Noi italiani siamo fortunati, essendo liberi. Ognuno di noi è libero di dire tutto ciò che vuole senza il timore di essere impiccato; ognuno di noi è libero di credere in ciò che vuole, può anche credere a nulla: non vi sarà mai nessuno che ci potrà fare del male; ogni donna è libera di sposare l'uomo che ama e viceversa: nessuna sarà mai lapidata e nessuno sarà mai condannato a morte. In Italia i politici “si scannano” con le parole ma, eccetto qualche individuo, si uniscono quando è necessario, comprendono che vi sono vicende che presuppongono l'unità, poiché tutti abbiamo a cuore una sola parola: libertà. E noi italiani sappiamo che significa, avendo combattuto per essa nel corso di tutta quanta la nostra storia, lontana e recente. Ma vi è gente che non può essere libera, poiché vi sono governi che pensano di potere amministrare anche la stessa libertà, stabilendo cosa si può dire e cosa no, cosa si può fare e cosa no; e tra di essi vi è un governo a capo del quale un uomo limita le libertà fondamentali, urla che Israele non ha alcun diritto ad esistere: vi ricorda qualcuno? A me quell'essere vivente con i baffetti, così crudele da causare una guerra il cui sangue ancora scorre davanti ai nostri occhi: Adolf Hitler. Non so voi ma a me non piace più camminare coi paraocchi; non mi piace più pensare che conta semplicemente la serenità che sta attorno al nostro corpo; che ci piaccia o no viviamo nell'era della comunicazione, in cui non possiamo non fare i conti con ciò che apprendiamo, pur giungendo da migliaia e migliaia di chilometri di distanza dalle nostre stanze. Non riesco a non pensare a chi viene discriminato o assai peggio ucciso perché non la pensa come il potere costituito (più o meno legittimamente). Ora, c'è chi ha scritto che sono un superficiale; che dovrei conoscere prima di fare appelli; a costui rispondo: a me basta solo sapere che vi è anche un solo uomo che non può essere libero, la conoscenza può benissimo giungere a posteriori. E ho sempre creduto a questa frase: nessuno ha il diritto di essere felice da solo. Essere davvero cristiani è proprio questo: interessarsi al prossimo e non vivere senza avere negli occhi la sofferenza altrui. Dio ci ha donato la libertà, chi si crede di essere qualsiasi uomo quando vuole limitare la libertà di tantissimi altri uomini? Siamo tutti uguali: in questo dovremmo essere d'accordo tutti, credenti ed atei. E la libertà è l'ingrediente essenziale dell'uguaglianza. Se in Italia abbiamo fortunatamente smesso da tempo di combattere per ottenere la libertà, dobbiamo tuttavia avere la consapevolezza che vi sono tantissimi altri luoghi, in relazione ai quali il nostro bel paese non è che una piccola frazione di un paesello di provincia. Miriamo oltre ai nostri colli; diamo voce a coloro che stanno lottando per ciò che noi abbiamo la fortuna di avere ogni giorno (senza rendercene più conto): la libertà.
Anch'io vorrei essere alle 21 del
prossimo 3 novembre in via Nomentana 361 a Roma davanti
all'ambasciata iraniana per partecipare alla fiaccolata
promossa dal quotidiano Il Foglio, ma non ci
sarò in quanto, come ben sa chi mi conosce, io abito a
Palermo: io sarò, tuttavia, tra i manifestanti con il cuore.
Ed a proposito di ciò che avverrà fra tre giorni, mi
rincresce aver saputo che Fausto Bertinotti non parteciperà,
poiché è assuefatto dal tema della Palestina: il leader
di Rifondazione Comunista erra incredibilmente, perché si
manifesterà contro un folle che ha affermato che Israele deve
scomparire dalla mappa geocrafica (e farà come lui anche Marco
Rizzo dei Comunisti Italiani). Di certo avrebbe fatto meglio a
decidere di partecipare almeno al sit-in organizzato dai Verdi per il
2 novembre: i membri ed i simpatizzanti del partito guidato da
Alfonso Pecoraro Scanio hanno deliberato, infatti, pur
dichiarandosi d'accordo con l'obiettivo della manifestazione, di
protestare separatamente.
Ho deciso, intanto, di leggere un
libro presente nella mia personale biblioteca da moltissimi anni:
L'Iran che ho costruito di Mohammed Reza Pahlavi, edito
da Dino Editori nel 1979. Nella prefazione del libro c'è un
passo di una intervista dell'ultimo Scià concessa nella sua
residenza provvisoria in Marocco dopo essere stato costretto ad
abbandonare l'Iran proprio nel 1979, anno in cui il governo fu
assunto dall'ayatollah Khomeini:
"Chi crederebbe
che ho lavorato 10 ore al giorno per 37 anni, soltanto per vedere il
mio paese tornare al punto dove io ho incominciato? Negli ultimi 15
anni abbiamo fatto tutto il possibile per fare uscire il nostro
popolo dal medioevo. Ora il popolo iraniano è un grosso
consumatore delle più avanzate tecnologie moderne. Siamo
adesso pronti a rinunciare a tutto quello che abbiamo fatto insieme?
Io non lo credo".
Non penso che queste parole
necessitano commenti per adesso.










