Ritorno sul servizio di Rai News 24 su Falluja, riportando le dichiarazioni della stampa internazionale in merito, prendendo spunto dall´articolo di
Glauco Maggi sull´edizione odierna di
Libero (pagina 8).
Scott Shane, del
New York Times, ha commentato in questo modo: "
Un documentario sulla Tv italiana martedì accusa le forze Usa di usare bombe al fosforo bianco nell´assalto di Falluja l´anno scorso non solo per l´illuminazione notturna, ma anche per bruciare a morte insorgenti e civili iracheni. I media americani, i cui reporter sono stati testimoni della battaglia e in modo indiscusso non hanno visto alcun indizio di ciò, hanno largamente ignorato l´accusa". Mentre il giornalista della
BBC,
Tarik Kafala, ha definito il servizio della Rai "f
attualmente non accurato e fuorviante".
Adesso, invece, mi occupo del militare, intervistato nell´inchiesta (unilaterale):
Jeff Englehart, attivista antiguerra. Alla Rai ha affermato di essere stato testimone dell´uso di fosforo, ma dopo, alla radio di estrema sinistra Democracy Now, ha invece sostenuto che "
non fu direttamente coinvolto nell´azione", come riporta un articolo dello Stocholm Spectator. E sul suo sito personale, Englehart ammette che fu a Falluja
"per gli ultimi due giorni dell´assalto". Non è, dunque, un testimone attendibile, anzi il contrario. Ha anche detto, a proposito del fosforo bianco, che "
brucia la pelle e penetra nelle carni fino all´osso, ma risparmia i vestiti". Per
John Pike, invece, direttore del gruppo di studi militari di Washington
GlobalSecurity.Org, "
se il fosforo colpisce i tuoi vestiti, questi bruciano eccome, e se raggiunge la pelle continuerà a bruciare".
Ora, a questo punto qualcuno commenterà che il quotidiano Libero
è di parte e che le critiche giungono soprattutto
dagli USA: ricordo, tuttavia, che sia la BBC che il New York Times
non sono affatto favorevoli a Bush e che stranizza il fatto che questo apparente scoop sia stato della Rai, piuttosto che di qualche network statunitense, che non si sarebbe mai lasciata scappare una notizia così grave e così importante anche e soprattutto in relazione alla politica interna: il presidente Bush, infatti, è in calo di popolarità e la veridicità di tale inchiesta avrebbe dato agli oppositori un ottimo strumento per una mazzata pressocché definitiva. Per quanto riguarda, infine, Jeff Englehart, è chiaro che un ex militare, attivista antiguerra, non possa essere un testimone autorevole per montare un´inchiesta che aveva lo scopo di fare molto rumore dappertutto, soprattutto quando si è dimostrata unilateralmente: non dimentichiamoci che nel video sono stati intervistati la
Sgrena ed un membro di "
Un ponte per" e si può "ammirare"
Agnoletto in almeno due scene: tutti personaggi anti-americani, che concepiscono Bush come il nemico, il guastatore dell´ordine mondiale.
Ritengo che una vera inchiesta, soprattutto di questa importanza, debba conformarsi al
criterio weberiano dell´avalutatività, poiché la verità non può derivare da una visione della realtà pregiudiziosa. Perché i giornalisti non hanno chiesto informazioni all´altra campana? Perché non è stato interpellato alcun esperto militare e chimico? Perché non hanno appurato ciò che ha facilmente dimostrato il blogger
Wellington? Non si tratta, dunque, di un servizio giornalistico vero e proprio, a prescindere dal tema trattato. E´ stato solo un pacchetto regalo per coloro i quali già detestano gli USA e l´amministrazione Bush, cioé per un target di pubblico selezionato a priori.
Questo servizio doveva essere curato meglio, alimentato dalla sete di verità piuttosto che dalla fame di sensazionalismo.