31/07/2006
Campioni d’Italia per la 14° volta. Vittoria a tavolino strameritata, essendo lo scudetto 2005/2006 un tributo all’onestà. Di certo non può avere lo stesso sapore di una serie A vinta sul campo, ma è sempre motivo di enorme soddisfazione. L’assegnazione dello scudetto era nell’aria, ma ho cercato di non pensarci, soprattutto in relazione alle nuove sentenze, che hanno stravolto completamente le vecchie, ponendo in essere un colpo di spugna all’italiana. Da tifoso rosanero sono anche arrabbiato, perché l’anno prossimo non giocheremo in Champion’s League, però era prevedibile, perché Silvio Berlusconi ha fatto il suo interesse, alzando la voce. Il Milan è stato salvato grazie a lui e non perché è stato accertato essere quasi completamente avulso al sistema Moggi. La sentenza a carico della squadra rossonera è stata davvero irrisoria, tanto vale non farle nulla. Ma come si può accettare nella massima competizione calcistica europea una squadra che è stata, comunque, coinvolta nello scandalo di Calciopoli, perché pur sempre partirà l’anno prossimo con alcuni punti di penalizzazione? A questo proposito, ritengo che abbia ragione da vendere Massimo Zamparini, il presidente del Palermo, che ha affermato che il Milan è stato salvato anche per la questione dei diritti televisivi della Champion’s League, pagati a peso d’oro dalla Rai, che non poteva permettersi di perdere oltre alla Juventus, anche la squadra rossonera. E’ un ragionamento giusto, perché i soldi nel calcio sono ormai una parte più che essenziale, mentre la correttezza sportiva è passata purtroppo in secondo piano, con la speranza che un giorno possa ritornare al posto principale che gli spetta. Già, comunque, qualcosa si è mosso, perché si è tornati alla collettivizzazione dei diritti televisivi del calcio. E poi la Juventus è in serie B, roba non da poco, perché è una società quotata in borsa, perché ha una storia che avrà d’ora in poi una pesante macchia. Ed ora soltanto l’Inter può vantare di essere l’unica squadra italiana a non essere mai retrocessa nel campionato cadetto. Un altro record, alla faccia di tutti quelli che hanno offeso la beneamata. Già, come potevano pensare di vincere con i campionati giocati prima del fischio d’inizio da Moggi & Co.? E sono certo che l’anno prossimo l’Inter potrà bissare il successo, perché si giocherà alla luce del sole, soltanto nei campi degli stadi. E sono sempre più orgoglioso di essere interista.
 
 
 
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categoria:calcio
19/07/2006
Avevo undici anni e mi trovavo a Bolognetta, un piccolo paese in provincia di Palermo, nella villa estiva del fratello più grande di mio padre. Stavo giocando con lo yorkshire di mia cugina e ad un certo punto i miei occhi sono stati attratti dalla televisione, accesa già da prima, sintonizzata su un canale della Rai. La trasmissione viene interrotta per dare spazio ad una edizione straordinaria del TG ed un cupo giornalista annunciava a tutta quanta l’Italia che un altro attentato era da poco avvenuto a Palermo, nella zona della Fiera del Mediterraneo, ma ancora non si sapeva chi fosse la vittima. I miei zii pensarono subito ad Ayala, ma qualche tempo dopo fu fatto il nome di Paolo Borsellino, il giudice che qualche giorno prima in un intervista per canale 5 aveva detto che si sentiva, dopo l’uccisione di Giovanni Falcone, “un morto che cammina”. Mi ricordo di avere avuto una sensazione di immediato timore, perché nella mia città per ben due volte nel giro di due mesi, si era usata la forza più brutale per eliminare i nemici della Mafia, quelli che poi sarebbero diventati agli occhi di tutti i benefattori della Sicilia onesta. Vidi le immagini della tragedia a casa mia, dove ci ritornammo subito dopo, perché mio padre aveva paura di rimanere imbottigliato nel traffico della statale, e forse perché aveva timore che poteva accadere qualcos’altro. La strada dell’attentato era la via D’Amelio, che visitai qualche giorno dopo, notando la distruzione nelle finestre degli appartamenti dei palazzi, e non solo di quelli prossimi al luogo della detonazione. Se la strage di Capaci aveva aperto gli occhi del palermitano che dormiva nel suo letto, con i tappi alle orecchie, la strage di via D’Amelio lo aveva fatto alzare subito dal letto, arrabbiato come una tigre affamata. Nacque il senso del “basta”, la voglia di una cultura diversa, di svestirsi dagli abiti omertosi, di fare in modo che la città di Palermo diventasse più sicura per i bambini, invece che un luogo in cui non si poteva più essere sicuri di ritornare a casa sani, dopo una breve uscita. E molti cominciarono ad avercela con lo Stato, assente, quello della Prima Repubblica, che era ormai giunto al capolinea, grazie all’attività che si stava svolgendo a Milano, grazie a Tangentopoli. Alcuni parlavano addirittura d’indipendenza da Roma. I funerali della scorta si tennero alla Cattedrale, e lì la gente avrebbe voluto avere tra le mani i politici che avevano deciso di assistere alla messa. Li ritenevano colpevoli di avere abbandonato gli unici uomini che volevano una Sicilia diversa, non calpestata dalla cattiveria mafiosa, presuntuosa ed arrogante, ma soprattutto assassina. Ma quei siciliani che si arrabbiarono erano gli stessi che prima della morte degli eroi preferivano starsene in silenzio, perché pensavano esclusivamente alla loro pelle, e poi a qualcuno la Mafia conveniva, perché faceva trovare anche lavoro in cambio di qualche piccolo favore. La colpa della loro morte era di tutti, ma nonostante ciò, Falcone e Borsellino, innamorati della Sicilia, decisero lo stesso di sacrificarsi, perché entrambi sapevano che prima o poi sarebbero stati spediti anzitempo dall’altra parte. Ne valeva la pena per quella Sicilia? No, ma ne è valsa la pena per la Sicilia di oggi, cambiata e trasformata, anche se la Mafia esiste ancora, ma deve rimanere necessariamente celata e deve limitare la sua violenza, perché non ha più l’appoggio del silenzio della collettività. Già, schifosi mafiosi, noi siciliani onesti siamo la maggioranza e grazie a quei due e a tutti gli altri martiri. Paolo, non ti dimenticheremo mai, sei il nostro eroe.
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categoria:palermo ieri e oggi
12/07/2006
Marco Materazzi è uno degli eroi del trionfo di Germania 2006 ed è uno dei simboli della forza della personalità italiana, che non si arrende mai, che si esalta in seguito agli insulti esterni, che decide di soffrire pur di giungere al più grande obiettivo possibile. E la Fifa ha deciso di mettere sotto inchiesta la sua provocazione, quella che ha scatenato la reazione veemente del celebre pacifondaio Zinedine Zidane. I francesi ce l’hanno a morte con lui; la madre di Zizou chiede la sua castrazione; il difensore William Gallas, prossimo giocatore del Milan (ammesso che la squadra rossonera rimanga in serie A), ha affermato che se lo trova gli spacca la faccia. Beh, lo avrà di fronte, in un derby e spero che gli stessi tifosi milanisti adesso chiedano alla società milanista di recedere il contratto anzi tempo, perché non gli si può dare la possibilità di attuare la sua minaccia. Materazzi per i francesi è il macellaio di Milano, il razzista che dà della terrorista alla madre di Zidane, perché musulmana. Qualsiasi provocazione del nostro difensore non può giustificare un’azione. Se si dovesse diminuire l’intensità del gesto del capitano della nazionale francese, la vice-campionessa del Mondo, allora che cosa dovrebbe accadere ogni domenica nei campionati di serie C in Italia, laddove i giocatori di calcio si insultano su tutto, da Abramo sino al figlio della figlia del loro figlio? Dovremmo assistere ad uccisioni di massa. Zidane per i francesi ha agito bene, perché è stato colpito nei suoi affetti più cari, e non basta che l’algerino abbia colpito Materazzi sullo sterno, dietro al quale si nasconde per bene il cuore.
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categoria:calcio
12/07/2006
Entro brevemente nell’argomento politico più attuale, cioè quello volgarmente chiamato delle liberalizzazioni. E mi voglio occupare soltanto di un aspetto di esso, ovvero quello inerente alle farmacie ed ai farmaci da banco da vendere al supermercato. In senso lato sono contrario, in quanto un farmacista ha una preparazione, che deriva da molti anni di studio universitario, che di certo non può avere un normale commesso di un supermercato. Il consumatore se dovesse avere qualche dubbio, ad esempio, sull’aspirina, che cosa dovrebbe fare? Chiedere informazioni allo stesso commesso che sta sistemando le merendine negli appositi scaffali? In fondo mi hanno sempre insegnato che coi farmaci non si scherza, nemmeno con quelli che non hanno bisogno di ricetta medica. Un abuso di aspirine, ad esempio, può comportare il formarsi di problemi quali la gastrite ed ha pur sempre degli effetti collaterali. Questo problema non da poco potrebbe essere risolto con l’assunzione dei supermercati di personale qualificato, magari giovane ed appena uscito dalle facoltà di farmacia o di chimica farmaceutica. In questo modo vi sarebbe qualche posto di lavoro in più, ma dubito che i supermercati si vogliano accollare dei costi superiori, soprattutto alla luce del ricavo aggiuntivo che avrebbero nel vendere i farmaci da banco nei loro scaffali. In questo caso, infatti, perderebbero il loro guadagno, perché dovrebbero sopportare il costo marginale delle retribuzioni dei nuovi commessi qualificati, a cui si dovrebbe dare un corrispettivo degno della loro conoscenza in cambio della loro collaborazione. Ciò che è stato sbagliato, poi, è il carattere autoritario del decreto sulle liberalizzazioni, perché tutto è stato deciso senza parlarne coi diretti interessati, scatenando le prevedibilissime proteste e gli scioperi di lunga durata, come quello degli avvocati. Qualcuno dell’Udc ha poi affermato che il governo di Romano Prodi abbia posto in essere qualcosa che avrebbe dovuto fare quello di Silvio Berlusconi, ma liberalizzare non significa privatizzare, per cui il decreto di Bersani non può essere classificabile di destra, alla cui base vi è la tendenza ad affidare al privato il più possibile dell’economia e conseguentemente a diminuire il controllo e la pressione statale sul processo decisionale economico interno.
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categoria:politica
11/07/2006

Campioni del Mondo e questa volta anch’io avrò la possibilità di dire: c’ero. Siamo stati fortunati, è vero; ma mica dovevamo essere di nuovo noi quello beffati dalla sorte, dalla lotteria dei rigori, che è stata maledetta così tante volte che l'altro ieri sera ne abbiamo avuto paura, come se fosse un male precipuo dell’azzurro. Speravamo di sconfiggerli entro i novanta minuti e poi entro i trenta minuti dei due tempi supplementari, perché volevamo evitare i tiri dagli undici metri, soprattutto nella partita con la Francia, la nostra ex bestia nera. Ma abbiamo vinto e meritatamente, perché una finale non si giudica in relazione a se stessa ma a tutta la kermesse del torneo. Onore ai nostri avversari, che hanno giocato una stupenda partita, specie dopo il ritorno sul campo dopo i primi quarantacinque minuti giocati stupendamente dai nostri. E disonore a Zinedine Zidane, uno dei migliori giocatori che io abbia mai visto, che ho avuto la fortuna di guardare dal vivo durante una blindatissima partita Israele – Francia, disputata al Renzo Barbera nel 2003. Era la sua ultima partita e l’ha macchiata nel peggior modo possibile, cioè con una testata sullo sterno del mitico Marco Materazzi, a cui darei la fascia di capitano dell’Inter nel prossimo campionato di calcio, quello della rifondazione che può partire da questo meritatissimo successo in terra tedesca. E confesso che ieri sera mi sono commosso, vedendo i nostri festeggiare e baciare la Coppa più bella del mondo, disegnata proprio da un italiano nel 1973. Io c’ero, già. Ero davanti alla televisione a soffrire, ad insultare i francesi e l’arbitro argentino quando ha dato un rigore inesistente per il tuffo teatrale del giocatore transalpino (e meno male che secondo il loro allenatore siamo noi dei formidabili attori). Ero davanti alla televisione ad urlare di gioia al goal di Materazzi, all’espulsione di Zidane, alla traversa di Trezeguet, al rigore finale di Grosso. E grazie a quest’ultimo e a Zaccardo, Barzagli, Barone ed anche a Toni, l’altro ieri sera a Berlino c’era anche il Palermo. Abbiamo dimostrato al mondo che i giocatori italiani sono i più forti, perché giocano con il cuore, perché giocano per la gente, specie quelli che provengono dalla polvere, come Materazzi, Gattuso e Grosso. La squadra italiana sarà la campionessa del mondo, ora, per quattro anni, sperando di bissare il successo in Sudafrica, così da pareggiare i conti con il Brasile, altra fantastica terra di campioni, che ha peccato in Germania di superbia.

P.S: E ora "aridatece la Gioconda"...

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categoria:calcio
08/07/2006

E’ la vigilia della finalissima del Campionato del Mondo ed è la terza della mia vita, dopo quella del 1982 e del 1994, l’una vinta e l’altra persa. E nella vittoria al mondiale di Spagna io avevo poco più di un anno, per cui so soltanto che mio padre mi portò sulle spalle per le vie del centro di Palermo per festeggiare quel trionfo. Nel mondiale americano, invece, ricordo tutto quello che c’è da ricordare, compresa dunque la tristezza sopravvenuta dopo il celeberrimo rigore sbagliato da Roberto Baggio. E durante quell’incontro, disputato in una caldissima Los Angeles, io, poco più che tredicenne, tenevo accanto il tricolore, tolto dal balcone, per portarlo sempre nelle vie del centro in caso di una vittoria che ritenevo scontata. Ma andò male. E domani, poco più che venticinquenne, vivrò un’altra emozionantissima finale, contro la Francia, la nostra bestia nera, dopo una semifinale in cui abbiamo sconfitto la squadra di casa per cui siamo noi la loro bestia nera. Non toglierò la bandiera dal balcone e voglio deliberatamente essere pessimista per scaramanzia. Non voglio pensare a ciò che farò, dunque, dopo un’eventuale non sconfitta; non ho progettato nulla con nessuno, al momento non so nemmeno dove ammirerò la partita, se a casa mia o in quella di qualcun altro, di certo non in piazza, perché voglio gustarmi la finale in famiglia o tra amici, perché voglio essere libero di urlare tutto quanto il mio repertorio di parolacce, nel caso dovesse servire per bollare o l’arbitro argentino o qualcheduno della squadra francese. Ora, martedì scorso abbiamo sconfitto la superbia tedesca, ora dovrebbe toccare all’arroganza transalpina, dei “cugini” per cui non ho mai provato simpatia, perché hanno sempre avuto troppe arie per i miei gusti.
Forza azzurri…
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categoria:calcio
04/07/2006
E’ da molto tempo che non scrivo qui, nel mio blog, laddove ho reso pubblico il mio pensiero “senza peli sulla lingua”, consapevole dei commenti positivi, ma soprattutto di quelli negativi. Ed oggi ho deciso di postare brevemente e semplicemente per sottolineare l’importanza di questo strumento, individuazione della libertà pubblica di manifestazione del pensiero, poiché solo in questo modo tutti hanno la possibilità di esercitare una delle libertà fondamentali dell’essere umano. Già, proprio così. Non sono d’accordo, infatti, con quei vegliardi che sostengono che il web sia meramente una diavoleria, perché qui si annidano tutte le schifezze umane. E’ una invenzione, e come tutte le invenzioni, è usata bene o male, proprio come la scoperta dell’energia nucleare, che positivamente potrebbe risolvere non pochi problemi energetici al pianeta, ma negativamente ha generato l’arma di distruzione di massa più terribile. Ed in internet, il blog è una derivazione positiva di Internet, anzi forse ne è l’elemento più importante, che congiunge comunicazione e informazione, al contrario di quanto avviene oggi negli altri canali. Ogni blogger diventa protagonista, sfrutta la propria unicità di essere umano, è libero di esprimersi e di scegliere l’oggetto dei propri post, che può essere di qualsiasi tematica. Perciò, nel blog si assiste al trionfo della libertà della conoscenza individuale. Ed è per tutto questo che il blog non può che essere gratuito, perché tutti i blogger sono uguali e non vi devono essere blogger più uguali di altri.
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categoria:websurfing