L'11 dicembre scorso scrissi un post ("
La Politica nel Pallone"), in cui presi una posizione di distacco nei confronti della politicizzazione degli stadi, riferendomi soprattutto a Di Canio (ed alla relativa curva laziale) e a Lucarelli (ed alla relativa curva livornese). E ieri, purtroppo, è avvenuto un caso simile sempre a Roma, ma nella curva giallorossa:
sono stati esposti striscioni nazisti e antisemiti, tra cui il disgustoso "
Gott Mit Uns", cioé il motto che i soldati di Hitler portavano nei loro cinturoni. Ciò che risulta inconcepibile è anche il fatto che le forze dell'ordine non sono intervenute per rimuovere quelle scritte offensive e l'arbitro non ha chiesto la sospensione momentanea della partita per esortare alla soppressione, ad esempio, delle bandiere naziste.
Franco Sensi, il presidente della Roma, ha semplicemente affermato che la politica non dovrebbe stare negli stadi. Non basta, però, fare i facili moralismi, bisogna agire, affinché gesti simili non avvengano in nessuno stadio.
Occorrerebbe essere più rigidi e permettere che nello stadio siano accettabili soltanto striscioni attinenti alla partita ed al tifo e siano vietati ogni altro che abbia un significato diverso: non più, dunque, bandiere di partiti politici (sia di destra che di sinistra); non più striscioni che facciano riferimento ad un totalitarismo o ad un altro; non più simboli del male nazista ed antisemita. Inoltre,
occorrerebbe multare in maniera pesante le società a cui appartengono le tifoserie che, durante una partita, inneggiano cori antisemiti e razzisti, oltre
alla squalifica del campo, da aggravare in caso di recidività. E basta con le parole dei dirigenti calcistici, poiché bisogna agire più che polemizzare.
A che serve fare le giornate della memorie, se qualcheduno poco dopo si permette di offenderle in maniera pubblica ed impunita?