17/09/2006

Lettera ad una donna fortunatamente nata

 

Cara Oriana,

 

la notizia della tua morte mi ha sorpreso e sconvolto, seppur sapevo che l’Alieno ti avrebbe più prima che poi portato via con sé. Ora ho la speranza che tu ci abbia un ultimo regalo, cioè un libro che tu abbia deciso di render pubblico proprio dopo il tuo trapasso, un altro testamento. Si tratta di una speranza di un tuo ammiratore, di uno di quelli che ha davvero il diritto ed il dovere di ricordarti, di essere triste per il fatto che qui non ci sarai più. Già, perché gli altri è meglio che se ne stiano zitti, che siano coerenti con tutto il fango che ti hanno gettato addosso negli ultimi tempi. Ed ho provato rabbia, Oriana, quando ho sentito alcuni uomini politici istituzionali tessere le tue lodi. Che stucchevole ipocrisia! Se avessi avuto di fronte Fausto Bertinotti, al momento della sua frase di cordoglio, dettata dalla sua posizione istituzionale, avrei trovato di certo in me le forze per sputargli in faccia. E non voglio parlare di qualcun altro, avendoti reso già chiaro il mio pensiero sulle molte lacrime di coccodrillo sparse ieri. Tu non sei stata il tesoro intellettuale di tutta quanta l’Italia, patria sicuramente che tu amavi così tanto da dispiacertene amaramente per l’attività politica di taluni, ma di una parte di essa, quella coraggiosa ed orgogliosa della propria cultura cristiana, quella che non ci sta passivamente ad assistere all’attività di potatura delle nostre radici per subdole ragioni economiche, calandosi le braghe davanti all’Islam. Tu non sei stata la voce di tutti gli italiani, tantomeno di quei disobbedienti, che se ne vanno in giro chiedendo la pace soltanto agli Stati Uniti e mostrandosi i paladini dei poveri, ma che, come hai scritto molto tempo fa in occasione delle rivolte studentesche del 1968, nelle loro case hanno l’aria condizionata e vanno a scuola con le auto dei paparini. No, non appartieni a loro, che ti hanno denigrata e calpestata addirittura nella tua Firenze. E c’è stato lì chi ha osato prendere in giro il tuo male: una imitatrice ed un’attrice da quattro soldi; c’è stato lì chi ti ha definito terrorista: la moglie del non-si-è-mai-capito-perché premio Nobel della letteratura. Ma ci sei passata oltre con dignità e con la forza del tuo pensiero libero, frutto degli insegnamenti derivanti dalla Resistenza che hai combattuto giovincella a fianco di tuo padre. Tu sei stata la voce, quindi, di coloro che hanno voluto reagire all’undici settembre, il giorno in cui l’infamia del terrorismo di matrice islamica decise di colpire al cuore la società occidentale, quella civilizzata dal Cristianesimo, ma in Europa se lo sono dimenticati, avendo una troppo corta memoria storica. Ed io sono uno di loro, uno che ti ha conosciuto per la prima volta nei primi anni in cui decisi di mettere gli occhi su libri extra-scolastici, grazie alla tua opera sulla guerra in Viet-Nam: Niente e così sia. Avevo poco più che quindici anni e sei riuscita a mettermi davanti agli occhi l’atrocità e la disumanità della guerra, nemica della preziosa vita, di cui anch’io sono un innamorato pazzo. Prima la guerra era soltanto una parola che definiva le lotte fra potenze nei libri di storia delle scuole, senza alcuna anima. E poi ho cominciato a seguirti intensamente dopo l’undici settembre, perché tu sei stata quella che hai teorizzato la lotta contro la cultura islamica, avida di intromettersi anche nei nostri spazi, insinuandosi più col silenzio che colla paura mossa dai kamikaze, le individuazioni concrete di chi aborra l’esistenza umana, un dono, nonostante l’uomo. Hai lottato contro l’antisemitismo derivante, palese nelle tante manifestazioni dei disobbedienti, in cui addirittura qualche scemo ragazzo si diverte stoltamente ad accostare il simbolo del nazismo, fattore della Shoah, alla bandiera israeliana. E per loro spesso provo addirittura un forte desiderio di violenza, che poi, mosso dalla compassione, si trasforma in pena, quantunque rappresentino un pericolo per la storia della nostra società. Hai lottato contro la codardia dell’Unione Europea, che è una mera comunità che si occupa soltanto di economia e di massimizzare i profitti dei bilanci degli Stati che la costituiscono. Mi hai fatto capire, ad esempio, che non dobbiamo affatto desiderare una vera costituzione europea legittima, perché sarebbe soltanto carta straccia, che insulterebbe tutte quelle carte costituzionali democratiche, poste in essere dal sangue di coloro che hanno lottato per le libertà. E poi l’Europa è Eurabia e grazie a Dio ci sono gli Stati Uniti, l’unica nostra speranza attuale affinché sia tutelata la democrazia della società occidentale e civilizzata, che permette anche ai suoi nemici di farne giustamente parte. Grazie, dunque, per tutta quanta la tua lotta, che non finirà nelle ultime pagine degli aggiornamenti dei libri di letteratura italiana. La tua voce continuerà ad uscire dalle nostre bocche, da quelle, cioè, dei giovani liberali. 

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categoria:attualità
15/09/2006

E' morta all'età di 77 anni la scrittrice del pensiero libero. Requiescat in pacem.

 

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categoria:attualità
15/09/2006
Il titolo di questo post rappresenta la scritta su alcune magliette vendute ieri sera a Londra, prima della partita tra West Ham e Palermo, valevole per l’andata delle fasi eliminatorie della coppa UEFA, prima della fase a gironi. Ciò è accaduto anche l’anno scorso, come si ricorda benissimo il tifoso rosanero, in occasione della prima storica partita in Europa della squadra palermitana contro la formazione cipriota dell’Anorthosis, battuta sia in casa che là fuori. Essere considerati come una squadra “mafiosa”, dunque, è un leitmotiv a cui dobbiamo abituarci fuori dal Renzo Barbera e forse questo fastidioso ed offensivo accostamento terminerà quando il forte Palermo vincerà in Europa, magari quest’anno, alzando al cielo la coppa UEFA, che avrebbe un valore altamente simbolico, oltre che sportivo. Ed intanto ieri sera abbiamo vinto uno a zero, grazie ad un goal di Caracciolo, servito magistralmente da un traversone di Diana. E’ stata una vittoria contro la loro arroganza, evidente anche in due occasioni in cui non sono stati affatto corretti. Cioè quando Fontana, il portiere rosanero, ha buttato la palla oltre il fondo campo, perché era stato colpito ad una mano, ma i giocatori inglesi hanno poi battuto lo stesso il calcio d’angolo e quando un altro giocatore del Palermo ha buttato la palla oltre il fallo laterale, perché un altro si trovava a terra per un momentaneo infortunio,  il West Ham ha deciso di non restituire il pallone ai rosanero. E come non dimenticare il bruttissimo fallo del loro capitano su Parravicini, che gli avrebbe potuto pure spezzare una gamba. Ma abbiamo vinto e noi tifosi rosanero ci ricorderemo del loro comportamento fra due settimana, quando la squadra inglese dovrà tentare di ribaltare il risultato a casa nostra, a Palermo, nella bolgia dell’ex Favorita. E vinceremo per “l’onore” onesto della Sicilia e dei Siciliani, ancora una volta. Già, la squadra rosanero ha anche una funzione di riscatto sociale, così com’è stato chiaro già tre anni fa, quando è tornata in serie A dopo due decenni, affrontando con umiltà e sconfiggendo avversari del calibro della Juventus e della Roma. E quest’anno il presidente Zamparini ha messo su la squadra più forte possibile, che molto probabilmente si qualificherà per la Champion’s League dell’anno venturo. Ed in panchina c’è un uomo, Francesco Guidolin, che ha dimostrato di amare la nostra città; lui che è un cittadino del nord, di quel nord che storicamente non ci ha mai trattato bene. E’ il simbolo, quindi, di un cambiamento di rotta. Sono convinto che la sua scelta di tornare non è stata motivata dal suo portafoglio, ma proprio dalla sua voglia di compiere una impresa non tanto lontana, vincere qualcosa d’importante col Palermo, e sarebbe la prima volta. A me basterebbe, per cominciare, anche una Coppa Italia, ma sarebbe il massimo vincere la UEFA, dando così una risposta sportiva a tutti quegli europei che quando pensano alla Sicilia, pensano subito alla Mafia, l’organizzazione criminale che ha fatto del male non solo a chi ucciso, ma anche a chi è rimasto in vita. Forza Palermo!
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categoria:calcio
12/09/2006
La prima puntata della nuova stagione di Matrix, dedicata alle verità (cosiddette) contrapposte sull’11 settembre, di cui ieri si è commemorato il 5° anniversario, mi ha lasciato davvero sgomento sulle ipotesi complottistiche, alcune già conosciute, dei due giornalisti in studio, Blondet e Chiesa. In estrema sintesi, per entrambi questi signori l’11 settembre è stato il giorno non del più grande attentato terroristico di matrice islamica della storia contemporanea, bensì il giorno del più grande complotto politico mai architettato nell’intera storia del mondo. Hanno sostenuto che le due torri gemelle sono state fatte saltare dagli stessi americani; che sul Pentagono è finito un missile Cruise e non un aereo con più di sessanta passeggeri, tutti morti, ma non hanno saputo spiegare la loro destinazione; che il volo 92 si è schiantato in altro luogo rispetto a quello in cui è precipitato. E tutto perché? Non hanno risposto, ma hanno sottolineato che i criminali americani devono pagarla. E c’è da dire che Blondet si è dimostrato anche antisemita, sostenendo anche la funzione oscura di qualche ragazzo israeliano di una ditta di traslochi presenti in quel triste giorno per l’intera umanità civile a New York. Per fortuna gli altri due giornalisti presenti, uno dei quali era il responsabile della CNN in Italia, hanno saputo ottimamente affrontare e confutare le ipotesi di chi farebbe meglio che occupasse il tempo in qualcosa di più utile, soprattutto per sé, lasciando perdere gli altri. L’11 settembre 2001 sono morte più di due mila persone. Le due torri gemelle sono crollate in seguito ad una reazione a catena di eventi generati dall’impatto dei due aerei di linea. Esistono le conversazioni telefoniche delle hostess degli aerei ai loro diretti responsabili dal dirottamento al momento della tragedia. Sono state le hostess che hanno subito informato sulle generalità dei terroristi, segnalando le numerazioni dei posti lasciati vuoti per telefono, così da velocizzare l’identificazione di quei kamikaze, che di certo staranno marcendo all’inferno, laddove finirà (o spero che già sia finito) Osama Bin Laden, la mente dell’11 settembre e di altri mali. E non certo quei kamikaze sono usciti dal cilindro della FBI o della CIA, creati a tavolino. Sul velivolo precipitato nei pressi di Pittsburg c’erano degli eroi e si è schiantato nel luogo noto. Sul Pentagono si è schiantato un aereo con 63 passeggeri, esseri umani che hanno addolorato le loro rispettive famiglie. Vi sono numerosi testimoni e vi è il video in cui si nota la coda dell’aereo, poco prima dell’impatto. E da quel giorno il mondo si è accorto di avere un nemico globale, una parte decise di controbattere, l’altra decise di schierarsi implicitamente dall’altra parte. Ed io sto con gli USA. Ciò perché ho il "brutto" vizio di stare sempre dalla parte dei buoni...
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categoria:islam alla guerra