Gli inglesi dicono:
we're not afraid. Ma ieri chissà cosa avranno pensato i 20 mila evacuati dal centro di Birmingham. In questi giorni molti hanno fatto similitudini tra i bombardamenti nazisti della seconda guerra mondiale e l'attentato a Londra del 7 luglio; sono due cose estremamente diverse per un motivo fondamentale: quando gli aerei tedeschi stavano per colpire la città londinese, si sentivano poco prima gli allarmi suonare così la gente poteva trasferirsi nei rifugi; in questo caso non c'è alcun segnale di avvertimento: l'esplosione, e la conseguente morte,
può avvenire in qualsiasi momento, in ogni luog
o, specie in quelli essenziali. Il nemico non indossa una divisa, per cui non è individuabile tra la folla; non è membro di un esercito ufficiale di uno Stato, ma di un'organizzazione terroristica internazionale (Al Qaeda), la quale racchiude in sé tante cellule sparse per il mondo.
Non c'è stata alcuna dichiarazione di guerra verbale ma vi è stato un atto concreto, avvenuto l'11 settembre del 2001.
Osama Bin Laden è l'Adolf Hitler di questo inizio di millennio: ma non ci sono filmati che ci documentano la sua esistenza; potrebbe anche essere morto per via dei suoi malanni cardiaci ed il suo posto essere stato preso da un altro, il cui nome non conosciamo. Noi "occidentali",
obiettivi della loro politica sterminatrice, abbiamo sbagliato a parlare durante l'ultimo anno senza fare alcunché. Si sapeva che Londra sarebbe stata colpita ma ciò è accaduto lo stesso; e si sa che
sarà attaccata anche l'Italia: Milano? Roma? Bologna? Possiamo esistere quotidianamente con l'attesa di quel giorno in cui qualche italiano salterà in aria a causa di una bomba del terrorismo islamico?
No. Dobbiamo reagire con ogni mezzo disponibile. Roberto Carderoli ha consigliato alle forze politiche di votare lo stato di guerra, consapevole che saranno difficili le attuazioni delle leggi speciali. Anch'io ho scritto a riguardo, mosso dall'ira del momento: ma a quale ambasciatore dovremmo consegnare la dichiarazione di guerra? e contro chi dovremmo scatenare le nostre forze militari? Tuttavia, modificando la celebre frase del discorso di De Gaulle del 18 giugno 1940: "
Questa guerra è una guerra globale". Infatti, questo conflitto è atipico per tanti motivi, alcuni dei quali li ho scritti nel corso di questo post. Bisogna non più rispondere ai nostri nemici (
i terroristi islamici e non l'Islam) con le parole urlate ma con tutti i quanti mezzi necessari per sconfiggerlo, per evitare che possa rafforzarsi sempre di più, uccidendoci nelle nostre città. Dobbiamo fare ricorso alla forza militare (magari congiunta con l'istituzione di un esercito occidentale anti-terroristico), all'intelligence, ad una struttura amministrativa ad hoc (istitutuzione di un ministero anti-terrorismo), alla diplomazia assidua con i paesi della penisola araba moderata, alla promulgazione di leggi che siano mirate al controllo rigido dei nostri confini e della presenza extra-comunitaria nel nostro Paese. A proposito dell'ultimo aspetto, sarebbe utile che si istituisse una sezione della polizia o dei carabinieri mirata alla ricerca di tutti coloro che non posseggono, ad esempio, il permesso di soggiorno o che siano stati iscritti nei registri penali dei loro stati per essere stati accusati di appartenenza a qualsivoglia gruppo pericoloso, con lo scopo di cacciarli dall'Italia senza alcun limite o rimorso morale.
E non bisogna ritirare assolutamente le nostre truppe dall'Iraq, poiché, ribadisco, concederemmo la vittoria della "battaglia irachena" ai terroristi. Perciò, caro Presidente del Consiglio, non sono d'accordo con la scelta del ritiro di un primo contigente nel prossimo settembre. Comportati, Silvio, come il Capo dell'Esecutivo di uno Stato in Guerra; sii consapevole che l'11 settembre 2001
è scoppiata la Guerra Globale.