Un pessimo uomo ha ucciso con una coltellata al petto un’addetta alla sicurezza di trentotto anni dell’Ipercoop di Marasco, in provincia di Genova. La donna si chiamava Monica di Mari ed è stata ammazzata perché stava facendo il suo dovere, cioè impedire a quell’uomo di rubare un compact disc, dal valore economico di una decina di euro. L’assassino? Nel carcere di Chiavari è sotto torchio un infermiere di quarantuno anni, già con procedimenti penali. Pare che vi siano forti indizi contro di lui, a cominciare dalle riprese della telecamera a circuito chiuso dell’Ipercoop. Ma un infermiere non poteva permettersi di acquistare un CD, anziché di rubarlo ed impedire violentemente ad un essere umano di continuare a vivere? E se fosse davvero già in carcere il colpevole, servirebbe la giustizia immediata. Non quella all’italiana, s’intende. Ai sensi di questa, infatti, un omicidio raramente è punito con la massima pena previsto dal codice penale, che è entrato in vigore quando al potere c’era Benito Mussolini. E poi ci sarebbe il rischio di un altro colpo di genio dell’attuale maggioranza parlamentare, cioè di un altro indulto che fa diminuire di qualche anno la presenza in galera dell’assassino. Di certo non sono per la giustizia adottata in qualche stato americano, in base alla quale appena ieri è stato giustiziato un uomo di 48 anni, Gregory Summers, per avere nel 1990 assunto un killer affinché eliminasse i suoi genitori, perché voleva intascare un’assicurazione di ventiquattro mila euro. Sono contro la pena di morte, perché la vita è sacra e lo Stato non può fare l’assassino con l’assassino, non disponendo della vita dei cittadini. Ma sono per la vera giustizia, quella rigorosa che punta all’afflittività più che alla ricerca della risocializzazione del reo. Un omicidio come quello commesso nell’Ipercoop ligure è da condannare con la massima sanzione penale prevista dal nostro codice penale, cioè l’ergastolo, senza sconti né presenti né futuri. All’assassino dovrebbe essere tolta la gioia di vivere perché per un compact disc ha proibito ad una donna di essere viva. Infine, una nota di disgusto per la decisione dell’Ipercoop di Marasco di non chiudere all’indomani dell’omicidio di una sua dipendente, uccisa nel compimento del suo dovere. Anche questo è un segno della degenerazione progressiva della società in cui siamo costretti a fare finta che tutto va sempre bene. E tutto in nome del dio denaro.
Oggi vi parlerò di un film americano, prodotto dalla Dreamworks Pictures: Se solo fosse vero (Just Like Heaven) con Reese Witherspoon e Mark Ruffalo, diretto da Mark Waters. La trama è semplice: un giovane ragazzo, che da poco ha perso la moglie amatissima a causa di un fatale aneurisma, trova casa in subaffitto mensile per trascorrere una vita caratterizzata esclusivamente dal divano. Ad un certo punto comincia a vedere soltanto lui una donna. L’amico psicologo gli dice che ha le allucinazioni per il dolore provato, ma è tutto vero, giacché davvero dialoga con una giovane ragazza coi capelli biondi e gli occhi azzurri, che ritiene che l’uomo sia un intruso a casa sua. Ma poco dopo si accorgeranno entrambi che c’è qualcosa che non va: Elizabeth è uno spirito, ma non di una persona morta, bensì di una in coma. Una volta scoperto il luogo in cui sta il corpo, in una stanza dell’ospedale in cui la ragazza faceva il medico ventiquattr’ore su ventiquattro, apprendono la notizia che quando Elizabeth era nel pieno delle sue forze aveva sottoscritto un testamento biologico, in base al quale chiedeva di toglierle la spina se la sua vita fosse stata tale soltanto grazie ad una macchina. Alla fine, comunque, c’è l’happy end, mai così opportuno. A molti snob del cinema, che ritengono guardabili soltanto i film con un alto concentrato di noia e di meta-cinema, “Se solo fosse vero” di certo non sarà piaciuto, perché sarà stato giudicato come la solita commediucola statunitense di stampo fantasy. Ma io ho visto nella pellicola altro, cioè un film che ha voluto rendere delicato un argomento spinoso, ovvero quello dell’eutanasia, portando alla riflessione sui limiti della ragione umana, impossibilitata a sapere che cosa vi sia dietro agli occhi chiusi di un uomo in coma o dietro allo sguardo perso di uno in stato vegetativo. Già, Se solo fosse vero, tratto da un romanzo di Marc Levy (“If only it were true”) vuole esortare l’uomo, che è fatto di cuore, non solo di ragione, a non fargli pensare che la vita sia soltanto quella che si vede, semplicemente perché non ci sono prove che sia davvero in questo modo. C’è qualcuno, infatti, che può sostenere con certezza che tutto finisce con la morte? C’è qualcuno che sa darmi una sola prova inconfutabile che una volta che un essere umano chiude gli occhi finisce nel nulla? “Quando ci siamo noi non c’è la morte, quando c’è la morte non ci siamo noi”? No, non c’è nessuno, perché nessuno dalla morte è mai tornato indietro per dirci che cosa ci sia questa vita.
L’eutanasia è un male, un’offesa alla vita ed un pericolo. Chi può dire, infatti, che un uomo in coma apparentemente cronico non possa un giorno riaprire gli occhi e riprendere ad esistere? Chi può dire, inoltre, che un uomo in stato vegetativo non stia vivendo in sé, per sé e da sé? Chi può dire, infine, che un uomo in stato vegetativo o in coma, che abbia precedentemente sostenuto di volere la fine della vita legata ad una macchina, non possa ricredersi in quella data condizione, innamorandosi di più della vita, volendo tenere più lontana possibile la morte? Una delle obiezioni che si fa al cristiano su quest’argomento è che Dio non ha inventato le macchine che tengono in vita gli uomini che altrimenti sarebbero già morti. Ma, se è per questo, Dio non ha inventato alcun farmaco, Dio non ha inventato alcuna miglioria che ha alzato il nostro tenore di vita, ecc. Ma Dio non ha mai impedito il progresso dell’uomo, frutto della sua intelligenza unica fra gli esseri viventi. E quando il progresso permette all’uomo di aiutarlo a vivere, di permettergli di avere un cuore che gli batta anche per un solo secondo in più di quanto avrebbe voluto la natura, beh, io amo credere che Dio ne sia felice.
Se tutto dovesse andare per il verso giusto, nel prossimo mese di marzo discuterò la mia tesi su tre argomenti inerenti alle origini degli Stati Uniti d’America. Ed uno di essi è dedicato alla figura di Alexis De Tocqueville, il celeberrimo autore del saggio “Democrazia in America”. E scrivere su questo autore francese significa anche conoscere alcuni aspetti privati della sua vita, che me lo stanno facendo sentire più vicino, anzi più vivo. Ed in questo post voglio segnalare brevemente alcuni aspetti della sua vita, non facendo parlare gli studiosi, bensì lo stesso Alexis. Innanzitutto, egli nacque a Parigi il 29 luglio1805, appartenente ad una famiglia dell’antica nobiltà normanna di Francia. La sua famiglia fu travolta dagli avvenimenti della Rivoluzione francese, giacché molti suoi membri furono ghigliottinati durante il Terrore e anche i genitori, sposati da poco tempo, furono imprigionati e condannati a morte, ma sfuggirono al patibolo. Con
Ispirato dalla bella trasmissione televisiva di Paolo Bonolis, provo a rispondere alla domanda del titolo di questo post. Innanzitutto, esiste un grande senso della vita oggettivo, uguale per tutti. E poi vi sono miliardi di sensi della vita soggettivi, tanti quanti sono le esistenze attualmente. Ciò perché ogni uomo è diverso dall'altro, ciò perché la più grande caratteristica dell'uomo è la sua unicità nello spazio e nel tempo. Il senso della vita oggettivo è quello che sta nella vita stessa: vivere per vivere. Non c'è niente di più bello, infatti, che esistere. Anche una vita bruttissima è degna di essere vissuta e chiunque ha il diritto alla vita ed ogni istituzione ha il dovere di salvaguardarla anche contro la volontà del singolo nei confronti della sua stessa esistenza. Da ciò ne discende il mio essere contrario alla pena di morte ed alla eutanasia: entrambe sono forme di omicidio. Il suicidio non è paragonabile all'eutanasia, perché l'azione tragica di darsi la morte è esercitata attivamente dalla stessa persona, senza l'ausilio di un altro.
Nell'eutanasia occorre l'azione di un'altro individuo e dare la morte ad un individuo ha un termine ben preciso: omicidio. La pena di morte decisa dallo Stato, invece, è un omicidio di Stato. Entrambe sono contrarie alla vita e tutto ciò che è contrario alla vita è un male. Ed agire contro l'eutanasia e contro la pena di morte è un dovere etico. Peccato che in quel Paese in cui è nata la democrazia vi siano ancora leggi in qualche Stato della Confederazione che decreta la sentenza capitale. Io amo gli Stati Uniti d'America, ma amarli non significa accettarli pienamente. Ma non li odio, bensì odio la Cina, laddove non c'è nemmeno la democrazia, ma la dittatura del comunismo spogliato della sua brevissima essenza originaria positiva, cioé la lotta per l'uguaglianza, la lotta per la difesa delle parti deboli della popolazione. Ma questo aspetto del comunismo è stato presente solo nella teoria, in pratica è stato ed è tutt'altro, perché è classista, contrario alla libertà, all'uguaglianza delle condizioni. E la storia del comunismo dimostra che l'ideologia della falce e martello è contraria alla vita, a dare un senso libero ad essa. Agire contro il comunismo è anch'esso un dovere, ma politico. Abbiamo sconfitto il nazifascismo, bisogna fare lo stesso con il comunismo, bandirlo dalla vita. E poi vi sono i miliardi di sensi della vita soggettivi. Come ho già scritto all'inizio, essi sono tutti diversi. Ma c'è il miglior senso della vita? Certo. E' quello dell'Amore. Non, infatti, è senso della vita il possesso. Essere non è avere. Non, infatti, è il senso della vita la ricerca esasperata dell'avanzamento sociale. Quest'ultimo è connesso strettamente col precedente: se prima c'erano le classi sociali, oggi ci sono le classi economiche. Vivere bene significa, dunque, vivere secondo l'Amore. Se tutti vivessimo così, il mondo sarebbe il migliore possibile. Ma è più facile immaginare un asino che vola, piuttosto che un mondo solo regnato dall'Amore. Già, il mondo ha dimenticato l'essenzialità dell'Amore. Anzi, non lo ha mai conosciuto pienamente. Non è mai esistito, infatti, un mondo di Amore. Ma c'è uno stupendo libro in cui questo è raccontato, dove si dice che un giorno ci sarà. Faccio riferimento al Vangelo. Lì Gesù dice che un giorno verrà il Suo Regno. Lì Gesù dice che un giorno tornerà sulla terra. Già, un mondo d'Amore esisterà, seppur non è mai esistito. Io ci credo.
Cosa ho scritto qui, in estrema sintesi? Che il senso della vita di tutti sta nella vita stessa. Che il miglior senso della vita possibile è quello dell'Amore. Che ogni uomo ha il suo senso della vita, ma se tutti avessimo quello dell'Amore, vivremmo nel miglior mondo possibile. Che il mondo d'Amore esiste, è nel Vangelo. E anche lì Gesù ci ha promesso che un giorno semtterà di essere un'utopia, ma sarà realtà. A questo crede il Cristiano Autentico. Credo in Dio Padre Onnipotente...
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge presentato dal ministro delle Comunicazioni, Gentiloni, per la riforma della legge Gasparri sul settore della televisione, ai sensi del quale
Dal sito del Corriere della Sera:
"La Corea del Nord ha effettuato questa mattina alle 10.36 locali (le 3.36 in Italia) il contestato test nucleare annunciato nei giorni scorsi. Lo riferiscono organi di informazione del regime di Pyongyang, secondo i quali «la sezione di ricerca scientifica ha condotto con successo un test atomico sotterraneo il 9 ottobre». A conferma della notizia c'è stata una scossa di magnitudo 3,58 Richter registrata in Corea del Nord dai servizi di intelligence sudcoreani. Analoga conferma è giunta anche da un centro sismologico in Australia. Anche l'Istituto nazionale di geofisica americano ha «localizzato un’attività sismica» di magnitudo 4,2 della scala Richter a circa 385 chilometri da Pyongyang, sotto il livello del mare".
Non si starà a guardare, vero? Si è fatta la guerra all'Iraq per le armi di distruzioni di massa, mai usate in battaglia dall'esercito di Saddam Hussein. Ed ora? Quello Stato comunista possiede l'arma più micidiale, l'arma capace di disintegrare la vita umana in pochissimi momenti. Il mondo deve dare una risposta immediata, ferma e rigida. Le parole non possono bastare.