in caso di controlli improvvisi, di essere, per l’appunto, in prova, pur lavorando da lì da un tempo superiore da quello consentito dalla legge per l’espletamento della stessa. Bisognerebbe che questa polizia scovasse quei datori di lavoro che usano lo strumento contrattualistico del Lap a loro piacere, senza spesso dare alcuna sicurezza economica all’altro contraente, che è la parte debole. E come sanzione, si dovrebbe in primo luogo multare i datori di lavoro che si atteggiano in maniera contraria a come dovrebbero atteggiarsi ed in caso di recidiva, si dovrebbe sentenziare la cessazione della loro attività commerciale, per aver commesso un reato anticostituzionale. Già, occorrerebbe la durezza, perché solo in questo modo si risolvono i problemi.