Leonardo Vitale fu il primo pentito di mafia ma in un'epoca decisamente sbagliata. Egli fu colui che svelò per primo alle autorità la presenza sul suolo siciliano di un'organizzazione criminale a vasto raggio, e sostenne, tra le altre cose, i legami tra mafia e politica. A questo punto ritengo che vi possa raccontare al meglio questa storia chi ha sacrificato la propria vita per combattere "Cosa Nostra", il giudice Giovanni Falcone:
"Altri pentiti sono stati il cinese Koh Bak Kim, il romano Pietro De Riz, i siciliani Vincenzo Marsala, Salvatore Coniglio, Leonardo Vitale. Si, proprio Leonardo Vitale, che con le sue dichiarazioni del 1973 ci ha offerto due importanti conferme,: l’esattezza delle informazioni che avrebbero fornito dopo diversi anni Buscetta, Contorno e Marino Mannoia:l’assoluta inerzia dello Stato nei confronti di coloro di coloro che dall’interno di Cosa Nostra decidono di parlare. In quell’epoca Vitale aveva fornito indizi che avrebbero dovuto mettere sulla giusta via polizia e magistratura. Aveva riferito di Totò Riina, il “corleonese”, indicandolo come capo supremo della cupola. E aveva raccontato un episodio emblematico: le famiglie di Porta Nuova e di Mezzomonreale discutevano animatamente su chi dovesse incassare una certa tangente. Alla fine fu Riina a decidere in favore della famiglia Noce ( quartiere palermitano), affermando :” è la famiglia che più mi sta a cuore”. Ancora oggi possiamo constatare che il capo della famiglia della Noce è tra i principali sostenitori di Riina. Vitale aveva rilevato nel 1973 quello che è risultato vero nel 1984,semplicemente perché fino ad allora lo si era ritenuto non affidabile e non attendibile. Certo si trattava di uno psicopatico, affetto verosimilmente da coprofagia, ma era stato prodigo di tante informazioni vere che avrebbero meritato ben diversa considerazione. Lo Stato, dopo averne sfruttato le debolezze caratteriali, una volta avuta la sua confessione, l’ha rinchiuso in manicomio dimenticandolo. Condannato a seguito delle sue stesse confessioni, nel 1984, poco tempo dopo essere stato scarcerato, viene assassinato dalla mafia. E’ questa una delle ragioni per le quali non si possono prendere sul serio quelli che affermano:” della mafia non si sa niente”. Con le montagne di materiale che abbiamo sotto gli occhi!"
Questo passo proviene dal libro "Cose di Cosa Nostra", in cui Giovanni Falcone, in collaborazione con la giornalista Marcelle Padovani, racconta molte cose interessanti sulla sua lotta contro la Mafia. Vi segnalo, inoltre, il libro: "L'uomo di vetro: il caso di Leonardo Vitale: il primo pentito di Mafia che non fu creduto", scritto da Salvatore Perlagreco ed edito da Bombiani. Infine, per approfondire l'argomento, per chi può, consiglio di assistere alla puntata "Correva l'anno" dedicata alla Mafia degli anni Settanta, presente sul palinsesto di Rai Click, canale Focus, sezione Storia.
























