18/05/2008


Ed è arrivato il giorno dello scudetto: nerazzurro o giallorosso? Lo deciderà, innanzitutto, il campo di Parma dopo il triplice fischio dell'arbitro. Per l'Inter, infatti, è di scena l'ultimo match-point, estremamente più difficile di quello della settimana scorsa, in cui la Beneamata avrebbe dovuto passeggiare sull'appagamento del Siena ed invece sappiamo tutti com'è andata. Materazzi? E' scemato il nervosismo per il rigore sbagliato, che il mitico difensore interista ha voluto battere a tutti i costi, anche se doveva essere compito di Cruz. Gli voglio bene lo stesso, anzi di più. Se avesse segnato, sarebbe stato l'eroe intoccabile del Meazza nerazzurro. E chissà... magari sarà proprio chi ha siglato il goal del pareggio con la Francia nella finale dei mondiali del 2006 (io non me lo dimentico mica) a regalare ai tifosi interisti la gioia del terzo scudetto di fila, che avrebbe un gusto ben differente rispetto a quello vinto per l'onesta e all'altro stravinto perché oltre alla squadra di Mancini c'era il vuoto. Sarebbe un finale da leggenda ma io sono uno di quelli che vorrebbe vincere con il Parma grazie anche ad un autogoal all'ultimo secondo dell'ultimo minuto di recupero del secondo tempo, ma poi dovrei farmi ricoverare d'urgenza al reparto di cardiologia dell'ospedale. Potrebbe anche darsi che il Parma, che non vuole di certo andarsene in serie B senza colpo fierire (e sarebbe la prima retrocessione della squadra emiliana, perché non è mai andata dalla A alla B, una volta promossa nel 1990, quando in panchina c'era Nevio Scala), decidesse di giocare una delle partite più belle della sua storia ed a quel punto ci sarebbe un ulteriore dramma per un interista-palermitano, giacché dovrei fare il tifo per il Catania (non so se mi sono spiegato). Al Massimino, infatti, sarà di scena la Roma di Spalletti, che sono convinto farà di tutto per segnare subito così da mettere il fiato sul collo a Mancini e spingere il Parma all'impresa, che sarebbe informato del risultato dall'isterismo dei suoi tifosi. Comunque vada non sarà un successo. Se l'Inter non dovesse vincere lo scudetto, si ripeterebbe la tragedia del 5 maggio, in seguito alla quale sono rimasto sotto shock per giorni e giorni ed è ancora vivo il ricordo dei caroselli dei tifosi bianconeri con annessa bara interista, che svolazzavano sotto casa mia ed io, in preda ad un attacco sadomasochista, stavo affacciato al balcone per guardarli con la vista da essere inanimato. No, che non si ripeta! Stando alle formazioni, in panchina ci sarà Ibrahimovic, la cui disgraziata assenza ha generato quest'ultima giornata da cardiopalma: è un dato di fatto inconfutabile, perché con lui questa stagione stava sembrando la seconda passeggiata consecutiva. In attacco, dunque, dovrebbero giocare Cruz (il Ganz argentino) e Balotelli, il ghanese-italiano-palermitano-concesiano che ha un talento ineffabile. Ed ora non mi resta che attendere, con l'ansia solida in corpo che non desidera altro che uscire sotto forma di boato. Stamattina potevo alzarmi alle undici, visto che l'azienda mi ha accordato il giorno di ferie (grazie alla TL Gloria, juventina, che ringrazio pubblicamente), però già alle 8 ero in piedi e mi sono catalputato alla ricevitoria più vicina per ricaricare il credito alla scheda di Mediaset Premium. Ed ho pure scommesso: Parma - Inter 2; Siena-Palermo X2; Catania-Roma 1X; Empoli-Livorno 1; Milan-Udinese 1; Lazio-Napoli Goal; Torino-Fiorentina 2. Ora, passo e chiudo... e forza Inter!
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categoria:calcio
17/05/2008


Su Palermo.Blogolandia.It, ho appena inaugurato la categoria dei sondaggi: ne pubblicherò uno ogni settimana. Quello di oggi ha lo scopo di testare l'indice di gradimento nei confronti dell'operato di Diego Cammarata, il sindaco di Palermo. Se vi va di dire la vostra, cliccate qui.

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categoria:politica
17/05/2008


S
pagna e Italia hanno fatto pace, resta però l'accusa di razzismo e di xenofobia della vice di Zapatero: "Il governo spagnolo respinge la violenza, il razzismo e la xenofobia e, pertanto, non può condividere ciò che sta succedendo in Italia. La Spagna lavora a una politica dell'immigrazione legale e ordinata, che permetta il riconoscimento di diritti e doveri". Allora, vediamo un po' da che pulpito proviene la predica. L'Italia storicamente non è un paese razzista, anche perché esserlo significherebbe fare la figura degli stupidi di fronte a tutte le dominazioni avute nel corso del tempo. Siamo un popolo "bastardo" e non esiste alcuna razza pura italiana. Anzi, siamo uno dei popoli europei più inclini al melting pot, però a tutto c'è un limite, giacché in cambio vogliamo integrazione e separare i buoni dai cattivi: la sicurezza, prima di tutto. La cronaca spagnola, invece, ci ha raccontato spesso scene incredibili di razzismo. Guardatevi, ad esempio, in fondo al post, il video in cui tranquillamente un filonazista prende a calci e a pugni una ragazza ecuadoriana in un vagone di una metropolitana di Barcellona ed il passeggero sta a guardare. Oppure, come non ricordare il razzismo della curva del Real Madrid, che nel 2005 intonò i versi della scimmia e cori inneggianti ad Adolf Hitler nei confronti di due giocatori del Levante, Congo ed Ettien. E come la mettiamo col Gran Premio di Spagna di qualche settimana fa, blindato per il razzismo nei confronti di Lewis Hamilton? Basta con gli esempi, adesso: potete trovarne degli altri con una semplice ricerca su Google. Passando, invece, alla politica di Zapatero, Abruzzo Liberale ci ricorda che nell'edizione di Repubblica del 6 ottobre 2005 si lesse questo: "Un nuovo massiccio assalto di migranti alla frontiera tra Spagna e Marocco è stato arginato dalle forze di sicurezza dei due Paesi. Sei migranti subsahariani sono rimasti uccisi negli scontri scoppiati con le forze marocchine per impedire l'assalto alla frontiera dell'enclave spagnola di Melilla. ... Si è trattato del quinto assalto di clandestini dell'ultima settimana ed è avvenuto mentre la vicepremier, Maria Teresa Fernandez de la Vega, si trovava a Melilla per valutare la situazione sul terreno. La vicepremier ha annunciato ieri dopo un'incontro alla Moncloa con Imbroda che i subsahariani clandestini saranno rimpatriati in Marocco e non nel loro Paese d'origine, come accadeva fino adesso". Ogni ulteriore commento sarebbe pleonastico.





Per chi conosce, invece, lo spagnolo, nel 2006 Ruth Vedia, immigrata legale nel Paese di Zapatero, raccontò i maltrattamenti posti in esseri dal governo iberico.

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categoria:politica, attualità
16/05/2008


Nei miei tanti post sul precariato, ribadendo il concetto spesso nei commenti, ho scritto varie volte quali potrebbero essere le vie per la risoluzione del problema e grazie ad una segnalazione di un lettore, presente qui, precisamente nel commento 23, eccomi stamattina "suffragato" da Maurizio Sacconi, Ministro del Welfare. Innanzitutto, riporto testualmente ciò che ho scritto io:

  • 31 marzo 2008 (post): "Del pacchetto Treu, della legge Biagi? Beh, in quest'ultima è previsto lo staff-leasing e l'indennità d'indisponibilità ma quest'istituto è usato col contagocce dalle agenzie di lavoro. Sarebbe una soluzione al problema, creando un rapporto di lavoro a contratto a tempo indeterminato tra il precario e l'agenzia di lavoro".
  • 31 marzo 2008 (commento 6): "Emanuele: la penso come te. La legge Biagi (o legge 30) ha in sé la possibilità di essere modificata in meglio o abrogata in talune parti, come quella del limite della 4° proroga. Dobbiamo lavorare noi in tal senso ed esortare la classe politica ad ascoltarci":
  • 22 aprile 2008 (commento 8): "La legge Biagi è da risistemare ma non è da buttare (faccio riferimento ad esempio allo staff leasing ed all'indennità d'indisponibilità). La lotta si fa contro l'abuso dei contratti che pongono in essere il precariato, la cui unica stabilità sta nell'essere tale".
  • 23 aprile 2008 (commento 2): "La legge Biagi è da sistemare, soprattutto incentivando le aziende allo staff-leasing":
  • 24 aprile 2008 (post): "Precisamente non si tratta di un mancato rinnovo del contratto di lavoro, in quanto la fattispecie contrattuale utilizzata può essere prorogata solo 4 volte e gli ex colleghi hanno raggiunto questa soglia. Bisogna attaccare l'abuso di questa strategia, che si basa sulla legge in vigore".
Ed ecco il proposito di Maurizio Sacconi, sostenuto durante la registrazione della puntata di Economics: "Sto pensando a una norma per cui, ove le parti sociali concordano, si possa derogare a quel limite sotto l’ombrello del controllo sociale". Il limite, di cui fa riferimento, è quello dei 36 mesi per i contratti a termine, fissato dalla legge sul Welfare, che ha recepito il protocollo del 23 luglio. La deroga sarebbe prevista soltanto nei casi in cui c'è un accordo tra le parti, tra aziende e lavoratori, dove avrebbe un ruolo rilevante l'azione sindacale. Ebbene, se il pensiero di Sacconi fosse posto in essere, l'azienda non dovrebbe più non rinnovare il contratto al lavoratore "interinale" che ha usufruito di tutte le 4 proroghe, previste dalla legge, così da continuare la sua attività professionale. E' vero che si potrebbe così correre il rischio paradossale di un lavoro a termine senza termine, però al precario non interessa tanto questo, quanto l'eliminazione della certezza di non potere rimanere al suo posto dopo un tot di tempo, stabilito dalla legge. Il Ministro del Welfare, inoltre, avendo sostenuto che "l'ex Governo ha sbagliato a cancellare il lavoro intermittente" (staff leasing), potrebbe anche operare in relazione ad esso così da garantire la flessibilità ed al contempo chi è soggetto a tale meccanismo di lavoro con l'indennizzo d'indisponibilità nel momento del passaggio da un impiego all'altro, la cui competenza dovrebbe spettare all'Agenzia di Lavoro Temporaneo. Ora c'è da esortare il ministro a dare corpo al suo pensiero, giacché esso rappresenta un punto d'inizio di inestimabile valore per limitare i danni, economici ed esistenziali, del precariato. E come fare ciò? Magari già con l'invio di una e-mail, da spedire al seguento indirizzo di posta elettronica: centrodicontatto@lavoro.gov.it, che mi è stato comunicato dal Ministero, dopo aver chiamato il numero verde; e se volete, potete utilizzare il seguente semplice testo, aggiungendo o eliminando ciò che vi pare più opportuno:

Illustrissimo Ministro,

ho appreso stamattina da un articolo comparso sul sito de' "Il Giornale", la Sua volontà a porre in essere una deroga al limite dei 36 mesi per i contratti a termine. Ritenendo tale proposta un ottimo punto d'inizio per limitare i danni, economici ed esistenziali, dei tanti che sono immersi nel precariato, con la presente La esorto a dare un corpo a quanto affermato. Chi le scrive, infatti, è un lavoratore cosiddetto precario, soggetto al non rinnovo del contratto di lavoro somministrato a tempo determinato presso l'azienda in cui presto servizio, la Wind Telecomunicazioni s.p.a., dopo che sarà scaduto il termine della quarta proroga. AugurandoLe, infine, un buon lavoro, con la concreta speranza che Lei possa essere di sostegno ai giovani che chiedono allo Stato la sicurezza di potere guardare al futuro con certezza e con stabilità, La saluto e La ringrazio anticipatamente per il Suo impegno in favore della nostra causa.

Aggiornamento 11.38: Ho inviato l'e-mail alle 11:03 ed ho già ricevuto risposta dal back office del Ministero del Welfare. Mi è stato chiesto di riferire con quale agenzia di lavoro ho stipulato il contratto di somministrazione di lavoro a tempo determinato, cioé la Quanta s.p.a. Ho ricevuto, inoltre, il consiglio di leggere la circolare sul contratto a tempo determinato della fattispecie relativa a quello stipulato con l'agenzia di lavoro, che si trova in questa pagina. Da ciò che ne consegue che il Ministero risponde, evidenziando che l'esortazione via e-mail s'ha da fare.

Per scaricare la circolare ministeriale in oggetto, cliccare qui.

Aggiornamento 16.08: Dai commenti ricevuti fino ad ora, urge una semplificazione del mio appoggio al pensiero del Ministro del Welfare. Così come ho scritto, l'eliminazione dei limiti ai termini del contratto a tempo determinato non vieterebbe, perché è la legge che oggi lo impone, ad un'azienda di non rinnovare la proroga ad un lavoratore "interinale". Il Ministro, inoltre, fa esplicito riferimento allo staff-leasing, che di fatto trasformerebbe il lavoratore precario in lavoratore flessibile, perché nei momenti di vuoto avrebbe diritto all'indennità mensile di disponibilità. La differenza non è affatto di poco conto e faccio un esempio pratico, prendendo ad esempio un mio ex collega x, che non ha avuto il contratto rinnovato all'indomani del 31 marzo, perché ha esaurito le 4 proroghe. Ebbene, senza questo limite, la Wind avrebbe deciso per un'ulteriore proroga e se poi essa avesse scelto di non porne in essere un'altra, dopo un dato periodo temporale, al lavoratore in questione spetterebbe un indennizzo d'indisponibilità finché l'Agenzia di Lavoro non gli trova un'altra occupazione. Questo è ciò penso bisogna fare per limitare i danni del precariato, facendo incontrare offerta e domanda del mercato lavoro, arrivando ad un punto di equilibrio: da un lato ci sarebbe, infatti, la soddisfazione della flessibilità, dall'altro la certezza di una retribuzione (c.d. indennità mensile di disponibilità).

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categoria:politica
15/05/2008


L'assassinio brutale di Lorena e l'ennesimo caso di stupro di gruppo, stavolta avvenuto a Palermo e ai danni di una tredicenne, sottolineano ancora di più il monito di Papa Benedetto XVI, che cinque giorni fa ha affermato: "In una cultura sottoposta alla prevalenza dell'avere sull'essere - ha osservato Benedetto XVI - la vita umana rischia di perdere il suo valore. Se l'esercizio della sessualità si trasforma in una droga che vuole assoggettare il partner ai propri desideri e interessi, senza rispettare i tempi della persona amata, allora ciò che si deve difendere non è più solo il vero concetto dell'amore, ma in primo luogo la dignità della persona stessa. [...] Si assiste sempre più spesso, purtroppo, a vicende tristi che coinvolgono gli adolescenti, le cui reazioni manifestano una non corretta conoscenza del mistero della vita e delle rischiose implicanze dei loro gesti". Non penso che ci sia nessuno che possa essere contrario con queste parole del Pontefice, che sottolineano l'esistenza di un disagio negli adolescenti e di una progressiva corruzione dei valori fondamentali, a cui ho già dedicato questo post nove giorni fa. Il sesso, infatti, ormai è concepito come mero appagamento fisico ed è allontanato dal sentimento; appartiene, inoltre, al gruppo ed ha perso di conseguenza la sfera dell'intimità. La televisione e soprattutto talune pubblicità di certo esasperano questa visione assolutamente materiale del rapporto sessuale e si dà sempre di più poco spazio al "non c'è sesso se non c'è amore". Naturalmente la società in sé non è direttamente responsabile dei minorenni che hanno ucciso la ragazza di Niscemi o dei giovani che hanno violentato quella di Palermo, però lo è dal punto di vista morale, perché in entrambi i fatti di cronaca è forte la presenza dell'elemento sessuale ed i giovanissimi, essendo nel periodo della formazione e della definizione del proprio modus vivendi e cogitandi, si conformano agli input che la comunità gli offre. E visto che non tutti siamo buoni, ci sono poi quelli che rispondono alle sollecitazioni in maniera criminale. Proprio così, in questo ho una visione olistica del rapporto tra uomo e società. I rei, pertanto, meritano una pena dura e certa, però la società deve cominciare ad interrogarsi anche sulle proprie responsabilità, che sono più che evidenti. E chi deve concretamente occuparsi della questione non è solo il sociologo, che ha il compito di evidenziare analiticamente il problema, ma anche il politico, che ha le capacità per influenzare la società almeno dal punto di vista dell'ordine legislativo. Non sarebbe male, ad esempio, istituire una commissione parlamentare ad hoc, con lo scopo di trovare le strade migliori per offrire agli adolescenti una visione più uniforme possibile del giusto e del lecito, ponendo in essere politiche pubbliche condivise a carattere morale. Perché ogni qual volta accadono fatti di cronaca, come quello di Niscemi, non possiamo limitarci allo sgomento ma dobbiamo interrogarci sui perché e sui come tentare di evitare che possano riaccadere.
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categoria:cronaca, attualità
15/05/2008


Premettendo che l'azienda ha accolto la mia richiesta di ferie per domenica, così non sarò al lavoro, bensì a casa ad avere il cuore che sussulta per Parma-Inter (e Catania-Roma), per l'altra metà della mia fede calcistica, fra tre giorni non ci sarà una partita come le altre, perché Amauri indosserà per l'ultima volta la maglia RosaNero. Il campione brasiliano sembra destinato alla Juventus e nonostante ciò difficilmente mi risulterà antipatico, cosa che è avvenuta subito con Luca Toni, il pavullese che dovrebbe baciare l'erba del Renzo Barbera, piuttosto che sputarci sopra. Amauri è di altra pasta ed ha il merito leggendario di avere fatto sognare per un intero girone di ritorno il tricolore a tutti i tifosi palermitani, almeno fino a quel maledetto infortunio del 23 dicembre del 2006, quando Manninger commise un "attentato" nei confronti dei suoi legamenti crociati. E sarà proprio il portiere austriaco del Siena a doversela vedere con il brasiliano, che di certo vorrà prendersi una personale rivincita e lasciare la maglia RosaNero nel modo a cui ci ha abituato, cioé segnando e spesso alla grande. Nell'urban blog di Palermo, di cui sono il "sindaco", ho pubblicato in questi giorni vari post che fanno riferimento a lui e l'ultimo è di ieri notte, in cui ci sono delle foto in esclusiva e un semplice video di meno di un minuto, senza commenti, che lo ha catturato in uno dei suoi ultimi allenamenti al Renzo Barbera. Eccolo anche qui:


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categoria:calcio
14/05/2008


Ho deciso oggi di affiliarmi all'Ugl (Unione Generale del Lavoro), il sindacato che s'ispira ai valori sociali della destra, che ha una rappresentanza all'interno di Palazzo Gamma, dove lavoro. Ciò perché ho ritenuto opportuno essere rappresentato, una volta ascoltate le idee di fondo e le proposte, con la speranza che possa sbloccarsi in positivo la situazione dei precari della Wind, di cui vi terrò informati, così come ho sempre fatto negli ultimi tempi. In relazione a ciò, sono sempre più convinto che non esistono precari di serie A e di serie B e che non ci debba essere alcun muro tra chi sta fuori e tra chi sta dentro, giacché la stabilizzazione è un bene comune, da considerare come unico obiettivo, privo di ogni elemento utopistico, guardando in faccia la realtà. Mi fiderò, dunque, del sindacato in questione, verificando giorno dopo giorno la loro attività e l'efficienza della loro strategia, giacché non voglio essere mera parte passiva di esso.
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categoria:politica
14/05/2008


Il direttore della Specola del Vaticano, José Gabriel Funes, in un'intervista all'Osservatore romano, ha affermato che: "E' possibile credere in Dio e negli extraterrestri e si può ammettere l'esistenza di altri mondi e altre vite, anche più evolute della nostra, senza per questo mettere in discussione la fede nella creazione, nell'incarnazione e nella redenzione".

Non si tratta di una novità del pensiero cattolico, giacché lo stesso Funes ribadì il medesimo concetto nel giugno del 2000 ed il teologo padre Corrado Balducci lo disse al Giornale nel 1998, però oggi fa di nuovo notizia questa compatibilità tra fede in Dio e credenza nell'esistenza di altre forme di vita nel resto dell'Universo. Senza avere mai avuto bisogno del pensiero altrui, che sia teologico o scientifico, io non ho mai non creduto al fatto che siamo soli e sinteticamente posso fare mia la frase simbolo del film Contact, diretto da Robert Zemeckis ed interpretato da Jodie Foster nel 1997: "Se ci siamo solo noi, beh, mi pare un bello spreco di spazio".
 
Inoltre, ho sempre ritenuto che la maggioranza degli umani abbiano una visione ossigenocentrica della vita, nel senso che c'è chi crede che non sia possibile la vita al di là del pianeta Terra perché non ci sono altrove le condizioni affinché ci sia. Penso, infatti, che non ci può essere naturalmente causa di esistenza per gli esseri umani su Giove o su Venere, ma può teoricamente esserci per altre forme di vita, che non respireranno ossigeno, bensì azoto, idrogeno, ecc. Può anche darsi che gli extra-terrestri non debbano essere per forza più evoluti intellettualmente e tecnologicamente di noi: magari quelli più vicini a noi potrebbero essere in uno stato paragonabile a quello della pietra. Oppure sono così lontani da essere impossibile un contatto.

Ma passo brevemente al rapporto tra Dio e gli extra-terrestri, alla luce del mio modestissimo pensiero. Nella Genesi c'è scritto che Dio "creò i cieli e la terra" e "tutto l'esercito loro". Di conseguenza Egli è il creatore non esclusivamente del nostro pianeta e della vita in esso ma anche di tutto l'universo: nessun elemento ne è escluso. Sia chiaro: comprendo benissimo il messaggio allegorico del Vecchio Testamento, però da ciò ne scaturisce che il Cristianesimo, così come di riflesso l'Ebraismo, non esclude a priori l'inesistenza della vita altrove. Non c'è scritto da nessuna parte che siamo gli unici; c'è da dire, comunque, che neanche tanto tempo si fa si credeva che il nostro pianeta fosse piatto...

Approfondendo ulteriormente questo tema, concludendolo, l'astronomo gesuita George Coyne nel gennaio del 2002 rispose così alla domanda sulla posizione della Chiesa nei confronti della possibilità della vita extra-terrestre: "
Immaginiamo dunque che ci sia. Questo ci dimostrerebbe che Dio ha ripetuto altrove ciò che esiste sulla terra e nello stesso tempo toglierebbe dalla fede quel geocentrismo, quell'egoismo, se posso dire, che ancora la caratterizza. Se io incontrassi un essere intelligente di altri mondi e mi rivelasse una sua vita spirituale e mi dicesse che anche il suo popolo è stato salvato da Dio mandando il suo unico figlio, mi domanderei come è possibile che il suo "unico" figlio sia stato presente in luoghi diversi. Pensieri simili sono una grande sfida. [...] La possibilità di vita extraterrestre intelligente e spirituale ci presenta molte domande. La scienza per un credente, comunque, non demolisce la fede ma la sprona".
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categoria:religione e società
13/05/2008
Rieccomi a scrivere sui precari della Wind di Palazzo Gamma, partendo dalla notizia, pubblicata su questo blog, in cui si annuncia che lunedì 19 maggio ci sarà una manifestazione in via Cavour, davanti alla Prefettura, a partire dalle 10. La decisione è stata presa in seguito all'incontro di ieri presso i locali della Cisl, in cui "TUTTI" erano invitati a partecipare. Innanzitutto, mi auguro che ci possano essere più partecipanti rispetto all'ultima manifestazione, che è stata un fallimento. Per quanto mi riguarda, io sarò al lavoro, giacché il mio turno non mi permetterà di essere nel luogo dell'appuntamento per la manifestazione, a cui avrei voluto partecipare per chiarire alcune cose in merito ai miei interventi su questo blog ed altrove. So che l'informazione dovrebbe essere trasmessa non solo agli ex interinali, ma anche a quelli che sono attualmente in corso d'opera, il cui contratto scade il 30 giugno, arrivato alla seconda proroga (ne rimangono altre due, stando alla legge). A quanto pare ciò perché non si vuole che si dica che il sindacato non abbia informato tutti, così com'è accaduto nel caso che ho denunciato con il rumoroso post sul "difetto di comunicazione", che ha scatenato le ire dell'inferno, soprattutto su di me, concepito come guerrafondaio tra poveri e malato di acido protagonismo. Nessun rancore, comunque, ed oggi voglio scrivere brevemente sulla paura di quelli che come me al momento sono con la cuffia a disposizione. Anche se mi auguro di sbagliarmi, alla Prefettura non ci sarà la "massiccia presenza" augurata dal blog dei precari della Wind. Non ci sarà, ad esempio, una risposta comune da parte di chi attualmente ha il contratto nel pieno dei suoi effetti. Il motivo è semplice e racchiudibile in una sola parola: timore. Ciò nonostante ci sia lo Statuto dei Lavoratori (l. 300/1970) e precisamente l'articolo 15, comma b, che garantisce la nullità di qualsiasi atto o patto diretto a licenziare un lavoratore e "discriminarlo nell'assegnazione di qualifiche o mansioni, nei trasferimenti, nei provvedimenti disciplinari, o recargli altrimenti pregiudizio a causa della sua affiliazione o attività sindacale ovvero della sua partecipazione ad uno sciopero". Il problema del timore, tuttavia, permane, rafforzato dal fatto che il sindacato ha scelto di tutelare chi non ha il contratto in corso (secondo il quale l'ex interinale non è assolutamente considerabile come licenziato, bensì come non rinnovato, il che è non è una differenza di poco conto) ed il motivo è stato quello che l'interinale in corso ha un lavoro e la sua partecipazione alle manifestazioni ed agli incontri potrebbe compromettere la sua presenza in azienda. Ora, da studente di scienze politiche ed in particolare di diritto sindacale e della storia conseguente delle lotte, ritengo che non sarebbe stato male da subito coinvolgere tutti coloro che hanno in comune il precariato-interinale, a prescindere dal fatto che gli effetti contrattuali siano in corso o cessati. Il precario, essendo tale, non ha nulla da perdere, perché sa che è soggetto ad una data di cessazione del contratto di lavoro ed in linea di massima la migliore pressione ad un'azienda si mette con il lavoratore in corso, perché può scioperare, fermare l'attività e costringere al dialogo tra le parti in causa, evidenziando la necessità nella produttività della forza lavoro. Inoltre, ritengo che la funzione essenziale del sindacato sia quella di intervenire, tutelando gli interessi collettivi di cui è portatore e rappresentante, nel momento del rinnovo del contratto e non quando questo è cessato. Sia chiaro, comunque, che non sto accusando la Wind, in quanto ad essa devo il pane che sto mangiando per sopravvivere ed un mese in più di lavoro mi aiuterebbe ad avere un altro mese di certezza di un frigorifero con qualcosa dentro. Il mio riferimento è generale e riguarda il motivo per cui non ho digerito il "difetto di comunicazione", da cui hanno preso le mosse tutti gli altri post. Questo non è stato compreso, purtroppo, da molti dei miei ex colleghi, nei confronti dei quali non ho assolutamente nulla, anzi esprimo stabilmente tutta la solidarietà possibile ed in fondo sto contribuendo a fare rumore attorno alla nostra situazione. Con il sindacato, inoltre, non ho avuto alcun contatto e ciò è comprensibile, perché io non sono che un tele-operatore call-center in-bound come gli altri, però blogger da molti anni e dunque abituato a scrivere e a prendermi le responsabilità delle mie parole. Non ci so stare zitto, perché penso che il silenzio sia il nemico dell'azione.

Ecco, infine, il riferimento alle puntate precedenti:

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categoria:attualità
12/05/2008


Gallinaro
è una piccola località in provincia di Frosinone, a pochi chilometri da Cassino. Lì c'è la Cappellina di Gesù Bambino, luogo di pellegrinaggio per migliaia di fedeli all'anno, che accorrono da tutta Italia per venerare la Culla. Fino a dodici mesi fa, io andavo lì almeno una volta al mese e devo a quel posto la mia fede: sull'argomento gestivo pure un blog su Splinder. Ma non ci vado più da quando è finita la mia relazione con Margherita, durata poco più di sei anni. Ma questa è un'altra faccenda. Ciò di cui voglio scrivere è la notizia che ho ricevuto oggi sulla mia casella di posta, essendo abbonato al Google Alert con la parola chiave: Gallinaro. Ebbene, a settembre nella località ciociara ci sarà un concorso di moda, Star of Year, a cui è stato invitato come membro della giuria Erich Priebke, l'ex capitano delle SS, che partecipò alla pianificazione e alla realizzazione della strage delle Fosse Ardeatine. Non si è fatta attendere la risposta del nazista, intervistato dal TG5: "non credo che andrò però mi sarebbe piaciuto molto, spero di tornare almeno per un giorno alla vita normale, cosa che non ho fatto per 14 anni". Intanto un appunto: io sono cristiano ma ho anche origini ebraiche e mi ritengo un sopravvissuto indiretto del genocidio nazista, in quanto mia nonna Ester è riuscita a scampare alla deportazione, grazie anche all'eroismo di mio nonno Giuseppe. Ed un nazista che "spera di tornare almeno per un giorno alla vita normale", mi dà più che fastidio, perché avrebbe meritato la galera a vita, con nessuna speranza di vedere su di sé la luce del sole. La Storia ci ricorda che cosa sono state le Fosse Ardeatine, eppure l'impresario Claudio Marini, l'organizzatore del concorso di bellezza e colui che ha inviato la lettera d'invito a Priebke, si è difeso sostenendo che non lo ha fatto per un intento pubblicitario ma perché "a distanza di 63 anni quest'uomo di 95 anni subisce ancora le conseguenze dell'ultimo conflitto mondiale. Almeno per un giorno sarebbe libero e sarebbe davvero un modo per fare la pace davvero". Innanzitutto, dubito fortemente che non sia stata una mossa pubblicitaria e poi mi provoca un fastidioso ghigno la giustificazione storicista dell'impresario. Il tempo, infatti, non ha cancellato l'abominio nazista e di certo non lo potrebbe fare una sfilata di bellezza con l'ex capitano delle SS tra i membri della giuria, magari con il compito di assegnare la fascia alla vincitrice. Non c'è da fare alcuna pace con la storia del nazismo, anzi nei confronti di essa bisogna sempre stare in guerra: non c'è alcuno spazio per il revisionismo nei confronti di Adolf Hitler e della dottrina diabolica conseguente. E tutto ciò, a livello personale, è più irritante perché il luogo in cui sarebbe dovuto accadere questo insulto alla memoria di quanti hanno perso la vita per colpa della svastica nazista, è quello in cui ho avuto il dono della fede; persino a pochi chilometri di distanza da Cassino, dove ci fu una delle battaglie più dure della seconda guerra mondiale in Italia. 
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categoria:storia, attualità
11/05/2008


Inter - Siena 2-2
. Due volte in vantaggio, due volte raggiunti e per di più il rigore sbagliato di Marco Materazzi, che lo ha voluto battere a tutti i costi. Il suo errore ha trasformato l'allenatore di Jesi in un vulcano in piena eruzione pliniana. Nel frattempo la Roma ha vinto con l'Atalanta, il Parma ha perso con la Fiorentina, il Catania ha pareggiato con la Juventus. Da ciò ne consegue che domenica prenderò un giorno di ferie. Sono certo che a partire dal primo minuto la Roma farà di tutto per passare in vantaggio con il Catania ed al più presto in maniera tale da esortare la squadra di Hector Cuper, l'allenatore nerazzurro del celeberrimo 5 maggio, a fare di tutto per sconfiggere gli undici di Roberto Mancini. In tutto questo la squadra etnea, allenata da Walter Zenga, rischia la retrocessione se dovesse perdere con la Roma, anche perché l'Empoli gioca con il Livorno, già in serie B.  L'Inter è pazza, si sa. Però stavolta è da manicomio.

P.S.: Il campionato italiano di calcio è il più bello del mondo.

P.P.S.: Spero che vi sia piaciuto l'esperimento della diretta web della partita, nonostante il risultato. Il post non c'è più, perché avrebbe sempre azionato in automatico il video.
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categoria:calcio
11/05/2008


L'esecutivo di Silvio Berlusconi sta dimostrando da subito di essere di ben altra natura rispetto a quello precedente.

Comincio con Angelino Alfano, il nuovo guardasigilli, nato ad Agrigento nel 1970. Contro di lui si è scagliato Antonio Di Pietro, facendo della sua giovinezza una colpa e considerandolo come un burattino di Silvio Berlusconi. Ecco come ha risposto il siciliano: "Siccome non possono darmi del noto mafioso e neppure del giuridicamente incolto, avendo un curriculum probabilmente migliore di quello di Di Pietro, mi attaccano dicendo che sono troppo giovane e troppo vicino a Berlusconi. Ma non credo che essere giovane sia una  colpa; anzi. E della vicinanza a un leader che ha preso più di 20 milioni di voti sono orgoglioso e meno un gran vanto
".  Facendo riferimento, poi, alle riforme del sistema giudiziario, Alfano punta alla condivisibilità ed alla afflittività, perché si andrà verso un regime carcerario più stretto con la punibilità immediata e rigida nei confronti dei "pirati di strada e rapinatori", con accesso più difficile ai sconti di pena, processo per direttissima obbligatorio per chiunque venga colto in flagranza e poi l'introduzione del reato di immigrazione clandestina con relativa espulsione. Altro che indulti, infine: "occorre costruire nuove carceri, e ammodernare quelle che già ci sono".

Ed ora il riferimento a Giulio Tremonti, uno degli economisti più in gamba contemporanei, il quale ha posto la parola fine alla favola del tesoretto ("Basta guardare all'andamento dell'Iva sugli scambi interni che è negativo perché l'economia va male"
) ed ha affermato che i sacrifici saranno propri delle banche e dei petrolieri, le prime colpevoli di tenere alta la pressione dei mutui sulle famiglie, i secondi perché incassano una lauta rendita per l'aumento dei prezzi del petrolio. Ha anche affermato che i primi provvedimenti riguarderanno l'abolizione dell'Ici sulla prima casa e la detassazione degli straordinari. Al Ministro dell'Economia segue a ruota quello del Welfare, Maurizio Sacconi, il quale ha dichiarato che, nonostante la maggiore spesa, "Non rimetteremo mano alla definizione dell'etá minima pensionabile, anche se riteniamo che sia stato un errore farlo da parte del Governo Prodi".

Ed infine eccomi a Roberto Maroni, il Ministro degli Interni, a cui ho dedicato questo post del 21 aprile, dove ho scritto che il tema della sicurezza ha bisogno di essere trattato con rigidità e severità e di conseguenza non c'è uomo migliore che un leghista. In estrema sintesi, ecco il piano sicurezza, copiato ed incollato da quest'articolo di Repubblica:
"Nuovo reato di immigrazione clandestina e carcere per chi tenta di entrare o si trova in Italia violando il testo unico sull'immigrazione del '98; chiusura delle frontiere e blocco del trattato di Shengen contro rom e rumeni; pattugliamenti, anche oltre le acque territoriali, per contrastare gli sbarchi; permanenza nei Cpt fino a 18 mesi; smantellamento definitivo dei campi rom abusivi ricorrendo inevitabilmente ad arresti ed espulsioni; inasprimento sulle richieste di asilo e sui ricongiungimenti familiari; permessi di soggiorno solo a chi garantisce un reddito". Sono d'accordo con quasi la totalità di quanto riportato. Scrivo quasi perché bisognerebbe evitare di fare di tutta l'erba un fascio, soprattutto a proposito della Romania, che ha risposto in questo modo: "L'unico modo per risolvere il problema sicurezza è quello di rinforzare la cooperazione bilaterale tra i due paesi, altrimenti ci saranno conseguenze negative". Io sono convinto che bisogna controllare i confini, perché mica possono entrare tutti indistintamente dalla nazione di provenienza. Concentrarsi solo sulla Romania sarebbe un errore, perché la criminalità non è solo rumena, ma anche cinese, marocchina, tunisina, egiziana, albanese, ecc, nel senso che non ha una bandiera preponderante sull'altra, senza dimenticare che la criminalità è anche italiana. Il fulcro dinamico della lotta all'immigrazione di massa dovrebbe essere che il permesso di soggiorno sia concesso solo a chi è parte attiva del mercato con un reddito certificabile. E poi c'è il capitolo dei Rom. Sono stato contattato da una ragazza rumena che vive in un campo nei pressi dello stadio della mia città, chiedendomi un parere. Ebbene, rispetto la loro cultura, così come tutte, però non riesco a convidere taluni cose, come l'uso dei bambini per chiedere l'elemosina: anche in questo caso faccio un esempio specifico, però non sopporto la vista di un bimbo che a mezzanotte va in giro per i tavoli di un pub all'aperto a cercare di vendere una rosa senza spine. E poi magari ci si accorge che nel campo in cui vive ci sono adulti con catenine d'oro al collo che guidano automobili di grossa cilindrata. Mi piacerebbe approfondire la loro cultura per non sprofondare nei luoghi comuni ed in relazione ai Rom non sarebbe male l'istituzione di un tavolo di dialogo, sia a livello centrale che periferico, tra le amministrazioni ed i loro rappresentanti, che abbiano lo scopo di cercare un punto armonico tra integrazione e tolleranza culturale. Non credo, tuttavia, che i Rom abbiano la propensione alla criminalità nel sangue. A proposito, comunque, del rapporto tra la cultura Rom ed i bambini, vi invito a leggere questo botta e risposta che ho trovato sul web. In linea di massima, comunque, il piano di sicurezza di Roberto Maroni è quello che ci voleva per l'Italia.

Ed ora i fatti.

P.S.: Per un'altra particolare differenza col passato, vi invito a leggere questo post di Camelot.

Aggiornamento 17.56: A Ponticelli è accaduto che una Rom di sedici anni ha tentato di rapire una bambina di sei mesi. Non c'è riuscita, scoperta in tempo dalla madre della piccola ed ha rischiato il linciaggio. Ecco i fatti di cronaca che arricchiscono i luoghi comuni sui nomadi. Sono di più quelli onesti, è chiaro, perché credo fermamente nella bontà naturale dell'uomo, a prescindere dalla cultura di appartenenza; è necessario, tuttavia, difendere la cittadinanza con misure rigide, scopo principale dell'imminente piano di sicurezza dell'esecutivo.
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categoria:politica
11/05/2008
Così com'è avvenuto col primo post, rispondo anche oggi all'invito del "Comitato Precari Invisibili e di Serie B", copiando ed incollando il testo di una e-mail ricevuta ieri, senza aggiungere alcun commento:

Situazione dei precari Ausiliari Socio Sanitari Specializzati dell'A.O.U. "G. Martino" Policlinico di Messina

I nostri colleghi Ausiliari Socio Sanitari che hanno terminato il proprio contratto di lavoro a tempo determinato il 31 dicembre 2007 presso l’A.O.U. Policlinico di Messina (tramite il SINDACATO C.G.I.L. DI MESSINA) hanno presentato ricorso, presso il Giudice del Lavoro, in data 14 gennaio 2008 con provvedimento cautelare ex art. 700, chiedendo l’annullamento della delibera n. 882 del 28 dicembre 2007 di scorrimento della graduatoria e il relativo nostro licenziamento, o modificare il contratto di lavoro portandolo da 12 mesi a 3 mesi;

In data 18 aprile 2008 si è discusso presso il Giudice del lavoro di Messina del ricorso presentato dagli Ausiliari Socio Sanitari che erano in servizio fino al 31 dicembre 2007 supportati della presenza del Segretario della FP CGIL DI MESSINA Franco Di Renzo, in cui il legale del Sindacato avv. Vitarelli chiedeva al Giudice il nostro immediato licenziamento perché al suo dire la nuova finanziaria prevede che i contratti di lavoro non debbono essere superiori ai tre mesi.

Noi abbiamo iniziato a lavorare presso le Aziende Sanitarie già dal 1991 e siamo precari storici a tutti gli effetti.

Il SINDACATO NON DOVREBBE TUTELARE TUTTI I LAVORATORI??

Aspettiamo da un giorno all’altro l’esito della sentenza del Giudice del Lavoro di Messina, da quella data siamo di nuovo disoccupati????? la CGIL di Messina vincerà questo ricorso contro dei lavoratori??????

Cordiali Saluti Messina, 9 maggio 2008

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categoria:politica, attualità
10/05/2008
Succede. Un infarto e via da questa terra. Però quando ne sei testimone oculare fa un altro effetto, essenzialmente drammatico. Ciò accade nel caso di José Fernando Castro Caycedo, un parlamentare colombiano, colpito da infarto mentre stava parlando: a quanto pare è stato fatale il ritardo dei soccorsi ed è stata aperta un'inchiesta. Quando ho visto per la prima volta il video, sono stato colto dall'ansia e dalla riflessione conseguente, quella spicciola che riguarda la fugacità della vita. Il parlamentare si è accorto che c'era qualcosa che non andava, fermando l'orazione e si è accasciato subito dopo. Oggi ci sei, domani non si sa. Frase retorica, sentita e risentita, pleonastica e semplicistica: però è così. Potrei continuare a scrivere qualcosa a riguardo, però bastano gli occhi ed i gesti dell'uomo colombiano nel momento stesso in cui ha percepito il dolore e poi... Requiescat in pacem.

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categoria:cronaca, quotidianità, religione e società
09/05/2008


Caro Peppino,

la mafia ti ha fatto saltare in aria 30 anni fa, sperando di cancellarti in quel modo con il tentativo di fare archiviare il tuo assassinio come non tale, bensì come suicidio. Ma tu amavi la vita, ne eri così attratto che non ci sei riuscito a farti gli affari tuoi, perché era forte in te la passione per il giusto e l’odio per l’ingiusto. Eri ostinato e folle, così come tutti gli uomini coraggiosi: avesti l’audacia, ad esempio, di scrivere un articolo nel giornale L’idea Socialista con il titolo “La mafia è una montagna di merda“. Eroismo allo stato puro, anche perché pensa che c’è gente che ancora oggi avrebbe il terrore di fare una cosa simile. Se tu avessi un’altra possibilità di vivere in questo mondo, sono certo che rifaresti tutto ciò che hai fatto, magari rischiando di nuovo di finire ridotto a pezzettini in quel maledetto binario ferroviario. La Sicilia, però, oggi è cambiata, grazie anche alla tua vita sacrificata ed a coloro che hanno deciso di combattere come te. Certo è che cosa nostra (utilizzo le minuscole perché non gli voglio dare importanza) cammina ancora in mezzo alla gente onesta, però lo fa in silenzio, perché non può più proporsi come faceva indisturbatamente prima. Se tu fossi ancora tra di noi, ti accorgeresti che in ogni balcone palermitano c’è vivo il ricordo delle lenzuola bianche, anche se sono sparite; in via Libertà si può persino ascoltare l’eco dei sorrisi dei bambini, che facevano le catene umane nel tempo successivo alle stragi che provocarono la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. La Sicilia non è più quella di prima ma deve ancora migliorare: la lotta contro la mafia non è finita e non bisogna correre il rischio di credere che sia sconfitta solo perché è in silenzio, anzi sta così perché significa che tutto il potere è al posto giusto. Chissà, se tu fossi nato negli anni Ottanta, saresti un blogger e di certo saresti uno dei più letti; registreresti le tue celeberrime parodie con tanto di faccia grazie ad una modesta webcam e pubblicheresti il tutto su YouTube. Ti sarebbe piaciuto questo modo di comunicare con la gente, lo so, ed avresti fatto ancora più rumore. Ma tu dovevi nascere quando sei nato e lottare nel tuo tempo contro la peste mafiosa. Ti ringrazio vivamente, dunque e lo faccio in nome di tutti i palermitani, di tutti i siciliani, di tutti gli italiani, di tutti i cittadini del mondo che hanno l’assillo del bene.

Con affetto e stima,

Walter Giannò

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categoria:palermo ieri e oggi
09/05/2008


In Libia il Capo di Stato è Muammar Gheddaffi, quello che decise di lanciare due missili su Lampedusa, quello che rifiutò di consegnare due cittadini libici, coinvolti nell'attentato di Lockerbie, nel 1988, in cui persero la vita 270 persone, ecc. Nello Stato nordafricano, inoltre, non c'è il multipartitismo e vige il culto della personalità di Gheddaffi, che ha anche definito la democrazia come roba da asini. Eppure, il figlio del leader libico, Saif El Islam, una settimana fa si permise di minacciare il nostro Paese con "ripercussioni catastrofiche nelle relazioni", qualora Silvio Berlusconi avesse scelto come ministro Roberto Calderoli, resosi "colpevole" di avere mostrato in televisione la maglietta con le vignette anti-islamiche. In seguito a ciò ci furono 11 morti e 25 feriti a Bengasi nel febbraio 2006 durante la protesta davanti al nostro consolato e moltissimi ce la ebbero con l'esponente della Lega Nord, anziché esprimere lo sconcerto nei confronti di chi palesò gesti anti-democratici. Silvio Berlusconi, comunque, ha lo stesso scelto Calderoli come Ministro della Semplificazione ed il governo libico ha fatto sapere che non collaboreranno più sull'immigrazione, non proteggendo le nostre coste dall'arrivo degli immigrati. Così come la diplomazia richiede, il Presidente del Consiglio ha affermato che presto ci sarà un chiarimento con Gheddaffi e lo stesso Calderoli ha dichiarato di essersi pentito. Umberto Bossi, tuttavia, che non ha peli sulla lingua, ha rincarato la dose, dicendo ai quattro venti che è proprio il leader libico ha mandarci gli immigrati.

Dopo questa sintesi dei fatti, ecco il mio modestissimo pensiero a riguardo. Comprendo la diplomazia di Silvio Berlusconi e di Franco Frattini, in quanto non possono comportarsi altrimenti, però è chiaro che nessun esecutivo estero può imporci di scegliere un ministro, anziché un altro, giacché la sovranità dello Stato è inviolabile. Inoltre, senti da che pulpito proviene la predica! Ragioniamo in maniera spicciola, infatti. In Libia non c'è la democrazia, almeno come la intendiamo noi; lì si tratta Gheddaffi come se fosse una divinità in terra e non è garantita la presenza politica di schieramenti opposti a quello filogovernativo; ciò che fece lo Stato libico negli anni Ottanta, inoltre, è chiaro a tutti: basta sfogliare un libro di storia recente. Nella scorsa estate, ad esempio, quando lavorai per quattro mesi a Lampedusa, mi feci raccontare spesso lo stato d'animo terrorizzato del popolo dell'isola delle Pelagie nella notte del 15 aprile del 1986 in cui i vetri tremarono per i due missili Scud lanciati proprio per volontà di Gheddaffi, che impattarono a due chilometri di distanza dalla costa lampedusana. Quello fu un attacco ("provocatorio") alla base americana allora stanziata lì ma in territorio italiano. Senza alcuna diplomazia, dunque, da semplice cittadino siciliano, ecco come rispondo al governo libico:

Cu parrò, m'arricriò

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categoria:politica
09/05/2008

Sul sito di Repubblica  si legge la notizia che sono stati trovati gli autori dei murales con la faccia del boss Matteo Messina Denaro, di cui ho scritto abbondantemente, ad esempio qui. Si dovrebbero trattare di Filippo Bartoli ed Alessandro Giglio, entrambi studenti universitari di 22 anni. Hanno affermato di avere realizzato i murales di Giurisprudenza e della Cattedrale nella notte del 20 gennaio. Si legge nell’articolo, infatti, questo: “Siamo in zona, siamo proprio dove loro due - la notte del 20 gennaio - hanno disegnato su un muro vicino alla facoltà di Giurisprudenza e poi davanti al Duomo quattro volti del Padrino. Il segno del dollaro accanto, la “misteriosissima” sigla A. F e una scritta ancora più “inquietante”: L’Ultimo“.
 Uhm… su Flickr ho caricato il mural del boss il 19 gennaio, così come si evince dalla data di upload, ed era presente già da alcuni giorni. Mi sa che c’è qualcosa che non va.

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categoria:attualità
08/05/2008


Sono soddisfatto della squadra di Governo del Berlusconi IV. Da siciliano, ricordando che alla Presidenza del Senato della Repubblica c'è il palermitano Renato Schifani, non posso che compiacermi dei ministeri assegnati a Angelino Alfano (Giustizia), Ignazio La Russa (Difesa) e Stefania Prestigiacomo (Ambiente). Il primo, agrigentino, ha ottenuto quanto seminato negli ultimi anni, avendo lavorato benissimo come coordinatore regionale di Forza Italia: spesso e volentieri l'ho sentito parlare dal vivo e di lui sottolineo la forza prorompente con cui concretizza la propria passione politica. Il secondo, nato a Paternò nel 1947, raggiunge finalmente il meritato incarico ministeriale, dopo la sua lunga carriera partitica (MSI, AN e PDL). La terza,
siracusana, ha dalla sua, nonostante la giovane età, una lunga carriera di politica attiva ed è stata per 5 anni Ministro delle Pari Opportunità. La Sicilia, dunque, è ottimamente rappresentata, perché i quattro garantiranno ciò che l'opposizione sottolineerà a più riprese, cioé che la Lega Nord farà di tutto per avvantaggiare la "Padania", a discapito del Sud. Abbiamo, infatti, un Presidente del Senato, cioé la seconda carica istituzionale più importante dello Stato e tre ministri con portafoglio. Alle ore 17 è previsto il giuramento. Buon Lavoro.
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categoria:politica
08/05/2008


C'è chi ritiene che sia incompatibile il definirmi di destra ed al contempo lottare contro il precariato, come se la certezza del futuro giovanile sia una prerogativa solo di chi sta a sinistra. Questo pensiero dimostra come in Italia ci sia una concezione dualistica della politica, figlia del Novecento e soprattutto delle conseguenze della seconda guerra mondiale. Essere di destra, infatti, non significa disinteressarsi della difficoltà del giovane di potersi creare un futuro stabile, una volta incastrato nei meccanismi del lavoro precario. Ciò, comunque, non meraviglia più di tanto, se consideriamo anche il fatto che sono troppi quelli che ancora pensano che il ragazzo che sta a destra sia di conseguenza un ammiratore di Benito Mussolini e, dunque, fascista per natura. Questo è il limite del pensiero comune del sistema politico e sociale del nostro Paese. Si tende ad essere manichei in tutto: buoni e cattivi, belli e brutti, destroidi e sinistroidi, angeli e demoni, ecc. C'è l'esasperazione della divisione. Ed ecco, dunque, che un giovane che si definisce di destra ha senza dubbio un tornaconto nella sua lotta contro il precariato: non può essere così come sembra, ci sarà qualcosa sotto. Nulla di tutto questo, invece. Sono convinto, infatti, che il precariato sia un danno per il Paese, perché non solo conduce all'assenza di prospettive per il giovane, ma anche all'imposizione di uno stato d'animo rassegnato in maniera cronica. Se domani scoppiasse la terza guerra mondiale e l'esercito italiano avesse bisogno di più giovani possibili per le operazioni belliche, saremmo inefficienti, perché ci mancherebbe la motivazione fondamentale, cioé l'attaccamento alla Patria, perché nulla ci esorterebbe a sacrificare la nostra vita per uno Stato che non ha fatto niente per assicurarci la possibilità di guardare avanti. Ora, da giovane di destra, sono ovviamente propenso al liberismo economico, convinto che lo Stato debba intromettersi essenzialmente nella produzione dei sistemi necessari per favorire il commercio e trovare il modo a livello centrale per abbassare i livelli del precariato sarebbe uno dei mezzi per incrementare la produttività. Un giovane del nostro tempo, infatti, così desideroso di sentirsi parte di qualcosa, che non sia necessariamente un tutto, sarebbe più motivato ad offrire le proprie risorse per un'azienda che dimostra di averne bisogno attraverso il contratto a tempo indeterminato. Ci si impiega meglio per un'impresa entro la quale ci sente indispensabili che per un'altra in cui si sa di essere di passaggio. A che serve, infatti, dare il meglio di sé, non servendo a nulla? Il precariato, perciò, disturba la volontà individuale, non dandole il senso che necessita per raggiungere i migliori obiettivi possibili. Alla luce di questo discorso, lo Stato e più precisamente il potere esecutivo, sostenuto da quello legislativo, dovrebbe affrettarsi a porre in essere un sistema attraverso il quale incentivare l'azienda alla progressiva cessazione dell'abuso dei contratti precari, magari abbassando la pressione fiscale su di loro a patto che favoriscano la stabilizzazione. Oppure si potrebbe proporre l'uso di un solo contratto per regolare i rapporti di lavoro; o proporre contratti a tempo indeterminato con le agenzie di lavoro, incentivando gli staff-leasing, ecc. I modi non mancano per risolvere il problema del precariato, che è diventato di moda, giacché ad esempio Paolo Virzì ci ha fatto un film e Giorgio Panariello una canzone. Forse quello che manca non è tanto la volontà di superarlo ma il rumore, quello vero, non strumentalizzato dai partiti e dai sindacati ed organizzato con lo sventolio delle bandiere. Fino a quando, infatti, non si supera la visione dualistica della politica e fino a quando non si smette di pensare che la tutela del lavoro sia essenzialmente una questione di sinistra, allora non c'è alcuna fonte realistica di ottimismo. Il potere, in effetti, sta nelle aziende, essendo quest'ultime ad essere libere di scegliere se assumere e come, chi e per quanto tempo, perché sono esse che pagano gli stipendi ed i salari. Finché potranno ridurre i costi, lo faranno. Ed è qui che lo Stato deve intervenire, cioé diminuendo il prezzo del lavoro subordinato a tempo indeterminato, perché l'impresa sa benissimo che la produttività si basa sull'energia motivazionale prodotta da un lavoratore: più soddisfatto è, più produce, aumentando il profitto dell'azienda, in termini quantitativi e qualitativi.
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categoria:politica
07/05/2008


La squadra è fatta, eccola:

  1. Presidente del Consiglio dei Ministri: Silvio Berlusconi
  2. Sottosegretario alla Presidenza: Gianni Letta
  3. Affari Esteri: Franco Frattini
  4. Interno: Roberto Maroni
  5. Giustizia: Angelino Alfano
  6. Difesa: Ignazio La Russa
  7. Economia e Finanze: Giulio Tremonti
  8. Sviluppo Economico: Claudio Scajola
  9. Politiche Agricole: Lucio Zaia
  10. Ambiente: Stefania Prestigiacomo
  11. Infrastrutture e Trasporti: Altero Matteoli
  12. Lavoro: Maurizio Sacconi
  13. Beni Culturali: Sandro Bondi
  14. Istruzione: Maria Stella Gelmini
  15. Riforme: Umberto Bossi</