Lettera ad una donna fortunatamente nata
Cara Oriana,
la notizia della tua morte mi ha sorpreso e sconvolto, seppur sapevo che l’Alieno ti avrebbe più prima che poi portato via con sé. Ora ho la speranza che tu ci abbia un ultimo regalo, cioè un libro che tu abbia deciso di render pubblico proprio dopo il tuo trapasso, un altro testamento. Si tratta di una speranza di un tuo ammiratore, di uno di quelli che ha davvero il diritto ed il dovere di ricordarti, di essere triste per il fatto che qui non ci sarai più. Già, perché gli altri è meglio che se ne stiano zitti, che siano coerenti con tutto il fango che ti hanno gettato addosso negli ultimi tempi. Ed ho provato rabbia, Oriana, quando ho sentito alcuni uomini politici istituzionali tessere le tue lodi. Che stucchevole ipocrisia! Se avessi avuto di fronte Fausto Bertinotti, al momento della sua frase di cordoglio, dettata dalla sua posizione istituzionale, avrei trovato di certo in me le forze per sputargli in faccia. E non voglio parlare di qualcun altro, avendoti reso già chiaro il mio pensiero sulle molte lacrime di coccodrillo sparse ieri. Tu non sei stata il tesoro intellettuale di tutta quanta l’Italia, patria sicuramente che tu amavi così tanto da dispiacertene amaramente per l’attività politica di taluni, ma di una parte di essa, quella coraggiosa ed orgogliosa della propria cultura cristiana, quella che non ci sta passivamente ad assistere all’attività di potatura delle nostre radici per subdole ragioni economiche, calandosi le braghe davanti all’Islam. Tu non sei stata la voce di tutti gli italiani, tantomeno di quei disobbedienti, che se ne vanno in giro chiedendo la pace soltanto agli Stati Uniti e mostrandosi i paladini dei poveri, ma che, come hai scritto molto tempo fa in occasione delle rivolte studentesche del 1968, nelle loro case hanno l’aria condizionata e vanno a scuola con le auto dei paparini. No, non appartieni a loro, che ti hanno denigrata e calpestata addirittura nella tua Firenze. E c’è stato lì chi ha osato prendere in giro il tuo male: una imitatrice ed un’attrice da quattro soldi; c’è stato lì chi ti ha definito terrorista: la moglie del non-si-è-mai-capito-perché premio Nobel della letteratura. Ma ci sei passata oltre con dignità e con la forza del tuo pensiero libero, frutto degli insegnamenti derivanti dalla Resistenza che hai combattuto giovincella a fianco di tuo padre. Tu sei stata la voce, quindi, di coloro che hanno voluto reagire all’undici settembre, il giorno in cui l’infamia del terrorismo di matrice islamica decise di colpire al cuore la società occidentale, quella civilizzata dal Cristianesimo, ma in Europa se lo sono dimenticati, avendo una troppo corta memoria storica. Ed io sono uno di loro, uno che ti ha conosciuto per la prima volta nei primi anni in cui decisi di mettere gli occhi su libri extra-scolastici, grazie alla tua opera sulla guerra in Viet-Nam: Niente e così sia. Avevo poco più che quindici anni e sei riuscita a mettermi davanti agli occhi l’atrocità e la disumanità della guerra, nemica della preziosa vita, di cui anch’io sono un innamorato pazzo. Prima la guerra era soltanto una parola che definiva le lotte fra potenze nei libri di storia delle scuole, senza alcuna anima. E poi ho cominciato a seguirti intensamente dopo l’undici settembre, perché tu sei stata quella che hai teorizzato la lotta contro la cultura islamica, avida di intromettersi anche nei nostri spazi, insinuandosi più col silenzio che colla paura mossa dai kamikaze, le individuazioni concrete di chi aborra l’esistenza umana, un dono, nonostante l’uomo. Hai lottato contro l’antisemitismo derivante, palese nelle tante manifestazioni dei disobbedienti, in cui addirittura qualche scemo ragazzo si diverte stoltamente ad accostare il simbolo del nazismo, fattore della Shoah, alla bandiera israeliana. E per loro spesso provo addirittura un forte desiderio di violenza, che poi, mosso dalla compassione, si trasforma in pena, quantunque rappresentino un pericolo per la storia della nostra società. Hai lottato contro la codardia dell’Unione Europea, che è una mera comunità che si occupa soltanto di economia e di massimizzare i profitti dei bilanci degli Stati che la costituiscono. Mi hai fatto capire, ad esempio, che non dobbiamo affatto desiderare una vera costituzione europea legittima, perché sarebbe soltanto carta straccia, che insulterebbe tutte quelle carte costituzionali democratiche, poste in essere dal sangue di coloro che hanno lottato per le libertà. E poi l’Europa è Eurabia e grazie a Dio ci sono gli Stati Uniti, l’unica nostra speranza attuale affinché sia tutelata la democrazia della società occidentale e civilizzata, che permette anche ai suoi nemici di farne giustamente parte. Grazie, dunque, per tutta quanta la tua lotta, che non finirà nelle ultime pagine degli aggiornamenti dei libri di letteratura italiana. La tua voce continuerà ad uscire dalle nostre bocche, da quelle, cioè, dei giovani liberali.














