30/03/2006


(Cina: In questa foto a due condannati a morte è concessa di fumarsi l'ultima sigaretta)

Premessa

Questa è la prima volta che mi succede di commentare un post che ha e continua ad avere un seguito di lettori incredibile per un semplice blogger che della scrittura purtroppo non può farne una professione. Naturalmente mi sto riferendo al post “Non bolliranno i bambini, ma li gettano nell’immondizia”, attraverso cui ho voluto rispondere non solo alle proteste del governo di Pechino per un concetto di Silvio Berlusconi sul comunismo (“Mi accusano di aver detto più volte che i comunisti mangiano i bambini: leggetevi il libro nero del comunismo e scoprirete che nella Cina di Mao i comunisti non mangiavano i bambini, ma li bollivano per concimare i campi”), ma anche all’indignazione di Romano Prodi, secondo il quale il leader di Forza Italia ha ancora scredito l’immagine dell’Italia all’estero. Ora, chi mi legge da qualche anno sa che ieri non è stata affatto la prima volta di un mio post anti-cinese, poiché ho già scritto sull’argomento, ad esempio, l’8 aprile dell’anno passato (“Dalla Cina con terrore – rosso – “), mosso dal fatto che il governo cinese decise di non mandare alcuna sua delegazione ai funerali di Papa Giovanni Paolo II. Anche in quell’occasione misi in risalto le barbarie commesse in Cina, soprattutto per quanto riguarda la pena di morte e la scomparsa di alcuni sacerdoti cattolici. E ieri non ho fatto altro che ribadire il mio sdegno per il comportamento del governo cinese che lede la dignità e la libertà dell’individuo, sottolineando oltre ai due suddetti aspetti, anche quello dell’aborto selettivo. Il fatto che il post sia stato scelto dalla redazione di Libero Blog e sia stato messo in prima pagina nel portale di certo ha messo in evidenza in maniera esponenzialmente maggiore del solito l’argomento, scatendando una massa incredibile di commenti. Nel momento in cui vi scrivo, infatti (ore 17.57) si possono leggere sul post ben 63 commenti (che rappresenta un record per C’è Walter), mentre nella pagina su Libero vi sono addirittura 898 commenti. Ora, ho ricevuto molte risposte, così com’era immaginabile, positive o negative ma anche offensive al massimo grado, essendoci stato anche qualcuno che ha definito ridicola la mia esistenza. Ma sono stato al gioco, non rispondendo volutamente alle provocazioni offensive, mentre ho dato solo raramente qualche risposta a qualcheduno. I risultati della pubblicazione del post su Libero sono stati eccezionali, poiché ho avuto soltanto nella seconda metà di ieri assai più di 2000 contatti e ho scovato molti bloggers che hanno ripreso il mio post nelle loro pagine personali. Ma concentriamoci sulla finalità di questo post, ovvero rispondere all'opposizione più frequente pubblicata contro il mio post:

 

La Pena di Morte: la comparazione Usa – Cina.

 

La maggioranza delle risposte negative hanno puntato soprattutto sul fatto che la pena di morte è anche introdotta negli Stati Uniti d’America, cercando di comparare le due nazioni. Innanzitutto tengo a precisare che, essendo cristiano, sono contrario alla pena di morte in maniera assoluta, poiché nessuno, dunque neanche lo Stato, ha il diritto di togliere la vita ad un uomo, per il semplice fatto che lo Stato può togliere soltanto ciò che ha dato, mentre la vita deriva da Dio. Ne consegue da ciò che sono contrario ad ogni Stato che abbia nel proprio sistema penale la pena capitale, compresi gli Stati Uniti, pur se mi ritengo un orgoglioso filoamericano per motivi che non riporterò in questo post perché estranei al contenuto di quest’articolo. Ma è inconcepibile che molta gente di sinistra abbia voluto spostare l’attenzione dalla Cina agli Stati Uniti, poiché sono due situazioni incomparabili e soltanto coloro i quali interpretano la realtà quotidiana con i paraocchi e con i pregiudizi comunisti possono giungere ad una tale stoltissima comparazione. Si sa, in primo luogo, che non in tutti gli Stati della Confederazione americana è prevista la pena capitale, e negli Stati in cui è presente è adottata solo contro coloro i quali si macchiano del reato di omicidio (di particolare efferatezza). In Cina, prendendo spunto da un rapporto di Amnesty International, lo Stato uccide per i seguenti reati:

 

  • Avvelenamento di Bestiame
  • Omicidio
  • Tentato Omicidio
  • Omicidio Colposo
  • Uccisione di una tigre
  • Intrusione
  • Rapimento
  • Traffico di donne o bambini
  • Organizzazione della prostituzione
  • Sfruttamento della prostituzione
  • Organizzazione di spettacoli pornografici
  • Pubblicazione di materiale pornografico
  • Teppismo
  • Disturbo dell’ordine pubblico
  • Provocazione di esplosioni
  • Distruzione o danneggiamento della proprietà pubblica o privata
  • Sabotaggio controrivoluzionario
  • Incendio
  • Traffico di Droga
  • Corruzione
  • Truffa
  • Concussione
  • Frode
  • Usura
  • Contraffazione
  • Rivendita di ricevute Iva
  • Evasione fiscale
  • Furto
  • Costruzione illegale d’armi
  • Possesso o vendita illegale d’armi e munizioni
  • Furto o contrabbando di tesori nazionali
  • Spaccio di denaro falso
  • Ricatto

 

Da ciò si evince che ogni comparazione tra Cina e Stati Uniti è fuor di luogo, seppur ribadisco amerei molto di più la Confederazione americana se fosse abolita lì la pena di morte.

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categoria:politica
30/03/2006
Avendo notato che il sito con le immagini dell'aborto, il cui link avevo inserito nel post "Non bolliranno i bambini, ma li gettano nell'immondizia", non è più raggiungibile (chissà perché), sto procedendo alla ricerca di altri siti che le hanno pubblicate e grazie all'aiuto di una e-mail di un lettore, alcune immagini sono visionabili qui: Identità Comunitaria.

Prometto che stasera pubblicherò un post di approfondimento sulla questione, anche con altri siti con altre immagini su ciò che accade in Cina.
postato da: WG alle ore 13:43 | Permalink | commenti (7)
categoria:
29/03/2006
E' con enorme piacere personale che vi comunico che il mio post "non bolliranno i bambini, ma li gettano nell'immondizia" è finito sul portale di Libero, nelle pagine dedicate ai blog, e più precisamente qui.
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categoria:comunicazioni di servizio
29/03/2006


Francamente me ne infischio che il governo cinese si sia scandalizzato e offeso per questa frase di Berlusconi: "Mi accusano di aver detto più volte che i comunisti mangiano i bambini: leggetevi il libro nero del comunismo e scoprirete che nella Cina di Mao i comunisti non mangiavano i bambini, ma li bollivano per concimare i campi". Da Pechino hanno sostenuto che le parole del leader di Forza Italia siano infondate. Ebbene, a questo punto è giusto ripassare alcune delle violazioni alla libertà ed alla dignità umana che sono perpetrate dal governo comunista cinese:

  1. E' prevista la pena di morte per i seguenti reati: omicidio, traffico di droga, alcuni reati economici, politici, d'opinione, pornografia, uccisione di animali sacri. Ed ecco il procedimento della sentenza: "Sono organizzate manifestazioni di massa per la lettura della sentenza di morte e l’esecuzione è compiuta subito dopo: i condannati sono mostrati al pubblico con la testa reclinata, le mani legate dietro la schiena ed un cartello con il nome e l’indicazione dei crimini commessi legato al collo. Vi è una violazione dei diritti fondamentali: molti trascorrono il periodo che va dalla condanna a morte all’esecuzione ammanettati e coi ferri alle caviglie; Di solito vengono espiantati gli organi del condannato, ma senza chiedere il consenso alla famiglia". (da qui).
  2. E' previsto l'aborto selettivo: i bambini non saranno bolliti per concimare i campi, però vengono trattati come immondizia, come è dimostrato dalle immagini di questo sito (che non si consiglia ad un pubblico altamente sensibile).
  3. E' in atto una persecuzione contro i cristiani: le uniche chiese cristiane consentite dalle legge sono quelle sotto il controllo del partito comunista. I sacerdoti contrari a questa subordinazione spesso scompaiono nel nulla.

E' incredibile, ribadisco, che il governo cinese abbia ufficialmente protestato contro le parole di Silvio Berlusconi ed è altrettanto incredibile che Romano Prodi abbia accusato il leader della coalizione di centrodestra di avere screditato l'Italia all'estero!

Ricordo, infine, anche questo:



Si offendano pure i Cinesi...a proposito, boicottiamo le Olimpiadi di Pechino!


Aggiornamento (9.07 30 marzo 2006):

Dal sito di Forza Italia: "Silvio Berlusconi ha 'perfettamente ragione' quando afferma che, secondo il Libro Nero del comunismo, dei bambini sono stati ''messi a bollire e poi utilizzati come concime'' in Cina.

Lo dichiara il coordinatore dell'opera, lo storico Stephane Courtois. E' ''scritto precisamente, pagina 575 del Libro nero nella collezione Bouquins: 'dei bambini uccisi, messi a bollire e poi utilizzati come concime'', spiega Courtois. E' ''verosimile che si tratti di casi limite'', ha aggiunto, ''ma cio' e' davvero avvenuto ci sono stati davvero dei bambini che sono stati bolliti, e' scritto nel Libro nero''. Il testo riguardante la Cina e' stato scritto da Jean-Louis Margolin, professore incaricato di storia contemporanea presso l'universita' di Aix-en-Provence. In quel passaggio - prosegue Courtois - lo storico cita l'episodio di industrializzazione forzata delle campagne di Grand Bon en Avant (1959-1961), che provoco' una grande carestia e la morte di circa 40 milioni di persone. Silvio Berlusconi, domenica a Napoli, aveva affermato che il regime comunista cinese di Mao ''faceva bollire'' i bambini per farne concime, provocando le proteste diplomatiche di Pechino. ''Mi si accusa di aver detto che i comunisti mangiavano i bambini'', aveva dichiarato Berlusconi, ''ma leggete il 'Libro nero del comunismo' e scoprirete che nellla Cina di Mao non mangiavano i bambini, ma li facevano bollire per servirsene come concime per i campi''.


P.S.: Invito qualcheduno dei lettori ad attenersi il più possibile all'argomento del post nel commentare, soprattutto evitando di offendere gratuitamente me o qualcuno di coloro i quali qui o altrove esprimono la loro opinione.
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categoria:politica
28/03/2006


Massimo D'Alema ha peccato di incoerenza,
avendo affermato che Silvio Berlusconi sia stato scorretto a non accettare il faccia faccia con lui nella puntata di Ballarò di stasera. Ma come?!? Il 7 febbraio scorso la vera mente della coalizione di centrosinistra ha concretamente impedito che il leader di Forza Italia prendesse parte al programma di Giovanni Floris ed oggi ha il coraggio di affermare che la stessa azione è scorretta! Incredibile!
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categoria:politica
27/03/2006
Romano Prodi ha affermato in videochat con i lettori di Corriere.it (nuovissimo quotidiano di sinistra) che non andrà alla Mediaset, in quanto la ritiene eccessivamente faziosa, mentre si lascia liberamente intervistare dagli organi di stampa legatissimi alla sua coalizione. Il motivo reale? Il Professore ha paura dei veri confronti politici, mentre preferisce quelli disciplinati  rigidamente e limitati, quelli in cui non vi è dibattito ma soltanto monologhi a cui non è possibile immediatamente replicare. Ha la consapevolezza di non essere preparato al confronto diretto, quello che prevede anche la spontaneità, ma tutto deve essere deciso a tavolino e soprattutto a priori (magari da qualcun altro). E' uno, infine, che non vuole partecipare ai confronti-scontri, ma si permette di affermare che la democraticità di Berlusconi dipende dall'esistenza di regole da rispettare, cioé ha ribadito ancora una volta l'unico vero elemento di coesione della coalizione a cui sta (assai forse) a capo: l'antiberlusconismo. 
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categoria:politica
26/03/2006


Il Partito Socialista Democratico Italiano nacque il 18 gennaio 1947, ma per i primi due anni si chiamò PSLI (Partito socialista dei lavoratori), frutto della scissione di Giuseppe Saragat (nella foto)ed il suo gruppo dal PSI, al termine di una riunione a Palazzo Barberini a Roma, dove si riunirono i delegati di “Iniziativa Socialista” e la maggioranza dei rappresentanti di “Critica Socialista”. Il motivo della scissione bisogna trovarlo nel fatto che questa parte di socialisti, guidati dal Presidente dell'assemblea Costituente, Saragat, non accettò la linea frontista coi comunisti voluta da Pietro Nenni nell'immediato dopoguerra, preferendo la collaborazione con la Democrazia Cristiana e gli altri partiti laici (Partito Liberale Italiano e Partito Repubblicano Italiano). Partito rigidamente anticomunista, negli anni successivi alla sua fondazione il PSDI è stato sostenuto finanziariamente dal sindacato americano Afl-Cio e poi dalla Confindustria. E ha rappresentato per lungo tempo il lato sinistro del blocco centristra, e in tale posizione ha cercato di sottrarre settori della classe lavoratrice all'influenza dei partiti di opposizione (Partito Comunista Italiano e Partito Socialista Italiano), non solo in campo politico, ma anche in quello sindacale. In quest'ultimo campo hanno operato una scissione dalla CGIL istituendo l'organizzazione socialdemocratico-repubblicana della UIL. E poi si sono proposti di essere un ponte fra la DC ed il PSI, per isolare i comunisti e allargare sulla sinistra l'area dei partiti governativi, arrivando anche all'unificazione con il Partito Socialista, costituendo il PSU (Partito Socialista Unificato), durato dal 1966 al 1969. Il 5 luglio di quest'ultimo anno, infatti, vi fu una nuova scissione della componente socialdemocratica e nel 1971 comparve sulla scena nuovamente ed autonomamente il PSDI. Un anno difficile per il PSDI fu il 1975, quando vi fu la scissione di 30.000 iscritti diretta a fondare il Movimento unitario di iniziativa socialista (MUIS), e soprattutto perché anche il PRI chiedeva una partecipazione del PCI al governo, in netto contrasto con l'impianto ideologico del partito allora diretto da Mario Tanassi. Ora, benché la media dei suoi suffragi si aggirasse sul 5,1%, fra il 1946 ed il 1976, il PSDI ha fatto parte di 16 governi su 29 e ciò è avvenuto non solo per la sua funzione di collegamento fra DC e PSI, ma anche grazie al fatto d'appartenere al gruppo dei piccoli partiti di centro che i democristiani hanno sempre considerato adatti a far parte delle coalizioni e che essi stessi hanno rinvenuto la loro ragion d'essere nello stare al governo. Il PSDI fu sciolto nel 1998, ma fu ricostituito nel 2004. Ed il 7 ottobre del 2005 hanno firmato un patto politico con i Democratici di Sinistra, per cui sono presenti nella coalizione di centrosinistra, dimenticandosi che uno dei pilastri del vecchio PSDI fu proprio la volontà di governare senza i comunisti.


Fonti:


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categoria:storia, scienza politica
24/03/2006


E' uscito nelle sale il nuovo film di Nanni Moretti, Il Caimano, "dedicato" a Silvio Berlusconi. Il fatto che questo lungometraggio, giudicato incredibilmente la migliore opera del regista da uno che pensavo che si intedesse di cinema, cioé Paolo Mereghetti, sia proposto proprio in prossimità delle elezioni, manda a quel paese ogni forma di par condicio chiesta a gran voce dal centrosinistra. E mi chiedo: cosa sarebbe accaduto se invece di un film contro Berlusconi, fosse uscito un film contro Prodi? Di certo si sarebbe inneggiato allo scandalo e alla monopolizzazione del cinema da parte del leader di Forza Italia e si sarebbe fatta valere la regola della par condicio anche nei cinematografi, ma ciò è avvenuto soltanto nella controparte, quindi tutto a posto e nessun blogger di sinistra fiaterà a riguardo, perché conviene...

P.S.: Il film sarà pubblicizzato domani in televisione dallo stesso regista su Rai Tre , nel corso della trasmissione di Fabio Fazio, Che tempo fa, sempre nel sacro nome della parità di trattamento.
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categoria:politica, cinema
24/03/2006



Ebbene sì, mi sono iscritto a Forza Italia, avendo deciso di non rimanere soltanto un semplice elettore, ma anche un socio del partito a cui appartengo adesso non più soltanto in maniera ideale e astratta. Era un'azione che dovevo compiere da tempo, ma per una ragione o per un'altra l'iscrizione è avvenuta oggi.
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categoria:politica
24/03/2006
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categoria:politica
23/03/2006
Ho già scritto su Abdul Rahman, l'uomo che rischia la condanna a morte in Afghanistan per essersi convertito al cristianesimo, in seguito a cui penso che sia meglio ritirare immediatamente le nostre truppe da Kabul, che sono andate lì a quanto pare inutilmente, perché lo scopo era quello di evitare un nuovo governo di stampo talebano (con tutte le crudeltà conseguenti), ed invece ancora oggi si applica lo stesso la Sharia a Kabul. Ciò, forse, dimostra che sia impossibile insegnare la democrazia (e le libertà derivanti) ai popoli in cui è dominante la concezione integralista dell'Islam, che non prevede alcuna tolleranza e rispetto per la dignità dell'uomo. Quest'ultima affermazione è grave scritta da me, ma dimostra come io non sia uno che accetti le cose in maniera unilaterale e senza riflessione. Se si è fatta una guerra per togliere i Talebani e per aiutare il popolo afgano ad avere un esecutivo democratico, pur rispettando chiaramente tutto ciò inerente a quella zona del mondo, il caso di Abdul Rahman dimostra che l'obiettivo sia stato raggiunto soltanto a metà, poiché i Talebani non sono più al governo (per cui Bin Laden non ha più in maniera palese uno Stato in cui godere di protezione assoluta ed in cui addestrare ed architettare la sua politica del terrore), ma un uomo è stato condannato a morte perché ha deciso di credere in Cristo, piuttosto che in Maometto: ciò è inammissibile. Giustamente qualche politico di alta rilevanza si è mosso, come Gianfranco Fini ed il cancelliere tedesco Angela Merkel (anche perché Rahman ha vissuto in Germania per nove anni prima di tornare in Afghanistan) e stanno ottenendo forse la salvezza fisica del "reo", tuttavia la scappatoia è rappresentata dall'accertamento dell'incapacità di intendere e di volere dell'imputato. Vale a dire, per evitare lo sgomento internazionale per un caso divenuto globalmente pubblico, vi sarà molto probabilmente una perizia psichiatrica che attesterà la pazzia dell'afgano, che sarà presentata come il motivo della conversione di Abdul. E' certo che in questo modo si salva la vita fisica dell'individuo, però attesta sempre di più l'intolleranza che sta alla base della religione islamica nei loro territori, mentre deve fingere di essere tollerante nei territori che non appartengono storicamente e culturalmente a loro.
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categoria:religione e societĂ 
22/03/2006
Il fatto che io sia convinto che sia un errore permettere l'ora di insegnamento islamico nelle scuole italiane non è in contrasto con il principio della tolleranza cristiana, che è uno delle tante derivazioni dell'Amore Assoluto predicato da Gesù Cristo, cioé quello sciolto da ogni pregiudizio e da ogni giudizio. Premesso che c'è chi usa il principio cristiano soltanto quando gli conviene, pongo alla vostra attenzione una semplice metafora: in una comunità costituita da 20 persone, dieci sono adulte ed hanno pertanto avuto la formazione spettante, dieci sono bambini che hanno bisogno di essere formati sulle certezze fondamentali di ogni aspetto dell'esistenza. In una lezione di fisica spicciola, nove dei dieci adulti spiegano ai bambini che non è salutare scherzare con il fuoco, essendo un elemento che può arrecare un danno corporeo alla persona (cioé si tratta di un dato oggettivo corrispondente alla verità), mentre il decimo sostiene l'inverso, cioé dice ai bambini che è possibile giocare col fuoco, anzi li esorta a farlo, poiché non c'è alcun pericolo nel contatto tra l'elemento e la persona. Naturalmente i nove, convinti della certezza del loro assunto, pur essendo mossi in tutto e per tutto anche dai principi della tolleranza e delle opinioni altrui, sono contrari a quell'insegnamento, poiché non corrisponde alla verità creduta, per cui non vogliono che sia insegnato ai loro piccoli un'altra strada reputata non attinente alla realtà. E di certo, impedendo al decimo di non insegnare la non pericolosità del fuoco, fanno un bene ai dieci bambini, giacché hanno così comunicato a loro la verità di cui si sentono depositari e che hanno appreso nella loro fanciullezza. Ebbene, nel caso dell'ora di insegnamento islamico nelle scuole è la stessa cosa. Un cristiano, che crede pertanto che Gesù sia il figlio di Dio e non un mero profeta (così come è riportato nel Corano), non può accettare in una società a stragrande maggioranza cristiana e di cultura cristiana che ai loro figli possa essere mostrata una strada diversa di quella verso cui hanno riposto la loro fede, che se è piena è concepita come verità assoluta. Qui non si tratta di tolleranza, poiché il cristiano, al contrario del musulmano tout court attuale (e non di quello del medioevo, che tollerava, seppur in cambio di un dazio), non vuole assolutamente proibire che uno possa credere alla verità di Maometto, poiché ognuno è libero di avere la fede che vuole, anche di non averla affatto. E non si tratta nemmeno in questo caso del principio di reciprocità, seppur lo ritengo fondamentale in un sistema politico-sociale e sebbene debba far riflettere che uno dei cinque pilastri della religione islamica sia la jihad contro l'infedele, poiché Gesù ci ha insegnati che bisogna porgere l'altra guancia, anziché l'occhio per l'occhio ed il dente per il dente, ma si tratta qui del principio dell'insegnamento, della conservazione e della diffusione della Parola cristiana, soprattutto laddove si è radicato da migliaia di anni, diventato così parte integrante della società e fomentatore di valori e di altri principi che stanno alla base delle principali costituzioni europee contemporanee, e colpevolmente non presente in quella (non rilevante al momento) europea. Se Dio si è fatto uomo attraverso Gesù ed è sceso in mezzo a noi, ciò è avvenuto perché predicasse la Verità e la nuova Parola, basata sull'Amore Assoluto, e chi siamo noi per permettere a qualcun altro di predicare la sua verità nel nostro suolo, che come ha scritto l'atea Oriana Fallaci nella Forza della Ragione, è di chiara estrazione cristiana?
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categoria:religione e societĂ 
21/03/2006
Dopo il concreto rischio della pena capitale per un uomo afgano, reo di essersi convertito al cristianesimo, non basta una ferma condanna pubblica dell'avvenimento in sé, ma si dovrebbe minacciare (e poi concretizzare) il ritiro immediato delle nostre truppe impegnate in quello Stato, che prima della guerra del 2002 era in mano ai Talebani. Tutto questo perché non mi va che i nostri soldati siano preposti alla pace di un Paese, il cui governo sarebbe dovuto essere tutto il contrario di quello che c'era prima dell'intervento. Considerando che non mi sono mai seriamente (e colpevolmente) documentato su come stiano andando le cose in Afghanistan, ritengo che sia scandaloso che in quello Stato si stia per condannare un uomo per essersi convertito alla religione cristiana, giacché lì si sarebbe dovuto insediare un esecutivo tollerante e liberale, anziché intollerante ed estremista. Infine, un appunto: l'islam è lontano anni luce dal Cristianesimo. La Sharia prevede che uno non può credere ad altro che non sia derivabile da Maometto, altrimenti deve essere condotto a morte: che schifo, e dire che anche un membro della Chiesa si è schierato in favore dell'ora di religione islamica nelle scuole.
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categoria:politica
20/03/2006


Dopo tre giorni di silenzio, a causa di una situazione fisica non ottimale, riprendo a scrivere, commentando brevemente il fatto politico più importante attualmente, cioé il rapporto deteriorato tra Silvio Berlusconi e l'élite di Confindustria, capeggiata da Montezemolo, il quale non è assolutamente il rappresentante di tutti coloro che aderiscono all'associazione nazionale degli imprenditori. In primo luogo, al leader della coalizione di centrodestra non è stato possibile ostacolare la sua orazione, utilizzando il prodiano metodo del tempo limitato: la politica è questa, non quella difesa dal candidato dell'Unione, ottimale per lui, in quanto quando parla, oltre ad essere noioso, è estremamente sintetico, demagogo e populista. Ed è sciocco trincerarsi sul fatto che si stia adottando il modello anglosassone, poiché in quel sistema politico non è proibito il confronto diretto tra i candidati protagonisti delle elezioni. In secondo luogo, gli intensi applausi provenienti dalle retrovie della Conferenza di Vicenza, occupate soprattutto da coloro che rappresentano la piccola e media impresa, dimostrano che in Confindustria vi è l'oligarchia plutocratica deligittimata dagli effetti consensuali del discorso di Berlusconi. In terzo luogo, è stato evidente il colpo subito da Diego Della Valle, il quale ha perso così le staffe da sbraitare, ma le sue parole sono state coperte da un'ondata di fischi a lui contrarissimi. In quarto luogo, Piero Fassino ha affermato che coloro che hanno applaudito erano stati portati lì semplicemente per farlo: ebbene, ho ascoltato qualche intervista di qualche industriale uscito dalla conferenza dopo il discorso di Berlusconi e non mi è parso affatto che siano stati assoldati dal Presidente del Consiglio per appoggiarlo deliberatamente. In ultimo luogo, Berlusconi ha dimostrato coraggio e passione politica, due doti che di certo non sono proprie del Professore.
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17/03/2006
Altro che “per evitare strumentalizzazioni”, Romano Prodi e Piero Fassino non hanno partecipato alla fiaccolata contro la violenza, organizzata per protestare contro le devastazioni dei centri sociali nel capoluogo lombardo di qualche giorno fa, per un mero calcolo elettorale, poiché non possono correre il rischio di perdere i voti dei no global e di coloro che hanno molta simpatia per quei luoghi dove si fomenta la violenza di sinistra contro coloro che la pensano in maniera differente sull’organizzazione politica, economia e sociale dello Stato. Inoltre, quei due esponenti del centrosinistra sanno consapevolmente che a Milano, come nel resto della Lombardia, non possono ottenere più consensi di quei pochissimi che già hanno, per cui hanno ritenuta inutile a priori la loro presenza al corteo. Silvio Berlusconi ha commentato giustamente in questo modo: “(Prodi) sarebbe stato accolto da una bordata di fischi, non solo dai commercianti milanesi ma da tutti i cittadini che non sopportano che ci si esprima contro la violenza e poi abbiano in squadra come parte importante della loro cosiddetta coalizione chi applica la violenza nelle manifestazioni”. La scelta del candidato dell’Unione è, poi, una chiara dimostrazione di incoerenza del professore, in quanto appena due giorni fa, durante il già cult duello televisivo arbitrato da Mimum, disse in maniera populista e demagogica che il suo eventualissimo governo avrebbe ascoltato praticamente le voci di tutti i cittadini, avendo affermato ad esempio che “Non possiamo continuare con un Paese spaccato come quello di oggi”: ed oggi ha esplicitato tutto il contrario.
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categoria:politica
16/03/2006



Colei che Amo
Oggi ho l'immenso  piacere di pubblicare la tesi di laurea in Scienze Giuridiche della mia ragazza, Margherita Monteleone, la quale sarà proclamata dottoressa nella prima settimana del mese prossimo. I files sono in formato word e protetti dal copyright già presente in questo blog:


La costituzione di parte civile nel processo penaleLa costituzione di parte civile nel processo penale.


Il danno alla professionalitĂ Il danno alla professionalità.


Capitoli e Privilegi di MessinaCapitoli e Privilegi di Messina (XII - XV sec.): studio di un corpus normativo medievale.
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15/03/2006


Dopo il post diplomatico di stamattina, in cui ho scritto che il criterio per determinare chi sia stato vincitore o perdente sia naturalmente soggettivo (vedi gli articoli di riferimento del Corriere della Sera e della Repubblica), mi piace esordire con le parole iniziali di Paolo Del Debbio, autore dell'articolo "Il mondo irreale di Romano", presente nella prima pagina del quotidiano Il Giornale, diretto da Maurizio Belpietro: "La differenza vera che si è vista ieri sera tra Silvio Berlusconi e Romano Prodi è che il presidente del Consiglio ha parlato come uno che lavora da cinque anni e deve parlare con realismo, il Professore ha parlato senza sentirsi in obbligo di dire come farà le cose che ha promesso di fare". Ora, lo show-dibattito di ieri sera è stato seguito da 16.129.000 spettatori e lo share è stato del 52,13% (uno su due ha assistito al programma): un successo che ha ridicolizzato, per intenderci, l'ascolto del recente festival della canzone italiana, cioé il flop di Panariello. E non è stato affatto un dibattito all'americana poiché negli Stati Uniti gli avversari sono assolutamente liberi di fronteggiarsi e dirsene di tutti i colori, mentre nel caso di ieri la limitazione del tempo è stata una scelta che ha esasperato il concetto della par condicio. E' stato uno spettacolo noioso, dunque, a causa della struttura del dibattito e della staticità della regia: le telecamere sempre ferme di certo non hanno garantito un alto tasso di attenzione da parte dello spettatore medio, cioé di quello sprovvisto di passione politica (altra netta differenza con il modello - copiato malissimo - americano). Berlusconi ha puntato sul realismo, ed i numeri ne sono una immediata conseguenza, mentre Prodi ha puntato sull'emotività, poiché non ha alle spalle un governo di cui deve difendere l'operato. Il tono di voce del Professore è stato quello solito: basso (uno dei motivi per cui a Romano non piace parlare in televisione) e spesso si è ingarbugliato con le parole; inoltre, è stato eccessivamente demagogico (seppur meno populista di Vladimir Luxuria nella famosa recente puntata di Porta a Porta). Silvio Berlusconi ha dimostrato una preparazione concreta, mentre Romano Prodi ha posto l'accento sul si farà meglio di ciò che è stato fatto, ed è stato spesso lacunoso (ad esempio, non ha spiegato dove troverebbe i soldi per diminuire il costo del lavoro). Il leader di Forza Italia è stato abilissimo nello smontare le accuse mosse dalle risposte di Prodi e ciò dimostra che Berlusconi non ha del tutto preparato la puntata (al contrario del candidato dell'Unione), poiché ha dovuto spesso ricorrere alla spontaneità, da cui ne è derivato uno sforamento quasi costante dei due minuti e trenta secondi, un'assurdità per chi ha più da dire su un determinato argomento. Non esiste, come ho scritto all'inizio, un criterio oggettivo per stabilire il vincitore, poiché per me ha vinto Berlusconi, mentre per un militante di sinistra ha avuto la meglio Prodi, ma non si può dire nemmeno chi abbia avuto più successo negli indecisi, soprattutto con la formula del programma di ieri: in questo modo agli italiani che stanno decidendo per chi votare, e che rappresentano il vero ago della bilancia per determinare il successo del centrodestra o del centrosinistra, non si dice nulla di più di ciò che già sanno.
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categoria:politica
15/03/2006


Torno indietro nei miei passi, perché do ragione a Gianfranco Fini, in quanto è stato davvero confronto noioso quello di ieri sera tra Silvio Berlusconi e Romano Prodi, a causa di quel motivo che ho evidenziato ieri: la limitazione esasperante del tempo. Beninteso, non critico la formula della struttura del dibattito per intero, poiché mi è garbato, ad esempio, il fatto che non ci sia stato pubblico, ma un uomo politico, e soprattutto chi è candidato alla poltrona del potere esecutivo, non può essere limitato con un tempo di risposta di due minuti e trenta secondi e di un minuto per la replica. E mi piace riportare, a proposito, il commento di Francesco Cossiga: "Ma io voglio vedere la rissa, voglio che si confrontino sulle cose vere, non su quello di cui hanno detto loro di parlare i rispettivi collaboratori". E inutile, poi, sostenere chi abbia vinto o abbia perso, in quanto è altrettanto chiaro che ognuno dei due contendenti e tutti quelli che non sono indecisi sostengano la vittoria di Berlusconi o Prodi a seconda della loro collocazione politica o ideologica. Ciò che rivela, comunque, è il fatto che questo tipo di confronto sia stato imposto dal leader della coalizione di centrosinistra, altrimenti non avrebbe accettato il "duello" politico (senza il carattere tipico dell'ostilità): questo è un dato inconfutabile. Da notare, inoltre, l'imbarazzo di Clemente Mimum, direttore del Tg1, che avrebbe voluto partecipare alla discussione, facendo qualche domanda, piuttosto che fare da arbitro (di serie D). Per quanto riguarda la capacità inquisitoria dei due giornalisti, è stata davvero scadente, e sono sempre più convinto che sarebbe meglio optare per quattro direttori di giornali schierati (destra, centrodestra, centrosinistra, sinistra), piuttosto che su un editorialista della Stampa e sul direttore del Messaggero. Infine, ribadisco che non sono contrario alla formula del dibatitto, ma occorre che sia rivista per evitare non solo la noia ma il fallimento dell'obiettivo implicito prefissato (il più importante), cioé convincere gli attuali indecisi.
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14/03/2006
Stasera vi sarà il primo dei due confronti più importanti del dibattito politico in vista delle elezioni del 9 e del 10 aprile, in cui si "scontreranno" Silvio Berlusconi e Romano Prodi. Sono molte le caratteristiche che rendono il "duello" atipico rispetto agli altri finora posti in essere, cominciando dall'essere trasmesso in prima serata sul primo canale "pubblico" nazionale, così carico di attese che avrà di certo un ottimo ascolto. Poi, non vi sarà pubblico che possa applaudire per l'uno o per l'altro candidato, ma vi saranno di più davanti alle telecamere (posizionate strategicamente) soltanto il conduttore-mediatore, Clemente Mimum, e due giornalisti, Marcello Sorgi e Roberto Napoletano. Altro fatto fondamentale, che ha portato anche a qualche polemica, è la limitazione del tempo impiegato dai due candidati per rispondere alle domande (con tanto di counter).

Non sono d'accordo con Gianfranco Fini, che ieri sera a Matrix ha affermato che il dibattito di stasera sarà una "noia mortale", poiché tutto ciò che è nuovo desta interesse e quasi divertimento. Ma sono molto contrario alla limitazione esasperata del tempo di risposta, poiché un politico nel suo discorrere non può essere eccessivamente contenuto in qualche minuto. Si tratta di un evento che spettacolarizza la politica, rendendo il dibattito agli antipodi della tradizionale Tribuna Politica e assai vicino agli show politici del mondo anglosassone. Il conduttore-mediatore, Clemente Mimum, non mi sembra a pelle adatto per disciplinare il confronto, avrei preferito (oltre a Bruno Vespa) un uomo di televisione moderato e privo di estetismi (come Piero Angela) che non faccia pensare al pubblico che il programma sia gestito da uno che abbia in favore o l'uno o l'altro candidato. Inoltre, avrei optato per quattro "domandanti" che siano direttori di quattro quotidiani (destra, centrodestra, centrosinistra, sinistra), invece che per due giornalisti di buona competenza ma pochi (che spero non abbiano nulla a che fare, comunque, con la militante di sinistra Lucia Annunziata, pregna di pregiudizi e faziosità).
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12/03/2006


Il caos scatenatosi a Miliano è figlio della sinistra giovanile dei centri sociali.



Questo qui, candidato nella lista di Rifondazione Comunista, è uno di loro.

Ne consegue da ciò un grido:

Fuori i Centri Sociali dal Parlamento!

Dal blog di Daw:


"Ero lì, e vi ho visto quando avete puntato il Mc Donald's. Vi siete avvicinati alle vetrine. E avete visto i bambini, eccome. Stavano mangiando, chi per i compleanni che ormai tutti i bimbi festeggiano lì, chi con la mamma o il papà.
Ma ve ne siete fregati. Neanche-di-fronte-ai-bambini vi siete fermati. Neanche per i bambini!!! Avete fatto esplodere una bomba a due metri dalla vetrina del Mc Donald's, a due metri da un negozio PIENO DI BAMBINI! In quel momento ho sentito dentro me una rabbia senza pari. Volevo spazzarvi via. Volevo farvi del male, io. Volevo punirvi. Neanche-di-fronte-ai-bambini! Delle forze dell'ordine ve ne siete fregati (anzi, usavate i razzi, le pietre, una bomba carta!), e anche della gente che per strada vi urlava di smetterla, di andarvene, di non distruggere niente. Ma ragioniamo come voi: chi se ne frega della polizia e di chi purtroppo si ritrova a passare di lì, ma non vi siete fermati di fronte ai bambini! Io vi ho visto, non avete avuto esitazioni, avete continuato con il vostro piano, nonostante i bambini! Avete devastato vetrine, avete bruciato un'edicola. Avete dato fuoco alle macchine parcheggiate. Fumo, tanto fumo nero, non si vedeva più niente. Avete spavantato a morte la gente che era lì. E-nemmeno-di-fronte-ai-bambini vi siete fermati, anzi avete messo una bomba dove stavano mangiando!"


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