





Così com’è la prassi istituzionale, i Senatori a vita hanno votato la fiducia per il governo di Romano Prodi, celando ai meno esperti una verità inconfutabile. Sottraendo, infatti, il consenso di Francesco Cossiga, di Oscar Luigi Scalfaro, di Carlo Azeglio Ciampi, di Giulio Andreotti, di Rita Levi Montalcini, di Sergio Pininfarina e di Emilio Colombo, il punteggio diventa il seguente: 158 Unione e 155 Casa delle Libertà. Romano Prodi, inoltre, ha affermato che la giornata è andata benissimo, anche perché la Casa delle Libertà ha perso un voto rispetto alle elezioni del Presidente del Senato, non sapendo che il suffragio è venuto a mancare per una semplice assenza di Giovanni Pistorio, Senatore del Movimento per le Autonomie, che si è presentato con il centrodestra. Se vi fosse stata la presenza di quest’ultimo, allora la distanza reale tra le due coalizioni sarebbe stata soltanto di due, per cui è evidente ciò che già abbiamo saputo all’indomani dell’ufficialità dei risultati delle elezioni del 9 e del 10 aprile: la precarietà della maggioranza al Senato. E’ vero che, senza il voto dei Senatori a vita, medesimamente l’Unione avrebbe raggiunto il quorum per la fiducia (158 voti), ma è anche vero che l’apporto dei parlamentari, che sono lì non per volontà dell’elettorato, bensì o perché sono stati Presidenti della Repubblica (Cossiga, Scalfaro e Ciampi) o perché scelti dallo stesso (i restanti quattro), sarà determinate per il futuro della stabilità della maggioranza parlamentare, perché ricordo che in Italia entrambe le Camere hanno il medesimo valore nella funzione legislativa. E guai agli assenti!
P.S.: Non dimentichiamoci che Cossiga, Andreotti e Pininfarina di certo non voteranno sempre a favore dell'Unione...







